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Venetoliberale
per la radicale alternativa liberale
 
 
 
 
           
       

“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
9 gennaio 2007

SUL MANIFESTO DEL COORDINAMENTO DEI LIBERALI ITALIANI

IL QUADRO POLITICO, OGGI

Il Manifesto del 4 luglio 2006 “I liberali con i liberali” contiene una breve disamina del quadro politico odierno. “I liberali – si afferma in quel documento fondativo del coordinamento –  sono naturalmente distinti da questa Destra e da questa Sinistra, espressione di un bipolarismo elettorale insufficiente a far emergere il reale conflitto tra le grandi opzioni politiche, e perciò chiuso al liberalismo.[…]”

Ossia innanzi tutto i sottoscrittori si dichiarano “naturalmente distinti” da questa Destra e da questa Sinistra perché queste sono contrapposte conseguentemente a normative elettorali piuttosto che a opzioni politiche alternative. Questa Destra e questa Sinistra fanno prevalere gli istinti tribali sulla pacata razionalità dando vita a liti antipolitiche (antiberlusconiani versus berlusconiani, anticomunisti versus comunisti), il che spiega la loro impermeabilità al liberalismo.

Dopo questa descrizione del quadro politico da cui emerge l’assenza del protagonista liberale si sottolinea il ruolo antagonista che i liberali devono oggi assumere. “ […] Il che non vuol dire rinuncia alla lotta. – Così, si afferma nel Manifesto – Anzi, i gruppi firmatari considerano proprio il liberalismo politico lo strumento pratico più efficace per scegliere in ogni tema tra le due opzioni di sempre: libertà-nonlibertà.[…]”

Ma questa scelta antagonista non deve essere vissuta da presuntuosi e/o da velleitari, ritenendosi gli unici interpreti della purezza dell’alternativa. “ […] Pertanto auspicano – cioè, i gruppi firmatari del Manifesto – che accordi e alleanze tra liberali e altri soggetti, singoli o coalizioni, siano possibili solo in ragionevole coerenza con la presente Dichiarazione. […]” Si è umilmente disponibili ad accordarsi e ad allearsi ad altri soggetti, anzi trovare collaborazione viene addirittura auspicato. Ma a quali condizioni accordarsi ed allearsi ad altri? Semplicemente rispettando la coerenza con il manifesto che sottoscrivendo lo si è fatto proprio. Ma i liberali, in occasione delle prossime consultazioni amministrative, che faranno? “[…] Nella stessa ottica – ossia ragionevole coerenza con la presente Dichiarazione – , il Coordinamento si impegnerà per sostenere i gruppi liberali che intendano partecipare a turni elettorali in sede locale.” Quindi, almeno, nulla a che fare con questa Destra e con questa Sinistra frutto del bipolarismo elettorale chiuso al liberalismo!

Beppi Lamedica

segretario di Veneto liberale

soggetto costituente del Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale.




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9 gennaio 2007

C’E’ UN DIRITTO ALLA MORTE COSI’ COME C’E’ UN DIRITTO ALLA VITA?

PIERGIORGIO WELBY “LASCIATEMI MORIRE” Rizzoli, Milano 2006

Questo libro rappresenta il testamento di un uomo che ha dato il proprio corpo per la lotta politica affinché sia riconosciuto il diritto individuale alla morte allorché la fine della vita diventa insopportabile.

La battaglia per l’eutanasia, dice Welby, dovrebbe affrontare anche una rivoluzione semantica. Con quel termine si evocano fenomeni diversi che non possono essere accomunati. La richiesta di porre termine alla tortura cui era sottoposto per il trattamento medico subito era la semplice richiesta di essere lasciato morire senza essere costretto a soffrire ulteriormente. In fondo era simile alla richiesta di Karol Woityla di non essere trasportato in ospedale ove sarebbe stato sottoposto all’alimentazione forzata. Il Papa, morente, disse “lasciatemi andare dal Padre”. Era, perciò, la stessa richiesta.

Questa semplice richiesta è stata esaudita tra polemiche feroci dopo innumerevoli richieste ed immotivati ed impietosi rifiuti. La pietà e la misericordia è mancata in molti: alcuni hanno chiesto addirittura l’intervento dei carabinieri per arrestare chi aveva aiutato Welby, nel rispetto della legalità, ad esaudire il suo legittimo desiderio di essere liberato dalla tortura di una vita invivibile.

Piergiorgio Welby era dotato di una ironia particolare che il libro rende evidente. “[…] Sto diventando un essere bionico…tubi, voci artificiali, respiratorie: quando morirò invece che al cimitero mi porteranno a un’autodemolizione! I miei pezzi verranno riciclati?[…]”

Non posso non concludere questa segnalazione con una frase significativa di Welby. “[…] Credo, io credo che la cosa peggiore sia l’insensibilità: il diventare, di fronte alla sofferenza, come un molare devitalizzato. Se la priorità delle priorità è eliminare la sofferenza inutile, allora eliminare quella a portata di mano è già un passo nella direzione giusta […]”. Di qui la necessità della contrapposizione politica sulla libertà/non libertà piuttosto che della contrapposizione antipolitica berlusconiani/antiberlusconiani o anticomunisti/comunisti. (bl)


SOMMARIO: Caro Presidente – Una storia semplice – 1. Rivoglio la mia morte – 2. L’eutanasia non esiste – 3. Do not resuscitate me – 4. Vivere e morire in Italia – Appendice – La strumentalizzazione di Welby (di M. Cappato)




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9 gennaio 2007


“Com’è difficile vivere e morire in un Paese dove il Governo fa i miracoli e la Conferenza episcopale ‘fa’ le leggi. Com’è difficile parlare di eutanasia e libertà civili in un Paese dove i soli autorizzati a parlarne con autorevolezza sembrano essere Mastella e Ratzingerer […]”

 

PIERGIORGIO WELBY “LASCIATEMI MORIRE” Rizzoli, Milano 2006, pag. 97

 




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9 gennaio 2007

Pannella

Ancora una volta Marco Pannella ha dato materialmente corpo alla sua lotta politica: il nonviolento, innanzi tutto, mette in causa sé stesso. Ossia non dice armatevi e partite, dice mi armo e parto. L’arma del nonviolento non può essere la costrizione nei confronti di chi la pensa diversamente, ma la convinzione perché assieme, a chi la pensa diversamente, si possa raggiungere l’obiettivo. Il miglior modo di convincere è quello di dare il proprio corpo per le proprie convinzioni, senza danneggiare terzi. Naturalmente con l’unico limite di non raggiungere l’esito finale della vita, altrimenti la lotta politica non potrebbe più proseguire: la lotta è vita.

Stavolta Pannella, e non è la prima volta, ha impegnato sé stesso nella campagna abolizionista nei confronti della pena di morte sostenendo la fondamentale tappa della moratoria universale. Come la sospensione dell’alimentazione mette in pericolo la salute del corpo umano, così la sospensione delle esecuzioni capitali mette in pericolo la sussistenza della pena di morte. La lotta per l’abolizione della pena di morte è una battaglia profondamente liberale in quanto concretizza il principio secondo il quale lo stato non può mai abbattere un individuo perché è al suo servizio, a differenza dello stato totalitario che sottomette l’individuo ai propri interessi spacciandoli come “bene pubblico”.

Potrò essere accusato di essere un “seguace” di Pannella? Non mi offenderò, anzi mi sentirò onorato. L’essere seguace di Pannella mi libera dalla possibilità di farmi “seguace” di chiunque altro. Lo dichiaro: sono un “seguace” di Pannella, ma non un “pasdaran pannelliano” perché ho conquistato, anche grazie a lui, la libertà di segnalare i suoi grandi errori. (bl)




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9 gennaio 2007

Liberali italiani

IL COORDINAMENTO AL LAVORO

Ubaldo Procaccini, presidente nazionale del Nuovo PLI, ha sottoscritto il Manifesto del 4 luglio “I liberali con i liberali”. Il Nuovo PLI è diventato così, l’8° soggetto costituente del Coordinamento dei Liberali Italiani – per una politica liberale, aggiungendosi alla Federazione dei Liberali, alla Destra liberale/Liberali per l’Italia, al Tavolo dei liberali veneti, al Forum liberale delle Marche, a Veneto liberale, a Salon Voltaire e a Liberal cafè.

La sottoscrizione è avvenuta a Bologna, il 4 gennaio, durante un incontro di lavoro aperto dalla comunicazione di Raffaello Morelli, responsabile della FdL, sullo stato dei lavori della costruzione del sito internet del coordinamento, lavori di cui si è onerato Michele Marchioro del Tavolo dei liberali veneti.

Nel corso della riunione si è preso in esame il progetto del convegno del coordinamento da organizzarsi in Campania. Si è deciso che si svolgerà il 10 febbraio e si è ritenuto individuare nella città di Benevento la sede più opportuna. Gabriele Pagliuzzi della DL/Lpl’I e Raffaello Morelli della FdL si sono impegnati nella redazione di una bozza del manifesto di pubblicizzazione del convegno, bozza che sarà sottoposta al giudizio delle altre componenti del coordinamento.

Infine il coordinamento ha deciso di aderire al “Manifesto dei volenterosi” promosso da Alberto Alesina, Daniele Capezzone, Enrico Cisnetto, Giuliano Da Empoli, Franco Debenedetti, Maurizio Ferrera, Francesco Giavazzi, Pietro Ichino, Fiorella Kostoris, Alberto Mingardi, Paolo Messa, Savino Pezzotta, Antonio Polito, Gustavo Piga, Nicola Rossi e Bruno Tabacci, prevedendo anche una possibile partecipazione alla riunione dei sottoscrittori che si svolgerà a Milano lunedì 29 gennaio. Il testo del Manifesto è reperibile sull’ultimo numero della newsletter “per non mollare” (http://pernonmollare.blog.tiscali.it/ anno VII – N. 26 – 16 dicembre 2006).




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9 gennaio 2007

Dichiarazione costitutiva del Coordinamento dei liberali italiani - per una politica liberale

MANIFESTO
DEL COORDINAMENTO DEI LIBERALI ITALIANI
4 Luglio 2006

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"I liberali con i liberali: né conservatori, né socialisti, né clericali. Tutti i liberali italiani in un movimento culturale e politico unitario fondato su libertà, laicità, Stato quanto serve alle libertà, centralità del cittadino con i suoi diritti di cittadinanza e proprietà, libero mercato, lotta alle corporazioni, scienza libera, valorizzazione dell'identità italiana nell'Unione Europea".
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PREMESSA - Un movimento liberale rappresentativo è assente dal panorama politico italiano. Mentre le idee liberali sono lo spirito dell’Occidente, e alcuni loro aspetti come la libertà di mercato crescono perfino nei Paesi totalitari, in Italia i più diversi partiti e uomini politici si definiscono "liberali" senza fare in alcun modo una politica liberale.
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FONDAZIONE – Perciò, noi liberali, in rappresentanza di associazioni, liste, movimenti e gruppi di varie regioni d’Italia, riuniti a Roma il 10 giugno, abbiamo avviato la costituzione del Coordinamento dei Liberali italiani.
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SCOPI – Collegare e coordinare tra loro i gruppi, le associazioni e i movimenti della vasta e composita area di cultura politica liberale finora priva di voce a livello nazionale, per rappresentarli unitariamente. Quando la rappresentanza sarà sufficientemente estesa, il Coordinamento si trasformerà in Costituente dei liberali italiani, allo scopo di indire la grande assemblea costituente degli Stati Generali del liberalismo.
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NATURA – Nel frattempo, il Coordinamento non è e non vuole essere un nuovo partito o l’ennesima sigla che si aggiunge alle altre, ma un organo di consultazione permanente e di decisioni federative tra i gruppi liberali che nulla toglie alla loro autonomia.
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ADERENTI – Tutti i club, le associazioni, i movimenti e i gruppi politici liberali possono entrare a far parte del Coordinamento sottoscrivendo con la firma del responsabile la presente Dichiarazione, o una sua versione modificata di comune accordo. Aderiscono i gruppi, non gli individui, che potranno a loro volta iscriversi ai vari club liberali territoriali.
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LIBERALISMO – La base comune è il Liberalismo, riconosciuto dalla scienza politica come quella filosofia e visione del mondo che, attraverso il sistema della libertà e comportamenti ad esso coerenti, vuole far crescere le libertà di ognuno non più solo come diritto teorico, bensì come effettiva condizione di vita in una società pluralista fondata sulle differenze individuali, multietnica e democraticamente conflittuale. Il liberalismo è oggi rappresentato a livello mondiale dall'Internazionale Liberale e in Europa dall'Eldr.
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LIMITI - Non possono essere considerate liberali le posizioni conservatrici, clericali, socialiste; mentre i grandi nemici storici del liberalismo sono le posizioni fasciste, razziste, reazionarie, anarchiche, marxiste-leniniste e quelle del fondamentalismo religioso.
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TEMI – Il Coordinamento è per le grandi riforme liberali, a partire dagli Stati Uniti d’Europa: legalità e Stato di diritto, libertà vecchie e nuove, laicità delle Istituzioni e libertà di religione (o di non religione), Stato minimo (solo quanto serve alle libertà), divisione e bilanciamento dei Poteri, centralità dei diritti del cittadino, mercato libero e concorrenza, pluralità dei grandi soggetti economici, efficaci norme anti-monopoli, privatizzazioni e liberalizzazioni, eguaglianza dei punti di partenza e mobilità sociale, lotta alle corporazioni e ai privilegi, rigore nella gestione della cosa pubblica, tutela del consumatore e diritto all’ambiente, riduzione della burocrazia e principio del merito, libera ricerca scientifica, una scuola che potenzi lo spirito critico, pari condizioni nella propaganda elettorale, rilancio della presenza italiana nel mondo, immigrazione in base all’accettazione delle nostre regole civili.
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IL QUADRO POLITICO OGGI – I liberali sono naturalmente distinti da questa Destra e da questa Sinistra, espressione di un bipolarismo elettorale insufficiente a far emergere il reale conflitto tra le grandi opzioni politiche, e perciò chiuso al liberalismo. Il che non vuol dire rinuncia alla lotta. Anzi, i gruppi firmatari considerano proprio il liberalismo politico lo stumento pratico più efficace per scegliere in ogni tema tra le due opzioni di sempre: libertà-nonlibertà.
Pertanto auspicano che accordi e alleanze tra liberali e altri soggetti, singoli o coalizioni, siano possibili solo in ragionevole coerenza con la presente Dichiarazione. Nella stessa ottica, il Coordinamento si impegnerà per sostenere i gruppi liberali che intendano partecipare a turni elettorali in sede locale.
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4 luglio 2006

 




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9 gennaio 2007

Mozione politica IX congresso di Veneto liberale

MOZIONE POLITICA GENERALE

 

L’associazione federalista, liberale, liberista e libertaria, di moderati e radicali, di riformisti e riformatori, denominata Veneto liberale, riunitasi in occasione del IX congresso a Castelfranco Veneto l’8 dicembre 2006 manifesta, ancora una volta, la propria solidarietà a quanti, rifiutando di turarsi il naso, non hanno partecipato alle elezioni politiche svoltesi il 9 e il 10 aprile ricordando di aver sostenuto l’opportunità dell’astensione per continuare a voler essere al fianco dei cittadini senza potere e per non legittimare elezioni tutt’altro che adamantine (provato anche dalla recente decisione della giunta competente del Senato di procedere al riconteggio di una quota di schede elettorali che avrà, però, come unico risultato il sostentamento, per l’intera legislatura, degli 8 senatori “abusivi”, qualificati tali dai ricorsi della RnP e di IdV);

 

il degrado politico, piuttosto che un semplice declino economico, conseguente alla mancanza di legalità è provato in modo solare da quanto avvenuto in fase post-elettorale vista la mancata assegnazione di ben 8 senatori alle liste che ne avrebbero avuto diritto, con conseguenti 8 “abusivi” presenti in Senato e la mancata verifica, esclusivamente sul contenuto letterale della legge elettorale, di quali liste avrebbero avuto diritto ad ottenere l’eletto.

 

la mancanza di legalità, conseguente alla sostituzione della “Costituzione formale” con quella “materiale”, è l’aspetto più appariscente del regime partitocratrico; non serve, però, restaurare la Carta Costituzionale del 1947 (comunque considerata un buon compromesso - per il tempo in cui fu redatta - tra valori liberali, clericali e socialiste) ma procedere alla sua radicale riforma tenendo presente la nuova entità europea e la diversa consistenza delle istanze liberali, clericali e socialiste nel mondo contemporaneo;

 

la costituzione “materiale” è oggi rappresentata dal prepotere delle segreterie dei partiti politici posti al servizio di lobby e poteri corporativi costituiti che impediscono il corretto funzionamento del sistema politico democratico-parlamentare e del “mercato” esaltando le componenti più conservatrici della società, di qui il successo dell’antipolitica rappresentata dalle tifoserie berlusconiane ed antiberlusconiane;

 

l’ultima legge elettorale ha esaltato le segreterie dei partiti politici rendendo i cittadini-elettori dei meri ratificatori di scelte fatte da oligarchie dominanti, il che rende centrale l’impegno politico per radicalmente modificarla affinché il potere possa essere in mano ai cittadini spossessando gli oligarchi;

 

la mancanza di potere dei cittadini, ridotti a sudditi, consumatori o contribuenti, è conseguenza dell’assenza di uno strumento politico dotato di quella cultura, né ideologica né utopica – ossia né nostalgica di un passato comunque irripetibile né visionaria di un futuro velleitario – che sappia produrre le risposte pratiche alle sfide poste dall’antipolitica che cerca di rappresentarsi con le vuote categorie del centrodestra e del centrosinistra;

 

conseguentemente ritiene opportuno

 

a) ribadire le proprie finalità politiche, ed ossia a) la radicale alternativa liberale al regime partitocratrico quale unica soluzione all'immobilismo conservatore esistente – detta "alternativa" (e non semplice alternanza) consistente in modernizzazioni politiche, economiche e civili rappresentate da istituzioni liberali, liberiste e libertarie che oggi sono deficitarie in questa Italia b) la riforma elettorale maggioritaria "all'inglese", unitamente alla forma di governo presidenziale e a quella dello stato federale; c) la centralità del "mercato", osteggiata dalle "lobby" corporative (che costituiscono il "partito conservatore"); d) l'antiproibizionismo non solo sulle droghe ma anche sulla libertà di ricerca scientifica e sulla libertà di sottoporsi a un determinato trattamento sanitario, compresa la facoltà di rinunciarvi in qualsiasi momento;

b) dichiararsi soggetto costituente sia del COORDINAMENTO dei LIBERALI ITALIANI – per una POLITICA LIBERALE che del TAVOLO DEI LIBERALI VENETI;

c) riaffermare, in ogni caso, le prossime elezioni europee del 2009, quale occasione per una presenza di un soggetto politico liberale europeo alternativo ai conservatori anche in una eventuale Costituente europea.

 

Tutto ciò premesso

 

Veneto liberale

1.      aderisce sin da subito alla campagna referendaria sui quesiti, riguardanti la legge elettorale, predisposti dal Prof. Guzzetta, dando mandato al segretario di porre in essere quanto necessario per la partecipazione ai costituendi comitati per la raccolta delle firme in calce ai predetti quesiti;

2.      dichiara la convinta partecipazione alle iniziative del Tavolo dei liberali veneti volte a prendere i contatti più opportuni per verificare la possibilità della presenza liberale alternativa alle coalizioni autodefinite di centrodestra e di centrosinistra, in occasione delle elezioni amministrative della prossima primavera, qualora sussistessero le seguenti condizioni: a) pluralità di componenti senza egemonia di alcuno; b) contribuzione reciproca di energie umane e finanziarie; c) simbolo unico; d) candidati e programma concordati con tutte le componenti partecipanti;

3.      dichiara la disponibilità a partecipare alla nascita di un movimento per la riforma costituzionale nazionale nonché a sostenere la campagna per il Referendum europeo lanciata dal Movimento Federalista Europeo per convocare un referendum nel quale tutti i cittadini europei siano chiamati ad approvare il testo del Trattato Costituzionale, revisionato da una nuova sessione della Convenzione che lo ha steso;

4.      dà mandato al segretario affinché individui le modalità di sostegno al manifesto – appello, promosso da Marco Pannella e dal Partito Radicale, per l’ingresso di Israele nell’UE quale strumento per conquistare “l’alternativa alla minaccia di un prossimo tremendo conflitto che, divampando dal medio oriente, si estenda rapidamente al mondo intero” perché ritiene che a) l’accoglimento d’Israele nell’UE possa distogliere Hezbollah, Hamas, Siria ed Iran, dal disegno di cancellare quel piccolo stato dalla carta geografica, b) sarebbe anche una iniziativa pacifica unitaria dell’UE, c) l’Unione Europea potrebbe esercitare, anche con questa modalità, la necessaria ed opportuna partnership con il gigante statunitense.


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9 gennaio 2007


STATUTO

1. Veneto Liberale:

 

1.1. E' un organismo politico autonomo federalista di liberali, liberisti e libertari, di moderati e radicali, di riformisti e riformatori che ha come obiettivi da realizzare a) il rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulle droghe ma anche sulla libertà di ricerca scientifica e sulla libertà di sottoporsi a un determinato trattamento sanitario, compresa la facoltà di rinunciarvi in qualsiasi momento.

1.2 Cessano di appartenere all’associazione coloro che ne recedono e coloro che non versano la quota associativa.

1.3. I finanziamenti dell’associazione provengono: dalle quote e contributi degli aderenti e dei simpatizzanti. L’associazione è tenuta ad amministrare i propri proventi finanziari attenendosi a scritture contabili redatte con criteri di analiticità; tali criteri sono proposti dal tesoriere ed approvati dalla direzione. I bilanci sono pubblici. L’associazione non ammette cariche retribuite e non ha fini di lucro.

1.4 L’associazione ha sede (provvisoria) in Castelfranco Veneto (Tv) Via Ortigara 6.

 

 

2. - Gli organi

 

2.1. Il Congresso

2.1.1. E' l'organo deliberativo dell’associazione; stabilisce gli orientamenti e l'indirizzo politico dell’associazione, fissandone gli specifici obiettivi e precisandone i settori di attività e indica la quota associativa minima annuale.

2.1.2. Il Congresso ordinario ha luogo ogni anno, entro e non oltre la seconda decade del mese di dicembre, ed è obbligatoriamente convocato dal segretario -coordinatore dell’associazione, entro il 15 novembre, mediante avviso da recapitare almeno 15 giorni prima del congresso.

2.1.3. Il Congresso straordinario può essere convocato dal segretario - coordinatore, da un terzo degli iscritti da almeno sei mesi.

2.1.4. Il Congresso è costituito dagli iscritti.

2.1.5. Il Congresso è aperto a chiunque, anche ai non iscritti, con diritto di parola e di iniziativa, con la sola esclusione del diritto di voto.

2.1.6. Le deliberazioni sono approvate dalla maggioranza dei presenti e sono vincolanti solo se adottate con la maggioranza dei 3/4.

2.1.7. Il Congresso:

2.1.7.1. Approva la mozione politica eleggendo, nel contempo, segretario il presentatore. Il segretario sceglie i propri collaboratori che formeranno la direzione e tra essi nominerà il tesoriere.

 

2.3. Il Segretario

2.3.1. Il segretario è il rappresentante politico dell’associazione ed è responsabile dell'attuazione della politica dell’associazione, secondo la mozione del congresso. Il segretario nell'esecuzione dei compiti statutari è coadiuvato dalla direzione.

2.3.2. Presiede i congressi dell’associazione

 

2.4 Il Tesoriere

2.4.1 Il Tesoriere coordina la politica finanziaria dell’associazione. Predispone i bilanci e promuove le iniziative opportune per reperire contributi, tiene la contabilità e presenta al congresso il bilancio e la relativa relazione.

2.4.2. Gli eventuali avanzi finanziari della gestione annuale dovranno essere reimpiegati nelle attività politiche deliberate dal congresso e non potranno mai essere distribuite agli associati.

2.4.3. Le somme versate per le quote di adesione e per finalità politiche dell’associazione non potranno mai essere restituite a coloro che recedessero dall’associazione e non sono trasmissibili.

2.4.4 Le attività patrimoniali eventualmente risultanti allo scioglimento o, comunque alla cessazione dell’associazione saranno versate all’associazione “Nessuno tocchi Caino”.

 

 

3 - Chiunque può assistere alle riunioni dei predetti organi, senza il diritto di parola.

 

NORMA TRANSITORIA

Sino al congresso di cui al punto 2.1.2. la quota di adesione è di €. 10,00

 

In data 29 gennaio 2006 in occasione della II sessione dell’VIII congresso di Veneto liberale, svoltosi a Santa Lucia di Piave (Tv), veniva decisa la trasformazione di Veneto liberale da federazione in associazione. Conseguentemente lo Statuto era modificato abolendo, innanzi tutto l’organo “Consiglio federativo” che raccoglieva i rappresentanti delle singole associazioni federate e che svolgeva il ruolo vicario del Congresso. Inoltre a specificare gli obiettivi del sodalizio, non ritenendo sufficiente l’uso dei tre lemmi tradizionali (liberale, liberista e libertario), si sono richiamate tre categorie di lotte già evidenziate in passato, anche per sottolineare la continuità nell’impegno per la radicale alternativa liberale al regime.

In data 8 dicembre 2006, in occasione del IX congresso, svoltosi a Castelfranco Veneto (Tv) veniva modificato l’art.1. 1limitatamente alla lettera c) perché, anche alla luce della tragica vicenda occorsa al radicale Pierluigi Welby,  non basta parlare di libertà terapeutica ma occorre precisare che la libertà di sottoporsi a un determinato trattamento sanitario, comprende anche la facoltà di rinunciarvi in qualsiasi momento. Al liberale sembra una considerazione ovvia, ma, vivendo in una società e in una democrazia quantomeno aliberale, è una precisazione doverosa.

 

 




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9 gennaio 2007

Chi siamo e cosa vogliamo

PRESENTAZIONE

 

CHI SIAMO

Il 13 febbraio 2000, riformatori, radicali e referendari si riunivano in assemblea a Padova presso l'hotel Plaza. All'ordine del giorno vi era la decisione di realizzare un organismo di radicali e liberali. L'assemblea ha visto la partecipazione di molti amici e compagni di tutte le province venete. Molto agguerrita è stata la partecipazione dei vicentini che volevano far nascere un'associazione radicale del veneto. Altri, ritenendo troppo riduttiva e in ogni modo intempestiva tale proposta, ha sostenuto la necessità di costituire piuttosto che un'associazione, un coordinamento regionale di varie associazioni autonome tra cui, perché no, anche d'associazioni radicali.

Erano votate in contrapposizione due modelli di statuto e la proposta "vicentina" soccombeva. Conseguentemente era approvata quella c.d. "liberale" ad ampia maggioranza (due terzi dei votanti) e Beppi Lamedica era scelto come coordinatore provvisorio del comitato promotore di Veneto liberale.

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COSA VOGLIAMO

Gli obiettivi sono iscritti nello statuto come precisato nel primo articolo. Veneto liberale “ha come obiettivi da realizzare a) il rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica”.

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IL 1° CONGRESSO DI VENETO LIBERALE

L'8 dicembre 2000 a Venezia-Mestre si costituiva il coordinamento di 5 associazioni (circolo “Antonio Russo” di Treviso, circolo “L. Einaudi” e circolo “Fratelli Rosselli” di Castelfranco Veneto, circolo “Radicale” di Bassano del Grappa, “Gruppo di azione liberale” di Venezia”, e circolo “Libidos” di Padova) denominato Veneto liberale. In quell’occasione si decideva di partecipare alla prossima consultazione elettorale a condizione che si realizzassero i presupposti per la presenza di una pattuglia di militanti liberali, liberisti e libertari, nel parlamento italiano per costituire il primo nucleo della radicale alternativa liberale al regime partitocratico. Beppi Lamedica e Marco Cantini assumevano il ruolo, rispettivamente, di segretario e tesoriere.

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IL 2° CONGRESSO: LO SCIOPERO DEL VOTO

L'11 febbraio 2001, vista l'impossibilità di realizzare nel parlamento italiano la presenza di una pattuglia di militanti liberali, liberisti e libertari, a causa della scelta settaria di coloro che gestiscono la Lista Bonino, Veneto liberale, nel corso del suo 2° congresso svoltosi a Vicenza, deliberava di adottare il metodo di lotta nonviolento della non-collaborazione e, pertanto, decideva anche lo sciopero del voto alle elezioni politiche che si sarebbero svolte domenica 13 maggio 2001.

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IL 3° CONGRESSO: VERSO IL SOGGETTO POLITICO DEI CITTADINI SENZA POTERE

All'indomani delle elezioni del 13 maggio 2001, verificata l'esattezza delle proprie previsioni con l'assenza nel parlamento italiano della pattuglia di militanti liberali, liberisti e libertari - che avrebbe dovuto costituire il nucleo per la radicale alternativa liberale al regime - il 9 giugno, a Treviso, come conseguenza del 3° congresso ("Dall'antagonista radicale al protagonista liberale"), Veneto liberale proponeva la costituzione di un soggetto politico dei cittadini senza potere, un soggetto politico che deve prefigurare nella sua struttura e nel suo modo di operare il liberalismo ed il federalismo che vorrebbe realizzato in Italia. Gli obiettivi primari di questo nuovo soggetto dovranno essere: a) il rilancio dell'alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone; b) il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell'impresa; c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.

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LA NASCITA DI LIBERALITALIA E IL 4° CONGRESSO

A Pesaro, l'1 e il 2 dicembre 2001, in occasione del 1° meeting nazionale dei liberali, nasceva “Liberalitalia”. Questo nuovo soggetto politico dichiara di voler costituire la radicale alternativa liberale al regime partitocratico, sindacatocratico e burocratico. “Liberalitalia” manifestava la propria convinzione secondo la quale il soggetto politico dei cittadini senza potere avrebbe maggiori opportunità per nascere se a livello locale si saprà dar vita a liste latu sensu "liberali". Conseguentemente il 4° congresso a Verona il 9 dicembre VL deliberava di impegnare la federazione e le singole associazioni nella ricerca d'accordi politico-elettorali con varie organizzazioni presenti sul territorio ed interessate ad un’efficace presenza liberale e federalista all'interno delle istituzioni locali.

Nel corso del 4° congresso era eletto coordinatore Luciano Fabris, mentre Beppi Lamedica assumeva il ruolo di Presidente onorario. Tesoriere era riconfermato Marco Cantini.

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L'UNIONE LAICA E I MEETING DI LIBERALITALIA

A conclusione del II meeting nazionale dei liberali, svoltosi a Colleferro (Roma) nei giorni 27 e 28 aprile 2002, Beppi Lamedica, coordinatore di LiberalItalia, organizzatrice dell'incontro, ha riassunto i lavori evidenziando il minimo comun denominatore dei partecipanti nella frase di Giovanni Amendola: "Quest’Italia, così com'è, non mi piace".

In fondo da Colleferro è venuta la richiesta di dare voce e corpo alla cultura politica di Einaudi, Salvemini e Sturzo cultura che oggi è completamente trascurata.

In questo quadro è riconoscibile anche l'iniziativa per la presenza, in primavera, alle elezioni amministrative provinciali di Vicenza, di una lista denominata "Unione Laica" a sostegno dell'avv. Ferdinando Landi, radicale storico veneto. Si è trattata, infatti, di una lista composta da liberali, repubblicani, socialisti e radicali ma quella prima esperienza elettorale non ebbe un risultato soddisfacente.

Nei giorni 7 e 8 dicembre del 2002 si è svolto a Viareggio il III° Meeting Nazionale dei Liberali, promosso da Liberalitalia. Nel corso del dibattito il "Progetto" di Liberalitalia si è confrontato con un altro "progetto" illustrato dai suoi fondatori Silvio Simi e Vittorio Gatti, e da Raffello Morelli, segretario nazionale della "Federazione dei Liberali". Proprio Silvio Simi ha ricordato come l'incontro con la "Federazione dei Liberali" è stato propiziato dalle iniziative di "Liberalitalia".

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IL 5° CONGRESSO: L'UNIONE LAICA PER LA RADICALE ALTERNATIVA LIBERALE

Da Treviso, domenica 15 dicembre 2002, in occasione del 5° congresso di Veneto liberale si è rilanciata la campagna per la radicale alternativa liberale ai poli del centrodestra e del centrosinistra. Il congresso deliberava di "proseguire con il cammino intrapreso il 9.12.2000 e maturato con l'esperienza dell'"Unione laica" in occasione delle elezioni amministrative della primavera 2002 in Veneto, per realizzare liste liberali alternative agli attuali schieramenti polisti, per le comunali di Treviso e Vicenza e laddove forze liberali, liberiste e libertarie, federaliste, riformiste e riformatrici, moderate e radicali, vorranno rappresentare, contribuendo con energie umane e finanziarie, quella parte dell'elettorato che ancora si riconosce nei valori del laicismo, del liberalismo e del federalismo".

Nel 5° congresso, caratterizzato da questa volontà di realizzare un'Unione Laica, piuttosto che ad un'unione delle ex forze laiche, era eletto coordinatore Luca Miotti, mentre Marco Cantini era confermato Tesoriere.

Purtroppo nel corso del 2003 non si è stati in grado di ripetere l'esperimento dell'Unione laica, vista l'indisponibilità degli altri soggetti (PL, NuovoPSI, PRI e radicali) che avevano permesso l'esperimento vicentino, nonché per l'indisponibilità di altri (ad esempio i Riformatori - liberali che facevano capo alla consigliere regionale Claudia Cadorin, fuoriuscita da Forza Italia).

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DALLA II CONSULTA DEI LIBERALI IN VENETO AL IV MEETING DI LIBERALITALIA

Per sondare la volontà e la possibilità di realizzare il "soggetto politico dei cittadini senza potere", con lo strumento dell'Unione Laica, si svolgeva, il 9 novembre 2003 a Venezia -Mestre, la II Consulta dei Liberali in Veneto sul tema "I liberali come protagonisti di un'alternativa possibile".

Tra gli altri partecipavano Enrico Cisnetto (Società aperta), Maria Di Chio (Libera Uscita), Claudio Pietroni (Forum liberaldemocratico delle Marche), Vittorio Vivona (Liberalitalia), nonché Silvio Simi, oltre alle associazioni federate a Veneto liberale. "E' un ennesimo tentativo che si fa denunciando che il vero nemico ad un lavoro in comune, tra le varie formazioni liberali, è la presunzione di essere unici ed irripetibili. - affermava l'avv. Lamedica - E' il riflesso etnico e tribale che deve essere eliminato".

Con questo spirito il 13 e 14 dicembre 2003 si affrontava il IV meeting nazionale di Liberalitalia a Bergamo ove si proponeva la convocazione degli Stati Generali Liberali, quale momento essenziale per la nascita del soggetto politico dei “cittadini senza potere”.

Significativi sono stati gli interventi di Enrico Cisnetto (Società Aperta) e Silvio Simi. Entrambi hanno ribadito l'insoddisfazione per la situazione presente e la necessità di ricominciare a fare "politica" seriamente offrendo ai cittadini strumenti utili per farsi ascoltare dai governanti. Interessante l'intervento di Cominelli, ex segretario dell'associazione radicale milanese e ed ex membro del comitato centrale dei "radicali italiani" perché ha manifestato un certo pessimismo sulla possibilità del superamento dell'autoisolamento di Pannella & soci.

La maggior parte degli altri interventi (dagli amici di Piacenza e di Parma, da quelli di Napoli e di Palermo, da quelli di Ancona a quelli di Padova) è stata di fiducia e di speranza (l'ottimismo della volontà è prevalso sul pessimismo della ragione).

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IL 6° CONGRESSO: LA PRESENZA LIBERALE ALL’INTERNO DELLE ISTITUZIONI.

Il dibattito congressuale, svoltosi a Padova il 21 dicembre 2003, ha fatto concordare i convenuti 1) che è possibile realizzare il soggetto politico dei moderati e dei radicali, dei riformisti e dei riformatori se, a livello locale, si riesce ad immettere nelle istituzioni attivisti liberali che rifuggano dalla tradizionale gregarietà ai soggetti politici maggiori o che rifiutino l'autoisolamento in torri d'avorio e 2) che vi sono condizioni politiche, oggi in Veneto, che permettono tale percorso: non solo il consenso nei confronti dei maggiori schieramenti non è per nulla consolidato, come affermano anche studi recenti, ma vi è un fiorire di associazioni, circoli, comunità liberali che non si riconoscono più in soggetti centralisti.

Di qui la decisione di a) accantonare la tradizionale scelta del non voto qualora si realizzassero le condizioni per una radicale alternativa liberale possibile; b) di essere disponibile a sostenere alle prossime elezioni europee le candidature di una lista liberale, che sia rappresentativa di varie componenti senza egemonia di alcuna e non semplicemente simbolica; c) di sostenere l'eventuale campagna di raccolta firme per l'indizione del referendum abrogativo della cd. legge sulla "procreazione assistita" quale opportunità per costituire un terzo polo laico alternativo al centrodestra e al centrosinistra.

Erano confermati Luca Miotti, quale segretario e Marco Cantini quale tesoriere.

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DAL 6° AL 7° CONGRESSO

In esecuzione della mozione conclusiva del 6° congresso, la federazione metteva in atto quanto era nelle sue possibilità, per rivedere la tradizionale posizione astensionista in occasione di elezioni politiche. L’11 marzo 2004 la direzione, verificate tutte le opzioni possibili, prendeva atto di quanto deliberato dal consiglio federativo che con un suo documento ribadiva la scelta astensionista per “sottrarre consensi ai partiti di regime esercitando il diritto politico di sciopero del voto alle prossime elezioni europee”. Conseguentemente si disponevano uscite pubbliche per incontrare i cittadini e spiegare il motivo della non opportunità del voto, anche in quest’occasione.

Nel frattempo, proprio in esecuzione della mozione del dicembre 2003, si prestava attenzione alla eventuale iniziativa di laici per la campagna referendaria sulla legge riguardante la fecondazione medicalmente assistita.

In seguito agli esiti elettorali delle europee si riscontrava, per l'ennesima volta “una massa di cittadini, dell'ordine tra 17 e 18 milioni di persone, che non era attratta dai poli di questo bipolarismo. Riuscire a convogliare parte di costoro nella costruzione di un partito di liberali autonomo e alternativo al centrodestra e al centrosinistra è un'operazione di cui non ci si nasconde la difficoltà”. Il proseguire su questa strada è stato anche oggetto di discussione. L'isolamento è naturale, ma lo si preferisce “piuttosto che divenire seguaci di disegni politici contrastanti con il progetto della radicale alternativa liberale al regime partitocratico, sindacatocratico e burocratico”. Di qui la necessità di un impegno prioritario per realizzare al più presto gli Stati generali liberali.

L'estate trascorreva ai tavoli del comitato unitario per la raccolta delle firme per i referendum sulla legge sulla fecondazione medicalmente assistita, come già deciso a dicembre in occasione del 6° congresso.

Inoltre, si prestava attenzione sia all'iniziativa di Diaconale e Giacalone che avrebbero voluto costituire la "casa dei laici", sia al progetto di Segni, Morelli e Sgarbi denominata "Metodo liberale", sia agli esiti conseguenti alla riunione del comitato dei Radicali italiani e sia al movimento liberal "LibertàEguale" che fa capo al diessino Morando. Tutte queste iniziative mostravano elementi positivi e negativi perciò si riteneva opportuno riesaminare quelle iniziative riguardo agli "Stati Generali liberali", proposto da Liberalitalia.

Nel corso del mese di novembre, una riunione del comitato esecutivo di Liberalitalia, convocava gli Stati generali liberali per il mese di febbraio del 2005.

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7° CONGRESSO: PER LA PRESENZA LIBERALE ALTERNATIVA

Sabato 11 dicembre, a Castelfranco Veneto, si svolgeva il 7° congresso della federazione Veneto liberale. In quell’occasione si ipotizzava la dissoluzione del sodalizio perché l'obiettivo che la federazione si era prefisso, al tempo del 3° congresso, ossia la costituzione di un soggetto politico non più semplicemente antagonista, ma soprattutto protagonista della lotta politica, sembrava a portata di mano.

La realizzazione degli Stati generali liberali, infatti, pareva imminente (febbraio 2005) e la nascita del soggetto politico liberale alternativo a questo centrodestra e a questo centrosinistra sembrava fattibile. Conseguentemente Veneto liberale, come federazione veneta, avrebbe esaurito il proprio compito di levatrice ed umilmente si sarebbe potuta riorganizzare per diventare una componente del nuovo soggetto.

Ciò non vuol dire che i liberali veneti, aderenti alla federazione, avrebbero aspettato con le mani in mano la riunione degli Stati generali.

La mozione congressuale approvata, infatti, dava mandato al segretario di prendere immediatamente contatto con i responsabili dei comitati di sostegno ai 5 referendum (sulla legge "contro" la fecondazione medicalmente assistita n.d.r.) per trasformarli in comitati di "difesa" del diritto referendario minacciato dagli accordi, tra alcune componenti del centrodestra e del centrosinistra, per evitare la consultazione referendaria. La mozione precisava, inoltre, che i comitati di "difesa" avrebbero dovuto sensibilizzare l'opinione pubblica anche come primo passo per contribuire al raggiungimento del quorum nella consultazione referendaria.

Inoltre il congresso dava mandato alla direzione, in vista delle prossime consultazioni regionali ed amministrative, di prendere i contatti più opportuni per verificare la possibilità della presenza liberale alternativa alla Casa delle Libertà e all'Alleanza di centrosinistra già denominata Ulivo.

Tornando alla presenza di Veneto liberale agli Stati generali il congresso si impegnava a proporre, in quella sede, almeno il modello di organizzazione federale, come strumento per il nuovo soggetto politico nazionale, nonché la necessità della modifica del sistema elettorale in senso maggioritario, a partire dalle elezioni politiche del 2006, l'assemblea costituente per le riforme istituzionali e la "europeizzatone" dei cittadini.

Il congresso rivolgeva un espresso e doveroso ringraziamento a quanti con il proprio impegno o solamente con la loro firma hanno permesso il raggiungimento dell'obiettivo della presentazione dei 5 quesiti referendari sulla legge "contro" la fecondazione medicalmente assistita in modo da poter far effettuare la consultazione referendaria nella primavera successiva.

I partecipanti concordavano sul degrado politico, civile ed economico in cui versava (e versa) il nostro paese, anche per la velleità delle scelte di molti liberali. La presenza liberale alternativa a questo centrodestra e a questo centrosinistra resta, perciò, l'unico mezzo ragionevole, prudente e saggio per affrontare con serietà le sfide dei prossimi mesi.

Confermato il segretario - coordinatore uscente e in prorogato, attendendo gli Stati generali, tutti gli altri organi del sodalizio.

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DOPO IL 7° CONGRESSO

Il convegno di Milano di Società libera del 30 gennaio vedeva la presenza di alcuni esponenti della federazione. Il tema proposto era "Liberalismo e democrazia hanno futuro?". L'iniziativa di Società libera è volta a realizzare una funzione di supplenza e di stimolo per reagire concretamente alla attuale crisi di credibilità della classe dirigente che manifesta un mutamento genetico della stessa democrazia rappresentativa. Di qui una mobilitazione straordinaria.

Veneto liberale è consapevole che il piano della pratica politica, su cui opera, è diverso dal piano della cultura politica su cui opera Società libera. Pur tuttavia da sempre Veneto liberale è convinto che la pratica politica non può essere disgiunta dalla cultura politica, non tanto per giustificare a posteriori le scelte quotidiane, ma soprattutto per poter effettuare le scelte più appropriate. Diventa, perciò, compatibile con gli obiettivi statutari prestare particolare attenzione a questo sodalizio culturale.

Nel pomeriggio del giorno 30 gennaio, sempre a Milano si svolgeva un incontro tra liberali nella sede di "Destra liberale/Liberali per l'Italia" ove poco si è discusso perchè la delegazione del "Nuovo PLI" manifestava più interesse alla prossima consultazione amministrativa che agli Stati generali liberali. Intanto lo stato dei lavori per concretizzare gli Stati generali liberali, era ampiamente deficitario. Di qui un rinvio sine die.

Veneto liberale si organizzava anche per la campagna referendaria sulla legge "contro" la fecondazione medicalmente assistita, partecipando anche a comitati unitari, soprattutto a Treviso, assieme a radicali, diessini, verdi, comunisti, margherita.

Sulle elezioni regionali ed amministrative Veneto liberale proponeva la necessità dell'astensione per evitare la legittimazione di elezioni che sembravano sempre più truccate. La stessa operazione radicale di richiesta di "ospitalità" ai partiti di regime per godere dei loro "privilegi" denotava la confusione esistente, di qui l'opportunità di continuare ad estraniarsi da un regime politico sempre più "estraneo" ai liberali. Vi era, d’altronde, consapevolezza della scarsa incidenza di questa scelta, ma la si riteneva preferibile rispetto a qualsiasi tattica che possa apparire di "complicità" con il regime partitocratrico. Restava la convinzione che il contributo all'astensionismo poteva servire a delegittimare l'attuale "teatrino della politica" e sarebbe stato utile per stare al fianco dei cittadini senza potere.

Veneto liberale, in ogni modo, responsabilmente dichiarava di essere disposta a riesaminare la propria posizione astensionista alle elezioni regionali in caso di 1) un rinvio delle elezioni regionali per verificare la correttezza nella raccolta delle firme di tutte le liste concorrenti 2) la presenza di osservatori internazionali al fine di verificare la democraticità della consultazione elettorale. Naturalmente le due condizioni non si realizzavano, perciò l'astensione risultava l'unica scelta compatibile con il disegno politico proposto dalla federazione.

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SULLE ELEZIONI REGIONALI DI PRIMAVERA

Il dato più rilevante, per chi vorrebbe ribaltare l'attuale situazione politica per realizzare la democrazia liberale, è la constatazione che questi partiti hanno prodotto un'ulteriore dissenso nei confronti del regime perché mai ci sono stati così tanti astenuti alle elezioni regionali.

Non sarebbe stata sbagliata la eventuale dichiarazione che oltre un terzo dell'elettorato non esprimeva il proprio consenso nei confronti dei partiti di regime, se agli astenuti fossero state aggiunte le schede bianche e le schede nulle. Eravamo alla delegittimazione? E se a questo fosse stato aggiunta la circostanza della falsificazione delle firme nella presentazione delle liste elettorali, la delegittimazione delle consultazioni elettorali sarebbe stata raggiunta. Al tavolo dei bari, perciò, non ci si può sedere!

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LA NASCITA DI UN POSSIBILE NUCLEO COSTITUENTE DI LIBERALI VENETI

La Federazione dei Liberaldemocratici del Veneto organizzava il 30 aprile scorso una tavola rotonda di tutte le forze liberali, liberiste e libertarie venete. Hanno partecipato alla riunione esponenti regionali e locali del Partito Liberale Italiano, della Federazione dei Liberaldemocratici, del Patto Segni, della federazione "Veneto Liberale", del Partito d'Azione Liberalsocialista e altri.

Le forze partecipanti hanno costituito un tavolo permanente, aperto a tutte le componenti liberali del Veneto, con l'obiettivo di determinare una linea programmatica per la nascita di un soggetto liberale unitario. I compiti organizzativi e coordinativi del tavolo permanente sono stati affidati a Michele Marchioro (Federazione dei Liberaldemocratici) e a Giorgio Cicogna (Partito Liberale Italiano).

Le riunioni proseguivano sino a tutto il mese di novembre e le componenti si ritrovavano intorno ad un minimo comun denominatore consistente:

1) nella modifica del sistema elettorale per le elezioni politiche in senso maggioritario, con l'abolizione della quota proporzionale, al fine di ottenere maggioranze coese ed omogenee per una governabilità efficiente;

2) nella convocazione di un'assemblea costituente per sostanziali riforme costituzionali in quanto l'attuale assetto non risponde all'esigenza di una democrazia liberale competitiva;

3) nel partecipare al processo di rendere “europei” i cittadini, quale condizione necessaria e non sufficiente per giungere ad una "Europa Unita", politicamente forte rispetto agli stati nazionali, affinché le istituzioni politiche comunitarie non servano a garantire lo status quo, ma si trasformino nello strumento per trasnazionalizzare la vecchia "Europa delle nazioni".

Inoltre i partecipanti al tavolo permanente manifestavano la convinzione che un passo importante per la costituzione, almeno in Veneto, di un soggetto politico di liberali alternativo a questo centrodestra e a questo centrosinistra sia la penetrazione nelle istituzioni locali. Di conseguenza erano individuate alcune aree "interessanti", quali la provincia di Treviso, i comuni di Belluno, Rovigo, Abano Terme e Pordenone.

Infine il tavolo dei liberali veneti decideva di sostenere le iniziative del Patto Segni contro l'approvazione della nuova legge elettorale e contro l'approvazione della legge sulla "devolution", e le iniziative del Movimento Federalista Europeo per la ripresa del processo di costituente europea.

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DALLA SCONFITTA AL REFERENDUM ALL’ATTENZIONE VERSO ALCUNI FERMENTI.

La sconfitta ai referendum sulla “fecondazione medicalmente assistita” frustrava il tentativo di riappropriazione della politica, da parte dei cittadini senza potere, con la partecipazione alla consultazione referendaria. E’ pur vero che per qualche settimana si discuteva di temi politici rilevanti quali quelli proposti dalla bioetica. E' altrettanto vero che nell’agone politico scendevano con tutta la propria autorevolezza le gerarchie ecclesiastiche e certe autorità civili con l’unico e palese scopo di sabotare l’istituto referendario.

La sconfitta referendaria fa prendere consapevolezza che la rivitalizzazione dell’istituto referendario passa dall’abolizione del quorum, ma se il referendum abrogativo è uno strumento utilizzabile dagli antagonisti dell’oligarchia dominante, la riforma dovrebbe farla, addirittura, la stessa oligarchia. E’ mai possibile?

Veneto liberale prestava attenzione prima alle iniziative sorte in area radicale e poi alla possibile nascita di un soggetto politico riformista visto il lancio della costituzione del partito “democratico”.

Entrambi i fermenti si sono dimostrati privi di spessore in quanto finalizzati alla conquista di qualche seggio elettorale piuttosto che tentare di realizzare le premesse per una scomposizione dell’attuale bipolarismo quale condizione necessaria e non sufficiente per costituire una corretta dialettica tra conservatori ed innovatori.

Veneto liberale, infine, prestava molta attenzione alla iniziativa dell’ex commissario europeo Mario Monti che insiste sulla necessità di porre al centro della lotta politica il “mercato” e le istituzioni compatibili. Pur tuttavia tranne qualche iniziativa editoriale, anche se autorevole (Corriere della Sera e Il Sole 24ore) nulla di più incisivo, si concretizzava.

Era realizzato un blog, www.venetoliberale.ilcannocchiale.it per tentare di divulgare ulteriormente le iniziative politiche del sodalizio veneto, che si affiancava al forum yahoo http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti  e al blog http://pernonmollare.tiscali.it riguardante la omonima newsletter.

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L’8° CONGRESSO: IL FUTURO DI VENETO LIBERALE, SE AVRA’ UN FUTURO

Ogni congresso può essere uno snodo cruciale e quello svolto a Santa Lucia di Piave, in provincia di Treviso, giovedì 8 dicembre avrebbe segnato una profonda trasformazione del sodalizio. Nell’8° congresso, svoltosi in due sessioni, si operavano degli aggiustamenti strutturali per affrontare al meglio la sfida della radicale alternativa liberale al regime.

L’8 dicembre 2005 a Santa Lucia di Piave (Tv) si svolgeva la prima sessione. I partecipanti, constatando l’inadeguatezza del soggetto per il perseguimento della radicale alternativa liberale, si davano appuntamento per domenica 29 gennaio, sempre a Santa Lucia di Piave (Tv) nella saletta del bar “Mozart”,  per decidere se sciogliere definitivamente il sodalizio oppure trasformarlo, con conseguenti modifiche dello statuto societario.

Nel corso della II sessione, dopo una lunga e profonda discussione, approvando le modifiche allo Statuto, la federazione era trasformata in associazione. In tal modo si rinunciava a dissolvere il sodalizio e lo si ridimensionava con la speranza di poter meglio contribuire ad una “costituente liberale del Veneto” che era il progetto centrale del “Tavolo permanente dei liberali veneti”.

In occasione della modifica statutaria si specificavano meglio gli obiettivi del sodalizio, ritenendo insufficiente il richiamo al liberalismo, al liberismo ed al .libertarismo. Il primo articolo veniva modificato con la precisazione  secondo la quale “Veneto liberale ha come obiettivi da realizzare a) il rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche  sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.”

Infine il Congresso, nella mozione politica, ribadiva la scelta per lo sciopero del voto alle prossime elezioni politiche già viziate da illegalità per violazione del principio costituzionale della pari dignità delle forze politiche concorrenti e dall’esito scontato della vittoria dell’immobilismo conservatore, qualsiasi maggioranza fosse scaturita dalle urne.

In conclusione Veneto liberale, pur trasformata in una associazione federalista, continuava a dichiararsi di voler essere al fianco dei cittadini che sono stufi di turarsi il naso al momento del voto e che non vogliono essere tifosi della curva sud.

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LE AZIONI POLITICHE NEL 2006

Dopo le 2 sessioni dell’VIII congresso svoltosi a Santa Lucia di Piave, Veneto liberale ha riunito la propria direzione ben sei volte, partecipando, inoltre, anche ai lavori del Coordinamento dei liberali italiani e del Tavolo dei liberali veneti, dei quali è soggetto costituente.

Il 9 e 10 aprile si sono svolte le elezioni politiche in cui Veneto liberale ha sostenuto l’opportunità dell’astensione per non legittimare elezioni tutt’altro che adamantine e continuare a stare al fianco dei cittadini senza potere che, stufi di turarsi il naso, rifiutano l’esercizio del proprio diritto politico costituzionale.

Il 12 aprile, la direzione verificava, sulla base dei risultati elettorali, l’apertura di nuovi spazi per una "offerta" liberale che possa soddisfare la "domanda" di riforme politiche, economiche e civili che nessuno dei due poli è in grado di realizzare. Questa apertura era confermata anche dalla mancanza di leadership della maggioranza governativa e nella incapacità della stessa di affrontare la c.d. questione settentrionale nonché dalla debolezza politica della opposizione berlusconiana. Il che era constatato dalla riunione della direzione del 26 maggio.

Il 16 giugno, alla vigilia del referendum costituzionale, Veneto liberale assumeva una posizione nettamente negativa in quanto la vittoria del NO sarebbe stato più destabilizzante per il regime che il successo di coloro che avrebbero voluto confermare le modifiche costituzionali.

Il 3 luglio la direzione di Veneto liberale, constatata l’apertura di nuovi spazi per i liberali, stabilisce di accentuare la partecipazione al progettato coordinamento dei liberali italiani, di sostenere il rilancio del “tavolo dei liberali veneti, di prestare estrema attenzione alla possibile nascita di un movimento per la riforma elettorale e costituzionale e cadenzare, in ogni caso, le prossime iniziative politiche in funzione delle elezioni europee del 2009, quale occasione per una presenza di un soggetto politico liberale europeo alternativo ai conservatori in una Costituente europea. Successivamente Veneto liberale, quale soggetto costituente del coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale, concentrava la propria iniziativa  sul Manifesto del 4 luglio. Con il documento del 31 agosto Veneto liberale deliberava, a maggioranza, il sostegno all’iniziativa di Marco Pannella per l’accoglimento d’Israele nell’UE.

Infine il 25 ottobre si ribadiva l’impegno per la costituzione di un nuovo soggetto politico nazionale a partire da un soggetto regionale oggi rappresentato dal Tavolo dei liberali veneti, attenzione sia al movimento per la riforma elettorale che a quello per l’assemblea costituente, senza dimenticarsi della necessità di europeizzare i cittadini.

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9° CONGRESSO: TEORIA E PRASSI POLITICA TRA IDEOLOGIA ED UTOPIA

A Castelfranco Veneto, l’8 dicembre 2006, si svolgeva  il IX congresso di Veneto liberale, l’associazione federalista, liberale, liberista e libertaria, di moderati e radicali, di riformisti e riformatori.

Dopo ampio dibattito erano presentate, discusse ed approvate due mozioni particolari, una modifica statutaria, nonché la mozione politica generale vincolante l’attività del segretario.

La mozione politica generale è stata approvata addirittura dalla unanimità dei presenti, il che appare come prova del definitivo superamento della crisi politica scoppiata l’anno precedente allorché il congresso si svolse in due sessione sulla ipotesi dello scioglimento del sodalizio.

Premesse le finalità politiche di Veneto liberale, il considerarsi soggetto costituente sia del COORDINAMENTO dei LIBERALI ITALIANI – per una POLITICA LIBERALE che del TAVOLO DEI LIBERALI VENETI, riaffermando le prossime elezioni europee del 2009, quale occasione per una presenza di un soggetto politico liberale europeo alternativo ai conservatori anche in una eventuale Costituente europea, nella mozione si legge:

“aderisce sin da subito alla campagna referendaria sui quesiti, riguardanti la legge elettorale, predisposti dal Prof. Guzzetta, dando mandato al segretario di porre in essere quanto necessario per la partecipazione ai costituendi comitati per la raccolta delle firme in calce ai predetti quesiti;”

Veniva approvata, con due astensioni, la mozione particolare, presentata da Luca Miotti, di adesione alla campagna per il Referendum europeo lanciata dal Movimento Federalista Europeo, mentre all’unanimità veniva accolta la mozione particolare che faceva propria la dichiarazione del Parlamento Europeo per la lotta e il superamento dell’omofobia, considerata altra forma di razzismo.

Infine lo Statuto veniva emendato, anche alla luce della tragica vicenda occorsa al radicale Pierluigi Welby, per cui non basta parlare di libertà terapeutica ma occorre precisare che la libertà di sottoporsi a un determinato trattamento sanitario, comprende anche la facoltà di rinunciarvi in qualsiasi momento. Al liberale sembra una considerazione ovvia, ma, vivendo in una società e in una democrazia quantomeno aliberale, è una precisazione doverosa.

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IL 2007

In esecuzione di quanto stabilito nel corso del IX congresso Veneto liberale dedicava il 2007 alla raccolta di firme per i referendum elettorali proposti dai proff. Guzzetta e Segni in quanto strumento per ridurre drasticamente la frammentazione politica, per accelerare l’aggregazione di nuovi soggetti a vocazione maggioritaria e come agevolatore del processo di dissoluzione del bipolarismo elettorale fondato sull’antipolitica (Berlusconiani vs Comunisti). La campagna aveva successo sia per la notevole raccolta di firme (800.000), sia per aver accelerato la costituzione del partito democratico e di quello popolar-conservatore berlusconiano e sia per l’inizio della dissoluzione del bipolarismo antipolitico.

Altro obiettivo che Veneto liberale si era posto era quello di sostenere la campagna del MFE per il referendum europeo. Anche per questa campagna Veneto liberale si è impegnata.

Il sodalizio veneto considerandosi, soggetto costituente del Coordinamento dei liberali italiani, ha partecipato, tra l’altro, al convegno di Verbania svoltosi il 23 settembre, ennesimo appuntamento del percorso per giungere alla costituzione di un soggetto né socialista, né conservatore, né clericale ma semplicemente liberale.

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III CONSULTA DEI LIBERALI IN VENETO

Il 1 luglio 2007 a Treviso si svolgeva la III consulta sul tema “E’ possibile il partito della Riforma? Ossia, i liberali con i liberali.”

L’iniziativa era un’occasione d’incontro tra liberali, non solo tra quelli aderenti al Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale ma anche con altri anche se aderenti a progetti politici diversi.

Infatti sono interventi sostenitori del progetto del Partito Democratico, del Partito d’Azione Liberalsocialista e dell’associazione Per la Rosa nel Pugno.

Naturalmente questi interlocutori hanno spiegato le loro ragioni per distinguersi da Veneto liberale e dal progetto del Coordinamento dei liberali italiani. Anche sul referendum abrogativo, di parte della legge elettorale, vi è stata una pluralità di risposte. Alcuni hanno manifestato la necessità e l’opportunità del progetto referendario, mentre altri hanno manifestato ostilità perchè proporzionalisti convinti.

I sostenitori del progetto “I liberali con i liberali” in vario modo hanno sottolineato la congiuntura favorevole, ma non sono stati in grado di dare una risposta affermativa al quesito posto dal Convegno (“E’ possibile il partito della Riforma?”). Concludendo: si è trattato di una Consulta, ossia di una rassegna di diagnosi e terapie sull’attuale momento politico.

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Il 10° CONGRESSO: PER IL PARTITO DELLA RIFORMA CON IL PARTITO LIBERALE EUROPEO

Il 31 ottobre la direzione di Veneto liberale convocava, per l’8 dicembre, il congresso ordinario: il X dalla fondazione. “Per il Partito della Riforma con il Partito Liberale Europeo (ELDR)” è il tema assegnato. Il tema denota un respiro europeo perché vi è la consapevolezza che il passaggio alla democrazia liberale può essere possibile solo se si supera una visione domestica del confronto politico. Di qui la bontà nell’individuazione dell’ELDR, ossia del Partito Liberale Europeo dei democratici e dei riformatori, quale referente europeo.

In particolare, il dispositivo della mozione congressuale, tra l’altro, così recita “tutti gli aderenti a Veneto liberale si impegnano a sostenere la campagna referendaria sui quesiti elettorali promossi dai proff. Guzzetta e Segni; dichiarano di voler partecipare alla costituzione di un soggetto politico liberale che abbia come riferimento il Partito liberale europeo dei democratici e dei riformatori (ELDR) nell’ottica del Manifesto del 4 luglio 2006 che costituisce il minimo comun denominatore sia del “Tavolo dei liberali veneti” che del “Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale”, attuali provvisori strumenti di azione politica; manifestano la loro disponibilità a collaborare con il MFE – Movimento Federalista Europeo per una campagna di mobilitazione dei cittadini affinché inducano i propri rappresentanti a convocare, al termine del processo di ratifica del nuovo Trattato dell’Unione Europea, una nuova Convenzione con l'obiettivo di redigere una Costituzione liberale e federale trasformando la Commissione in un vero Governo ed il Consiglio in una autentica ‘camera degli stati’, con la conseguente approvazione di tale Costituzione da una doppia maggioranza di cittadini e di stati in un unico referendum europeo;…danno mandato al segretario di prendere gli opportuni contatti per la partecipazione singola e collettiva al primo ‘Satyagraha mondiale per la pace’ per ‘rapidamente promuovere e costruire e realizzare un’alternativa strutturale alla minaccia, alla probabilità di un prossimo tremendo conflitto che, divampando dal Medio Oriente, si estenda rapidamente al mondo intero’come si legge nell'appello-manifesto dell’anno scorso firmato tra gli altri da importanti premi Nobel come la senatrice Rita Levi Montalcini o Betty Williams, icone del pop come Peter Gabriel, o intellettuali come lo scrittore israeliano David Grossman e il fotografo Oliviero Toscani.”

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IL 2008

Il referendum elettorale, già indetto, era rinviato di un anno in conseguenza dello scioglimento anticipato delle camere. Duro era il giudizio di Veneto liberale che, nel documento della direzione del 25 febbraio, ha ascritto alla “volontà di tutti i soggetti politici (dal Presidente della Repubblica, al Governo, ai parlamentari di tutti gli schieramenti) di impedire, per quest’anno, il voto sui referendum elettorali” e, conseguentemente, si riteneva opportuno “ribadire la scelta dello sciopero del voto alle prossime consultazioni politiche quale manifestazione di non-collaborazione con un regime antiliberale, se non ancora illiberale, per sottrargli consensi con la finalità di indebolirlo sempre più, con la speranza del suo collasso”.

L’esito elettorale non conseguiva quella delegittimazione del regime che si auspicava, però la direzione del 17 aprile evidenziava che l’elettorato “ha posto la maggioranza parlamentare nelle condizioni migliori per scegliere tra l’immobilismo conservatore e le riforme liberali per modernizzare le istituzioni, il mercato e la società, sola reazione ragionevole all’attuale degrado”.

Segnali di abbandono del tradizionale immobilismo conservatore non se ne vedevano, mentre si tentava di contrabbandare l’esito elettorale come l’anticipazione di una riforma, rendendo perciò inutile lo svolgimento del referendum elettorale. Sostanzialmente le elezioni anticipate sono state un’occasione per “normalizzare”, per l’ennesima volta, il regime partitocratrico.

La direzione del 15 maggio ribadendo, perciò, la priorità della riforma elettorale in senso maggioritario, segnalava all’attenzione il progetto culturale denominato “politichiamo” promosso dal prof. Guzzetta, cui individualmente si aderiva.

Ancora una volta Veneto liberale prendeva decisa e chiara posizione sulle elezioni europee del 2009. Infatti, sempre dal documento di quest’ultima riunione della direzione si ricava il giudizio sulla “centralità delle elezioni europee del 2009 per il progetto del partito della Riforma che passa dalla fondamentale tappa del soggetto liberale dei democratici e dei riformatori europei (ELDR) che dovrà indicare un candidato a Presidente della Commissione europea” affiancandosi alla campagna promossa dal MFE per politicizzarle in senso europeo ed evitare che possano diventare un’occasione di banale rivalsa per questioni domestiche.

La crisi caucasica è stata l’occasione, il 28 agosto, per una riflessione della direzione sul risveglio del nazionalismo quale pericolo per la pace come già Spinelli, Rossi e Colorni avevano denunciato con il loro sogno dell’Europa Unita. Inoltre Veneto liberale ribadiva l’inadeguatezza delle attuali istituzioni europee, di qui la necessità della presenza di un soggetto politico “di” liberali non solo europeista ma anche europeo.

In quel documento si indicava il collegamento del destino nazionale ai destini europei con la conseguente necessità di far svolgere un election day con referendum elettorale ed elezioni europee.

L’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti era l’occasione per segnalare il regime statunitense quale riferimento di una democrazia liberale reale. Nella direzione del 5 novembre si sottolineava “la necessità di una forte cooperazione transatlantica tra l’Europa e gli Stati Uniti per affrontare le conseguenze politiche della crisi finanziaria ed economica, che si è congiunta al passaggio ad un nuovo ordine mondiale multipolare” oltre ad evidenziare la persistenza di fondamentalismi illiberali quali minacce principali alla pace.

Sempre in quella ultima riunione della direzione si manifestava 1) la propria volontà di sostenere, alle prossime elezioni europee, “quella lista liberale, democratica e riformatrice che indicherà, prima delle prossime elezioni europee, il proprio candidato alla presidenza della Commissione”; 2) l’indispensabilità di abbinare alle elezioni europee il referendum elettorale “affinché il tema delle riforme istituzionali possa denotare quel cambiamento, anche a livello nazionale, cambiamento necessario per affrontare al meglio le sfide della globalizzazione”; 3) il sostegno al progetto di legge di iniziativa popolare per l’abolizione dell’ente denominato “provincia”.

Infine Veneto liberale denunciava “la grave crisi istituzionale in cui versa il paese che potrebbe sfociare nell’implosione del regime visto che, sia il centrodestra che il centrosinistra, danno segni di stanchezza, il che potrebbe favorire qualunquismi “dipietristi” e “grillini”, di qui la necessità di un soggetto politico liberale, democratico e riformatore che si impegni nella lotta per la Rivoluzione liberale, ossia per le riforme istituzionali, economiche e civili consistenti a) nel rilancio dell'alternativa laica, presidenzialista, federalista e maggioritaria anglosassone; b) nel rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del mercato, del lavoro e dell'impresa; c) nel rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica”.

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11° CONGRESSO: DEMOCRAZIA LIBERALE PER L'ITALIA E L'EUROPA

Si è svolto a Castelfranco Veneto (Tv) il 6 dicembre 2008 l’XI congresso di Veneto liberale, il sodalizio federalista, di liberali, liberisti e libertari che desidererebbe il coordinamento di moderati e radicali, di riformisti e riformatori per realizzare quello che hanno definito, sin dalla sua costituzione, “Rivoluzione liberale”. Il percorso è ribadito anche nella mozione politica che ha sottolineato la necessità di realizzare “un soggetto politico “di” liberali, per riempire, almeno qui in Italia, il vuoto di opposizione alla conservazione antipolitica, con l’obiettivo di farsi strumento per le modernizzazioni riguardanti le istituzioni (poter scegliere chi governa e punire - in modo democratico e nonviolento - chi non merita più il voto), l’economia (centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni) e la società (libertà individuali dallo stato e dalla società etica), modernizzazioni che costituiscono la Rivoluzione liberale non realizzata dalle generazioni eredi del Risorgimento”

Gli aderenti a Veneto liberale sono convinti che si è alla vigilia di una grave crisi del regime per cui la “Democrazia liberale” può avere una nuova opportunità per soppiantare il regime partitocratrico esistente. Le opportunità avute in passato, ad esempio negli anni ’70 o nei primi anni ’90 dello scorso secolo, non sono state colte anche per la capacità del regime di normalizzare e quindi stabilizzare la situazione politica.

In questo quadro gli aderenti a Veneto liberale si impegnano a sostenere:

“a) il rilancio del ‘Satyagraha mondiale per la pace’ quale risposta alla minaccia di un possibile prossimo tremendo conflitto che potrebbe estendersi rapidamente al mondo intero,…;

b) quella lista, alle prossime elezioni europee, ‘di’ liberali, democratici e riformatori che 1) indichi un candidato a Presidente della Commissione europea prima delle elezioni, così politicizzandole 2) che proponga al Parlamento europeo ed ai governi nazionali che lo vogliono di prendere l’iniziativa per una Federazione europea e di affidare, mediante un mandato popolare, ad una Convenzione/Assemblea costituente, l’incarico di elaborare una Costituzione federale e creare un governo federale europeo; 3) che proponga l’approvazione di tale Costituzione in un unico referendum europeo;

c) i referendum elettorali proposti dai prof. Guzzetta e Segni per accentuare la crisi del regime partitocratrico, nella versione ‘veltrusconi’, al fine di ottenere l’implosione degli attuali soggetti politici che ostacolano la costituzione di una democrazia liberale nel nostro paese;

d) l’election day, ossia elezioni europee e referendum elettorale da svolgersi nella stessa data …”

Inoltre, visto il montante consenso nei confronti dell’eventuale abolizione dell’ente “Provincia”, sia per la recente campagna del quotidiano filogovernativo “Libero” che per svariati articoli comparsi sulla stampa cosiddetta indipendente, come l’articolo, a firma del sociologo Ulderico Bernardi, comparso proprio il 6 dicembre su “Il Gazzettino”, i partecipanti al congresso decidono di prestare maggiore attenzione nei confronti della campagna per la raccolta di firme per il progetto di iniziativa popolare contenente una vera e propria proposta di legge, ex art. 71 della Costituzione, progetto di cui si possono ottenere alcune informazioni grazie al blog www.aboliamoleprovince.it/blog/ e sul quale tutti i partiti politici continuano a mantenere un ingiustificato silenzio.



 

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