.
Annunci online

Venetoliberale
per la radicale alternativa liberale
 
 
 
 
           
       

“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
30 aprile 2009

“A FUTURA MEMORIA (SE LA MEMORIA HA UN FUTURO)”.

AA.VV. LA PESTE ITALIANA


A cura del Gruppo di Iniziativa di Satyagraha 2009 per lo Stato di diritto e la Democrazia cancellati in Italia, coordinato da Antonella Casu (segretaria dei “Radicali Italiani”) e Marco Cappato (segretario dell’associazione radicale per la libertà della ricerca scientifica “Luca Coscioni”), viene pubblicato sul sito dei radicali italiani questa “lettura” del sessantennio postfascista.


Perché la “Peste”? Pannella ha da sempre ammonito per il rischio che il mondo corre. In passato l’Italia ha diffuso il totalitarismo, in conseguenza all’esperienza nazionale del fascismo, oggi rischia di diffondere la peste partitocratrica che ha afflitto il nostro paese in questi ultimi sessant’anni.


Non si può disconoscere la continuità del regime partitocratico con il regime fascista, nonostante la retorica antifascista: la legislazione e i comportamenti di chi sta al potere non sono molto dissimili. Ma di questo se ne farà un cenno dopo aver fatto un sunto di quanto contiene questa “lettura”.


“[…] Da subito i partiti – scrivono i nostri amici – che, nell’Assemblea Costituente, hanno elaborato e votato la Costituzione, si adoperano per svuotarla, vanificarla, impedirne l’attuazione: le regole democratiche che i deputati costituenti hanno posto alla base della Carta fondamentale dello Stato sono, da subito ed ampiamente, disattese. E' così che parte la prima cancellazione dello stato di diritto1. Coloro che con calore si dichiarano custodi della Costituzione e che la dichiarano intoccabile dimenticano di confrontarsi con essa e di ricordare tutte le violazioni che la Carta fondamentale ha subito fin dalla sua entrata in vigore il 1° gennaio 1948. […]

La Costituzione prevede che il cittadino partecipi all’attività legislativa utilizzando due schede di voto: quella propriamente elettorale, per scegliere i membri della Camera dei Deputati e del Senato, e quella referendaria, per vagliare e correggere leggi sbagliate del Parlamento. I due voti, in particolare quello referendario abrogativo di leggi, sono la straordinaria invenzione dei Costituenti i quali, storicamente, hanno solo l’esperienza del regime fascista e quindi affrontano con diffidenza l’istituzione parlamentare. Tuttavia per più di vent’anni, la scheda referendaria non viene posta in attuazione: incomincia da qui, immediatamente, il processo di snaturamento e svuotamento della Costituzione; da qui i partiti cominciano a impadronirsi del ‘sistema’ politico e a cancellare lo Stato di diritto[…]

L’ Articolo. 49 della Costituzione recita ‘Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.’ Mentre per i referendum i partiti pongono regole particolarmente restrittive, per quanto riguarda se stessi non stabiliscono alcuna regola: l’unico intervento legislativo è quello per garantirsi finanziamento di Stato.[…]

Dal Codice Rocco alle leggi speciali, dal processo 7 aprile al caso Tortora, dalle riforme negate all’impunità sistematica, le cause della più grande emergenza del Paese che è anche una grande questione sociale e ci attira il record di condanne dalla Corte europea per i diritti umani.[…]

La lenta trasformazione delle funzioni e prerogative del Presidente della Repubblica che muta il suo ruolo da quello di ‘garante’ e di ‘custode’ a quello di arbitro e mediatore fra le forze politiche. Così come il grande consenso popolare a un bipartitismo sul modello anglosassone viene trasformato dalla partitocrazia in un bipolarismo all’Italiana, che conserva intatto il potere dei partiti, il ‘Presidenzialismo’ viene attuato in forme abusive: attraverso una lenta ma implacabile opera di svuotamento dei poteri istituzionali formali e degli strumenti a disposizione del Presidente (dal potere di grazia allo strumento del ‘messaggio alla Camere’, a quello del ‘rinvio’ delle leggi al Parlamento), mentre si afferma un potere di fatto di esternazione diretta al popolo per mezzo della televisione. Parallelamente, al ruolo di garante della Costituzione si sostituisce quello di arbitro: perennemente impegnato nella moral suasion tra i partiti; fino all’ultimo clamoroso esempio: l’impotenza dimostrata in occasione della paralisi della Commissione di Vigilanza e degli ‘obblighi costituzionali inderogabili’, inutilmente invocati per mesi dal Presidente Giorgio Napolitano.[…]

La vita del Parlamento come una cartina di tornasole dell’illegalità costituzionale repubblicana: dalla pubblicità dell’attività ai regolamenti ‘gruppocratici’, dall’immunità/impunità di Regime alla decretazione d’urgenza come stravolgimento dei poteri.[…]

Obiezione di coscienza al servizio militare, divorzio, aborto, voto ai diciottenni, diritti dei transessuali, depenalizzazione delle droghe: il movimento radicale e referendario dei diritti civili ottiene importanti conquiste sociali già dalla fine degli anni ’60. E potrebbe dilagare. Eutanasia, abolizione del Concordato, abolizione dei manicomi, diritti delle persone omosessuali: le ‘riforme tabù’ di oggi erano già mature 30 anni fa.[…]

 ‘Il sistema dei partiti entra in crisi negli anni ’60, intanto con le lotte per i diritti civili. (...) Negli anni ’70, la solidarietà nazionale è un rigurgito esistenziale del sistema dei partiti che si mette complessivamente contro la società, il pluralismo nella società; e, utilizzando poi anche l’emergenza del terrorismo,...’ (Rino Formica, più volte Ministro socialista, a Radio Radicale nell’aprile 2009).[…]

Le lontane origini negli anni ’70 e ’80 del dissesto economico e finanziario, solo in parte frenato dall’adesione dell’Italia all’Eurozona. L’inesorabile crescita del debito pubblico, la mancanza delle riforme, la politica clientelare dei partiti, le scelte conservatrici e corporative del padronato e dei sindacati.[…]

All’inizio degli anni ’90, con l’esplosione di tangentopoli e l’auto-referenzialità del sistema politico italiano, ormai evidentemente scollegato dalla gestione del territorio e dei suoi problemi, nella società matura una profonda crisi di fiducia nelle istituzioni rappresentative repubblicane. Per cercare di intervenire sull’assetto politico, rompendo l’articolazione bipolare di un monopartitismo sempre meno imperfetto, si fa ricorso allo strumento del referendum.[…]

Le case polverizzate dal terremoto in Abruzzo, sotto le quali muoiono 300 persone, dopo quelle dei terremoti immediatamente precedenti di Assisi (Umbria) e di San Giuliano di Puglia (Molise) ci consegnano l’immagine emblematica di un paese incapace a governare la fragilità del suo territorio, sismico al 75%, su cui insistono almeno 80mila edifici pubblici da consolidare, 22mila scuole in zone a rischio, di cui ben 9mila prive di basilari criteri di sicurezza. […]

All’inizio degli anni 2000, due violazioni della Costituzione minano il funzionamento di organi costituzionali di primaria importanza. Il primo grave vulnus riguarda la mancata elezione da parte del Parlamento, per 17 mesi, dei giudici costituzionali di sua spettanza. Il secondo è costituito dal mancato plenum della Camera dei deputati nella XIV legislatura. […]

L’inottemperanza di precisi mandati parlamentari e di obblighi derivanti dall'adesione dell’Italia a trattati internazionali nonché la massiccia violazione delle direttive comunitarie, comportano ritardi e boicottaggi di necessarie e urgenti riforme del diritto internazionale oltre che ingenti costi ai danni della collettività. […]

L’avvento della Repubblica per lungo tempo non produce mutamenti nella disciplina della radiodiffusione voluta dal regime fascista, imperniata sulla riserva allo Stato dell’attività radiotelevisiva e sul penetrante controllo politico circa l’assetto societario ed i contenuti dei programmi. Nell’Italia repubblicana, il controllo del consenso e del dissenso continua a essere assicurato principalmente attraverso il controllo del mezzo radiotelevisivo, in continuità con l’uso che il fascismo fece della radio e del cinema.[…]

Dalla marcia per l’amnistia alla cancellazione della Commissione di vigilanza, il perfezionarsi della non-democrazia verso le prossime elezioni europee.[…]

A vedere la televisione, i talk show di Bruno Vespa, l’inflazione di trasmissioni religiose, i discorsi del Papa puntualmente rilanciati da tutti i telegiornali, ma anche i salotti televisivi di Floris, di Santoro, di Matrix, di Primo Piano, si direbbe che in Italia viga su questioni particolarmente delicate che riguardano la vita di tutti o che investono l’ordinamento e il funzionamento del sistema politico, un pensiero se non proprio unico come negli stati teocratici e negli stati formalmente totalitari, almeno nettamente prevalente contrastato da una isolata minoranza che tenta inutilmente di opporvisi. E’ questa l’immagine del paese che i media trasmettono ogni giorno e che riflette su tali questioni le scelte del Parlamento e gli orientamenti delle forze politiche, di centro destra come di centro sinistra. Ma è davvero così? I referendum e i sondaggi ci raccontano un’altra storia. […]”


Il testo è arricchito di schede di approfondimento riguardanti a) le consultazioni referendarie svolte, oltre ad un elenco di quei referendum respinti dalla Corte costituzionale, b) sul caso dell’assassinio di Giorgiana Masi dopo tre decenni, c) sulla P2, P38, PScalfari, Moro, Sindona, Calvi, D’Urso, Cirillo. Ancora schede informative sulle campagne elettorali: dal bruciare i certificati elettorali allo sciopero del voto alla campagna del 1999 - “Vota Emma”. Infine  schede sui radicali in galera e su quelli “famosi” resi perciò clandestini.


Ma vi sono pure le citazioni di Giuseppe Maranini, e quella di Giuliano Amato del 1993 a dimostrazione che la definizione di “regime partitocratico”, quello esistente nell’Italia postfascista, è una definizione scientifica e non semplicemente denigratoria.

Forse la manchevolezza maggiore in questo scritto è l’assenza di una nota bibliografica. Occorre però dire che in questa prima stesura le note sono un po’ trascurate, ma sono convinto che una seconda edizione sarà curata con maggiore attenzione.


Detto questo, anche allo scopo di sollecitare la riflessione su quanto contenuto in quei sedici capitoli, è opportuno fare alcune osservazioni.


Si legge nell’introduzione: “In queste pagine, è descritta una lunga e continuata strage di leggi, di diritto, di principi costituzionali, di norme e di regole che avrebbero dovuto governare la convivenza civile della democrazia  italiana. Con un’avvertenza: la strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di persone.”


Si aggiunge, subito dopo,: “Da 60 anni, in Italia, al regime fascista del Partito-Stato ha fatto seguito il regime “sfascista” dello Stato dei Partiti. Da 60 anni, una puntuale e sistematica  violazione della Costituzione viene dolosamente consumata contro il popolo italiano, quel “demos” che vive deprivato delle condizioni minime di conoscenza e legalità, necessarie per esercitare il potere sovrano in forma legittima. In Italia non c’è democrazia, ma partitocrazia, oligarchia, vuoto di potere, arroganza del potere, prepotenza e impotenza. Non esiste Stato di diritto, ma arbitrio di regime.”


Inoltre si precisa: “ Da ultimo arrivato, Silvio Berlusconi e i suoi ‘detrattori’ e ‘accusatori’ sono in realtà l’espressione (finale?) di una identica vicenda politica. Sono affratellati da un comune destino, per ora illegale e drammatico, domani probabilmente anche violento e tragico. Lo sbocco è quasi obbligato.”


Ecco proprio questa precisazione fa apparire contraddittorio il comportamento dei radicali italiani in questi ultimi anni. Se “Silvio Berlusconi e i suoi ‘detrattori’ e ‘accusatori’ sono in realtà l’espressione (finale?) di una identica vicenda politica” perché mai aiutare “i buoni a nulla” anche solo per tentare di ostacolare “i capaci di tutto”? Ossia, la strategia dell’ospitalità, succeduta alla linea politica tradizionale di radicale alternativa liberale al regime, che aveva riscosso il successo nel 1999, non avendo trasformato i “buoni a nulla” nemmeno in “capaci di qualcosa”, (visto lo straordinario successo dello schieramento berlusconiano) non ha reso i radicali, agli occhi dell’opinione pubblica, complici del regime partitocratico?


La situazione risulta catastrofica non tanto per il generico richiamo alla “metamorfosi del Male” – quasi una evocazione di Hanna Arendt – ma da alcuni sintomi (le vicende sulla fecondazione assistita e sul testamento biologico) dai quali sembra scorgere l’alba del “Partito di Dio”. Addirittura con il protagonismo di laici pentiti, sedicenti liberali!


Quindi non vi è la semplice trasformazione di conservatori in reazionari, ma la china sembra sempre più favorire la nascita di un partito integralista ed assolutista (altro che la “mignottocrazia” farfugliata dal Guzzanti, ex berlusconiano!).


Da questa consapevolezza dovrebbe avere slancio l’iniziativa per costituire l’antagonista relativista, perciò liberale. Solo questo antagonista può intraprendere il vecchio percorso per la lotta di liberazione dal regime partitocratrico. Ma i “Radicali Italiani” sono credibili dopo un lungo periodo nel quale sono apparsi complici del regime?


Non sono né marxista né beghino, quindi non credo né nell’autocritica né nel pentimento. Perciò non posso chiedere né l’una né l’altro agli amici radicali. Posso, però, chiedere loro di essere realisti e dichiarare che la fase dell’ospitalità è definitivamente superata e, quindi, si riprende la lotta di liberazione dal regime partitocratico. Di qui l’opportunità del dissolvimento del soggetto “Radicali Italiani”, ripeto, apparso troppo compromesso con il regime.


La lettura di questo buon testo serve anche a loro. Urlano uno strano slogan: “Il fascismo abbiam mandato via ed ora cacciam la partitocrazia”. In realtà, proprio dalla “lettura” che segnaliamo, risulta inequivocabilmente una continuità tra “fascismo” e “partitocrazia”. Infatti sono loro stessi che, in questa lettura, citano una frase famosa di Giuliano Amato, pronunciata allorché era Presidente del Consiglio: (occorre) “far morire quel modello di partito-Stato che fu introdotto dal fascismo e la Repubblica aveva finito per ereditare, limitandosi a trasformare un 'singolare' in 'plurale'.”  Quindi quello slogan non è molto corretto. Sarebbe meglio: “Il fascismo abbiam tentato di mandar via ma lo avete trasformato in partitocrazia”.


Ad avviso di chi scrive questo lavoro dei radicali avrebbe costituito un buon sostegno al referendum contro la legge elettorale partitocratica, denominata “porcata”, piuttosto che un ausilio ad una sterile campagna per delle elezioni europee, rese una mera anticipazione delle prossime elezioni politiche nazionali. Anzi proprio il mancato svolgimento contemporaneo dei referendum e delle elezioni europee ha ridotto, queste ultime, a un banale confronto nazionale, snaturandole, perché non europeizzate.


Una responsabilità và addossata proprio a Marco Pannella in quanto, nell’ultimo consiglio nazionale del suo movimento-partito, ha manifestato la sua ostilità allo svolgimento congiunto di referendum ed elezioni anticipate tanto da disinteressarlo all’avvenimento. Spiace perché proprio l’area radicale, in questa Italia postfascista, ha più amato il contrappeso della democrazia referendaria alle decisioni della camera dei fasci e delle corporazioni partitocratiche. E questo amore risulta qui evidente, in molte pagine.


Non ci resta, a questo punto, che fare affidamento sugli effetti inintenzionali dell’approfittamento intenzionale del monopartito PdL-PD, al fine di aprire una stagione di riforme istituzionali liberali (innanzi tutto la Riforma Amerikana) sull’abbrivio del successo referendario del 21 giugno. Sono sicuro che in questa nuova stagione gli amici radicali non si distrarranno, nonostante le attuali indecisioni sui referendum elettorali. (bl)


INDICE: Introduzione 1. Fatta la Costituzione ne inizia la disapplicazione – 2. Il furto della seconda scheda – 3. Una repubblica fondata sul regime dei partiti (parastatali e non democratici) – 4. Giustizia all’italiana: uno stato “delinquente abituale” – 5. Un presidenzialismo abusivo, mediatico ed extra-istituzionale – 6. Parlamento: la Camera dei partiti – 7. Gli anni ‘70: la rivoluzione dei diritti civili – 8. Una lettura alternativa degli anni neri della repubblica – 9. La bancarotta dello stato italiano – 10. Dalla riforma “americana” possibile alle controriforme partitocratiche – 11. Partitocrazia, dissesto idrogeologico, distruzione dell’ambiente – 12. Lo sfascio delle istituzioni: il “caso” dei plenum mancanti – 13. Il mancato rispetto degli obblighi internazionali della Repubblica Italiana – 14. La negazione del diritto alla conoscenza – 15. Gli ultimi anni del regime – 16. Perché la resistenza può ancora vincere


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. referendum partitocrazia radicali

permalink | inviato da Venetoliberale il 30/4/2009 alle 10:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


 

Ultime cose
Il mio profilo

Forum Veneto liberale
Rossi e Salvemini
Centro Pannunzio
Scelgo l'Italia
Associazione per l'uninominale
Pietro Ichino
Ernesto Paolozzi
per non mollare
MFE Castelfranco Veneto
Area d'Incontro
Nuova agenzia radicale
Velino
Comitati per la libertà
Circolo Benedetto Croce Ancona
La Voce
Forum di laici
Critica liberale
Politichiamo
Veneto radicale
Riviste di Benedetto Croce
Centro studi Piero Gobetti
Società libera
Trasnational Radical Party
blog liberali italiani
Polena
Istituto Bruno Leoni
Italia Laica
Legno storto
Centro Einaudi di Torino
Forces Italy
Libertà eguale
blog Italia laica
Pensalibero
Salon Voltaire
Patto veneto
Meno stato + mercato



me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

   
sfoglia     marzo        maggio