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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
2 giugno 2010

Auspicabili sviluppi

RADICALIZZARE LA LOTTA POLITICA


Michele Salvati, economista e uomo politico teorizzatore del partito Democratico e autore del libro “Il PD per la rivoluzione liberale”, in un articolo comparso oggi 30 maggio sul Corriere, partendo dalla constatazione della crescente radicalizzazione dello scontro tra il partito Democratico e quello Repubblicano, in USA, in occasione delle ultime elezioni presidenziali, rifacendosi ad alcuni analisti politici, considera alcune conseguenze. Da un lato alla radicalizzazione consegue un aumento di partecipazione popolare al processo elettorale così rendendo più vivace ed efficace la democrazia, dall’altro si consegue una maggior difficoltà nel travaso di consensi da parte dei parlamentari di uno dei due partiti nei confronti di progetti proposti dagli avversari.


In Italia ed in Europa il fenomeno è inverso. Ossia la lotta politica si deradicalizza.


Chi scrive ritiene la deradicalizzazione un fenomeno negativo perché comporta una minore partecipazione popolare al processo elettorale, indebolendo sempre più la democrazia, e costituisce un incentivo al trasformismo e al consociativismo che rendono sempre più simili maggioranze e opposizioni impedendo la nascita di maggioranze alternative.


Per una democrazia effettiva è rilevante la partecipazione dei cittadini ma è altrettanto rilevante un processo politico in grado di produrre proposte alternative. Al momento la contrapposizione berlusconismo/antiberlusconismo si è sovrapposta alla contrapposizione anticomunismo/comunismo sulla quale si è retta la lotta politica almeno sino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. Se quella contrapposizione ha reso meno asfittica la lotta politica nei primi quarant’anni della repubblica, negli ultimi quindici anni sta perdendo molta influenza Non solo è sempre più diminuita la partecipazione elettorale ma sembrano davvero poco distinguibili le maggioranze che hanno retto i diversi governi. Il fenomeno è spiegabile. Essendo la contrapposizione anticomunisti/comunisti venuta meno per il crollo dell’impero sovietico, alla lunga anche il suo surrogato (berlusconismo/antiberlusconismo) sta esaurendo il suo compito.


Di qui la necessità di individuare temi che possano radicalizzare la lotta politica. Veneto liberale, nella sua ultima direzione ne ha individuati alcuni: “maggioritario uninominale, europa federale e laicismo”. I conservatori costringeranno gli avversari a diventare riformatori, ponendo alla loro attenzione proposte radicalmente liberali? (bl)



 

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