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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
8 dicembre 2011

ATTUALITA’ DELLA RELIGIONE DELLA LIBERTA’

BENEDETTO CROCE “ELEMENTI DI POLITICA” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011

Nella edizione pubblicata dal Corriere della Sera, sulla copertina si legge questa frase ripresa da “Politica in nuce” scritta nel 1924: “Le leggi hanno bensì la loro importanza, ma che assai più importa il modo in cui esse vengono osservate, cioè l’effettivo operare degli uomini; ed è noto che le leggi, nella interpretazione e attuazione, si allargano, si accomodano, si arricchiscono, e, insomma cangiano.”

La sua attualità risulta evidente se si confronta l’art. 27 della nostra Costituzione (2° comma “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”) e la negazione della dignità umana alla quale sono costretti i detenuti nel nostro paese. Di qui la sacrosanta lotta, per un intervento immediato ed urgente, come quella che Marco Pannella, con alcuni uomini e donne di buona volontà, sta conducendo per l’amnistia, non solo per i detenuti ma soprattutto per questa Repubblica. Intervento immediato ed urgente per risintonizzare la legge con lo stato dei detenuti che sono privati della loro dignità allorché sono ammassati in celle sovraffollate.

Benedetto Croce era un deciso avversario della statolatria. Scrive Croce, sempre in “Politica in nuce”:“Concepita la ‘moralità’ come ‘Stato etico’, e identificato questo con lo Stato politico o ‘Stato’ senz’altro, si giunge alla concezione …che la moralità concreta è tutta in quelli che governano, nell’atto che governano, e i loro avversari debbono considerarsi avversari della morale in atto, degni non solo di essere, secondo legge e fuor di legge, puniti…ma di alta condanna morale. E’, per così dire, una concezione ‘governativa’ della morale.”

Ma c’è un dissidio tra politica e morale? Nei confronti della politica “moralistica”, sì.

Croce avversario dello “Stato etico”, non poteva che essere avversario della “politica moralistica”. “Il moralista – scriveva Croce – è un pratico correttore o censore, che mira a tener saldo e inflessibile l’ideale morale, giudica le cose umane sotto l’esclusivo aspetto della ‘perfectio’, esaminando la correttezza delle singole azioni e la maggior bontà dei singoli individui…” Poi aggiunge, riferendosi allo storico etico-politico (ma che potrebbe valere anche per il politico liberale): “invece si volge a ricercare il passato in tutte le sue relazioni, nella sua logica e nella sua necessità; e, come l’interesse suo è più largo di quello della pedagogia individuale, così più largo è il suo sguardo e il suo giudizio e diversa la scala d’importanza alla quale egli si attiene, onde egli non bada tanto alla ‘perfectio’, alle azioni in ogni loro particolare e minuzia incensurabili, o alla serie delle belle azioni, moralmente ispirate ed eseguite, o alla lode della bontà dell’individuo, quanto al carattere delle azioni compiute e al significato che esse prendono nello svolgimento storico.”

Per meglio spiegare la differenza tra morale e moralistico afferma: “Il paragone migliore, che chiarisce questa differenza, è tra il grammatico o maestro di lingua e di stile, e il critico di poesia; il primo dei quali…scrutina severamente la proprietà e perfezione delle espressioni, e loda le imperfette, laddove il secondo tollera e perfino accetta le imperfezioni pur di vedersi dinanzi un’opera di vera e grande poesia.”

Perciò Croce sosteneva una visione liberale etico-politica. Scriveva in La concezione liberale come concezione della vita”, contenuta in questa raccolta: Questa concezione è metapolitica, supera la teoria formale della politica e, in certo senso, anche quella formale dell’etica, e coincide con una concezione totale del mondo e della realtà…In essa si rispecchia tutta la filosofia e la religione dell’età moderna, incentrata nell’idea della dialettica …che, mercé la diversità e l’opposizione delle forze spirituali, accresce e nobilita di continuo la vita e le conferisce il suo unico e intero significato. Su questo fondamento teoretico nasce la disposizione pratica liberale di fiducia e favore verso la varietà delle tendenze, alle quali si vuole piuttosto offrire un campo aperto perché gareggino e si provino tra loro e cooperino in concorde discordia, che non porre limiti e freni, e sottoporle a restringimenti e compressioni.”

Questa concezione etico-politica del liberalismo è stato di grande aiuto per coloro che soffrivano il regime fascista. Scriveva Norberto Bobbio in “Politica e cultura”: “Il Croce ha staccato il liberalismo come valore assoluto dalle istituzioni empiriche, mettendo l’accento sul fine e non sui mezzi. Nel momento in cui il valore era oscurato o tradito, questo suo appello alla dignità del fine fu suscitatore di energie morali come allora si richiedeva”.

Per questo la “religione della libertà” è di attualità in tempi in cui il liberalismo è “oscurato e tradito” come è provato dallo stato in cui sono ridotti i detenuti nelle nostre carceri, in confronto al fine etico-politico prescritto dalla nostra Costituzione. (bl)

INDICE: Prefazione di Giuseppe Galasso – I. Politica in nuce – II. Per la storia della filosofia della politica. Noterelle – III. Storia economica-politica e storia etico-politica – IV. La concezione liberale come concezione della vita – V. Constant e Jellinek: intorno alla differenza tra la libertà degli antichi e quella dei moderni – VI Contrasti d’ideali politici dopo il 1870 – VII. Liberismo e liberalismo – VIII. Di un equivoco concetto storico: la “borghesia” – IX. Sto e Chiesa in senso ideale e loro perpetua lotta nella storia – X. Giustizia internazionale – XI. Pessimismo storico – Appendice: Per una società di cultura politica – Note – Nota biografica – Nota bibliografica


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permalink | inviato da Venetoliberale il 8/12/2011 alle 17:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


 

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