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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
22 dicembre 2011

LEZIONI DI DEMOCRAZIA

NORBERTO BOBBIO “QUALE SOCIALISMO?” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011

“La democrazia … non è riuscita a mantenere le proprie promesse, che erano soprattutto di tre ordini: partecipazione … controllo dal basso … e libertà del dissenso. … Si sono verificati due fenomeni contrastanti al principio proclamato della partecipazione diffusa: da un lato, l’apatia politica, che è mancanza di partecipazione … dall’altro la partecipazione distorta o deformata o manipolata dagli organismi di massa che hanno il monopolio del potere ideologico. Il controllo diventa sempre meno efficace … con la conseguenza che gli organismi che il cittadino riesce a controllare sono centri di potere sempre più fittizi e i vari centri di potere di uno stato moderno, come la grande impresa, o i maggiori strumenti del potere reale (come l’esercito e la burocrazia), non sono sottoposti ad alcun controllo democratico. … Quanto al dissenso, esso è limitato in un’area ben circoscritta … e non offre mai la possibilità di un’alternativa (di governo ndr) radicale.”

Norberto Bobbio nel 1973 così descriveva lo stato del regime “democristiano” (alias “partitocrazia”). L’anno precedente per la prima volta la legislatura veniva interrotta prima della sua conclusione naturale per impedire lo svolgimento del referendum abrogativo sulla legge regolante il “divorzio”.“partito unico della spesa pubblica” mirava a comprarsi il sostegno degli elettori scaricando sui governi futuri e sui giovani (contribuenti futuri) l’onere del riequilibrio finanziario. (Altra caratteristica del regime!) Le Brigate Rosse, il movimento studentesco e l’aggressività dei sindacati sembravano scuotere il regime partitocratico dalle fondamenta. Proprio in quel periodo (1970 – 1975) il debito pubblico (ed oggi ne paghiamo le conseguenze!) passò dal 38 al 58 per cento del Pil: il "partito unico della spesa pubblica" mirava a comprarsi il sostegno degli elettori scaricando sui governi e sui giovani (contribuenti futuri) l'onere del riequilibrio finanziario.

Per normalizzare la situazione i partiti di regime proponevano due strategie: l’alternativa (di governo e/o di sistema) di sinistra (“uniti sì, ma contro la diccì”) e l’ingresso del PCI nell’area di governo (dagli “equilibri più avanzati” al “compromesso storico”). L’alternativa di sinistra era una utopia mentre l’ingresso del PCI nell’area di governo sarebbe stata solo un’operazione conservatrice di sapore trasformistico tant’è che dette vita alla fase consociativa del centrosinistra.

Bobbio sosteneva fondamentale prestare attenzione alle istituzioni, piuttosto che alle “formule governative”. Scriveva nell’articolo “Quali alternative alla democrazia rappresentativa?” pubblicato in “Mondoperaio”n. 10 1975: “Il nostro sistema politico fa acqua da tutte le parti. Ma fa acqua da tutte le parti, non perché sia un sistema rappresentativo bensì perché non lo è abbastanza. A parte il difetto del centrismo perpetuo, cioè della mancanza di una rotazione (ossia dell’alternativa di governo ndr) … l’area di controllo dell’organismo rappresentativo per eccellenza, il parlamento, si restringe ogni giorno di più.” In fondo è la posizione gobettiana (“Il regime rappresentativo non ha più il favore popolare. Ma che cosa volete sostituirgli? La teocrazia?”) quella che sta a monte delle argomentazioni bobbiane.

L’alternativa socialista al regime rappresentativo è possibile?

 “Bisogna riconoscere risponde Bobbio che un modello alternativo di organizzazione politica, alternativo allo stato parlamentare, un modello che possa dirsi ‘democratico e socialista’ in contrasto col modello tradizionale ‘democratico liberale’ … non esiste, o per lo meno non esiste in tutta la compiutezza dei particolari con cui è stato elaborato lungo i secoli il sistema politico della ‘borghesia’.”

Ed allora qual’è la soluzione? Bobbio non propone soluzioni. “Il mio proposito – scriveva in “Quale socialismo?” pubblicato in “Mondoperaio”n. 5 1976 – era semplicemente quello di mostrare le difficoltà cui vanno incontro il processo di democratizzazione in corso (e che, come la nostra stessa esperienza storica ci ha confermato, non è irreversibile), di confutare, non la democrazia, ma la faciloneria.”

E così Bobbio liquidava le illusioni dell’alternativa di sinistra fondata sulla “democrazia diretta” e nel contempo spiegava “ai comunisti di allora che cosa sono lo stato, la democrazia, il socialismo”, come afferma Michele Salvati nella prefazione a questa edizione del libro del 1976. Salvati aggiunge: “queste dettagliate, brillanti spiegazioni – vere e proprie lezioni magistrali – valgono anche per noi.”

Valerio Zanone ha affermato che “Bobbio mutua da Cattaneo la regola che ‘la filosofia è una milizia’,” e di questa sua milizia, noi lettori, dovremmo farne tesoro. La trasformazione della partitocrazia in democrazia liberale dovrebbe essere il progetto principale di qualsiasi forza che si definisca riformatrice. (bl)

 INDICE: Prefazione di Michele Salvati – Prefazione all’edizione 1976 – Democrazia socialista? – Esiste una dottrina marxistica dello stato? – Quali alternative alla democrazia rappresentativa? – Perché democrazia? – Quale socialismo? – Note – Nota biografica – Nota bibliografica



 

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