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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
2 ottobre 2011

Lettera per l'Europa

Cari amici e cari compagni,

Immanuel Kant sosteneva che solo una federazione di stati liberi, ossia liberali, può fondare un diritto internazionale, condizione necessaria e non sufficiente per raggiungere la pace perpetua.

Diviene necessaria – scriveva Kant – una lega di particolare tipo, che si può chiamare lega della pace (foedus pacificum) e che va distinta dal patto di pace (pactum pacis), per il fatto che questo cerca di mettere semplicemente fine a una guerra, mentre invece quella cerca di mettere fine a tutte le guerre, e per sempre. Questa lega non ha lo scopo di far acquistare potenza a un qualche stato, ma mira solo alla conservazione e alla sicurezza della libertà di uno stato, per sé e, al tempo stesso, per gli altri stati confederati, senza che questi debbano sottomettersi … a leggi pubbliche e a una coazione sotto esse. Si può rappresentare l’attuabilità … di questa idea di federalismo che gradualmente si deve estendere a tutti gli stati, e condurre così alla pace perpetua: poiché se la fortuna portasse un popolo potente e illuminato a costituirsi in repubblica … si avrebbe in ciò un nucleo dell’unione federativa per gli altri stati, per unirsi ad essa e garantire così lo stato di pace fra gli stati, conformemente all’idea del diritto internazionale, estendendolo sempre più tramite altre unioni dello stesso tipo.”

In un libro di qualche anno fa pubblicato da Carocci (“DALLO STATO ALL’EUROPA) il prof. Mario Telò, tra l’altro insegnante di Storia delle dottrine politiche all’Università di Bari, scriveva: “Lo Stato è la forma fondamentale della politica moderna, che nasce in Europa, e ha profonde radici nelle nazioni; se nella stessa Europa si crea il quadro costituzionale sopranazionale che consentirà di superare definitivamente la forma sovrana classica dello Stato in un contesto di integrazione regionale, allora, ancora una volta, l’Europa offrirà al mondo un’idea organizzativa della politica, come è accaduto in passato con la democrazia nelle ‘polis’ del mondo greco, con l’idea di Stato sovrano dal Cinquecento in poi”.

Non c’è oggi alcun grande problema che riguarda l’economia, la moneta, la difesa, lo sviluppo scientifico e tecnologico, la cultura, la fame nel mondo, la pace che possa essere affrontato con criteri e strumenti nazionali. Di qui la natura prettamente politica del progetto europeo.

Essenzialmente politici erano l’europeismo e il federalismo di Ernesto Rossi: solo partendo da una integrazione politica, si sarebbe potuto giungere alla istituzione di una Europa federale. La scelta di promuovere prima l’integrazione economica e l’iperallargamento, sembra dar ragione alla visione di Rossi. Ormai, tutti e 27 i paesi aderenti all’Unione Europea hanno ratificato, con grande difficoltà, il trattato di Lisbona. Inoltre sono stati nominati, con un metodo per nulla trasparente - degno di un conclave papalino -, uno scolorito (PPE) Presidente del Consiglio Europeo ed una sconosciuta baronessa (PSE) quale Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (per di più inglese, ossia un rappresentante di uno stato estraneo all’area Euro). Diciamolo: l’Europa intergoventativa è sempre più l’Europa delle Nazioni ed è sempre meno la Federazione Europea vagheggiata da Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni nel “Manifesto di Ventotene”.

Per contrastare questa deriva e riavviare un processo costituente per l’integrazione politica, occorrerà prendere delle iniziative. Perché non dare corso ad una campagna europea per la raccolta di almeno un milione di firme per una nuova Convenzione, avendo come obiettivo la modifica del testo del Trattato, così come previsto dallo stesso Trattato di Lisbona?

Si legge nel Manifesto di Ventotene – meglio, nel progetto di un manifesto per l’Europa libera ed unita – che “la civiltà moderna ha posto come proprio fondamento il principio della libertà, secondo il quale l’uomo non deve essere strumento altrui, ma un autonomo centro di vita….Un’Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna, di cui l’era totalitaria rappresenta un arresto”. Certamente non l’Europa delle nazioni alla quale noi oggi non ci rassegniamo di subire.

Si legge nel Manifesto: “Il problema che in primo luogo va risolto e fallendo il quale qualsiasi progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani”.

E’ anacronistico attardarsi sulla contrapposizione berlusconismo/antiberlusconismo mentre vi è la sfida innescata dalla mondializzazione. Illudersi di poter affrontare quella sfida solo con una ottica nazionale significa aver perso il contatto con la realtà che è ormai dominata da processi trasnazionali. Le migrazioni di popoli e culture sfidano “il principio secondo il quale l’uomo non deve essere strumento altrui, ma un autonomo centro di vita” per cui concezioni antiindividualiste sembrano più attrezzate ad affrontare i problemi contemporanei.

Il potenziamento della civiltà moderna rischia un altro arresto. Per questo occorre rilanciare il processo di un’Europa federale libera ed unita facendo acquisire ai cittadini la consapevolezza della necessità di sentirsi soprattutto europei. Questa identità europea ci potrà aiutare ad uscire anche dalla palude partitocratrica, sindacatocratica e burocratica in cui oggi, da italiani, ci dibattiamo. La democrazia liberale e federalista, è l’alternativa ad un sistema decrepito che rischia di offrire una risposta totalitaria alla presente crisi.

Concludendo: non sono entusiasta di questa Europa. Anzi. Questa Europa così com’è non mi piace. Ma non mi piace non perché c’è troppa Europa, ma perché ce n’è troppo poca. Per questo, non chiamatemi “euroscettico”.


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permalink | inviato da Venetoliberale il 2/10/2011 alle 16:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

22 novembre 2009

UNA VITA PER LA LIBERTÀ

AA.VV. “ERNESTO ROSSI: UN DEMOCRATICO EUROPEO”, Rubbettino Soneria Mannelli (Cz) 2009


A cura di Antonella Braga e di Simonetta Michelotti, entrambe ricercatrici universitarie (la prima presso l’Università di Pavia e la seconda presso l’Università di Siena), sono raccolti, in questo volume, gli atti del Convegno: “Ernesto Rossi. una vita per la libertà”, tenutosi a Verbania dal 24 al 28 ottobre 2007.


Il volume illumina, tra l’altro, il ruolo che ha avuto Ernesto Rossi nella ideazione e nella realizzazione del “Manifesto di Ventotene” ma, alcuni militanti del Movimento Federalista Europeo (al quale Rossi ha contribuito alla fondazione e con la militanza sino al 1954, mantenendo l’iscrizione sino alla morte), ingiustamente sminuiscono proprio il suo ruolo determinante. E’ annunciata una edizione critica de “Il Manifesto di Ventotene” il che dovrebbe rendere definitivamente giustizia alla figura di Ernesto Rossi, europeista e federalista.


L’europeismo e il federalismo di Rossi erano essenzialmente politici: solo partendo da una integrazione politica, si potrebbe giungere alla istituzione di una Europa federale. La scelta di promuovere prima l’integrazione economica e l’iperallargamento, sembra dar ragione alla visione di Ernesto Rossi. Ormai, tutti e 27 i paesi aderenti all’Unione Europea hanno ratificato, con grande difficoltà, il trattato di Lisbona. Inoltre sono stati nominati, con un metodo per nulla trasparente - degno di un conclave papalino -, uno scolorito (PPE) Presidente del Consiglio Europeo ed una sconosciuta baronessa (PSE) quale Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (per di più inglese, ossia un rappresentante di uno stato estraneo all’area Euro). Diciamolo: l’Europa intergoventativa è sempre più l’Europa delle Nazioni ed è sempre meno la Federazione Europea vagheggiata da Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni nel “Manifesto di Ventotene”.


Per contrastare questa deriva e riavviare un processo costituente per l’integrazione politica, occorrerà prendere delle iniziative. Perché non dare corso ad una campagna europea per la raccolta di almeno un milione di firme per una nuova Convenzione, avendo come obiettivo la modifica del testo del Trattato, così come previsto dallo stesso Trattato di Lisbona?


Le relazioni contenute in questo volume ci ricordano che Ernesto Rossi è un maestro non solo di federalismo europeo ma anche di laicismo. Il suo anticlericalismo è un antidoto nei confronti del moderatismo laico che si è dimostrato inadeguato (almeno negli ultimi quindici anni) ad arginare il pericolo della clericocrazia, oggi all’orizzonte. Inoltre il suo insegnamento, quale economista, ci ammonisce che la giustizia non può esistere senza libertà economica, e questa, senza la giustizia, si risolve nella sopraffazione dei privilegiati nei confronti dei più deboli. Rileggere “Abolire la miseria” ci fa riflettere sull’insufficienza degli attuali ammortizzatori sociali goduti solo da una minoranza di cittadini. Infine Rossi è stato un maestro di giornalismo. Molti suoi detti (ad esempio: aria fritta, padroni del vapore, malgoverno, citrullopoli) esprimono, con poche parole, un giudizio tagliente nei confronti di difetti capitali nazionali.


Concludiamo con le parole di Livio Ghersi “L’insegnamento di Rossi è che non si debba dire alla gente ciò che amerebbe ascoltare; al contrario, che sia doveroso sfatare i luoghi comuni e fornire spunti utili per costringere i cervelli a mettersi in moto. Ciò implica la possibilità di enunciare tesi impopolari, dunque sgradevoli. Da questo punto di vista, Rossi ha incarnato la perfetta antitesi ideale della posizione del politicante demagogo. Per questo ne onoriamo ancora la memoria.” Sottoscriviamo, parola per parola. (bl).


INDICE Prefazione di Mauro Begozzi – Antonella Braga, Simonetta Michelotti: Per una nuova stagione di studi – Saluti: Giorgio Napoletano(Presidente della Repubblica) Emma Bonino( Ministro per le Politiche Europee e per il Commercio internazionale).

Sezione I: Antifascismo e federalismo 1) Luigi V. Malocchi: L’opposizione antifascista e la battaglia per gli Stati Uniti d’Europa; 2) Arturo Colombo: Quel forte sodalizio fra Ernesto Rossi, Riccardo Bauer e Carlo Rosselli; 3) Mimmo Franzinelli: Ernesto Rossi dal Partito d’Azione al centro-sinistra; 4) Paolo Sammuri: Rossi censurato: la polizia e l’epistolario dal carcere; 5) Tito Boeri: L’ansia di giustizia: l’attualità di Abolire la miseria; 6) Rodolfo Vittori: L’umanesimo libertario di Ernesto Rossi e Camillo Berberi; 7) Umberto Morelli: L’insegnamento federalista di Luigi Einaudi. Rossi, Einaudi, Spinelli: tre modi di essere federalisti; 8) Antonella Braga: Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi: da Ventotene alla battaglia per la Comunità europea di difesa.

Sezione II: Un’Italia più civile 1) Lorenzo Strik Lievers: L’impegno politico e civile di Ernesto Rossi; 2) Luciano Segreto: L’esperienza di manager pubblico: Ernesto Rossi all’Arar; 3) Marino Biondi: Fatti e parole: la scrittura di Ernesto Rossi; 4) Sergio Bucchi: Ernesto Rossi e l’edizione delle Opere di Gaetano Salvemini; 5) Mario Signorino: La collaborazione di Ernesto Rossi a «L’astrolabio» di Ferruccio Parri; 6) Simonetta Michelotti: La battaglia contro il clericalismo per la democrazia; 7) Andrea Ricciardi: L’epistolario tra Ernesto Rossi e Leo Valiani; 8) Andrea Becherucci: Ernesto Rossi promotore di cultura: la collaborazione con Carlo Ludovico Ragghianti e Neri Pozza.

Sezione III: L’attualità e l’insegnamento di Ernesto Rossi: interventi alla tavola rotonda 1) Enzo Marzo: Ernesto Rossi e il sogno di una sinistra laica; 2) Gaetano Pecora: Ernesto Rossi, «pazzo malinconico»; 3) Mercedes Presso: Un insegnamento ancora; 4) Anna M. Cardano: Gli Stati Uniti d’Europa e Abolire la miseria: due libri da rileggere; 5) Emanuele Macaluso: Ernesto Rossi e la sinistra di ieri e di oggi; 6) Angiolo Bandinelli: La solitudine di Ernesto Rossi; 7) Tullio Monti: Uno scomodo homo laicus; 8) Giulio Ercolessi: Ernesto Rossi, maestro inascoltato di un’altra Italia.

Sezione IV: Memoria e Fonti 1) Livio Ghersi: Profilo biografico di Ernesto Rossi; 2) Grazia Masetti: Un matrimonio in carcere: ricordando gli zii Ada ed Ernesto 3) Andrea Chiti-Battelli: Un ricordo di Ernesto Rossi ; 4) Andrea Becherucci: Le carte di Ernesto Rossi agli Archivi Storici dell’Unione europea.

Sezione V: Esperienze 1) Dario Frigerio: La memoria di Ernesto e Ada Rossi all’ITC «Vittorio Emanuele II» di Bergamo; 2) Gino Sossi: Fuga dal treno: un film dedicato a Ernesto Rossi .

Sezione VI: Strumenti 1) Valerio Giannellini: Utopie e riforme: l’attualità dell’insegnamento di Ernesto Rossi. Mostra iconografica; 2) Valter Vecellio: Una spia del regime di Alberto Negrin; 3) Mauro Begozzi: Uno strumento per gli studiosi: la bio-bibliografia degli scritti di e su Ernesto Rossi - Fondo Ernesto Rossi (traduzione di A. Braga, S. Michelotti) – Schede degli autori – Indice dei nomi


22 novembre 2009

L'insegnamento di Ernesto Rossi

“[…] L’insegnamento di Rossi è che non si debba dire alla gente ciò che amerebbe ascoltare; al contrario, che sia doveroso sfatare i luoghi comuni e fornire spunti utili per costringere i cervelli a mettersi in moto. Ciò implica la possibilità di enunciare tesi impopolari, dunque sgradevoli. Da questo punto di vista, Rossi ha incarnato la perfetta antitesi ideale della posizione del politicante demagogo. Per questo ne onoriamo ancora la memoria.[…]”


(cfr. LIVIO GHERSI “Profilo biografico di Ernesto Rossi” in AA.VV. “ERNESTO ROSSI: UN DEMOCRATICO EUROPEO”, Rubbettino Soneria Mannelli (Cz ) 2009 pag. 433)



 

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