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Venetoliberale
per la radicale alternativa liberale
 
 
 
 
           
       

“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
9 settembre 2010

LEGGE ELETTORALE UNINOMINALE, LAICISMO E FEDERALISMO EUROPEO

MOZIONE

La direzione di Veneto liberale, riunitasi a Castelfranco Veneto, oggi 9 settembre 2010, esaminati i punti all’ordine del giorno

PREMESSO

che il XII congresso dell’associazione, svoltosi il 12 dicembre 2009, ha constatato il mancato raggiungimento delle priorità che si erano indicate nel congresso dell’anno precedente;

che in quella occasione si constatava il notevole indebolimento delle energie umane del sodalizio. rendendo particolarmente difficile perseguire il progetto dei "liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

che era, comunque, ribadita la necessità di un soggetto politico, più precisamente, un partito riformatore di liberali e democratici con l’obiettivo di farsi strumento per le modernizzazioni riguardanti le istituzioni (poter scegliere chi governa e punire - in modo democratico e nonviolento - chi non merita più il voto), l’economia (centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni) e la società (libertà individuali dallo stato e dalla società etica), modernizzazioni che costituiscono la Rivoluzione liberale non realizzata dalle generazioni eredi del Risorgimento;

che, sino all’acquisizione di nuove opportunità, si decideva di concentrare la propria attività nel “Coordinamento castellano per la Libera Scelta” perché viene ritenuta indispensabile presidiare la frattura laicismo/clericalismo per il progetto dei “liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

che l’intervento dell’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, di giovedì 26 agosto al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, e la pubblicazione dell’appello per l’Uninominale, sul Corriere della Sera del 28 agosto, possono costituire i segnali di nuove opportunità per il rilancio del progetto dei "liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

DICHIARA

che l’intervento di Sergio Marchionne a Rimini ha indicato la consapevolezza, da parte di una importante componente dell’establishment, della necessità di nuove relazioni politiche (e non solo la necessità di nuove relazioni industriali) per affrontare la sfida dei tempi moderni, il che è coerente con la visione secondo la quale volgere la testa al passato è suicida e con la convinzione che il difetto dell’Italia è la mancanza di un progetto e di un leader che sappia dare corpo alla predetta necessità (ossia esprime una posizione riformatrice piuttosto che il tradizionale immobilismo conservatore caro ai poteri costituiti);

che il manifesto per l’uninominale pubblicato sul Corriere della Sera è un progetto di buona politica al quale hanno aderito personalità che possono costituire tanti possibili leader;

che l’attuale crisi del sistema, o meglio del regime partitocratico, (conseguente anche a divaricazione di posizioni politiche da parte di importanti componenti del regime) potrebbe diventare una occasione per imboccare la strada per la transizione verso la democrazia liberale o per dare sfogo al fondamentalismo illiberale, latente nella società, causando lutti e dolori;

DECIDE

di essere disponibile a partecipare, tutti e ciascun aderente a Veneto liberale, alle iniziative conseguenti al progetto evidenziato dall’appello per l’Uninominale, pubblicato sul Corriere della Sera del 28 agosto 2010, perciò a) presterà attenzione al seminario che si svolgerà a Roma il prossimo 23 settembre, che ha lo scopo di individuare la forma ‘tecnica’ della proposta di riforma elettorale da sostenere, b) aderisce, compatibilmente con altri impegni oggi non prevedibili, all’assemblea che si svolgerà il prossimo 7 ottobre;

di accantonare, per ora, la propria preferenza per il sistema maggioritario a turno unico con le primarie di collegio, ritenendo precipua una collaborazione leale con tutti coloro che preferiscono l’uninominale maggioritario al preferenzialismo proporzionalista.;

di ribadire la scelta laicista, già intrapresa con la partecipazione al “Coordinamento castellano per la Libera Scelta”, festeggiando l’anniversario del 20 settembre 1870 con un incontro conviviale e quella federalista europea fiancheggiando il Movimento dei Federalisti Europei, in singole iniziative coerenti con il “Manifesto di Ventotene” di Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni.


3 agosto 2010

Il punto di partenza

UNINOMINALE E VOTO DI PREFERENZA


Ce lo auguravamo. L’implosione del partito di maggioranza relativa era nell’aria. Berlusconi e Fini vorrebbero rappresentare due tipi di regimi. Berlusconi vorrebbe rappresentare un regime “presidenzialista”, per cui chi è eletto “premier” manifesta la volontà degli elettori. Fini vorrebbe rappresentare un regime “parlamentare” per cui la volontà del Popolo è manifestata dai suoi rappresentanti che siedono in Parlamento. Entrambi, però, danno una immagine non veritiera della realtà. Il “Premier” non può manifestare la volontà degli elettori né in Parlamento siedono i rappresentanti dei cittadini perché il sistema elettorale vigente permette la rappresentanza dei notabili dei partiti, ossia i parlamentari sono “nominati” e non eletti ed i cittadini non li “eleggono” perché ratificano soltanto quello che i notabili delle consorterie hanno deciso.


Di qui la necessità prioritaria di modificare la legge elettorale per restituire ai cittadini il loro diritto elettorale.


Ma la modifica del sistema elettorale può essere un’occasione per la necessaria Riforma del regime oppure può essere una ennesima occasione per normalizzare la situazione.


Dire che non si vuole abolire il bipolarismo ma solo restituire agli elettori il diritto di eleggere i propri rappresentanti, non è molto confortante. Anche questa legge elettorale valorizza il bipolarismo, per cui sarebbe sufficiente reintrodurre il “voto di preferenza”. Questa riforma ha il vago sapore normalizzatore, piuttosto che riformatore. Altra cosa sarebbe la reintroduzione dell’uninominale.


Su queste opzioni si riaprirà il discorso politico nei prossimi giorni. (bl)


2 giugno 2010

Auspicabili sviluppi

RADICALIZZARE LA LOTTA POLITICA


Michele Salvati, economista e uomo politico teorizzatore del partito Democratico e autore del libro “Il PD per la rivoluzione liberale”, in un articolo comparso oggi 30 maggio sul Corriere, partendo dalla constatazione della crescente radicalizzazione dello scontro tra il partito Democratico e quello Repubblicano, in USA, in occasione delle ultime elezioni presidenziali, rifacendosi ad alcuni analisti politici, considera alcune conseguenze. Da un lato alla radicalizzazione consegue un aumento di partecipazione popolare al processo elettorale così rendendo più vivace ed efficace la democrazia, dall’altro si consegue una maggior difficoltà nel travaso di consensi da parte dei parlamentari di uno dei due partiti nei confronti di progetti proposti dagli avversari.


In Italia ed in Europa il fenomeno è inverso. Ossia la lotta politica si deradicalizza.


Chi scrive ritiene la deradicalizzazione un fenomeno negativo perché comporta una minore partecipazione popolare al processo elettorale, indebolendo sempre più la democrazia, e costituisce un incentivo al trasformismo e al consociativismo che rendono sempre più simili maggioranze e opposizioni impedendo la nascita di maggioranze alternative.


Per una democrazia effettiva è rilevante la partecipazione dei cittadini ma è altrettanto rilevante un processo politico in grado di produrre proposte alternative. Al momento la contrapposizione berlusconismo/antiberlusconismo si è sovrapposta alla contrapposizione anticomunismo/comunismo sulla quale si è retta la lotta politica almeno sino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. Se quella contrapposizione ha reso meno asfittica la lotta politica nei primi quarant’anni della repubblica, negli ultimi quindici anni sta perdendo molta influenza Non solo è sempre più diminuita la partecipazione elettorale ma sembrano davvero poco distinguibili le maggioranze che hanno retto i diversi governi. Il fenomeno è spiegabile. Essendo la contrapposizione anticomunisti/comunisti venuta meno per il crollo dell’impero sovietico, alla lunga anche il suo surrogato (berlusconismo/antiberlusconismo) sta esaurendo il suo compito.


Di qui la necessità di individuare temi che possano radicalizzare la lotta politica. Veneto liberale, nella sua ultima direzione ne ha individuati alcuni: “maggioritario uninominale, europa federale e laicismo”. I conservatori costringeranno gli avversari a diventare riformatori, ponendo alla loro attenzione proposte radicalmente liberali? (bl)


20 maggio 2010

Costruire l'alternativa

L’ALTERNATIVA AL FORZALEGHISMO


Dicevo che il “forzaleghismo” può essere sfidato, e perché no, battuto da uno schieramento che può produrre istanze e proposte politiche popolari di “buongoverno”.


Lo schieramento deve, innanzi tutto, essere alternativo.


Il “forzaleghismo” non ha alcuna intenzione di cambiare la legge elettorale definita, da un loro esponente, “porcata”: vogliono i “nominati” non gli “eletti”. Vogliono i rappresentanti delle oligarchie partitiche e non i rappresentanti dei cittadini. Al massimo il “forzaleghismo” sarebbe disponibile per una riforma elettorale proporzionale. Sono avversari decisi del maggioritario e del collegio uninominale. Sanno che un sistema elettorale di questo genere non produrrebbe docili esecutori. Perciò un processo che favorisse il maggioritario e la reintroduzione del collegio uninominale costituirebbe l’alternativa al parlamento dei nominati.


In secondo luogo il “forzaleghismo” notevolmente scettico sulla stessa idea di Europa. Al massimo sarebbero disponibile per un’Europa dei popoli quale surrogato dell’Europa degli stati nazionali. La loro Europa è quella intergovernativa. I singoli governi nazionali non possono rinunciare alla loro sovranità! Conseguentemente l’alternativa è l’Europa federale, quella sognata da Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni autori di quello splendido e visionario“ Manifesto di Ventotene”.


Inoltre il “forzaleghismo” utilizza come “instrumentum regni” la religione cattolica, perciò non può non essere tacciato di clericalismo. D’altronde è lo stesso Vaticano e le gerarchie cattoliche che fanno affidamento su quello schieramento per impedire l’introduzione di una legislazione che regolamenti le unioni di fatto, o la redazione di dichiarazioni anticipate di trattamenti sanitari che rispettino la libera scelta dei cittadini, per non parlare di una legislazione che rispetti l’eguaglianza delle diverse confessioni religiose dato che l’Italia è ormai pluralista, con forti minoranze musulmane e cristiano ortodosse. Quindi l’opzione laicista o laica è indispensabile ad uno schieramento che vuole essere alternativo al clericalismo del “forza leghismo”. (bl)



12 maggio 2010

DIREZIONE DI VENETO LIBERALE

MAGGIORITARIO UNINOMINALE, EUROPA FEDERALE, LAICISMO


La direzione di Veneto liberale, riunitasi a Castelfranco Veneto oggi 12 maggio 2010, esaminati i punti all’ordine del giorno

CONSTATATO che la crisi finanziaria della Grecia ha svelato, anche a coloro che non volevano vedere, l’inidoneità ad affrontare le sfide della globalizzazione, dell’attuale organizzazione intergovernativa “Unione Europea”;

CONSTATATO che la situazione politica nazionale, dominata da schieramenti in cui prevalgono le componenti più oltranziste ed antiriformatrici, non sembra in grado di affrontare il probabile aggravamento della crisi economica;

CONSTATATO che le recenti elezioni regionali ed amministrative hanno fatto prevalere, nell’ambito della maggioranza governativa, i soggetti più estremisti con conseguente allargamento della frattura Nord-Sud, mentre nello schieramento contrapposto non ci si accorge dei segnali positivi giunti dagli elettori della città di Roma

RITIENE PRUDENTE, RAGIONEVOLE E SAGGIO

1)     considerare il sistema elettorale maggioritario uninominale l’unico mezzo per trasformare l’attuale parlamento di nominati in un Parlamento di eletti: in questa ottica si presterà attenzione nei confronti di tutte le iniziative che procederanno in quella direzione, come la nuova associazione nazionale “Scelgo l’Italia” promossa da Giovanni Gazzetta;

2)     riaffermare la tradizionale preferenza per una Europa federale in luogo dell’attuale Europa intergovernativa: in questa ottica si proseguirà nel fiancheggiamento delle attività del Movimento Federalista Europeo, fondato da Rossi, Spinelli e Colorni

3)     rilanciare il laicismo quale cultura aggregante di un possibile schieramento alternativo che, partendo dalle istanze del territorio, sappia immaginare proposte di “buona politica”: in questa ottica si ribadisce l’impegno per la istituzione del registro comunale dei testamenti biologici, anche con il comitato “Libera scelta” di Castelfranco Veneto;

CIO’ PREMESSO

rammenta, innanzi tutto ai propri simpatizzanti, le proposte che costituiscono la “ragione dell’esistenza” del sodalizio:

a)     Poter scegliere chi governa e punire – in modo democratico e nonviolento – chi non merita più il voto;

b)    Centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni;

c)     Libertà individuali dallo stato e dalla società etica

PQM

le “ragioni dell’esistenza” di Veneto liberale possono riassumersi nell’apparente ossimoro “Rivoluzione liberale” che si riallaccia, grazie alla sua ispirazione laica, al primo cinquantennio dell’unità d’Italia


1 novembre 2009

Conversazione con Giulio Ercolessi

“L’EUROPA VERSO IL SUICIDIO?”


Sabato pomeriggio, 31 ottobre, nella Biblioteca Comunale di Castelfranco Veneto, si è svolta la presentazione del libro “L’Europa verso il suicidio?”, pubblicato dalle edizioni Dedalo, con una conversazione tenuta dall’autore, Giulio Ercolessi.


L’iniziativa era organizzata dalla sezione di Castelfranco Veneto del Movimento Federalista Europeo e dall’associazione “Veneto liberale”, con la collaborazione delle associazione culturali “Buena Ventura”, “Porte Aperte” e “Novi Cives”, oltre a quella dell’assessorato alle politiche giovanili del Comune, dell’Informagiovani e della biblioteca comunale sempre di Castelfranco Veneto.


Dopo il saluto di Nicola Martini del MFE e la presentazione dell’autore da parte di Beppi Lamedica di Veneto liberale, Giulio Ercolessi ha piacevolmente intrattenuto i presenti esponendo il contenuto del suo libro.


Ha subito confessato di essere affetto più dal pessimismo della ragione che dall’ottimismo della volontà. Ercolessi ritiene che l’unico modo di evitare il suicidio dell’Europa sarebbe quello di ricorrere alla visione federalista di Spinelli, Rossi e Colorni evidenziata nel Manifesto di Ventotene, ma, ha ggiunto, che è un rimedio di difficile attuazione. La difficoltà discende dalla realtà politica degli stati europei (in particolare di quello italiano) e dei partiti cosiddetti europei (conglomerati di partiti nazionali, se non proprio nazionalisti, piuttosto che soggetti politici trasnazionali).


Comunque propone uno schizzo di una idea europea molto costruttivista, però difficilmente attualizzabile per la persistenza degli ostacoli prima evidenziati. “Il processo di integrazione potrebbe riproporsi in forme nuove. Se i paesi non intenzionati a procedere sulla via dell’integrazione federale, e anche uno solo di essi, possono bloccare qualunque modifica dei trattati vigenti non potrebbero invece impedire ad alcuni Stati membri di procedere autonomamente fra di loro sulla strada di qualcosa di simile ad una fusione federale: un processo analogo a quello avviato con il Benelux prima ancora della creazione dell’Europa comunitaria.”


Il pubblico presente, soprattutto qualche giovane, ha interloquito con l’autore tentando, invano, di ottenere da lui una risposta che sconfessasse il suo dichiarato pessimismo.


Giulio Ercolessi ha dato prova della sua natura affabulatoria che lo accomuna ad altri lanciati dal partito radicale di Marco Pannella. Lui è stato il primo e dopo di lui vi sono stati Giovanni Negri, Geppy Rippa e, da ultimo, Daniele Capezzone, solo per indicare quelli che hanno assunto il ruolo di segretario politico del soggetto pannelliano. (bl)


12 ottobre 2009

PER L’EUROPA FEDERALE

UNIONE EUROPEA


Dopo l’Irlanda anche la Polonia ha ratificato il Trattato di Lisbona. Restano i cechi e poi tutti i 27 paesi della Unione Europea avranno ratificato il trattato dando il via ad una nuova fase della integrazione europea. Il 17 dicembre è possibile il voto del Parlamento dell’Unione Europea sulla nuova Commissione e il Trattato potrebbe entrare in vigore nel prossimo Gennaio.


Le novità più rilevanti saranno la istituzione di un presidente-coordinatore che sarà in carica per 30 mesi e un rappresentante unico dell’Unione per la politica internazionale. Entrambe le novità segneranno una crescita del valore politico del soggetto europeo che non è un superstato ma non è neanche una Europa federale. Resta un soggetto intergovernativo ove il nazionalismo è mitigato dai rapporti esistenti. Non è senza significato il lungo periodo di pace che abbiamo goduto qui in Europa, nonostante il faticoso, a volte contraddittorio, e lento cammino della costruzione europea.


Non facciamoci prendere dal pessimismo se i Tory inglesi si appresteranno a boicottare il progetto. Gli inglesi, ormai, sono parte dell’Unione Europea, quindi potranno rallentare il processo di integrazione ma non saranno mai in grado di farlo fallire. Essendo consapevoli delle difficoltà usiamo le nostre energie di europei federalisti per indirizzare l’integrazione nella direzione dell’Europa sognata, con il “Manifesto di Ventotene”, da Spinelli, Rossi e Colorni. (bl)


31 maggio 2009

SENZA UNIONE FEDERALE IL DESTINO DEGLI EUROPEI E’ SEGNATO

GIULIO ERCOLESSI “L’EUROPA VERSO IL SUICIDIO?” Dedalo, Bari 2009


Perché cambiare l’Europa? Il pamplhet di Giulio Ercolessi dà una risposta a questa domanda che ci poniamo, soprattutto, in questa vigilia elettorale.


“Un futuro di progressiva irrilevanza nel mondo globale pare essere il destino ineluttabile dell’Europa se gli europei non sapranno correre per tempo ai ripari.” L’autore vede un possibile suicidio di questa Europa intergoverntativa. La conseguenza di questo suicidio è, forse, la scomparsa della nostra società del benessere? Forse. La conseguenza più grave, però, potrebbe essere la scomparsa della nostra società libera.


Dice Ercolessi: “E, con l’irrilevanza dell’Europa, è destinato a venir meno almeno metà del peso nel mondo globale di una civiltà politica che avrà certo molti torti e colpe da farsi perdonare, ma che è anche storicamente portatrice delle conquiste della democrazia liberale, dei diritti umani, del ‘rule of law’, cui molti europei e molti occidentali continuano ad attribuire un valore e una vocazione universale; e cui molti, anche fuori dei confini dell’Occidente, continuano a guardare come a un modello che meriterebbe di essere oggetto di ulteriori espansioni e trapianti. ”


Giulio Ercolessi in gioventù è stato segretario del Partito Radicale pannelliano. In età matura ha rivolto uno sguardo al di fuori dei confini nazionali. Attualmente è animatore di una bella rivista (“Gli Stati Uniti d’Europa) che riproduce la testata di una rivista ottocentesca tenuta a battesimo da Hugo, Jhon Stuart Mill e Cattaneo. Questa rivista è distribuita in allegato alla storica rivista “Critica liberale” diretta da Enzo Marzo, altro ex giovane ribelle liberale.


Ercolessi da seguace di Spinelli, Rossi e Colorni non poteva non essere anche un visionario. Immagina un difficile modo per cambiare il destino dell’Europa.

“Il processo di integrazione potrebbe… riproporsi in forme nuove…Se…i paesi non intenzionati a procedere sulla via dell’integrazione federale, e anche uno solo di essi, possono bloccare qualunque modifica dei trattati vigenti…non potrebbero invece impedire ad alcuni Stati membri di procedere autonomamente fra di loro sulla strada di qualcosa di simile ad una fusione federale: un processo analogo a quello avviato con il Benelux prima ancora della creazione dell’Europa comunitaria…”


Indubbiamente è un modo difficile per cambiare il destino d’Europa, ma perché, superando la vocazione nazionale (e un po’ nazionalista) dei partiti attualmente in circolazione, non costruirci attorno un partito europeo riformatore di liberali e di democratici? (bl)


INDICE: Prefazione di Federico Orlando – Premessa – Cap. I. L’Europa, unita verso una tranquilla estinzione politica. Un destino che non è ineluttabile – Cap. II. Liberi tutti? I costi dell’irresponsabilità degli Stati – Cap. III. L’Europa degli Stati, vittima e capro espiatorio delle loro deficienze – Cap. IV. In lode dell’Europa dei mercanti – Cap. V. I confini delle identità politiche – Cap. VI. L’identità europea: retaggi atavici e modernità europea – Cap. VII. L’identità europea: radici cristiane e laicità dell’Europa – Cap. VIII. L’identità europea: “gabbia d’acciaio” o Europa del diritto e dei diritti – Cap. IX. Le alternative all’Europa federale – Cap. X. I confini dell’Europa politica – Cap. XI. La lista d’attesa: i Balcani – Cap. XII. La lista d’attesa: l’anello esterno – Cap. XIII. La lista d’attesa: la Turchia – Cap. XIV. Come uscire dall’impasse – Cap. XV. Schizzo di un’idea europea molto costruttivista – Prima postilla: del multilinguismo e della democrazia – Seconda postilla: Italia extracomunitaria


31 maggio 2009

Perchè cambiare l'Europa

“[…]Un futuro di progressiva irrilevanza nel mondo globale pare essere il destino ineluttabile dell’Europa se gli europei non sapranno correre per tempo ai ripari. E, con l’irrilevanza dell’Europa, è destinato a venir meno almeno metà del peso nel mondo globale di una civiltà politica che avrà certo molti torti e colpe da farsi perdonare, ma che è anche storicamente portatrice delle conquiste della democrazia liberale, dei diritti umani, del ‘rule of law’, cui molti europei e molti occidentali continuano ad attribuire un valore e una vocazione universale; e cui molti, anche fuori dei confini dell’Occidente, continuano a guardare come a un modello che meriterebbe di essere oggetto di ulteriori espansioni e trapianti. […]”

 

(cfr. GIULIO ERCOLESSI “L’EUROPA VERSO IL SUICIDIO?” Dedalo, Bari 2009, pag. 187)


27 maggio 2009

Sopravvivrà l'Europa alla globalizzazione?

L’EUROPA E LA GLOBALIZZAZIONE


“Sopravvivrà l’Europa alla globalizzazione?”è la conversazione tenuta dal dott. Matteo Roncarà, responsabile formazione Enac (oltre ad essere tesoriere nazionale del MFE), lunedì 25 maggio, nella Sala “P. Guidolin” della Biblioteca Comunale di Castelfranco Veneto.


Si è trattato del secondo incontro organizzato dal Comune di Castelfranco Veneto - Assessorato alle Politiche Giovanili in collaborazione con MFE sezione di Castelfranco Veneto (Tv) sul tema “Noi cittadini di una nuova Europa”.


Il dott. Roncarà ha esordito sottolineando come le relazioni internazionali siano regolate dalla pura forza in quanto il diritto internazionale, prodotto da trattati e da consuetudini, non dispone di uno strumento per farlo rispettare in caso di violazione.


Anche la globalizzazione è un fenomeno nel quale la pura forza prevale su qualsiasi tentativo di regolamentazione. Non è un fenomeno nuovo. Era già accaduto nella seconda parte del secolo XIX ed aveva subito un momentaneo arresto nella prima metà del secolo scorso, però si era riattivato, nella seconda parte del secolo XX, prima solo nel “mondo occidentale”, per influenza della potenza politica, economica e militare statunitense e poi si è sviluppata in ogni parte del globo, come conseguenza della implosione dell’impero sovietico.


La globalizzazione ha avuto indubbiamente degli effetti positivi. Ha permesso l’uscita da posizioni arretrate a grandi regioni: tra le più popolate del mondo. In fondo l’attuale potenza della Cina, dell’India, del Brasile, del Sud Africa, ad esempio, è il frutto della globalizzazione contemporanea. Coloro che prevedevano “la fine della storia” credendo ormai che gli USA, non più controbilanciati dalla Russia Sovietica, fosse la sola potenza egemonica, si sbagliavano. Il nuovo ordine mondiale non dipende solo dagli Stati Uniti. Dipende anche dalle potenze emergenti prima indicate.


Di fronte a questa realtà pensare che l’Italia, o la Francia, o la stessa Germania o l’Inghilterra possano essere protagonisti nella nostra epoca è da illusi.


Forse l’Europa, ossia un soggetto di circa mezzo miliardo di abitanti, con un Pil simile a quello degli USA, oggi potrebbe ancora contare qualcosa se fosse una entità politica e non una semplice organizzazione intergovernativa con la finalità della libertà di circolazione degli uomini, dei servizi, delle merci e dei capitali all'interno dell'UE. Alla lunga sarà sicuramente superato dalla Cina, dall’India e, forse, anche dal Brasile e dal Sud Africa.


Quello che è in gioco non è tanto il benessere economico ma il modello sociale che abbiamo saputo conquistare in questi ultimi sessant’anni. Un modello sociale molto simile a quello statunitense ma diametralmente opposto a quello cinese. L’efficienza economica, nel nostro modello sociale, è compatibile con la libertà individuale, il modello cinese prova, invece, la possibilità di un sistema in cui l’efficienza economica può fare a meno, anzi deve fare a meno, della libertà individuale.


Matteo Roncarà da federalista non può non ritenere che solo una Federazione europea è la risposta migliore alle sfide che la globalizzazione pone. Perciò l’Europa sopravvivrà alla globalizzazione se saprà trasformare l’attuale organizzazione intergovernativa in una unione politica, ossia se il sogno di Altiero Spinelli, di Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, racchiuso nel “Manifesto di Ventotene”, si realizzerà.


A conclusione della serata il folto pubblico presente è intervenuto con interesanti domande. Anche stavolta si è notata la presenza di molti giovani incuriositi da questa vicenda che non trova alcuno spazio sui media nazionali.


Anche questo secondo incontro ha segnato il distacco tra i cittadini e i partiti politici per la diversità degli interessi coltivati. (bl)



 

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