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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
22 maggio 2011

L'ideale

AA. VV. “L’IDEALE DI GIUSTIZIA” Università Bocconi Editore EGEA SpA Milano 2010

DA JOHN RAWLS A OGGI

Si tratta di una antologia che ha per tema “la giustizia”. Il filosofo statunitense John Rawls nel 1971 pubblicò “Una teoria della giustizia” che inaugurò una discussione filosofica e politica sulla giustizia. Sullo sfondo vi era e vi è una riflessione sul welfare state.

L’antologia è curata dal prof. Mario Ricciardi che così scrive nella introduzione: “Cos’è la giustizia?...Le parole ‘giusto’ e ‘ingiusto’ esprimono plauso e biasimo. Si dice che una persona ha agito ‘giustamente’, e in tal caso che la sua azione è degna di lode. L’ingiustizia, al contrario, è qualcosa che normalmente disapproviamo… La faccenda si complica, però, appena qualcuno ci chiede di spiegare cos’è la giustizia, o almeno di darne una definizione. La difficoltà cui andiamo incontro …non dipende dal fatto che non siamo in condizione di fare degli esempi di ingiustizia. …Per quanto salda sia la mia convinzione …non riesco a trovare una formula che catturi adeguatamente le caratteristiche.”

Valutare un comportamento, una legge giusta o addirittura delle istituzioni è notevolmente difficile, se non addirittura impossibile. Occorrerebbero dei criteri oggettivi. Ricordo che in passato si facevano riferimento ad alcuni criteri: a) a ciascuno in parti eguali; b) a ciascuno secondo i suoi bisogni; c) a ciascuno secondo i suoi meriti; d) a ciascuno secondo il suo lavoro. Giorgio Del Vecchio sosteneva che il miglior criterio era “a ciascuno secondo i suoi meriti” ma temperato con la carità individuale o collettiva, dato che gli altri criteri o erano banali (a) o erano irrealizzabili (b e d).

Jhon Rawls proponeva negli anni ’70 dello scorso secolo il seguente criterio. Anzi duplice criterio. “Primo, ogni persona …ha un uguale diritto alla più estesa libertà, compatibile con una simile libertà per tutti; e, secondo, le disuguaglianze sono arbitrarie a meno che sia ragionevole aspettarsi che esse vadano a vantaggio di ciascuno, e che le posizioni e gli offici cui sono connesse, o da cui si acquisiscono, siano aperte a tutti. Questi principi esprimono la giustizia come un complesso di tre idee: libertà, eguaglianza e ricompensa per i servizi che contribuiscono al bene comune.” Sembra una versione moderna del criterio indicato da Del Vecchio. Una combinazione tra il criterio “a ciascuno secondo i meriti” che rappresenta l’uguale diritto di libertà e il criterio “a ciascuno secondo i suoi bisogni” perché le disuguaglianze sono giuste se sono a favore dei più svantaggiati.

L’antologia include alcuni contributi al dibattito sulla giustizia che sono considerati, ormai, dei classici. In particolare, ci sono saggi di H. L. Hart (sui diritti naturali), Ronald Dworkin (su giustizia e diritti), Robert Nozick (sulla giustizia distributiva), G. A. Cohen (che critica il libertarismo di Nozick da una prospettiva socialista) e Tony Honoré (che esamina le implicazioni pratiche di queste discussioni per il diritto e le politiche sociali).

Il dibattito sul welfare state non può essere ideologico ma deve essere pragmatico. Occorre avere dei valori, ossia degli ideali, ma occorre avere la convinzione che la realtà non può essere raffrontata ai sogni, altrimenti si rischia di affossare anche il welfare possibile. (bl)

INDICE: Introduzione di MARIO RICCIARDI – Fonti – Notizie sugli autori – Nota alle traduzioni – 1: Ci sono diritti naturali? di H. L. HART – 2. Giustizia come reciprocità di JOHN RAWLS – 3. Giustizia e diritti di RONALD DWORKIN – 4. Giustizia distributiva di ROBERT NOZICK – 5. Robert Nozick e Wilt Chamberlain: come i pattern preservano la libertà di G. A. COHEN – 6. Giustizia sociale di TONY HONORÉ – letture ulteriori


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22 maggio 2011

Cosa è "Giustizia"?

[…] Primo, ogni persona …ha un uguale diritto alla più estesa libertà, compatibile con una simile libertà per tutti; e, secondo, le disuguaglianze sono arbitrarie a meno che sia ragionevole aspettarsi che esse vadano a vantaggio di ciascuno, e che le posizioni e gli offici cui sono connesse, o da cui si acquisiscono, siano aperte a tutti. Questi principi esprimono la giustizia come un complesso di tre idee: libertà, eguaglianza e ricompensa per i servizi che contribuiscono al bene comune. […]”

(cfr. JOHN RAWLS: “Giustizia come reciprocità” da AA. VV. “L’IDEALE DI GIUSTIZIA” Università Bocconi Editore EGEA SpA Milano 2010, pag. 25)

 

[…] Cos’è la giustizia?...Le parole ‘giusto’ e ‘ingiusto’ esprimono plauso e biasimo. Si dice che una persona ha agito ‘giustamente’, e in tal caso che la sua azione è degna di lode. L’ingiustizia, al contrario, è qualcosa che normalmente disapproviamo… La faccenda si complica, però, appena qualcuno ci chiede di spiegare cos’è la giustizia, o almeno di darne una definizione. La difficoltà cui andiamo incontro …non dipende dal fatto che non siamo in condizione di fare degli esempi di ingiustizia. …Per quanto salda sia la mia convinzione …non riesco a trovare una formula che catturi adeguatamente le caratteristiche.[…]”

 

(cfr. MARIO RICCIARDI: Introduzione da AA. VV. “L’IDEALE DI GIUSTIZIA” Università Bocconi Editore EGEA SpA Milano 2010, pag. 25)


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14 marzo 2010

INTERCETTAZIONI TELEFONICHE E LIBERTA’ DI STAMPA

A PROPOSITO


“Molti, non so se in buona o malafede, tendono a confondere il diritto-dovere di informare con il preteso diritto di commettere reati; la libertà di stampa con la libertà di diffamare, disinformare, ‘sputtanare’”


Giuliano Pisapia, “In attesa di giustizia”


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14 aprile 2009

“COME TU MI VUOI”

LEONARDO SCIASCIA “IL TEATRO DELLA MEMORIA” Einaudi, Torino 1981


Ma se era Giulio Canella, che fine ha fatto Mario Bruneri? A questa domanda nessun canelliano ha mai dato una risposta. Ora ci si è messa anche la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” dando ai RIS alcuni reperti da cui poter dedurre se l’identità dello smemorato di Collegno fosse quella di Giulio Canella. L’analisi del DNA potrebbe dare una risposta diversa da quella data alla fine degli anni venti e all’inizio degli anni trenta dello scorso secolo.

A quel tempo l’identità dello smemorato di Collegno fu individuata nel Mario Bruneri, grazie al confronto delle impronte digitali del Bruneri (impronte rilasciate almeno in tre occasioni diverse per questioni di giustizia) con quelle dello smemorato di Collegno. Nonostante questo riscontro scientifico l’incertezza della identità dello smemorato si è trascinata in un lungo scontro giudiziario che appassionò l’opinione pubblica del tempo.

Leonardo Sciascia, negli anni settanta dello scorso secolo, fece una breve inchiesta sul caso dello smemorato di Collegno per il ricordo di quando, lui bambino, vedeva il caso seguito in famiglia e nel proprio paese, ricordo riacceso nel momento in cui Sciascia ha visto la commedia di Pirandello “Come tu mi vuoi”.

Scrive Sciascia: Il regime fascista “lasciò che tutto andasse con le lungaggini, le cavillosità, i qui pro quo e gli inesauribili conflitti formali che eran propri, e sono, all’amministrazione della giustizia in questo nostro paese che si proclama culla del diritto ma certamente ne è bara.”. Basta questa frase per scoprire le radici dell’Italia contemporanea. “Lungaggini”, “cavillosità”, “qui pro quo” e “gli inesauribili conflitti formali” c’erano allora e ci sono oggi.

Ieri e oggi l’Italia “che si proclama culla del diritto ma certamente ne è bara”.

Ieri e oggi i processi si facevano non solo nei tribunali, ma anche su i giornali, sui media, come si dice oggi. A proposito del caso Bruneri – Canella Sciascia diceva che “la vicenda serviva benissimo a distrarre l’attenzione degli italiani dal regime che andava consolidandosi duramente, assorbendo le ultime opposizioni o liquidandole.”. Ed oggi i casi di cronaca nera discussi, ad esempio, al programma di Bruno Vespa a cosa servono se non a fuorviare l’attenzione sul degrado in cui si dibatte il regime?

I libri di Sciascia sono splendidi proprio per questo. Fanno risvegliare delle attenzioni che sono state assopite da una tale abbondanza e inesauribile concatenazione di notizie “da non lasciare spazio alcuno alla memoria o adoperandosi a corroderla là dove sopravvive.” (bl)


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21 luglio 2008

LA “QUESTIONE” GIUSTIZIA

La confusione del potere giudiziario, con quello esecutivo e il legislativo è tipico delle “non democrazie”.

Il regime postfascista delegando ai magistrati la lotta al terrorismo, alla mafia e alla corruzione, ha assoggettato la politica al potere giudiziario. Confondere l’applicazione delle leggi, ossia il potere giudiziario, con la lotta significa confonderlo con il potere esecutivo. L’interferenza dell’organo di autogoverno dei magistrati sul potere legislativo è una ennesima confusione di poteri, funzionale ad un sistema politico che liberale non lo è certamente. Infatti il liberalismo si basa sulla divisione dei poteri (si badi, parlo di divisione e non di separazione, perché tra legislativo, esecutivo e giudiziario, ci possono essere dei segmenti che si sovrappongono, ossia non ci sono muri divisori, ma equilibrio dovuto a pesi ed a contrappesi, equilibrio sempre precario) e la confusione è un indice della “non democrazia” perché è la democrazia qualificata dall’aggettivo “liberale” che le dà sostanza.

Considerare, perciò, la “questione” giustizia come secondaria, è un errore dell’opposizione. E’ il più grande regalo che l’opposizione fa alla maggioranza berlusconiana, permettendole di impossessarsi del tema per apparire liberale, quando è semplicemente populista.(bl)


22 agosto 2007

PENA DI MORTE: GIUSTIZIA O ASSASSINIO?

EVA CANTARELLA “IL RITORNO DELLA VENDETTA” Bur –RCS Libri SpA, Milano 2007

Un segnale che contraddirebbe la rinascita del liberalismo a livello globale e a livello nazionale è sottolineato in questo bel libretto di Eva Cantarella, docente di Diritto romano e Diritto greco antico presso l’Università degli Studi di Milano.

L’attuale iniziativa, anche del governo italiano, per la moratoria universale della pena di morte, è una risposta liberale per tentare di contrastare la pericolosa tendenza a confondere la vendetta con la giustizia.

Scrive la Cantarella “[…] Il maggior contributo storico dell’Illuminismo è stata la riforma in senso umanitario del diritto penale. […]”. Centrale, perciò, fu la figura di Cesare Beccaria e la sua ostilità manifestata nei confronti della pena capitale con il famoso scritto “Dei delitti e delle pene”. Il successo della sua opera fu dovuto anche al sostegno di Voltaire, il che non ha mancato di influenzare i governanti europei.

All’origine dell’avversione nei confronti della pena di morte non c’erano solo motivi umanitari ma anche la concezione della funzione riabilitativa della pena: la pena capitale impedisce la riabilitazione del condannato. Una giustizia che non si pone l’obiettivo della riabilitazione del condannato, non può essere considerata civile.

Alla fine degli anni sessanta e nei primi anni settanta dello scorso secolo “la percezione del fallimento dei programmi di riabilitazione, il timore che tali programmi si prestassero ad abusi amministrativi e la crescita della criminalità” avrebbero messo sotto accusa la concezione della funzione riabilitativa della pena riaffermando le teorie retributive. Si è teorizzata, ossia, la “giustizia riparativa” con la quale si dà maggior peso alle emozioni della vittima, e tra le emozioni vi è anche il desiderio di vendetta.

Questa ventata contro la funzione riabilitativa della pena prima ha influenzato la legislazione statunitense ed ora minaccia anche quella europea e italiana, in particolare.

Per fortuna la nostra Costituzione (art. 27) stabilisce che “Le pene…devono tendere alla rieducazione del condannato” il che sicuramente ostacola la reintroduzione della pena capitale nel nostro ordinamento, però non sembra un argine sufficiente per inasprimenti ingiustificati delle pene com’è accaduto con la nuova normativa della recidiva introdotta dal governo Berlusconi.

Il libro è dotato di un’appendice in cui spicca una relazione dell’Associazione “Nessuno Tocchi Caino” che, da anni, grazie anche all’impegno di Sergio d’Elia, si batte per la moratoria universale della pena di morte.

Concludendo è un libro utile per chi, ritenendosi liberale, voglia orientarsi nel dibattito in atto sul tema della giustizia nel nostro paese. (bl)

Indice: Questo libro è…PARTE PRIMA: 1. New Jersey, USA, marzo 2006: processo a un omicida. 2. La concezione arcaica della vendetta. 3. Prima di Beccaria: tra XIII e XVII secolo. 4. L’Illuminismo. 5. L’Italia: il lungo cammino verso l’abolizione. PARTE SECONDA: 1. La pena di morte oggi. 2. Perché negli Stati Uniti esiste ancora la pena di morte? Il dibattito sulla “singolarità americana”. 3: Uno sguardo agli ultimo trent’anni: verso l’abolizione? 4. La modernizzazione: l’iniezione letale. 5. La riconcettualizzazione della pena: dalla prevenzione alla retribuzione. 6. La giustizia riparativa. 7. Il Movimento per i Diritti delle Vittime e i Victim Impact Statementes: giustizia o vendetta? 8. La rivalutazione della vendetta. 9. Il ritorno delle Erinni. ANTOLOGIA: Eschilo: Eumenidi – Cesare Beccaria: Dei delitti e delle pene – Maximilien de Robespierre: Discorso sulla pena di morte – Emilio Dolcini: Rieducazione del condannato e rischi di involuzione neoretributive: ovvero della lungimiranza del costituente. – Antonello Calore: La pena e la storia. – AA.VV. Nessuno tocchi Caino: I fatti più importanti del 2005 (e dei primi mesi del 2006).


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22 agosto 2007

Giustizia e la vendetta

“[…] Non sorprende che la vendetta sia oggetto di riflessione da parte non solo dei giuristi, ma anche dei filosofi e dei sociologi del diritto, degli psicologi e degli economisti. Meno di dieci anni or sono, essa era concordemente considerata in modo negativo, sia socialmente che eticamente.[…] Ma oggi le cose sono diverse. La vendetta è una motivazione dell’azione che non solo non ci si vergogna di dichiarare, ma della quale si arriva a proporre una giustificazione teorica.[…]”

(cfr. EVA CANTARELLA “IL RITORNO DELLA VENDETTA” Bur –RCS Libri SpA, Milano 2007, pag. 113)


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