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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
6 novembre 2011

LIBERALISMO POLITICO E LIBERALISMO ECONOMICO

BENEDETTO CROCE E LUIGI EINAUDI “LIBERISMO E LIBERALISMO” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011

Con la pubblicazione di questo libretto esordisce una lodevole iniziativa del Corriere della Sera che vedrà nelle prossime settimane, ad un prezzo ridottissimo, la possibilità di avere a disposizione una serie di testi politici riguardanti la cultura liberale e democratica. Sturzo, De Gasperi, Gobetti, Croce, Salvemini, Bobbio sono solo i primi autori di preziosi libretti che i lettori del Corriere della Sera potranno acquistare con il quotidiano. Chi scrive ritiene lodevole l’iniziativa perché, parafrasando il titolo di un buon libro di Norberto Bobbio, la politica è cultura il che è da sottolineare in tempi così degradati.

Ad avviso di chi scrive anche aver dato inizio con la pubblicazione di questo libretto non è senza significato. Si parla della ripresa di una iniziativa autonoma dei cattolici in politica e di recente Benedetto XVI ha addossato al liberismo le cause della crisi finanziaria, economica e politica che coinvolge buona parte del mondo capitalistico. Sembra, perciò, che il cattolico impegnato in politica dovrebbe essere antiliberista ed anticapitalista. Invece questa iniziativa del Corriere della Sera indica ai cattolici un altro percorso: i cattolici possono essere anche liberali. In passato lo sono stati De Gasperi e Sturzo e lo stesso Luigi Einaudi, perché non potrebbero esserci dei cattolico-liberali oggi? Anzi i cattolici-liberali non potrebbero costituire l’energia determinante per il successo del laicismo riformatore e democratico nei confronti del populismo clerico-socialista e/o clerico-comunista che oggi sembrano trionfare? Si dirà che l’ostilità dei cattolici è solo per il liberismo e non per il liberalismo. Questa pubblicazione spiega che la contrapposizione tra liberismo e liberalismo è solo terminologica, per cui la simbiosi tra liberalismo politico e liberalismo economico è la regola: la libertà economica vive e muore con la libertà politica. E’ vero esiste il fenomeno della Cina ove una certa libertà economica sembra che viva nonostante il totalitarismo comunista. Ma, fino a quando durerà questa coabitazione?

Ma cos’è il liberismo? Scrive Croce: “Liberismo e comunismo sono due ordinamenti irrealizzabili e irrealizzati nella loro assolutezza…(e), come principi, sono illegittimi. Se ben si meditano, si riducono l’uno alla proposizione che ‘tutto è lecito’ e l’altro all’altra che ‘niente è lecito’.” Risponde Einaudi: “Se il liberismo del ‘tutto è lecito’ fosse pensabile in concreto, gli economisti dovrebbero constatare che la loro premessa astratta della piena concorrenza, pure conservando il proprio valore logico di strumento di ricerca, non troverebbe alcuna attuazione, anzi l’opposto, in un vivente ordinamento liberistico”. Ridurre il liberismo a “tutto è lecito” è costruire un “fantoccio polemico”, perciò è la simbiosi tra liberalismo politico e liberalismo economico quello che Einaudi evidenzia.

“Se si scava a fondo – ha scritto di recente Corrado Ocone – non si potrà non convenire sul fatto che il liberismo metaeconomico, cioè etico, di Einaudi era meno distante di quanto potesse a prima vista sembrare dal liberalismo metapolitico, cioè ancora etico, di Croce” Dario Antiseri afferma: “Il liberalismo di Croce è, tenendo conto delle obiezioni di Einaudi, un liberalismo incompiuto….Che cosa è mai una libertà predicata senza le condizioni per praticarla, anzi immersa in situazioni legali ed economiche che la sradicano fin dal suo sorgere?”. Perciò libertà economica e libertà politica non possono non convivere.

Un discepolo di Einaudi, Bruno Leoni, ha espresso, nel 1967, la seguente opinione sul libretto oggi segnalato: “La disputa …in parte è solo apparente, come quando è limitata a questione di parole…In parte, la disputa è ristretta a questioni di sfumature…tanto Croce quanto Einaudi…sono avversi a un radicale collettivismo e, su questo punto, nonostante qualche apparente contraddizione, entrambi sono estremamente decisi ed espliciti…Non si può negare che la disputa si svolge…sullo sfondo di convincimenti comuni. Croce ed Einaudi, infatti, sono figli del loro tempo, che, in politica economica e in Europa, è stato contrassegnato dal passaggio graduale dalla propugnazione della libertà di mercato a quella di un mercato sottoposto ad una serie di interventi.”

Concludo rilevando che questa pubblicazione non raccoglie tutti gli scritti che possono essere trovate nelle edizioni Ricciardi del 1957 e del 1988, ma è arricchita dalla introduzione di Sergio Romano il quale constata che “anche quando è limitata e vigilata, la libertà economica crea interessi, bisogni, curiosità e comportamenti che allargano progressivamente la sfera delle libertà individuali”. (bl)

INDICE: Prefazione di Sergio Romano – SCRITTI DI BENEDETTO CROCE: I. La religione della libertà; II. Le fedi religiose opposte; III. Principio, ideale, teoria; IV. Forze vitali e forze morali; V. Ancora di liberalismo, liberismo e statalismo – SCRITTI DI LUIGI EINAUDI: I. Liberismo e liberalismo ; II. Tema per gli storici dell’economia: dell’anacoretismo economico; III. Le premesse del ragionamento economico; IV. La terza via sta nei piani?


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6 novembre 2011

Libertà economica e libertà politica

“[…] Liberismo e comunismo sono due ordinamenti irrealizzabili e irrealizzati nella loro assolutezza…(e), come principi, sono illegittimi. Se ben si meditano, si riducono l’uno alla proposizione che ‘tutto è lecito’ e l’altro all’altra che ‘niente è lecito’.[…]

 

(Cfr. BENEDETTO CROCE “LE PREMESSE DEL RAGIONAMENTO ECONOMICO?” dalla Rivista di storia economica a. VI, n. 1 – marzo 1941 – in BENEDETTO CROCE E LUIGI EINAUDI “LIBERISMO E LIBERALISMO” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 126-127)

 

 

“[…] Se il liberismo del ‘tutto è lecito’ fosse pensabile in concreto, gli economisti dovrebbero constatare che la loro premessa astratta della piena concorrenza, pure conservando il proprio valore logico di strumento di ricerca, non troverebbe alcuna attuazione, anzi l’opposto, in un vivente ordinamento liberistico.[…]”

 

(Cfr. LUIGI EINAUDI “LE PREMESSE DEL RAGIONAMENTO ECONOMICO?” dalla Rivista di storia economica a. VI, n. 1 – marzo 1941 – in BENEDETTO CROCE E LUIGI EINAUDI “LIBERISMO E LIBERALISMO” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 131)

 

 

[…] Se si scava a fondo non si potrà non convenire sul fatto che il liberismo metaeconomico, cioè etico, di Einaudi era meno distante di quanto potesse a prima vista sembrare dal liberalismo metapolitico, cioè ancora etico, di Croce.[…]”

 

(cfr. CORRADO OCONE “PROFILO DEL LIBERALISMO ITALIANO DEL NOVECENTO” in AA.VV. “LIBERALI D’ITALIA” Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, pag. 11)

 

 

[…] Il liberalismo di Croce è, tenendo conto delle obiezioni di Einaudi, un liberalismo incompiuto….Che cosa è mai una libertà predicata senza le condizioni per praticarla, anzi immersa in situazioni legali ed economiche che la sradicano fin dal suo sorgere?[…]”

 

(cfr. DARIO ANTISERI “MA DAVVERO NON ESISTE UN CRITERIO PER DISTINGUERE I LIBERALI VERI DA QUELLI FALSI?” in AA.VV. “LIBERALI D’ITALIA” Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, pag. 50-51)

 

 

[…] La disputa …in parte è solo apparente, come quando è limitata a questione di parole…In parte, la disputa è ristretta a questioni di sfumature…tanto Croce quanto Einaudi…sono avversi a un radicale collettivismo e, su questo punto, nonostante qualche apparente contraddizione, entrambi sono estremamente decisi ed espliciti…Non si può negare che la disputa si svolge…sullo sfondo di convincimenti comuni. Croce ed Einaudi, infatti, sono figli del loro tempo, che, in politica economica e in Europa, è stato contrassegnato dal passaggio graduale dalla propugnazione della libertà di mercato a quella di un mercato sottoposto ad una serie di interventi. […]”

 

(Cfr. BRUNO LEONI “CONVERSAZIONE SU EINAUDI E  CROCE” già in Biblioteca della libertà 1967 ora in “IL PENSIERO POLITICO MODERNO E CONTEMPORANEO” Liberilibri Macerata 2008 pagg. 345-346)


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13 luglio 2010

Pragmatismo liberale

9 febbraio 1944 – […] Mi sono recato poi a casa dei Morelli e di là alle 15,30 alla sede del Partito liberale, dove avevo promesso di rispondere alle obiezioni e sollecitazioni di un gruppo di soci, smaniosi che il partito liberale salga anch'esso all'altezza degli altri tutti e pubblichi il cosiddetto a programma economico e non si chiuda nell'«agnosticismo », ecc. ecc. Non è facile, e anzi è quasi impossibile, far entrare nella mente della gente, e specialmente dei semicolti o dei troppo facondi avvocati, la semplice verità: che altri partiti fanno programmi economici perchè sono essi stessi sostanzialmente «economici » (se siano poi programmi seriamente meditati e attuabili è un altro conto), e non già politici o etico-politici , com’è il Liberale, al quale dal suo stesso principio e dal congiunto suo metodo è vietato di anticipare ciò che realmente dev'essere risultato della libera discussione e votazione. I1 partito liberale non accetta e non nega a priori nessun provvedimento economico e sostiene in concreto quello che, in concreto e nelle condizioni date, promuove, e non - già deprime, la libertà e la vita morale e civile. […]

 

(cfr. «Quaderni della “Critica” diretti da B. Croce», luglio 1947, n. 8. pag. 108)


12 ottobre 2009

LIBERALISMI: LIBERISMO E INTERVENTISMO

BRUNO LEONI “IL PENSIERO POLITICO MODERNO E CONTEMPORANEO” Liberilibri, Macerata 2009


Chi scrive non ha potuto godere, in gioventù, dell’insegnamento delle idee di Bruno Leoni. Erano idee che circolavano tra minoranze eretiche alle quali non ho avuto la fortuna di avvicinarmi, allora. Solo nel 1994 la casa editrice Liberilibri pubblicava la traduzione di “Freedom and the law” uscito in Usa nel 1961 e tradotto in molti paesi.

La tesi di fondo, di quel libro, era che la proliferazione legislativa, che restringe le libertà individuali, è frutto della medesima mentalità che presume di poter regolamentare l’azione economica mediante piani.


Leonardo Morlino, ricorda Roberto Cubeddu nella prefazione a “La Libertà e la Legge”, è colui che ha restituito il posto d’onore a Bruno Leoni, ponendolo al fianco di Norberto Bobbio e Giovanni Sartori, quale rifondatore della scienza politica in Italia.

Il libro che oggi segnalo costituisce un’antologia di scritti dai quali si evidenzia un Leoni profondo conoscitore del pensiero politico. Tra gli altri scritti primeggia “Il pensiero politico e sociale dell’Ottocento e del Novecento” che era contenuto nel volume collettaneo “Questioni di storia contemporanea” curato da Ettore Rota nel 1953.


A monte dello scritto del Leoni vi è l’assimilazione delle teorie della scuola austriaca di economia che faceva capo a von Mises e del pensiero di Friederch von Hayek. Infatti è quest’ultimo che distingue due tipi di individualismi, o meglio due tipi di liberalismo.


Scrive Leoni: “L’individualismo di tipo anglosassone deriva la conseguenza pratica che a nessun individuo può essere ragionevolmente concesso …di guidare coercitivamente altri individui; così che nessun individuo può essere ragionevolmente costretto a lasciarsi guidare da altri individui…nella pur limitata sfera delle sue individuali conoscenze e delle sue azioni.” Aggiunge, e quindi fissa i termini della questione ‘liberalismo – liberismo’ che tanto ha coinvolto i liberali Croce ed Einaudi: “Questa dottrina [cioè l’individualismo di tipo anglosassone] propugna, quindi, un sistema di libertà individuali, per designare le quali è usato spesso il termine ‘liberalismo’; mentre, in particolare, il termine ‘liberismo’ designa i principi e le regole di un tale sistema per quanto attiene alla libertà dell’individuo nei rapporti economici con altri individui.”


Infine accenna alla incompatibilità dell’interventismo statale, in materia economica, con il liberalismo di tipo anglosassone: “L’individualismo di questo tipo non è quindi ‘egualitario’, in quanto respinge ogni intervento coercitivo ai fini di “rendere eguali’ gli individui sul piano economico; esso è tuttavia ‘egualitario’ …in quanto afferma che gli individui debbono essere ‘trattati in modo eguale’: ossia lasciati operare liberamente, ciascuno nell’ambito della propria sfera di conoscenza e di azione, così che ciascuno contribuisca all’organizzazione della società.”


E dire che queste affermazioni avvenivano in un periodo storico in cui l’insegnamento di Kelsen, nel campo del diritto, e quello di Keynes, nel campo del economia, la faceva da padrone. Di qui l’oscuramento del pensiero e dell’insegnamento di Bruno Leoni.


Bruno Leoni, allievo di Gioele Solari all’Università di Torino (come Norberto Bobbio) insegnò Filosofia del diritto e Dottrina dello Stato all’università di Pavia. La casa editrice Rubbettino ha pubblicato due volumi sui corsi tenuti dal prof. Leoni per quelle discipline.


Fondò la rivista “Il Politico” e fu presidente della Mont Pèlerin Society, - unico italiano, oltre ad Antonio Martino - il club fondato da Friederich von Hayek per riunire studiosi di ispirazione liberale di diversi paesi.


A completamento della disamina dei due individualismi, che è un modo anche per individuare, secondo il nostro e secondo von Hayek, il liberalismo vero da quello falso, Leoni ha affermato: “Il secondo tipo di individualismo è rappresentato soprattutto dagli scrittori francesi e continentali: un fatto, questo, dovuto – come rilevava Hayek – all’influsso dominatore che il razionalismo cartesiano ha esercitato sull’evoluzione della cultura nel continente europeo…questo individualismo tende in realtà a trasformarsi, e si trasforma storicamente, in una dottrina opposta, cioè nel socialismo…E’ conforme allo spirito e alla lettera dell’insegnamento di Cartesio…la fiducia nell’eccellenza della ragione individuale umana, in politica come in ogni sorte di arte o di scienza”.


Leoni ha contribuito enormemente a fornire i liberali di alcuni concetti dei quali non si può fare a meno. Se oggi è chiara la distinzione tra liberalismo e liberismo e non la loro incompatibilità e la incompatibilità, oltre che la distinzione, tra mercato ed interventismo lo dobbiamo sicuramente a lui.(bl)

B

INDICE: Prefazione di Antonio Masala - Introduzione di Luigi Marco Bassani - PARTE PRIMA: Storia del pensiero politico dell’Ottocento e del Novecento 1 I due individualismi 2 Il pensiero politico e sociale dell’Ottocento e del Novecento - PARTE SECONDA: Il comunismo: teoria e pratica 1 Centralizzazione e limitazione delle libertà personali 2 Il “Capitale” di Carlo Marx, cent’anni dopo - PARTE TERZA: Il liberalismo italiano, Croce ed Einaudi: 1 Benedetto Croce pensatore politico 2 Luigi Einaudi e la scienza del governo 3 Conversazione su Einaudi e Croce - PARTE QUARTA: Democrazia, socialismo e libertà: 1 La polemica “liberista” contemporanea negli Stati Uniti d’America 2 A proposito di una recente analisi della “libertà” 3 Democrazia, socialismo e rule of law - Indice dei nomi


12 ottobre 2009

I due individualismi

[…] L’individualismo di tipo anglosassone deriva la conseguenza pratica che a nessun individuo può essere ragionevolmente concesso …di guidare coercitivamente altri individui; così che nessun individuo può essere ragionevolmente costretto a lasciarsi guidare da altri individui…nella pur limitata sfera delle sue individuali conoscenze e delle sue azioni. Questa dottrina propugna, quindi, un sistema di libertà individuali, per designare le quali è usato spesso il termine ‘liberalismo’; mentre, in particolare, il termine ‘liberismo’ designa i principi e le regole di un tale sistema per quanto attiene alla libertà dell’individuo nei rapporti economici con altri individui. L’individualismo di questo tipo non è quindi ‘egualitario’, in quanto respinge ogni intervento coercitivo ai fini di “rendere eguali’ gli individui sul piano economico; esso è tuttavia ‘egualitario’ …in quanto afferma che gli individui debbono essere ‘trattati in modo eguale’: ossia lasciati operare liberamente, ciascuno nell’ambito della propria sfera di conoscenza e di azione, così che ciascuno contribuisca all’organizzazione della società […]”


“[…] Il secondo tipo di individualismo è rappresentato soprattutto dagli scrittori francesi e continentali: un fatto, questo, dovuto – come rilevava Hayek – all’influsso dominatore che il razionalismo cartesiano ha esercitato sull’evoluzione della cultura nel continente europeo…questo individualismo tende in realtà a trasformarsi, e si trasforma storicamente, in una dottrina opposta, cioè nel socialismo…E’ conforme allo spirito e alla lettera dell’insegnamento di Cartesio…la fiducia nell’eccellenza della ragione individuale umana, in politica come in ogni sorte di arte o di scienza […]”

 

(Cfr. BRUNO LEONI “Il pensiero politico e sociale dell’Ottocento e del Novecento” in “Questioni di storia contemporanea” a cura di E. Rota, vol. II, Marzorati, Milano 1953, ora in “IL PENSIERO POLITICO MODERNO E CONTEMPORANEO” Liberilibri, Macerata 2009, pag. 17-19)


15 febbraio 2009

TRA STATO E MERCATO

DANIELE BESOMI E GIORGIO RAMPA “DAL LIBERALISMO AL LIBERISMO” Giappichelli, Torino 2000 (II edizione)


Secondo alcuni il capitalismo sarebbe giunto al capolinea per cui ci troveremmo all’alba di una nuova e diversa civiltà. In realtà quello che è in ballo è il solito e vecchio problema di come dosare l’intervento pubblico e l’iniziativa privata per coniugare l’efficienza economica con la libertà individuale. Ossia il capitalismo non è in declino ma sta attraversando una ennesima fase per adattarsi ai tempi.


Nell’introduzione di questo buon testo si legge “La prospettiva che assumeremo è prevalentemente storica: non perchè queste questioni appartengano al passato della disciplina, ma in quanto le metodologie della storia del pensiero economico sono le più appropriate per mostrare come la relazione tra liberalismo, liberismo, economia politica e politica economica non sia univoca ma sia mutata, a volte radicalmente, nel corso degli anni, in risposta tanto all’evoluzione del clima economico, sociale e intellettuale che gli stessi economisti hanno, in misura più o meno marcata, contribuito a plasmare, quanto al ridefinirsi del contesto teorico e analitico della disciplina stessa.”


Il libro è composto di due parti. Una prima parte sostanzialmente più storica (“Le cautele dell’economia classica e moderna”) mentre la seconda parte ha un taglio più teorico-analitico (“L’ambiguità dell’economia moderna: i teoremi dell’analisi economica nell’immaginario contemporaneo”). Vi sono complessivamente 51 capitoli ognuno dei quali può essere considerato indipendente rispetto agli altri. In fondo non sono “lezioni universitarie” esaustive ma solo degli stimoli ad approfondire le varie e diverse tematiche. Infatti ogni capitoli contiene una biografia, se riguardano un autore in particolare, ed una mini bibliografia per l’approfondimento. In questa II edizione è allegato anche un CD contenente tutto il libro ma anche link per fare ricerche su Internet.


Giorgio Lunghini, dell’Università degli Studi di Pavia nell’invito alla lettura scrive “Si deve… ammettere che non esiste la teoria economica, e il vero liberale dovrebbe concedere che esistono teorie economiche alternative. In altre parole, si dovrebbe riconoscere esplicitamente che la dimensione filosofica e politica del discorso economico non è estranea al corretto ragionamento economico, ma che di questo è costitutiva.”


Valerio Zanone segnalando la prima edizione di questo libro su “La Domenica – Il Sole 24 ore” del 14 febbraio 1999, nota la scarsa attenzione nei confronti della scuola di Vienna (Menger, von Böhm-Bawerk, von Mises, von Hayek, Rothbard, Kirzner) e mancano troppi nomi di italiani (Ferrara, Pantaleoni, De Viti De Marco, Bresciani Turroni).


Comunque, suggerisce Zanone, il liberale deve avvicinarsi alle dottrine economiche senza alcuna rigidità visto che il dubbio e la tolleranza sono i genitori del liberalismo. (bl)


INDICE: Invito alla lettura - Premessa degli Autori - Introduzione - PARTE I: LE CAUTELE DELL’ECONOMIA CLASSICA E MODERNA - 1 Introduzione: gli economisti classici nell’immaginario contemporaneo - 2. I mercantilisti tra protezionismo e libertà economica - 3. Mandeville: vizi privati e pubblici benefici - 4. Il giusnaturalismo, e l’Ordre Naturel dei fisiocrati - 5. Dal selvaggio alla società civile: Anne Robert Jacques Turgot - 6. L’illuminismo scozzese e la nascita delle scienze sociali - 7. Adam Smith e il laissez-faire - 8. La mano invisibile di Adam Smith - 9. Bentham: l’utilitarismo e la componente economica della legislazione - 10. Le leggi sui poveri - 11. La Scuola di Manchester: Il libero scambio nell’epoca classica del liberalismo economico - 12. Carey, Bastiat, e le armonie economiche - 13. L’economia politica classica e il laissez-faire - 14. Karl Marx: il punto di vista della totalità - 15. Léon Walras: individui, mercato, concorrenza - 16. Vilfredo Pareto: azioni economiche, efficienza e benessere - 17. Alfred Marshall: la molteplicità del reale - 18. Stato e mercato come istituzioni: Veblen, Commons e l’istituzionalismo - 19. Il piano liberale per il pieno impiego - 20. Il punto di vista del Tesoro - 21. La London School of Economics, bastione teorico del non interventismo britannico - 22. Il New Deal - 23. La scuola di Chicago negli anni trenta - 24. Disoccupazione e politica monetaria: il New Fabian Research Bureau - 25. Maynard Keynes: un liberale contro il laissez-faire - 26. Keynes e la politica economica - 27. Luigi Einaudi su liberismo, liberalismo e politica sociale - 28. Kalecki e gli aspetti politici delle politiche per l’occupazione - 29. Il neo-liberalismo, mancata riforma del liberalismo - 30. Gli ORDO-liberali e l’Economia Sociale di Mercato - 31. La nascita del Welfare State in Gran Bretagna - 32. Ancora sulla scuola di Chicago: Frank Knight e il laissez-faire - PARTE II L’AMBIGUITÀ DELL’ECONOMIA MODERNA: I TEOREMI DELL’ANALISI ECONOMICA NELL’IMMAGINARIO CONTEMPORANEO - 33. Liberismo e scuola walrasiana: precisione formale, povertà interpretativa - 34. I ‘fallimenti del mercato’ secondo la teoria neoclassica - 35. Mercato e efficienza: ciò che resta della ‘mano invisibile’ - 36. La teoria neoclassica del benessere e dell’intervento pubblico - 37. Ronald Coase: costi, imprese, mercati - 38. Hayek: libertà, mercato, ordine sociale - 39. Il dibattito macroeconomico sull’intervento pubblico: keynesiani e monetaristi - 40. “Liberi di scegliere”: Milton Friedman su mercato e stato - 41. I limiti dell’intervento pubblico: fallimenti dello stato o fallimenti dei governi? - 42. La mano invisibile e la selezione naturale - 43. La cura della disoccupazione: flessibilità. Di cosa? - 44. La politica economica come disturbo: Lucas e la nuova macroeconomia classica - 45. Tasse e incentivi: la supply-side economics - 46. Commercio estero, circolazione dei fattori e sviluppo economico - 47. Le risorse naturali e lo sviluppo sostenibile - 48. Movimenti internazionali di capitale e speculazione - 49. Virtù private e vizi pubblici: tensioni fra benessere individuale e collettivo - 50. Libertà, uguaglianza, efficienza. Il contributo di Amartya Sen - 51. Tra stato e mercato: il settore non-profit - Indice analitico


15 febbraio 2009

Liberismo e liberalismo

“[…] La prospettiva che assumeremo è prevalentemente storica: non perchè queste questioni appartengano al passato della disciplina, ma in quanto le metodologie della storia del pensiero economico sono le più appropriate per mostrare come la relazione tra liberalismo, liberismo, economia politica e politica economica non sia univoca ma sia mutata, a volte radicalmente, nel corso degli anni, in risposta tanto all’evoluzione del clima economico, sociale e intellettuale che gli stessi economisti hanno, in misura più o meno marcata, contribuito a plasmare, quanto al ridefinirsi del contesto teorico e analitico della disciplina stessa.[…]”

 

[cfr. DANIELE BESOMI E GIORGIO RAMPA “DAL LIBERALISMO AL LIBERISMO” Giappichelli, Torino 2000 (II edizione)]

 


30 settembre 2007

Nuova repubblica?

“[…] Ci sono piccoli segnali che le cose stanno cambiando. E’ possibile che ci voglia ancora qualche scossa, una crisi di governo, una riforma elettorale, qualche sciopero cosiddetto ‘generale’, ma a noi pare che il cittadino, il consumatore, sia stufo di vivere in una società dominata da lobby. Prima o poi se ne accorgeranno anche i politici”.

 

(ALBERTO ALESINA E FRANCESCO GIAVAZZI “IL LIBERISMO E’ DI SINISTRA” Il Saggiatore, Milano 2007 pag, 126)


27 settembre 2007

Il "partito democratico" per la rivoluzione liberale?

ALBERTO ALESINA E FRANCESCO GIAVAZZI “IL LIBERISMO E’ DI SINISTRA” Il  Saggiatore, Milano 2007

“Vogliono essere ricordati come leader che, pur di non rischiare nulla, hanno finito per essere superati dagli eventi e puniti dagli elettori? Noi speriamo che vogliano passare alla storia come Bill Clinton, non come Jimmy Carter”.

Chi sarebbero costoro? Romano Prodi e Tommaso Padoa Schioppa, ossia i più importanti governanti cosiddetti riformisti. Cioè, secondo i luoghi comuni, ministri di sinistra. Ossia l’immobilismo punisce mentre il coraggio riformista paga. Appunto, il coraggio. Ma questa sinistra ha il coraggio di essere liberista, o meglio ha il coraggio di proporre rimedi da liberalismo economico ad un paese pieno di lacci e laccioli imposti da consorterie e lobby?

Il libro di Alesina e Giavazzi sembra una esortazione affinché l’attuale centrosinistra scelga la strada liberale dato che il centrodestra berlusconiano ha dato ampia prova di essere una coalizione controriformista e statalista. Infatti “durante il quinquennio del governo Berlusconi la spesa pubblica è aumentata di 3 punti, dal 47,4 per cento del Pil nel 2000 al 50,5 al 2006”, con nessun beneficio per la crescita economica.

Ma si può avere fiducia in questo governo? Scrivono Alesina e Giavazzi “L’attuale presidente del Consiglio ritiene di essere stato un grande imprenditore, ai tempi dell’Iri, quando guidava un gruppo che possedeva circa metà delle nostre imprese industriali e che finì in bancarotta”. “Romano Prodi – aggiungono – sogna, e progetta un nuovo capitalismo misto guidato da banchieri e da manager pubblici sotto l’ala protettiva del suo governo”. Il che non mi sembra che gli autori del pamphlet manifestino fiducia in Prodi e nel suo governo.

Alesina e Giavazzi sperano in Walter Veltroni, quale detonatore della Rivoluzione liberale necessaria per risollevare le sorti del paese? Durante la discussione sulla abrogazione della legge Maroni riguardante le pensioni c’era “l’occasione per spiegare al paese che non è di sinistra difendere gli anziani a scapito dei giovani e che è impossibile rimandare una (per giunta modesta) riforma dell’età pensionabile”. Veltroni, ricordano i nostri autori, ha detto che è stata una buona riforma abbassare l’età minima da 60 anni a 58!

“In Italia …non abbiamo né un sistema fondato sulla meritocrazia né un sistema fondato sull’uguaglianza…Ciò che serve è … premiare il merito proteggendo chi davvero ne ha bisogno. La sinistra, terrorizzata dall’idea di toccare certe lobby e certi ‘mostri culturali’ sacri, come il ‘diritto allo studio’, che di fatto cela una profonda mediocrità, finisce per difendere l’ineguaglianza e l’inefficienza”.

Ed allora perché si afferma che il liberismo è di sinistra? Perché “oggi, in Italia, chi ha cuore …l’equità, pari opportunità, criteri di merito e non di classe dovrebbe schierarsi in prima linea nelle battaglie a favore di un mercato nel quale vengono fatte rispettare regole del gioco trasparenti, con politiche fiscali e redistributive efficienti e non ‘catturate’ anch’esse da pochi privilegiati”. Secondo Alesina e Giavazzi quei valori (l’equità, pari opportunità, criteri di merito e non di classe) sarebbero valori della sinistra, ma nello stesso tempo constatano l’inadeguatezza di quel settore politico. Pur tuttavia si sentono costretti a sperare in un miracolo. Ossia che i leaders del centrosinistra “vogliano passare alla storia come Bill Clinton, non come Jimmy Carter”.

Ad avviso di chi scrive il liberalismo economico non è neanche di sinistra, oltre a non essere di destra. E non lo è perché la diade “sinistra/destra” è obsoleta. La contrapposizione è quella indicata da Angelo Panebianco: tra società aperta e società chiusa. Il liberalismo, anche economico, favorisce la società aperta. La contrapposizione, perciò, è tra liberalismo e conservatorismo. La crisi del regime della cattiva politica, detta anche antipolitica, è segnalata anche dal superamento della diade tradizionale, ma, per non lasciare campo libero ai populisti, occorre impegnarsi affinché un soggetto politico “di” liberali possa diventare protagonista della lotta politica anche per contrastare pericolose derive rivoluzioniste. E’ qualcosa di più che riporre speranza in un miracolo.(bl)

INDICE: Introduzione – 1. Destra e sinistra confuse – 2. La meritocrazia è di sinistra – 3. Liberalizzare i mercati è di sinistra – 4. Riformare il mercato del lavoro è di sinistra – 5. Ridurre la spesa pubblica è di sinistra – 6. Il capitalismo di Stato non è di sinistra – 7. Qualcosa comincia a cambiare - Conclusioni



 

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