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Venetoliberale
per la radicale alternativa liberale
 
 
 
 
           
       

“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
9 settembre 2010

LEGGE ELETTORALE UNINOMINALE, LAICISMO E FEDERALISMO EUROPEO

MOZIONE

La direzione di Veneto liberale, riunitasi a Castelfranco Veneto, oggi 9 settembre 2010, esaminati i punti all’ordine del giorno

PREMESSO

che il XII congresso dell’associazione, svoltosi il 12 dicembre 2009, ha constatato il mancato raggiungimento delle priorità che si erano indicate nel congresso dell’anno precedente;

che in quella occasione si constatava il notevole indebolimento delle energie umane del sodalizio. rendendo particolarmente difficile perseguire il progetto dei "liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

che era, comunque, ribadita la necessità di un soggetto politico, più precisamente, un partito riformatore di liberali e democratici con l’obiettivo di farsi strumento per le modernizzazioni riguardanti le istituzioni (poter scegliere chi governa e punire - in modo democratico e nonviolento - chi non merita più il voto), l’economia (centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni) e la società (libertà individuali dallo stato e dalla società etica), modernizzazioni che costituiscono la Rivoluzione liberale non realizzata dalle generazioni eredi del Risorgimento;

che, sino all’acquisizione di nuove opportunità, si decideva di concentrare la propria attività nel “Coordinamento castellano per la Libera Scelta” perché viene ritenuta indispensabile presidiare la frattura laicismo/clericalismo per il progetto dei “liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

che l’intervento dell’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, di giovedì 26 agosto al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, e la pubblicazione dell’appello per l’Uninominale, sul Corriere della Sera del 28 agosto, possono costituire i segnali di nuove opportunità per il rilancio del progetto dei "liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

DICHIARA

che l’intervento di Sergio Marchionne a Rimini ha indicato la consapevolezza, da parte di una importante componente dell’establishment, della necessità di nuove relazioni politiche (e non solo la necessità di nuove relazioni industriali) per affrontare la sfida dei tempi moderni, il che è coerente con la visione secondo la quale volgere la testa al passato è suicida e con la convinzione che il difetto dell’Italia è la mancanza di un progetto e di un leader che sappia dare corpo alla predetta necessità (ossia esprime una posizione riformatrice piuttosto che il tradizionale immobilismo conservatore caro ai poteri costituiti);

che il manifesto per l’uninominale pubblicato sul Corriere della Sera è un progetto di buona politica al quale hanno aderito personalità che possono costituire tanti possibili leader;

che l’attuale crisi del sistema, o meglio del regime partitocratico, (conseguente anche a divaricazione di posizioni politiche da parte di importanti componenti del regime) potrebbe diventare una occasione per imboccare la strada per la transizione verso la democrazia liberale o per dare sfogo al fondamentalismo illiberale, latente nella società, causando lutti e dolori;

DECIDE

di essere disponibile a partecipare, tutti e ciascun aderente a Veneto liberale, alle iniziative conseguenti al progetto evidenziato dall’appello per l’Uninominale, pubblicato sul Corriere della Sera del 28 agosto 2010, perciò a) presterà attenzione al seminario che si svolgerà a Roma il prossimo 23 settembre, che ha lo scopo di individuare la forma ‘tecnica’ della proposta di riforma elettorale da sostenere, b) aderisce, compatibilmente con altri impegni oggi non prevedibili, all’assemblea che si svolgerà il prossimo 7 ottobre;

di accantonare, per ora, la propria preferenza per il sistema maggioritario a turno unico con le primarie di collegio, ritenendo precipua una collaborazione leale con tutti coloro che preferiscono l’uninominale maggioritario al preferenzialismo proporzionalista.;

di ribadire la scelta laicista, già intrapresa con la partecipazione al “Coordinamento castellano per la Libera Scelta”, festeggiando l’anniversario del 20 settembre 1870 con un incontro conviviale e quella federalista europea fiancheggiando il Movimento dei Federalisti Europei, in singole iniziative coerenti con il “Manifesto di Ventotene” di Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni.


11 agosto 2010

Quale legge elettorale?

UNINOMINALE MAGGIORITARIO E PREFERENZE PROPORZIONALISTE


In realtà la contrapposizione Berlusconi – Fini corrisponde a due visioni della politica. Berlusconi ha introdotto nella lotta politica una visione aziendale che è incompatibile con la “buona politica”. Il leader aziendale ha bisogno di collaboratori –  esecutori che non mettano in discussione il programma che và attuato come vuole il “capo”.


Fini vorrebbe un partito moderno in cui il leader concordi con i collaboratori l’attuazione del programma.


Il paradosso della situazione è che gli espulsi dal partito non vogliono saperne di abbandonarlo e, nel contempo, riconoscono in Berlusconi il leader del partito.


Ad avviso di chi scrive quello che è accaduto è la conseguenza della pessima legge elettorale che esclude i cittadini dalla scelta dei parlamentari, affidata ai notabili del partito, ossia ai collaboratori – esecutori di Berlusconi.


Quello che sta accadendo nel Pdl sta per accadere anche nel Pd. Cosa significa l’autocandidatura di Chiamparino, quale leader di uno schieramento antiberlusconiano, in alternativa al segretario del Pd Bersani? Più attenuato(perciò poco evidente) è il confronto tra Maroni e Calderoli, nella Lega (senza trascurare la diversità tra la Lega nel Veneto e quella in Lombardia) e tra Di Pietro e De Magistris nell’Italia dei Valori.


Allora il terzo polo godrebbe di una salute migliore? Neanche per idea. L’alleanza Fini-Casini-Rutelli-Lombardo è stata solo tattica e non certo strategica, ossia non sembra in grado di proporre una linea politica alternativa. L’obiettivo era quello di manifestare alla Camera dei Deputati l’assenza della maggioranza assoluta del centrodestra e la fragilità anche dello schieramento oppositore.


Gli aderenti al Pdl (dovrebbero ricordarsi che il “porcellum” è stato inventato per danneggiare la maggioranza di centrosinistra, erroneamente ritenuto vincente) e al Pd, soprattutto, devono ragionare sulla possibile riforma della legge elettorale.


Devono pensare al sistema politico dei prossimi vent’anni, piuttosto che inseguire sterili “ rese dei conti”. E’ il sistema che è in crisi, per cui bisogna oltrepassarlo. Di qui la scelta tra uninominale maggioritario e preferenze proporzionaliste. Altrimenti la situazione politica potrebbe deteriorasi ulteriormente, permettendo a qualche imitatore di Chavez di rappresentare l’alternativa.


L’implosione del Pdl potrebbe segnalare l’inizio di un percorso per superare il sistema politico attuale e sfociare in una democrazia liberale, l’unico regime in grado di affrontare le sfide della mondializzazione, del terrorismo islamista e del capital-totalitarismo cinese. (bl)


3 agosto 2010

Il punto di partenza

UNINOMINALE E VOTO DI PREFERENZA


Ce lo auguravamo. L’implosione del partito di maggioranza relativa era nell’aria. Berlusconi e Fini vorrebbero rappresentare due tipi di regimi. Berlusconi vorrebbe rappresentare un regime “presidenzialista”, per cui chi è eletto “premier” manifesta la volontà degli elettori. Fini vorrebbe rappresentare un regime “parlamentare” per cui la volontà del Popolo è manifestata dai suoi rappresentanti che siedono in Parlamento. Entrambi, però, danno una immagine non veritiera della realtà. Il “Premier” non può manifestare la volontà degli elettori né in Parlamento siedono i rappresentanti dei cittadini perché il sistema elettorale vigente permette la rappresentanza dei notabili dei partiti, ossia i parlamentari sono “nominati” e non eletti ed i cittadini non li “eleggono” perché ratificano soltanto quello che i notabili delle consorterie hanno deciso.


Di qui la necessità prioritaria di modificare la legge elettorale per restituire ai cittadini il loro diritto elettorale.


Ma la modifica del sistema elettorale può essere un’occasione per la necessaria Riforma del regime oppure può essere una ennesima occasione per normalizzare la situazione.


Dire che non si vuole abolire il bipolarismo ma solo restituire agli elettori il diritto di eleggere i propri rappresentanti, non è molto confortante. Anche questa legge elettorale valorizza il bipolarismo, per cui sarebbe sufficiente reintrodurre il “voto di preferenza”. Questa riforma ha il vago sapore normalizzatore, piuttosto che riformatore. Altra cosa sarebbe la reintroduzione dell’uninominale.


Su queste opzioni si riaprirà il discorso politico nei prossimi giorni. (bl)


2 giugno 2010

Auspicabili sviluppi

RADICALIZZARE LA LOTTA POLITICA


Michele Salvati, economista e uomo politico teorizzatore del partito Democratico e autore del libro “Il PD per la rivoluzione liberale”, in un articolo comparso oggi 30 maggio sul Corriere, partendo dalla constatazione della crescente radicalizzazione dello scontro tra il partito Democratico e quello Repubblicano, in USA, in occasione delle ultime elezioni presidenziali, rifacendosi ad alcuni analisti politici, considera alcune conseguenze. Da un lato alla radicalizzazione consegue un aumento di partecipazione popolare al processo elettorale così rendendo più vivace ed efficace la democrazia, dall’altro si consegue una maggior difficoltà nel travaso di consensi da parte dei parlamentari di uno dei due partiti nei confronti di progetti proposti dagli avversari.


In Italia ed in Europa il fenomeno è inverso. Ossia la lotta politica si deradicalizza.


Chi scrive ritiene la deradicalizzazione un fenomeno negativo perché comporta una minore partecipazione popolare al processo elettorale, indebolendo sempre più la democrazia, e costituisce un incentivo al trasformismo e al consociativismo che rendono sempre più simili maggioranze e opposizioni impedendo la nascita di maggioranze alternative.


Per una democrazia effettiva è rilevante la partecipazione dei cittadini ma è altrettanto rilevante un processo politico in grado di produrre proposte alternative. Al momento la contrapposizione berlusconismo/antiberlusconismo si è sovrapposta alla contrapposizione anticomunismo/comunismo sulla quale si è retta la lotta politica almeno sino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. Se quella contrapposizione ha reso meno asfittica la lotta politica nei primi quarant’anni della repubblica, negli ultimi quindici anni sta perdendo molta influenza Non solo è sempre più diminuita la partecipazione elettorale ma sembrano davvero poco distinguibili le maggioranze che hanno retto i diversi governi. Il fenomeno è spiegabile. Essendo la contrapposizione anticomunisti/comunisti venuta meno per il crollo dell’impero sovietico, alla lunga anche il suo surrogato (berlusconismo/antiberlusconismo) sta esaurendo il suo compito.


Di qui la necessità di individuare temi che possano radicalizzare la lotta politica. Veneto liberale, nella sua ultima direzione ne ha individuati alcuni: “maggioritario uninominale, europa federale e laicismo”. I conservatori costringeranno gli avversari a diventare riformatori, ponendo alla loro attenzione proposte radicalmente liberali? (bl)


20 maggio 2010

Costruire l'alternativa

L’ALTERNATIVA AL FORZALEGHISMO


Dicevo che il “forzaleghismo” può essere sfidato, e perché no, battuto da uno schieramento che può produrre istanze e proposte politiche popolari di “buongoverno”.


Lo schieramento deve, innanzi tutto, essere alternativo.


Il “forzaleghismo” non ha alcuna intenzione di cambiare la legge elettorale definita, da un loro esponente, “porcata”: vogliono i “nominati” non gli “eletti”. Vogliono i rappresentanti delle oligarchie partitiche e non i rappresentanti dei cittadini. Al massimo il “forzaleghismo” sarebbe disponibile per una riforma elettorale proporzionale. Sono avversari decisi del maggioritario e del collegio uninominale. Sanno che un sistema elettorale di questo genere non produrrebbe docili esecutori. Perciò un processo che favorisse il maggioritario e la reintroduzione del collegio uninominale costituirebbe l’alternativa al parlamento dei nominati.


In secondo luogo il “forzaleghismo” notevolmente scettico sulla stessa idea di Europa. Al massimo sarebbero disponibile per un’Europa dei popoli quale surrogato dell’Europa degli stati nazionali. La loro Europa è quella intergovernativa. I singoli governi nazionali non possono rinunciare alla loro sovranità! Conseguentemente l’alternativa è l’Europa federale, quella sognata da Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni autori di quello splendido e visionario“ Manifesto di Ventotene”.


Inoltre il “forzaleghismo” utilizza come “instrumentum regni” la religione cattolica, perciò non può non essere tacciato di clericalismo. D’altronde è lo stesso Vaticano e le gerarchie cattoliche che fanno affidamento su quello schieramento per impedire l’introduzione di una legislazione che regolamenti le unioni di fatto, o la redazione di dichiarazioni anticipate di trattamenti sanitari che rispettino la libera scelta dei cittadini, per non parlare di una legislazione che rispetti l’eguaglianza delle diverse confessioni religiose dato che l’Italia è ormai pluralista, con forti minoranze musulmane e cristiano ortodosse. Quindi l’opzione laicista o laica è indispensabile ad uno schieramento che vuole essere alternativo al clericalismo del “forza leghismo”. (bl)



12 maggio 2010

DIREZIONE DI VENETO LIBERALE

MAGGIORITARIO UNINOMINALE, EUROPA FEDERALE, LAICISMO


La direzione di Veneto liberale, riunitasi a Castelfranco Veneto oggi 12 maggio 2010, esaminati i punti all’ordine del giorno

CONSTATATO che la crisi finanziaria della Grecia ha svelato, anche a coloro che non volevano vedere, l’inidoneità ad affrontare le sfide della globalizzazione, dell’attuale organizzazione intergovernativa “Unione Europea”;

CONSTATATO che la situazione politica nazionale, dominata da schieramenti in cui prevalgono le componenti più oltranziste ed antiriformatrici, non sembra in grado di affrontare il probabile aggravamento della crisi economica;

CONSTATATO che le recenti elezioni regionali ed amministrative hanno fatto prevalere, nell’ambito della maggioranza governativa, i soggetti più estremisti con conseguente allargamento della frattura Nord-Sud, mentre nello schieramento contrapposto non ci si accorge dei segnali positivi giunti dagli elettori della città di Roma

RITIENE PRUDENTE, RAGIONEVOLE E SAGGIO

1)     considerare il sistema elettorale maggioritario uninominale l’unico mezzo per trasformare l’attuale parlamento di nominati in un Parlamento di eletti: in questa ottica si presterà attenzione nei confronti di tutte le iniziative che procederanno in quella direzione, come la nuova associazione nazionale “Scelgo l’Italia” promossa da Giovanni Gazzetta;

2)     riaffermare la tradizionale preferenza per una Europa federale in luogo dell’attuale Europa intergovernativa: in questa ottica si proseguirà nel fiancheggiamento delle attività del Movimento Federalista Europeo, fondato da Rossi, Spinelli e Colorni

3)     rilanciare il laicismo quale cultura aggregante di un possibile schieramento alternativo che, partendo dalle istanze del territorio, sappia immaginare proposte di “buona politica”: in questa ottica si ribadisce l’impegno per la istituzione del registro comunale dei testamenti biologici, anche con il comitato “Libera scelta” di Castelfranco Veneto;

CIO’ PREMESSO

rammenta, innanzi tutto ai propri simpatizzanti, le proposte che costituiscono la “ragione dell’esistenza” del sodalizio:

a)     Poter scegliere chi governa e punire – in modo democratico e nonviolento – chi non merita più il voto;

b)    Centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni;

c)     Libertà individuali dallo stato e dalla società etica

PQM

le “ragioni dell’esistenza” di Veneto liberale possono riassumersi nell’apparente ossimoro “Rivoluzione liberale” che si riallaccia, grazie alla sua ispirazione laica, al primo cinquantennio dell’unità d’Italia



 

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