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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
1 ottobre 2011

PARTITOCRAZIA: L’EFFETTO DELLA CATTIVA POLITICA

GIAN ANTONIO STELLA SERGIO RIZZO “LICENZIARE I PADRETERNI” RIzzoli, Milano 2011

Il sottotitolo del libretto di Stella e Rizzo, che sta avendo successo nell’Italia degli “indignati”, recita: “L’Italia tradita dalla Casta”. E’ una visione edulcorata della particolare contingenza che stiamo vivendo. Quasi che da una parte c’è l’Italia (i buoni) e dall’altra la “Casta” (i cattivi). Il manicheismo non è mai un buona lente per leggere gli avvenimenti ed individuare le terapie per correggere le storture. Sembrerebbe che abbattere la “Casta” renderebbe l’Italia migliore: ossia si dà per scontato che “i buoni” vinceranno. No, purtroppo non è così semplice. L’Italia, questa Italia di buoni e cattivi ha prodotto la Casta nella quale ci sono buoni e cattivi politici, amministratori e burocrati.

Occorre capire perché siamo a questo punto.

Riferiscono Stella e Rizzo che nel 1981 Enrico Berlinguer diceva ad Eugenio Scalfari: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un ‘boss’ e dei ‘sotto-boss’.”

Certo Berlinguer lo diceva pensando e credendo ad una diversità “comunista” che (forse, era una favola anche allora dati i finanziamenti provenienti dall’URSS, anche tramite le Coop) oggi non esiste più. Berlinguer proprio per questa presuntuosa credenza nella diversità “comunista” non era un antipartitocratico, ma le sue parole descrivono chiaramente il regime partitocratrico.

“C’è un abisso, tra l’Italia chiamata a fare sacrifici e quella che li chiede. – scrivono in questo libretto di successo i giornalisti del Corriere della Sera – Di qua 8 milioni e 370.000 poveri, contati dal rapporto Caritas-Zancan, di là l’appartamento da 8500 euro al mese messo a disposizione di Giulio Tremonti, il quale con una mano si prepara a firmare l’obbligo della tracciabilità di tutti i passaggi di denaro superiori ai 2500 euro e con l’altra passa al suo attendente Marco Milanese 4000 euro in banconote. ” E’ la descrizione di uno scollamento definitivo tra il regime e coloro che lo hanno legittimato sino ad oggi. Siamo alla fine. Se nel 2007, al tempo del successo dell’altro libro di Stella e Rizzo (“La Casta”) molti hanno creduto di sostituire il governo di centrosinistra con il governo di centrodestra per porre rimedio al degrado politico, morale e sociale della Repubblica, oggi, le delusioni per l’immobilismo della maggioranza berlusconiana, indignano soprattutto coloro che si erano illusi che bastasse così poco (sostituire il governo Prodi con il governo Berlusconi) per cambiare il corso della storia. Questa indignazione, purtroppo, non porta da nessuna parte, o meglio può essere il brodo di cultura per una ennesima metamorfosi del regime postfascista.

“Lo stipendio netto (non lordo: netto) …del Presidente della giunta del Veneto (arriva) a 12.615 (euro). …Vale a dire che …prende più di quanto guadagna al lordo (al lordo!) il più pagato dei governatori americani. Quello dello Stato di New York, che arriva a 10.612 euro al mese.” E i leghisti che dicono? Non è più solo Roma la ladrona?

La cattiva politica ha prodotto il regime partitocratrico e questa situazione, quindi è il regime che va abbattuto con la buona politica. Ma la buona politica può essere proposta solo da un “partito nuovo” che abbia una “cultura” liberale e democratica l’unica idonea a superare l’angusta visione imposta dai limiti nazionali. Di qui i contenuti: a) alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) lotte per le libertà individuali riguardanti l’antiproibizionismo non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica. (bl)

SOMMARIO: 1. Come prima, più di prima – 2. “Andate a piluccare spiccioli altrove…” – 3. Le scope dell’Apprendista stregone – 4. Chi ci dà i soldi? Fatti nostri…. – 5. Il tabù dei vitalizi d’oro – 6. Uffa, i poveri! “Viva la vida loca!” – Post scriptum – Appendice


1 ottobre 2011

Partitocrazia prodotto della cattiva politica

“[…] C’è un abisso, tra l’Italia chiamata a fare sacrifici e quella che li chiede. Di qua 8 milioni e 370.000 poveri, contati dal rapporto Caritas-Zancan, di là l’appartamento da 8500 euro al mese messo a disposizione di Giulio Tremonti, il quale con una mano si prepara a firmare l’obbligo della tracciabilità di tutti i passaggi di denaro superiori ai 2500 euro e con l’altra passa al suo attendente Marco Milanese 4000 euro in banconote. […]”

 (cfr. GIAN ANTONIO STELLA SERGIO RIZZO “LICENZIARE I PADRETERNI” Rizzoli, Milano 2011, pag. 36)

 

“[…] Lo stipendio netto (non lordo: netto) …del Presidente della giunta del Veneto (arriva) a 12.615 (euro). …Vale a dire che …prende più di quanto guadagna al lordo (al lordo!) il più pagato dei governatori americani. Quello dello Stato di New York, che arriva a 10.612 euro al mese.[…]”

 (cfr. GIAN ANTONIO STELLA SERGIO RIZZO “LICENZIARE I PADRETERNI” Rizzoli, Milano 2011, pag. 145)

 

“[…] I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un ‘boss’ e dei ‘sotto-boss’. […]”

(Cfr Enrico Berlinguer in una intervista a Eugenio Scalfari nel 1981 riportato in GIAN ANTONIO STELLA SERGIO RIZZO “LICENZIARE I PADRETERNI” Rizzoli, Milano 2011, pag. 169)


28 giugno 2010

PERCHE’ LA REPUBBLICA ITALIANA E’ FONDATA SUL CONFLITTO D’INTERESSI

SERGIO RIZZO LA CRICCA Rizzoli, Milano 2010


Si parla da tempo del conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi. Presidente del Consiglio e “patron” di reti televisive, di quotidiani e riviste. Si dice che domina il paese perché aggiunge al suo potere mediatico (e imprenditoriale) anche quello che dipende dalle reti radiotelevisive pubbliche.


E’ solo un aspetto del problema. Il guaio è che la repubblica è fondata sul conflitto d’interessi, e Berlusconi è una conseguenza del sistema, non la causa. Lo descrive Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera, in questo volume con la quantità di dati e di testimonianze da far girare la testa al lettore. Prosegue la fortunata serie di pubblicazioni iniziata con “La Casta” del 2007 scritto assieme al collega Gian Antonio Stella. Il lettore non può non rendersi conto che il sistema, o meglio, il regime non è riformabile ma deve essere semplicemente abbattuto da una rivoluzione. E questa non può non essere che liberale, se si vuole un po’ di legalità.


“ Il conflitto di interessi – scrive Rizzo – non ci ha mai abbandonato. Si è insinuato, in modo discreto e silenzioso, nella pubblica amministrazione, dove solerti funzionari fanno prosperare i loro affari dietro lo scudo del civil servant, e la corruzione dilaga. Nel Parlamento, dove deputati e senatori piegano con destrezza le leggi ai loro disegni. Nelle università, dove imperversano, a coorti, i famigli dei baroni. Nelle banche e nelle imprese private, regno dei controllori-controllati. Nella sanità, dove i medici sono spesso uno strumento per aumentare i profitti delle case farmaceutiche. Nello sport, dove i giocatori si vestono da arbitri.”


Poi, aggiunge: “Per l’intera umanità la separazione degli affari privati dall’interesse collettivo è stato il passo decisivo nell’evoluzione della società moderna, al pari dell’abolizione della schiavitù, dell’introduzione del lavoro salariato, della fine del potere temporale della Chiesa”.


Quindi esprime una considerazione più che condivisibile: “Siamo passati dallo stato pontificio …al Regno d’Italia dello scandalo della Banca Romana, al fascismo delle corporazioni. Per arrivare, senza colpo ferire, a una Repubblica fondata sul conflitto d’interessi.”


Lo stato unitario italiano esiste da ormai centocinquant’anni. Il bilancio non può dirsi positivo. Si può rimediare? Se si riprendesse il testimone degli eretici che, nel secolo scorso, hanno tentato di rimediare alla incompiuta rivoluzione liberale risorgimentale!?! Salvemini, Gobetti, Carlo Rosselli, Ernesto Rossi, Calamandrei, Pannunzio possono ancora indicarci la strada dell’intransigenza – non mollare – quale precondizione per approntare un rimedio all’attuale stato delle cose.(bl)


INDICE: Ottocento anni fa – 1. Un bulldozer di nome Angelo – 2. La guerra persa degli italiani – 3. La grande abbuffata dei parlamentari – 4. Se è l’avvocato che scrive le leggi – 5. Seggi, cliniche e affari – 6. Vendo. Forse vendo…Non vendo! – 7. La culla del privilegio – 8. Il fascino discreto


28 giugno 2010

Conflitto d'interessi

“[…] Il conflitto di interessi non ci ha mai abbandonato. Si è insinuato, in modo discreto e silenzioso, nella pubblica amministrazione, dove solerti funzionari fanno prosperare i loro affari dietro lo scudo del civil servant, e la corruzione dilaga. Nel Parlamento, dove deputati e senatori piegano con destrezza le leggi ai loro disegni. Nelle università, dove imperversano, a coorti, i famigli dei baroni. Nelle banche e nelle imprese private, regno dei controllori-controllati. Nella sanità, dove i medici sono spesso uno strumento per aumentare i profitti delle case farmaceutiche. Nello sport, dove i giocatori si vestono da arbitri.[…]


[…] Per l’intera umanità la separazione degli affari privati dall’interesse collettivo è stato il passo decisivo nell’evoluzione della società moderna, al pari dell’abolizione della schiavitù, dell’introduzione del lavoro salariato, della fine del potere temporale della Chiesa.[…]


[…] Siamo passati dallo stato pontificio …al Regno d’Italia dello scandalo della Banca Romana, al fascismo delle corporazioni. Per arrivare, senza colpo ferire, a una Repubblica fondata sul conflitto d’interessi.[…]

 

(cfr. SERGIO RIZZO LA CRICCA Rizzoli, Milano 2010, pagg. 8-10)



 

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