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per la radicale alternativa liberale
 
 
 
 
           
       

“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
12 maggio 2012

Lettera sull'astensionismo elettorale

Cari amici e caricompagni,

il consenso deisudditi è indispensabile per il mantenimento anche di un regime antidemocraticoe illiberale. La sottrazione del consenso, alla fine del secolo scorso, daparte dei sudditi dell’URSS, ha avuto come conseguenza il crollo del regimecomunista.

Perciò il consenso èindispensabile per la sussistenza di qualsiasi regime politico, figuriamoci perun regime che si dichiara democratico anche se sostanzialmente antiliberale.

Il dato piùsignificativo delle elezioni amministrative svoltesi domenica e lunedì 6 e 7maggio è il numero di elettori che si è astenuto, non recandosi a votare. Unosu tre ha rifiutato l’offerta proposta dal sistema politico, non inserendo lascheda nell’urna. A parte il fatto che è un diritto andare a votare e quindi siha il diritto anche di non votare, in Italia, ove vige una normativa che imponeil “dovere morale” di esprimere la propria volontà solo inserendo la schedaelettorale nell’urna, il dato dell’astensione è quello che misura lo stato disalute del regime. L’alto tasso di astensione significa che sempre piùcittadini sottraggono il loro consenso al regime.

Non ci uniamo alcoro di coloro che vedono nel successo dei “grillini” il sintomo della crisidel regime: il voto alle liste dei “grillini” è stato di quanti, insoddisfattidei partiti tradizionali, hanno voluto esprimere un voto di protesta. Un po’come hanno fatto molti in passato sostenendo la Lega, la Rete o Italia deiValori. Visto come si sono ridotti - il loro antagonismo si è ridotto ad unsostanziale consenso al regime (ad esempio il successo del sindaco leghistaTosi a Verona e il successo di Leoluca Orlando ex La Rete ed oggi IdV aPalermo) – il voto ai “grillini” è un consenso al regime (anche se manifesta undissenso sterile sia nei confronti della maggioranza governativa e sia neiconfronti delle opposizioni parlamentari rappresentate da Lega e IdV). Inrealtà a quarant’anni di regime senza Grillo potrebbero succedere altriquarant’anni di regime con Beppe Grillo e i suoi amici. Il che significa chetutto potrebbe sembrare che cambi ma in realtà non cambierebbe nulla. Non siparla di terza repubblica quando ad agonizzare è ancora la prima repubblica,quella postfascista?

Perciò l’astensioneè il segnale più importante della crisi del regime.

Che l’astensione siail segnale più importante è provato, ulteriormente, dal tentativo diminimizzare questo fenomeno, da parte della stampa di regime, esaltando, almedesimo tempo, il “boom” di Beppe Grillo. Ci mancava anche l’infelice battutadel Presidente Napolitano (“l’unico boom che ho visto è stato quello economiconegli anni sessanta”) che ha permesso a Beppe Grillo di replicare e avere unulteriore pubblicità gratuita (non del tutto disinteressata da parte delregime).

Dovremmo esseresoddisfatti. E’ un decennio che predichiamo la necessità di sottrarre ilconsenso al regime con l’astensione quale premessa indispensabile ad unapossibile rivoluzione liberale. Questa Italia così com’è non ci piace, si èdetto ripetendo la dichiarazione di Giovanni Amendola nei confrontidell’italietta giolittiana che avrebbe prodotto il regime fascista!

No, non siamoaffatto soddisfatti, anzi siamo preoccupati perché vediamo dei segnalipreoccupanti da parte dell’establishment, che sembra deciso a scegliere uncampo di lotta per difendere lo status quo. Ricordiamoci che la “forza -violenza legale” è monopolio dello stato. La rivendicazione di terroristidell’attentato al dirigente dell’Ansaldo e le manifestazioni popolari neiconfronti di Equitalia sono pessimi segnali della rottura dell’ordine pubblico.Erano inaspettati? Ma se i governanti hanno pubblicamente dichiarato cheprevedono forti scontri sociali? Ma cosa hanno fatto per prevenirli? Cosasignifica far tirare la cinghia ai contribuenti e non stringerla per lo statose non contribuire a farli scoppiare?

Questa Italiapartitocratica potrebbe produrre un nuovo fascismo. E’ l’autobiografia dellanazione di gobettiana memoria che ci preoccupa.

L’intransigenza deveessere associata alla ragionevolezza, alla prudenza e alla saggezza, perciò nonsi può auspicare la crisi del governo Monti perché conseguirebbe loscioglimento anticipato delle camere il che aggraverebbe ulteriormente sia lacrisi politica che la crisi economica in un vuoto di alternativa riformatrice.E in politica i vuoti non sono tollerabili, per cui sarebbero riempiti daavventuristi più congeniali alla tradizionale storia italiana antiliberale.

Occorre un soggettoriformatore di liberali e democratici che sappia interpretare il dissenso. Manon basta aggregare persone più o meno disinteressate che vogliono impedire dicadere dalla padella partitocratica nella brace di un nuovo fascismo. Occorreavere un programma politico, perciò insistiamo sulla proposta originariasostenuta anche dalla microassociazione Veneto liberale: a) l’alternativapresidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) lotte liberisteper la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) lotte antiproibizioniste nonsolo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.

Naturalmente occorretempo: il tempo a nostra disposizione è teoricamente di dodici mesi. Non so sesarà sufficiente, ma occorrerà fare qualcosa. Dovremmo ridar voce a qualchenucleo liberale. Sarà flebile ma potrebbe unirsi ad altre voci affinché inautunno possa essere ascoltato un coro riformatore. (bl)


5 dicembre 2011

Lettera per un congresso che (per ora) non si farà.

Cari amici e cari compagni,

giovedì 8 dicembre il XIV congresso di Veneto liberale non ci sarà. E’ la prima volta in undici anni che non si farà (per ora) l’assemblea ordinaria di quel soggetto politico che ha avuto luce l’8 dicembre 2000 a Venezia.

Voglio ricordare che l’ultimo congresso svoltosi il 12 dicembre dell’anno scorso a Castelfranco Veneto con rammarico si manifestava “grande preoccupazione per la gravità della situazione” sia “a livello europeo” che “a livello italiano” che “a livello culturale”.

Purtroppo la storia di questi giorni rende evidente la gravità della situazione a tutti e tre i livelli. A livello europeo la precarietà dell’Unione Europea è resa evidente dalla profonda crisi della moneta unica. A livello italiano il tentativo del governo Monti sembra essere l’ultimo tentativo del regime partitocratrico di sopravvivere impedendo di trascinare nel suo crollo tanti cittadini innocenti. A livello culturale la rinascita dell’orgoglio clericale, camuffato da un nuovo moderatismo, occupa sempre più la centralità della scena politica.

A fronte della situazione politica la direzione di Veneto liberale il 4 maggio 2011 evidenziava la necessità di “rinunciare all’Europa intergovernativa per intraprendere il percorso verso gli Stati Uniti d’Europa secondo la proposta sempre attuale del ‘Manifesto di Ventotene’ di Spinelli, Rossi e Colorni”.

Per la situazione italiana si auspicava l’avvio di un “processo di costituzione di una forza politica, di liberali e di democratici, alternativa ai conservatori e avversaria decisa degli integralisti.” Per la situazione culturale si ribadiva essere cartina di tornasole le questioni riguardanti sia i diritti del malato che il dilemma della fine della propria vita che la situazione carceraria.

Perciò si ribadiva “la necessità di una Rivoluzione liberale che consiste: a) nel rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) nel rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) nel rilancio delle lotte per le libertà individuali riguardanti l’antiproibizionismo non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica”.

Purtroppo la situazione politica si è ulteriormente incancrenita giungendo alla sostituzione del governo, legittimamente in carica, con alcuni tecnici che governano per conto della partitocrazia. Infatti il governo Monti potrà fare solo quello che vorranno fargli fare i partiti. Perciò il governo Monti non abolirà, ad esempio, il finanziamento pubblico dei partiti né l’8 per mille per la Chiesa Cattolica e sarà molto difficile che vari una sostanziale riforma della giustizia.

Siamo giunti ad una situazione paradossale per cui la continuità partitocratica sembra l’unico percorso per evitare che il tracollo del regime possa arrecare danni ingenti anche ai cittadini innocenti. Inoltre da un lato la normalizzazione della situazione politico-finanziaria nazionale potrebbe essere lo strumento essenziale per il mantenimento della moneta comunitaria mentre, d’altro lato, sarebbe di ostacolo per le soluzioni delle questioni riguardanti sia i diritti del malato che il dilemma della fine della propria vita che la situazione carceraria.

La cultura clericale, camuffata da nuovo moderatismo, sembra avviata a conquistare la centralità della scena politica rendendo sempre più un miraggio la Rivoluzione liberale perseguita da Veneto liberale sin dalla sua fondazione.

L’8 dicembre 2000 a Venezia si costituiva il soggetto politico “Veneto liberale” “al fine di dare voce a tutti coloro che, richiamandosi all’insegnamento di Salvemini, Einaudi e Sturzo,” affermano “all’unisono ‘questa Italia così com’è non ci piace’”.

L’obiettivo era quello di ottenere in Parlamento “la presenza di una pattuglia di militanti liberali, liberisti e libertari, cocciuti e determinati, affinché si dia corpo alla radicale alternativa liberale al regime partitocratico.”

Con il passare del tempo l’obiettivo – mezzo (la pattuglia di militanti liberali, liberisti e libertari in Parlamento) per raggiungere l’obiettivo – fine (la Rivoluzione liberale) risultava sempre più insufficiente perché i militanti liberali, liberisti e libertari in Parlamento erano irretiti dal regime con la pratica della strategia dell’ospitalità. La tattica della “serpe in seno” era di fatto sterilizzata rendendo inoffensiva ogni possibile diffusione di germi rivoluzionari.

Dicevo che l’8 dicembre non ci sarà il XIV congresso di Veneto liberale. Per ora, abbiamo deciso di non farlo. Ci occorre una pausa di riflessione, ci occorre riesaminare la situazione presente.

Si dice: “Oggi tutto può accadere”. E’ una sciocchezza perché non vuole dire nulla. Oggi siamo presi da un pessimismo conseguente alla convinzione che l’attuale contingenza politica dipende da un gruppo di forze che non possiamo neanche individuare (figuriamoci se potremmo dominarle!) Speriamo, però, che altre forze (anche queste non sappiamo individuarle) possano contrastarle.

Dovremmo avere l’ottimismo della volontà, ma è questo che ci difetta in questo momento.

Forse la situazione presente che ci appare come una disgrazia possa essere una opportunità, come ci ricordava Benedetto Croce. Per questo è opportuna questa fase di riflessione: per guardarci attorno.


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permalink | inviato da Venetoliberale il 5/12/2011 alle 16:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

4 maggio 2011

Direzione del 4 maggio 2011

MOZIONE

La direzione di Veneto liberale riunita oggi 4 maggio 2011, esaminato l'ordine del giorno osserva quanto segue:

1) La morte del terrorista Bin Laden ci impone una riflessione sullo stato dell’aggressione dell’integralismo pseudoreligioso alla vita di coloro che ritengono la libertà individuale intangibile.

Ricordiamo le stragi più efferate commesse dai gruppi riferibili a Bin Laden

New York 11.9.2001

Karachi 8.5.2002

Bali 12.10.2002

Casablanca 17.5.2003

Iraq 19.8.2003

Madrid 11.3.2004

Londra 7.7.2005

Sharm el Sheikh 23.7.2005

Mumbai 25.11.2008

Volo Amsterdam – Detroit 25.12.2009

Sono ormai quasi dieci anni che i killer ispirati da Bin Laden hanno sparso il terrore in tutto il mondo arrecando anche un grave danno alla religione islamica facendola apparire, a molti, come aggressiva nei confronti della società aperta e liberale.

La fine del leader spirituale è sicuramente uno smacco per Al Qaeda ma potrebbe avere un modesto impatto sulla rete terroristica. Ci auguriamo, però, che il successo dell’operazione militare statunitense sia il frutto di un declino del movimento terroristico: sarebbe un buon giorno per chi ama la pace.

2) Intanto le rivolte nell’area meridionale del mediterraneo stanno dimostrando gli errori commessi dai paesi europei appoggiando i regimi autocratici, invisi ai popoli che oggi si sono sollevati. I governi europei hanno delegato loro il compito di arginare il naturale movimento migratorio di chi soffre la mancanza di pane e di libertà. L’Europa Unita non può isolarsi come fosse un castello assediato: deve approfittare di questa situazione per un netto cambio di rotta. Dobbiamo rinunciare all’Europa intergovernativa per intraprendere il percorso verso gli Stati Uniti d’Europa secondo la proposta sempre attuale del “Manifesto di Ventotene” di Spinelli, Rossi e Colorni

3) A livello nazionale la crisi del regime si manifesta con la sostanziale inutilità delle prossime elezioni amministrative, ad eccezione delle elezioni comunali di Milano e di Napoli. Da queste due città potrebbe giungere un messaggio riformatore qualora lo scontro elettorale facesse scoccare la scintilla per innescare il processo di costituzione di una forza politica, di liberali e di democratici, alternativa ai conservatori e avversaria decisa degli integralisti.

4) L’ostilità del regime nei confronti dei referendum già indetti per il prossimo mese di giugno prova la continuità tra la cosiddetta prima repubblica e la seconda: lo scioglimento anticipato delle camere del 2008, per impedire il voto sulla legge elettorale, ha avuto come precursore lo scioglimento anticipato delle camere del 1972, per impedire il referendum sul divorzio. Non possiamo non denunciare la consuetudine di questa illegalità, perciò non ci indigniamo delle gherminelle berlusconiane.

5) Sul biotestamento sottoscriviamo parola per parola la lettera di Umberto Veronesi a Berlusconi pubblicata dal Corriere della Sera lo scorso 1 maggio. In particolare condividiamo l’appello “a non fare dei diritti del malato e del dilemma, che lei giustamente ha definito «intimo e privato», della fine della propria vita, una questione sostanzialmente politica”. Manifestiamo la nostra gratitudine a Umberto Veronesi che ha ricordato le parole di Indro Montanelli,. Riteniamo quelle parole indicative della nostra posizione politica: “Io non mi sono mai sognato di contestare alla Chiesa il suo diritto di restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti che le vengono dalla sua Dottrina. Ma che essa pretenda di imporre questo comandamento anche a me, che non ho la fortuna (dico e ripeto, non ho la fortuna) di essere un credente, le sembra giusto? A me no. A me sembra che l' insegnamento della Chiesa debba valere per chi crede nella Chiesa, cioè per i "fedeli". Non per i cittadini, fra i quali ci sono, e in larga maggioranza, i miscredenti, gli agnostici i seguaci di altre religioni”.

6) E intanto di inquinamento ambientale si muore. Secondo l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, considerando i soli 30 capoluoghi di provincia della pianura Padana, il numero di morti premature attribuibili alle polveri sottili è stimabile in 7 mila l'anno. L'Agenzia Europea per l'Ambiente da parte sua inserisce 17 città italiane tra le prime 30 più inquinate del continente, con Torino, Brescia e Milano che si piazzano tra il secondo e il quarto posto nella triste classifica.

Sappiamo che le condizioni climatiche che impediscono il ricambio dell’aria in val Padana rendono la situazione locale ancora più difficile, ma resta il fatto che di polveri sottili (particelle in grado di raggiungere gli alveoli polmonari senza essere intercettate dai filtri del nostro apparato respiratorio) si muore. E che le amministrazioni locali – responsabili del rispetto delle soglie massime di inquinanti nell’aria - hanno dato prova di non riuscire a realizzare politiche adeguate di controllo delle emissioni. Talvolta rimanendo addirittura inerti.

7) Infine la situazione carceraria rappresenta una ulteriore prova della illegalità del regime.

Infatti è noto che l’attuale condizione degli istituti di pena nazionali contraddice radicalmente l’intento delineato dalla Costituzione. Circa l’80 per cento della popolazione carceraria è, infatti, costituita dalla cosiddetta detenzione sociale, ovvero da persone che vivono uno stato di svantaggio, disagio o marginalità (immigrati, tossicodipendenti, emarginati) per le quali, più che una risposta penale o carceraria, sarebbero opportune politiche di prevenzione e sociali appropriate.

Le strutture penitenziarie del nostro Paese raccolgono oggi una popolazione di quasi 68.000 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 44.608 posti.

Per questi motivi Veneto liberale ribadisce la necessità di una Rivoluzione liberale che consiste: a) nel rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) nel rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) nel rilancio delle lotte per le libertà individuali riguardanti l’antiproibizionismo non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.

 



12 dicembre 2010

Veneto liberale

XIII CONGRESSO

Si è svolto a Castelfranco Veneto il XIII congresso di Veneto liberale.

Il microsodalizio federalista ha compiuto il decennio di vita, un decennio segnato dalla caratteristica della non-collaborazione con il regime partitocratrico. Anzi nel corso di tre elezioni politiche (2001, 2006 e 2008) Veneto liberale ha scelto lo sciopero del voto per tentare di delegittimare il regime.

Di fronte all’attuale crisi “con rammarico – si afferma nella mozione politica approvata – , manifesta grande preoccupazione per la gravità della situazione a) a livello europeo con la sempre più precaria esistenza della Unione Europea b) a livello italiano con un fondamentalismo illiberale che sembra infettare tutte le istituzioni c) a livello culturale con il clericalismo che sembra travolgere anche le scarse difese poste da chi si dichiara laico”.

Il “manifestare grande preoccupazione per la gravità della situazione ” è spiegato in quanto la precaria esistenza dell’Unione Europea è un segnale di debolezza che rende “questa parte del mondo sempre più vulnerabile rispetto alla sfida del XXI secolo che vede la contrapposizione tra una visione politica basata sul pluralismo della diversità ed una basata su presunte identità nazionali, o culturali o, addirittura, parareligiose”.

Inoltre la gravità della situazione presenta segnali di degrado politico che “rischia di sommergere anche gli innocenti cittadini senza potere che da anni tentano di non collaborare con il regime”

In continuità con la linea politica indicata sin dalla sua nascita, Veneto liberale “ribadisce la necessità di una Rivoluzione liberale che consiste a) nel rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) nel rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) nel rilancio delle lotte per le libertà individuali riguardanti l’antiproibizionismo non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica”

Insomma si manifesta la volontà di rilanciare l’attività politica dopo la sospensione, per insufficienza di energie e di opportunità, decisa nel congresso dello scorso anno.

Infatti il sodalizio ha deciso “di verificare, al più presto, le modalità per sostenere” alcune specifiche attività. Ossia “a) l’attività dell’intergruppo al Parlamento europeo denominato ‘Gruppo Spinelli’ che ha lo scopo di raccogliere parlamentari, intellettuali e cittadini a favore di una Europa comunitaria, pronti a mettere l'interesse comune europeo davanti agli interessi particolari”, “b) l’attività della ‘Lega per l’Uninominale’ per la riforma nel senso del collegio uninominale maggioritario” “c) l’attività del ‘Comitato per la Libera Scelta’”

Naturalmente nel documento congressuale sono indicati anche i limiti posti al sostegno di dette attività.

Il sostegno al “Gruppo Spinelli” deve essere coordinato con il Movimento Federalista Europeo, che Veneto liberale proseguirà a fiancheggiare.

Il sostegno all’attività della “Lega per l’uninominale” dovrà essere compatibile con l’opposizione “a qualsiasi opzione che possa portare a una conferma della legge attualmente in vigore o a un peggioramento ulteriore della stessa in senso proporzionalistico”.

Infine, il sostegno all’attività del “Comitato per la Libera Scelta” non dovrà limitarsi solo alla “battaglia per l’introduzione nella nostra legislazione del c.d. ‘testamento biologico’(con il quale permettere anche la rinuncia all’alimentazione e all’idratazione forzata)” ma dovrà coinvolgere anche le “lotte volte a rendere sempre più concreta la libertà individuale (orientamento sessuale, ‘divorzio breve’, fecondazione medicalmente assistita, legalizzazione delle c.d. droghe leggere, coppie di fatto, salubrità dell’ambiente, etcc.). (bl)



12 dicembre 2010

Mozione XIII congresso di Veneto liberale

Il XIII Congresso di Veneto liberale riunitosi a Castelfranco Veneto il 12 dicembre 2010,

CONSTATA che l’Europa prefigurata da Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni con il “Manifesto di Ventotene” è ancora di là da venire, vista l’attuale Unione Europea frutto di una politica intergovernativa piuttosto che di una leggera federazione di stati;

CONSTATA, inoltre, che la crisi economica in Europa è sostanzialmente strutturale, ossia priva di quegli ammortizzatori che potrebbero attutirne gli effetti, ed è aggravata dalla visione nazionalistica non osteggiata dalle istituzioni comunitarie; mentre negli USA è ciclica;

CONSTATA, altresì, la pavidità dei leaders politici europei nei confronti di coloro che umiliano pubblicamente i diritti umani come avvenuto in occasione della consegna del premio Nobel per la pace a Liù Xiaobo o della tragica vicenda di Sakineh e degli altri detenuti in Iran o nel caso della Birmania e di Aung San Suu Kyi;

DENUNCIA tali comportamenti come elementi di debolezza che rendono questa parte del mondo sempre più vulnerabile rispetto alla sfida del XXI secolo che vede la contrapposizione tra una visione politica basata sul pluralismo della diversità ed una basata su presunte identità nazionali, o culturali o, addirittura, parareligiose;

CONSTATA che il regime partitocratico italiano sembra giunto al capolinea dato che, non solo le forze politiche ma anche soggetti istituzionali, sembrano aver perso il lume della ragione a) come nel caso della recente iniziativa della magistratura, che vorrebbe sindacare le motivazioni delle manifestazioni di voto dei parlamentari, il che è palesemente in contrasto con gli artt. 67 e 68 della Costituzione repubblicana e b) come le dichiarazioni di governatori, presidenti di provincia e sindaci, soprattutto qui in Veneto, che hanno superato anche quel minimo senso di vergogna che ha sempre caratterizzato chi si qualificava saggio;

CONSTATA, inoltre, il faticoso inizio dell’attività della Lega per l’Uninominale che ha recentemente promosso un progetto di legge mirato all'indizione di un referendum consultivo che, in analogia di metodo con il procedimento referendario attualmente in corso in Gran Bretagna e con quello seguito in Nuova Zelanda negli anni '90, sottoponga all'elettorato italiano la scelta tra la conservazione del sistema elettorale previsto dalla legge n. 270/2005 attualmente in vigore e la sua sostituzione con un sistema elettorale secondo il modello del collegio uninominale maggioritario, in una delle sue possibili alternative (turno unico secondo l'esperienza anglosassone, doppio turno secondo quella francese, o turno unico con voto alternativo trasferibile e "ballottaggio preventivo", secondo quella australiana);

CONSTATA, altresì, la protervia delle forze clericali che hanno indetto per l’anniversario della morte di Eluana Englaro la giornata in ricordo di coloro che sono costretti ad una vita vegetativa, denunciando così l’omicidio che sarebbe stato perpetrato travisando dolosamente il calvario subito da Eluana e dalla sua famiglia;

DENUNCIA tali fatti come segni di un degrado politico che rischia di sommergere anche gli innocenti cittadini senza potere che da anni tentano di non collaborare con il regime;

pertanto

con rammarico, manifesta grande preoccupazione per la gravità della situazione a) a livello europeo con la sempre più precaria esistenza della Unione Europea b) a livello italiano con un fondamentalismo illiberale che sembra infettare tutte le istituzioni c) a livello culturale con il clericalismo che sembra travolgere anche le scarse difese poste da chi si dichiara laico;

ciò premesso,

DECIDE

di verificare al più presto le modalità per sostenere

a) l’attività dell’intergruppo al Parlamento europeo denominato “Gruppo Spinelli” promosso da Guy Verhofstadt, presidente del gruppo ALDE, Daniel Cohn-Bendit, co-presidente dei Verdi, Isabelle Durant, vice-presidente del Parlamento europeo e Sylvie Foulard del gruppo ALDE, che ha lo scopo di raccogliere parlamentari, intellettuali e cittadini a favore di una Europa comunitaria, pronti a mettere l'interesse comune europeo davanti agli interessi particolari, coordinandosi con le attività, nella stessa direzione, poste in atto dal Movimento Federalista Europeo;

b) l’attività della “Lega per l’Uninominale” per la riforma nel senso del collegio uninominale maggioritario, opponendosi a qualsiasi opzione che possa portare a una conferma della legge attualmente in vigore o a un peggioramento ulteriore della stessa in senso proporzionalistico;

c) l’attività del “Comitato per la Libera Scelta” affinché al fianco della battaglia per l’introduzione nella nostra legislazione del c.d. “testamento biologico”(con il quale permettere anche la rinuncia all’alimentazione e all’idratazione forzata) anche altre lotte volte a rendere sempre più concreta la libertà individuale (orientamento sessuale, “divorzio breve”, fecondazione medicalmente assistita, legalizzazione delle c.d. droghe leggere, coppie di fatto, salubrità dell’ambiente, etcc.)

RIBADISCE

la necessità di una Rivoluzione liberale che consiste a) nel rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) nel rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) nel rilancio delle lotte per le libertà individuali riguardanti l’antiproibizionismo non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.


9 settembre 2010

LEGGE ELETTORALE UNINOMINALE, LAICISMO E FEDERALISMO EUROPEO

MOZIONE

La direzione di Veneto liberale, riunitasi a Castelfranco Veneto, oggi 9 settembre 2010, esaminati i punti all’ordine del giorno

PREMESSO

che il XII congresso dell’associazione, svoltosi il 12 dicembre 2009, ha constatato il mancato raggiungimento delle priorità che si erano indicate nel congresso dell’anno precedente;

che in quella occasione si constatava il notevole indebolimento delle energie umane del sodalizio. rendendo particolarmente difficile perseguire il progetto dei "liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

che era, comunque, ribadita la necessità di un soggetto politico, più precisamente, un partito riformatore di liberali e democratici con l’obiettivo di farsi strumento per le modernizzazioni riguardanti le istituzioni (poter scegliere chi governa e punire - in modo democratico e nonviolento - chi non merita più il voto), l’economia (centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni) e la società (libertà individuali dallo stato e dalla società etica), modernizzazioni che costituiscono la Rivoluzione liberale non realizzata dalle generazioni eredi del Risorgimento;

che, sino all’acquisizione di nuove opportunità, si decideva di concentrare la propria attività nel “Coordinamento castellano per la Libera Scelta” perché viene ritenuta indispensabile presidiare la frattura laicismo/clericalismo per il progetto dei “liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

che l’intervento dell’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, di giovedì 26 agosto al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, e la pubblicazione dell’appello per l’Uninominale, sul Corriere della Sera del 28 agosto, possono costituire i segnali di nuove opportunità per il rilancio del progetto dei "liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

DICHIARA

che l’intervento di Sergio Marchionne a Rimini ha indicato la consapevolezza, da parte di una importante componente dell’establishment, della necessità di nuove relazioni politiche (e non solo la necessità di nuove relazioni industriali) per affrontare la sfida dei tempi moderni, il che è coerente con la visione secondo la quale volgere la testa al passato è suicida e con la convinzione che il difetto dell’Italia è la mancanza di un progetto e di un leader che sappia dare corpo alla predetta necessità (ossia esprime una posizione riformatrice piuttosto che il tradizionale immobilismo conservatore caro ai poteri costituiti);

che il manifesto per l’uninominale pubblicato sul Corriere della Sera è un progetto di buona politica al quale hanno aderito personalità che possono costituire tanti possibili leader;

che l’attuale crisi del sistema, o meglio del regime partitocratico, (conseguente anche a divaricazione di posizioni politiche da parte di importanti componenti del regime) potrebbe diventare una occasione per imboccare la strada per la transizione verso la democrazia liberale o per dare sfogo al fondamentalismo illiberale, latente nella società, causando lutti e dolori;

DECIDE

di essere disponibile a partecipare, tutti e ciascun aderente a Veneto liberale, alle iniziative conseguenti al progetto evidenziato dall’appello per l’Uninominale, pubblicato sul Corriere della Sera del 28 agosto 2010, perciò a) presterà attenzione al seminario che si svolgerà a Roma il prossimo 23 settembre, che ha lo scopo di individuare la forma ‘tecnica’ della proposta di riforma elettorale da sostenere, b) aderisce, compatibilmente con altri impegni oggi non prevedibili, all’assemblea che si svolgerà il prossimo 7 ottobre;

di accantonare, per ora, la propria preferenza per il sistema maggioritario a turno unico con le primarie di collegio, ritenendo precipua una collaborazione leale con tutti coloro che preferiscono l’uninominale maggioritario al preferenzialismo proporzionalista.;

di ribadire la scelta laicista, già intrapresa con la partecipazione al “Coordinamento castellano per la Libera Scelta”, festeggiando l’anniversario del 20 settembre 1870 con un incontro conviviale e quella federalista europea fiancheggiando il Movimento dei Federalisti Europei, in singole iniziative coerenti con il “Manifesto di Ventotene” di Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni.


28 giugno 2010

CHE FARE?

VENETO LIBERALE E IL MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO


Nella direzione di Veneto liberale dello scorso 12 maggio si era ribadito il “fiancheggiamento delle attività del Movimento Federalista Europeo, fondato da Rossi, Spinelli e Colorni” nell’ottica della riaffermazione della “tradizionale preferenza per una Europa federale in luogo dell’attuale Europa intergovernativa.”


All’indomani della tragica iniziativa della “freedom flottila”, che ha forzato il blocco navale israeloegiziano per Gaza, è apparso un comunicato che ha stigmatizzato pregiudizialmente il comportamento israeliano definendolo “ingiustificato nei fini e sproporzionato nei mezzi usati” e addossando ad Israele la responsabilità di allontanare la Turchia, quale “unico alleato islamico” e aggravando “i pericoli sulla pace mondiale”.


Tale comunicato era apparso solo su un sito di una sezione del MFE e non sul sito ufficiale del movimento, conseguentemente, in data 5 giugno, non si poteva che prendere cautamente le distanze, visto il tono filo Hamas, e ci si poneva in attesa di un “documento ufficiale della direzione di quel movimento prima di formulare qualsiasi giudizio sul movimento fiancheggiato”.


Ora il comunicato stampa è apparso non solo sul sito ufficiale del MFE ma anche sull’ultimo numero della rivista “L’Unità Europea”, edita dallo stesso movimento, per cui non possiamo sottrarci a giudicarlo.


Trattasi di un comunicato frutto di un pregiudizio antiisraeliano tanto è vero che si parla solo di blocco “israeliano” quando è noto che si tratta di un blocco navale congiunto del governo israeliano e di quello egiziano.


Si definisce il blocco della striscia di Gaza una “prigione a cielo aperto”, sposando acriticamente la posizione dei terroristi di Hamas che si rifiutano di riconoscere non solo il diritto degli israeliani ad un proprio Stato, ma addirittura la loro stessa esistenza sulla faccia della terra. Non è senza significato il richiamo, nello statuto di Hamas, ai temi classici dell'antisemitismo usati, fra gli altri, dai nazisti e citando “I Protocolli dei Savi di Sion”, noto falso usato dagli antisemiti all'inizio del secolo. Hamas sostiene che questi "nemici" stanno dietro ad ogni male e sono i veri nemici di tutto il genere umano.


Veneto liberale, pertanto, non potendo fiancheggiare un movimento che sembra parteggiare per degli antisemiti, dovrà sottolineare la presa di distanza sul punto (ed è un punto rilevante, visto l’obiettivo pacifista che inerisce anche al progetto europeo) augurandosi che il MFE sappia superare questa vergognosa partigianeria.


Naturalmente resta immutata la preferenza per una Europa federale,in luogo dell’attuale Europa intergovernativa, il che accomunerebbe Veneto liberale e il Movimento Federalista Europeo. (bl)


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permalink | inviato da Venetoliberale il 28/6/2010 alle 11:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

12 maggio 2010

DIREZIONE DI VENETO LIBERALE

MAGGIORITARIO UNINOMINALE, EUROPA FEDERALE, LAICISMO


La direzione di Veneto liberale, riunitasi a Castelfranco Veneto oggi 12 maggio 2010, esaminati i punti all’ordine del giorno

CONSTATATO che la crisi finanziaria della Grecia ha svelato, anche a coloro che non volevano vedere, l’inidoneità ad affrontare le sfide della globalizzazione, dell’attuale organizzazione intergovernativa “Unione Europea”;

CONSTATATO che la situazione politica nazionale, dominata da schieramenti in cui prevalgono le componenti più oltranziste ed antiriformatrici, non sembra in grado di affrontare il probabile aggravamento della crisi economica;

CONSTATATO che le recenti elezioni regionali ed amministrative hanno fatto prevalere, nell’ambito della maggioranza governativa, i soggetti più estremisti con conseguente allargamento della frattura Nord-Sud, mentre nello schieramento contrapposto non ci si accorge dei segnali positivi giunti dagli elettori della città di Roma

RITIENE PRUDENTE, RAGIONEVOLE E SAGGIO

1)     considerare il sistema elettorale maggioritario uninominale l’unico mezzo per trasformare l’attuale parlamento di nominati in un Parlamento di eletti: in questa ottica si presterà attenzione nei confronti di tutte le iniziative che procederanno in quella direzione, come la nuova associazione nazionale “Scelgo l’Italia” promossa da Giovanni Gazzetta;

2)     riaffermare la tradizionale preferenza per una Europa federale in luogo dell’attuale Europa intergovernativa: in questa ottica si proseguirà nel fiancheggiamento delle attività del Movimento Federalista Europeo, fondato da Rossi, Spinelli e Colorni

3)     rilanciare il laicismo quale cultura aggregante di un possibile schieramento alternativo che, partendo dalle istanze del territorio, sappia immaginare proposte di “buona politica”: in questa ottica si ribadisce l’impegno per la istituzione del registro comunale dei testamenti biologici, anche con il comitato “Libera scelta” di Castelfranco Veneto;

CIO’ PREMESSO

rammenta, innanzi tutto ai propri simpatizzanti, le proposte che costituiscono la “ragione dell’esistenza” del sodalizio:

a)     Poter scegliere chi governa e punire – in modo democratico e nonviolento – chi non merita più il voto;

b)    Centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni;

c)     Libertà individuali dallo stato e dalla società etica

PQM

le “ragioni dell’esistenza” di Veneto liberale possono riassumersi nell’apparente ossimoro “Rivoluzione liberale” che si riallaccia, grazie alla sua ispirazione laica, al primo cinquantennio dell’unità d’Italia


30 marzo 2010

ASTENSIONISMO

OLTRE QUATTORDICIMILIONI E SEICENTOMILA!


Sono oltre quattordicimilioni e seicentomila gli elettori che non si sono recati alle urne. Il dato numerico rende più evidente la misura del fenomeno. Il dato dell’affluenza (64,20%), che leggiamo e leggeremo, sembra attenuare il grado di disaffezione. Mai tanti astenuti!


Da anni abbiamo predicato l’opportunità del non-voto (ossia non solo l’invito ad astenersi ma anche il voto nullo e la scheda bianca) ma stavolta non l’abbiamo praticato. Abbiamo sbagliato? Non abbiamo sbagliato perché da tempo ci chiedevamo come fare a trasformare un voto negativo (il non-voto per delegittimare il regime) in un voto positivo (un voto per legittimare un’alternativa). L’occasione l’abbiamo colta questa volta. Eravamo consapevoli che molti cittadini senza potere non si sarebbero recati alle urne, quindi sentivamo il dovere di dare inizio ad un altro e diverso percorso. Lo ripetiamo, per spiegare meglio l’atteggiamento di Veneto liberale: il non-voto deve avere uno sbocco positivo altrimenti rischia di diventare solo un atto di testimonianza. Perciò il non-voto deve trasformarsi in un voto positivo per legittimare un’alternativa.


Qui in Veneto l’opportunità ci è stata offerta dalla candidatura Bortolussi. Una candidatura che non aveva speranza di successo perché in regione il centrodestra ha avuto sempre successo. Dal 1995 il Veneto e la Lombardia, come Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Basilicata non hanno mai cambiato coalizione governativa. Però la candidatura Bortolussi ha indicato una strada che il partito Democratico potrebbe percorrere: aprirsi alle realtà territoriali. La riformabilità del PD non potevamo non prenderla in considerazione. Ora occorre capire come convincere il PD a proseguire nel suo percorso innovatore ed evitare un ritorno a vecchie pratiche. Occorre far comprendere l’opportunità di scommettere sul futuro, piuttosto che rincorrere un passato che non ritornerà più.


Probabilmente potranno esserci utili anche le difficoltà che il successo leghista innescherà nella coalizione di centrodestra.


Il progetto di liberali e democratici per la Riforma sembra sempre più praticabile:è la “conditio sine qua non” per invertire la tendenza alla frammentazione politica (ed ai conseguenti ricatti) causata dal fallimento dei referendum elettorali del 2008.


Solo quel progetto potrà proporre seriamente la riforma in senso maggioritario della legge elettorale, precondizione per il passaggio dal regime della democrazia partitocratica a quello della democrazia liberale (bl)


21 marzo 2010

DOPO LE REGIONALI

NON SI RICOMINCIA DA ZERO.


Siamo stati rimproverati per aver rinunciato, stavolta, alla nostra linea politica tradizionale. Ci hanno detto: “Ma come mai, proprio ora che si prevede una montante marea di non voto, proprio voi che lo avete propagandato in questo decennio, decidete di recarvi alle urne per votare? Avete un’opportunità storica di sfruttare questa occasione per cantare finalmente vittoria e la rifiutate!?!” Appunto, rispondiamo noi. Non sono queste le vittorie che ci interessano. Noi di Veneto liberale tentiamo di fare attività politica e non vogliamo fare solo testimonianza. L’ultima direzione ha deciso l’abbandono, stavolta, del non-voto (ricordiamolo: per noi il non-voto è un mezzo di delegittimazione del regime) perché riteniamo più opportuno manifestare fiducia nella riformabilità del partito Democratico che ha scelto di non sostenere un suo aderente.


Nel momento in cui il partito Democratico si pone, con la sua libera scelta al servizio della società civile, rappresentata dalla candidatura Bortolussi, sembra realizzarsi un’opportunità per la costituzione di un soggetto politico che può essere utilizzato dai cittadini senza potere per un regime di Democrazia liberale in sostituzione dell’attuale regime partitocratrico.


Sicuramente la candidatura Bortolussi doveva servire ad allettare l’UDC a partecipare ad una coalizione anti Zaia, ma anche vero che la candidatura dell’ex democristiano De Poli, anche in antitesi Bortolussi, ha fornito alla candidatura del segretario della CGIA di Mestre un altro e diverso significato. Potrebbe trattarsi di un caso di eterogenesi dei fini. Dispiace che nel programma di Bortolussi non c’è molto di liberale, ma questa è responsabilità della incapacità di quei liberali che hanno partecipato alla operazione. Dobbiamo, perciò accontentarci del poco che ci promette la candidatura del sindacalista degli artigiani: non sarà un liberista, ma almeno non è un dirigista.


Dopo le elezioni della settimana prossima, almeno qui in Veneto, il progetto dei liberali e dei democratici per la Riforma non ricomincerebbe da zero.


A livello nazionale il Pdl sembra sempre più in difficoltà, nonostante l’apparente successo dell’adunata romana di sabato 20 marzo. In fondo il siparietto con Bossi ha dato una lettura della piega che sta prendendo il centrodestra ove la Lega sembra sempre più il soggetto trainante.


Molti si sono scandalizzati del giuramento dei candidati governatori al programma del Pdl. Nessuno ha ricordato che un paio di giorni prima, a Genova, i candidati governatori della Lombardia, del Piemonte, della Liguria e del Veneto hanno stretto un patto di unità d’azione “padano” con la benedizione di Tremonti, il garante dell’alleanza Forza Italia - Lega Nord. Pertanto il giuramento romano sembra più il completamento del patto padano piuttosto che il giuramento di fedeltà al capo.


Il Forzaleghismo potrebbe essere la malattia mortale del Pdl. In Veneto la rivalità tra la Lega Nord e il Pdl innescherà un processo nuovo. I liberali potrebbero approfittarne. (bl)



 

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