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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
16 ottobre 2011

Lettera sulla crisi di regime

Cari amici e cari compagni,

ancora una volta il governo Berlusconi ha incassato la sua ennesima fiducia dal Parlamento, con la quale gli viene riconosciuta non solo la sua legalità ma anche la sua legittimità democratica.

Sbraitare e chiederne le dimissioni, o altri governi, o, addirittura, le elezioni anticipate significa segnalare la debolezza dell’opposizione democratica sussistendo una diffusa mentalità antidemocratica.

In realtà, dal punto di vista parlamentare, sfiduciata è stata quasi tutta l’opposizione. Quasi, perché solo i cinque radicali deputati hanno saputo svolgere il ruolo di opposizione democratica. Troppo pochi per poter costituire una opposizione sostanziosa.

A differenza degli altri oppositori (da loro definiti “oppositori di regime”) hanno prima rifiutato la diserzione velleitaria, presidiando democraticamente la postazione parlamentare, e poi hanno votato contro la fiducia al governo, proprio come leali oppositori.

Gli oppositori di regime li hanno inondati di improperi perché non hanno aderito alla strategia (non concordata con i radicali) volta a non far raggiungere il quorum, per rendere invalido il voto di fiducia. Nel momento in cui il governo Berlusconi ha raggiunto il consenso della maggioranza assoluta del Parlamento, la questione del quorum non conta più nulla. Nonostante questo i radicali deputati sono stati inondati di ingiurie. E dire che proprio il voto determinante dei radicali deputati aveva innescato il processo che ha indotto il Presidente della Repubblica ad intervenire con un suo ammonimento. E dire che proprio il voto di quattro deputati eletti dal Pd e dall’IdV ha permesso al governo Berlusconi di ottenere la maggioranza assoluta.

E che dire di quella parte di deputati che solo un anno fa votava le leggi ad personam pro Berlusconi e il PD, oggi, si scandalizza dell’eresia radicale!?!

Ma è possibile che la categoria degli incapaci di tutto spieghi questo atteggiamento antiradicale? No, non è possibile. Dire che sono mediocri significa svalutare il progetto che il PD vorrebbe perseguire. E’ un progetto suicida per la costituzione di una democrazia liberale, indispensabile per la risposta riformatrice alla sfida della crisi del regime partitocratrico.

Ho una età che mi ha permesso di assistere a varie crisi di regime e alla capacità del regime di trovare degli espedienti per rinviare nel tempo il “redde rationem”.

La crisi della fine degli anni ’80 dello scorso secolo - innescata anche da questioni internazionali (il collasso dell’impero sovietico) - ha trovato lo sbocco in una modernizzazione del tradizionale bipolarismo polarizzato: dalla diade anticomunismo / comunismo si è passati allo scontro berlusconismo / antiberlusconismo.

Strumento essenziale per questa risposta conservatrice è stata la riforma della legge elettorale che ha approfittato della volontà riformatrice dei cittadini proporzionalizzando il maggioritario richiesto dall’opinione pubblica.

Quella legge elettorale ha permesso la modernizzazione della vecchia diade piuttosto che sostituirla con quella più consona ad una democrazia liberale: conservatori / riformatori.

Oggi il progetto del PD è quello di costituire una maggioranza antiberlusconiana che vada oltre le esperienze della coalizione progressista del 1994 e dell’Ulivo del 1996. Lo dichiara esplicitamente D’Alema sul Corriere della Sera di oggi, 16 ottobre. Il PD mira ad avere un rapporto più stretto non solo con l’UDC di Casini ma anche con quel gruppo sociale-politico che potrebbe vedere la luce dopo l’incontro, di clericali di varie tendenze, che si svolgerà domani a Todi con la benedizione del cardinale Bagnasco, numero uno della C.E.I. Quel progetto merita il sacrificio del laicismo, di qui la necessaria presa di distanza dai radicali.

Ma che alternativa può mai essere questa? Si vorrebbe sostituire, all’attuale gruppo di potere clerico-socialista, un gruppo di potere clerico-comunista nello spirito della contrapposizione della diade berlusconiani /antiberlusconiani.

Il progetto basato sulla contrapposizione tra berlusconiani / antiberlusconiani ha dato la propria disastrosa immagine in occasione della manifestazione degli “indignati” di sabato.

Gli “indignati” sarebbe un movimento esplicitamente anticapitalista. Nei fatti la loro manifestazione di sabato è stata strumentalizzata da squadracce di teppisti che hanno dato libero sfogo al loro vandalismo.

Il successo di partecipazione popolare alla manifestazione – si è parlato di duecentomila o, addirittura, trecentomila persone – quando in altri paesi la partecipazione ha assunto la dimensione di qualche migliaio di partecipanti, deve essere spiegato in qualche modo. Chi scrive è convinto che è l’antiberlusconismo che ha mobilitato la stragrande maggioranza dei manifestanti e la prova è data anche dall’intollerante trattamento subito da Marco Pannella.

Il sonno della ragione genera mostri, diceva Goethe, e i mostri di cui sono rimaste vittime i contestatori di Pannella si chiamano menzogna, odio, sordità. Facile strumentalizzare una massa così cieca, di qui la strumentalizzazione da parte di poco più di duemila teppisti su circa trecentomila manifestanti.

Ma perché questo accade solo in Italia? Perché il regime postfascista ha ancora le tossine del regime totalitario fascista. Per i totalitari non esistono avversari ma solo nemici da distruggere.

L’antiberlusconismo, perciò, non è l’antidoto al regime partitocratico. Quello che ci vuole è altro. E’ un soggetto politico riformatore di liberali e di democratici che rilanci con il laicismo, le riforme per le libertà politiche, civili e sociali. In pratica: a) il rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.


13 agosto 2011

QUELLI CHE... LA DEMOCRAZIA

AA. VV. PARADOXA” ANNO V - Numero2 - Aprile/Giugno 2011, Fondazione internazionale Nova Spes, Roma 2011

Dal 7 luglio nelle principali librerie italiane è a disposizione questo numero della rivista “Paradoxa”. E’ una rivista molto interessante soprattutto per la fase storica che, non solo il nostro Paese, sta attraversando.

Il prof. Dino Cofrancesco così presenta il numero speciale dedicato all’esame di alcuni testi dedicati alla “crisi della democrazia”.

“Saggisti e docenti come Michelangelo Bovero, Luciano Canfora, Paul Ginsborg, Massimo L. Salvadori, Nadia Urbinati, Maurizio Viroli, Gustavo Zagrebelsky teorizzano un’idea di ‘democrazia’ in cui c’è spazio per ogni sorta di ‘diversità’ – sociale, etnica, di genere, ‘culturale’ – tranne quella ‘politica’ nel senso forte del termine, se per ‘diversità politica’ si intende, per fare un esempio significativo, che, nel contesto italiano, non ci si riconosce in una costituzione che non si limita a regolare il traffico sociale ma prescrive agli automobilisti in quale direzione debbono andare per essere buoni cittadini.”

Ed aggiunge: “Per questo, del tutto in controtendenza, abbiamo pensato di dedicare un fascicolo di «Paradoxa» agli autori su elencati (ma se ne sarebbero potuti aggiungere molti altri) soprattutto per testimoniare che, nel nostro Paese, non c’è (ancora) un ‘pensiero unico’ che ‘giudica e manda secondo ch’avvinghia’. È forse la prima volta che si tenta un’analisi non superficiale di quelli che...la democrazia: si spera di averlo fatto senza seguire il loro esempio ovvero sottraendosi alla tentazione di attribuire le loro riflessioni etico-politiche a perversioni morali o a inconfessabili disegni politici. (Che certi politici di professione lo facciano non ci riguarda come studiosi). Ci ostiniamo a non dimenticare le parole pronunciate da Weber nella conferenza del 1918, ‘La politica come professione’, “e quanto alla nobiltà dei fini ultimi, anche gli odiati avversari pretendono di averla dal canto loro e soggettivamente in perfetta buona fede. ‘Chi di spada ferisce, di spada perisce’, e la lotta è sempre lotta”.

In fondo è l’approccio che ci ha insegnato (siamo discepoli diligenti?) con il suo testo “La democrazia liberale (e le altre)” pubblicato da Rubettino nel 2003. Cofrancesco rifiuta la classificazione di “intellettuale militante” in quanto ritiene necessario il contributo dello studioso perché il pubblico ha bisogno di capire il senso di un mondo sempre più complesso piuttosto che essere infiammato da sacro furore (l’indignazione) nei confronti di colui che si ritiene nemico.

Insomma è la cultura liberale quella che manca a molti critici della “democrazia” che rischiano, con le loro partigianerie, - come dicono gli inglesi - buttare assieme all’acqua sporca, anche il bambino.

L’esponente più significativo di questa tribù di intellettuali militanti, ad avviso di Cofrancesco, è il cattedratico dell’Università di Torino, già presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky. Gli dedica un saggio intitolato “Il Maestro (di democrazia) di coloro che sanno…” nel quale evidenzia la differenza con Norberto Bobbio, l’indimenticato Maestro di “Cultura e Politica”. Scrive Cofrancesco, con un esplicito richiamo a Weber “Bobbio adopera i concetti come un ‘vomere per fecondare il terreno del pensiero contemplativo’, Zagrebelsky come ‘spade contro gli avversari, strumenti di lotta’. In fondo è l’eredità di Bobbio che va perduta.

L’antiberlusconismo è il minimo comun denominatore che unisce questi critici democratici della “democrazia”. Il saggio di Maurizio Griffo su una tesi del prof. Maurizio Viroli, che insegna a Princeton Teoria Politica, spiega la debolezza di questo approccio. Secondo Viroli il fenomeno Berlusconi è conseguenza della tradizionale inclinazione alla servitù degli abitanti del nostro paese. Griffo, rileggendo la storia del nostro paese, ritiene che “l’avvento di Berlusconi si può leggere come una sorta di corso di aggiornamento accelerato della vita pubblica alle mutate condizioni della società”. Le elezioni del 1994 hanno segnato un radicale cambiamento di rotta: si è smessa la conta identitaria e si è aperta una contesa per il potere. Questo fatto ha costituito uno choc per coloro che pensavano di aver sostituito la Democrazia Cristiana quale perno centrale del sistema e dall’equilibrio (immobilista) centrista si è passati alla competizione destra/sinistra. Metabolizzare questo cambiamento non è stato facile, per cui la radice dell’antiberlusconismo risiede soprattutto in questo choc iniziale. Però questo atteggiamento danneggia la nascita di una alternativa adeguata. Infatti sono molti gli elettori che hanno scelto di stare da quella parte non per servilismo (come, invece ritengono i seguaci dell’ideologia antiberlusconiana) ma per una opzione di opportunità. Perciò, proprio perché è una opzione di opportunità essa è sempre reversibile, ossia quegli elettori potrebbero scegliere l’alternativa, se la si riuscisse a costituire esente da atti fideistici. (bl)

Sommario: EDITORIALE Conflitto di "democrazie"di Laura Paletti – CONTRIBUTI: Perché un fascicolo su Quelli che... la democrazia di Dino Cofrancesco - La "grammatica della democrazia" di Michelangelo Bovero di Alberto Giordano - Luciano Canfora e la democrazia di Tarcisio Amato - La democrazia nell'analisi di Paul Ginsborg di Mario Quaranta - Il paradosso di Salvadori: democrazie senza democrazia di Daniele Rolando - Nadia Urbinati. Lost in translation di Daniela Coli - Inclinazione alla servitù o difficoltà a metabolizzare il cambiamento? A proposito di una tesi di Viroli di Maurizio Griffo - Gustavo Zagrebelsky. Il Maestro (di democrazia) di color che sanno... di Dino Cofrancesco - A CALDO: Finis vitae: i limiti dell'attuale proposta di legge e il modo per superarli di Paolo Becchi – VARIA: Reputazione e valore aggiunto culturale: a proposito della proposta di Nova Spes diIrene Sanesi - ALL'ATTENZIONE: G. Arrighi, Capitalismo e (dis)ordine mondiale diLorenzo Marras - C. Galli, Perché ancora destra e sinistra di Danilo Breschi - J. Pearce, Tolkien. L'uomo e il mito di Andrea Monda


13 agosto 2011

Democrazia

“[…] Saggisti e docenti come Michelangelo Bovero, Luciano Canfora, Paul Ginsborg, Massimo L. Salvadori, Nadia Urbinati, Maurizio Viroli, Gustavo Zagrebelsky teorizzano un’idea di ‘democrazia’ in cui c’è spazio per ogni sorta di ‘diversità’ – sociale, etnica, di genere, ‘culturale’ – tranne quella ‘politica’ nel senso forte del termine, se per ‘diversità politica’ si intende, per fare un esempio significativo, che, nel contesto italiano, non ci si riconosce in una costituzione che non si limita a regolare il traffico sociale ma prescrive agli automobilisti in quale direzione debbono andare per essere buoni cittadini.

Per questo, del tutto in controtendenza, abbiamo pensato di dedicare un fascicolo di «Paradoxa» agli autori su elencati (ma se ne sarebbero potuti aggiungere molti altri) soprattutto per testimoniare che, nel nostro Paese, non c’è (ancora) un ‘pensiero unico’ che ‘giudica e manda secondo ch’avvinghia’. È forse la prima volta che si tenta un’analisi non superficiale di quelli che...la democrazia: si spera di averlo fatto senza seguire il loro esempio ovvero sottraendosi alla tentazione di attribuire le loro riflessioni etico-politiche a perversioni morali o a inconfessabili disegni politici. (Che certi politici di professione lo facciano non ci riguarda come studiosi). Ci ostiniamo a non dimenticare le parole pronunciate da Weber nella conferenza del 1918, ‘La politica come professione’, “e quanto alla nobiltà dei fini ultimi, anche gli odiati avversari pretendono di averla dal canto loro e soggettivamente in perfetta buona fede. ‘Chi di spada ferisce, di spada perisce’, e la lotta è sempre lotta”[…]”.

 

(cfr. AA. VV. PARADOXA” ANNO V - Numero2 - Aprile/Giugno 2011, Fondazione internazionale Nova Spes, Roma 2011, pag. 18)


13 dicembre 2009

L’AGGRESSIONE A BERLUSCONI

VIOLENZA


Non sono un berlusconiano, anzi. Manifesto al Presidente del Consiglio la mia solidarietà.


Questa è la differenza tra chi è antiberlusconiano e chi lo identifica nel male assoluto, chiamandolo “uomo nero”,  volendo farlo apparire come “tiranno”.


L’estremizzazione, che supera anche l’odio del tifoso, può avere influenza su menti deboli rendendo tirannicidi poveri diavoli. (bl)



 

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