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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


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31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


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31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


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Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


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L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


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L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


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2 settembre 2009

Direzione di Vl del 2 settembre 2009

MOZIONE POLITICA


La direzione di Veneto liberale, riunitasi a Castelfranco Veneto oggi 2 settembre 2009, esaminati i punti all’ordine del giorno

RINGRAZIA gli oltre seicentocinquantottomila elettori veneti che si sono recati a votare ai referendum del 21 e 22 giugno e che hanno richiesto l’abrogazione delle norme più significative della legge elettorale denominata “porcellum” dai suoi stessi sostenitori;

RILEVA che quella dimensione di consenso elettorale, a livello regionale, non è molto minore del consenso raccolto alle elezioni europee dal Pdl (settecentonovantaduemila) e dalla Lega (settecentosessantasettemila) ma è solamente un po’ più del consenso raccolto dal Pd (cinquecentoquarantottomila) e molto di più di quello raccolto da Di Pietro (centonovantaquattromila), dall’UDC (centosettantaduemila) e dalla Lista Pannella (sessantaseimila)

SOTTOLINEA, pertanto, il dato di consenso raccolto, a livello nazionale e nel Veneto per il rilancio della lotta politica per l’alternativa riformatrice di liberali e di democratici ad un regime che sembra aver imboccato il percorso non tanto verso la mera restaurazione di un sistema politico basato su di un partito clericale, ma verso l’instaurazione di un regime basato su di un partito fondamentalista propugnatore di valori assoluti, il che sarebbe la negazione radicale di un sistema politico liberale ed aperto;

EVIDENZIA nell’annullamento dell’incontro tra il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, e il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, che si sarebbe dovuto svolgere all’Aquila il 28 agosto, una clamorosa battuta d’arresto dei rapporti tra Chiesa e Stato, rapporti che hanno profondamente segnato la nostra storia;

CONSIDERA questo avvenimento un segnale della crisi di leadership che il Popolo della libertà sta vivendo, a causa della insorgenza di un pericoloso soggetto fondamentalista al proprio interno (stimolato anche dall’alleato leghista) che la componente moderata ha difficoltà a contrastare, nonostante le buone iniziative del Presidente della Camera dei Deputati;

REPUTA ininfluenti o addirittura controproducenti le scarse iniziative adottate dal maggior partito di opposizione al governo, attualmente alle prese con una grave crisi di identità che il suo prossimo congresso non sembra idoneo per individuare una ragionevole soluzione;

PQM

RIBADISCE la necessità di un soggetto politico, più precisamente, un partito riformatore di liberali e democratici con l’obiettivo di farsi strumento per le modernizzazioni riguardanti le istituzioni (poter scegliere chi governa e punire - in modo democratico e nonviolento - chi non merita più il voto), l’economia (centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni) e la società (libertà individuali dallo stato e dalla società etica), modernizzazioni che costituiscono la Rivoluzione liberale non realizzata dalle generazioni eredi del Risorgimento;

IN QUESTA OTTICA DISPONE

a)      organizzare un incontro per celebrare la data del 20 settembre, giorno di festa liberale e quindi anticlericale, al fine di segnalare la propria irriducibile avversione non solo a qualsiasi scelta clericale ma anche a qualsiasi progetto di “partito di Dio” all’orizzonte, suggerendo una indicazione di lotta ai moderati del Pdl e del Pd;

b)      ulteriore impegno nella costituzione, per ora a livello locale, di un coordinamento di persone e soggetti autodefinitisi laici, per la istituzione di un registro comunale del testamento biologico, come primo passo per tentare di contrastare il progetto illiberale già approvato dal Senato, partecipando all’incontro dell’8 settembre alle ore 20,45 nella sede del partito Democratico a Castelfranco Veneto;

c)      verificare la possibilità di svincolare il Pdl veneto dall’abbraccio con la Lega e rendere utile l’energia laica, imprigionata anche nel partito Democratico del Veneto, per le elezioni regionali del prossimo anno.



 

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