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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
7 giugno 2009

Ed ora, referendum

LA POSTA IN GIOCO


Sta per essere mandata in archivio questa pessima campagna elettorale. E’ stato tutto tranne che una campagna elettorale per delle elezioni europee. Tematiche non domestiche non si sono sentite discusse.


Si fa, innanzi tutto, una campagna contro l’astensionismo che però vedrà un incremento rispetto alla consultazione precedente del 2004. Saranno sconfitti coloro che sostengono “il voto”  come dovere civico. Sono sicuro che tra costoro ci saranno molti di quelli che sosterranno che il voto referendario, pur essendo analogo diritto politico costituzionale, deve essere ostacolato con l’astensione.


Si sostiene che non si tratta di elezioni europee, ma di un referendum contro Berlusconi. Saranno sconfitti gli antiberlusconiani. La loro incapacità di proporre un’alternativa credibile farà esaltare il relativo  consenso di cui gode il Presidente del Consiglio tra i cittadini.


Si sostiene che sarà un sondaggio all’interno del centrodestra per verificare se la Lombardia e il Veneto avranno prossimamente un governatore del PdL, partito di maggioranza relativa nel paese, o della Lega. Saranno sconfitti coloro che sostengono la sovranità popolare quale misura della legittimità di chi governa.


Si sostiene che sarà anche un sondaggio all’interno del centrosinistra per verificare se il partito guida debba essere il PD o l’IdV. Saranno sconfitti i sostenitori del PD che vedranno confermato il ruolo del proprio partito quale “egemone” dell’area (sic) nonostante sia notevolmente indebolito.


Si sostiene la necessità del voto “utile” e l’inopportunità di deputati eletti al di fuori dei partiti ritenuti “perbene” (PdL, PD, Lega, IdV, UdC). Per il consenso che complessivamente raccoglieranno le liste anatemizzate, saranno sconfitti coloro che, in barba alla regola costituzionale dell’uguaglianza delle forze politiche, sostengono alcune più meritevoli di tutela piuttosto che altre.


Insomma queste elezioni sono una schifezza!


Riflettiamo un attimo: questo è il prodotto del sistema partitico nazionale. Non è uno scherzo del destino cinico e baro. E’ il  prodotto anche e soprattutto di un particolare sistema elettorale. E qual è il sistema elettorale attualmente vigente? Non è forse quello proporzionale con scrutinio di lista? E se in Italia fosse vigente un sistema elettorale maggioritario con collegi uninominali, il confronto elettorale non sarebbe più chiaro?. Ossia il confronto bianco/nero non darebbe dei risultati più leggibili e meno confusi? Come negli Stati Uniti. Partito Democratico versus partito Repubblicano. Obama versus McCain.


Il 21 giugno questa sarà la posta in gioco. In occasione dei referendum abrogativi promossi dal comitato Guzzetta-Segni si sceglierà tra il maggioritario e il proporzionale facendo, per ora, i piccoli passi dell’abolizione della possibilità di estendere alla coalizione il premio di maggioranza, limitandolo solo alla lista vincente e dell’abolizione della possibilità delle candidature in più circoscrizioni,riducendo l’influenza dei notabili. (bl)


31 maggio 2009

Cosa potrebbe accadere

DOPO LE EUROPEE


La “Berlusconeide” è l’argomento centrale dell’attuale campagna elettorale per le elezioni europee. Temevamo lo scadimento della lotta politica in liti domestiche, ma non pensavamo che si giungesse a tanto.


Avevamo sostenuto l’opportunità di far svolgere contemporaneamente alle elezioni europee anche la consultazione referendaria per delimitare i luoghi ove incanalare le questioni nazionali (referendum Guzzetta-Segni ) e le questioni europee (elezioni per il Parlamento europeo). Speravamo in un dibattito politico sulla questione della legge elettorale nazionale (maggioritario o proporzionale) e in un dibattito politico sulla questione “Europa” (federale o intergovernativa). Questo non è accaduto e, non possiamo togliercelo dalla mente che quanto sta accadendo è conseguenza anche dalla mancata contemporaneità della consultazione referendaria e delle elezioni europee. Forse la “Berlusconeide” non ce la saremmo risparmiata, ma sarebbe stata almeno attenuata nei toni, visto quanto è in gioco con il referendum contro la legge elettorale denominata “porcellum”. Tant’è.


Ormai del referendum si parla poco e quel poco che si dice semina confusione. Accusano il referendum contro la truffaldina legge elettorale di essere in realtà una vera truffa! In realtà il confronto è tra maggioritari e proporzionalisti. (Anche se tra i maggioritari ed i proporzionalisti vi sono chi fa scelte di convenienza di bottega!).


Le elezioni europee sono ormai ridotte ad una mero sondaggio di opinione tra i tifosi del centrodestra (meglio il PdL o la Lega?) e i tifosi del centrosinistra (meglio il PD o la lista Di Pietro?) con l’UDC a tentare di raccogliere il consenso di coloro che non sono tifosi degli uni o degli altri.


Qualcuno mi ha sfidato di mettere per iscritto le mie previsioni. Ebbene l’astensionismo la farà da padrone. Mentre nel 2004 il 33,5% non si è recato alle urne, stavolta l’astensione dovrebbe superare agevolmente  il 50%. Non è un atto di delegittimazione di questa Europa intergovernativa che ha già tanti acciacchi, è un atto di delegittimazione nei confronti del sistema partitico nazionale che non ha saputo rendere “europee” delle elezioni, così denominate, e che le ha ridotte ad un mero sondaggio.


Purtroppo anche l’Europa ne verrà fuori ulteriormente indebolita. Il che è grave non solo dal punto di vista internazionale (come affrontare la globalizzazione con la fragile Europa intergovernativa?) ma soprattutto dal punto di vista nazionale. L’esito del voto innescherà un rimescolamento degli equilibri da favorire la crescita di un “Partito di Dio” illiberale. Per arginare questo malaugurato evento non basta urlare che in Italia manca del tutto la democrazia, solo perché alcune minoranze emettono silenzio anche se parlano! Occorre, invece, costruire un soggetto “di” liberali (e perché no, anche “di” democratici) che partendo dalla constatazione dell’assenza nel nostro paese della “democrazia liberale”, presieda la frattura laicismo/fondamentalismo che sarà centrale nei prossimi mesi e non solo per la lotta politica nel nostro paese. Di qui la necessità che la costruzione di quel soggetto “di” liberali e “di” democratici dovrebbe avere un respiro almeno europeo. (bl)


5 aprile 2009

COMITATO TREVIGIANO PER I REFERENDUM ELETTORALI 2009

REFERENDUM ELETTORALI NELLO STESSO GIORNO DELLE EUROPEE PER NON SPRECARE 400 MILIONI DI EURO.


TREVISO 5/04/09 - Nelle prossime settimane il Governo dovrà stabilire la data di svolgimento del referendum in materia di legge elettorale, voluto da oltre 800.000 cittadini italiani.

La scelta del governo di accorpare in un’unica data lo svolgimento delle elezioni europee ed amministrative dimostra una giusta attenzione nell’uso delle risorse pubbliche, soprattutto in un momento così complicato per l’economia del nostro Paese, per le imprese e per i lavoratori.

Crediamo che tale segnale sarebbe ancor più credibile stabilendo la data del referendum nello stesso giorno delle elezioni amministrative ed europee.

Fissarlo in altra giornata comporterebbe inevitabilmente un aumento dei costi, che sono stati quantificati fino a 400 milioni di euro, come ben dimostrato nell’articolo allegato.

In questa situazione contingente di crisi economica, sarebbe un gesto difficilmente sostenibile nei confronti degli italiani. Con 400 milioni di euro si possono fare moltissime cose. Ad esempio costruire un centinaio di scuole o altre importantissime opere pubbliche.

Riteniamo inoltre che un fondamentale principio democratico sia quello di semplificare la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese, cosa sicuramente agevolata da un election day “omnicomprensivo”.

Crediamo che non si possa usare la data come grimaldello per far fallire un referendum, che è diritto costituzionalmente riconosciuto.

Riteniamo che le forze politiche, contrarie alla modifica della legge elettorale, abbiano tutti gli strumenti per far valere le loro ragioni, invitando a votare no al referendum, oppure, meno correttamente, promuovendo l’astensione, anche nelle giornate del 6 e 7 giugno.

per il Comitato di Treviso per i Referendum Elettorali 2009

Beppi Lamedica (Veneto Liberale), Luigi Calesso, Alessandro Brentel

 


1 marzo 2009

Radicali

…E ORA LOTTA DI LIBERAZIONE DEMOCRATICA DELL’ITALIA DALL’INFAME REGIME PARTITOCRATICO


Si sono svolti a Chianciano Terme i lavori del VII Congresso italiano del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito. Il tema assegnato, sembra a chi scrive, significativo. “Verso il 39° Congresso del PRNTT…e ora lotta di liberazione democratica dell’Italia dall’infame Regime partitocratico”. Il fatto che si sia colta l’occasione di un congresso del Partito Radicale NTT per riflettere sulla “lotta di liberazione democratica dell’Italia dall’infame Regime partitocratico”, dichiarando addirittura giunta l’ora di attuarla, potrebbe significare l’inizio di un percorso che dovrebbe portare all’accantonamento del soggetto denominato “Radicali italiani”, da ritenersi troppo compromesso, essendo stato uno strumento per dare una mano ai “buoni a nulla” contro i “capaci di tutto”, ossia una delle due gambe del regime partitocratrico.


Il congresso non si è chiuso con una mozione politica, quindi si è trattato di un mero confronto tra persone che hanno proposto un percorso politico o che hanno confessato di non avere alcuna idea ma attendono di essere “guidate”.


Tra gli altri è intervenuto il prof. Giovanni Guzzetta, del comitato promotore dei referendum sul sistema elettorale, che ha sottolineato la consonanza sulla diagnosi e la terapia della situazione politica invitando i radicali a collaborare alle prossime iniziative politiche.


La strategia dell’ospitalità, praticata dai radicali in questi ultimi tempi, è abbandonata? Se accoglieranno quanto richiesto dal prof. Guzzetta potrebbero diventare ad un tempo concorrenti del PD (che sembra troppo timido nel sostenere i referendum elettorali) e antagonisti del Pdl (essendo soprattutto occupato a costruire il “partito di Dio”, al quale l’istituto referendario potrebbe essere indigesto).


Interessante l’intervento di Emma Bonino che ha invitato i singoli iscritti ad attivarsi senza attendersi “direttive”, visto anche il clima che si potrebbe creare conseguente all’accoglimento della richiesta di moratoria sulla legge del testamento biologico, come sembra accadere dalle dichiarazioni del Presidente del Senato e della Camera.


Scongiurare una guerra di civiltà tra gli “amici della libertà” e gli “uomini di fede” è una condizione indispensabile per confronti politici sereni, il che favorirebbe la “nobiltà della Politica”. (bl)


1 marzo 2009

Partito Liberale Italiano

VINCE L’AUTONOMIA LIBERALE


Domenica 22 febbraio, all'auditorium Aran a Roma, si è concluso il V congresso del PLI.


Stefano De Luca è stato riconfermato segretario con il 73% dei consensi, mentre Diaconale, sostenuto anche da Marco Taradash, ha ottenuto circa il 23% dei partecipanti all'assemblea.


Non è un risultato da poco vista la scelta di De Luca di rendersi autonomo dalla coalizione di centrodestra e visto il tentativo di Diaconale e Taradash di far rivivere quello strano connubio (come confermato da Nico Valerio, fisicamente presente al congresso, e come raccontato sul suo blog http://liberali-italiani.blogspot.com/) tra liberali e conservatori, questi ultimi, oggi, addirittura sulla strada della costruzione del "partito di Dio"


E' stato approvato (come informa il sito www.pensalibero.it/ ) il documento politico ("Autonomia liberale") proposto da Alessandro Dalla Via, Guido Di Massimo e Adalberto Scarlino in cui, tra l'altro, si legge : "Noi continuiamo a sognare, e lavoreremo, per un PLI assolutamente e caparbiamente autonomo che non si lasci ingabbiare in uno dei due pollai della politica italiana. Per anni molti liberali hanno tentato o sperato di essere il sale che immesso nell'uno e nell'altro dei due schieramenti potesse dare sapore liberale alla insipide minestre stataliste dell'una e dell'altra parte politica. Coloro che lo hanno fatto si sono ritrovati sterilizzati in case altrui..Dobbiamo lavorare su una strategia di lungo periodo che si occupi della riunificazione di tutti i liberali disposti a costituire una casa comune che rispetti le diverse sensibilità e sfumature, e che sia per questo un partito federativo e policentrico; non dobbiamo lasciar cadere nel nulla il progetto sottoscritto con la FdL e con il Forum Unità Repubblicani il 3 febbraio 2008 e dobbiamo sviluppare ogni altra iniziativa con i vari gruppi liberali e repubblicani, per presentare ovunque, alle prossime europee, una lista liberaldemocratica sulla quale possano confluire i voti dei cittadini che vogliono ricostruire un soggetto liberale italiano..".


Sembra un progetto che può essere sovrapposto all'iniziativa che ha dato vita, il 4 luglio 2006, al "Coordinamento dei liberali italiani - per una politica liberale", grazie all'impegno di Nico Valerio del Salon Voltaire, di Claudio Pietroni del forum liberale delle Marche, di Veneto liberale e di altre associazioni, molte delle quali non si riconoscono in alcun partito politico oggi esistente.


Raffaello Morelli, leader dell'altro troncone dello storico PLI di Croce, Einaudi e Malagodi, ha portato i saluti della Fdl ed ha ricordato proprio l'accordo cui fa riferimento il documento "Autonomia liberale". Morelli, però ha ammonito De Luca di non perseguire un percorso secondo il quale il PLI debba "contenere l'intera area liberale" perché, oltre alla Fdl, vi sono "altri gruppi, come il Coordinamento dei Liberali, o il Forum per l'Unità dei Repubblicani che fisiologicamente non possono rinserrarsi nel solo Partito Liberale." L'ammonimento di Morelli è tanto più significativo visto il recente atteggiamento dei radicali di Marco Pannella che sembrano sempre più stanchi della strategia dell'ospitalità (dando una mano ai "buoni a nulla" del centrosinistra per una lotta ai "capaci di tutto" del centrodestra) perseguita in questi ultimi tempi e quindi possibili interessati alla costituzione di un soggetto politico per la radicale alternativa liberale.


Naturalmente le prossime elezioni politiche europee potrebbero costituire il battesimo del fuoco per questo embrione, naturalmente collegato alla famiglia dei liberali, dei democratici e dei riformatori europei (ELDR).


Un saluto è stato portato da Mario Segni e da Alfredo Biondi, mentre una lettera aperta di Federico Baldini , responsabile del circolo IX febbraio di Ravenna , con l' auspicio di una concordia operativa tra " il PRI, il Movimento Repubblicani Europei e i Radicali italiani", è stata letta e distribuita ai congressisti all' apertura del dibattito. (bl)


7 gennaio 2009

Auguri

BUON ANNO!


Non posso non augurare il Buon Anno a tutti i lettori. Il 2009 si annuncia un anno cruciale non solo per l’Italia ma per il mondo intero.


La crisi economica innescata dalla crisi finanziaria comporterà una modifica degli equilibri politici globali che saranno sempre più precari. Infatti non c’è alcuna potenza politica-economica che può sostituire gli USA nel ruolo di gestore dell’ordine mondiale. Anzi vi sono stati emergenti come la Cina, la Russia o il Venezuela che hanno scarsa considerazione dei diritti individuali, il che non può non preoccupare chi ama la libertà.


Quella stessa crisi, però, ha messo in grande difficoltà il conservatorismo imperante ma l’alternativa non si presenta con grande chiarezza.


Forse in Italia la crisi economica si sentirà di meno ma le conseguenze politiche non potranno non avere degli effetti, tanto più che il regime politico è già in profonda crisi. L’assenza di una opposizione liberale e la presenza di un governo e di una maggioranza che danno segni di stanchezza avvolti da un clima di disistima nei confronti del regime partitocratico costituiscono opportunità che debbono essere colte.


Lo scorso mese ho partecipato, a nome di Veneto liberale, all’assemblea annuale di un’associazione radicale. Ho colto l’occasione per rivolgere ai radicali l’invito ad abbandonare la strategia dell’ospitalità e a tentare di rivestire il ruolo di leadership per un movimento “di” liberali per l’alternativa al regime. Gli appuntamenti della prossima primavera (le elezioni europee e il referendum elettorale) potrebbero essere il trampolino di lancio per costituire l’opposizione liberale (che oggi manca) che si candidi a sostituire l’attuale maggioranza per il governo del paese.


La rivoluzione liberale è necessaria: facciamola diventare possibile. (bl)


22 dicembre 2008

Il dovere dei liberali

ESSERE SPERANZA È IL DOVERE DEI RIVOLUZIONARI.


Nel documento conclusivo dell’XI congresso di Veneto liberale, svoltosi lo scorso 6 dicembre a Castelfranco Veneto (Tv), si sottolinea che è “indispensabile approfittare di circostanze favorevoli al fine di realizzare un soggetto politico ‘di’ liberali, per riempire, almeno qui in Italia, il vuoto di opposizione alla conservazione antipolitica”.


Le circostanze favorevoli sono rappresentate dal clima di disistima di cui gode il regime partitocratrico. La lotta per bande all’interno della magistratura, l’astensionismo di massa che ha caratterizzato le recenti elezioni regionali abruzzesi, la bufera giudiziaria che sta sconvolgendo il PD e che lambisce anche ambienti della maggioranza governativa sono segni della profonda crisi del regime.


Il regime partitocratrico è caratterizzato dalla superiorità del potere degli uomini sul potere del diritto. Di qui la confusione dei poteri e non la divisione del potere con tutti i freni e i contrappesi richiesti da una Democrazia liberale. In fondo un ministro che minaccia “conseguenze immaginabili” nei confronti di sanitari qualora si adeguino ad una legittima sentenza di giudici della Repubblica non è forse confusione tra potere esecutivo e potere giudiziario? Magistrati che chiedono di arrestare rappresentanti della nazione sulla base di sospetti non è forse la prova di una interferenza tra potere giudiziario e potere legislativo? L’abuso di decreti legge non è forse sottoporre il potere legislativo al servizio del potere esecutivo?


Ebbene quel regime è oggi in crisi. Forse la crisi oggi è più profonda di quella dei primi anni ’90 dello scorso secolo. A differenza di allora il caso del dott. De Magistris e della dott.ssa Forleo, oltre al clamoroso scontro giudiziario tra le procure di Salerno e di Catanzaro, segnalano anche la crisi del potere giudiziario, cosa che non accadeva al tempo di “mani pulite”.


Altro che questione morale, è la questione politica della sopravvivenza del regime che oggi è in gioco.

Il tentativo dipietrista di mettere sotto tutela giudiziaria il regime, naturalmente per farlo sopravvivere, deve essere ostacolato. Non può farlo il PD perché non ha la forza di emanciparsi da quella suicida alleanza, né può farlo il Popolo della Libertà perché, credendo di poterlo strumentalizzare per perpetuare la sua occupazione del potere, nei fatti il suo populismo finirà per dissolvere i suoi lievi sentimenti liberali.


Di qui la necessità di realizzare “un soggetto politico ‘di’ liberali”. L’obiettivo di fondo è quello di farsi strumento per le modernizzazioni riguardanti le istituzioni (poter scegliere chi governa e punire - in modo democratico e nonviolento - chi non merita più il voto), l’economia (centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni) e la società (libertà individuali dallo stato e dalla società etica)”, modernizzazioni che costituiscono quello che invochiamo da tempo: la Rivoluzione liberale.


Le prossime elezioni europee e il referendum elettorale proposto dai proff. Guzzetta e Segni costituiscono una opportunità storica che potrà essere colta da quei liberali che si ritengono sia liberisti che libertari: non dovrà ripetersi la normalizzazione del regime conseguente alle crisi degli anni ’70 e degli anni ’90 dello scorso secolo. (bl)


28 ottobre 2008

Election day: referendum ed elezioni europee

Il progetto di legge, per modificare la normativa elettorale europea, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, conferma la volontà di questo Parlamento di perseguire l'obiettivo di considerare semplicemente "sudditi" gli elettori. Infatti se ne infischiano della volontà riformatrice espressa dai cittadini che hanno raccolto le firme per indire un referendum abrogativo della legge elettorale nazionale.

Come nella normativa, sottoposta a referendum, non è previsto il divieto delle candidature multiple così in questo progetto attualmente in discussione. I notabili, oltre alle segreterie dei partiti, sono e saranno i veri autori delle "nomine" dei parlamentari europei.

Nessuno, inoltre, ha proposto l'introduzione di "primarie" per la scelta delle candidature e i collegi uninominali per permettere la scelta dei parlamentari da parte degli elettori. L'unica alternativa proposta è stato il mantenimento del voto di preferenza, che ha già dato un pessimo risultato.

Ci si lamenta della soglia del 5%  per ottenere almeno un parlamentare europeo (il PD propone una soglia al 3%) e non si sottolinea il boicottaggio del referendum sulla legge elettorale nazionale, qualora la consultazione non fosse congiunta a quella elettorale europea.

Mi auguro che Antonio Martino e Arturo Parisi possano trovare un aiuto nel manifestare la loro opinione dissenziente nei confronti del boicottaggio da parte del regime partitocratico.


12 ottobre 2008

RILANCIARE IL PROCESSO DI UNIFICAZIONE POLITICA DELL’EUROPA

Panebianco sul Corriere della Sera del 10 ottobre, riflettendo sul nuovo possibile ordine mondiale (multipolarismo in sostituzione dell’unipolarismo, conseguente alla caduta del regime sovietico) prevede una maggior precarietà della pace. Inoltre, afferma l’analista, “Si assisterà ovunque a una perdita di credibilità del «sistema liberale» (capitalismo privato più democrazia liberale) e a una crescita di attrattiva dei sistemi autoritari e semi-autoritari (Cina, Russia). In fondo, non si sta dimostrando che capitalismo e crescita economica possono fare a meno della democrazia liberale? E non è forse questo un messaggio attraente per tanti tiranni in tanti luoghi? Dal '45 ad oggi (con un'accelerazione dopo la guerra fredda) abbiamo assistito a una impetuosa diffusione della democrazia nel mondo. Negare che ciò abbia avuto a che fare con il ruolo degli Stati Uniti significa negare l'evidenza. Con un'America in ripiegamento anche l'area di diffusione della democrazia potrebbe ridursi.”

Come si fa a non concordare? Bisogna, però, avere il coraggio di sfidare sempre il probabile con il possibile, altrimenti daremmo ragione ai deterministi che sono stati sconfessati dalla storia. E’ probabile che vi sarà una perdita di credibilità del “sistema liberale”, ma è possibile reagire. Il futuro, infatti, è aperto a tante soluzioni, anche a quelle impreviste, imprevedibili e indicibili. Perché non fare qualcosa affinché prevalga la soluzione preferita?

L’impegno per il rilancio del processo di unificazione politica dell’Europa è quel qualcosa che si può fare e che si deve fare. Perché si deve fare? Perchè i singoli stati nazionali europei, con il nuovo ordine mondiale, conterebbero poco anche con danno per il modello che, sinora, ha saputo coniugare meglio l'efficienza economica e la libertà. Questo è l’unico europeismo compatibile con il Manifesto di Ventotene di Spinelli, Rossi e Colorni. (bl)


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28 agosto 2008

Mozione direzione Veneto liberale del 28 agosto 2008

Veneto liberale, riunita la propria direzione in Castelfranco Veneto il 28 agosto 2008,

constatato che la recente crisi caucasica, con l’invasione della Georgia da parte della Russia di Putin e Medvedev, segnala il risveglio del nazionalismo imperialista russo;

considerato che qualsiasi nazionalismo è una minaccia alla civile convivenza dei popoli, presupposto necessario per rendere compatibile la libertà individuale con l’efficienza economica e la pace;

considerato altresì, che il sogno dell’Europa Unita di Spinelli, Rossi e Colorni è sorto dalla consapevolezza della pericolosità del nazionalismo;

verificato che le attuali istituzioni europee si barcamenano tra chi non vuole isolare la Russia di Putin e chi, ritenendola pericolosa per la pace, la vorrebbe contenuta addirittura dalla Nato, fornendo così una debole risposta pacificatrice alla sfida del nazionalismo russo;

ribadita la convinzione della necessità di una Europa politica, in confronto all’insufficienza dell’attuale istituzione europea, più emanazione dei governi dei vari stati europei piuttosto che dei cittadini;

denunciata l’assenza di consapevolezza, da parte anche del governo nazionale, della possibilità, da parte degli europei, di contribuire ad assolvere il loro ruolo pacificatore e liberale a condizione di disporre di una Europa che possa avere una politica inequivocabilmente non ostile all’alleato storico USA, senza ricorrere a velleitari “neutralismi”;

sottolineato che il velleitarismo del governo italiano (rappresentato anche dall’estemporanea iniziativa della telefonata del Premier Berlusconi al sig. Putin o dalla proposta del Ministro degli Esteri di offrire Roma quale luogo ove far svolgere una fumosa conferenza di pace) è conseguenza di un sistema politico incapace di produrre linee politiche innovative in quanto funzionale al mantenimento dello status quo nazionale;

rilevato che gli attuali soggetti politici nazionali, che fanno riferimento al partito liberale europeo dei democratici e dei riformatori (ELDR), non sembrano, attualmente, idonei a contrastare neanche il conservatorismo nazionale;

ritiene indispensabile, collegandosi comunque all’area politica dell’ELDR, la costituzione di un soggetto politico nuovo “di” liberali europei e non semplicemente di europeisti, anche quale alternativa a coloro che vorrebbero usare le prossime consultazioni europee come semplice occasione di rivalsa di questioni domestiche;

a tal fine,

ribadisce, quale soggetto costituente del “Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale”, la centralità dei “contenuti”, piuttosto che della “forma”, per fornire una precisa identità al soggetto nuovo a) individuando nell’indicazione del candidato a Presidente della Commissione europea, di un Ministro europeo per la politica internazionale e, perché no, anche un ministro per l’Economia b) presentando un vero e proprio "programma di governo" per l'Unione Europea, ed ossia 1) trasformazione del prossimo Parlamento Europeo in una vera costituente 2) dare sostanza alla visione politica che renda compatibile la libertà individuale con l’efficienza economica e la pace 3) apprestare misure per fare fronte al ricatto energetico che la Russia è potenzialmente in grado di effettuare;

segnala l’opportunità delle svolgimento delle prossime elezioni europee contemporaneamente al referendum elettorale, proposto dal prof. Gazzetta, affinché il progetto non abbia un corto respiro, ossia ridotto solo all’appuntamento elettorale europeo;

denuncia la volontà del governo di rendere inoffensivo il referendum elettorale fissando la celebrazione dopo corpose elezioni amministrative e successivamente alle elezioni europee, per fare affidamento sull’astensione degli elettori che, per indigestione elettorale, non permetterà il raggiungimento del quorum per la validità della consultazione referendaria;

manifesta sin da ora la propria disponibilità ad impegnarsi per la consultazione europea qualora sia congiuntamente perseguito anche il progetto della consultazione referendaria.


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