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per la radicale alternativa liberale
 
 
 
 
           
       

“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
30 marzo 2010

ASTENSIONISMO

OLTRE QUATTORDICIMILIONI E SEICENTOMILA!


Sono oltre quattordicimilioni e seicentomila gli elettori che non si sono recati alle urne. Il dato numerico rende più evidente la misura del fenomeno. Il dato dell’affluenza (64,20%), che leggiamo e leggeremo, sembra attenuare il grado di disaffezione. Mai tanti astenuti!


Da anni abbiamo predicato l’opportunità del non-voto (ossia non solo l’invito ad astenersi ma anche il voto nullo e la scheda bianca) ma stavolta non l’abbiamo praticato. Abbiamo sbagliato? Non abbiamo sbagliato perché da tempo ci chiedevamo come fare a trasformare un voto negativo (il non-voto per delegittimare il regime) in un voto positivo (un voto per legittimare un’alternativa). L’occasione l’abbiamo colta questa volta. Eravamo consapevoli che molti cittadini senza potere non si sarebbero recati alle urne, quindi sentivamo il dovere di dare inizio ad un altro e diverso percorso. Lo ripetiamo, per spiegare meglio l’atteggiamento di Veneto liberale: il non-voto deve avere uno sbocco positivo altrimenti rischia di diventare solo un atto di testimonianza. Perciò il non-voto deve trasformarsi in un voto positivo per legittimare un’alternativa.


Qui in Veneto l’opportunità ci è stata offerta dalla candidatura Bortolussi. Una candidatura che non aveva speranza di successo perché in regione il centrodestra ha avuto sempre successo. Dal 1995 il Veneto e la Lombardia, come Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Basilicata non hanno mai cambiato coalizione governativa. Però la candidatura Bortolussi ha indicato una strada che il partito Democratico potrebbe percorrere: aprirsi alle realtà territoriali. La riformabilità del PD non potevamo non prenderla in considerazione. Ora occorre capire come convincere il PD a proseguire nel suo percorso innovatore ed evitare un ritorno a vecchie pratiche. Occorre far comprendere l’opportunità di scommettere sul futuro, piuttosto che rincorrere un passato che non ritornerà più.


Probabilmente potranno esserci utili anche le difficoltà che il successo leghista innescherà nella coalizione di centrodestra.


Il progetto di liberali e democratici per la Riforma sembra sempre più praticabile:è la “conditio sine qua non” per invertire la tendenza alla frammentazione politica (ed ai conseguenti ricatti) causata dal fallimento dei referendum elettorali del 2008.


Solo quel progetto potrà proporre seriamente la riforma in senso maggioritario della legge elettorale, precondizione per il passaggio dal regime della democrazia partitocratica a quello della democrazia liberale (bl)


21 marzo 2010

DOPO LE REGIONALI

NON SI RICOMINCIA DA ZERO.


Siamo stati rimproverati per aver rinunciato, stavolta, alla nostra linea politica tradizionale. Ci hanno detto: “Ma come mai, proprio ora che si prevede una montante marea di non voto, proprio voi che lo avete propagandato in questo decennio, decidete di recarvi alle urne per votare? Avete un’opportunità storica di sfruttare questa occasione per cantare finalmente vittoria e la rifiutate!?!” Appunto, rispondiamo noi. Non sono queste le vittorie che ci interessano. Noi di Veneto liberale tentiamo di fare attività politica e non vogliamo fare solo testimonianza. L’ultima direzione ha deciso l’abbandono, stavolta, del non-voto (ricordiamolo: per noi il non-voto è un mezzo di delegittimazione del regime) perché riteniamo più opportuno manifestare fiducia nella riformabilità del partito Democratico che ha scelto di non sostenere un suo aderente.


Nel momento in cui il partito Democratico si pone, con la sua libera scelta al servizio della società civile, rappresentata dalla candidatura Bortolussi, sembra realizzarsi un’opportunità per la costituzione di un soggetto politico che può essere utilizzato dai cittadini senza potere per un regime di Democrazia liberale in sostituzione dell’attuale regime partitocratrico.


Sicuramente la candidatura Bortolussi doveva servire ad allettare l’UDC a partecipare ad una coalizione anti Zaia, ma anche vero che la candidatura dell’ex democristiano De Poli, anche in antitesi Bortolussi, ha fornito alla candidatura del segretario della CGIA di Mestre un altro e diverso significato. Potrebbe trattarsi di un caso di eterogenesi dei fini. Dispiace che nel programma di Bortolussi non c’è molto di liberale, ma questa è responsabilità della incapacità di quei liberali che hanno partecipato alla operazione. Dobbiamo, perciò accontentarci del poco che ci promette la candidatura del sindacalista degli artigiani: non sarà un liberista, ma almeno non è un dirigista.


Dopo le elezioni della settimana prossima, almeno qui in Veneto, il progetto dei liberali e dei democratici per la Riforma non ricomincerebbe da zero.


A livello nazionale il Pdl sembra sempre più in difficoltà, nonostante l’apparente successo dell’adunata romana di sabato 20 marzo. In fondo il siparietto con Bossi ha dato una lettura della piega che sta prendendo il centrodestra ove la Lega sembra sempre più il soggetto trainante.


Molti si sono scandalizzati del giuramento dei candidati governatori al programma del Pdl. Nessuno ha ricordato che un paio di giorni prima, a Genova, i candidati governatori della Lombardia, del Piemonte, della Liguria e del Veneto hanno stretto un patto di unità d’azione “padano” con la benedizione di Tremonti, il garante dell’alleanza Forza Italia - Lega Nord. Pertanto il giuramento romano sembra più il completamento del patto padano piuttosto che il giuramento di fedeltà al capo.


Il Forzaleghismo potrebbe essere la malattia mortale del Pdl. In Veneto la rivalità tra la Lega Nord e il Pdl innescherà un processo nuovo. I liberali potrebbero approfittarne. (bl)


14 marzo 2010

Una scelta opportuna

LA SCELTA DI SOSTENERE BORTOLUSSI


Non so se questa confusione sia il segnale degli ultimi colpi di coda del regime. So che questa confusione è l’effetto combinato della crisi dei due soggetti politici perni dell’attuale regime. Di questa crisi ne parlano sul Corriere della Sera Galli della Loggia e Panebianco. I liberali hanno l’opportunità di approfittare di questa crisi se vogliono diventare protagonisti nel momento in cui il regime implodesse. Di qui la necessità di adattare una tattica diversa da quella sinora indicata.


La tattica del non-voto per delegittimare il regime sembra oggi non opportuna per la semplice ragione che il regime appare sempre più delegittimato dalle patenti violazioni della legalità repubblicana. Oggi occorre puntare sulla crisi dei perni del regime.


Non dimentichiamoci che qualsiasi “rivoluzione” avviene se parte dell’establishment smette di avere atteggiamenti conformi al mantenimento dello “status quo”. Mentre il Pdl, nonostante la crisi, grazie al potere acquisito, può con prepotenza e arroganza fare qualsiasi cosa (violare le regole per concorrere alle elezioni e tentare di modificarle a propria utilità, urlando al complotto se la gherminella non riesce) il PD a fianco della tradizionale linea antiberlusconiana e neofrontista è costretto a percorrere altre strade (sostenendo la candidatura Bonino nel Lazio, di Bortolussi in Veneto, Bresso in Piemonte e Vendola in Puglia).


Sicuramente non tutte sono strade liberali, però tutte queste non sono funzionali alla strategia immaginata dalla segreteria all’inizio del suo impegno.


La nostra scelta di sostenere in Veneto la candidatura Bortolussi non gode dello stesso entusiasmo di quello che avremmo se fossimo stati nel Lazio. Lì la candidatura Bonino esprime al meglio il nostro progetto politico: liberali e democratici per la Riforma. Qui la candidatura Bortolussi rappresenta una svolta, se non proprio liberista, almeno non dirigista del PD Veneto. E’ già qualcosa. E’ un segnale che si aggiunge al resto per sperare nel cambiamento.


Certo, la manifestazione romana del 13 marzo potrebbe offuscare questi segnali di cambiamento. Molto dipenderà, però, da quanto accadrà nei prossimi giorni e dalla quantità di consenso che il PD riuscirà ad acquisire soprattutto nelle regioni ove ha dato segnali innovatori. (bl)


3 marzo 2010

DIREZIONE DI VENETO LIBERALE


ABBANDONATO IL NON VOTO, SI VOTA BORTOLUSSI


La direzione di Veneto liberale, riunitasi a Castelfranco Veneto oggi 3 marzo 2010, esaminati i punti all’ordine del giorno

PREMESSO

  • che il XII congresso dell’associazione, svoltosi il 12 dicembre 2009, ha constatato a) l'assenza di una efficace impegno per la pace, a fronte di un montante fondamentalismo a livello planetario, b) la riduzione delle elezioni europee a mera competizione domestica e c) il fallimento dei referendum elettorali Guzzetta-Segni, cioè il mancato raggiungimento delle priorità che si erano indicate nel congresso dell’anno precedente;
  • che la ulteriore constatazione dell’esaurimento delle energie umane del sodalizio rende particolarmente difficile perseguire il progetto dei "liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto", pur sussistendo ancora la possibilità, se non proprio la probabilità, vista la crisi dei due partiti perni dell'attuale bipolarismo, crisi, peraltro, contrastata con la lucida iniziativa berlusconiana volta ad alimentare il conflitto antiberlusconiani/berlusconiani;
  • che era ribadita la necessità di un soggetto politico, più precisamente, un partito riformatore di liberali e democratici con l’obiettivo di farsi strumento per le modernizzazioni riguardanti le istituzioni (poter scegliere chi governa e punire - in modo democratico e nonviolento - chi non merita più il voto), l’economia (centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni) e la società (libertà individuali dallo stato e dalla società etica), modernizzazioni che costituiscono la Rivoluzione liberale non realizzata dalle generazioni eredi del Risorgimento;
  • che, perciò, si decideva di concentrare, sino all’acquisizione di nuove energie e di nuove opportunità, la propria attività nel “Coordinamento castellano per la Libera Scelta” in quanto ritiene indispensabile presidiare la frattura laicismo/clericalismo per il progetto dei “liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

CONSTATA che sia il convegno del 3 dicembre con Ignazio Marino e Mina Welby, sia la riunione allargata del 18 gennaio promossa dal Comitato castellano “Libera scelta” e l’incontro del 6 febbraio con Mina Welby e il dott. Mario Riccio sono coerenti con l’impegno di presidiare la frattura laicismo/clericalismo funzionale al progetto riformatore sostenuto da liberali e democratici;

CONSTATATO, altresì, che Veneto liberale ha confermato la volontà di coltivare buoni rapporti con i federalisti europei, con il movimento “Politichiamo” dei proff. Guzzetta e Segni e “Società libera”;

CONSTATATO, infine, che la crisi dei due partiti perni dell’attuale bipolarismo è notevolmente accentuata tanto da rendere possibile, da un lato, l’implosione del Popolo della Libertà, dopo le recenti disavventure delle liste a Roma e a Milano, dall’altro, la riformabilità del partito Democratico vista l’opzione liberale che si è affiancata al richiamo nostalgico “ulivista”;

PQM

DECIDE di abbandonare, in occasione delle prossime elezioni politico-regionali, la tradizionale scelta politica del non voto – finalizzata alla delegittimazione del regime – e invita a votare il candidato governatore sostenuto dal partito Democratico, manifestando fiducia nella riforma del predetto partito quale opportunità per la costituzione di un soggetto politico che possa essere utilizzato dai cittadini senza potere per un regime di Democrazia liberale in sostituzione dell’attuale regime partitocratrico.


7 febbraio 2010

QUISQUILIE

MANCA TUTTO, AD ESEMPIO IN VENETO, ANCHE QUASI UNDICIMILA FIRME!


Le prossime elezioni regionali costituiranno un ennesimo episodio che prova l’assenza, nel nostro paese, della democrazia liberale.


Infatti i cinque partiti che hanno una loro rappresentanza parlamentare fruiranno del 94% degli spazi televisivi. Il partito che volesse rompere il loro monopolio avrebbe a disposizione uno spazio informativo irrisorio. Alla faccia di quanto stabilisce formalmente la nostra Costituzione: l’uguale dignità dei partiti politici, indipendentemente dalla loro consistenza parlamentare!


Pur potendo i cittadini sottoscrivere le liste, per concorrere alle elezioni, non viene ancora garantito il servizio pubblico di autenticazione delle firme e addirittura in alcune regioni si stanno modificando le leggi regionali, rendendo impossibile la raccolta delle firme per la presentazione delle liste.


E dire che la procedura per partecipare alle elezioni è già particolarmente complessa.


In molte regioni i partiti, privi di una rappresentanza all’interno del consiglio regionale, devono raccogliere una certa quantità di firme per la presentazione di liste. Ad esempio in Veneto devono raccogliere, in ogni provincia, da 1.750 a 2.500 di firme autenticate e certificate (da 1.000 a 1.500, nelle province più piccole). Il termine per il deposito delle liste nelle cancellerie dei tribunali è il 26 febbraio: ci saranno appena una ventina di giorni per raccogliere, ad esempio in Veneto, quasi undicimila firme! (bl)



10 gennaio 2010

COSTRUIRE L’OPPOSIZIONE

PER PREPARARE L’ALTERNATIVA


Le prossime elezioni regionali faranno registrare un successo al centrodestra. La maggioranza costituita attorno al Pdl non solo continuerà a dominare il Parlamento ma conquisterà anche nuove amministrazioni regionali. L’opposizione che vede nel Pd il soggetto politico, tra gli estranei alla maggioranza berlusconiana, con più parlamentari e con più consiglieri regionali, oltre a qualche governatore, subirà una sconfitta.


Dal 22 marzo avremo almeno tre anni privi di elezioni politiche o simili, pertanto ci si potrà, con meno angoscia, concentrare nella costruzione dell’opposizione, per preparare l’alternativa.


Il politologo Piero Ignazi sulla rivista da lui diretta, “Il Mulino” nell’ultimo numero del 2009, riflettendo sull’afonia della sinistra, in confronto al successo del forzaleghismo berlusconiano, che ha saputo meglio di altri rappresentare l’ “autobiografia della nazione”, nel senso gobettiano, ha scritto: “pochi hanno capito che bisognava avere la forza di andare controcorrente proponendo un vivere civico e civile diverso da quello dominante”. A sua volta Gian Enrico Rusconi, sempre nello stesso numero della rivista bolognese, constata che “Siamo in un paese come l’Italia dove l’idea stessa del pluralismo nell’insegnamento della storia delle religioni nelle scuole e la loro analisi comparata viene respinta come l’equivalente del famigerato relativismo. Come tradimento della tradizione cattolica del popolo italiano”.


Conseguentemente il laicismo sembra costituire quella cultura politica idonea ad un vivere civico e civile diverso da quello dominante. Sembra la strada indicata dal XII congresso di Veneto liberale: Liberali e democratici per la Riforma.


Si pensava che il Veneto sarebbe stato il laboratorio politico per dare forza a questo progetto, però il governatore uscente ha deluso le aspettative dallo stesso alimentate nei mesi precedenti. Il “forzaleghismo”, neologismo inventato da Edmondo Berselli, vincerà le elezioni regionali, però con danno del Pdl, il che non potrà non avere delle influenze (anche prima della consultazione elettorale) sulla possibile costituzione di un soggetto riformatore. D’altra parte la scelta del candidato da contrapporre a quello governativo, potrebbe costituire addirittura l’avvio del percorso per costruire l’opposizione. Da qualche parte qualche laicista potrebbe venir fuori a sfidare il candidato governativo. Ad esempio, nel Lazio.


Il nostro laicismo, unito agli effetti indotti dal “forzaleghismo”, potrebbero contribuire alla costituzione qui in Veneto di un soggetto riformatore. La costituzione di un soggetto riformatore è la “conditio sine qua non” per invertire la tendenza alla frammentazione politica (ed ai conseguenti ricatti) causata dal fallimento dei referendum elettorali del 2008. Solo un soggetto di quel genere potrà proporre seriamente la riforma in senso maggioritario della legge elettorale, precondizione per il passaggio dal regime della democrazia partitocratica a quello della democrazia liberale (bl)


12 ottobre 2009

REGIONE VENETO

ELEZIONI REGIONALI 2010


Per le prossime elezioni regionali in Veneto varranno le disposizioni dettate dalla legge 108/68, dalla legge 43/95 e dall’art. 5 della legge costituzionale n. 1/99.


Non saranno ammesse all’assegnazione dei seggi le liste provinciali il cui gruppo abbia ottenuto, nell’intera regione, meno del 3% dei voti validi, a meno che sia collegato a una lista regionale che ha superato il 5%.


Saranno eletti 60 consiglieri con un sistema elettorale misto (almeno l’80% con il proporzionale e non più del 20% con il premio maggioritario) ossia con il proporzionale saranno eletti da 48 a 54 consiglieri mentre il premio di maggioranza consentirà la nomina da 12 a 6 candidati.


Vi sarà una lista regionale con un numero di candidati non inferiore a 6 e non superiore a 12 (che costituirà il premio maggioritario); mentre vi saranno liste provinciali con un massimo di candidati corrispondente al numero di seggi attribuiti ad ogni singola circoscrizione.


Il numero di firme da raccogliere, per la presentazione di liste provinciali è il seguente:

Padova da 1.750 a 2.500

Verona da 1.750 a 2.500

Treviso da 1.750 a 2.500

Venezia da 1.750 a 2.500

Vicenza da 1.750 a 2.500

Rovigo da 1.000 a 1.500

Belluno da 1.000 a 1.500


Per la presentazione delle liste regionali occorreranno un numero di firme da 3.500 a 5.000.


In base alla normativa vigente le firme valide per la presentazione delle liste potranno essere raccolte nei sei mesi precedenti la data delle elezioni. Però, i piccoli partiti, quelli che disperano di superare la soglia del 3% dei consensi elettorali, per garantirsi almeno un eletto, dovranno collegarsi con un più forte partito che saprà raccogliere il consenso di almeno il 5% degli elettori. Purtroppo le formalità prevista dalla legge, che impongono delle dichiarazioni reciproche di collegamento, rendono molto evanescente la possibilità della presentazione di liste legate a piccoli partiti perché i collegamenti vengono, tradizionalmente, effettuati a ridosso della data di scadenza rendendo di fatto impossibile la raccolta delle sottoscrizioni necessarie. (bl)


(liberamente estratto da uno studio pubblicato sul sito www.perlagrandenapoli.org/)


2 settembre 2009

Direzione di Vl del 2 settembre 2009

MOZIONE POLITICA


La direzione di Veneto liberale, riunitasi a Castelfranco Veneto oggi 2 settembre 2009, esaminati i punti all’ordine del giorno

RINGRAZIA gli oltre seicentocinquantottomila elettori veneti che si sono recati a votare ai referendum del 21 e 22 giugno e che hanno richiesto l’abrogazione delle norme più significative della legge elettorale denominata “porcellum” dai suoi stessi sostenitori;

RILEVA che quella dimensione di consenso elettorale, a livello regionale, non è molto minore del consenso raccolto alle elezioni europee dal Pdl (settecentonovantaduemila) e dalla Lega (settecentosessantasettemila) ma è solamente un po’ più del consenso raccolto dal Pd (cinquecentoquarantottomila) e molto di più di quello raccolto da Di Pietro (centonovantaquattromila), dall’UDC (centosettantaduemila) e dalla Lista Pannella (sessantaseimila)

SOTTOLINEA, pertanto, il dato di consenso raccolto, a livello nazionale e nel Veneto per il rilancio della lotta politica per l’alternativa riformatrice di liberali e di democratici ad un regime che sembra aver imboccato il percorso non tanto verso la mera restaurazione di un sistema politico basato su di un partito clericale, ma verso l’instaurazione di un regime basato su di un partito fondamentalista propugnatore di valori assoluti, il che sarebbe la negazione radicale di un sistema politico liberale ed aperto;

EVIDENZIA nell’annullamento dell’incontro tra il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, e il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, che si sarebbe dovuto svolgere all’Aquila il 28 agosto, una clamorosa battuta d’arresto dei rapporti tra Chiesa e Stato, rapporti che hanno profondamente segnato la nostra storia;

CONSIDERA questo avvenimento un segnale della crisi di leadership che il Popolo della libertà sta vivendo, a causa della insorgenza di un pericoloso soggetto fondamentalista al proprio interno (stimolato anche dall’alleato leghista) che la componente moderata ha difficoltà a contrastare, nonostante le buone iniziative del Presidente della Camera dei Deputati;

REPUTA ininfluenti o addirittura controproducenti le scarse iniziative adottate dal maggior partito di opposizione al governo, attualmente alle prese con una grave crisi di identità che il suo prossimo congresso non sembra idoneo per individuare una ragionevole soluzione;

PQM

RIBADISCE la necessità di un soggetto politico, più precisamente, un partito riformatore di liberali e democratici con l’obiettivo di farsi strumento per le modernizzazioni riguardanti le istituzioni (poter scegliere chi governa e punire - in modo democratico e nonviolento - chi non merita più il voto), l’economia (centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni) e la società (libertà individuali dallo stato e dalla società etica), modernizzazioni che costituiscono la Rivoluzione liberale non realizzata dalle generazioni eredi del Risorgimento;

IN QUESTA OTTICA DISPONE

a)      organizzare un incontro per celebrare la data del 20 settembre, giorno di festa liberale e quindi anticlericale, al fine di segnalare la propria irriducibile avversione non solo a qualsiasi scelta clericale ma anche a qualsiasi progetto di “partito di Dio” all’orizzonte, suggerendo una indicazione di lotta ai moderati del Pdl e del Pd;

b)      ulteriore impegno nella costituzione, per ora a livello locale, di un coordinamento di persone e soggetti autodefinitisi laici, per la istituzione di un registro comunale del testamento biologico, come primo passo per tentare di contrastare il progetto illiberale già approvato dal Senato, partecipando all’incontro dell’8 settembre alle ore 20,45 nella sede del partito Democratico a Castelfranco Veneto;

c)      verificare la possibilità di svincolare il Pdl veneto dall’abbraccio con la Lega e rendere utile l’energia laica, imprigionata anche nel partito Democratico del Veneto, per le elezioni regionali del prossimo anno.


24 agosto 2009

«LIBERALE, LIBERTARIO E LIBERTINO»

LE RIBELLIONI DEL DOGE GALAN


Il Corriere del giorno di ferragosto ha pubblicato un articolo di Gian Antonio Stella sul governatore del Veneto Gian Carlo Galan. Le elezioni regionali si svolgeranno la primavera prossima e sarà l’occasione per la Lega di rivendicare almeno il governatorato del Veneto quale prezzo per proseguire l’alleanza con il Popolo della Libertà. A Giancarlo Galan la cosa non và proprio giù.


Scrive Stella: “Giancarlo Galan non fa mistero di due insofferenze. La prima (sottile) è verso Berlusconi dal quale, rivendicando di avere garantito nel Veneto «vittorie a ripetizione, stabilità assoluta e quindici anni di governo senza uno scandalo», si aspetta una parola netta dopo l’ipotesi di cedere la regione alla Lega.

La seconda (dichiarata) è appunto verso la Lega. Una insofferenza quotidiana. Ribadita. Callosa.”


La coalizione governativa, perciò, è chiamata ad una sfida molto impegnativa. E’ probabile che Pdl e Lega affronteranno in concorrenza le prossime elezioni regionali. Partono da un consenso (circa il 28% dell’elettorato) abbastanza simile con un vantaggio della Lega quale partito radicato sul territorio. Il Pdl potrebbe essere tentato di coinvolgere l’UDC per sopravanzare l’alleato di oggi. In tal caso l’operazione rafforzerebbe la componente clericale del Pdl che mostra pericolose derive fondamentaliste. Non possono essere dimenticate le parole di Gaetano Quagliarello in Parlamento all’annuncio del decesso di Eluana Englaro. Né possono essere trascurate le iniziative di Eugenia Roccella o del ministro Sacconi sui temi detti “eticamente sensibili”.


Giancarlo Galan si è autodefinito “liberale, libertario e libertino” quindi non sembra molto attratto da un’alleanza con gli ex democristiani dell’UDC. Confessa che ha una particolare attenzione nei confronti del Sindaco di Montebelluna che stima molto. Nello stesso tempo, pur considerando “umorale” il Sindaco di Venezia Cacciari, trova delle affinità più con lui che con il leghista Gentilini.


Le prossime elezioni regionali potrebbero essere l’occasione per sperimentare qualcosa di nuovo. Sarà il Veneto il laboratorio che anticiperà quello che accadrà prossimamente in Italia? (bl)



 

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