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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
2 ottobre 2011

Lettera per l'Europa

Cari amici e cari compagni,

Immanuel Kant sosteneva che solo una federazione di stati liberi, ossia liberali, può fondare un diritto internazionale, condizione necessaria e non sufficiente per raggiungere la pace perpetua.

Diviene necessaria – scriveva Kant – una lega di particolare tipo, che si può chiamare lega della pace (foedus pacificum) e che va distinta dal patto di pace (pactum pacis), per il fatto che questo cerca di mettere semplicemente fine a una guerra, mentre invece quella cerca di mettere fine a tutte le guerre, e per sempre. Questa lega non ha lo scopo di far acquistare potenza a un qualche stato, ma mira solo alla conservazione e alla sicurezza della libertà di uno stato, per sé e, al tempo stesso, per gli altri stati confederati, senza che questi debbano sottomettersi … a leggi pubbliche e a una coazione sotto esse. Si può rappresentare l’attuabilità … di questa idea di federalismo che gradualmente si deve estendere a tutti gli stati, e condurre così alla pace perpetua: poiché se la fortuna portasse un popolo potente e illuminato a costituirsi in repubblica … si avrebbe in ciò un nucleo dell’unione federativa per gli altri stati, per unirsi ad essa e garantire così lo stato di pace fra gli stati, conformemente all’idea del diritto internazionale, estendendolo sempre più tramite altre unioni dello stesso tipo.”

In un libro di qualche anno fa pubblicato da Carocci (“DALLO STATO ALL’EUROPA) il prof. Mario Telò, tra l’altro insegnante di Storia delle dottrine politiche all’Università di Bari, scriveva: “Lo Stato è la forma fondamentale della politica moderna, che nasce in Europa, e ha profonde radici nelle nazioni; se nella stessa Europa si crea il quadro costituzionale sopranazionale che consentirà di superare definitivamente la forma sovrana classica dello Stato in un contesto di integrazione regionale, allora, ancora una volta, l’Europa offrirà al mondo un’idea organizzativa della politica, come è accaduto in passato con la democrazia nelle ‘polis’ del mondo greco, con l’idea di Stato sovrano dal Cinquecento in poi”.

Non c’è oggi alcun grande problema che riguarda l’economia, la moneta, la difesa, lo sviluppo scientifico e tecnologico, la cultura, la fame nel mondo, la pace che possa essere affrontato con criteri e strumenti nazionali. Di qui la natura prettamente politica del progetto europeo.

Essenzialmente politici erano l’europeismo e il federalismo di Ernesto Rossi: solo partendo da una integrazione politica, si sarebbe potuto giungere alla istituzione di una Europa federale. La scelta di promuovere prima l’integrazione economica e l’iperallargamento, sembra dar ragione alla visione di Rossi. Ormai, tutti e 27 i paesi aderenti all’Unione Europea hanno ratificato, con grande difficoltà, il trattato di Lisbona. Inoltre sono stati nominati, con un metodo per nulla trasparente - degno di un conclave papalino -, uno scolorito (PPE) Presidente del Consiglio Europeo ed una sconosciuta baronessa (PSE) quale Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (per di più inglese, ossia un rappresentante di uno stato estraneo all’area Euro). Diciamolo: l’Europa intergoventativa è sempre più l’Europa delle Nazioni ed è sempre meno la Federazione Europea vagheggiata da Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni nel “Manifesto di Ventotene”.

Per contrastare questa deriva e riavviare un processo costituente per l’integrazione politica, occorrerà prendere delle iniziative. Perché non dare corso ad una campagna europea per la raccolta di almeno un milione di firme per una nuova Convenzione, avendo come obiettivo la modifica del testo del Trattato, così come previsto dallo stesso Trattato di Lisbona?

Si legge nel Manifesto di Ventotene – meglio, nel progetto di un manifesto per l’Europa libera ed unita – che “la civiltà moderna ha posto come proprio fondamento il principio della libertà, secondo il quale l’uomo non deve essere strumento altrui, ma un autonomo centro di vita….Un’Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna, di cui l’era totalitaria rappresenta un arresto”. Certamente non l’Europa delle nazioni alla quale noi oggi non ci rassegniamo di subire.

Si legge nel Manifesto: “Il problema che in primo luogo va risolto e fallendo il quale qualsiasi progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani”.

E’ anacronistico attardarsi sulla contrapposizione berlusconismo/antiberlusconismo mentre vi è la sfida innescata dalla mondializzazione. Illudersi di poter affrontare quella sfida solo con una ottica nazionale significa aver perso il contatto con la realtà che è ormai dominata da processi trasnazionali. Le migrazioni di popoli e culture sfidano “il principio secondo il quale l’uomo non deve essere strumento altrui, ma un autonomo centro di vita” per cui concezioni antiindividualiste sembrano più attrezzate ad affrontare i problemi contemporanei.

Il potenziamento della civiltà moderna rischia un altro arresto. Per questo occorre rilanciare il processo di un’Europa federale libera ed unita facendo acquisire ai cittadini la consapevolezza della necessità di sentirsi soprattutto europei. Questa identità europea ci potrà aiutare ad uscire anche dalla palude partitocratrica, sindacatocratica e burocratica in cui oggi, da italiani, ci dibattiamo. La democrazia liberale e federalista, è l’alternativa ad un sistema decrepito che rischia di offrire una risposta totalitaria alla presente crisi.

Concludendo: non sono entusiasta di questa Europa. Anzi. Questa Europa così com’è non mi piace. Ma non mi piace non perché c’è troppa Europa, ma perché ce n’è troppo poca. Per questo, non chiamatemi “euroscettico”.


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23 aprile 2011

SE L’UNIONE EUROPEA IMPLODESSE?

La primavera rivoluzionaria, o solamente rivoltosa nel mondo arabo, sta evidenziando i difetti di questa Unione Europea. Ci lamentavamo che questo soggetto non assomigliava affatto al sogno di Spinelli, Rossi e Colorni vagheggiato nel loro “Manifesto di Ventotene”. Dicevamo polemicamente che questa Unione sembrava l’Unione delle patrie europee: sembrava il frutto di risorgenti nazionalismi. Purtroppo quello che si esagera nella polemica stavolta sembra prendere forma nella realtà. Da una parte la Germania della Merkel sembra che voglia decidere anche per noi italiani per salvare l’unione monetaria. Dall’altra parte, sul tema dei profughi dalle rivolte, sia Berlusconi che Sarkozy sembrano legati a microinteressi nazionali nel rispondere alla concorrenza elettorale di Bossi e di Le Pén.

La crisi dell’Unione Europea deve essere affrontate con la consapevolezza che di fronte ad un mondo multipolare, com’è quello attuale, solo un soggetto europeo può sedersi, con qualche dignità, al tavolo intorno al quale troviamo la Russia, l’India, la Cina, gli Stati Uniti. Occorre, perciò, puntare sul sogno degli Stati Uniti d’Europa. Eppure questo sogno sembra (purtroppo) troppo lontano dalla realtà politica europea. Ma non sono i sogni da realizzare il movente delle rivoluzioni? (bl)


13 novembre 2010

MANIFESTO

“GRUPPO SPINELLI”


da L’UNITÀ EUROPEA n. 5/2010

“Verrà il momento per nuove azioni,

per uomini nuovi:

 il momento per un’Europa libera e unita”.

(Altiero Spinelli)

 

“Se sapessi che qualche cosa

fosse utile alla mia nazione

ma che fosse dannosa per l’Europa …

la considererei un crimine”.

(Montesquieu)

Oggi più che mai le sfide che ci troviamo ad affrontare sono globali: cambiamento climatico, esaurimento delle risorse e distruzione ambientale, regolamentazione economica e finanziaria, minaccia nucleare e sicurezza collettiva, commercio più equo, costruzione della pace…

In questo nuovo mondo, ogni Paese europeo è piccolo. Ma godiamo di un vantaggio: abbiamo costruito insieme un’Unione europea. Si tratta di una realtà unica nel suo genere, nell’ambito della quale gli Stati- nazione europei, alcuni persino divisi da conflitti protrattasi nel tempo, hanno deciso di essere “uniti nella diversità” e di costituire una sorta di Repubblica, una Comunità nel vero senso del termine.

Nello sforzo comune di conseguire pace e prosperità, siamo riusciti a lavorare insieme e ad unire le nostre forze, promuovendo così livelli di benessere senza precedenti, democrazia e riconciliazione nel continente. Gli Stati- nazione hanno ceduto poteri sovrani alle istituzioni europee in modo da raggiungere obiettivi comuni ed un’Unione “sempre più stretta”.

Purtroppo, mentre le sfide formidabili generate da una crisi dai molteplici aspetti richiedono risposte comuni, quantomeno a livello europeo, troppi politici sono caduti nella tentazione di pensare solo alla salvezza della propria nazione. In un’epoca di interdipendenza e in un mondo globalizzato, non significa solo muovere guerra allo spirito europeo, indica un’assufazione all’impotenza politica.

Oggi le cose si stanno muovendo nella direzione opposta, verso un’Unione più inconsistente, non più stretta, verso un’Europa più nazionale piuttosto che post-nazionale. Gettando dietro le spalle lo spirito comunitario, gli Stati membri fanno in modo che gli interessi nazionali di breve periodo offuschino la visione comune. Preferiscono le soluzioni intergovernative rispetto a quelle europee quasi fino al punto di disgregare l’euro, il simbolo più concreto dell’integrazione europea.

Ci opponiamo a questa corrente retrograda e reazionaria. L’Europa ci è stata nuovamente sottratta da una coalizione di politici nazionali. E’ il momento di riportarla alla ribalta. Crediamo che per l’Europa questo non sia il momento di rallentare ulteriormente il processo di integrazione, ma al contrario accelerarlo. La storia dell’Unione europea ha dimostrato che la soluzione ai problemi cui dobbiamo fare fronte è più Europa, non meno Europa. Solo attraverso soluzioni europee e un rinnovato spirito europeo saremo in grado di affrontare le sfide globali.

Il nazionalismo è un’ideologia che appartiene al passato. Il nostro obiettivo è un’Europa federale e post-nazionale, un’Europa dei cittadini. Questo era il sogno per raggiungere il quale i padri fondatori hanno lottato così duramente. Questo era il progetto di Altiero Spinelli. Questa è l’Europa che cercheremo di costruire. Perché questa è l’Europa del futuro.


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13 novembre 2010

UNA NUOVA VOCE A SOSTEGNO DELL’EUROPA FEDERALE

UNA BUONA NOTIZIA

Da L’UNITÀ EUROPEA n. 5/2010

Il 15 settembre scorso, presso il Parlamento europeo, Guy Verhofstadt, presidente del gruppo ALDE, Daniel Cohn-Bendit, co-presidente dei Verdi, Isabelle Durant, vice-presidente del Parlamento europeo e Sylvie Goulard, parlamentare del gruppo ALDE, hanno lanciato il “Gruppo Spinelli”, un’iniziativa che punta a raccogliere parlamentari, intellettuali e cittadini a favore di una Europa comunitaria, pronti a mettere l’interesse comune europeo davanti agli interessi particolari.

Il gruppo opererà in particolare nella forma di “consiglio ombra” alla vigilia di importanti riunioni del Consiglio europeo. I suoi membri si incontreranno per avanzare proposte concrete sulla base del metodo comunitario, con una prospettiva federale, e per denunciare il nazionalismo di alcuni governi, che alimenta una crescente impotenza collettiva e rallenta lo sviluppo dell’Europa nel mondo.

Tra le principali proposte politiche che saranno portate avanti figura la creazione di un unico esercito europeo, una politica economica più integrata, un bilancio europeo indipendente, finanziato con risorse proprie, una comunità di risparmio energetico, un’Eurpa basata su legami culturali e umani più stretti.

Il Gruppo Spinelli agirà su tre livelli:

1)      presso il Parlamento europeo, riunendo parlamentari di tutte le famiglie politiche, pronti ad impegnarsi in iniziative legislative e politiche per influenzare il dibattito politico.

2)      Attraverso un Comitato direttivo che riunisce personalità europee provenienti da ambienti diversi: funzionari politici, accademici e intellettuali, sia molto esperti sia più giovani. Tra i trentatré membri del Comitato troviamo Jacques Delors, ex presidente della Commissione europea, il sociologo Ulrich Beck, il premio Nobel Amartya Sen, l’ex commissario europeo e presidente dell’Università Bocconi Mario Monti, l’ex ministro tedesco agli Affari esteri Joschka Fischer, il presidente dell’UEF Andrew Duff, il presidente del Movimento Europeo Internazionale Pat Cox, Tommaso Padoa –Schioppa, presidente di Notre Europe ed ex ministro dell’economia italiano, e tanti altri.

3)      Attraverso una “Rete Spinelli”, aperta a tutti, e prevalentemente basata su internet, che favorirà la convergenza di idee e proposte della società civile, di esperti di cose europee e degli eletti. Il Gruppo intende convocare un’Assemblea generale di tutte le sue componenti il 9 maggio di ogni anno.

Per sottoscrivere il manifesto e avere maggiori informazioni sul Gruppo Spinelli, visitate il sito http://www.spinelligroup.eu.


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3 agosto 2010

DARE VOCE POLITICA AI LIBERALI

PER FARE LE RIFORME


Lo scorso 23 luglio a Roma si è svolta una riunione di liberali sul tema “Dar voce politica ai Liberali, è la chiave per far davvero le riforme”. I partecipanti sono convinti che l’attuale forma dei soggetti politici non è sufficiente a superare l’afonia liberale in atto che ha come conseguenza l’assenza di riforme. Di qui la necessità di tentare di superare questa presente fase. In particolare la consapevolezza della propria inadeguatezza è stata evidenziata dalla presenza del segretario del PLI, Stefano De Luca, nonché del presidente della Fdl, Raffaello Morelli.


Su iniziativa del think tank liberalcafè e della Gioventù liberale sotto la direzione del dott. Pietro Paganini si sono svolte due conversazioni a più voci.


La prima ha avuto per tema “Il ricambio della classe dirigente” ed ha visto il contributo, tra gli altri di Edoardo Croci, Direttore di Carta Libera, Vincenzo Olita, Direttore di Società Libera, Gianfranco Passalacqua di Sinistra Liberale e di Enrico Saponaro della Gioventu’ Liberale.


In particolare Vincenzo Olita ha concluso il suo intervento sottolineando che “I fili del mondo liberale li riannodiamo se saremo capaci di proporci come soggetto di cambiamento, se saremo capaci di svolgere una funzione di supplenza e di stimolo.”


Aggiungendo “Se offriremo un’opportunità di collegamento per coloro che vogliono soffermarsi, oltre che sulle affermazioni, anche sulle difficoltà e gli insuccessi che la cultura del liberalismo incontra. Se sapremo far crescere una comunità culturale, di persone intellettualmente libere, disposte a partecipare ad un progetto che vada al di là di piccole convenienze e scontati conformismi.”


La seconda conversazione ha avuto per tema “Irrobustire nella Costituzione i principi di libertàed ha visto il contributo, tra gli altri, di Guido Compagna, Andrea Marcucci e di Gianni Vernetti.


Il punto di partenza è la contrapposizione dei liberali nei confronti della tesi secondo la quale la Costituzione repubblicana sarebbe frutto di un compromesso “catto-comunista”. Di qui la necessità di valorizzare gli elementi liberali di una carta fondamentale frutto di un compromesso tra le principali culture politiche dell’Italia del XX secolo.


Interessante, per irrobustire nella Costituzione i principi di libertà, la proposta promossa dall’on. Guido Compagna che mira a riformulare l’art. 41 della Costituzione riproponendo un emendamento proposto, a suo tempo, dal liberale Guido Cortese, (e ritirato per spirito di gruppo che si riteneva soddisfatto della versione che poi verrà approvata). L’emendamento e la proposta Compagna così recita: “La legge regola l’esercizio dell’attività economica al fine di difendere gli interessi e la libertà del consumatore.”


L’incontro ha avuto come spettatore interessato Emil Kirjas, Segretario Generale Liberal International, in quanto la teoria politica liberale può dare buone risposte alle sfide che pone la globalizzazione e il vuoto di liberalismo in Italia rende più difficile il compito dei liberali.


Pietro Paganini, alla fine della serata, ha preannunciato per fine settembre o per i primi di ottobre un altro incontro.


In conclusione, ad avviso di chi scrive, non basta la consapevolezza della propria inadeguatezza per tentare di riempire il vuoto di liberalismo in atto, ma occorre avere anche una idea delle condizioni necessarie (anche se non sufficienti) per ottenere una nuova classe dirigente capace di rispondere alle sfide del XXI secolo e che sappia porre mano a quelle modifiche della Costituzione che tengano conto della attuale minore rilevanza delle culture tradizionali cattoliche e socialiste. Secondo il sottoscritto condizioni necessarie, ma non sufficienti, per intraprendere un percorso riformatore sono a) il sostegno alla riforma della legge elettorale in direzione maggioritaria, con la reintroduzione dell’uninominale, b) una chiara ed inequivocabile opzione laica e c) attivarsi per la riforma dell’Unione Europea da soggetto intergovernativo a soggetto federale. (bl)


30 maggio 2010

Le radici cristiane dell'Europa

LAICITA’


Sabato 29 maggio, nella saletta della Biblioteca di Castelfranco Veneto (Tv), intitolata a Pacifico Guidolin, la prof.ssa Ernestina Trentin e l’avv. Giuseppe Lamedica hanno tenuto una conversazione sul tema “Le radici cristiane dell’Europa”. L’iniziativa è stata organizzata dal MFE quasi a coronamento di una serie di incontri che la sezione giovanile aveva svolto nelle settimane precedenti.


Entrambi i relatori si sono dichiarati laici ma, dai loro interventi, è apparso chiaro il diverso modo di essere laici. La prof.ssa Trentin ha sostenuto che “il cristianesimo storico ha generato in Occidente la pensabilità religiosa di una legittima autonomia della sfera politica e civile come iscritta nel disegno di Dio”. A sua volta l’avv. Lamedica, indipendentemente da convizioni religiose (pur doverosamente rispettabili), ha sostenuto che la caratteristica principale della laicità o del laicismo (ritenuti sinonimi) è l’anticlericalismo “perché i nemici dei laici sono i clericali”. Costoro non sono i credenti ma coloro che “si mobilitano per sostenere le gerarchie ecclesiastiche affinché la vita collettiva sia conforme all’etica della loro confessione religiosa”.


Conseguentemente non poteva essere diverso l’approccio alla questione delle radici cristiane dell’Europa. Per l’avv. Lamedica la chiave della “questione” è nel fatto che storicamente è stato papa Giovanni Paolo II e successivamente Benedetto XVI che hanno chiesto esplicitamente l’inserimento delle radici cristiane nella carta fondamentale dell’Unione Europea. Il che spiega la polemica suscitata soprattutto – se non addirittura esclusivamente – in Italia, il che non sarebbe spiegabile se “molti avrebbero voluto inserire nel preambolo del Trattato Costituzionale europeo”, come sostenuto dalla prof.ssa Trentin. In questo ultimo caso la polemica sarebbe sorta anche in altri paesi europei.


Perché in Italia c’è stata questa polemica? Perché l’evanescenza di uomini e soggetti politici laici, in questi ultimi vent’anni, rende intransigenti i pochi laici rimasti a presidiare la libertà individuale.


La posizione problematica della prof.ssa Trentin (“Dobbiamo ritornare a chiederci se la laicità della politica deriva dalla separazione tra politica e religione oppure dalla rimozione della religione ritenuta incapace di cooperare e competere all’edificazione dell’umano-che-è-comune”) non sembra avvertire i pericoli conseguenti alla scelta di tentare di porre le radici cristiane anche in uno statuto regionale, come probabilmente avverrà in Veneto, dopo la vittoria leghista. In tal caso si predisporrebbe una gerarchia tra i cittadini: “quelli di prima categoria perché credenti in Dio come fonte di tutte le virtù e quelli di seconda categoria – non credenti o diversamente credenti – perché pronti a rispettare le virtù come valori universali”. Questa gerarchizzazione non solo conseguirebbe un ulteriore offuscamento della laicità ma potrebbe condurre al dissolvimento del “politeismo dei valori”, con danni nei confronti della convivenza civile. (bl)


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21 marzo 2010

“SONO I GIOVANI GLI AUTENTICI CITTADINI D’EUROPA”

BRUNO GEROLIMETTO “ PROSPETTIVE LIBERALI PER L’EUROPA” Canova, Treviso 2009


Valerio Zanone, nella presentazione di questo bel libretto, afferma: “sono i giovani gli autentici cittadini d’Europa”. Infatti l’autore è un giovane che aveva circa 9 anni quando cadeva il Muro di Berlino che ha segnato non solo la storia della Germania ma anche la storia dell’integrazione europea. Un giovane che si occupa dell’integrazione europea è un ottimo segnale: il futuro è dalla parte dell’Europa.


Scrive Gerolimetto: “Il documento di Lisbona costituisce il punto più avanzato oggi possibile del processo unitario d’Europa. … In un’ottica liberale il processo unitario deve compiere ulteriori passi verso la realizzazione di un’Europa con una significativa personalità politica.


Che cosa vuol dire significativa personalità politica? Essa comporta una sottrazione di sovranità agli stati nazionali in materia di politica estera, politica della difesa e della sicurezza, dell’energia, dell’ambiente, della ricerca, dell’agricoltura, della produzione industriale, dell’armonizzazione fiscale e del commercio internazionale.”


Nella bibliografia posta alla fine del suo libretto manca l’indicazione de “Il Manifesto di Ventotene” di Spinelli, Rossi e Colorni, eppure nelle parole su riportate si sente l’eco di quel testo storico. I concetti del “Manifesto” sono ampiamente acquisiti dalla letteratura liberale, perciò non ci si può meravigliare se li si ritrova altrove.


L’autore è un giovane di Bassano del Grappa (Vi), laureatosi in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara ed ora praticante procuratore a Venezia e collaboratore della Scuola Politica Veneta del Partito Democratico. Una ultima annotazione. Il saggio è stato scritto, nell’aprile del 2008, alla conclusione della scuola di Liberalismo organizzata dalla fondazione Einaudi di Roma. (bl)


INDICE: Presentazione di Valerio Zanone – 1. Introduzione – 2. Le tappe di un difficile cammino – 3. Un compromesso necessario – 4. Politica e ideologia – 5. Tra socialismo e liberal-socialismo – 6. I conservatori nel Parlamento Europeo – 7. I liberali nel Parlamento Europeo – 8. La laicità dello stato – 9. L’Euro e le prospettive dell’economia – 10. La globalizzazione – 11. I confini d’Europa – 12. La mezzaluna turca – 13. Tre questioni fondamentali – 14. Conclusioni – Post scriptum – Bibliografia


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21 marzo 2010

Prospettive liberali per l'Europa

[…] Il documento di Lisbona costituisce il punto più avanzato oggi possibile del processo unitario d’Europa. […] In un’ottica liberale il processo unitario deve compiere ulteriori passi verso la realizzazione di un’Europa con una significativa personalità politica.


Che cosa vuol dire significativa personalità politica? Essa comporta una sottrazione di sovranità agli stati nazionali in materia di politica estera, politica della difesa e della sicurezza, dell’energia, dell’ambiente, della ricerca, dell’agricoltura, della produzione industriale, dell’armonizzazione fiscale e del commercio internazionale.[…]

 

(Cfr. BRUNO GEROLIMETTO “ PROSPETTIVE LIBERALI PER L’EUROPA” Canova, Treviso 2009 pag. 91 – 92)


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30 settembre 2009

Arginare lo scontro di civiltà

LA GUERRA IN AFGHANISTAN


La fiammata che la guerra in Afghanistan ha avuto dopo le elezioni politiche, ha fatto ricordare, agli smemorati, cosa hanno significato gli attentati dell’11 settembre 2001 per la pace e la convivenza civile.


Gli americani e gli europei sono in quella regione per contrastare gli insorti filotalebani, oltre alle bande di Al Qaeda, anche per impedire un pericoloso scontro di civiltà. In gioco sono le radici culturali della democrazia liberale. Le difficoltà sono tante. Forse la risposta militare non è sufficiente ed occorre anche una risposta politica. L’Europa, come soggetto politico, è assente. Non è presente con una propria forza militare né può proporre una chiara linea politica. Il partner americano ha difficoltà pertanto, spesso, fa di testa sua.


Il recente incontro del G 20 ha evidenziato un segnale importante: l’America non vuole più fare da sola. La Cina e la Russia sono sicuramente all’altezza della situazione. Il surrogato della presenza della Francia, dell’Inghilterra e della Germania, in occasione dell’incontro del prossimo 1 ottobre a Ginevra, che ha all’ordine del giorno la questione nucleare, non è sufficiente per costituire una degna partnership, proprio per i difetti sopra ricordati. Il rilancio dell’Europa spinelliana, a fronte dell’attuale Europa intergovernativa, diventa un imperativo categorico, per i federalisti. (bl)


8 dicembre 2008

L'Europa e la crisi finanziarie ed economica

“L’Europa sarà in grado di riformare se stessa come entità unica, come soggetto istituzionale internazionale che opera con capacità di iniziativa politica e di assunzione di responsabilità così da sottrarsi alla condanna di essere immaginata come una mera espressione geografica? E riuscirà a scongiurare che la crisi finanziaria si trasformi in un allontanamento rispetto agli Stati Uniti d’America?”

 
(Cfr. Giuseppe Rippa “L’idea d’Europa e i fantasmi dei nazionalismi”in AA.VV. “QUADERNI RADICALI N. 102” Edito da Associazione Amici di Quaderni Radicali, Roma 2008, pag. 13)



 

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