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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
4 gennaio 2012

Inchiesta sul Vaticano

“[…] Vista da vicino la Chiesa sembra la brutta copia di una delle classi politiche maggiormente screditate dell’intero Occidente. Una vera e propria casta, come quella dei palazzi del potere romano con cui tratta sottobanco i suoi privilegi. Ma ancora più ricca e arrogante nel pretendere l’impunità per i suoi dignitari, degli intoccabili impegnati in un’infinita guerra tra bande.[…]”

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pag. 13)

 

“[…] La gerarchia ecclesiastica cerca di approfittare della crisi della politica. Per recuperare il consenso perduto. Così attacca frontalmente i partiti. Accusandoli di voler mettere le mani nelle tasche degli italiani. Però non molla di un centimetro sui suoi privilegi. Ma il gioco è troppo scoperto. E sulla rete si accende la rivolta. […]”

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pag. 28)

 

“[…] Basti pensare che solo l’8 per mille, il fantasioso meccanismo attraverso il quale lo Stato assegna ogni anno alla Chiesa una quota delle tasse versate da contribuenti in buona parte ignari, ha superato di slancio la vertiginosa cifra di un miliardo di euro, vale a dire quasi quattro volte il valore del finanziamento pubblico (285 milioni nel 2010) che i partiti hanno graziosamente deciso di auto-elargirsi. […]”

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pagg. 32-33)

 

“[…] I vescovi bacchettano i bottegai che non pagano le imposte. Ma poi non guardano in casa loro. Dove l’elusione dell’Ici sugli immobili usati per le attività commerciali è stimata in almeno 700 milioni. Grazie ad una legge davvero balorda. Voluta dal centrosinistra. E finita nel mirino di Bruxelles […] Con il mostriciattolo partorito da Prodi, infatti, qualunque gestore di ostello sia in grado di ricavare una cappella da uno sgabuzzino in disuso può sostenere di non limitarsi a offrire ai suoi clienti un semplice ricovero per la notte. Ed evitare così di versare l’odiato balzello.

A quel punto, e su iniziativa tanto per cambiare dei radicali, che saranno pure un po’ monomaniaci ma almeno non difettano di tenacia, la pratica ha traslocato nei severi uffici della Ue. […]”

(cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pagg. 75-77)

 

Il Vaticano è un luogo non del tutto pieno di persone oneste”(Monsignor Paul Casimir Marcinkus)

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pag. 111)

 

“[…] La Chiesa sapeva benissimo che tra i suoi preti si annidava un esercito di maniaci sessuali. La prova regina, misteriosamente ignorata dalla stampa, è nelle polizze assicurative stipulate dalle diocesi di mezzo mondo contro il rischio-pedofilia. Che spesso le compagnie si sono rifiutate di onorare. Invocando l’omesso controllo. E vincendo le cause. […]”

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pag. 145)

 

“[…] Il caso (l’affaire Boffo ndr.) aveva portato definitivamente allo scoperto la rivalità tra il segretario di Stato (Bertone) e il presidente della Cei Bagnasco, sulla titolarità nella gestione dei rapporti politici del Vaticano. […]”

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pag. 180)

 

“Nell’insieme si conferma una crescente indifferenza al modello di famiglia proposto dalla Chiesa cattolica e si nota la sempre maggior diffusione di un modo alternativo di vivere il privato” (dal VI Rapporto sulla secolarizzazione italiana – Cgil e Fondazione Critica liberale)

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pag. 216)


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4 gennaio 2012

LA CASTA DELLE SOTTANE

STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011

L’autore, Stefano Livadiotti, scrive su “L’Espresso” da venticinque anni occupandosi di economia e politica. Ha già dato alle stampe una inchiesta sui sindacati e sui magistrati individuando altre caste oltre a quella stranota dei politicanti. Con questa inchiesta sul Vaticano segnala la casta delle “sottane”. Diciamolo: le corporazioni che il fascismo realizzò sulla carta, oggi regolano la società italiana e trovano tutela dei propri privilegi nelle istituzioni. Così i cittadini senza potere sentono l’ostilità dello Stato.

Scrive Livadiotti: “Vista da vicino la Chiesa sembra la brutta copia di una delle classi politiche maggiormente screditate dell’intero Occidente. Una vera e propria casta, come quella dei palazzi del potere romano con cui tratta sottobanco i suoi privilegi. Ma ancora più ricca e arrogante nel pretendere l’impunità per i suoi dignitari, degli intoccabili impegnati in un’infinita guerra tra bande.”

“La gerarchia ecclesiastica – si legge in questa inchiesta –  cerca di approfittare della crisi della politica. Per recuperare il consenso perduto. Così attacca frontalmente i partiti. Accusandoli di voler mettere le mani nelle tasche degli italiani. Però non molla di un centimetro sui suoi privilegi. Ma il gioco è troppo scoperto. E sulla rete si accende la rivolta”

Nota è la recente polemica sull’esenzione dell’Ici per gli immobili, utilizzati per attività commerciali, riferibili alla chiesa Cattolica.

“I vescovi bacchettano i bottegai che non pagano le imposte. – ricorda Livadiotti . –  Ma poi non guardano in casa loro. Dove l’elusione dell’Ici sugli immobili usati per le attività commerciali è stimata in almeno 700 milioni. Grazie ad una legge davvero balorda. Voluta dal centrosinistra. E finita nel mirino di Bruxelles … Con il mostriciattolo partorito da Prodi, infatti, qualunque gestore di ostello sia in grado di ricavare una cappella da uno sgabuzzino in disuso può sostenere di non limitarsi a offrire ai suoi clienti un semplice ricovero per la notte. Ed evitare così di versare l’odiato balzello.

A quel punto, e su iniziativa tanto per cambiare dei radicali, che saranno pure un po’ monomaniaci ma almeno non difettano di tenacia, la pratica ha traslocato nei severi uffici della Ue.”

La chiesa Cattolica non solo elude le tasse ma se ne avvantaggia. “Basti pensare che solo l’8 per mille, il fantasioso meccanismo attraverso il quale lo Stato assegna ogni anno alla Chiesa una quota delle tasse versate da contribuenti in buona parte ignari, ha superato di slancio la vertiginosa cifra di un miliardo di euro, vale a dire quasi quattro volte il valore del finanziamento pubblico (285 milioni nel 2010) che i partiti hanno graziosamente deciso di auto-elargirsi. ”

Monsignor Marcinkus, uno che se ne intendeva, affermava che “Il Vaticano è un luogo non del tutto pieno di persone oneste”. Di qui le guerre per bande poco sante. Scrive Livadiotti: “Il caso (l’affaire Boffo ndr.) aveva portato definitivamente allo scoperto la rivalità tra il segretario di Stato [Bertone] e il presidente della Cei Bagnasco, sulla titolarità nella gestione dei rapporti politici del Vaticano.”

Inoltre non si può far passare sotto silenzio lo scandalo pedofilia. “La Chiesa sapeva benissimo che tra i suoi preti si annidava un esercito di maniaci sessuali. La prova regina, misteriosamente ignorata dalla stampa, è nelle polizze assicurative stipulate dalle diocesi di mezzo mondo contro il rischio-pedofilia. Che spesso le compagnie si sono rifiutate di onorare. Invocando l’omesso controllo. E vincendo le cause.”

Oggi solo una minoranza si fida ancora della chiesa Cattolica perché scandali, politica, beghe di potere hanno innescato il declino.

Infine il VI Rapporto sulla secolarizzazione italiana messo a punto dalla Cgil e dalla Fondazione “Critica liberale” constata: “Nell’insieme si conferma una crescente indifferenza al modello di famiglia proposto dalla Chiesa cattolica e si nota la sempre maggior diffusione di un modo alternativo di vivere il privato”

Aspettiamoci, perciò, una forte reazione del movimento sociale cattolico che potrebbe dar vita ad un unico soggetto politico raccogliendo i clericali oggi sparsi un po’ dappertutto. (bl)

INDICE: L’ora delle scuse – Introduzione – I lingotti del papa – Le relazioni pericolose – Lasciate che i bambini vengano a noi – Una guerra poco santa – Radiografia di un declino – Ringraziamenti – Bibliografia – Indice dei nomi.


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16 ottobre 2011

GLI INGANNI CLERICALI SULL’UNITA’ D’ITALIA

MASSIMO TEODORI “RISORGIMENTO LAICO” Rubettino, Soveria Mannelli 2011


In occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia un protervo clericalismo, associato ad una risorgente nostalgia neoborbonica congiunto ad un pseudo mito padano, tenta di svalutare il ruolo che ha svolto il laicismo per il raggiungimento dell’unità d’Italia. Invero è stato il laicismo il collante dei liberali e dei democratici che lottarono per l’unità e l’indipendenza della nostra patria.

Scrive Teodori: “La realtà risorgimentale è che il laicismo, in tutte le possibili variazioni anche anticlericali, fu la costante dei liberali e dei democratici quale risposta all’arroccamento tradizionalista del papato.”

Il laicismo anticlericale fu la risposta al clericalismo. Lo ribadisce l’autore di questo ottimo e opportuno pamphlet. “ E’ per questo che dovettero divenire anticlericali, oltre che laici, perfino importanti cattolici liberali nel momento in cui presero atto che la Chiesa disattendeva ogni aspirazione innovatrice. Nelle polemiche capziose ancora circolanti contro il laicismo risorgimentale, si dimentica che fu il clericalismo a generare l’anticlericalismo e non viceversa, che la difesa laica del liberalismo fu provocata dal rifiuto oppostogli dal mondo cattolico, e che le soppressioni ‘giacobine’ delle organizzazioni e dei beni ecclesiastici, non furono altro che l’opportuna risposta alla cupidigia materiale dei clericali.”

Ripristinare una sacrosanta verità storica è una premessa necessaria per rilanciare il laicismo a fronte della rincorsa del clericalismo come fanno oggi certi ex radicali, ex socialisti ed ex comunisti.

Massimo Teodori, da buono storico parla del passato per cercare di fare luce sul presente affinché si possa intravedere un barlume nel futuro. “I due grandi partiti della cosiddetta posticcia ‘seconda repubblica’ – i postdemocristiani a destra e i postcomunisti a sinistra –, pur proclamandosi a parole ‘liberali’, hanno nei fatti seguito una politica illiberale e antilaica: in maniera spudoratamente clericale i berlusconiani, e in maniera ipocritamente compromissoria i democratici di sinistra. La legislazione codina dell’ultimo ventennio ne fa abbondantemente fede.”

Ma, come si sul dire, Teodori sembra lasciarsi trascinare dal pessimismo della ragione e pone una domanda: “Dobbiamo, dunque, ritenere che lo spirito laico risorgimentale, in mancanza di significativi interpreti politici, è definitivamente scomparso? Se così fosse, la nostra civiltà entrerebbe nel tunnel oscuro del fondamentalismo”

Teodori reagisce al pessimismo della ragione sottolineando l’intervento del Presidente Napolitano alla Seduta comune del Parlamento (Camera dei deputati 17/03/2011) in occasione dell’apertura delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. “Si ebbe di mira, da parte italiana, – disse il Presidente della Repubblica, riferendosi al Risorgimento –il fine della laicità dello Stato e della libertà religiosa e insieme il graduale superamento di ogni separazione e contrapposizione tra laici e cattolici nella vita sociale e nella vita pubblica”. Se la maggiore autorità dello Stato oggi pronuncia quelle parole, significa che non tutto è perduto. Il clericalismo non ha ancora definitivamente vinto. (bl)

INDICE: Prologo. Le contraffazioni della storia d’Italia – L’ambiguo Risorgimento di Benedetto XIV – Laico e laicista: la guerriglia lessicale – Falsi liberali ed autentici controriformisti – Da Cavour a Minghetti: la Destra liberale – Laicismo, liberalismo, giurisdizionalismo – La Questione romana – Da Cairoli a Giolitti: la Sinistra al potere – Cattaneo, Garibaldi, Cavallotti: i radicali anticlericali – Nathan e la Massoneria: laicismo e patriottismo – Croce, Ruffini, Amendola: l’eredità liberale – Epilogo. E’ finito lo spirito laico? – Documenti: a) Costituzione della Repubblica Romana; b) Discorso di Cavour “Libera Chiesa in libero Stato” e Roma capitale (Camera dei deputati 25/03/1861); c) Discorso di Ernesto Nathan, sindaco di Roma (Breccia di Porta Pia 20/09/1910); d) Discorso di Benedetto Croce sui disegni di legge riguardanti l’esecuzione del Trattato e del Concordato tra la Santa Sede e l’Italia (Senato del Regno 24/05/1929); e) Intervento del Presidente Napolitano alla Seduta comune del Parlamento in occasione dell’apertura delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia (Camera dei deputati 17/03/2011) – Note - Bibliografia


16 ottobre 2011

Laicismo, unità e indipendenza

“[…] I due grandi partiti della cosiddetta posticcia ‘seconda repubblica’ – i postdemocristiani a destra e i postcomunisti a sinistra –, pur proclamandosi a parole ‘liberali’, hanno nei fatti seguito una politica illiberale e antilaica: in maniera spudoratamente clericale i berlusconiani, e in maniera ipocritamente compromissoria i democratici di sinistra. La legislazione codina dell’ultimo ventennio ne fa abbondantemente fede.

Dobbiamo, dunque, ritenere che lo spirito laico risorgimentale, in mancanza di significativi interpreti politici, è definitivamente scomparso?

Se così fosse, la nostra civiltà entrerebbe nel tunnel oscuro del fondamentalismo”.

 (cfr. MASSIMO TEODORI “RISORGIMENTO LAICO” Rubettino, Soveria Mannelli 2011 pag 88-89)

 

“[…] La realtà risorgimentale è che il laicismo, in tutte le possibili variazioni anche anticlericali, fu la costante dei liberali e dei democratici quale risposta all’arroccamento tradizionalista del papato. E’ per questo che dovettero divenire anticlericali, oltre che laici, perfino importanti cattolici liberali nel momento in cui presero atto che la Chiesa disattendeva ogni aspirazione innovatrice. Nelle polemiche capziose ancora circolanti contro il laicismo risorgimentale, si dimentica che fu il clericalismo a generare l’anticlericalismo e non viceversa, che la difesa laica del liberalismo fu provocata dal rifiuto oppostogli dal mondo cattolico, e che le soppressioni ‘giacobine’ delle organizzazioni e dei beni ecclesiastici, non furono altro che l’opportuna risposta alla cupidigia materiale dei clericali.[…]”

 (cfr. MASSIMO TEODORI “RISORGIMENTO LAICO” Rubettino, Soveria Mannelli 2011 pag 52)


3 ottobre 2010

Sul simposio di Chioggia

TESTAMENTO BIOLOGICO. ENGLARO E WELBY: FINE VITA SENZA CURE “OBBLIGATORIE”

da IL GAZZETTINO del 03/10/2010

 

La desisistenza terapeutica non è riconosciuta, anche se applicata. “Desistere” significa non accanirsi, non continuare pervicacemente ad aggravare la sofferenza. “Desistere” vuol dire ascoltare e ricordarsi che l’art. 32 della Costituzione recita che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario”. “Desistere” per un medico non vuol dire praticare l’eutanasia, ma ascoltare.

 

Organizzato dall’Associazione culturale “Il Sestante” e patrocinato dall’Associazione Italiana per le Decisioni di Fine vita, il Simposio sulle decisioni di fine vita ha affrontato la questione del fine vita dal punto di vista delle testimonianze, quelle personali fornite da Mina Welby (moglie di Piergiorgio) e da Beppino Englaro (papà di Eluana) insieme a quelle di professionisti che vivono le difficoltà etiche e deontologiche. O le testimonianze di Ignazio Marino, senatore, dei medici Guido Bertoli, Mario Riccio e Maria Grazia Piscaglia che hanno sottolineato in base alle diverse angolazioni, come sia necessario avere percorsi certi.

 

“Le vicende di Welby e Englaro – ha sottolineato il responsabile scientifico del simposio Cristiano Samueli – sono l’evidenza più lampante che i principi dell’autodeterminazione della persona devono trovare una risposta nell’atto medico che sia eticamente e deontologicamente fondata”.

 


9 settembre 2010

LEGGE ELETTORALE UNINOMINALE, LAICISMO E FEDERALISMO EUROPEO

MOZIONE

La direzione di Veneto liberale, riunitasi a Castelfranco Veneto, oggi 9 settembre 2010, esaminati i punti all’ordine del giorno

PREMESSO

che il XII congresso dell’associazione, svoltosi il 12 dicembre 2009, ha constatato il mancato raggiungimento delle priorità che si erano indicate nel congresso dell’anno precedente;

che in quella occasione si constatava il notevole indebolimento delle energie umane del sodalizio. rendendo particolarmente difficile perseguire il progetto dei "liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

che era, comunque, ribadita la necessità di un soggetto politico, più precisamente, un partito riformatore di liberali e democratici con l’obiettivo di farsi strumento per le modernizzazioni riguardanti le istituzioni (poter scegliere chi governa e punire - in modo democratico e nonviolento - chi non merita più il voto), l’economia (centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni) e la società (libertà individuali dallo stato e dalla società etica), modernizzazioni che costituiscono la Rivoluzione liberale non realizzata dalle generazioni eredi del Risorgimento;

che, sino all’acquisizione di nuove opportunità, si decideva di concentrare la propria attività nel “Coordinamento castellano per la Libera Scelta” perché viene ritenuta indispensabile presidiare la frattura laicismo/clericalismo per il progetto dei “liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

che l’intervento dell’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, di giovedì 26 agosto al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, e la pubblicazione dell’appello per l’Uninominale, sul Corriere della Sera del 28 agosto, possono costituire i segnali di nuove opportunità per il rilancio del progetto dei "liberali con i democratici per la Riforma, a partire dal Veneto”;

DICHIARA

che l’intervento di Sergio Marchionne a Rimini ha indicato la consapevolezza, da parte di una importante componente dell’establishment, della necessità di nuove relazioni politiche (e non solo la necessità di nuove relazioni industriali) per affrontare la sfida dei tempi moderni, il che è coerente con la visione secondo la quale volgere la testa al passato è suicida e con la convinzione che il difetto dell’Italia è la mancanza di un progetto e di un leader che sappia dare corpo alla predetta necessità (ossia esprime una posizione riformatrice piuttosto che il tradizionale immobilismo conservatore caro ai poteri costituiti);

che il manifesto per l’uninominale pubblicato sul Corriere della Sera è un progetto di buona politica al quale hanno aderito personalità che possono costituire tanti possibili leader;

che l’attuale crisi del sistema, o meglio del regime partitocratico, (conseguente anche a divaricazione di posizioni politiche da parte di importanti componenti del regime) potrebbe diventare una occasione per imboccare la strada per la transizione verso la democrazia liberale o per dare sfogo al fondamentalismo illiberale, latente nella società, causando lutti e dolori;

DECIDE

di essere disponibile a partecipare, tutti e ciascun aderente a Veneto liberale, alle iniziative conseguenti al progetto evidenziato dall’appello per l’Uninominale, pubblicato sul Corriere della Sera del 28 agosto 2010, perciò a) presterà attenzione al seminario che si svolgerà a Roma il prossimo 23 settembre, che ha lo scopo di individuare la forma ‘tecnica’ della proposta di riforma elettorale da sostenere, b) aderisce, compatibilmente con altri impegni oggi non prevedibili, all’assemblea che si svolgerà il prossimo 7 ottobre;

di accantonare, per ora, la propria preferenza per il sistema maggioritario a turno unico con le primarie di collegio, ritenendo precipua una collaborazione leale con tutti coloro che preferiscono l’uninominale maggioritario al preferenzialismo proporzionalista.;

di ribadire la scelta laicista, già intrapresa con la partecipazione al “Coordinamento castellano per la Libera Scelta”, festeggiando l’anniversario del 20 settembre 1870 con un incontro conviviale e quella federalista europea fiancheggiando il Movimento dei Federalisti Europei, in singole iniziative coerenti con il “Manifesto di Ventotene” di Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni.


3 agosto 2010

Il punto di partenza

UNINOMINALE E VOTO DI PREFERENZA


Ce lo auguravamo. L’implosione del partito di maggioranza relativa era nell’aria. Berlusconi e Fini vorrebbero rappresentare due tipi di regimi. Berlusconi vorrebbe rappresentare un regime “presidenzialista”, per cui chi è eletto “premier” manifesta la volontà degli elettori. Fini vorrebbe rappresentare un regime “parlamentare” per cui la volontà del Popolo è manifestata dai suoi rappresentanti che siedono in Parlamento. Entrambi, però, danno una immagine non veritiera della realtà. Il “Premier” non può manifestare la volontà degli elettori né in Parlamento siedono i rappresentanti dei cittadini perché il sistema elettorale vigente permette la rappresentanza dei notabili dei partiti, ossia i parlamentari sono “nominati” e non eletti ed i cittadini non li “eleggono” perché ratificano soltanto quello che i notabili delle consorterie hanno deciso.


Di qui la necessità prioritaria di modificare la legge elettorale per restituire ai cittadini il loro diritto elettorale.


Ma la modifica del sistema elettorale può essere un’occasione per la necessaria Riforma del regime oppure può essere una ennesima occasione per normalizzare la situazione.


Dire che non si vuole abolire il bipolarismo ma solo restituire agli elettori il diritto di eleggere i propri rappresentanti, non è molto confortante. Anche questa legge elettorale valorizza il bipolarismo, per cui sarebbe sufficiente reintrodurre il “voto di preferenza”. Questa riforma ha il vago sapore normalizzatore, piuttosto che riformatore. Altra cosa sarebbe la reintroduzione dell’uninominale.


Su queste opzioni si riaprirà il discorso politico nei prossimi giorni. (bl)


12 luglio 2010

BIOTESTAMENTO


AUTODETERMINAZIONE E DESISTENZA TERAPEUTICA


Una legge sul “Testamento biologico”, che rispetti il diritto all’autodeterminazione dei cittadini, come previsto dalla nostra Costituzione, è necessaria affinché quel diritto possa essere effettivo. Perciò se la finalità della legge fosse quella di impedire l’esercizio di quel diritto, sarebbe meglio non fare alcuna legge.


E’ la logica conclusione della conversazione, a più voci, svoltasi il 9 luglio a Castelfranco Veneto (Tv) nel programmato incontro presso la sala intitolata a Pacifico Guidolin, della biblioteca comunale.


Sono intervenuti un giurista, l’avv. Bruno Martellone della “cellula Coscioni” di Treviso, e un medico, il dott. Cristiano Samueli presidente dell’Associazione Italiana per le Decisioni di Fine vita. L’iniziativa è stata promossa dal Coordinamento “Libera Scelta” che sostiene una campagna per l’introduzione del registro comunale dei Testamenti biologici, come primo atto per il perseguimento di un progetto più ampio. Ossia, il coordinamento si è costituito per 1) riaffermare e difendere lo Stato di diritto; 2) sostenere i valori di laicità e la libertà individuale 3) favorire iniziative pubbliche e momenti culturali, di approfondimento e di discussione sul tema dei diritti civili.

La serata è stata introdotta da Mattia Panazzolo, uno dei più impegnati attivisti del coordinamento, che ha spiegato il percorso scaturito dalla campagna di raccolta firme per la petizione popolare al fine di ottenere il registro comunale dei Testamenti biologici. Percorso che si è, per ora, tradotto anche in incontri pubblici e quello presente ha l’ambizione di essere un incontro non solo informativo ma anche formativo per i militanti del coordinamento.


L’avv. Bruno Martellone non poteva non fare riferimento al 2° comma dell’art. 32 e al 1° comma dell’art. 13 della Costituzione per sostenere la tesi secondo la quale il nostro Ordinamento giuridico riconosce il diritto all’autodeterminazione dei cittadini, di qui la regola del consenso/dissenso informato sulle terapie sanitarie, quale presupposto di qualsiasi intervento medico. Chi scrive ritiene che quegli articoli della Costituzione potrebbero garantire anche il diritto ad una morte “dignitosa”.


Il dott. Cristiano Samueli ha dichiarato che il codice deontologico, proprio per rispetto del diritto all’autodeterminazione dei cittadini anche in campo sanitario, impone la desistenza terapeutica in caso di terapie futili. Il registro comunale per i Testamenti biologici, ha inoltre affermato il dott. Samueli, permette comunque una migliore attuazione dell’alleanza terapeutica, tra medico e paziente, oltre che con i familiari, in quanto il medico saprebbe se il paziente, incapace di esprimersi, ha manifestato le sue direttive anticipate terapeutiche, fondamentale guida per il suo intervento.

Naturalmente esclude che il medico possa eseguire un atto eutanasico in quanto il codice deontologico, conseguentemente all’ordinamento giudiziario vigente, lo vieta esplicitamente.

A propria volta l’avv. Bruno Martellone ha escluso l’esistenza di un diritto soggettivo al suicidio, in quanto nel nostro ordinamento è previsto come reato sia l’induzione al suicidio, che l’omicidio del consenziente.


Sono seguite molte domande del pubblico soprattutto sul tema dell’eutanasia, il che spiega il buon gioco che hanno coloro che vogliono far apparire come interventi eutanasici la desistenza terapeutica dell’alimentazione e dell’idratazione forzata, escludendole dal novero delle terapie sanitarie legittimamente rifiutabili, considerandole meri sostegni vitali, quindi al di fuori della sfera della possibilità di libera scelta.

Giustamente il dott. Cristiano Samueli ha tentato di spiegare il vero significato delle parole usate perché è su quelle che spesso si gioca il successo o l’insuccesso di un intervento riformatore. (bl)


2 giugno 2010

Auspicabili sviluppi

RADICALIZZARE LA LOTTA POLITICA


Michele Salvati, economista e uomo politico teorizzatore del partito Democratico e autore del libro “Il PD per la rivoluzione liberale”, in un articolo comparso oggi 30 maggio sul Corriere, partendo dalla constatazione della crescente radicalizzazione dello scontro tra il partito Democratico e quello Repubblicano, in USA, in occasione delle ultime elezioni presidenziali, rifacendosi ad alcuni analisti politici, considera alcune conseguenze. Da un lato alla radicalizzazione consegue un aumento di partecipazione popolare al processo elettorale così rendendo più vivace ed efficace la democrazia, dall’altro si consegue una maggior difficoltà nel travaso di consensi da parte dei parlamentari di uno dei due partiti nei confronti di progetti proposti dagli avversari.


In Italia ed in Europa il fenomeno è inverso. Ossia la lotta politica si deradicalizza.


Chi scrive ritiene la deradicalizzazione un fenomeno negativo perché comporta una minore partecipazione popolare al processo elettorale, indebolendo sempre più la democrazia, e costituisce un incentivo al trasformismo e al consociativismo che rendono sempre più simili maggioranze e opposizioni impedendo la nascita di maggioranze alternative.


Per una democrazia effettiva è rilevante la partecipazione dei cittadini ma è altrettanto rilevante un processo politico in grado di produrre proposte alternative. Al momento la contrapposizione berlusconismo/antiberlusconismo si è sovrapposta alla contrapposizione anticomunismo/comunismo sulla quale si è retta la lotta politica almeno sino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. Se quella contrapposizione ha reso meno asfittica la lotta politica nei primi quarant’anni della repubblica, negli ultimi quindici anni sta perdendo molta influenza Non solo è sempre più diminuita la partecipazione elettorale ma sembrano davvero poco distinguibili le maggioranze che hanno retto i diversi governi. Il fenomeno è spiegabile. Essendo la contrapposizione anticomunisti/comunisti venuta meno per il crollo dell’impero sovietico, alla lunga anche il suo surrogato (berlusconismo/antiberlusconismo) sta esaurendo il suo compito.


Di qui la necessità di individuare temi che possano radicalizzare la lotta politica. Veneto liberale, nella sua ultima direzione ne ha individuati alcuni: “maggioritario uninominale, europa federale e laicismo”. I conservatori costringeranno gli avversari a diventare riformatori, ponendo alla loro attenzione proposte radicalmente liberali? (bl)


20 maggio 2010

Costruire l'alternativa

L’ALTERNATIVA AL FORZALEGHISMO


Dicevo che il “forzaleghismo” può essere sfidato, e perché no, battuto da uno schieramento che può produrre istanze e proposte politiche popolari di “buongoverno”.


Lo schieramento deve, innanzi tutto, essere alternativo.


Il “forzaleghismo” non ha alcuna intenzione di cambiare la legge elettorale definita, da un loro esponente, “porcata”: vogliono i “nominati” non gli “eletti”. Vogliono i rappresentanti delle oligarchie partitiche e non i rappresentanti dei cittadini. Al massimo il “forzaleghismo” sarebbe disponibile per una riforma elettorale proporzionale. Sono avversari decisi del maggioritario e del collegio uninominale. Sanno che un sistema elettorale di questo genere non produrrebbe docili esecutori. Perciò un processo che favorisse il maggioritario e la reintroduzione del collegio uninominale costituirebbe l’alternativa al parlamento dei nominati.


In secondo luogo il “forzaleghismo” notevolmente scettico sulla stessa idea di Europa. Al massimo sarebbero disponibile per un’Europa dei popoli quale surrogato dell’Europa degli stati nazionali. La loro Europa è quella intergovernativa. I singoli governi nazionali non possono rinunciare alla loro sovranità! Conseguentemente l’alternativa è l’Europa federale, quella sognata da Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni autori di quello splendido e visionario“ Manifesto di Ventotene”.


Inoltre il “forzaleghismo” utilizza come “instrumentum regni” la religione cattolica, perciò non può non essere tacciato di clericalismo. D’altronde è lo stesso Vaticano e le gerarchie cattoliche che fanno affidamento su quello schieramento per impedire l’introduzione di una legislazione che regolamenti le unioni di fatto, o la redazione di dichiarazioni anticipate di trattamenti sanitari che rispettino la libera scelta dei cittadini, per non parlare di una legislazione che rispetti l’eguaglianza delle diverse confessioni religiose dato che l’Italia è ormai pluralista, con forti minoranze musulmane e cristiano ortodosse. Quindi l’opzione laicista o laica è indispensabile ad uno schieramento che vuole essere alternativo al clericalismo del “forza leghismo”. (bl)




 

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