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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
20 aprile 2012

….A RUOTA LIBERA

ALESSANDRO TESSARI “RACCONTANDOPANNELLA” Mimesis, Milano - Udine 2012

Cresciuto nel Veneto, l’autore è stato docente all’Università di Padova e attualmente fa ricerche, presso la facoltà Teologica dell’Università di Freiburg, sulla figura del francescano Ramon Llull, padre della lingua catalana.

E’stato per quasi un decennio deputato al Parlamento Italiano per il PartitoComunista, provenendo da una esperienza nella FUCI, per poi rimanere affascinato da Marco Pannella e diventare deputato eletto nelle liste del Partito Radicale.

Avere vent’anni negli anni sessanta dello scorso secolo ha significato per l’autore nutrire la passione politica con l’ideologia comunista che rappresentava l’antagonista nei confronti dell’imperialismo capitalistico statunitense. Eppure si fece affascinare dall’amerikano Pannella.

“Pannella non è stato uno dei leader della politica italiana. E’ stato un modo nuovo di fare politica, di pensarla,di incarnarla. La sua fantasia era inesauribile.”

Tessari così si descrive: “Questo essere chiamato Radicale dai Comunisti, e Comunista dai Radicali, in fondo me la sono sempre sentita come la mia radiografia più vera. Insofferente ad ogni camicia. Questo scambio di paradigmi, o addirittura di rottura dei paradigmi, è in fondo la cosa più preziosa che ho ricevuto da Pannella”

Oggi, si direbbe, che una identità confusa è un sintomo di debolezza, ma le pluridentità sono il solo modo per comprendere il mondo contemporaneo. Ad esempio essere al contempo liberale, liberista e libertario è il solo modo per comprendere la necessità di opporsi al totalitarismo, al dirigismo e all’autoritarismo che sono le minacce mortali per la libertà individuale.

Sono i giovani, quelli che hanno oggi vent’anni, ad essere gli interlocutori diTessari.“Il Pannella di cui voglio raccontare, più che un uomo politico, è una fantasia esistenziale. Perché così l’ho visto comparire sulla scena politica, perché così è entrato nella mia vita, perché così ha scardinato alcuni miei convincimenti profondi e altri ne ha suscitato per reazione.”

Oggi Pannella è impegnato in una lotta politica per la Giustizia. Negli anni settanta dello scorso secolo Pannella ed i suoi compagni di lotta, erano impegnati appunto sul fronte della Giustizia. E’ la coerenza di Pannella che prova l’immutabilità del regime e la fandonia della seconda repubblica che sarebbe succeduta alla prima.

Tessari ha affermato che Pannella gli ha fatto scoprire un nuovo modo di fare politica e così precisa: “Per i quasi dieci anni in cui fui deputato comunista delle carceri avevo una nozione solo teorica. Una delle prime esperienze forti che feci quando mi imbarcai nell’avventura radicale fu quella di andare a visitare le carceri”.

Pensare, fare ed incarnare il nuovo modo di fare politica ha portato alcuni risultati: “La sensibilità dei Radicali per il carcere, come luogo separato della società, come non luogo, dove fino a non molti anni fa non era consentito andare e non si andava, ma dove le società occultano il loro più profondo modo di essere, ha fatto crescere quella sensibilità che dal mondo delle carceri dilaga nellasocietà.” Di qui le iniziative giustizialiste da parte dei detentori del potere per arginare le esigenze libertarie che sorgono dalla società. Di quianche la strenua lotta per la Giustizia da parte dei radicali per alimentare quella fame e quella sete libertaria che la società vorrebbe soddisfare.

Il catto-comunista Tessari fattosi radicale è stato affascinato da Pannella come è accaduto al sottoscritto. Sono rimasto affascinato da Pannella perché in lui ho scoperto quel “pazzo” che Giovanni Ferrara, su Il Mondo di Pannunzio, invocavaper il rilancio dei liberali in Italia.

Per noi di quella generazione, che aveva vent’anni negli anni ’60 dello scorso secolo, indipendentemente dalle famiglie culturali – politiche di provenienza, è stato un pifferaio magico grazie “ad uncanestro di parole nuove”, come dice Francesco de Gregori in una sua  canzone. (bl)

INDICE:Introduzione – Parola – Digiuni e nonviolenza – Partito Comunista – Nucleare –Carceri – Droga – Televisione – “Questione Cattolica” – Declino della natalitàin Occidente – Postfazione di Luca Taddio


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13 giugno 2011

Homo liberalis

CORRADO OCONE e DARIO ANTISERI “LIBERALI D’ITALIA” Rubbettino, Soveria Mannelli 2011

In Italia, a nostro umile avviso, la carenza di uomini liberali è una delle cause dell’anomalia del nostro regime nei confronti degli altri governi rappresentativi. Perciò è indispensabile comprendere quali sono le caratteristiche di questi uomini che si sono resi protagonisti di lotte politiche nello scorso secolo, anche se il perimetro della loro influenza è stato molto, troppo ridotto (per cause storiche che qui non si possono ricordare, visto il ristretto spazio a disposizione).

Scrive Dario Antiseri, facendosi eco di lord Acton, Popper, von Mises e von Hayek: “Il liberale, l’homo liberalis, è una persona consapevole della propria e dell’altrui fallibilità, e della propria e dell’altrui ignoranza; l’homo liberalis, sapendo che ‘il potere corrompe e il potere assoluto corrompe assolutamente’, non si pone la domanda chi deve comandare, cerca piuttosto di rispondere alla domanda su ‘come controllare chi comanda’; contro lo statalismo il liberale è liberista: difende l’economia di mercato, non solo perché questa genera il più ampio benessere, ma soprattutto a motivo del fatto che, senza economia di mercato non può esistere nessun Stato di diritto – e difatti ‘chi possiede tutti i mezzi stabilisce tutti i fini’. Il liberale rifiuta l’idea liberticida, stando alla quale sopra l’individuo ci sarebbe qualche entità – come, per esempio, lo Stato, il partito la classe, ecc. – autonoma e indipendente dagli individui: esistono solo gli individui.”. Precisa, richiamandosi a von Hayek, che “Il liberale non è un conservatore: il conservatore teme le novità; il liberale, invece, assume la concorrenza come procedimento di scoperta del nuovo.”.

Il volumetto, circa una settantina di pagine, è scritto a quattro mani da Dario Antiseri, noto storico della filosofia oltre che divulgatore di Popper e della “scuola di Vienna”, e da Corrado Ocone, curatore, assieme a Nadia Urbinati, della recente antologia del pensiero liberale da Filangeri a Bobbio. Proprio Ocone svolge la ricostruzione storica dei liberali italiani nel secolo XX.

Ma chi sono i liberali? Sono coloro che praticano una particolare cultura politica: la cultura liberale. Ma “Cosa è una cultura politica ?” si chiede Ocone. E così tenta una definizione. “Laddove la politica è un’attività pratica, la cultura, e quindi anche la cultura politica, concerne l’ambito della teoria. Anche se va subito aggiunto che …le due sfere non si presentano comunque mai del tutto separate. Possiamo perciò dire che…la cultura politica …si propone non solo di comprendere ma anche in qualche modo di orientare, indirizzare o determinare la prassi. …Qui …dobbiamo parlare di cultura liberale, ovvero di liberalismo politico….Il liberalismo come dottrina politica …per dirla con Nicola Matteucci, …andrebbe ridefinito in ogni momento storico.”. Ed ecco il criterio che usa per individuare i liberali d’Italia dello scorso secolo. “Diremo rappresentanti della cultura politica liberale tutti coloro che con le loro opere e con l’azione hanno rigorosamente e coerentemente affermato le ragioni ….per dirla in termini popperiani, della società aperta di contro a quelle della società chiusa. Visto che il nostro discorso concerne il Novecento (italiano), possiamo affermare …che rappresentanti in senso stretto della cultura politica liberale sono per noi coloro i quali hanno combattuto il totalitarismo:… i liberali sono stati nello stesso tempo antifascisti ed anticomunisti.”.

Di qui un pregevole elenco di liberali. Croce, Einaudi, Salvemini, Gobetti, Carlo Rosselli, Calogero, Capitini, il partito d’Azione, il federalismo liberale di Spinelli, Colorni e Rossi, Sturzo, Amendola, De Ruggiero, Antoni, il “Mondo” di Pannunzio, Nicola Chiaramente e “Tempo Presente”, sino a Matteucci e alla rivista “Il Mulino”.

Naturalmente in qualsiasi elenco manca sempre qualcuno e qualcosa. Ad esempio è scarsa l’attenzione nei confronti dei cosiddetti partiti laici e soprattutto nei confronti del Partito Radicale di Marco Pannella, manca qualsiasi richiamo a Bruno Leoni, a Sergio Ricossa e, per l’appunto, a Marco Pannella, per non parlare dei cattolici liberali eredi di Rosmini. Pur tuttavia è un volumetto che và letto e meditato soprattutto per quella polemica che vede i due coautori in contrasto fra loro. Si possono distinguere i liberali veri da quelli falsi? Anzi è opportuno farlo? Personalmente ritengo che la questione dei “liberi pensatori” a parole e “clericali” nei fatti, non sia così rilevante. Infatti, chi si finge liberale, fingendo di credere alla fine potrebbe anche diventarlo, il che non mi sembra tanto negativo. Quello che è opportuno distinguere e coloro che sono solo distinti dai liberali e coloro che ne sono distanti o, addirittura, nemici. Per questo la consapevolezza dell’incompletezza del liberalismo, in quanto non è una dottrina stabilita una volta per tutte, deve spingere i liberali a confrontarsi con chiunque affinché possano trovare le risposte opportune alle sfide che il mondo contemporaneo presenta. Ad esempio il totalitarismo non può essere considerato un semplice “incidente di percorso” del secolo delle idee assassine, ma può essere uno sbocco della democrazia.

Scrive Giulio Giorello nella interessante prefazione: “Il punto è …che il nostro resta sempre il Paese che ha avuto Galileo…ma che lo ha anche condannato. Prima ancora di parlare dell’intraprendenza economica, occorre dire che proprio gli scienziati che dal Seicento in poi hanno mandato in pezzi la costellazione dei dogmi stabiliti sono stati imprenditori di se stessi, cioè delle loro idee e dei loro artefatti. Va dunque detto che un liberalismo che non sappia fare i conti con l’impresa tecnico –scientifica e con le lezioni di libertà che si traggono da congetture e osservazioni, teoria ed esperimento, tecnica e comprensione del mondo, resta un liberalismo zoppo, impotente di fronte alle degenerazioni monopolistiche denunciate da Einaudi – e il primo esecrabile monopolio è quello di chi ritiene di avere il possesso esclusivo della verità.”.

La sfida che i liberali oggi devono affrontare è proprio quella di contrastare in modo intransigente tutti coloro che si ritengono in possesso della verità ed hanno il consenso della maggioranza dei cittadini. La democrazia totalitaria è il volto moderno dell’assolutismo. (bl)

INDICE: Prefazione di Giulio Giorello – Profilo del Liberalismo italiano del Novecento di Corrado Ocone – Ma davvero non esiste un criterio per distinguere i liberali veri da quelli falsi? di Dario Antiseri.


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13 giugno 2011

I liberali d'Italia

“[…] Il punto è …che il nostro resta sempre il Paese che ha avuto Galileo…ma che lo ha anche condannato. Prima ancora di parlare dell’intraprendenza economica, occorre dire che proprio gli scienziati che dal Seicento in poi hanno mandato in pezzi la costellazione dei dogmi stabiliti sono stati imprenditori di se stessi, cioè delle loro idee e dei loro artefatti. Va dunque detto che un liberalismo che non sappia fare i conti con l’impresa tecnico –scientifica e con le lezioni di libertà che si traggono da congetture e osservazioni, teoria ed esperimento, tecnica e comprensione del mondo, resta un liberalismo zoppo, impotente di fronte alle degenerazioni monopolistiche denunciate da Einaudi – e il primo esecrabile monopolio è quello di chi ritiene di avere il possesso esclusivo della verità. […]”

(cfr. Giulio Giorello prefazione a CORRADO OCONE e DARIO ANTISERI “LIBERALI D’ITALIA” Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, pagg.VII e VIII)

 

“[…] Cosa è una cultura politica ?.....laddove la politica è un’attività pratica, la cultura, e quindi anche la cultura politica, concerne l’ambito della teoria. Anche se va subito aggiunto che …le due sfere non si presentano comunque mai del tutto separate. Possiamo perciò dire che…la cultura politica …si propone non solo di comprendere ma anche in qualche modo di orientare, indirizzare o determinare la prassi. …Qui …dobbiamo parlare di cultura liberale, ovvero di liberalismo politico….Il liberalismo come dottrina politica …per dirla con Nicola Matteucci, …andrebbe ridefinito in ogni momento storico….Diremo rappresentanti della cultura politica liberale tutti coloro che con le loro opere e con l’azione hanno rigorosamente e coerentemente affermato le ragioni ….per dirla in termini popperiani, della società aperta di contro a quelle della società chiusa. Visto che il nostro discorso concerne il Novecento (italiano), possiamo affermare …che rappresentanti in senso stretto della cultura politica liberale sono per noi coloro i quali hanno combattuto il totalitarismo:… i liberali sono stati nello stesso tempo antifascisti ed anticomunisti.[…]”

 (cfr. Corrado Ocone in CORRADO OCONE e DARIO ANTISERI “LIBERALI D’ITALIA” Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, pagg. 3 – 5)

 

[…] Il liberale, l’homo liberalis, è una persona consapevole della propria e dell’altrui fallibilità, e della propria e dell’altrui ignoranza; l’homo liberalis, sapendo che “il potere corrompe e il potere assoluto corrompe assolutamente” (lord Acton), non si pone la domanda chi deve comandare, cerca piuttosto di rispondere alla domanda su “come controllare chi comanda” (Popper); contro lo statalismo il liberale è liberista: difende l’economia di mercato, non solo perché questa genera il più ampio benessere, ma soprattutto a motivo del fatto che, senza economia di mercato non può esistere nessun Stato di diritto – e difatti “chi possiede tutti i mezzi stabilisce tutti i fini” (von Hayek).

Il liberale rifiuta l’idea liberticida, stando alla quale sopra l’individuo ci sarebbe qualche entità – come, per esempio, lo Stato, il partito la classe, ecc. – autonoma e indipendente dagli individui: esistono solo gli individui (von Mises). … Il liberale non è un conservatore: il conservatore teme le novità; il liberale, invece, assume la concorrenza come procedimento di scoperta del nuovo. […]

 

(cfr. Dario Antiseri in CORRADO OCONE e DARIO ANTISERI “LIBERALI D’ITALIA” Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, pagg. 66-67)


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31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


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31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


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31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

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L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


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31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


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Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


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Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


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permalink | inviato da Venetoliberale il 31/5/2011 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

20 marzo 2011

LA SINISTRA E LA QUESTIONE LIBERALE

AA.VV. “QUADERNI RADICALI N. 106 A. XXXIV speciale marzo 2011” Associazione Amici di Quaderni Radicali 2011

Chi scrive da anni ritiene che la questione liberale sia la questione centrale per comprendere la storia in questi centocinquant’anni di vita dello Stato italiano. Non per nulla auspica, e per quanto poco, tenta di contribuire alla nascita di un soggetto di liberali e di democratici, ossia di moderati e radicali, di riformisti e riformatori. Ad avviso di chi scrive è il processo risorgimentale (unità, indipendenza e libertà) che deve essere proseguito. La storica rivista di area radicale nata nel 1977 e fondata ed animata da Geppy Rippa, già segretario del Partito Radicale oltre che radicale – deputato, offre con questo numero una riflessione interessante sui rapporti tra la Sinistra attuale e la questione liberale.

Scrive Rippa: “La Sinistra … (è) schiacciata tra subalternità a lobbies di ogni genere (finanziarie, giudiziarie, informative e quant’altro), umilianti retromarce e sconfitte politicamente pesanti, nella speranza di poter poi sottrarsi alla futura egemonia delle alternative inesistenti fornite da gruppi di interesse che sono perfettamente speculari ad una maggioranza di destra priva di qualsiasi capacità e moralità”. E’ una diagnosi tanto impietosa quanto sincera, se si vuole proporre una terapia.

Aggiunge, infatti Rippa: “Questo Paese ha urgente bisogno di un’alternativa, che non si limiti ad una rotazione, o a una alternanza di mero potere.” Ecco qui la debolezza della strategia basata sull’antiberlusconismo. Non si tratta di sostituire una leadership, si tratta di proporre un’alternativa. In cosa deve consistere questa alternativa proposta da Rippa? “Un’alternativa che deve comportare l’evoluzione di una totale revisione e di un profondo rinnovamento: che significhi in termini culturali, politici, economici, sociali un reale cambiamento, una vera riforma dei modelli comportamentali (non solo) della classe cosiddetta dirigente, ma degli stessi cittadini.” Il che si traduce nel binomio “ rivoluzione liberale”.

Nel numero segnalato di questa bella rivista, la riflessione sul tema “la Sinistra e la questione liberale” prosegue con uno schizzo del percorso di un progetto riformatore disegnato da Luigi O. Rintallo (giustizia, riforme politiche ed istituzionali, riforma del lavoro e del fisco, welfare). Inoltre l’intervista al filosofo Biagio De Giovanni, già europarlamentare del PCI, rileva la debolezza del PD in quanto frutto di “due oligarchie sconfitte” eredi del PCI e della sinistra democristiana, perciò sorde alla questione liberale ed incapace di comprendere anche il socialismo liberale. Anzi proprio il fallimento del PSI di Craxi e Martelli, che aveva tentato di rivisitare la tradizione socialista in chiave liberale, secondo De Giovanni, è stata la pietra tombale sulla sinistra italiana.

Considerare la questione liberale la cartina tornasole sia della destra che della sinistra è il tema affrontato da Danilo Di Matteo, mentre Guido Compagna sostiene la tesi che il termine “liberale” è nello stesso tempo abusato ed ignorato sia dalla destra che dalla sinistra.

Corrado Ocone, a propria volta, sostiene auspicabile, per il bene della sinistra, rivisitare il socialismo in chiave liberale. Anzi sostiene che il socialismo liberale non è affatto morto.

Questa discussione a più voci si conclude con tre documenti storici importanti. Vi è un articolo di Marco Pannella, del 1959 e comparso sul Paese Sera, sulla possibilità dell’alleanza tra sinistra democratica e PCI per l’alternativa al potere democristiano, il rifiuto di Palmiro Togliatti, sempre comparso sul quotidiano filocomunista, e la dichiarazione dello scrittore Elio Vittorini di non accettazione della candidatura nelle liste del PCI perché “mancano le rassicurazioni di carattere culturale”.

Quasi come appendice a questo confronto a più voci QR pubblica un interessante testo scritto da Daniele Bertolini e da Alessandro Massari ,con la collaborazione di Valerio Federico, su una possibile direzione di marcia sul terreno delle riforme costituzionali.

La rivista contiene altri articoli interessanti ma lo spazio mi permette solo di segnalarli in modo generico.

Per informazioni e-mail info@quaderniradicali.com sito web http://www.quaderniradicali.com (bl)

INDICE: PRIMO PIANO La Sinistra e la questione liberale con testi di Geppy Rippa, Luigi O. Rintallo, Biagio de Giovanni, Danilo Di Matteo, Guido Compagna, Corrado Ocone, Marco Pannella, Palmiro Togliatti, Elio Vittorini, Daniele Bertolini, Alessandro Massari; STATO DELLE COSE: testi di Silvio Pergameno (La restaurazione putiniana) e di Giulio Manfredi (Telekom Serbia e la partitocrazia in salsa balcanica); INTERVISTE a Mario Scialoia (Conversione ed Islam); INTERVENTI di Claudia del Vento (Rifiuti), di Valerio Federico e di Luca Perego (Il potere formigoniano in Lombardia), di Giulia Simi (La riforma Gelmini e la Sinistra); TESSERE DI DOMINO oltre al ricordo di Gian Franco Lami e di Roberto Altamura e alla segnalazione del libro scritto da Michele De Lucia sulla Lega, vi sono testi di Emma Bonino e Anthony Dworkin, Anna Mahjar Barducci, Luigi O. Rintallo, Fabio Viglione, Giovanni Maria Losavio, Danilo Di Matteo, Antonio Maculo, Licya Vari, Andrea Spinelli Barrile, Federica Matteucci, Serena Guerra, Giulia Musella, Alessandro Frezzato; MATERIALI testi di Maurizio Mottola (in ricordo di Luigi De Marchi) e di Francesco Pallia (su Aldo Capitini); PER SALE E SCAFFALI a cura di Elisa Albo …BUT NOT LIST di Sandro Dionisio



 

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