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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
20 aprile 2012

….A RUOTA LIBERA

ALESSANDRO TESSARI “RACCONTANDOPANNELLA” Mimesis, Milano - Udine 2012

Cresciuto nel Veneto, l’autore è stato docente all’Università di Padova e attualmente fa ricerche, presso la facoltà Teologica dell’Università di Freiburg, sulla figura del francescano Ramon Llull, padre della lingua catalana.

E’stato per quasi un decennio deputato al Parlamento Italiano per il PartitoComunista, provenendo da una esperienza nella FUCI, per poi rimanere affascinato da Marco Pannella e diventare deputato eletto nelle liste del Partito Radicale.

Avere vent’anni negli anni sessanta dello scorso secolo ha significato per l’autore nutrire la passione politica con l’ideologia comunista che rappresentava l’antagonista nei confronti dell’imperialismo capitalistico statunitense. Eppure si fece affascinare dall’amerikano Pannella.

“Pannella non è stato uno dei leader della politica italiana. E’ stato un modo nuovo di fare politica, di pensarla,di incarnarla. La sua fantasia era inesauribile.”

Tessari così si descrive: “Questo essere chiamato Radicale dai Comunisti, e Comunista dai Radicali, in fondo me la sono sempre sentita come la mia radiografia più vera. Insofferente ad ogni camicia. Questo scambio di paradigmi, o addirittura di rottura dei paradigmi, è in fondo la cosa più preziosa che ho ricevuto da Pannella”

Oggi, si direbbe, che una identità confusa è un sintomo di debolezza, ma le pluridentità sono il solo modo per comprendere il mondo contemporaneo. Ad esempio essere al contempo liberale, liberista e libertario è il solo modo per comprendere la necessità di opporsi al totalitarismo, al dirigismo e all’autoritarismo che sono le minacce mortali per la libertà individuale.

Sono i giovani, quelli che hanno oggi vent’anni, ad essere gli interlocutori diTessari.“Il Pannella di cui voglio raccontare, più che un uomo politico, è una fantasia esistenziale. Perché così l’ho visto comparire sulla scena politica, perché così è entrato nella mia vita, perché così ha scardinato alcuni miei convincimenti profondi e altri ne ha suscitato per reazione.”

Oggi Pannella è impegnato in una lotta politica per la Giustizia. Negli anni settanta dello scorso secolo Pannella ed i suoi compagni di lotta, erano impegnati appunto sul fronte della Giustizia. E’ la coerenza di Pannella che prova l’immutabilità del regime e la fandonia della seconda repubblica che sarebbe succeduta alla prima.

Tessari ha affermato che Pannella gli ha fatto scoprire un nuovo modo di fare politica e così precisa: “Per i quasi dieci anni in cui fui deputato comunista delle carceri avevo una nozione solo teorica. Una delle prime esperienze forti che feci quando mi imbarcai nell’avventura radicale fu quella di andare a visitare le carceri”.

Pensare, fare ed incarnare il nuovo modo di fare politica ha portato alcuni risultati: “La sensibilità dei Radicali per il carcere, come luogo separato della società, come non luogo, dove fino a non molti anni fa non era consentito andare e non si andava, ma dove le società occultano il loro più profondo modo di essere, ha fatto crescere quella sensibilità che dal mondo delle carceri dilaga nellasocietà.” Di qui le iniziative giustizialiste da parte dei detentori del potere per arginare le esigenze libertarie che sorgono dalla società. Di quianche la strenua lotta per la Giustizia da parte dei radicali per alimentare quella fame e quella sete libertaria che la società vorrebbe soddisfare.

Il catto-comunista Tessari fattosi radicale è stato affascinato da Pannella come è accaduto al sottoscritto. Sono rimasto affascinato da Pannella perché in lui ho scoperto quel “pazzo” che Giovanni Ferrara, su Il Mondo di Pannunzio, invocavaper il rilancio dei liberali in Italia.

Per noi di quella generazione, che aveva vent’anni negli anni ’60 dello scorso secolo, indipendentemente dalle famiglie culturali – politiche di provenienza, è stato un pifferaio magico grazie “ad uncanestro di parole nuove”, come dice Francesco de Gregori in una sua  canzone. (bl)

INDICE:Introduzione – Parola – Digiuni e nonviolenza – Partito Comunista – Nucleare –Carceri – Droga – Televisione – “Questione Cattolica” – Declino della natalitàin Occidente – Postfazione di Luca Taddio


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1 agosto 2011

E PANNELLA NON MOLLA!

Sabato scorso Pannella ha dichiarato che riprenderà prossimamente lo sciopero della fame e della sete. L’obiettivo resta sempre quello di ripristinare la legalità nelle carceri conseguente all’amnistia per il regime.

Pannella aveva solo sospeso la sua iniziativa non violenta per “onorare come segno positivo” l’incontro con il Capo dello Stato e con il Presidente del Senato in occasione del convegno per la riforma della giustizia italiana promossa dal Partito Radicale sotto l’Alto patrocinio della Presidenza della Repubblica e del Senato.

Pannella è cocciuto e non si arrende. Non vuole che il convegno sia stata solo l’occasione per spendere belle e buone parole. Pannella vuole che dalle parole si passi ai fatti.

E se questa battaglia fosse l’occasione per sbrogliare la complicata fase politica che stiamo attraversando? Un governo inefficiente che gode della fiducia del Parlamento e una opposizione parlamentare, altrettanto inefficiente, che invoca a sproposito le dimissioni di un governo legittimo.

Forse la discontinuità, da tanti invocata, potrebbe concretizzarsi con un primo atto legislativo volto ad amnistiare innanzi tutto le illegalità, nell’ambiente carcerario, del regime partitocratrico. (bl)


19 giugno 2011

Il Napolitano desiderato da Pannella

MAGISTRATO POLITICO

Secondo Giuseppe Maranini il Presidente della Repubblica, così come descritto dalla nostra Costituzione, può essere un funzionario decorativo oppure un magistrato politico. Il costituzionalista, che ha il merito di aver saputo individuare nel sistema politico italiano l’anomalia della “partitocrazia”, quale differenza sostanziale dalla democrazia liberale, si augurava, negli anni ’60 dello scorso secolo, che il Presidente della Repubblica vegliasse “con vigore sull’osservanza e sull’attuazione della Costituzione…difendendo la Costituzione stessa dalla degradazione partitocratrica”.

Questo ruolo da magistrato politico è quello che invoca Marco Pannella da oltre due mesi in sciopero della fame e, dalla mezzanotte di domenica 19 giugno, in sciopero della sete. Napolitano saprà inviare un segnale di attenzione? E’ quello che ci auguriamo. Di fronte alla crisi di regime in atto, il Presidente della Repubblica può svolgere il ruolo di magistrato politico piuttosto che di funzionario decorativo. (bl)


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13 febbraio 2011

Tempi duri per i non tifosi!

La situazione politica è sempre più deprimente. Ormai è ridotta a scontro tra tifoserie. Non vi è più rispetto del Parlamento, della Magistratura, della dignità delle persone.

Il Presidente della Repubblica invoca una tregua in questo scontro per tentare di permettere al governo di prendere quei provvedimenti necessari per affrontare i problemi che, comunque, impegnano le giornate dei cittadini comuni. Sembra che non venga ascoltato nonostante che avverta che lo scioglimento anticipato delle camere è una punizione per tutti: parlamentari, governanti, magistrati, media, organizzazioni imprenditoriali e sindacali, cittadini. Questa è l’unica interpretazione possibile sul ruolo imparziale che deve avere il Presidente della Repubblica, altrimenti…

Marco Pannella insiste a dialogare con gli avversari e gli dicono che svolge trattative (è la loro tentazione, ossia al suo posto lo avrebbero fatto). Parla a nuora affinché suocera lo ascolti, ma la sordità è profonda. Guadagnare tempo per salvare il salvabile prima che la situazione peggiori con la terza inutile elezione truffa in cinque anni (che potrebbe creare una situazione politica peggiore di quella attuale). Infatti il problema non è Berlusconi. Berlusconi è una conseguenza del regime. Nel 1994 c’erano le condizioni per abbattere il regime partitocratico, invece…

Per chi come il sottoscritto non ritiene che il confronto politico sia un derby di calcio, i tempi sono duri. Non fare i tifosi né degli uni né degli altri si rischia di essere arruolati (contro la propria volontà) tra gli uni o tra gli altri attirando su di sé l’avversione degli uni e degli altri. I fanatici non capiscono le sfumatur: per loro esiste solo il bianco e il nero. La ragione sembra assopita. Qualcuno ha detto che il sonno della ragione genera mostri.

Tempi duri per i non tifosi! (bl)


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6 gennaio 2011

UN CAPO RIFORMATORE

VALTER VECELLIO “MARCO PANNELLA: BIOGRAFIA DI UN IRREGOLARE” Rubettino, Soveria Mannelli 2010

“Pannella insegna – sappiamo che sta già torcendo il naso, pazienza – due cose: che, contrariamente a un machiavellismo d’accatto, non è vero che il fine giustifica i mezzi, e che piuttosto è vero il contario: i mezzi prefigurano e qualificano il fine. E che la durata è la forma delle cose. Fosse solo per questo, i difetti di questo personaggio sono destinati ad impallidire, come gli errori commessi e gli ‘eccessi’ che gli si rimproverano; perché grazie al ‘matto’ radicale se tutti noi ci possiamo permettere d’essere saggi e ragionevoli”. Così si conclude questa biografia.

Valter Vecellio è un seguace di Marco Pannella ma queste due cose sono condivise anche da me che, da un decennio, non ha più in tasca la tessera radicale. Anzi ritengo che Marco Pannella, proprio perché un grand’uomo quando commette degli errori sono inevitabilmente grandi. Come quelli commessi nel 1999 non avendo capito la breccia che si era aperta nel muro di cinta della partitocrazia dalle campagne per “Emma for Presidente”, per la raccolta di firme sui quesiti referendari liberali e liberisti e per le elezioni europee. Occorreva insistere con la strategia della “Rivoluzione liberale e gli Stati Uniti d’Europa” invece di ripiegare su velleitari tentativi di influenzare le coalizioni partitocratiche protagoniste della storia nazionale.

Marco Pannella ha un altro indubbio merito: ha coniugato il liberalismo con il metodo di lotta nonviolenta. La visione politica pannelliana, appartiene alla tradizione liberale immoderata che ha le sue radici nel liberalismo anticonservatore di matrice cavouriana, nel pensiero federalista di Cattaneo, nella visione dell’impegno politico come servizio nei confronti dei cittadini al quale hanno dato sostanza i governi della Destra storica, nell’anticentralismo di Minghetti. Infatti le sue disobbedienze civili e i suoi digiuni – ecco il metodo di lotta nonviolenta – sono sempre rivolti non contro ma per la legalità.

Sembra un sovversivo ma in un mondo di conservatori, un riformatore non può non apparire sovversivo. Diceva Leonardo Sciascia: “Marco Pannella è il solo uomo politico italiano che costantemente dimostri di avere il senso del diritto, della legge e della giustizia.” Forse proprio perché è un riformatore la qualifica di “uomo politico” è inappropriata, oggi, che gli uomini politici rispondono al nome di …L’elenco sarebbe troppo lungo e noioso.

“La storia del mondo – diceva Ghandi – è piena di esempi di uomini che si sono elevati al ruolo di capi grazie unicamente alla loro fiducia in se stessi, al loro coraggio e alla loro tenacia”. Ecco, Pannella è un capo. Un capo riformatore. (bl)

INDICE: La durata è la forma delle cose – L’eretico riformatore – Il segreto di Marco Pannella – Uno, nessuno, centomila Pannella – Io, mulo tramano, abruzzese… – Le donne di Pannella – Uno “strano” partito a sua immagine e somiglianza – Quei fantastici anni a Parigi… – Uno strano terzetto: l’anarchico, il commissario, il radicale – Tre battaglie emblematiche: ENI, PIANO THIRRING, O.N.M.I. – Quel pomeriggio, il generale Mino mi disse che… – Quella notte che notte, a casa Agnelli… – Quel giorno quando Giorgiana Masi venne uccisa – Radicali e PCI – Radicali e socialisti – L’anticlericalismo religioso di Pannella – …E Pannella inventa un giorno “Radio Radicale”… – Ernesto Rossi – Mario Pannunzio – Altiero Spinelli – Elio Vittorini – Pier Paolo Pasolini – Leonardo Sciascia – Enzo Tortora – Luca Coscioni – Volevo salvare Saddam, voglio processare Bush (e Blair, Berlusconi…) – E ora? – Appendice: Pannellanea – Bibliografia


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6 gennaio 2011

Le due cose che ci ha insegnato Pannella

“Pannella insegna – sappiamo che sta già torcendo il naso, pazienza – due cose: che, contrariamente a un machiavellismo d’accatto, non è vero che il fine giustifica i mezzi, e che piuttosto è vero il contario: i mezzi prefigurano e qualificano il fine. E che la durata è la forma delle cose. Fosse solo per questo, i difetti di questo personaggio sono destinati ad impallidire, come gli errori commessi e gli ‘eccessi’ che gli si rimproverano; perché grazie al ‘matto’ radicale se tutti noi ci possiamo permettere d’essere saggi e ragionevoli”.

 

(cfr. VALTER VECELLIO “MARCO PANNELLA: BIOGRAFIA DI UN IRREGOLARE” Rubettino, Soveria Mannelli 2010, pag. 2549


25 gennaio 2010

LO SCIOPERO DELLA FAME DI MARCO PANNELLA

NONVIOLENZA E LIBERALISMO


Il diritto –dovere di resistenza è riconosciuto espressamente nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America del 5 luglio 1776: “Noi riteniamo che …tutti gli uomini sono stati creati uguali, che il Creatore ha fatto loro dono di determinati inalienabili diritti….che ogni qualvolta una determinata forma di governo giunga a negare tali fini, sia diritto del popolo il modificarla o l’abolirla, istituendo un nuovo governo che ponga le basi su questi principi…Ancorché una lunga serie di abusi e di torti…tradisce il disegno di ridurre l’umanità ad uno stato di completa sottomissione, diviene allora suo dovere, oltre che suo diritto, rovesciare un tale governo…”.


Quindi per il liberalismo il diritto-dovere di resistenza è pienamente giustificato, anzi il diritto – dovere di rovesciare il governo illiberale non incontra limiti, ossia l’insurrezione è per il popolo il più sacro dei diritti ed il più indispensabile dei doveri.

Marco Pannella rappresenta, con la sua storia, l’esempio del predetto diritto-dovere di resistenza. Al liberalismo ha offerto un metodo diverso da quello tradizionale. La sua fede nella lotta nonviolenta discende dalla convinzione che i mezzi devono prefigurare i fini, ribaltando il machiavellismo secondo il quale i fini giustificano i mezzi.


Attualmente Pannella attua lo sciopero della fame per tre obiettivi specifici: 1) la verità sulla guerra in Iraq scatenata il 18 marzo 2003; 2) la verità sulla richiesta di autonomia del popolo tibetano, uiguro e delle altre minoranze etniche in Cina; 3) la verità sulla situazione carceraria nel nostro paese e la necessità di una urgente amnistia.


La censura nei confronti di questa lotta prova ancora una volta la distanza del regime dalla pratica della nonviolenza. (bl)



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10 dicembre 2009

MA ANCHE I NOSTRI GHETTI

MARCO PANNELLA con STEFANO ROLANDO “LE NOSTRE STORIE SONO I NOSTRI ORTI” Bompiani, Milano 2009


“I quattro nomi che esprimono le nostre radici di pensiero…: Immanuel Kant (la legge morale sopra di noi e il suo grande disegno del federalismo mondiale e della pace), Martin Luther King (nonviolento in uno stato liberale), Gandhi (nonviolento in uno stato nonliberale) e Popper (gli ultimi cinque anni della sua vita dedicata a studiare da liberale la nonviolenza).”


Una persona che indica in questo modo le proprie radici di pensiero non può non essere riconosciuto come liberale. Ma il suo liberalismo è del tutto particolare perché si coniuga con la prassi della nonviolenza.


“I violenti e i nonviolenti sono cugini ma con questa piccola differenza: i violenti ritengono necessario ‘dare corpo’ alla lotta. L’irlandese (Bobby Sands ndr) fece il suo estremo atto di coerenza: non potendo abbattere il corpo del nemico, gli scagliava addosso il proprio. Ma, lo dico subito, la nostra scommessa è sempre stata quella di vivere.”


E la nonviolenza non è solo proclamata, ma è anche praticata. Quell’uomo è Marco Pannella.


Questo libro è una lunga conversazione del leader radicale ove ripercorre la sua vita dall’adolescenza agli ottant’anni.


Ho avuto la fortuna di incontrarlo e l’ho assunto come maestro. Per me, sin dagli anni ’70 dello scorso secolo, Pannella era il “pazzo” necessario ai liberali, invocato da Mario Ferrara su “Il Mondo”, sin dal 1951.


Come discepolo non posso riconoscermi molto diligente perché, pur ammirandolo, non nascondo il mio profondo dissenso sulle sue scelte nel primo decennio di questo XXI secolo. Il rifiuto di approfittare della breccia aperta nel muro di cinta della partitocrazia, al tempo della battaglia di “Emma for President”, che ha portato al tracollo del consenso popolare acquisito nel 1999. La strategia dell’ospitalità che ha appannato il ruolo antagonista svolto nello scorso secolo. L’uso della “Rosa nel pugno” come simbolo dell’unione delle debolezze laiche frutto della confusione di sostantivi (liberali e socialisti) e aggettivi (laici e radicali).


Da Pannella non ci si può aspettare alcuna autocritica: non è né marxista, né clericale. Però ci aspettiamo, come lui ha preannunciato, un’approfondimento su quanto accaduto ai radicali alla fine dello scorso secolo che ha tanto influito sulla strategia dell’ospitalità e sulla tattica dell’unione delle debolezze laiche.


Il libro è la testimonianza di un gigante che ha dato corpo alla “nobiltà della Politica”, perciò è stato ristretto in un ghetto.(bl)


INDICE: Introduzione – Ma quale teatrino? – Air dutemps – Gli anni della Goliardia – Sotto l’ombrello del Mondo – Sessantotto, Pisolini, Sciascia e altro – Con comunisti, socialisti e DC. Storie irrequiete. – Il partito delle donne – Stato e legalità – Temi italiani nell’arco di vent’anni – Federalismo all’italiana – Lo sguardo attorno – Il “monumento” a Marco Pannella – Elementi biografici – Appendice. Appello per Marco Pannella Commissario CEE - Note

 


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10 dicembre 2009

I nostri ghetti

“[…] I violenti e i nonviolenti sono cugini ma con questa piccola differenza: i violenti ritengono necessario ‘dare corpo’ alla lotta. L’irlandese fece il suo estremo atto di coerenza: non potendo abbattere il corpo del nemico, gli scagliava addosso il proprio. Ma, lo dico subito, la nostra scommessa è sempre stata quella di vivere. […]”

 

(cfr. MARCO PANNELLA con STEFANO ROLANDO “LE NOSTRE STORIE SONO I NOSTRI ORTI” Bompiani, Milano 2009 pag. 46)


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10 dicembre 2009

I nostri orti

“[…] I quattro nomi che esprimono le nostre radici di pensiero[…]: Immanuel Kant (la legge morale sopra di noi e il suo grande disegno del federalismo mondiale e della pace), Martin Luther King (nonviolento in uno stato liberale), Gandhi (nonviolento in uno stato nonliberale) e Popper (gli ultimi cinque anni della sua vita dedicata a studiare da liberale la nonviolenza). […]”

 

(cfr. MARCO PANNELLA con STEFANO ROLANDO “LE NOSTRE STORIE SONO I NOSTRI ORTI” Bompiani, Milano 2009 pag. 155)


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