.
Annunci online

Venetoliberale
per la radicale alternativa liberale
 
 
 
 
           
       

“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
19 ottobre 2009

Partito Democratico

NON ANDRO' A VOTARE!


Mi è stato chiesto, da amici e da compagni, di recarmi domenica 25 ottobre a votare per scegliere il segretario del partito democratico.


Non accoglierò il cortese invito perché non sono un tifoso del partito democratico, anche se non lo sono neanche nei confronti del clan che appare come contrapposto.


Non vedo proprio perché dovrei cambiare opinione rispetto a quella espressa il 13 e il 14 aprile dello scorso anno quando ho rifiutato di esprimere il mio voto alle elezioni politiche. L’anno scorso ho praticato lo sciopero del voto (come d’altronde hanno fatto oltre dodicimilioni e cinquecentomila cittadini) in quanto ritenevo che votare significasse ratificare le decisioni della “casta”. Il sistema elettorale, denominato “porcata” dagli stessi autori, permette solo la ratifica e non prevede l’elezione dei rappresentanti dei cittadini. L’astensione è stato un atto di "non-cooperazione" e di “resistenza" a un regime che pratica l’illegalità. Pertanto prima ancora che una scelta di coscienza l’astensione è stata una riaffermazione dell'importante valore del gioco democratico.


Il voto che mi viene richiesto per domenica 25 ottobre ha lo stesso sapore. Anche in questo caso si tratta di ratificare quello che ha scelto il partito. Qualcuno propone di denominare quelle votazioni “doparie” piuttosto che “primarie” perché avvengono dopo la scelta del segretario operato dai militanti. Per carità, si può fare un dispetto non votando per il candidato preferito dai militanti di partito, ma perché farlo se fossi tifoso del PD? Perché smentire il parere dei generosi militanti che da anni sono impegnati nella costruzione di questo nuovo soggetto?


Concludendo: dopo il 25 ottobre il PD dovrà scegliere se avvizzire facendo da spettatore o da ancella del giustizialismo populista diprietista o, se vuole contribuire alla costruzione dell’opposizione al regime – oggi del tutto insignificante – deve liberare le sue energie laiche nella frattura laicismo/fondamentalismo. Non è la prima volta che indichiamo nella necessità di un soggetto riformatore di liberali e di democratici quale mezzo necessario, anche se non sufficiente, per abbattere il regime partitocratrico e proseguire la rivoluzione liberale lasciata incompiuta sin dalla caduta della Destra storica .(bl)


13 gennaio 2009

Radicali

L'ALTERNATIVA PER I RADICALI


Si è svolto nei giorni scorsi (9/11 gennaio) la riunione del comitato nazionale dei Radicali Italiani. Il nuovo presidente dell’organo vicario del congresso è l’ex deputato europeo Gianfranco Dell’Alba al quale rivolgiamo i nostri migliori auguri per il nuovo onere che si è assunto.


A conclusione della riunione sono state approvate tre mozioni di cui una generale e due particolari (sul caso di Eluana Englaro e sul Tibet).


La mozione generale sembra contenere un serio segnale di discontinuità con la strategia dell’ospitalità, perseguita in questi primi anni del secolo XXI dai radicali italiani. Infatti si legge che il consiglio nazionale “denuncia il tentativo truffaldino, formalmente e sostanzialmente illegale ….di rimuovere il senatore Riccardo Villari dalla Presidenza della Commissione parlamentare di Vigilanza e dalla Commissione stessa” in piena contraddizione con l’obiettivo che il gruppo parlamentare del Partito Democratico, ora con la complicità dei gruppi parlamentari del Pdl, intende perseguire.


Non si tratta ancora della dichiarazione del superamento dell’esperienza della strategia dell’ospitalità, ma potrebbe essere un segno premonitore.


Questa lettura sarebbe avvalorata dall’impegno ad “intensificare gli sforzi per riuscire ad ottenere per ogni livello della vita pubblica e amministrativa la rapida adozione di un’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati”, richiesta sinora snobbata anche dai gruppi parlamentari del Partito democratico.


Ad ulteriore riprova di una possibile svolta nella linea politica dei radicali vi è l’auspicio “di una grande Assemblea affinché si possa incardinare la riforma della ‘galassia’ radicale”. Infatti se l’ospitalità nei gruppi parlamentari del Partito democratico fosse irreversibile, non avrebbe senso l’affermazione secondo la quale “il movimento radicale nel suo complesso debba candidarsi ad essere forza alternativa di governo, da contrapporre al ceto partitocratico responsabile dell’attuale dissesto, e per questo sicuramente incapace di porvi rimedio”.


Comunque il documento, però, potrebbe essere interpretato anche quale indicazione, rivolta ai militanti radicali, di concentrare le proprie energie nella riforma della “galassia”, ritenendola l’ultima spiaggia per la sopravvivenza (primum vivere, deinde philosophari!). Forse è questa ambiguità che ha indotto Marco Pannella ad astenersi sulla votazione della mozione. Forse il leader radicale ha la consapevolezza della forza attuale del movimento radicale. I radicali annoverano ben nove parlamentari nazionali, due parlamentari europei e, soprattutto, godono della consonanza con la maggioranza dell’opinione pubblica italiana sulle grandi questioni riguardanti i diritti civili, la giustizia, le riforme istituzionali dello Stato e le libertà economiche.


L’alternativa odierna per i radicali è tra il ripiegamento sterile su se stessi e quello di poter costituire il nucleo aggregatore per un soggetto “di” liberali alternativo al regime partitocratrico. (bl)


3 novembre 2008

Radicali italiani

CONCLUSO IL CONGRESSO, TRA LE LACRIME

Si è concluso oggi, 2 novembre 2008, il VII congresso dei Radicali Italiani fra le lacrime di Antonella Casu, radicale storica, ignota e stoica, eletta segretaria nazionale. Fra le lacrime perché non voleva svolgere il ruolo di segretaria.

E’ proprio una strana organizzazione quella dei Radicali Italiani: mentre nelle altre organizzazioni i concorrenti alla carica di segretario si danno coltellate, tra i radicali chi è individuato come possibile segretario, lo fa per disciplina di partito, per di più piangendo. Ancora una volta una donna guiderà il gruppo pannelliano.

Il movimento radicale potrebbe essere costretto a svolgere un ruolo più importante rispetto alle scarse energie che dispone. Si legge nella unica mozione politica approvata: “Il Congresso ritiene, nonostante le gravi condizioni anche in termini di risorse umane e finanziarie nelle quali versa Radicali italiani insieme alla “galassia radicale”, che proprio il Movimento radicale possa costituire la sola alternativa liberale e riformatrice allo sfascio delle istituzioni e della vita sociale ed economica, e debba perciò candidarsi a rappresentare l’elemento di aggregazione di una classe dirigente alternativa a quella responsabile dell’attuale dissesto.”

Maggiore modestia non avrebbe stonato con la bella conclusione offerta dalle lacrime della neosegretaria. Sarebbe bastato manifestare la disponibilità a collaborare con altri soggetti liberali, democratici e riformatori.

La resistenza per l’esistenza del soggetto radicale, che si è concretizzata con la strategia dell’ospitalità, ha finora fruttato una pattuglia di attivisti radicali nel Parlamento, ma la tattica della serpe in seno sembra trasformata nel verme solitario nell’intestino del PD. Infatti si legge che il Congresso “considera che la possibilità stessa di continuare ad assicurare […] (la) resistenza radicale[…] venga oggi sempre più messa chiaramente in discussione dal tentativo di cancellare con la violenza dell’illegalità e della non-democrazia la nozione della storia e delle lotte radicali, i diritti civili, politici e sociali dei cittadini[…]” Non è sicuramente un buon bilancio consuntivo.

Comunque, indicare nella libertà di associazione e nella introduzione del collegio uninominale quali condizioni per un avvio di una reale riforma e invocare l’aiuto di energie laiche, liberali, socialiste, federaliste, ambientaliste e democratiche denotano comunque la consapevolezza della inadeguatezza del soggetto Radicali Italiani, al di là di ogni manifestazione di immodestia.

Un ultimo elemento da sottolineare è “l’obiettivo della istituzione di una Anagrafe Pubblica degli Eletti e Nominati” quale “primo banco di prova per la legalizzazione e moralizzazione della vita pubblica e istituzionale del Paese”.

Quello che manca nella mozione è la scarsa attenzione nei confronti dell’attualità. L’inaspettato risveglio della questione Alitalia oltre le minacciate sanzioni nei confronti dei napoletani “sporcaccioni” potrebbero causare una delusione, nel popolo del centrodestra, dopo le illusioni prodotte dai miracoli berlusconiani, nonché l’acquisizione di Veltroni quale seguace di Di Pietro, potrebbe innescare un certo malessere nella componente riformista del popolo del PD.

Su questi punti, nonostante i contributi del congresso e, in particolare, quello di Bordin, nulla appare nella mozione conclusiva. Particolare interessante: Marco Pannella non l’ha votata. Di qui l’illazione di un possibile dissenso Pannella-Bonino, visto che quest’ultima ha contribuito a redigere la mozione.

Ad avviso di chi scrive non aver individuato la possibile apertura di uno spazio politico è un grave errore per un movimento che è stato capace di captare “segnali” dalla società civile. Anzi avrebbe potuto costituire la premessa per l’abbandono della strategia dell’ospitalità, vista la nuova situazione. (bl)


14 luglio 2008

Radicali

Su il 3° convegno del "dopo Chianciano"


Si sono riuniti a Roma il 12 e 13 luglio radicali, socialisti, verdi e comunisti non per costituire un nuovo soggetto (per ora, come sottolineato dalla lettera di convocazione sottoscritta dal socialista Del Bue, dalla comunista Napoletano e dal radicale Pannella) ma in nome della “libertà di associazione anche per dare fiducia e forza ai soggetti esistenti”. L’hanno chiamato il “3° incontro dopo Chianciano”, ove si era svolta una riunione all’indomani delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile di quest’anno, per riflettere sugli esiti elettorali.

Il richiamo alla libertà di associazione, forse, manifesta la non ostilità alla ricostituzione di soggetti tradizionali come il PSI, i Verdi e i comunisti o la ripresa della tattica delle alleanze abbandonando le vocazioni maggioritarie tant’è che i convocatori hanno manifestato l’intenzione di impegnarsi per dare fiducia e forza ai soggetti esistenti.

Chi scrive ha notato una differenza di visione da parte dei radicali da quelli che radicali non sono. Infatti le analisi sulla situazione politica nazionale di questi ultimi parte dalla denuncia della crisi della democrazia e della politica, addirittura riflesso della crisi delle istituzioni democratiche a livello mondiale. I radicali, invece, le loro analisi le fanno discendere dalla constatazione della crisi del regime partitocratico consociativo (Pannella, eufemisticamente, parla della crisi della “non” democrazia) regime che costituisce il “caso italiano”, caso peculiare da non confondere con la crisi delle istituzioni democratiche a livello continentale, se non proprio mondiale.

Ebbene da questa duplice visione è molto problematico che possa discendere una terapia opportuna, anzi l’approdo giusto, ove i partecipanti al forum vorrebbero giungere, non è detto che sia comune.

Chi scrive ritiene che il difetto dell’iniziativa dipende dal fatto che si inquadra ancora nell’ottica della strategia dell’ospitalità praticata anche dai radicali in questo scorcio del XXI secolo, dopo l’abbandono della tradizionale strategia della radicale alternativa liberale. Lo dicono apertamente visto che esplicitamente si richiamano alla breve esperienza della “Rosa nel Pugno” che aveva contribuito alla effimera vittoria della coalizione prodiana alle elezioni politiche di due anni fa.

Lucido è stato l’intervento di Emma Bonino visto che ha sottolineato proprio l’aridità del terreno in cui andrebbero sparsi i semi delle riflessioni svolte in questi incontri tra persone appartenenti a soggetti politici diversi, di cui non sono molto soddisfatti.

Siamo a poco più di undici mesi dalle consultazioni europee. Quale occasione migliore per dar vita ad un soggetto politico nuovo piuttosto che ad un nuovo soggetto politico? Ossia ad un soggetto politico“di” innovatori alternativo ai conservatori? Ossia “di” liberali? E per essere un soggetto politico “nuovo” e non solo un nuovo soggetto politico, perché non far concorrere alle elezioni un soggetto politico non solo europeista ma anche europeo, rifiutando così di utilizzare le elezioni dell’anno venturo come rivalsa per il risultato delle elezioni nazionali del 13 e 14 aprile scorso? Perché i radicali non decidono di riprendere la bandiera per la radicale alternativa liberale?

Il convegno si è concluso con la convocazione della Quarta Assemblea del "Dopo-Chianciano" per sabato 13 e domenica 14 settembre, e la costituzione di un "Comitato politico-organizzativo per la Quarta Assemblea", composto da 12 membri: Marco Boato, Emma Bonino, Marco Cappato, Gianni Cuperlo, Virgilio Dastoli, Elettra Deiana, Mauro Del Bue, Rino Formica, Luigi Manconi, Pasqualina Napoletano, Marco Pannella e Cesare Salvi.

 


5 maggio 2008

Radicali Italiani: il convegno di Chianciano

Il convegno di Chianciano – cd. Assemblea dei Mille – convocato da Pannella e da Del Bue ha confermato la mia convinzione della scelta del Pd come luogo ove, Marco Pannella, vorrebbe far ospitare l’erede di Gobetti, Rosselli, Rossi, Salvemini e dello stesso Pannella.


Infatti la scelta di "nominare" Mauro Del Bue coordinatore per "strutturare quest'area variegata che per tre giorni  ha discusso apertamente: socialisti del centro destra (Sacconi) e centro-sinistra, ex-comunisti (da Salvi a Folena a Bonadonna), verdi (Boato), cattolici (Rotondi), oltre ad esponenti del Pd (da Tonini a Giacchetti, da Marino a Manconi): questo di Chianciano e' solo l'inizio". Inoltre  il neocoordinatore afferma: "Certo il bilancio e' ottimo: dopo il diluvio delle elezioni ora c'e' un porto sicuro cui attraccare" E Pannella, aggiungendo che la leadership del partito democratico non gli interessa perché "non e' cosa che mi riguarda", esplicitamente dichiara che quel che gli interessa, invece, e' la vita interna del Pd. Cioè Pannella vorrebbe rendere più confortevole l’ospitalità per i suoi compagni, ospitalità guadagnata accettando la discriminazione nei confronti di Sergio d’Elia e sua.


Purtroppo Pannella sembra ormai perso per la "rivoluzione liberale", visto che ha rivolto un ennesimo invito a Bertinotti : "Sono tante le cose che ci accomunano: il progetto della sinistra europea, la non violenza, lo stato di diritto, l’umanita’ femminile, non resta che concretizzare il tutto".


Per fortuna alcuni hanno costituito l’associazione radicale antiproibizionista al fine di rilanciare e riaffermare le proposte antiproibizioniste attraverso iniziative politiche ed azioni nonviolente, promuovendo e coinvolgendo altre forze politiche e movimenti.


Quindi non tutte le energie saranno impiegate per prestare attenzione alla vita interna del Pd e, perciò, fare concorrenza, da una posizione di favore – vista la poca lealtà di Di Pietro – , al ruolo che vorrebbe svolgere l’IdV di Di Pietro: ossia acquisire consensi aggiuntivi all’area antiberlusconiana.


16 marzo 2008

Un nuovo partito per l'Europa?

Su La Repubblica del 6 marzo scorso è pubblicato un articolo di Giorgio Ruffolo che invoca un nuovo partito per l’Europa perché i socialisti sono fissati in un passato nazionalstatalista paralizzante. Afferma il prof. Ruffolo che una forza politica “più vasta che raggruppi, oltre alle forze socialiste, quelle liberali democratiche e riformiste”potrebbe, invece, essere più utile.

L'articolo di Ruffolo sembra il frutto di una visione domestica della lotta politica.

Constatato il fallimento del PSE (fissato in un passato nazionalstatalista paralizzante) e constatato il nascere di un soggetto politico conservatore collegato al PPE (il Pdl di Berlusconi) diventa opportuno trovare un ruolo europeo al Partito Democratico. Di qui la proposta di un confuso soggetto "che raggruppi, oltre alle forze socialiste, quelle liberali democratiche e riformiste".

Nulla dice, Ruffolo, dell'ELDR che è il gruppo dei liberali, dei riformatori e dei riformatori europei sostanzialmente alternativo sia ai conservatori del PPE che dei nazionalstatalisti del PSE. Perché non agire per rafforzare quel soggetto politico già esistente invece di tentare di costruire un soggetto confuso? Forse si vuole dare una vernice europea all'arca di Noè denominata Partito Democratico?

Per questo ritengo l'articolo di Ruffolo il frutto di quella visione domestica della lotta politica che è dannosa al progetto europeo.

Politicizzare le prossime elezioni europee (ossia inserire nell'agenda politica una radicale riforma dell'Unione, al di là di Lisbona, affidata al Parlamento europeo in quella funzione costituente che fu auspicata nel 1979 da Altiero Spinelli e Willy Brandt) significa agire sulle forze politiche europee già esistenti affinché indichino il loro candidato a Presidente (e, perché no, anche il possibile "ministro degli Esteri"), come suggerito dal MFE, in modo da evitare che le prossime consultazioni siano solo una rivincita di elezioni nazionali. (bl)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. ELDR Partito Democratico Europa

permalink | inviato da Venetoliberale il 16/3/2008 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

16 marzo 2008

Radicali: il lievito liberale?

Alcune considerazioni sulla vicenda radicali – partito democratico.

A) I radicali non hanno una lira oggi né più né meno di ieri. Forse, il finanziamento pubblico, oltre alla quota degli emolumenti incassati dai deputati eletti nel 2006, li rende probabilmente più ricchi rispetto al passato, anche recente, ove non aveva ricevuto né finanziamento pubblico né parlamentari.

B) I radicali sono sempre stati destrutturati e si sono sempre permessi di fare scelte senza compromessi finché non hanno deciso di praticare la strategia dell’ospitalità illudendosi di poter attuare la tattica della “serpe in seno”.

C) Il PD è l’insieme degli eredi del vecchio compromesso storico, avversario del liberalismo e dei radicali che hanno rappresentato, nella storia dell’Italia repubblicana, il più decoroso volto liberale moderno. L’offerta di ospitalità, in alternativa alla richiesta di una coalizione con i radicali, aveva ed ha l’aspetto di assorbire l’antagonista storico per liquidarlo nel magma di un soggetto che vorrebbe diventare l’asse centrale del rinnovato regime.

D) Ho parlato di liquidazione per cui la presenza di radicali-democratici sarà molto simile alla presenza di radicali-comunisti, radicali-democristiani, radicali-socialisti, radicali-diessini, radicali.forzisti, radicali-margheritini etcc… che, in passato, hanno svolto una utile funzione proprio perché esisteva un soggetto politico autonomo radicale, un soggetto politico che era il motore di iniziative transpartitiche. Però, stavolta, la liquidazione dei radicali nel magma farà mancare il motore, conseguentemente le iniziative transpartitiche andranno esaurendosi.

Ciò detto, personalmente imputo a Marco Pannella il grave errore di aver deciso di individuare il PD quale nido per un nuovo e diverso partito radicale. Si rende conto che è giunto il momento di individuare l’erede e ritiene che il PD, essendo un soggetto in costruzione, possa trasformare un soggetto minoritario e antagonista (i radicali) in un soggetto protagonista nella costruzione di uno degli elementi di quel bipartitismo da sempre invocato.

L’errore di Pannella dipende dal non rendersi conto che questo possibile bipartitismo non sarebbe che il volto nuovo del vecchio monopartitismo perfetto che ha costituito il regime postfascista. Inoltre non mi sembra che Marco abbia la consapevolezza della crisi del regime, per cui il crollo prossimo venturo trascinerà anche la tradizione radicale e sottrarrà energie umane, culturali e finanziarie alla costruzione del soggetto centrale di una possibile democrazia liberale.

Sono convinto che, all’interno del movimento radicale, molti avrebbero voluto una reazione dignitosa alle umiliazioni subite (dallo stesso Marco, ad Emma Bonino, da Sergio d’Elia a Silvio Viale, dalla Coscioni alla Zamparutti). Il recente sciopero della sete da parte di Pannella sembra attuato più come dialogo nei confronti dei compagni di partito che nei confronti del PD, al di là delle proclamazioni verbali contraddette dalle continue rese (L’accettazione dell’ospitalità offerta da inaffidabili mentitori addirittura dopo averli fatti apparire quali mentecatti). Solo così posso spiegarmi la remissività di molti militanti che sono consapevoli della pericolosità e della drammaticità dell’ennesima lotta nonviolenta del Grande Vecchio.

Ho lasciato Pannella nel 2001, alla vigilia delle elezioni politiche, perché constatavo un cambiamento della linea politica che aveva reso il 1999 anno radicale. Il ruolo che i radicali avrebbero dovuto svolgere sarebbe stato quello di catalizzatore del movimento riformatore alternativo ai poli, allora, in costruzione. Invece prima le scelte confuse del 2000 e poi la presunzione radicale, che ha avuto anche il volto di Capezzone, li ha trascinati nella dissoluzione del consenso ricevuto e nella suicida strategia dell’ospitalità (con la tattica “furba” della serpe in seno).

Ho sempre sperato in un abbandono di questo percorso ma, ormai, con l’ultima decisione pannelliana i radicali al massimo potranno credere di svolgere un ruolo da mosche cocchiere del PD, finché quest’arca di Noè non imploderà.

Spero di essere smentito e che i radicali possano svolgere il loro ruolo di lievito liberale in un sistema politico aliberale.(bl).


12 ottobre 2007

Finte primarie?

NON ANDRÒ A VOTARE PER IL PARTITO DEMOCRATICO.

Confesso: sono stato tentato ad essere coinvolto nel progetto. Partire dal dissolvimento di alcuni grossi partiti per dar vita ad un partito nuovo, mi sembrava un buon punto di partenza. Il fatto che non si voleva realizzare un partito “socialista” poteva dare delle chances a chi voleva costituire un soggetto “di” liberali. Gli amici dell’associazione LibertàEguale sembravano capaci di assumere la leadership del progetto: sembravano avere coraggio nell’affrontare il mare aperto delle novità nel secolo XXI.

Invece, quei riformisti, si sono confusi con coloro che, avendo paura del nuovo, hanno preferito rinunciare all’identità socialista senza avere il coraggio di affrontare la sfida che l’identità liberale avrebbe loro posto. La componente più conservatrice e tradizionalista ha lasciato a mezza strada il progetto, per cui più che un partito nuovo sembra che verrà fuori un tentativo di fondere pezzi di due partiti vecchi. Di qui la mancanza di consapevolezza dell’attuale momento politico. E dire che proprio Massimo D’Alema ha avuto la sensibilità di capire che si era alla vigilia della crisi del regime!

Chi scrive aveva segnalata l’opportunità per una svolta liberale come risposta alla crisi. La necessità di uno strumento, il Partito per la Riforma, era stato vagheggiato al convegno di Treviso del 1 luglio. Su questo fronte, però, non c’è ancora nulla di chiaro. C’è in atto un gran fermento ma la confusione è ancora tanta. Per questo è opportuna una fase di riflessione ma è necessario segnalare almeno gli errori del progetto “Partito Democratico”.

P.S. Un italoamericano vince il Nobel della medicina perché sta facendo ricerche sulle cellule staminali, ma la notizia, a stento, dura una giornata. Il silenzio cala inesorabile. La lotta agli evasori è la parola d’ordine dei “perbenisti” al potere che non prestano molta attenzione agli sprechi ed ai privilegi dei “nulla facenti”, delle “caste” e di “Italiopoli”.

Sono segni della crisi di questo regime? (bl)


27 luglio 2007

Ancora strane storie

IL "PARTITO DEMOCRATICO", I LIBERALI E PANNELLA


L’ostracismo nei confronti della candidatura di Marco Pannella a segretario del costituendo “partito democratico”, prova il tasso di doroteismo (come denunciato da Emanuele Macaluso) con cui nasce questo nuovo soggetto politico. Il mix di conservatorismo e clericalismo, condito da gocce di liberali e socialisti pentiti, sembra intoccabile perciò una iniezione di liberali sarebbe deleterio alla nascita del soggetto. Infatti la regola che si sono dati (non sarebbero candidabili “persone notoriamente appartenenti a forze politiche o a ispirazioni ideali non riconducibili al progetto dell’Ulivo-Partito Democratico”) sembra proprio funzionale a mantenere quell’equilibrio tra le componenti del nuovo soggetto.

Ostellino ha sottolineato la natura antiliberale del nuovo soggetto, una natura non nascosta ma esaltata da un organo come la “presidenza del comitato 14 ottobre” che, pur non avendo alcuna competenza sulla valutazione della candidatura di Pannella, la critica addirittura prima ancora che sia ritualmente proposta.

Il partito democratico sembra che aspiri a dare corpo solo a parte dell’Ulivo respingendo coloro che sono stati estranei a quella esperienza.

Recentemente a noi di Veneto liberale è stata rivolta la richiesta di aderire al progetto del partito democratico per dare forza alla componente liberale e riformista che ha scelto di affrontare l’avventura del 14 ottobre. La nostra risposta è la scelta del Partito della Riforma, ossia “i liberali con i liberali”, scelta che abbiamo fatto sottoscrivendo il Manifesto del 4 luglio 2006. Non ci pentiamo. Questo ultimo episodio ci conferma la bontà di una scelta che privilegia la chiarezza (“i liberali con i liberali”) alla confusione dei liberali con i conservatori, i clericali ed i socialisti, più o meno pentiti. Anzi l’episodio della candidatura Pannella dovrebbe dare la forza ai liberali ed ai riformisti, coinvolti nel progetto del partito democratico, ad abbandonare il percorso della confusione per scegliere la chiarezza.

Una ultima nota. Nell’ottobre del 1997, assieme ad alcuni amici, mi sono candidato alle elezioni di un organismo interno alla Lega (c.d. "Parlamento Padano") e nessuno si è sognato di intralciare la mia candidatura perché aderente ad un soggetto politico non riconducibile alla Lega. La candidatura di non leghisti non avvenne solo con la lista Antiproibizionista a Treviso ma anche a Milano con la lista capeggiata da Benedetto della Vedova che venne addirittura eletto.

Che il partito democratico, oltre ad essere antiliberale, vorrà essere anche meno democratico della Lega?

Beppi Lamedica – attivista liberale


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. partito democratico liberali

permalink | inviato da Venetoliberale il 27/7/2007 alle 23:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


 

Ultime cose
Il mio profilo

Forum Veneto liberale
Rossi e Salvemini
Centro Pannunzio
Scelgo l'Italia
Associazione per l'uninominale
Pietro Ichino
Ernesto Paolozzi
per non mollare
MFE Castelfranco Veneto
Area d'Incontro
Nuova agenzia radicale
Velino
Comitati per la libertà
Circolo Benedetto Croce Ancona
La Voce
Forum di laici
Critica liberale
Politichiamo
Veneto radicale
Riviste di Benedetto Croce
Centro studi Piero Gobetti
Società libera
Trasnational Radical Party
blog liberali italiani
Polena
Istituto Bruno Leoni
Italia Laica
Legno storto
Centro Einaudi di Torino
Forces Italy
Libertà eguale
blog Italia laica
Pensalibero
Salon Voltaire
Patto veneto
Meno stato + mercato



me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

   
sfoglia     settembre        novembre