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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
24 novembre 2011

IL FIORE DELLA BUONA POLITICA

EMMA BONINO “I DOVERI DELLA LIBERTA’” Laterza Roma – Bari 2011

Tra le peculiarità del movimento/partito dei radicali pannelliani oltre alla nonviolenza, alla transnazionalità e al transpartitismo vi è la presenza di un notevole numero di donne che smentisce il luogo comune che la politica è affare di uomini.

Non è senza importanza che oggi in Parlamento nel gruppo parlamentare tra i nove radicali parlamentari siedono ben cinque donne e nel movimento/partito sono emerse, tra le altre, Maria Grazia Lucchiari a Padova, Monica Mischiatti a Bologna, Giulia Simi a Siena, Deborah Cianfanelli a Imperia e Anna Autorino a Napoli. Per tacere di altre attiviste (da Antonella Casu ad Antonella Spoalor, da Valeria Manieri a Sabrina Gasparrini) che hanno fornito un contributo di energie umane e culturali di un notevole livello.

Non è una caratteristica di questo primo decennio del XXI secolo. Infatti è tradizione del movimento/partito dei radicali pannelliani far emergere i meno garantiti, e tra questi le donne. Basti ricordare che alle elezioni politiche del 1974 su quattro deputati ben due erano donne e a quelle elezioni, svolte con il sistema proporzionale con collegi plurinominali, tutti i capilista erano donne. Inoltre il movimento/partito dei radicali pannelliani è stato il primo soggetto politico ad avere come segretario politico una donna, Adelaide Aglietta, che ha anche tanto contribuito nel permettere, a rischio della propria vita, il processo alle Brigate Rosse.

Emma Bonino, perciò, non è una eccezione e gode di maggior visibilità perché è diventata Commissario Europeo, Ministro della Repubblica ed ora VicePresidente del Senato.

Il libro oggi segnalato è il frutto di una intervista fatta da una giornalista del quotidiano “la Repubblica”.

“Per me la libertà è innanzitutto responsabilità, quindi diritti e doveri sono la faccia della stessa medaglia.  – Di qui il titolo del libro, quasi a rendere la libertà un dovere – “Il divorzio è oggi un diritto che non viene contestato al soggetto, all’individuo. Ma questo non significa che il divorzio non imponga dei doveri sociali, umani e perfino affettivi. Non a caso, viene regolato da una legge che impone, ad esempio, il dovere di provvedere ai figli. L’esercizio di un diritto impone dei doveri: se non per ossequio a un’etica, sicuramente per rispetto di una legge. L’esercizio di un diritto non toglie nulla alla consapevolezza del vincolo, alla pratica del dovere; l’esercizio di un diritto esige anche, o impone, un certo grado di responsabilità sociale.”

Si sente una eco di Mazzini in queste parole. La Bonino, come Mazzini, pur amando la patria italiana ha un forte interesse per l’Europa. “La mia idea è che l’Europa non è un progetto geografico né un progetto religioso. E’ un progetto politico. – così dichiara all’intervistatrice – L’identità europea è un’identità politica, in evoluzione. E’ una identità che partendo da tre fondamenta comuni (Stato di diritto, libertà e democrazia) è la più adeguata a produrre ‘cittadini’ con sensibilità. Coscienza, interessi e un pizzico di fierezza europea.” Altro che radici cristiane! Come rifiutare l’adesione, all’Unione Europea, della Turchia ora che potrebbe essere l’esempio dello stato laico per i paesi con popolazione musulmana?

Ma qual’è la radice dell’europeismo di Emma Bonino?

“L’insegnamento del Manifesto di Ventotene resta valido nel suo nocciolo fondamentale: il superamento del nazionalismo come peste bubbonica e foriero di tensioni che sono sfociate in guerre anche secolari. Il sistema federale, secondo me, rimane uno degli insegnamenti più validi, proprio in termini di metodologia politica.”

Dicevo che una delle peculiarità del movimento/partito dei radicali pannelliani è la teoria e la pratica della nonviolenza. Così la Bonino: “La nonviolenza è uno strumento e al tempo stesso un fine: è il metodo che mette in prima linea il principio che i mezzi determinano i fini. La nonviolenza, quindi, non significa automaticamente libertà; prefigura, invece, con coerenza anche di prassi, la società che vorremmo; e cioè una società che non sia priva di conflitti, ma che sappia risolverli. E’ la regola, la legge, lo Stato di diritto che deve, o dovrebbe, trovare una soluzione al conflitto.”

Conclusione: senza Stato di diritto non ci sono diritti.

Perdonatemi la retorica, ma la lettura di questo libro mi ha confortato perché ho sentito il profumo del fiore della buona politica. (bl)

INDICE: I. Senza Stato di diritto non ci sono diritti – II. “Learning by doing”, imparare facendo – III. La caricature della libertà: tra pubblici divieti e licenze private – IV. Dov’è l’Europa – V. Il mercato,la libertà e le regole – VI. L’altra metà del mondo – VII. Il corpo della politica – VIII. Conflitti, pacifismo e nonviolenza – IX Libertà d’informare, diritto di sapere.


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20 dicembre 2009

LE INTERPELLANZE PARLAMENTARI DI LEONARDO SCIASCIA

ANDREA CAMILLERI “UN ONOREVOLE SICILIANO” Bompiani, Milano 2009


Scrive Andrea Camilleri “Sciascia è stato e continua a essere sempre un politico, sia che scriva romanzi sia che pubblichi articoli d’attualità destinati a suscitare vivaci polemiche”.


Leonardo Sciascia non è stato e non è un semplice romanziere. I suoi romanzi hanno come protagonista la società italiana. Basta rileggersi “Il Contesto”. Scrive Camilleri “è il potere, qui sotto forma della ragion di Stato, a rendere del tutto impossibile il raggiungimento della verità.” La verità, ecco la regola delle sue scelte. Quasi con rigore calvinista.


Sciascia fu consigliere comunale, a Palermo, eletto come indipendente nelle liste del PCI, senza essere comunista. Eletto nel 1975, nel gennaio successivo si dimise e così spiegò il suo allontanamente “Poiché si doveva stare in consiglio comunale soltanto per lasciare fare le cose che non si dovevano fare, me ne sono andato”.


Successivamente fu candidato e fu eletto in Parlamento con la lista dei radicali di Marco Pannella. Da uomo libero e indipendente, disse, non posso non stare con i radicali, persone libere e indipendenti.


Questo libro raccoglie 19 interpellanze del deputato radicale Leonardo Sciascia. Parlava poco, ma quel poco era di uno spessore particolare. In occasione della discussione di un decreto legge che intendeva prolungare il tempo della carcerazione preventiva disse che l’approvazione sarebbe stata il frutto dell’alleanza “fra la stupidità e la malafede”. Il decreto legge fu approvato il 6 febbraio 1980 con il voto della DC, del PCI, del PSI, del PLI, del PRI, e del PSDI, nonostante l’ostruzionismo dei deputati radicali.


In altra occasione Sciascia disse “Leggi speciali e poteri più ampi fanno demagogia e sono oltre che inutili, ovviamente pericolosi per noi cittadini e per la polizia stessa. Sono soltanto degli sfoghi che i cattivi governi offrono alle polizie incapaci e che finiscono con l’essere esercitati più sui cittadini incolpevoli che sui colpevoli. Sono gesti di disprezzo e non solo verso tutti i cittadini, ma particolarmente verso quei cittadini che di un corpo di polizia fanno parte.”


Una riflessione molto utile anche oggi. Per questo di Sciascia si può parlare anche al presente, non solo al passato.


A dir la verità al libro di Camilleri preferisco la raccolta fatta da Lanfranco Palazzolo per la Kaos edizioni nel 2004 con il titolo “Leonardo Sciascia deputato radicale, 1979 – 1983”. In quella raccolta, oltre alle interpellanze alla relazione di minoranza sul sequestro Moro, presenti anche nel libro di Camilleri, si trovano, tra l’altro, alcuni interventi a Radio Radicale che rendono ancora più eloquente la figura di Sciascia, uomo libero e indipendente. (bl)


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20 dicembre 2009

Demagogia

“[…] Leggi speciali e poteri più ampi fanno demagogia e sono oltre che inutili, ovviamente pericolosi per noi cittadini e per la polizia stessa. Sono soltanto degli sfoghi che i cattivi governi offrono alle polizie incapaci e che finiscono con l’essere esercitati più sui cittadini incolpevoli che sui colpevoli. Sono gesti di disprezzo e non solo verso tutti i cittadini, ma particolarmente verso quei cittadini che di un corpo di polizia fanno parte.[…]”

 

(Cfr. LEONARDO SCIASCIA in ANDREA CAMILLERI “UN ONOREVOLE SICILIANO” Bompiani, Milano 2009 pag. 45)


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20 dicembre 2009

Sciascia politico

“[…] Sciascia è stato e continua a essere sempre un politico, sia che scriva romanzi sia che pubblichi articoli d’attualità destinati a suscitare vivaci polemiche. […]”


 “[..] Nel Contesto […] è il potere, qui sotto forma della ragion di Stato, a rendere del tutto impossibile il raggiungimento della verità.[…]”

 

(Cfr. ANDREA CAMILLERI “UN ONOREVOLE SICILIANO” Bompiani, Milano 2009 pag.7 e 8)


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8 luglio 2007

INTERVENTI PARLAMENTARI 1976-1979

MARCO PANNELLA “A SINISTRA DEL PCI” Kaos edizioni, Milano 2007

A cura di Lanfranco Palazzolo, giornalista di Radio Radicale, viene pubblicata questa raccolta di interventi parlamentari di Marco Pannella. Lanfranco Palazzolo ha curato, sempre per la Kaos edizioni, “Leonardo Sciascia, deputato radicale” e “Enzo Tortora, per una giustizia giusta”. Inoltre sempre curati da Palazzolo, sempre per la Kaos edizioni, sono usciti alcuni libri di Ernesto Rossi: “Il manganello e l’aspersorio”, “I padroni del vapore”, “Nuove pagine anticlericali”, “Il sillabo e dopo”, “Un democratico ribelle”, “Settimo non rubare”.

Scriveva Massimo Teodori ("I nuovi radicali", Storia e sociologia di un movimento politico - Massimo Teodori, Piero Ignazi, Angelo Panebianco - Arnoldo Mondadori Editore, ottobre 1977) “L'entrata dei radicali in parlamento con i quattro deputati eletti il 20 giugno 1976 non rappresentava soltanto un fatto nuovo nel sistema politico italiano. Era, per i radicali, il mutamento della loro stessa condizione politica da gruppo promotore e animatore di campagne e movimenti nel paese a forza politica (sia pure di estrema minoranza) in grado di rappresentare e portare direttamente nelle istituzioni le proprie proposte. Un tale mutamento qualitativo riguardava il rapporto con le altre forze politiche e l'immagine nella pubblica opinione, e non già la funzione che i radicali attribuivano a se stessi.”

Nelle elezioni politiche del 20 giugno 1976 venivano eletti quattro parlamentari alla Camera: Marco Pannella che optava per il collegio di Torino; Adele Faccio per quello di Milano; Emma Bonino a Roma e Mauro Mellini a Genova.

Fu una campagna elettorale molto dura (Pannella fece per la prima volta ricorso allo sciopero della sete) anche perché il Regime non voleva l’ingresso in Parlamento dei radicali che rifiutavano di essere una corrente esterna della DC o del PCI. Anzi proprio l’ostilità dei comunisti (Berlinguer falsamente accusò in TV i radicali di essere fiancheggiatori dei terroristi) fece apparire i radicali di Pannella a sinistra del PCI. Lo scontro era frontale, non era solo nei confronti del PCI – una delle componenti la partitocrazia – era contro il regime. “La democrazia chiede confronti duri, leali e appassionati, e non l’illusione corporativa e pluralistica di una collaborazione fra i ‘migliori’ che siedono ai vertici dello stato, paternamente attenti, o maternamente, a secondo delle parti politiche, alle sorti del buon popolo, bravo ma immaturo”. Così concludeva il suo intervento Pannella il 10 agosto 1976 nel dibattito sulla fiducia al III governo Andreotti (monocolore democristiano) che si sarebbe retto sull’astensione di PCI, PSI, PSDI, PRI e PLI (perciò fu battezzato il governo della non sfiducia).

Precisiamo. Non si tratta di un libro scritto da Pannella, ma un libro che raccoglie testi di Pannella. E’ doverosa questa precisazione perché Pannella non ha mai scritto un libro in vita sua. Ha sempre preferito l’azione politica alla quale ha contribuito con scritti ed interventi militanti. Il libro raccoglie, appunto, gli interventi parlamentari del radicale deputato Marco Pannella.

Anche personalmente ho contribuito all’ingresso nel Parlamento repubblicano di Marco Pannella e della pattuglia degli irriducibili e intransigenti radicali. Il mio impegno anche in quella campagna elettorale e le mie candidature di servizio mi riempiono d’orgoglio. Nel 1976 l’impegno dei radicali deputati era di cambiare il Parlamento e non farsi cambiare da quella istituzione. Può dirsi lo stesso, oggi, dopo la scelta della strategia dell’ospitalità concretizzatasi nella tattica denominata “dall’alternanza all’alternativa” che li vede alleati ad uno dei due poli costituenti il regime? (bl)

INDICE: Introduzione di Giorgio Galli – Note del curatore – 1976 – 1977 – 1978 – 1979 – indice dei nomi


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