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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
20 aprile 2012

….A RUOTA LIBERA

ALESSANDRO TESSARI “RACCONTANDOPANNELLA” Mimesis, Milano - Udine 2012

Cresciuto nel Veneto, l’autore è stato docente all’Università di Padova e attualmente fa ricerche, presso la facoltà Teologica dell’Università di Freiburg, sulla figura del francescano Ramon Llull, padre della lingua catalana.

E’stato per quasi un decennio deputato al Parlamento Italiano per il PartitoComunista, provenendo da una esperienza nella FUCI, per poi rimanere affascinato da Marco Pannella e diventare deputato eletto nelle liste del Partito Radicale.

Avere vent’anni negli anni sessanta dello scorso secolo ha significato per l’autore nutrire la passione politica con l’ideologia comunista che rappresentava l’antagonista nei confronti dell’imperialismo capitalistico statunitense. Eppure si fece affascinare dall’amerikano Pannella.

“Pannella non è stato uno dei leader della politica italiana. E’ stato un modo nuovo di fare politica, di pensarla,di incarnarla. La sua fantasia era inesauribile.”

Tessari così si descrive: “Questo essere chiamato Radicale dai Comunisti, e Comunista dai Radicali, in fondo me la sono sempre sentita come la mia radiografia più vera. Insofferente ad ogni camicia. Questo scambio di paradigmi, o addirittura di rottura dei paradigmi, è in fondo la cosa più preziosa che ho ricevuto da Pannella”

Oggi, si direbbe, che una identità confusa è un sintomo di debolezza, ma le pluridentità sono il solo modo per comprendere il mondo contemporaneo. Ad esempio essere al contempo liberale, liberista e libertario è il solo modo per comprendere la necessità di opporsi al totalitarismo, al dirigismo e all’autoritarismo che sono le minacce mortali per la libertà individuale.

Sono i giovani, quelli che hanno oggi vent’anni, ad essere gli interlocutori diTessari.“Il Pannella di cui voglio raccontare, più che un uomo politico, è una fantasia esistenziale. Perché così l’ho visto comparire sulla scena politica, perché così è entrato nella mia vita, perché così ha scardinato alcuni miei convincimenti profondi e altri ne ha suscitato per reazione.”

Oggi Pannella è impegnato in una lotta politica per la Giustizia. Negli anni settanta dello scorso secolo Pannella ed i suoi compagni di lotta, erano impegnati appunto sul fronte della Giustizia. E’ la coerenza di Pannella che prova l’immutabilità del regime e la fandonia della seconda repubblica che sarebbe succeduta alla prima.

Tessari ha affermato che Pannella gli ha fatto scoprire un nuovo modo di fare politica e così precisa: “Per i quasi dieci anni in cui fui deputato comunista delle carceri avevo una nozione solo teorica. Una delle prime esperienze forti che feci quando mi imbarcai nell’avventura radicale fu quella di andare a visitare le carceri”.

Pensare, fare ed incarnare il nuovo modo di fare politica ha portato alcuni risultati: “La sensibilità dei Radicali per il carcere, come luogo separato della società, come non luogo, dove fino a non molti anni fa non era consentito andare e non si andava, ma dove le società occultano il loro più profondo modo di essere, ha fatto crescere quella sensibilità che dal mondo delle carceri dilaga nellasocietà.” Di qui le iniziative giustizialiste da parte dei detentori del potere per arginare le esigenze libertarie che sorgono dalla società. Di quianche la strenua lotta per la Giustizia da parte dei radicali per alimentare quella fame e quella sete libertaria che la società vorrebbe soddisfare.

Il catto-comunista Tessari fattosi radicale è stato affascinato da Pannella come è accaduto al sottoscritto. Sono rimasto affascinato da Pannella perché in lui ho scoperto quel “pazzo” che Giovanni Ferrara, su Il Mondo di Pannunzio, invocavaper il rilancio dei liberali in Italia.

Per noi di quella generazione, che aveva vent’anni negli anni ’60 dello scorso secolo, indipendentemente dalle famiglie culturali – politiche di provenienza, è stato un pifferaio magico grazie “ad uncanestro di parole nuove”, come dice Francesco de Gregori in una sua  canzone. (bl)

INDICE:Introduzione – Parola – Digiuni e nonviolenza – Partito Comunista – Nucleare –Carceri – Droga – Televisione – “Questione Cattolica” – Declino della natalitàin Occidente – Postfazione di Luca Taddio


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22 febbraio 2010

da Per Non Mollare A. XI n. 04 20/02/2010

UNA OPPORTUNITA’ LIBERALE


Cari amici,

la Lista Bonino-Pannella se non riuscirà a raccogliere oltre undicimila firme non sarà presente alle prossime elezioni regionali, qui in Veneto.


La presenza della Lista Bonino-Pannella costituirà, per la politica nel Veneto, un arricchimento in quanto la voce liberale è troppo flebile.


Abbiamo spesso manifestato il nostro dissenso nei confronti dei Radicali italiani, ma non possiamo non riconoscere il contributo che sapranno dare. Innanzi tutto costituirà un’occasione, per il Partito Democratico, di rafforzare l’opzione riformatrice resa evidente dalla scelta della candidatura a governatore di Giuseppe Bortolussi, segretario degli artigiani di Mestre ed ex assessore della giunta veneziana di Massimo Cacciari. Costituirà, inoltre, un raffronto con lo schieramento di centrodestra che si dichiara “liberale”.


Al fianco dei radicali di Marco Pannella, in questi giorni, noi di Veneto liberale, insieme con altri amici provenienti da diverse famiglie cultural-politiche, siamo impegnati nella battaglia per il “Testamento biologico”. Si tratta di una lotta per la libertà individuale, il che connota i “veri” liberali distinguendoli dai liberaloidi depositari di etiche clericali piuttosto che laiche.


Detto questo ricordiamo a tutti i lettori che le liste, non solo in Veneto ma anche nelle altre regioni, possono essere sottoscritte in tutti i comuni e a tutti i tavoli che troverete nelle piazze d’Italia. Le informazioni le troverete sul sito http://boninopannella.it/


Una firma vi sottrarrà un minuto del vostro preziosissimo tempo, ma avrete e ci darete un’opportunità liberale della quale il Paese ha enorme bisogno.


In bocca al lupo.


Beppi Lamedica


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10 maggio 2009

Per gli amici radicali

PASTICCIONI!


Con il termine “pasticcione” si usa individuare la persona “confusa”. Oggi gli amici liberali, che si dicono “radicali”, sembrano proprio dei pasticcioni.


Producono un ottimo documento politico sul sessantennio del regime partitocratico ma lo pongono a sostegno di una disperata campagna elettorale europea (sono loro che la definiscono non democratica, quasi con meraviglia) piuttosto che alla campagna collegata al referendum antipartitocratico. Anzi a proposito del referendum elettorale costituiscono addirittura un “Comitato per il No” per salvare gli italiani dall’abbaglio di molti leaders politici che non conoscerebbero bene la lingua italiana per comprendere a fondo l’esito di questo passaggio politico. Lo dicono proprio loro che da soggetto politico che propugnavano, negli anni ’90, la Rivoluzione liberale, hanno subito una mutazione nel primo decennio di questo XXI secolo sostenendo, con la strategia dell’ospitalità nel regime, la necessità di stare dalla parte dei buoni a nulla per contrastare i capaci di tutto. Oggi denunciano la “peste italiana”, addirittura con il tragico simbolo della stella gialla, implicitamente riconoscendo di non essere riusciti a contrastare i capaci di tutto.


Hanno ragione: la responsabilità del degrado non è solo dei capaci di tutto. Lo sono anche i buoni a nulla che, però, non sono diventati neanche capaci in qualcosa nonostante l’aiuto degli “indesiderati” ospiti.


Da liberale e da rivoluzionario non posso non essere ottimista. I pasticcioni forse rinsaviscono. Oggi sono scioccati per i loro errori, non vogliono esplicitamente riconoscerli, di qui la loro confusione. Anche per loro tenteremo di far vincere il “Sì” al referendum del 21 giugno. Così, forse, supereranno le attuali confusioni. Abbiamo bisogno di loro ma non della loro confusione.(bl)


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30 aprile 2009

“A FUTURA MEMORIA (SE LA MEMORIA HA UN FUTURO)”.

AA.VV. LA PESTE ITALIANA


A cura del Gruppo di Iniziativa di Satyagraha 2009 per lo Stato di diritto e la Democrazia cancellati in Italia, coordinato da Antonella Casu (segretaria dei “Radicali Italiani”) e Marco Cappato (segretario dell’associazione radicale per la libertà della ricerca scientifica “Luca Coscioni”), viene pubblicato sul sito dei radicali italiani questa “lettura” del sessantennio postfascista.


Perché la “Peste”? Pannella ha da sempre ammonito per il rischio che il mondo corre. In passato l’Italia ha diffuso il totalitarismo, in conseguenza all’esperienza nazionale del fascismo, oggi rischia di diffondere la peste partitocratrica che ha afflitto il nostro paese in questi ultimi sessant’anni.


Non si può disconoscere la continuità del regime partitocratico con il regime fascista, nonostante la retorica antifascista: la legislazione e i comportamenti di chi sta al potere non sono molto dissimili. Ma di questo se ne farà un cenno dopo aver fatto un sunto di quanto contiene questa “lettura”.


“[…] Da subito i partiti – scrivono i nostri amici – che, nell’Assemblea Costituente, hanno elaborato e votato la Costituzione, si adoperano per svuotarla, vanificarla, impedirne l’attuazione: le regole democratiche che i deputati costituenti hanno posto alla base della Carta fondamentale dello Stato sono, da subito ed ampiamente, disattese. E' così che parte la prima cancellazione dello stato di diritto1. Coloro che con calore si dichiarano custodi della Costituzione e che la dichiarano intoccabile dimenticano di confrontarsi con essa e di ricordare tutte le violazioni che la Carta fondamentale ha subito fin dalla sua entrata in vigore il 1° gennaio 1948. […]

La Costituzione prevede che il cittadino partecipi all’attività legislativa utilizzando due schede di voto: quella propriamente elettorale, per scegliere i membri della Camera dei Deputati e del Senato, e quella referendaria, per vagliare e correggere leggi sbagliate del Parlamento. I due voti, in particolare quello referendario abrogativo di leggi, sono la straordinaria invenzione dei Costituenti i quali, storicamente, hanno solo l’esperienza del regime fascista e quindi affrontano con diffidenza l’istituzione parlamentare. Tuttavia per più di vent’anni, la scheda referendaria non viene posta in attuazione: incomincia da qui, immediatamente, il processo di snaturamento e svuotamento della Costituzione; da qui i partiti cominciano a impadronirsi del ‘sistema’ politico e a cancellare lo Stato di diritto[…]

L’ Articolo. 49 della Costituzione recita ‘Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.’ Mentre per i referendum i partiti pongono regole particolarmente restrittive, per quanto riguarda se stessi non stabiliscono alcuna regola: l’unico intervento legislativo è quello per garantirsi finanziamento di Stato.[…]

Dal Codice Rocco alle leggi speciali, dal processo 7 aprile al caso Tortora, dalle riforme negate all’impunità sistematica, le cause della più grande emergenza del Paese che è anche una grande questione sociale e ci attira il record di condanne dalla Corte europea per i diritti umani.[…]

La lenta trasformazione delle funzioni e prerogative del Presidente della Repubblica che muta il suo ruolo da quello di ‘garante’ e di ‘custode’ a quello di arbitro e mediatore fra le forze politiche. Così come il grande consenso popolare a un bipartitismo sul modello anglosassone viene trasformato dalla partitocrazia in un bipolarismo all’Italiana, che conserva intatto il potere dei partiti, il ‘Presidenzialismo’ viene attuato in forme abusive: attraverso una lenta ma implacabile opera di svuotamento dei poteri istituzionali formali e degli strumenti a disposizione del Presidente (dal potere di grazia allo strumento del ‘messaggio alla Camere’, a quello del ‘rinvio’ delle leggi al Parlamento), mentre si afferma un potere di fatto di esternazione diretta al popolo per mezzo della televisione. Parallelamente, al ruolo di garante della Costituzione si sostituisce quello di arbitro: perennemente impegnato nella moral suasion tra i partiti; fino all’ultimo clamoroso esempio: l’impotenza dimostrata in occasione della paralisi della Commissione di Vigilanza e degli ‘obblighi costituzionali inderogabili’, inutilmente invocati per mesi dal Presidente Giorgio Napolitano.[…]

La vita del Parlamento come una cartina di tornasole dell’illegalità costituzionale repubblicana: dalla pubblicità dell’attività ai regolamenti ‘gruppocratici’, dall’immunità/impunità di Regime alla decretazione d’urgenza come stravolgimento dei poteri.[…]

Obiezione di coscienza al servizio militare, divorzio, aborto, voto ai diciottenni, diritti dei transessuali, depenalizzazione delle droghe: il movimento radicale e referendario dei diritti civili ottiene importanti conquiste sociali già dalla fine degli anni ’60. E potrebbe dilagare. Eutanasia, abolizione del Concordato, abolizione dei manicomi, diritti delle persone omosessuali: le ‘riforme tabù’ di oggi erano già mature 30 anni fa.[…]

 ‘Il sistema dei partiti entra in crisi negli anni ’60, intanto con le lotte per i diritti civili. (...) Negli anni ’70, la solidarietà nazionale è un rigurgito esistenziale del sistema dei partiti che si mette complessivamente contro la società, il pluralismo nella società; e, utilizzando poi anche l’emergenza del terrorismo,...’ (Rino Formica, più volte Ministro socialista, a Radio Radicale nell’aprile 2009).[…]

Le lontane origini negli anni ’70 e ’80 del dissesto economico e finanziario, solo in parte frenato dall’adesione dell’Italia all’Eurozona. L’inesorabile crescita del debito pubblico, la mancanza delle riforme, la politica clientelare dei partiti, le scelte conservatrici e corporative del padronato e dei sindacati.[…]

All’inizio degli anni ’90, con l’esplosione di tangentopoli e l’auto-referenzialità del sistema politico italiano, ormai evidentemente scollegato dalla gestione del territorio e dei suoi problemi, nella società matura una profonda crisi di fiducia nelle istituzioni rappresentative repubblicane. Per cercare di intervenire sull’assetto politico, rompendo l’articolazione bipolare di un monopartitismo sempre meno imperfetto, si fa ricorso allo strumento del referendum.[…]

Le case polverizzate dal terremoto in Abruzzo, sotto le quali muoiono 300 persone, dopo quelle dei terremoti immediatamente precedenti di Assisi (Umbria) e di San Giuliano di Puglia (Molise) ci consegnano l’immagine emblematica di un paese incapace a governare la fragilità del suo territorio, sismico al 75%, su cui insistono almeno 80mila edifici pubblici da consolidare, 22mila scuole in zone a rischio, di cui ben 9mila prive di basilari criteri di sicurezza. […]

All’inizio degli anni 2000, due violazioni della Costituzione minano il funzionamento di organi costituzionali di primaria importanza. Il primo grave vulnus riguarda la mancata elezione da parte del Parlamento, per 17 mesi, dei giudici costituzionali di sua spettanza. Il secondo è costituito dal mancato plenum della Camera dei deputati nella XIV legislatura. […]

L’inottemperanza di precisi mandati parlamentari e di obblighi derivanti dall'adesione dell’Italia a trattati internazionali nonché la massiccia violazione delle direttive comunitarie, comportano ritardi e boicottaggi di necessarie e urgenti riforme del diritto internazionale oltre che ingenti costi ai danni della collettività. […]

L’avvento della Repubblica per lungo tempo non produce mutamenti nella disciplina della radiodiffusione voluta dal regime fascista, imperniata sulla riserva allo Stato dell’attività radiotelevisiva e sul penetrante controllo politico circa l’assetto societario ed i contenuti dei programmi. Nell’Italia repubblicana, il controllo del consenso e del dissenso continua a essere assicurato principalmente attraverso il controllo del mezzo radiotelevisivo, in continuità con l’uso che il fascismo fece della radio e del cinema.[…]

Dalla marcia per l’amnistia alla cancellazione della Commissione di vigilanza, il perfezionarsi della non-democrazia verso le prossime elezioni europee.[…]

A vedere la televisione, i talk show di Bruno Vespa, l’inflazione di trasmissioni religiose, i discorsi del Papa puntualmente rilanciati da tutti i telegiornali, ma anche i salotti televisivi di Floris, di Santoro, di Matrix, di Primo Piano, si direbbe che in Italia viga su questioni particolarmente delicate che riguardano la vita di tutti o che investono l’ordinamento e il funzionamento del sistema politico, un pensiero se non proprio unico come negli stati teocratici e negli stati formalmente totalitari, almeno nettamente prevalente contrastato da una isolata minoranza che tenta inutilmente di opporvisi. E’ questa l’immagine del paese che i media trasmettono ogni giorno e che riflette su tali questioni le scelte del Parlamento e gli orientamenti delle forze politiche, di centro destra come di centro sinistra. Ma è davvero così? I referendum e i sondaggi ci raccontano un’altra storia. […]”


Il testo è arricchito di schede di approfondimento riguardanti a) le consultazioni referendarie svolte, oltre ad un elenco di quei referendum respinti dalla Corte costituzionale, b) sul caso dell’assassinio di Giorgiana Masi dopo tre decenni, c) sulla P2, P38, PScalfari, Moro, Sindona, Calvi, D’Urso, Cirillo. Ancora schede informative sulle campagne elettorali: dal bruciare i certificati elettorali allo sciopero del voto alla campagna del 1999 - “Vota Emma”. Infine  schede sui radicali in galera e su quelli “famosi” resi perciò clandestini.


Ma vi sono pure le citazioni di Giuseppe Maranini, e quella di Giuliano Amato del 1993 a dimostrazione che la definizione di “regime partitocratico”, quello esistente nell’Italia postfascista, è una definizione scientifica e non semplicemente denigratoria.

Forse la manchevolezza maggiore in questo scritto è l’assenza di una nota bibliografica. Occorre però dire che in questa prima stesura le note sono un po’ trascurate, ma sono convinto che una seconda edizione sarà curata con maggiore attenzione.


Detto questo, anche allo scopo di sollecitare la riflessione su quanto contenuto in quei sedici capitoli, è opportuno fare alcune osservazioni.


Si legge nell’introduzione: “In queste pagine, è descritta una lunga e continuata strage di leggi, di diritto, di principi costituzionali, di norme e di regole che avrebbero dovuto governare la convivenza civile della democrazia  italiana. Con un’avvertenza: la strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di persone.”


Si aggiunge, subito dopo,: “Da 60 anni, in Italia, al regime fascista del Partito-Stato ha fatto seguito il regime “sfascista” dello Stato dei Partiti. Da 60 anni, una puntuale e sistematica  violazione della Costituzione viene dolosamente consumata contro il popolo italiano, quel “demos” che vive deprivato delle condizioni minime di conoscenza e legalità, necessarie per esercitare il potere sovrano in forma legittima. In Italia non c’è democrazia, ma partitocrazia, oligarchia, vuoto di potere, arroganza del potere, prepotenza e impotenza. Non esiste Stato di diritto, ma arbitrio di regime.”


Inoltre si precisa: “ Da ultimo arrivato, Silvio Berlusconi e i suoi ‘detrattori’ e ‘accusatori’ sono in realtà l’espressione (finale?) di una identica vicenda politica. Sono affratellati da un comune destino, per ora illegale e drammatico, domani probabilmente anche violento e tragico. Lo sbocco è quasi obbligato.”


Ecco proprio questa precisazione fa apparire contraddittorio il comportamento dei radicali italiani in questi ultimi anni. Se “Silvio Berlusconi e i suoi ‘detrattori’ e ‘accusatori’ sono in realtà l’espressione (finale?) di una identica vicenda politica” perché mai aiutare “i buoni a nulla” anche solo per tentare di ostacolare “i capaci di tutto”? Ossia, la strategia dell’ospitalità, succeduta alla linea politica tradizionale di radicale alternativa liberale al regime, che aveva riscosso il successo nel 1999, non avendo trasformato i “buoni a nulla” nemmeno in “capaci di qualcosa”, (visto lo straordinario successo dello schieramento berlusconiano) non ha reso i radicali, agli occhi dell’opinione pubblica, complici del regime partitocratico?


La situazione risulta catastrofica non tanto per il generico richiamo alla “metamorfosi del Male” – quasi una evocazione di Hanna Arendt – ma da alcuni sintomi (le vicende sulla fecondazione assistita e sul testamento biologico) dai quali sembra scorgere l’alba del “Partito di Dio”. Addirittura con il protagonismo di laici pentiti, sedicenti liberali!


Quindi non vi è la semplice trasformazione di conservatori in reazionari, ma la china sembra sempre più favorire la nascita di un partito integralista ed assolutista (altro che la “mignottocrazia” farfugliata dal Guzzanti, ex berlusconiano!).


Da questa consapevolezza dovrebbe avere slancio l’iniziativa per costituire l’antagonista relativista, perciò liberale. Solo questo antagonista può intraprendere il vecchio percorso per la lotta di liberazione dal regime partitocratrico. Ma i “Radicali Italiani” sono credibili dopo un lungo periodo nel quale sono apparsi complici del regime?


Non sono né marxista né beghino, quindi non credo né nell’autocritica né nel pentimento. Perciò non posso chiedere né l’una né l’altro agli amici radicali. Posso, però, chiedere loro di essere realisti e dichiarare che la fase dell’ospitalità è definitivamente superata e, quindi, si riprende la lotta di liberazione dal regime partitocratico. Di qui l’opportunità del dissolvimento del soggetto “Radicali Italiani”, ripeto, apparso troppo compromesso con il regime.


La lettura di questo buon testo serve anche a loro. Urlano uno strano slogan: “Il fascismo abbiam mandato via ed ora cacciam la partitocrazia”. In realtà, proprio dalla “lettura” che segnaliamo, risulta inequivocabilmente una continuità tra “fascismo” e “partitocrazia”. Infatti sono loro stessi che, in questa lettura, citano una frase famosa di Giuliano Amato, pronunciata allorché era Presidente del Consiglio: (occorre) “far morire quel modello di partito-Stato che fu introdotto dal fascismo e la Repubblica aveva finito per ereditare, limitandosi a trasformare un 'singolare' in 'plurale'.”  Quindi quello slogan non è molto corretto. Sarebbe meglio: “Il fascismo abbiam tentato di mandar via ma lo avete trasformato in partitocrazia”.


Ad avviso di chi scrive questo lavoro dei radicali avrebbe costituito un buon sostegno al referendum contro la legge elettorale partitocratica, denominata “porcata”, piuttosto che un ausilio ad una sterile campagna per delle elezioni europee, rese una mera anticipazione delle prossime elezioni politiche nazionali. Anzi proprio il mancato svolgimento contemporaneo dei referendum e delle elezioni europee ha ridotto, queste ultime, a un banale confronto nazionale, snaturandole, perché non europeizzate.


Una responsabilità và addossata proprio a Marco Pannella in quanto, nell’ultimo consiglio nazionale del suo movimento-partito, ha manifestato la sua ostilità allo svolgimento congiunto di referendum ed elezioni anticipate tanto da disinteressarlo all’avvenimento. Spiace perché proprio l’area radicale, in questa Italia postfascista, ha più amato il contrappeso della democrazia referendaria alle decisioni della camera dei fasci e delle corporazioni partitocratiche. E questo amore risulta qui evidente, in molte pagine.


Non ci resta, a questo punto, che fare affidamento sugli effetti inintenzionali dell’approfittamento intenzionale del monopartito PdL-PD, al fine di aprire una stagione di riforme istituzionali liberali (innanzi tutto la Riforma Amerikana) sull’abbrivio del successo referendario del 21 giugno. Sono sicuro che in questa nuova stagione gli amici radicali non si distrarranno, nonostante le attuali indecisioni sui referendum elettorali. (bl)


INDICE: Introduzione 1. Fatta la Costituzione ne inizia la disapplicazione – 2. Il furto della seconda scheda – 3. Una repubblica fondata sul regime dei partiti (parastatali e non democratici) – 4. Giustizia all’italiana: uno stato “delinquente abituale” – 5. Un presidenzialismo abusivo, mediatico ed extra-istituzionale – 6. Parlamento: la Camera dei partiti – 7. Gli anni ‘70: la rivoluzione dei diritti civili – 8. Una lettura alternativa degli anni neri della repubblica – 9. La bancarotta dello stato italiano – 10. Dalla riforma “americana” possibile alle controriforme partitocratiche – 11. Partitocrazia, dissesto idrogeologico, distruzione dell’ambiente – 12. Lo sfascio delle istituzioni: il “caso” dei plenum mancanti – 13. Il mancato rispetto degli obblighi internazionali della Repubblica Italiana – 14. La negazione del diritto alla conoscenza – 15. Gli ultimi anni del regime – 16. Perché la resistenza può ancora vincere


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30 aprile 2009

La peste italiana

DALLA INTRODUZIONE A “LA PESTE ITALIANA


“In queste pagine, è descritta una lunga e continuata strage di leggi, di diritto, di principi costituzionali, di norme e di regole che avrebbero dovuto governare la convivenza civile della democrazia  italiana.


Con un’avvertenza: la strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di persone.


Da 60 anni, in Italia, al regime fascista del Partito-Stato ha fatto seguito il regime “sfascista” dello Stato dei Partiti. Da 60 anni, una puntuale e sistematica  violazione della Costituzione viene dolosamente consumata contro il popolo italiano, quel “demos” che vive deprivato delle condizioni minime di conoscenza e legalità, necessarie per esercitare il potere sovrano in forma legittima. In Italia non c’è democrazia, ma partitocrazia, oligarchia, vuoto di potere, arroganza del potere, prepotenza e impotenza. Non esiste Stato di diritto, ma arbitrio di regime.


Da ultimo arrivato, Silvio Berlusconi e i suoi “detrattori” e “accusatori” sono in realtà l’espressione (finale?) di una identica vicenda politica. Sono affratellati da un comune destino, per ora illegale e drammatico, domani probabilmente anche violento e tragico. Lo sbocco è quasi obbligato.”


(Cfr. AA.VV. LA PESTE ITALIANA”)


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17 marzo 2009

Radicali italiani

ASSEMBLEA DEL TRIVENETO


Domenica 15 marzo, presso l’Hotel Plaza, a Venezia-Mestre, si è svolta l’assemblea del Triveneto (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto) convocata da Radicali Italiani. Ha presenziato la Segretaria di Radicali Italiani Antonella Casu.


Dopo ampio dibattito Antonella Casu ha ricordato gli impegni assunti al 7° congresso ossia il potenziamento della“Resistenza radicale”, anche per dare un futuro alla storia di oltre mezzo secolo di lotte e di conquiste. Di qui la necessità di rilanciare la campagna per l’istituzione della “Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati”.


Sulla campagna per l’abolizione dell’ente “provincia” Antonella Casu ha precisato che il movimento non sostiene l’iniziativa “Non serve, non voto” – iniziativa sostenuta da Massimo Carraro, Luigi Rossi Luciani, Marina Salamon e da un componente della direzione dei Radicali italiani – ma, visto la tradizionale ostilità nei confronti di quella istituzione ha preannunciato una riunione apposita della direzione per approfondire la questione.


All’assemblea ha partecipato Beppi Lamedica dell’associazione Veneto liberale, associazione non aderente alla galassia radicale ma che affonda le sue radici nel movimento radicale, radici orgogliosamente rivendicate.


Lamedica ha sollecitato i radicali italiani a contribuire alla battaglia per la difesa dell’istituto referendario che oggi si gioca intorno alla data per la effettuazione dei referendum promossi dai proff. Guzzetta e Segni. Abbinare referendum ed elezioni europee sarebbe rendere un buon servizio ai cittadini e all’istituto referendario, non solo perché farebbero risparmiare all’erario molti quattrini, ma metterebbero i cittadini nella condizione migliore per scegliere di partecipare o meno al referendum.


Giampaolo Sbarra, già candidato sindaco a Treviso, sostenuto personalmente da Marco Pannella, rispondendo all’invito, ha manifestato il suo radicale dissenso sul merito dei quesiti referendari pur convenendo sulla opportunità di far svolgere nella stessa data, ossia il 7 giugno, sia le elezioni europee che il referendum, proprio per rivitalizzare l’istituto referendario.


Chi scrive sostiene che la campagna referendaria può essere una opportunità per la lotta di liberazione democratica dal regime partitocratrico, priorità individuata dal recente congresso italiano del Partito Radicale Nonviolento Transpartito Trasnazionale. (bl)


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4 febbraio 2009

Una buona notizia

I RADICALI AD UN BIVIO

Le dichiarazioni di Emma Bonino all'Adnkronos («Quando, giusto un anno fa, esclusero Marco Pannella dalle liste del Pd per le elezioni politiche, Goffredo Bettini, in uno degli incontri avuti con noi, disse testualmente: "Pannella è più adeguato per le Europee, in quell'occasione lo eleggeremo con 200mila preferenze". Dopodiché, però, non abbiamo più sentito niente e perciò...»."), l'intervista a Marco Pannella, sempre sul Corriere di ieri 3 febbraio, e le dichiarazioni della Bernardini alla Camera dei Deputati in occasione del voto sulla nuova legge elettorale europea, a mio avviso sono la presa di distanza definitiva dal PD. La dichiarazione di Goffredo Bettini al Riformista di oggi 4 febbraio ne è una conferma.

Finalmente una buona notizia!

Le avvisaglie si leggevano nel documento dell'ultimo consiglio nazionale dei radicali italiani, ma molte volte, troppe volte vi erano state marce indietro. Stavolta le dichiarazioni di Bettini impediscono qualsiasi retromarcia (Tutto sommato - sembra affermare - sono preferibili Nencini e Fava a Pannella).

I radicali italiani si trovano, a questo punto, privi della strategia dell'ospitalità praticata in questi anni. Ne devono praticare un'altra.

E' prevedibile che scelgano la strategia di "soli contro tutti", rischiando solo di fare testimonianza "per quello che avrebbe potuto essere e non è stato". La "Resistenza radicale" è quella che tutti si aspettano.

Pasolini, però, invitava i radicali ad essere irriconoscibili ossia imprevedibili nelle scelte politiche. Ebbene ritengo auspicabile il dissolvimento del soggetto politico "Radicali italiani" sia perché compromesso con la strategia dell'ospitalità, ormai impraticabile, e sia perché la linea di "Resistenza radicale" sarebbe sterile. Conseguentemente la confluenza dei singoli radicali nel movimento riformatore promosso dall'appello "per la democrazia" potrebbe costituire un passaggio fondamentale nella strategia per la liberazione dal regime partitocratrico.

Stiamo a vedere.


13 gennaio 2009

Radicali

L'ALTERNATIVA PER I RADICALI


Si è svolto nei giorni scorsi (9/11 gennaio) la riunione del comitato nazionale dei Radicali Italiani. Il nuovo presidente dell’organo vicario del congresso è l’ex deputato europeo Gianfranco Dell’Alba al quale rivolgiamo i nostri migliori auguri per il nuovo onere che si è assunto.


A conclusione della riunione sono state approvate tre mozioni di cui una generale e due particolari (sul caso di Eluana Englaro e sul Tibet).


La mozione generale sembra contenere un serio segnale di discontinuità con la strategia dell’ospitalità, perseguita in questi primi anni del secolo XXI dai radicali italiani. Infatti si legge che il consiglio nazionale “denuncia il tentativo truffaldino, formalmente e sostanzialmente illegale ….di rimuovere il senatore Riccardo Villari dalla Presidenza della Commissione parlamentare di Vigilanza e dalla Commissione stessa” in piena contraddizione con l’obiettivo che il gruppo parlamentare del Partito Democratico, ora con la complicità dei gruppi parlamentari del Pdl, intende perseguire.


Non si tratta ancora della dichiarazione del superamento dell’esperienza della strategia dell’ospitalità, ma potrebbe essere un segno premonitore.


Questa lettura sarebbe avvalorata dall’impegno ad “intensificare gli sforzi per riuscire ad ottenere per ogni livello della vita pubblica e amministrativa la rapida adozione di un’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati”, richiesta sinora snobbata anche dai gruppi parlamentari del Partito democratico.


Ad ulteriore riprova di una possibile svolta nella linea politica dei radicali vi è l’auspicio “di una grande Assemblea affinché si possa incardinare la riforma della ‘galassia’ radicale”. Infatti se l’ospitalità nei gruppi parlamentari del Partito democratico fosse irreversibile, non avrebbe senso l’affermazione secondo la quale “il movimento radicale nel suo complesso debba candidarsi ad essere forza alternativa di governo, da contrapporre al ceto partitocratico responsabile dell’attuale dissesto, e per questo sicuramente incapace di porvi rimedio”.


Comunque il documento, però, potrebbe essere interpretato anche quale indicazione, rivolta ai militanti radicali, di concentrare le proprie energie nella riforma della “galassia”, ritenendola l’ultima spiaggia per la sopravvivenza (primum vivere, deinde philosophari!). Forse è questa ambiguità che ha indotto Marco Pannella ad astenersi sulla votazione della mozione. Forse il leader radicale ha la consapevolezza della forza attuale del movimento radicale. I radicali annoverano ben nove parlamentari nazionali, due parlamentari europei e, soprattutto, godono della consonanza con la maggioranza dell’opinione pubblica italiana sulle grandi questioni riguardanti i diritti civili, la giustizia, le riforme istituzionali dello Stato e le libertà economiche.


L’alternativa odierna per i radicali è tra il ripiegamento sterile su se stessi e quello di poter costituire il nucleo aggregatore per un soggetto “di” liberali alternativo al regime partitocratrico. (bl)


8 dicembre 2008

NUMERO SPECIALE, NOVEMBRE 2008

AA.VV. “QUADERNI RADICALI N. 102” Edito da Associazione Amici di Quaderni Radicali, Roma 2008

Definire “speciale” un numero della storica rivista di Geppy Rippa (sono ormai trentuno gli anni di vita della rivista) è forse un po’ snob. Infatti tutti i numeri della rivista dovrebbero essere considerati “speciali”. Quello ora in distribuzione (ben cinquecento pagine) contiene innanzi tutto una serie di articoli avente ad oggetto “L’idea d’Europa e i fantasmi dei nazionalismi”.

Rippa, Pergameno, Spadaccia, Bonino, Napoletano, Losavio, Moschella e Pannella sono gli autori di un denso esame sull’attuale situazione dell’Europa a fronte della contingenza economica e politica ed alla vigilia delle elezioni per il parlamento europeo. Il “Primo Piano” della rivista contiene una gemma: “Il Manifesto di Ventotene”, scritto da Spinelli, Rossi e Colorni nel 1941. Rileggendolo oggi se ne scopre la lungimiranza dei padri ispiratori e fondatori del Movimento Federalista Europeo. Diceva Marco Pannella nel luglio del 2007, in un convegno a Bruxelles, promosso dai radicali aderenti all’ELDR (e in questo volume sono riportati degli stralci di quell’intervento): “Erano in carcere, ma erano padroni del mondo. Scrivono senza timore del ridicolo…loro dicono ‘bisogna a questo punto evitare la restaurazione democratica nazionale perché non è possibile’. E fanno delle analisi in quel momento nel ’41, ’42 che valgono oggi, per noi!”

Rippa, introducendo l’argomento principale di questa pubblicazione, sostiene che i nodi da sciogliere, oggi, sono due “L’Europa sarà in grado di riformare se stessa come entità unica, come soggetto istituzionale internazionale che opera con capacità di iniziativa politica e di assunzione di responsabilità così da sottrarsi alla condanna di essere immaginata come una mera espressione geografica? E riuscirà a scongiurare che la crisi finanziaria si trasformi in un allontanamento rispetto agli Stati Uniti d’America?”

In questo corposo volume è contenuto anche la trascrizione di un interessante forum sulle relazioni Turco-Armene (Rippa, Ranieri, Rivolta Spadaccia, Ataov, Ahmad, e altri) oltre ad un documento di Luigi Rintallo sul giustizialismo nonostante il caso “Tortora” ricordato di recente in un bel libro di Vittorio Pezzuto (cfr. pnm 17/08)

Giustizia ed intercettazioni, pena di morte e Cuba, oltre a una interessante descrizione del leader carismatico Pannella (“eretico” più che “profeta”) ed una intervista al dott. Maurizio Mottola sullo stato della psicoterapia, sono solo alcune delle pagine di questa corposa rivista. Inoltre splendi disegni della rumena Doina Botez la impreziosiscono ulteriormente.

Infine: il prezzo del volume è di appena € 5,00 e può essere ordinato collegandosi al sito www.quaderniradicali.com (bl)

SOMMARIO: PRIMO PIANO: L’idea d’Europa e i fantasmi dei nazionalismi – STATO DELLE COSE – FORUM: Le relazioni Turco-Armene – DOCUMENTI: A 25 anni dall’arresto di Tortora – TESSERE DI DOMINO – INTERVENTI – LIBERA USCITA – MATERIALI – RACCONTO – PER SALE E SCAFFALI


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permalink | inviato da Venetoliberale il 8/12/2008 alle 19:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

14 luglio 2008

Radicali

Su il 3° convegno del "dopo Chianciano"


Si sono riuniti a Roma il 12 e 13 luglio radicali, socialisti, verdi e comunisti non per costituire un nuovo soggetto (per ora, come sottolineato dalla lettera di convocazione sottoscritta dal socialista Del Bue, dalla comunista Napoletano e dal radicale Pannella) ma in nome della “libertà di associazione anche per dare fiducia e forza ai soggetti esistenti”. L’hanno chiamato il “3° incontro dopo Chianciano”, ove si era svolta una riunione all’indomani delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile di quest’anno, per riflettere sugli esiti elettorali.

Il richiamo alla libertà di associazione, forse, manifesta la non ostilità alla ricostituzione di soggetti tradizionali come il PSI, i Verdi e i comunisti o la ripresa della tattica delle alleanze abbandonando le vocazioni maggioritarie tant’è che i convocatori hanno manifestato l’intenzione di impegnarsi per dare fiducia e forza ai soggetti esistenti.

Chi scrive ha notato una differenza di visione da parte dei radicali da quelli che radicali non sono. Infatti le analisi sulla situazione politica nazionale di questi ultimi parte dalla denuncia della crisi della democrazia e della politica, addirittura riflesso della crisi delle istituzioni democratiche a livello mondiale. I radicali, invece, le loro analisi le fanno discendere dalla constatazione della crisi del regime partitocratico consociativo (Pannella, eufemisticamente, parla della crisi della “non” democrazia) regime che costituisce il “caso italiano”, caso peculiare da non confondere con la crisi delle istituzioni democratiche a livello continentale, se non proprio mondiale.

Ebbene da questa duplice visione è molto problematico che possa discendere una terapia opportuna, anzi l’approdo giusto, ove i partecipanti al forum vorrebbero giungere, non è detto che sia comune.

Chi scrive ritiene che il difetto dell’iniziativa dipende dal fatto che si inquadra ancora nell’ottica della strategia dell’ospitalità praticata anche dai radicali in questo scorcio del XXI secolo, dopo l’abbandono della tradizionale strategia della radicale alternativa liberale. Lo dicono apertamente visto che esplicitamente si richiamano alla breve esperienza della “Rosa nel Pugno” che aveva contribuito alla effimera vittoria della coalizione prodiana alle elezioni politiche di due anni fa.

Lucido è stato l’intervento di Emma Bonino visto che ha sottolineato proprio l’aridità del terreno in cui andrebbero sparsi i semi delle riflessioni svolte in questi incontri tra persone appartenenti a soggetti politici diversi, di cui non sono molto soddisfatti.

Siamo a poco più di undici mesi dalle consultazioni europee. Quale occasione migliore per dar vita ad un soggetto politico nuovo piuttosto che ad un nuovo soggetto politico? Ossia ad un soggetto politico“di” innovatori alternativo ai conservatori? Ossia “di” liberali? E per essere un soggetto politico “nuovo” e non solo un nuovo soggetto politico, perché non far concorrere alle elezioni un soggetto politico non solo europeista ma anche europeo, rifiutando così di utilizzare le elezioni dell’anno venturo come rivalsa per il risultato delle elezioni nazionali del 13 e 14 aprile scorso? Perché i radicali non decidono di riprendere la bandiera per la radicale alternativa liberale?

Il convegno si è concluso con la convocazione della Quarta Assemblea del "Dopo-Chianciano" per sabato 13 e domenica 14 settembre, e la costituzione di un "Comitato politico-organizzativo per la Quarta Assemblea", composto da 12 membri: Marco Boato, Emma Bonino, Marco Cappato, Gianni Cuperlo, Virgilio Dastoli, Elettra Deiana, Mauro Del Bue, Rino Formica, Luigi Manconi, Pasqualina Napoletano, Marco Pannella e Cesare Salvi.

 



 

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