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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
2 agosto 2009

DALLO STATO PARTITOCRATICO ALLA SOCIETA’ LIBERA

AA.VV. “QUADERNI RADICALI N. 103” Edito da Associazione Amici di Quaderni Radicali, Roma 2009


Non è la prima volta che segnalo questa rivista. Non è solo per l’amicizia con il suo animatore ma è soprattutto per il contenuto che mi induce a segnalarla.


In primo piano la rivista, chiosando il documento “La peste italiana”, rinvenibile sul sito web www.radicali.it , nel quale si descrive l’Italia postfascista ove sostanzialmente si è sostituito al regime del partito unico un regime formalmente pluripartitico ma sostanzialmente unitario, propone un “progetto rivoluzionario” in cinque punti.


Nell’introduzione Geppy Rippa afferma: “Questi anni che stiamo vivendo comunque testimoniano di una evidente dicotomia tra una contraddittoria evoluzione della società italiana … e un sistema politico, che nonostante la sua rappresentanza bipolare e per alcuni versi addirittura bipartitica, mantiene intatta la sua caratteristica di un monopartitismo che per alcuni versanti ha oggi assunto quasi definitivamente i caratteri di regime politico senza nessuna articolazione democratica … Quello che si sta verificando può essere ritenuto una ovvia, per quanto drammatica, evoluzione di un sistema politico–istituzionale e dei partiti che vi hanno operato e che vi operano che procede nel più classico e pericoloso continuismo, a dispetto di un fasullo gioco di alternanza e contrapposizione tra maggioranza e opposizione …Si tratta di un modello antico che si reitera con nuove forme ma sostanzialmente immutato nella sua natura antidemocratica e antiliberale, nutrito in questo da un non risolto rapporto, sia nella destra che nella sinistra italiana, con quella che deve essere definita la ‘questione liberale’ [:..] (perché) la cultura liberale è sostanzialmente esclusa dall’accordo di potere in corso”.


A parer nostro vi è più carenza di liberalismo che di democrazia, ma questa è una sottigliezza che può essere apprezzata solo da chi sottolinea la differenza tra liberalismo e democrazia. Comunque tranne questa differenza, sul resto si può convenire al cento per cento.


Aggiunge, poi, Rippa: “ I conti aperti con il liberalismo politico nel Novecento sono più che mai aperti. Anzi siamo giunti ad un tale livello di assuefazione al tradimento e al disprezzo delle regole e dei diritti garantiti dalla Costituzione, che si può affermare che si fa fatica ad individuare gli spazi di sbocco democratico a questa drammatica degenerazione ….L’evoluzione della partitocrazia, la sua apparente perdita di presa nel controllo della società, non ha fatto cadere tutti i vizi perversi che ha accompagnato l’occupazione che i partiti hanno fatto sulla società … i partiti come li abbiamo conosciuti, e ancora oggi nella loro parossistica rappresentazione di finto bipolarismo che ci troviamo a vivere, sono stati e sono istituzioni, corporazioni formalmente pubblici…che si sono sostituiti alle amministrazioni e agli enti pubblici …L’occupazione dello stato che i partiti hanno intrapreso in conformità con la loro ideologia, si è poi rivelata un’operazione priva di ostacoli anche perché i partiti diciamo di tradizione liberale si sono accontentati…del posticino che il nuovo regime aveva loro riservato ed hanno coperto l’operazione invece di contestarla”


Anche qui la diagnosi collima con la decisione assunta da Veneto liberale di non collaborare in alcun modo con il regime, piuttosto che con la richiesta di ospitalità avanzata ed ottenuta dagli amici radicali.


Gli amici di Quaderni Radicali dal documento detto la “Peste italiana” (tra l’altro da noi segnalato nella newsletter pnm n. 9/bis dello scorso 29 aprile) hanno preso spunto per proporre un progetto in cinque punti. 1) Riforma della politica contro il regime dei partiti 2) Riforma della Giustizia, ritenuta la vera emergenza nazionale 3) Riforma per porre fine all’intreccio tra azione giudiziaria e politica 4) Riforma per l’informazione quale presupposto di una democrazia liberale 5) Riforma per una nuova “Europa”.

Non sono esattamente sovrapponibili agli obiettivi che Veneto liberale vorrebbe perseguire [“le modernizzazioni riguardanti le istituzioni (poter scegliere chi governa e punire - in modo democratico e nonviolento - chi non merita più il voto), l’economia (centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni) e la società (libertà individuali dallo stato e dalla società etica), modernizzazioni che costituiscono la Rivoluzione liberale non realizzata dalle generazioni eredi del Risorgimento”] pur tuttavia non possono essere trascurati.


La parte più ricca della rivista, ossia quella intitolata proprio “Dallo stato partitocratico alla societa’ libera” contiene anche uno scritto di Gianfranco Spadaccia sul rapporto tra radicali e partito democratico dopo il voto europeo, ed un altro di Angiolo Bandinelli che nota l’assenza di un partito europeo. Ad avviso di chi scrive quello che manca non è un semplice partito europeo, ma quello riformatore dei democratici e dei liberali. E’ vero esiste l’ELDR ma è una semplice federazione di partiti piuttosto che un vero partito europeo.


Il prezzo del volume è di appena € 5,00 e può essere ordinato collegandosi al sito www.quaderniradicali.com (bl)


SOMMARIO: PRIMO PIANO: Il finto bipolarismo del “partito unico” – Un progetto rivoluzionario in cinque punti. – La Prova Radicale – Ma dov’è il partito europeo? – STATO DELLE COSE – DOCUMENTI: Il coraggio senza retorica della radicale Adelaide TESSERE DI DOMINO – INTERVISTE – MATERIALI – PROFILI – RACCONTO – PER SALE E SCAFFALI


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2 agosto 2009

Partitocrazia e società libera

“[…] Questi anni che stiamo vivendo comunque testimoniano di una evidente dicotomia tra una contraddittoria evoluzione della società italiana […] e un sistema politico, che nonostante la sua rappresentanza bipolare e per alcuni versi addirittura bipartitica, mantiene intatta la sua caratteristica di un monopartitismo che per alcuni versanti ha oggi assunto quasi definitivamente i caratteri di regime politico senza nessuna articolazione democratica […] Quello che si sta verificando può essere ritenuto una ovvia, per quanto drammatica, evoluzione di un sistema politico–istituzionale e dei partiti che vi hanno operato e che vi operano che procede nel più classico e pericoloso continuismo, a dispetto di un fasullo gioco di alternanza e contrapposizione tra maggioranza e opposizione […]


Si tratta di un modello antico che si reitera con nuove forme ma sostanzialmente immutato nella sua natura antidemocratica e antiliberale, nutrito in questo da un non risolto rapporto, sia nella destra che nella sinistra italiana, con quella che deve essere definita la ‘questione liberale’ [:..] (perché) la cultura liberale è sostanzialmente esclusa dall’accordo di potere in corso.


I conti aperti con il liberalismo politico nel Novecento sono più che mai aperti. Anzi siamo giunti ad un tale livello di assuefazione al tradimento e al disprezzo delle regole e dei diritti garantiti dalla Costituzione, che si può affermare che si fa fatica ad individuare gli spazi di sbocco democratico a questa drammatica degenerazione [….]


L’evoluzione della partitocrazia, la sua apparente perdita di presa nel controllo della società, non ha fatto cadere tutti i vizi perversi che ha accompagnato l’occupazione che i partiti hanno fatto sulla società […] i partiti come li abbiamo conosciuti, e ancora oggi nella loro parossistica rappresentazione di finto bipolarismo che ci troviamo a vivere, sono stati e sono istituzioni, corporazioni formalmente pubblici…che si sono sostituiti alle amministrazioni e agli enti pubblici […]


L’occupazione dello stato che i partiti hanno intrapreso in conformità con la loro ideologia, si è poi rivelata un’operazione priva di ostacoli anche perché i partiti diciamo di tradizione liberale si sono accontentati…del posticino che il nuovo regime aveva loro riservato ed hanno coperto l’operazione invece di contestarla….[…]”

 

(cfr. GEPPY RIPPA “IL FINTO BIPOLARISMO DEL “PARTITO UNICO’” in AA.VV. “QUADERNI RADICALI N. 103” Edito da Associazione Amici di Quaderni Radicali, Roma 2009 pagg. 7/10)


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23 novembre 2008

E' la partitocrazia, bellezza!

IL VOLTO DELLA PARTITOCRAZIA

Il problema dell’assenza dell’organo costituzionale “Commissione vigilanza sulla RAI” viene fatto apparire quale un problema del partito democratico, oppure un fatto di scarsa rilevanza, vista la crisi finanziaria mondiale, oppure una vicenda “kafkiana”.

Tranne Marco Pannella, nessuno sottolinea la gravità della situazione.

Per mesi sia la maggioranza che l’opposizione hanno fatto di tutto per non fare funzionare quest’organo di garanzia costituzionale per la divulgazione delle opinioni delle minoranze. Ora che, per mere ripicche tra la maggioranza e l’opposizione, dopo oltre sei mesi di inadempimento, si è provveduto ad eleggere il presidente della commissione si pretende, con un comportamento anticostituzionale ed incivile, le dimissioni dell’eletto.

Il presidente della commissione non è soggetto a un rapporto fiduciario, né più né meno dei presidenti delle camere o del presidente della repubblica. Sarebbe grave una pressione su Napolitano affinché presenti le sue dimissioni per permettere a D’Alema, ad esempio, di diventare presidente della Repubblica per sopravvenuto consenso bipartizan? O insistere per ottenere le dimissioni di Schifani e Fini per sostituirli con altri indicati congiuntamente dalla maggioranza e dall’opposizione? No, non sarebbe semplicemente grave. Sarebbe, appunto, anticostituzionale. E’ il volto della partitocrazia, bellezza!(bl)


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5 giugno 2008

"Monnezza"

IL REGIME CI SOMMERGE CON L’IMMONDIZIA

Sul Corriere della Sera, leggo: “Scoperta nel foggiano discarica abusiva di 500mila metri cubi. Per tenerla nascosta era stato deviato anche il corso di un fiume. Arrestati 12 imprenditori”

Leggo ancora: “Tra le pinete secolari discariche abusive con cumuli di pneumatici e anche amianto. Parco dell'Etna, «qui la natura è protetta» ma non si vede: dilaga il degrado.L’Ente ha una bella sede, ha assunto oltre 50 dipendenti ma non ha un solo guardaparco”

Ancora: “Ecomafie 2008. La denuncia di Legambiente. Illegalità ambientale, Campania al top. Seguita dalla Calabria. Al terzo posto si trova la Puglia. In Italia 83 reati al giorno: oltre 3 all'ora”

Infine leggo: “Per il capo dello stato e' necessario che non prevalgano a Napoli visioni localistiche «Rifiuti tossici in gran parte dal nord» Napolitano: «Ne sia consapevole l'opinione pubblica delle regioni del nord. Li gestisce la camorra».”

Finché è un partito, con un seguito concentrato in alcune zone del paese, ad accusare i meridionali di aver causato l’emergenza dei rifiuti a Napoli, passi, ma se è addirittura il Presidente della repubblica ad accusare i settentrionali mentre i napoletani che protestano per il degrado che subiscono avrebbero solo una visione localistica del problema, mi sembra troppo.

Sono convinto che Napolitano ha rilasciato quelle dichiarazioni con l’intento di suscitare uno spirito di solidarietà tra gli italiani, ma, accompagnandolo con l’accusa ai settentrionali di aver inquinato il territorio napoletano e riducendo la legittima protesta delle vittime a semplice conseguenza di una visione localistica, incrementa il contrasto tra nordisti e sudisti, quasi a voler sviare l’attenzione nei confronti dei veri colpevoli del disastro napoletano.

E’ almeno un quindicennio che la situazione a Napoli viene considerata emergenziale e le cose sono, invece, peggiorate. Quindi i rimedi, se approntati, sono stati sbagliati. Forse è proprio la dichiarazione di “emergenza” la causa principale. Forse un commissariato straordinario all’emergenza rifiuti che da troppi anni non riesce ad arginarla, rendendola addirittura più intollerabile, forse è il commissariato un problema e non una soluzione del problema. Non per nulla la magistratura è talvolta intervenuta (forse troppe poche volte e male altrimenti non si sarebbe giunti al punto di dover militarizzare il territorio, quasi ci si trovasse a Beirut).

E il recente assassinio dell’imprenditore Orsi a Casal di Principe? Chi ha additato l’imprenditore quale bersaglio dei delinquenti, permettendo la pubblicazione degli interrogatori condotti dai magistrati aversani? Chi ha lasciato senza scorta quel bersaglio?

Non basta dire che la responsabilità è della camorra. Se questo tumore è cresciuto la considerazione più ovvia è che questo tumore non si è stati capaci di estirpare, anzi lo si è alimentato con quattrini pubblici, con i politici (che si dicono di sinistra e di destra, per sembrare seri) che hanno costruito le loro fortune sul disastro e su il resto della classe dirigente che ha approfittato del fatalismo congenito dei napoletani, con l’assenza e l’ignavia delle forze dell’ordine e con la irresponsabilità della magistratura.

Adda passà a nuttata, ci ricorda Eduardo. E’ la speranza che ha mantenuto tranquillo il popolo napoletano.

Penso che il bicchiere possa essere considerato colmo anche dai fatalisti napoletani.

Ma dalle notizie lette oggi sul giornale l’emergenza rifiuti è sempre più emergenza nazionale perché il disastro non è concentrato solo a Napoli.

E qualcuno vorrebbe riaprire il discorso sul nucleare? Ma ci facciano il piacere, direbbe Totò. Se non sapete smaltire la “monnezza” sarete mai capaci di smaltire le “scorie delle centrali nucleari”?


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9 febbraio 2008

«L'ITALIA CHE NON FUNZIONA (E QUALCHE PROPOSTA PER RIMETTERLA IN MOTO».

MICHELE AINIS “IN CHE STATO...” Garzanti, Milano 2007

La Presidenza del Consiglio contava 345 dipendenti sotto il Duce; erano 3.521 nel 1988; sono diventati 4.500 e passa nel 2005. C'è dunque bisogno di una stretta; e infatti il blocco delle assunzioni nel periodo 1998-2002 avrebbe dovuto tagliare il personale pubblico del 4%. Invece la Corte dei conti ha accertato un aumento del 4,2%. Sarà per questo che ogni comunicazione burocratica costa 22 euro e 49 minuti di lavoro. Sarà per questo che le pratiche smaltite di anno in anno dalle amministrazioni pubbliche sviluppano 350 mila metri cubi di carta, quanto basta per tappezzare l'intero territorio nazionale.”

La miglior definizione dell’attuale situazione italiana la troviamo nella introduzione. Si chiede l’autore in che Stato siamo. “Stato è sinonimo di stasi, è l’immagine d’un corpaccione mal cresciuto, che non ce la fa a reggersi in piedi.”

Michele Ainis fa una diagnosi impietosa. La crisi del regime è conseguenza di una scarsa etica pubblica e di una scarsa efficienza pubblica. A propria volta la crisi si manifesta dall’azione combinata di tre fattori: l’instabilità, la rissa fra i poteri e il gigantismo della fortezza pubblica. “Questa creatura da cui siamo governati – conclude l’autore – è uno Stato matto, capace tuttavia d’infliggerci ogni giorno scacco matto”

L’autore insegna Istituzioni di diritto pubblico all’Università di Teramo. Non è .la prima volta che segnalo, con piacere, un suo libro. Stavolta in forma di dizionario il libro tratta dei malfunzionamenti dello Stato e le difficoltà incontrate dal cittadino comune nel districarsi nella burocrazia vessatrice o tra le maglie di una giustiziala collasso.

Annota Ainis alla voce “Diritto”: “Nel 1995 superammo il record mondiale di commi stipati dentro un solo articolo della Finanziaria: 244. Una legge illeggibile, un errore - o meglio un orrore - che il governo dell'epoca promise di non ripetere mai più. Ma nel 1996 la cifra è lievitata ancora (267 commi), è infine raddoppiata nel 2005 (593 commi), è quintuplicata con la Finanziaria 2007 (1365 commi, 338 pagine, milioni di parole deposte sulla carta come coriandoli, senza un ordito che ne orienti la lettura). E nel frattempo si è via via gonfiato il gran mare delle leggi, rompendo l'argine della sicurezza collettiva.”

Quando è attuale la frase del liberale Giovanni Amendola: “Questa Italia, così com’è, non mi piace!” (bl)

INDICE: In che Stato siamo? 1. Allucinazioni 2. Apostilla 3. Appetiti 4. Assenteismo 5. Astensione 6. Bambini 7. Bestie 8. Bossi & Fini 9. Burqa 10. Carceri 11. Censura 12. Commi 13. Concordato 14. Concorsi 15. Conflitto d’interessi 16. Consulta 17. Corruzione 18. Coscienza 19. Costi 20. Crisi di governo 21. Crisi di regime 22. Cultura 23. Deroga 24. DiCo 25. Diritti 26. Diritto 27. Disuguaglianze 28. Divieti 29. Donne 30. Doveri 31. Droghe 32. Elite 33. Etica 34. Europa 35. Eutanasia 36. Fecondazione assistita 37. Feste 38. Fisco 39. Fumo 40. Galateo costituzionale 41. Giovani 42. Giustizia 43. Globalizzazione 44. Grandi opere 45. Guerra 46. Handicap 47. Identità 48. Immigrati 49. Inchieste 50. Indulto 51. Intercettazioni 52. Internet 53. Intolleranze 54. Laicità 55. Lavoro 56. Legalità 57. Lentezza 58. Licenziamenti politici 59. Lingue 60. Liste bloccate 61. Lobbisti 62. Meriti 63. Multe 64. Negazionismo 65. Nomi 66. Ozio 67. Parole 68. Partiti 69. Piazza 70. Plagio 71. Plebisciti 72. Portaborse 73. Primarie 74. Privacy 75. Programmi 76. Proibizionismo 77. Province 78. Quiz 79. Quorum 80. Quote 81. RAI 82. Religione 83. Responsabilità 84. Riforme 85. Salutismo 86. Scaricabarile 87. Senatori a vita 88. Sesso di Stato 89. Sorteggi 90. Sprechi 91. Teatro 92. Toghe 93. Tortura 94. Truffe 95. Università 96. Vaticano 97. Vecchi 98. Verità 99. Veti 100. Zizzania – Perché? Scarsa etica pubblica, scarsa efficienza pubblica.


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14 ottobre 2007

Ancora sui costi del regime

(13 ottobre, 2007) - Corriere della Sera

I COSTI DEI PALAZZI ARRIVANO A DUE MILIARDI. NONOSTANTE PROMESSE, IMPEGNI E GIURAMENTI

LE SPESE DELLA POLITICA? 53 MILIONI DI EURO IN PIÙ

di GIAN ANTONIO STELLA e SERGIO RIZZO

 

Bastava tagliare un euro. Soltanto un piccolo, insignificante euro e per la prima volta nella storia dell' Italia repubblicana il costo degli organi costituzionali avrebbe avuto davanti il segno meno. Invece no: aumenterà anche nel 2008. Di oltre 53 milioni di euro. A dispetto di tutte le promesse, gli impegni e i giuramenti spesi per rassicurare un' opinione pubblica in fibrillazione. Lo dice, spazzando via mesi di pensosi bla bla, la tabella a pagina 279 dell' Atto Senato 1818, cioè il disegno di legge del bilancio dello Stato per il prossimo anno che accompagna la legge finanziaria. Lì c' è una bella sorpresa.

Nel disegno di legge del bilancio dello Stato un aumento del 2,74 per cento per il mantenimento dei sei organi istituzionali Tagli «svaniti», il Palazzo costa sempre di più Dalle Camere alla Consulta: spese cresciute di 53 milioni In quella tabella si spiega che gli «oneri comuni di parte corrente» a carico del ministero dell' Economia per gli organi costituzionali, vale a dire le spese di Camera, Senato, Quirinale, Corte costituzionale, Cnel e Consiglio superiore della magistratura ammonteranno l' anno prossimo a 1.998.914.863 euro. Poco più che un milioncino sotto la soglia fatidica dei due miliardi. Una scelta dovuta forse al pudore. O al tentativo di seguire le vecchie regole raccomandate dai maghi della pubblicità per far digerire al cliente una cifra indigesta: molto meglio appiccicare una targhetta di 9,99 dollari piuttosto che 10,1. Certo, la differenza è minima. Ma psicologicamente Eppure i numeri, si sa, sono impietosi. E dicono appunto che i sei organi citati, che nel 2007 sono pesati sulle pubbliche casse per un totale di 1.945.560.992 euro, ne peseranno l' anno entrante 53.353.871 in più. Cento miliardi delle vecchie lire. Con un aumento del 2,74%. Un punto in più rispetto all' inflazione, ferma all' 1,7%. Il che significa che, al momento di fare l' addizione, la spesa supplementare sarà tre volte superiore a quei miseri 18 milioni di euro che il ministro dell' attuazione del programma Giulio Santagata diceva di essere riuscito a tagliare faticosamente nella scorsa primavera con un giro di vite su convegni, pubblicità, enti e commissioni inutili e qualche spesa dei ministeri. E superiore alla somma che lo Stato spende ogni anno per l' «integrazione sociale» degli immigrati (50 milioni). O a quella (ancora 50 milioni) che dovrebbe essere stanziata per le vittime dell' amianto. A una prima lettura, a dire il vero, il quadro sembrerebbe ancora più nero. L' anno scorso, alle stesse voci, c' erano infatti 1.774.024.973 euro. Il che farebbe pensare a una mostruosa impennata nei costi delle principali strutture ai vertici del Paese di oltre duecento milioni di euro. Ma il confronto, che sarebbe disastroso agli occhi dei cittadini, è improponibile: le voci messe a bilancio sono state infatti spostate, riscritte, accorpate, ridisegnate fino al punto che da non potere essere messe sullo stesso piano. Altrettanto ingiusto sarebbe caricare l' aumento dei costi, alcuni dei quali crescono per forza d' inerzia, sulle sole spalle del centrosinistra: i numeri dicono che nei cinque anni della scorsa legislatura, quando il centrodestra aveva una maggioranza larghissima, i costi degli stessi organi costituzionali di cui parliamo ora aumentarono del 24% oltre l' inflazione. Per non dire dei casi specifici del Quirinale (più 41,9%) o del Senato: più 38,9%. Il nocciolo della questione, però, resta: nel momento di massima spinta a tagliare, i costi dei «Palazzi» principali crescono ancora. Ma sicuro, nelle tabelle disaggregate qualche taglio c' è. Il ministero di Rosy Bindi dovrebbe perdere 40 milioni (da 320 a79 a 34 milioni. Quelli per le pari opportunità da 52 a 45. E per risparmiare qualcosa vanno a raschiare anche nei conti della Protezione Civile: il fondo per fare funzionare il dipartimento sarà dimezzato: da 78 a 39 milioni. Le voci principali della «macchina», però, vedono aumenti, aumenti, aumenti. Il «fondo per il funzionamento della Presidenza del Consiglio» passa dai 399.316.327 di quest' anno a 433.882.000, con una crescita di quasi 35 milioni. Le spese per mantenere la Camera salgono da 961.800.000 a 990.500.000: più 28 milioni. Quelle per il Senato da 503 milioni a 519: più 16. Quelle per la Corte Costituzionale da 51 a 53 milioni: più due. Calano un pochino i costi del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia e di altre cose di secondo piano. Restano quasi al palo la Corte dei Conti, che però quest' anno è costata 299 milioni di euro e cioè 26 in più rispetto al 2006 (un aumento dell' 8%: e meno male che i magistrati contabili invitano gli altri a tagliare, tagliare, tagliare) e il Quirinale. Dove i costi sono sì aumentati da 224 a 241 milioni (il quadruplo di Buckingham Palace, otto volte più della Presidenza tedesca, 27 volte più di quella finlandese, anche se si tratta di un paese «appena» dieci volte meno popoloso dell' Italia). Ma quei 17 milioni di euro in più non saranno chiesti al Tesoro bensì recuperati autonomamente. Quest' anno. Perché il prossimo, invece, la dotazione statale aumenterà ancora di 6,5 milioni (compresi 3.568 euro che serviranno a portare l' assegno personale del presidente da 222.993 a 226.561 euro lordi). E' il 2,97%, in più, anche in questo caso ben oltre l' inflazione. Direte: non si tratta sempre e comunque, a prenderli di qua o di là, di soldi pubblici? E' così. Ed è qui che, dopo avere visto quanto sia difficile fermare la corsa di una macchina impazzita, per quanta buona volontà possa essere impiegata nel risanamento, che Giorgio Napolitano si trova a dover gestire un passaggio delicato. Aprire o no i libri alla totale trasparenza, nonostante la Corte Costituzionale abbia già offerto in passato la sua copertura alla scelta di mantenere un velo di riservatezza? Una decisione non facile. Soprattutto in un momento come questo. Ma è qui che verrebbe voglia di parafrasare Primo Levi: se non ora, quando?

 

(13 ottobre, 2007) - Corriere della Sera

IL DUBBIO

PIÙ STATO, PIÙ AUTO BLU SOLO UNA CURA DIMAGRANTE RIDURREBBE GLI SPRECHI

di PIERO OSTELLINO.

 

Questo apparato ipertrofico spende più del 50% della ricchezza prodotta dal Paese

Immagino che il ministro dell' Economia, Tommaso Padoa-Schioppa - che è persona amabile e certamente competente - se ne avrebbe giustamente a male se si dicesse di lui che è ministro dell' Economia perché è il solo economista nei confronti del quale quel modesto economista che è Romano Prodi non soffra di un complesso di inferiorità. Ma, allora, Padoa-Schioppa non deve nemmeno sorprendersi che gli italiani si siano sentiti presi per i fondelli e se ne siano avuti a male perché lui ha definito «bamboccioni» i loro figli, che restano in famiglia a lungo perché non trovano un lavoro decente, e «bellissime» le tasse. Diciamo «utili» perché consentono allo Stato di produrre beni pubblici ? Giusto. Lo diceva anche Adam Smith due secoli e mezzo fa e lo hanno ripetuto successivamente tutti i filosofi e gli economisti liberali, da Benjamin Constant a Bastiat, fino a Hayek. Giusto, ma a due condizioni. La prima, che non si attribuisca al pagamento della tasse una natura morale - che puzza di Stato etico e implica un' obbligazione in una sola direzione (il cittadino) - ma quella di «patto» fra cittadino e Stato: io do una cosa a te (una parte dei miei guadagni) e tu dai una cosa a me (certi beni che il mercato non mi procura o solo a caro prezzo). La seconda, e conseguente, è pacta sunt servanda, che implica un' obbligazione nelle due direzioni, anche da parte dello Stato. Fra i beni pubblici che il ministro dell' Economia ha citato c' è la sicurezza interna. Ma si dà il caso che, mentre il Sud è nelle mani della criminalità organizzata, al Nord reati come i furti d' auto, negli appartamenti, per non parlare degli scippi, siano ormai di fatto derubricati in quanto le forze dell' ordine non sono più in grado di perseguirli. Si dà, altresì, il caso che «questo» Stato spenda più del 50 per cento della ricchezza prodotta; prelevi più del 50 per cento del reddito di chi le tasse le paga (l' 81 per cento dei contribuenti è costituito dai lavoratori a reddito fisso). E poi lasci il Paese senza le infrastrutture necessarie a una economia industriale; faccia divorare dalle pulci i passeggeri dei suoi treni (non sempre in orario); non tuteli i meno abbienti, ma favorisca i furbi che nelle pieghe del clientelismo statale trovano il modo di succhiare sussidi e prebende. Insomma, se qui c' è qualcuno che non rispetta i patti non sono solo gli evasori - che vanno snidati - ma lo Stato. Si dà infine il caso, a questo proposito, che il nostro presidente del Consiglio che, per quanto modesto, è pur sempre un economista, continui a ripetere la formula - per giustificare il rifiuto di abbassare le tasse - «paghiamo tutti, pagheremo meno», contro la realtà dei Paesi dove la tassazione è più bassa (curva di Laffer) che dice, invece, il contrario: «paghiamo meno, pagheremo tutti». Ora, si sta perpetrando ai danni del cittadino un' altra truffa. Si cerca di far passare per «anti-politica», poco meno di un tentativo di sovversione delle istituzioni democratiche, il malessere popolare del quale il successo di un libro (La Casta) e di un comico (Grillo) sono solo la spia e la valvola di sfogo di fronte agli sprechi di uno Stato ipertrofico. Eppure, il criterio di giudizio sarebbe semplice: più Stato, più auto blu; meno Stato, meno potere alla Casta. Altrettanto semplice sarebbe il rimedio: una cura dimagrante dello Stato. Ma chi lo tocca in un Paese dove c' è chi crede che fra i suoi compiti debba esserci anche la tutela delle mogli tradite dai mariti che vanno a puttane, e il governo si affida alle mogli, multandone e denunciandone i mariti, per far fare loro ciò che esso - altra inadempienza del patto - non sa fare, togliere la prostituzione dalle strade? Protestiamo, ma abbiamo lo Stato e i governi che ci meritiamo.

 


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18 giugno 2007

VIAGGIO NELL’IMPERO ECONOMICO E NEL SOGNO DI DOMINIO DELLA CAMORRA

ROBERTO SAVIANO “GOMORRA”  Mondadori, Milano 2006

Il grande successo editoriale dipende dal fatto che a fronte di un presunto declino economico, Saviano descrive il degrado anche morale della nostra società. Nel sud e nel napoletano, in particolare, si tocca con mano la vera situazione conseguente anche alle imprese della  “casta”, come denunciato dal recente libro-inchiesta di Stella e Rizzo.

“Da nord verso sud i clan riescono a drenare di tutto. Il vescovo di Nola definì il sud Italia la discarica abusiva dell’Italia ricca e industrializzata. … Elementi necessari nel far funzionare l’intero meccanismo sono i funzionari e dipendenti pubblici che non controllano, né verificano le varie operazioni, o danno in gestione cave e discariche a persone chiaramente inserite nelle organizzazioni criminali. I clan non devono fare patti di sangue con i politici, né allearsi con interi partiti. Basta un funzionario, un tecnico, un dipendente, uno qualsiasi che vuole far lievitare il proprio stipendio e così, con estrema flessibilità e silenziosa discrezione, si riesce a ottenere che l’affare si svolga, con profitto per ogni parte coinvolta.”

Ci si meraviglia della pazienza del popolo napoletano. Fino a quando protesteranno pacificamente? Eppure si paga con la vita la incapacità dello stato ad impedire il dominio della camorra.

Scrive Saviano, a proposito dell’assassinio della quattordicenne Annalisa Durante uccisa a Forcella il 27 marzo 2004,

“Qui però non esiste attimo in cui il mestiere di vivere non appaia una condanna all’ergastolo, una pena da scontare attraverso un’esistenza brada, identica, veloce, feroce. Annalisa è colpevole d’essere nata a Napoli. Nulla di più, nulla di meno. Mentre il corpo di Annalisa nella bara bianca viene portato via a spalla, la compagna di banco lascia trillare il suo cellulare. Squilla sul feretro: è il nuovo requiem. Un trillo continuo, poi  musicale, accenna una melodia dolce. Nessuno risponde.”

La certezza del diritto significa ripristinare la legalità in molte areee del paese.

La camorra, scrive Saviano “concede almeno l’illusione che l’impegno sia riconosciuto, che ci sia la possibilità di fare carriera. Un affiliato non verrà mai visto come un garzone, le ragazzine non penseranno mai di essere corteggiate da un fallito. Questi ragazzini imbottiti, queste ridicole vedette simili a marionette da football americano, non avevano in mente di diventare Al Capone, ma Flavio Briatore, non un pistolero, ma un uomo d’affari accompagnato da modelle: volevano diventare imprenditori di successo.”

Ma se il regime non riesce a rimettere ordine neanche nelle istituzioni democratiche, come si fa a sperare che possa ripristinare l’autorità della legge? (bl)

INDICE: PRIMA PARTE: Il porto – Angelina Jolie – Il Sistema – La guerra di Secondigliano – Donne – SECONDA PARTE: Kalashnikov – Cemento armato – Don Peppino Diana – Hollywood – Aberdeen, Mondragone – Terra dei fuochi


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permalink | inviato da Venetoliberale il 18/6/2007 alle 17:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


 

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