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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
19 luglio 2010

Evento auspicabile

SE IL BIPOLARISMO IMPLODESSE


Se il Popolo della Libertà implodesse, non potrebbe accadere anche al partito Democratico?


Ricordiamo che il Pdl è nato come reazione alla nascita del Pd, mentre quest’ultimo è nato sul successo della raccolta di firme per il referendum Guzzetta-Segni che mirava a trasformare il sistema politico nazionale da bipolare addirittura in bipartitico. Il referendum è stato disinnescato ed ora il Pdl è frantumato in correnti.

A cosa mai può servire un Pd sempre più inefficiente perché incapace di affrancarsi dalle culture dei soggetti politici tradizionali? Il Partito Democratico non è stato capace di diventare quel partito nuovo che molti auspicavano: ormai sembra un nuovo partito legato a vecchie strategie e incapace a costituire un’alternativa.


L’implosione dei due soggetti principali potrebbe liberare le energie riformatrici che sono imprigionate dalla finta contrapposizione anticomunisti/antiberlusconiani: l’antagonista liberale del regime potrebbe vedere la luce.


Intanto, tutti prestano attenzione a possibili ribaltoni. Camillo Benso conte di Cavour ci ricorda che la storia è maestra di imprevisti, e Berlusconi potrebbe essere indotto a distruggere la sua creatura per crearne una nuova e tentare di risalire la china in occasione di possibili elezioni anticipate.


Perciò, se il Popolo della Libertà implodesse, non potrebbe accadere anche al partito Democratico? (bl)


30 marzo 2010

LA PROPAGANDA NON E’ INFORMAZIONE!

COME SI MANIPOLANO LE ELEZIONI


Queste consultazioni regionali hanno provato ampiamente la possibilità di manipolare il processo elettorale.


Come già accaduto alle elezioni Politiche del 2006 (legge n. 270 del 21 dicembre 2005 , voto il 9 e 10 aprile 2006) ed alle Europee del 2009 (legge 20 febbraio 2009, n. 10, voto il 6 e 7 giugno 2009), anche questa tornata elettorale è stata caratterizzata dal cambiamento delle leggi elettorali a campagna praticamente già avviata e comunque a meno di un anno dal voto, termine minimo indicato dal Consiglio d’Europa per evitare di considerare il diritto elettorale uno strumento che chi ha il potere manipola a suo favore a danno della sovranità popolare.


In vista delle elezioni Regionali 2010, sei leggi elettorali sono state cambiate a meno di un anno dal voto

Calabria: Legge regionale n. 4 del 6 febbraio 2010

Basilicata: Legge regionale n 3 del 19 gennaio 2010, modificata il 4 febbraio

Umbria: Legge regionale n. 2 del 4 gennaio 2010

Toscana:  Legge regionale n.50 del 5 agosto 2009

Piemonte: Legge regionale n.21 del 29 luglio 2009

Campania: Legge regionale n. 4 del 27 marzo 2009


Ricordiamo anche il pasticcio della raccolta delle firme per la presentazione delle liste.


In Lombardia la Commissione elettorale ha esaminato (su ricorso dei radicali) il caso della irregolarità delle firme sia sul listino del candidato presidente Formigoni "Per la Lombardia" così come per la lista di Penati. La Corte d'appello del Tribunale di Milano ha riscontrato l'irregolare autenticazione di 514 firme sulla lista di Formigoni, che senza quelle firme non raggiunge il numero di sottoscrizioni richieste. I radicali hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica con il quale si denunciava che le firme depositate da Formigoni erano state apposte prima della chiusura della lista. La data di autenticazione di molte firme precede infatti il 24 febbraio, data in cui sarebbe stato chiuso l'elenco di candidati secondo le notizie diffuse dalla stampa.


Nel Lazio il rappresentante del Pdl Alfredo Milioni, per la presentazione delle liste, è arrivato a tempo scaduto. Sui giornali si dice che abbia «lasciato l'edificio del Tribunale forse per andare a mangiare un panino o, forse, per cancellare qualche nome dalle liste che stava per presentare su indicazioni, pare, venute molto dall'alto».


Da parte sua, Milioni fornisce versioni contrastanti a distanza di pochi minuti. Il militante radicale Diego Sabatinelli, presente in tribunale, ha denunciato il tentativo di depositare le liste fuori tempo massimo e per questo è stato denunciato dal Pdl per il reato penale di "violenza privata".


Il 5 marzo il Governo approva un decreto legge per consentire la riammissione della lista Formigoni e della lista del Pdl nel Lazio. Il provvedimento suscita perplessità da parte di molti giuristi. Il TAR del Lazio non lo ritiene valido perché interviene sulle regole di dettaglio delle procedura elettorale la cui regolamentazione è di competenza regionale e non del governo centrale.


Il Pdl, nella speranza di rimediare a questa situazione, ha promosso svariati ricorsi prima presso la Corte d'appello dei rispettivi tribunali, poi presso i TAR regionali.


Il 9 marzo il TAR della Lombardia ha riammesso la lista di Formigoni non contestando il fatto che le firme fossero irregolari, ma sostenendo che l'Ufficio Centrale regionale non potesse tornare sulla erronea decisione di ammettere la lista 'Per la Lombardia' a seguito del ricorso dei radicali.


Il TAR del Lazio invece, l'8 marzo, ha deciso di non riammettere la lista del Pdl, sostenendo l'inapplicabilità del decreto legge in una materia già regolata da una norma elettorale regionale.


A questo si aggiunge la violazione della direttiva parlamentare sulle trasmissioni radiotelevisive che ha comportato la messa in onda di pochissime “Tribune politiche”, in orari poco fruibili dai telespettatori e la eliminazione dei talk-show più popolari nelle settimane precedenti il voto.


Infine nelle edizioni principali dei telegiornali dal 21 al 24 marzo Silvio Berlusconi ha occupato da solo il 22,2% del tempo di parola del TG1, il 21,8% del TG2, il 16,6% del TG3,il 56,8% del TG4, il 28% del TG5, l’81% di Studio Aperto. Ogni volta gli è stata garantita l’esposizione ripetuta di simboli e candidati. Contemporaneamente, gli è stato concesso di intervenire telefonicamente –fuori da ogni regola- per 12 minuti ad UnoMattina e per 8 minuti su Canale 5.


In conclusione l’informazione elettorale è stata appaltata alla Rai lottizzata TG1 (governo), TG2 (maggioranza) e TG3 (opposizione) e alle reti Mediaset. (Fonte: www.radicali.it)


7 febbraio 2010

LE RAGIONI PER NON RASSEGNARCI

IL REGIME SI CONSOLIDA?


Il Corriere della Sera continua a denunciare la mancanza di liberalismo, quale maggior difetto del sistema politico. Ossia il sistema politico potrebbe essere qualificato “democratico” ma sicuramente non “democratico liberale” (semmai “democratico-partitocratico”, come sostiene anche chi scrive).


L’editoriale del Corriere della Sera del 28 gennaio scorso, scritto da Angelo Panebianco, afferma: “Il bipolarismo richiederebbe una prevalenza della moderazione sull’estremismo, una convergenza al centro. Non è necessario che ciò accada continuamente (anche nei sistemi bipolari più stabili si danno inevitabilmente momenti o episodi di lotta feroce) ma è necessario, perché il sistema duri, che moderazione e convergenza al centro siano, almeno, le tendenze prevalenti. In Italia non è così. La caratteristica italiana è che mentre i fautori della moderazione sono per lo più contrari al sistema bipolare, i difensori del bipolarismo sono contrari alla moderazione.


Lo si vede in ogni zona del sistema partitico. Nel centrodestra le cose appaiono solo un po’ più confuse e complesse a causa degli effetti dell’esercizio del potere, del ruolo di Berlusconi, e della presenza della Lega (un partito di rappresentanza territoriale che, in quanto tale, ha un rapporto solo strumentale con il bipolarismo) … A destra come a sinistra sono deboli le forze disponibili a far funzionare il sistema bipolare tramite moderazione e convergenze al centro. Le forze contrarie sono più consistenti.”

Infine si chiede: “Perché queste oscillazioni fra estremi opposti? Le ragioni sono complesse e ciascuno può scegliere le risposte che preferisce. La più semplice è che, a tutte le latitudini, in alto e in basso, fra le élite come fra i cittadini comuni, mentalità, cultura e sensibilità liberali siano tuttora pressoché introvabili.”


Ebbene questa consapevolezza può indurci a rassegnarci oppure ad impegnarci nella direzione della costituzione di un soggetto politico che possa far riscoprire alle élites ed ai cittadini qualunque il piacere della mentalità, della cultura e della sensibilità liberale per rifuggire il vuoto conformismo?


Oltre al piacere per l’eresia, cosa può indurre a non desisistere, a non arrenderci e a non mollare?


Le recenti individuazioni dei candidati alle prossime elezioni regionali hanno svelato la debolezza dei partiti di regime. Non siamo ancora all’utilizzazione dei partiti da parte dei cittadini ma sembra che ci stiamo incamminando in quella direzione. Le candidature in Puglia, Veneto e Piemonte non sono segnali di debolezza della leadership del PDL? Le candidature di Vendola, della Bonino e di Bortolussi non sono un segnale della debolezza della segreteria del PD? Entrambe non perseguivano altri progetti? (bl)



21 dicembre 2009

IL COSTO DELLA POLITICA

FOCUS.

IL COSTO DELLA POLITICA LA CORTE DEI CONTI


IL RAPPORTO PUBBLICATO SU INTERNET INDICA UN GUADAGNO DEL 270% IN UN QUINQUENNIO


IL LIMITE PER ACCEDERE AL PARLAMENTO:

ESISTE UNA SOGLIA DI SBARRAMENTO DEL 4%, MA PER OTTENERE I CONTRIBUTI E' SUFFICIENTE RAGGIUNGERE L' 1%


QUATTRO EURO RIMBORSATI PER OGNUNO SPESO


di SERGIO RIZZO dal CORRIERE DELLA SERA del 18 dicembre 2009

 

Un meccanismo studiato per aggirare i risultati devastanti della consultazione popolare promossa dai radicali con il referendum del 1993.


Per limitare l' enorme esborso di denaro pubblico la Corte chiede una norma che almeno eviti l' erogazione degli interessi legali Così tutti i partiti usano le elezioni per finanziarsi: per il voto 2008 investiti 136 milioni, ne riceveranno 503.


Come moltiplicare per undici il capitale, in soli cinque anni e senza il minimo rischio?


Chiedere consigli dalle parti del Carroccio, dove sono riusciti senza sforzo nell' impresa. Non è uno scherzo: per la campagna elettorale delle politiche 2008 la Lega Nord ha speso 3 milioni 476 mila 704 euro e incasserà dallo Stato 41 milioni 384 mila euro. La differenza è di quasi 38 milioni, un rendimento che non si ricordava dai tempi dell' ubriacatura da net economy: 218% l' anno. A dire il vero, nemmeno gli altri partiti che hanno partecipato a quelle elezioni si possono lamentare. Come dimostra il documentatissimo referto che la Corte dei conti ha appena pubblicato di nuovo sul proprio sito Internet, dopo anni in cui si era deciso di recapitare esclusivamente alle Camere quei rapporti, che restavano così, pubblici ma al riparo dalla pubblicità, avvolti in un consolante riserbo. Dal 2008 al 2012, dicono i magistrati contabili, i partiti intascheranno oltre 503 milioni a titolo di «rimborso» per le spese elettorali sostenute durante le ultime politiche. Anche se questa è una definizione ipocrita, volendo essere teneri. Si può forse definire «rimborso» il pagamento di una somma pari al quadruplo quasi di quella effettivamente spesa? Per la campagna elettorale del 2008 tutti i partiti hanno investito 136 milioni, ma intascheranno 503 milioni, ossia 367 in più. Il guadagno è del 270% in un quinquennio. Questo è possibile perché le norme approvate (da tutti i partiti, con qualche encomiabile eccezione radicale) dopo il referendum che nel 1993 avrebbe abolito il finanziamento pubblico della politica stabiliscono per chi partecipa alle elezioni un «rimborso» proporzionato ai voti raccolti.


Ma non commisurato alle spese effettivamente sostenute, bensì forfettario. E qui sta il trucco. I partiti hanno diritto a spartirsi ogni anno circa 200 milioni, sia pure con una riduzione del 10% introdotta con la Finanziaria 2008. Ovvero quattro euro l' anno per ogni elettore: un euro per la Camera, uno per il Senato, uno per le europee e uno per le regionali. In cinque anni, cioè in un ciclo elettorale completo, fa un miliardo di euro tondo, duemila miliardi delle vecchie lire. Sempre che non intervenga, come è accaduto nel 2008, la scadenza anticipata della legislatura. Perché con una leggina approvata poco prima delle elezioni del 2006 si è deciso che i rimborsi continuano a correre anche nel caso di elezioni anticipate. Ecco perciò che per tre anni, fino al 2010, ai partiti toccherà razione doppia di rimborsi per le elezioni politiche, dettaglio che porterà i loro incassi dai «normali» 200 milioni l' anno a quasi 300. Un record europeo assoluto ottenuto grazie a una parolina magica che i politici continuano a usare a dispetto di ogni evidenza. Sull' ipocrisia del termine «rimborso» concorda la stessa Corte dei conti, ricordando nell' ultimo referto «che quello che viene normativamente definito contributo per il rimborso delle spese elettorali è, in realtà, un vero e proprio finanziamento». Un finanziamento frutto di un meccanismo diabolico, studiato per aggirare i risultati devastanti di quella consultazione popolare del 1993 promossa dai radicali che ebbe un consenso mai più raggiunto (l' 85%) da un referendum. Governato da regole, se possibile, ancora più diaboliche. Per esempio, quella secondo cui l' euro pro capite l' anno per ogni tornata elettorale si calcola non su quanti effettivamente si recano alle urne (circa 37 milioni e mezzo alle ultime politiche) ma sul numero degli iscritti alle liste elettorali della Camera: 50 milioni 66 mila 615.


Così anche i rimborsi del Senato, dove gli elettori sono tre o quattro milioni di meno, si calcolano sempre su quel parametro. Altra regola diabolica: per accedere al Parlamento esiste una soglia di sbarramento del 4%, ma per ottenere i contributi è sufficiente raggiungere l' 1%. Accade così che la Destra, formazione politica che aveva presentato Daniela Santanché come candidata premier, e con il 2% rimasta fuori dal Parlamento, ha avuto in dote rimborsi per 6,2 milioni di euro: 3,7 milioni più di quanto aveva speso per la campagna elettorale. E chi non arriva nemmeno al fatidico 1%? Non prende i soldi. Ma i denari non vanno certamente perduti, perché se li dividono gli altri. Dopo le elezioni del 2008 sono stati distribuiti in questo modo un paio di milioni. Ed è piovuto, ovviamente, sul bagnato. Il Popolo della Libertà ha speso per la campagna elettorale 68 milioni e mezzo? Avrà rimborsi per 206 milioni e mezzo in cinque anni. Il guadagno è di oltre il 200%. Ancora meglio è andata al Partito democratico (l' unico ad avere il bilancio certificato) che avendo investito 18,4 milioni ne porterà a casa 180,2.


Per non parlare dell' Italia dei Valori di Antonio Di Pietro: 4,4 milioni spesi, 21,6 incassati. Perfino l' Udc, che in occasione della campagna elettorale del 2008 ha prodotto uno sforzo finanziario immane, inferiore soltanto a quello del partito di Silvio Berlusconi, con un investimento di quasi 21 milioni, ha chiuso in attivo per 5 milioni. Ottima anche la performance del Movimento per l' autonomia di Raffaele Lombardo, che potrà contare su rimborsi pari a quasi sei volte la somma spesa. Non è andata invece affatto bene alla Sinistra arcobaleno, che per la campagna elettorale aveva messo sul piatto qualcosa come 11 milioni di euro, senza tuttavia riuscire a superare la soglia di sbarramento. Perderà 1,9 milioni in cinque anni. Pazienza: ci sono sempre i generosi contributi elettorali della precedente legislatura, che continueranno a correre ancora per tre anni. Nel 2006 il record che è oggi della Lega Nord apparteneva a Rifondazione comunista, che con un investimento di neanche 2,8 milioni aveva raggranellato contributi per una cifra astronomica. Cioè, 34 milioni e mezzo di euro.


La semplificazione del panorama politico seguita alla nascita del Popolo della Libertà e del Partito democratico ha avuto, com' era logico, anche conseguenze finanziarie non trascurabili, come testimoniano le cifre racchiuse nel rapporto del collegio di magistrati contabili, presieduto da Rita Arrigoni, che ha passato al setaccio le spese elettorali del 2008. Conseguenze che hanno avvantaggiato notevolmente i partiti maggiori.


Illuminante è il confronto con le elezioni politiche del 2006. Allora Alleanza nazionale e Forza Italia, che due anni più tardi hanno dato vita al Popolo della Libertà, avevano speso 80 milioni e mezzo, incassandone 191. L' Ulivo e la Margherita avevano invece ottenuto rimborsi per 108 milioni a fronte di 23,5 milioni di investimenti elettorali. Cifre enormi, cresciute negli anni in modo abnorme. Soprattutto a partire dal 2001, quando, con un blitz fulmineo in Parlamento, la misura del contributo unitario a carico di ogni elettore venne portata da 800 lire a un euro l' anno per ogni votazione. Una valanga di denaro si è riversata da allora nelle casse dei partiti, con il risultato di far lievitare in modo incontrollato anche le spese elettorali. Per le elezioni politiche del 1996 tutti i partiti spesero l' equivalente di 19,8 milioni di euro. Cinque anni più tardi, 49,6 milioni. Nel 2006, 122,8 milioni. E l' anno scorso 136 milioni: sette volte più che nel 1996. Dai 35 centesimi per elettore delle politiche del 1996, si è saliti a un euro nel 2001, a 2 euro e 47 centesimi nel 2006 e a 2 euro e 71 centesimi soltanto un paio d' anni più tardi. Tutto questo mentre i contributi versati dallo Stato salivano inesorabilmente da 83 centesimi a 9 euro e 63 centesimi, fino a 10 euro per quinquennio per entrambi i rami del Parlamento. Impressionante. Come impressionante è il volume di risorse che dalle elezioni politiche del 1994, le prime della cosiddetta Seconda Repubblica, è affluito verso la politica con il sistema dei rimborsi. Secondo la Corte dei conti si tratta di una cifra pari a 2 miliardi 253 milioni di euro. Una somma capace di generare un «utile netto» di un miliardo 674 milioni di euro rispetto ai 579 milioni di spese elettorali. Con una progressione geometrica. Se nel 1994 la differenza fra i contributi statali e le spese documentate per la campagna elettorale superava appena i 10 milioni di euro, nel 2008 è stata 36 volte maggiore. Un fatto che dimostra, se ce ne fosse stato il bisogno, che si è ormai passata la misura. E che decisioni come quella presa nella Finanziaria del 2008, con cui i contributi elettorali sono stati ridotti di 20 milioni l' anno, non rappresentano altro che palliativi.


«Un segnale», lo definisce infatti la Corte dei conti, ribadendo «l' esigenza di correlare, almeno in parte, l' ammontare del contributo statale alle spese elettorali effettivamente sostenute dai partiti». Anche perché, oltre al danno, c' è pure la beffa.


Ricordano, i magistrati contabili, che nel caso in cui si vedano erogare in ritardo i rimborsi ai quali hanno diritto, i partiti hanno diritto a pretendere dallo Stato il pagamento degli interessi legali. E se «è indubbio» che questo «risponde ai comuni principi civilistici», c' è scritto nel rapporto della Corte dei conti, «è pur vero che, a fronte di rimborsi che superano di gran lunga le spese effettivamente sostenute dai partiti nelle campagne elettorali, l' introduzione di una norma che ne preveda l' erogazione senza interessi legali eliminerebbe l' effetto espansivo di impiego di risorse pubbliche, che appare già fortemente squilibrato a vantaggio dei partiti». Insomma, se proprio non si vuole usare l' accetta, che ci si metta una mano sulla coscienza. Almeno quella.


14 aprile 2009

Il regime e il terremoto

ROTTAMARE IL REGIME


Ignazio Silone fu duramente colpito dal terremoto avvenuto nella zona di Avezzano nel 1915. Sotto le macerie morì la madre. Anni dopo, ricordando quei tragici giorni, scrisse “Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l' uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie.” Oggi, dopo giorni in cui la solidarietà nei confronti delle vittime non ha permesso alcuna critica nei confronti delle istituzioni – per la prima volta gli interventi di soccorso sono stati esenti da critiche, tranne l’eccezione della trasmissione di Santoro – cominciano ad affiorare sospetti che in questo terremoto del 2009 non vi è stato un trattamento eguale per gli abruzzesi perché la strage sarebbe avvenuta più per il concorso determinante degli umani piuttosto che per un fatto naturale. Non solo, parrebbe, che sono crollati gli edifici costruiti non rispettando la legislazione antisismica ma la stessa legislazione antisismica sarebbe stata “addomesticata” dagli enti istituzionali. Il quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” della domenica di Pasqua intitolava: “Abruzzo: falsato il rating sismico.” Più sotto si leggeva “L’inchiesta: zona a massimo rischio, ma si poteva costruire come se non ci fosse pericolo”. Nella stessa pagina c’era un richiamo significativo “Grado di pericolosità. Alla regione spetterebbe il valore di 12, ma dagli anni ’80 l’indice è fermo a 9”. Sembrerebbe esserci una responsabilità da parte dell’ente Regione, non solo, quindi, dei costruttori senza scrupoli e di coloro che avrebbero avuto il dovere di controllare il rispetto della normativa vigente. Di questa circostanza si parla poco, mentre si fa un gran baccano sulla trasmissione di Santoro e sulle infiltrazioni criminali negli affari edilizi. Perché? Che si voglia nascondere questa ennesima manifestazione del nostro stato “canaglia” con una polemica nei confronti dell’ultimo “bolscevico” o dei soliti criminali che manifestano la loro sovranità nei confronti delle regioni meridionali?


Questa “democrazia senza qualità”, così definita ad essere generosi, deve essere rottamata. Berlusconi e Fini, Franceschini e Veltroni, Bossi e Maroni, Casini e Cesa, Di Pietro e Donadi sono i simboli del regime. Anche Pannella e Bonino, come tutti gli altri nanetti, sono ormai complici del regime. Non è senza significato che i radicali, che siedono in Parlamento, sono stati nominati dal Partito democratico e non eletti dai cittadini. E’ inverosimile che possano intraprendere seriamente la lotta di liberazione dal regime partitocratico quando si allineano sulle posizioni antireferendarie di Maroni. Inoltre indicono una grande assemblea per l’indomani delle elezioni europee senza una iniezione di entusiasmo nello schieramento riformatore, dovuto al successo referendario. E’ vero, la legge elettorale che potrebbe scaturire dal referendum favorirebbe il PdL. Ma il mancato raggiungimento del quorum o la sconfitta referendaria non scongiurerebbero il successo di Berlusconi e Fini. In tal caso sarebbe persa anche l’opportunità di rivitalizzare l’istituto referendario. Inoltre la costruzione dell’opposizione, per la radicale alternativa liberale, sarebbe sicuramente più difficile. Si partirebbe dalle lacrime degli sconfitti piuttosto che dallo spiraglio, per realizzare la riforma “Americana”, che il successo referendario potrebbe aprire quale effetto inintenzionale dell’approfittamento del monopartitismo Pdl-Pd. Il “Partito di Dio”, che avrà la veste del Popolo della Libertà, potrebbe indurre anche gli antiliberali a schierarsi tra gli antifondamentalisti dove i liberali avranno buoni argomenti per guidare la rottamazione di questa “democrazia senza qualità”. E’ “L’elogio della ghigliottina”, di gobettiana memoria, che può esserci di aiuto. (bl)


19 gennaio 2009

L'illegittimità del regime.

MAFIOSITA’ E BRIGATISMO


La marcia indietro della casa di cura «Città di Udine», che non è più disponibile ad accogliere Eluana Englaro per attuare la sentenza che autorizza la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale della donna, in stato vegetativo da 17 anni, è la conseguenza dell’intimidazione effettuata dal ministro socialista – berlusconiano Maurizio Sacconi.


L’intimidazione è la regola della mafia per affermare il proprio potere.


Il caso dell’on. Villari. Denigrare l’uomo, facendolo passare per uno che è incollato con il bostik alla poltrona, vuol essere un avvertimento a tutti i “nominati” detti “parlamentari”. Guai se vi ribellate a chi vi ha nominato: non solo non sarete più nominati ma sarete moralmente distrutti.


“Colpirne uno per educarne cento” era la parola d’ordine dei brigatisti per giustificare la loro “azione politica”.


Al di là del fatto che si sia violata o meno la legalità, che la magistratura ha il compito di accertare, è la legittimazione del regime partitocratrico che è in ballo. Il giudizio sulla legittimità del regime siamo noi cittadini a poterlo pronunciare.


E’ legittimo un regime che usa mezzi mafiosi e brigatisti per imporre il proprio punto di vista? (bl)



 

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