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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
3 ottobre 2010

TROPPO POCO “TORNARE TRA LA GENTE”

SU "VERSO NORD"


Prosegue la campagna di proselitismo del movimento “Verso Nord” nato nel luglio scorso attorno a persone provenienti da diverse sponde politiche, riunite dal minimo comun denominatore secondo cui “l’attuale sistema bipolare non è più un’utile rappresentazione della società italiana; è anzi un ostacolo alla modernizzazione del paese e ne impedisce uno sviluppo ordinato e solidale.”


Con questa frase si presenta il movimento che ha tenuto un incontro il 30 settembre a Castelfranco Veneto (Tv) alla presenza di Maria Gomierato, già Sindaco di Castelfranco Veneto e possibile candidato UDC alle prossime elezioni amministrative provinciali, Diego Bottacin, ex Sindaco di Mogliano Veneto e Giuseppe Bortolussi, ex candidato alle recenti regionali quale leader della coalizione di centrosinistra.


Tra gli altri sostengono questo movimento Massimo Cacciari, già sindaco di Venezia e antagonista del governatore Galan, Maurizio Fistarol, già Sindaco di Belluno e Franco Miracco già portavoce dell’ex governatore del Veneto Galan.


Dal testo del loro “Manifesto” e dalle persone che lo rappresentano, il movimento sembra più il frutto della nostalgia di un passato che ritengono che non ci sia più (infatti che significa rammaricarsi che “l’attuale sistema bipolare non è più un’utile rappresentazione della società italiana etcc..” se non manifestare nostalgia per quello che è stato e non c’è più?) piuttosto che manifestare la consapevolezza della crisi del sistema politico da superare con scelte coraggiose.


Ha affermato la Gomierato “Noi siamo convinti che serva un colpo d’ala, un sussulto d’orgoglio per tornare tra la gente”. Riconoscere la loro estraneità nei confronti dei cittadini è poco. Quello che occorre, invece, è fornire ai cittadini (ossia alla “gente”) lo strumento per un sussulto del loro orgoglio. Il coraggio si manifesta, perciò, con la proposta di nuovi percorsi: ad esempio approfondendo il problema di una nuova legge elettorale che ripristini il collegio uninominale e le primarie di collegio per la scelta dei candidati, mettendo a disposizioni dei cittadini (cioè della “gente”) lo strumento per un sussulto del loro orgoglio.


Bortolussi, dice il Gazzettino, avrebbe affermato che “siamo il Paese che paga più tasse in Europa, ma quello con gli standard dei servizi pubblici peggiori”, quasi che fosse vissuto sempre su di un altro pianeta e non avesse rappresentato una proposta riformista per uno schieramento che è stato capace di allontanare i precedenti possibili leader (Massimo Cacciari e Massimo Carraro).


Comunque, staremo a vedere sperando che quello che oggi è imprevedibile possa realizzarsi. (bl)

 


27 luglio 2010

"Verso Nord"

UN TENTATIVO DI NORMALIZZAZIONE?


Su iniziativa di vari personaggi, già schierati con l’attuale bipolarismo, è stato presentato a Mogliano Veneto il 23 luglio il movimento “Verso Nord” che così si presenta: “L’attuale sistema bipolare non è più un’utile rappresentazione della società italiana; è anzi un ostacolo alla modernizzazione del paese e ne impedisce uno sviluppo ordinato e solidale.”


I promotori dell’iniziativa, appartenenti a schieramenti opposti, non sono personaggi di secondo piano, ma protagonisti della lotta politica, soprattutto qui in Veneto. Troviamo, tra gli altri, Giuseppe Bortolussi (l’ultimo antagonista del governatore leghista del Veneto), Diego Bottacin, Massimo Cacciari, Maurizio Fistarol, Maria Gomierato, (ex sindaci) Franco Miracco (portavoce storico dell’ex governatore del Veneto Galan), nonchè Mario Bertolissi (amico di Galan che lo avrebbe voluto avversario di Zanonato a Padova, al posto del perdente Marin).

Come prima impressione, dall’introduzione del manifesto e dai nomi dei promotori, sembra che si tratti di una iniziativa che non manifesta tanto la delusione per il bipolarismo, nato con la cosiddetta II Repubblica, quanto il dispiacere per l’esaurimento di quella fase politica.


Hanno attivato un sito www.versonord.eu in cui è stato riportato il manifesto ed hanno preannunciato che il movimento “si organizzerà nelle prossime settimane sul territorio del Nordest, collegandosi ad analoghe iniziative nell’intero Nord del paese attraverso la costituzione di comitati promotori su base locale, manifestando fin d’ora la disponibilità ad intraprendere percorsi comuni in forma federata con movimenti e forze politiche nazionali o territoriali ispirate a valori compatibili con i contenuti di questo manifesto ed animate da autentica volontà riformatrice e passione civile.”


Nel manifesto si legge che hanno la “volontà di dar vita a un’iniziativa che sfidi le forze politiche a superare l’attuale indecente legge elettorale, rimettendo la scelta dei rappresentanti parlamentari nelle mani degli elettori”. Ossia ritengono prioritaria la riforma della legge elettorale. Il che è particolarmente interessante. Però uno dei leader del movimento, Massimo Cacciari, sostiene che il PD dovrebbe farsi parte diligente per una riforma elettorale in senso proporzionale, simile a quella tedesca, come auspica l’UDC di Casini.


L’iniziativa non sembra, quindi, capace di emanciparsi dalla esperienza dei suoi promotori e dalla nostalgia di una fase politica che ritengono semplicemente superata, perciò pare indirizzata più alla “normalizzazione” del regime piuttosto che imboccare un percorso riformatore.


Stiamo a vedere perché l’imprevisto e l’imprevedibile può sempre accadere: non dimentichiamoci che spesso effetti inintenzionali conseguono a progetti intenzionali. (bl)


18 aprile 2010

Speranze da energie nuove

NO, NON SIAMO ALL’ANNO ZERO


Insisto: nonostante le sconfitte elettorali non siamo all’anno zero. Non lo siamo perché alcuni di noi hanno investito su possibili cambiamenti e la situazione politica è in movimento.


L’attuale querelle all’interno del Pdl, conseguente al successo elettorale della Lega Nord, potrebbe aprire nuovi scenari. Elezioni anticipate? Forse, ma dipende se il Parlamento non riuscisse a trovare una nuova maggioranza politica. Riforme istituzionali? Forse, se la maggioranza governativa fosse messa sotto pressione in conseguenza di iniziative popolari. Controriforme? Forse, se il governo non subisse il controllo di una opposizione riformatrice.


Il punto centrale è proprio questo: costruire una opposizione riformatrice per tentare di scongiurare le elezioni anticipate al fine di realizzare alcune riforme istituzionali e contrastare le controriforme che la maggioranza governativa vorrebbe attuare per accontentare il riflesso reazionario conseguente anche al maggior peso delle sue componenti più retrive.


Il partito perno dell’opposizione è uscito sconfitto e frastornato dalla consultazione elettorale. Ha provato vecchie e nuove alleanze, ha provato con suoi uomini ma anche con candidature che non provenivano dalle proprie file. Ha subito anche delle imposizioni che sono risultate vittoriose (vedi Vendola in Puglia) mentre ha incontrato sconfitte allorché era riuscito ad imporre un proprio candidato (vedi De Luca in Campania).


E’ necessario un momento di riflessione per il partito democratico. Non occorre un nuovo congresso, occorre che le nuove energie, che comunque sono state risvegliate in questa occasione elettorale, diano il loro contributo per individuare un nuovo percorso. Di qui si può ripartire per modificare la natura dell’opposizione e renderla riformatrice. (bl)


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5 aprile 2010

Speranza

ENERGIE NUOVE

Quando abbiamo affermato che dopo le elezioni regionali non si sarebbe ripartiti da zero non avevamo formulato una previsione. Avevamo una speranza. Il pessimismo della ragione convive con l’ottimismo della volontà, perciò la speranza è la vera natura delle nostre azioni e delle nostre parole.


La speranza non si fondava solo sulle elezioni nel Lazio, in Piemonte, in Veneto o in Puglia. Pur tuttavia non si può non registrare un ottimo risultato a Roma città di Alemanno e Bagnasco. E’ un’ottimo segnale che non dovrà essere trascurato. Così come il risultato pugliese, senza lasciarsi abbattere dal risultato piemontese e veneto.


La speranza si fondava anche sulle elezioni amministrative di un comune veneto, nel cuore della provincia trevigiana, la provincia più leghista d’Italia. Qui un deputato leghista aveva ricevuto la sfida di un onesto amministratore locale sostenuto soprattutto dalla sua lista civica e dal Popolo della Libertà, partito del governatore uscente e sostenitore, a livello regionale, della candidatura del leghista Ministro dell’Agricoltura. Era prevedibile che la sfida, se il leghista non fosse stato eletto al primo turno, sarebbe consistita in un confronto nell’ambito del centrodestra, ossia tra Lega e PdL, invece…


Invece una piccola donna, mai affacciatasi sulla scena politica, sostenuta dalla sua lista civica, dal PD, dall’IdV e da SeL, senza il sostegno dei massimalisti di sinistra è riuscita a superare il primo turno staccata di solo duecento voti dal candidato leghista.


Al secondo turno se la vedranno perciò un deputato leghista (che vorrebbe tenersi sia l’incarico parlamentare che quello amministrativo, per impedire che possano emergere nuove energie anche nel suo partito) e la piccola donna che ha messo per la prima volta la sua faccia a beneficio di un confronto più politico che semplicemente amministrativo.


Non si può dire che sia completamente a digiuno di politica: qualcosa avrà pure respirato nella famiglia di provenienza. La piccola donna ha un nome impegnativo che ricorda altri tempi. Si chiama Donata Sartor. Alcuni, avversari del padre arricceranno il naso. Ricordiamolo: le presunte colpe dei padri non possono ricadere sulle spalle dei figli.


La speranza da noi coltivata era l’impegno, dei cittadini senza potere, di non lasciare la politica solo nelle mani di coloro che vivono di politica.


Qui a Castelfranco Veneto non è qualcosa di improvvisato. Sin dall’estate 2004, dal tempo della campagna raccolta firme per il referendum sulla legge contro la fecondazione medicalmente assistita, un gruppo di cittadini ha dato vita ad una nuova primavera della Politica con la “P” maiuscola. Non si sono lasciati abbattere dalle sconfitte subite e si sono subito riattivati per raccogliere le firme per i referendum sulla legge elettorale. Anche in questo caso le sconfitte non li hanno fatti arrendere ed hanno attivato un comitato locale raccogliendo le firme dei cittadini per ottenere il registro comunale per il “Testamento biologico” al quale hanno dato il nome “Per la libera scelta” per designare l’ambizioso disegno di andare oltre il territorio comunale.


Sono convinto che qualunque sarà l’esito del secondo turno questi cittadini non si arrenderanno, non desisteranno e non molleranno.


Anche questo è il significato della candidatura di Donata Sartor. (bl)


30 marzo 2010

LA SCONFITTA ELETTORALE


NON MOLLARE!


Sapevamo che il centrodestra era forte mentre il centrosinistra era debole. Speravamo, comunque, che un segnale di inversione di tendenza venisse da queste elezioni regionali.


Purtroppo sono troppo flebili i segnali di novità. Dobbiamo ripartire da questi flebili segnali.


Il regime partitocratico si basa su due gambe da cui provengono scricchiolii.


La coalizione di centrodestra è composta soprattutto dal Pdl e dalla Lega. Quest’ultima stravince al Nord e si presenta come l’autentica ed unica interprete della questione settentrionale. Il Pdl, partito nazionale, si sente il rappresentante del popolo produttivo, di qui la naturale concorrenza con la Lega il che non lascia prevedere una tranquilla collaborazione.


La coalizione di centrosinistra ha come partito guida il Pd ma si lascia trainare, troppe volte, dai giustizialisti dell’IdV, non riuscendo a diventare né interlocutore del popolo produttivo né interprete della questione meridionale.


La sconfitta elettorale potrebbe far acquistare al Pd la consapevolezza dei propri limiti.


Sono scricchiolii quasi insignificanti, ma non si possono trascurare.


Chi vuole costruire un partito riformatore di liberali e democratici con l’obiettivo di farsi strumento per le modernizzazioni riguardanti le istituzioni (poter scegliere chi governa e punire - in modo democratico e nonviolento - chi non merita più il voto), l’economia (centralità del Mercato ed emarginazione delle corporazioni) e la società (libertà individuali dallo stato e dalla società etica), modernizzazioni che costituiscono la Rivoluzione liberale non realizzata dalle generazioni eredi del Risorgimento, non può mollare.


Bisogna far diventare gli scricchiolii segnali che preannunciano l’implosione del regime. Abbiamo tre anni a nostra disposizione. Diamoci da fare. Riprendiamo, qui in Veneto, la lotta laica e manteniamo la nostra disponibilità a collaborare con chiunque voglia dare vita ad un soggetto Riformatore. (bl)


22 febbraio 2010

da Per Non Mollare A. XI n. 04 20/02/2010

UNA OPPORTUNITA’ LIBERALE


Cari amici,

la Lista Bonino-Pannella se non riuscirà a raccogliere oltre undicimila firme non sarà presente alle prossime elezioni regionali, qui in Veneto.


La presenza della Lista Bonino-Pannella costituirà, per la politica nel Veneto, un arricchimento in quanto la voce liberale è troppo flebile.


Abbiamo spesso manifestato il nostro dissenso nei confronti dei Radicali italiani, ma non possiamo non riconoscere il contributo che sapranno dare. Innanzi tutto costituirà un’occasione, per il Partito Democratico, di rafforzare l’opzione riformatrice resa evidente dalla scelta della candidatura a governatore di Giuseppe Bortolussi, segretario degli artigiani di Mestre ed ex assessore della giunta veneziana di Massimo Cacciari. Costituirà, inoltre, un raffronto con lo schieramento di centrodestra che si dichiara “liberale”.


Al fianco dei radicali di Marco Pannella, in questi giorni, noi di Veneto liberale, insieme con altri amici provenienti da diverse famiglie cultural-politiche, siamo impegnati nella battaglia per il “Testamento biologico”. Si tratta di una lotta per la libertà individuale, il che connota i “veri” liberali distinguendoli dai liberaloidi depositari di etiche clericali piuttosto che laiche.


Detto questo ricordiamo a tutti i lettori che le liste, non solo in Veneto ma anche nelle altre regioni, possono essere sottoscritte in tutti i comuni e a tutti i tavoli che troverete nelle piazze d’Italia. Le informazioni le troverete sul sito http://boninopannella.it/


Una firma vi sottrarrà un minuto del vostro preziosissimo tempo, ma avrete e ci darete un’opportunità liberale della quale il Paese ha enorme bisogno.


In bocca al lupo.


Beppi Lamedica


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5 agosto 2009

Emma Bonino

CHE FARA’ DA GRANDE?


Il salotto cortinese dei coniugi Cisnetto ha ospitato, lunedì 3 agosto, Emma Bonino che ha conversato con Francesco Delzio e il padrone di casa Enrico Cisnetto.


Cisnetto non poteva presentare il vicepresidente del Senato in modo migliore. Sul sito dell’iniziativa “Cortina InConTra” si legge: “Una delle donne che maggiormente hanno saputo coniugare la passione politica con le rivendicazioni di diritti ritenuti fondamentali si racconta sul palco di ‘Cortina InConTra’, spaziando, senza confini, su tutti i temi caldi di questa stagione di ‘crisi’: dalla riforma della previdenza, sulla quale ha posizioni ben più innovative di governo e sinistra tradizionale, alle questioni relative a sicurezza e immigrazione, fino alle vicende internazionali che rimodellano i rapporti di forza delle potenze mondiali, un confronto schietto che si propone di illustrare una visione mai banale e sempre estremamente lucida. Un incontro con una delle personalità più carismatiche dell’intera scena politica italiana, un’opportunità imperdibile di conoscere una donna ‘radicalmente’ controcorrente”.


La Bonino non ha deluso le aspettative. In una serata da lupi – il calo della temperatura dovuto ad un temporale estivo ha fatto battere i denti ai presenti – la Senatrice radicale ha manifestato tutta la sua genuina passione politica. Evitando di polemizzare sulla circostanza se in Italia c’è o non c’è democrazia, ha sottolineato la necessità di una svolta riformatrice per affrontare l’attuale fase politica. Innanzi tutto la necessità di una riforma elettorale che vede elemento centrale l’opportunità di introdurre, a qualsiasi livello, il collegio uninominale. Collegare l’eletto al territorio significa avvicinare i cittadini alla politica in quanto si sentirebbero protagonisti di scelte piuttosto che strumentalizzati per ratificare scelte altrui, come accade oggi con il “porcellum”.


La presenza di Francesco Delzio, già leader dei giovani di Confindustria, autore di un libro sul disinteresse, nei confronti della politica, da parte dei giovani, ha permesso alla Bonino di fare un raffronto tra i giovani della sua generazione - quella del divorzio, dell’aborto e dei diritti civili - con quella attuale tutta rifugiata nel presente e priva di qualsiasi sogno. Infatti di fronte ai nodi dell’economia, alla crisi del welfare e del sistema pensionistico i giovani, principali vittime assieme alle donne, ai vecchi ed ai malati, sembrano indifferenti.


La crisi, o meglio la globalizzazione può essere una opportunità ma per coglierla occorre avere strumenti adatti. Le attuali organizzazioni internazionali, ad esempio il Fondo Monetario Internazionale o il G 8 sono organizzazioni obsolete, o meglio superate dai tempi. Anche l’Unione europea come organizzazione intergovernativa è obsoleta. Quello che occorre è una Europa all’altezza dell’utopia del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni.


Ma Emma Bonino, con la sua passione, da grande, potrà essere il leader del partito europeo riformatore di liberali e di democratici? (bl)


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19 luglio 2009

A CHE SERVONO I LIBERALI?

L’IMMOBILISMO MERITA UNA RISPOSTA LIBERALE


Sergio Romano, rispondendo ad una lettera di Enzo Bianco, Antonio Maccanico e Valerio Zanone (che sostenevano la necessità di superare l’immobilismo politico attuale attraverso il consolidamento del progetto del Pd) nota che a differenza di altri liberali quelli italiani “sono condannati a essere lievito di torte fabbricate da altri cuochi”.


La risposta di Sergio Romano sul Corriere della Sera del 18 luglio mi offre un’altra occasione per ribadire il punto di vista del sottoscritto e dei suoi (pochi) amici.

Sergio Romano non dice che è una condanna all’ergastolo, quindi potrebbe anche cessare. Anzi se all’estero i liberali sono stati capaci di incidere un po’ (“in Germania potrebbero andare al governo, nella prossima legislatura, con la signora Merkel. In Francia hanno avuto una considerevole influenza durante la presidenza Giscard e i governi di Raymond Barre e Edouard Balladur. In Gran Bretagna sono sfavoriti dalla legge elettorale, ma hanno conquistato 62 seggi nelle elezioni del 2005, con un aumento di 10 seggi rispetto alle elezioni precedenti. E a Strasburgo, infine, il gruppo parlamentare dei liberali e dei democratici conta 84 deputati”) perché mai in Italia i liberali debbano essere sempre il lievito di altri partiti piuttosto che il lievito della democrazia?


Ammetto che in Italia i liberali hanno fragili radici. Dopo l’avventura risorgimentale e i rivoluzionari governi della Destra storica, la pratica governativa e la paura dei socialisti hanno indotto comportamenti ultramoderati e conservatori lasciando, così, spazio a quello che appariva nuovo ossia ai populismi ed ai socialismi.


Oggi di fronte a quello che appare nuovo (prima Forza Italia e Alleanza Nazionale ed ora Popolo della Libertà, da una parte, Democratici di Sinistra e Margherita ora nel Partito Democratico, tralasciando la Lega, il soggetto di Di Pietro e gli eredi della vecchia DC) i liberali non sanno che far di meglio che confondersi con questi soggetti “nuovi” ma privi e refrattari alla cultura liberale.


Non è solo la responsabilità di Bianco, di Maccanico e di Zanone, ma anche quella di Martino, Urbani e Della Vedova e degli altri liberali che perseguono strategie di ospitalità per mera sopravvivenza personale, o che si limitano ad essere “guardoni” della lotta politica. Per carità nessuno di questi avrebbe le carte in regola per mettersi alla testa di una riscossa liberale: troppi errori hanno commesso. Le loro scelte attuali li individua come coloro che condannano oggi i liberali “a essere lievito di torte fabbricate da altri cuochi.”


E se al vetusto confronto “destra-sinistra” si sostituisse quello tra “partiti del nord e partiti del sud”, innescando una sindrome “belga” (valloni versus fiamminghi), non si realizzerebbero le premesse per una grave crisi dell’unità nazionale che ci allontanerebbe sempre più dall’Europa avvicinandoci a regimi mediorientali?


Non è una lettura particolarmente originale, anche Luca Ricolfi paventa i pericoli di un confronto nord-sud (La Stampa del 19/07/09), ossia di un confronto tra la questione settentrionale e quella meridionale.


I liberali avrebbero, perciò, il ruolo dei riformatori portatori di una cultura politica che punta più sul come “controllare chi comanda” piuttosto che su chi debba comandare, e quindi più favorevole al clima di coesione sociale, presupposto essenziale per affrontare serenamente i problemi del nuovo millennio.


I novemilioni di cittadini che sono stati rivelati dal recente referendum elettorale è un target che sarebbe attento a questa nuova offerta politica. Ma anche i predetti liberali, prima indicati, potrebbero essere indotti a cambiare atteggiamento. Anche solo per interesse personale.


L’immobilismo merita una risposta liberale. (bl)

 


20 aprile 2009

PLI: Consiglio nazionale aprile 2009

COSTRUIRE L'OPPOSIZIONE


Il 18 aprile si è svolto a Roma il Consiglio Nazionale del PLI avente quale oggetto la partecipazione alle elezioni europee.


Il PLI aveva proposto una lista laica guidata da Marco Pannella. I radicali italiani, invece, hanno deciso di presentare liste radicali alle prossime elezioni europee sotto il simbolo Pannella – Bonino.


Ho ascoltato parte del Consiglio Nazionale del PLI: sia l’introduzione di De Luca e sia il lungo intervento dell’ospite Marco Pannella che ha considerato quanto meno ridicolo il riproporre l’esperienza negativa del 1989.


Rispetto al passato, ad avviso di chi scrive, la situazione è completamente cambiata perché il regime da antiliberale rischia di diventare illiberale. Di fronte ad un regime antiliberale si può attuare la strategia del combattere divisi ma nel colpire uniti, mentre tale strategia è velleitaria di fronte ad un regime illiberale. Di qui la necessità di iniziare un processo di aggregazione dei liberali. Indicare nella figura di Marco Pannella il leader di questo soggetto “di” liberali è stato un segno di umiltà e di realismo. La storia di Marco Pannella, nonostante i gravi errori commessi, resta a simboleggiare la radicale alternativa liberale al regime. Mettere assieme moderati e radicali, riformisti e riformatori è la strada giusta che De Luca ha indicato e che i radicali hanno rifiutato.


Pannella ha invitato il PLI ad una grande assemblea da tenersi all’indomani delle elezioni europee per lanciare la grande battaglia di liberazione dal regime. Ma non sarebbe stato meglio partire già da una esperienza di collaborazione piuttosto che partire da zero dopo la sconfitta della lista Pannella – Bonino?


Da parte loro, a conclusione del loro C. N., i moderati del PLI hanno approvato una mozione in cui apprezzano l’opera della Lega nell’ostacolare il diritto dei cittadini al referendum elettorale di Segni e Guzzetta in quanto così si osteggerebbe “la deriva plebiscitaria verso cui il Paese sembra incamminato ad opera delle maggiori forze politiche di destra e di sinistra”.


I liberali del PLI, inoltre, si offrono a chiunque “sia disposto a fare con loro questa battaglia di Libertà, nella convinzione che nulla è perduto con la lotta e che invece tutto può essere perduto con la rinuncia”.


Da quanto sopra si deduce che la lotta di liberazione dal regime partitocratico sarà molto difficile praticarla. Da un lato abbiamo una evanescente opposizione parlamentare (ma costruirne un’altra, viste le predette premesse, sembra essere velleitario) mentre la maggioranza viaggia con il vento in poppa verso il Partito di Dio.


La mancanza di questa consapevolezza da parte dei liberali rende le cose molto più difficili.(bl)


11 febbraio 2008

Una lista per la Riforma?

Il prof. Giovanni Guzzetta, presidente del comitato sul referendum elettorale che dovrebbe svolgersi il prossimo 18 maggio, sul Corriere della Sera del 10 febbraio, partendo dalla considerazione che il referendum avrebbe già ottenuto un buon risultato avendo prodotto il confronto tra PD e PDL, scriveva: “E' necessario consolidare i processi politici con soluzioni istituzionali adeguate. La prima è la legge elettorale, che recuperi, tra l' altro, il rapporto tra elettori ed eletti: collegio uninominale e sistemi di primarie sono la soluzione più auspicabile. Subito dopo vengono quelle indefettibili riforme di cui si parla da anni: scelta immediata del Capo dell' esecutivo, eliminazione del bicameralismo perfetto, drastica riduzione dei tentacoli della politica e del numero dei suoi «professionisti» a cominciare dal taglio dei parlamentari; riforma dei regolamenti parlamentari, finalmente una legge sui partiti, che realizzi democrazia e trasparenza interna; una seria riforma del finanziamento che eviti vergogne intollerabili.” Il prof. Guzzetta rivolge, così, un appello ai partiti che si confronteranno nelle prossime elezioni politiche anticipate. Aggiunge “Il movimento referendario è nato per questo (ossia per sostenere quelle riforme ndr) e vigilerà perché ciò accada, perché già dalla prossima legislatura si realizzi quella curvatura riformista, bipolare e maggioritaria che è ormai nel cuore degli italiani e a cui, però, una grossa fetta del ceto politico continua a resistere.”

Personalmente sono scettico circa la volontà riformatrice degli attuali partiti politici e la possibilità che la prossima legislatura possa mettere in cantiere quelle riforme. Ritengo in crisi l’attuale regime per cui mi sembra più votato a normalizzare la vicenda politica, piuttosto che a rivoluzionarla. Non mi sembra che ci siamo incamminati sul bipartitismo, anche se Veltroni e Berlusconi, sostenendo la tesi del voto utile, tenteranno di ridurre l’elezioni in un referendum fra il PD e il PDL. Inoltre con la comparsa della “cosa rossa” e della “cosa bianca” sembra che si stia delineando un sistema partitico alla tedesca, più favorevole al proporzionale che al maggioritario. Anche ammesso che l’appello di Guzzetta possa essere raccolto dai partiti attuali, non sarebbe male farsi un’assicurazione con la presenza nel prossimo Parlamento di una forte pattuglia di riformisti e riformatori. Ossia una lista per la Riforma (per il partito della Riforma i tempi non sono ancora maturi) - ad esempio con una Lista Bonino che indicherebbe il nome dell’auspicabile premier e che avrebbe il vantaggio di non raccogliere firme avendo una rappresentanza a livello europeo - potrebbe essere allestita assieme ai Radicali di Pannella ed ai Socialisti di Boselli. Entrambi hanno trovato la porta sbarrata da parte del PD, quindi potrebbero farsi iniziatori di una lista elettorale in cui ospitare referendari, laici e liberali. Non sarebbe una riedizione dell’esperienza della Rosa nel Pugno perché quel progetto, mirava a realizzare un soggetto unico di laici, liberali, socialisti e radicali, schierato nel centrosinistra, mentre questo sarebbe una mera lista elettorale che potrebbe sfociare nella costituzione di due nuovi soggetti: uno liberale ed uno socialista, senza annessioni dell’uno all’altro, o viceversa. Entrambi, con la propria identità culturale antagonisti dei conservatori (PD e PDL), dei clericali (“cosa bianca”) e dei nostalgici (“cosa rossa”).

Così liberali e socialisti potrebbero diventare protagonisti della lotta politica portando in Parlamento riformisti e riformatori. (bl)

 



 

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