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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
20 marzo 2011

LA SINISTRA E LA QUESTIONE LIBERALE

AA.VV. “QUADERNI RADICALI N. 106 A. XXXIV speciale marzo 2011” Associazione Amici di Quaderni Radicali 2011

Chi scrive da anni ritiene che la questione liberale sia la questione centrale per comprendere la storia in questi centocinquant’anni di vita dello Stato italiano. Non per nulla auspica, e per quanto poco, tenta di contribuire alla nascita di un soggetto di liberali e di democratici, ossia di moderati e radicali, di riformisti e riformatori. Ad avviso di chi scrive è il processo risorgimentale (unità, indipendenza e libertà) che deve essere proseguito. La storica rivista di area radicale nata nel 1977 e fondata ed animata da Geppy Rippa, già segretario del Partito Radicale oltre che radicale – deputato, offre con questo numero una riflessione interessante sui rapporti tra la Sinistra attuale e la questione liberale.

Scrive Rippa: “La Sinistra … (è) schiacciata tra subalternità a lobbies di ogni genere (finanziarie, giudiziarie, informative e quant’altro), umilianti retromarce e sconfitte politicamente pesanti, nella speranza di poter poi sottrarsi alla futura egemonia delle alternative inesistenti fornite da gruppi di interesse che sono perfettamente speculari ad una maggioranza di destra priva di qualsiasi capacità e moralità”. E’ una diagnosi tanto impietosa quanto sincera, se si vuole proporre una terapia.

Aggiunge, infatti Rippa: “Questo Paese ha urgente bisogno di un’alternativa, che non si limiti ad una rotazione, o a una alternanza di mero potere.” Ecco qui la debolezza della strategia basata sull’antiberlusconismo. Non si tratta di sostituire una leadership, si tratta di proporre un’alternativa. In cosa deve consistere questa alternativa proposta da Rippa? “Un’alternativa che deve comportare l’evoluzione di una totale revisione e di un profondo rinnovamento: che significhi in termini culturali, politici, economici, sociali un reale cambiamento, una vera riforma dei modelli comportamentali (non solo) della classe cosiddetta dirigente, ma degli stessi cittadini.” Il che si traduce nel binomio “ rivoluzione liberale”.

Nel numero segnalato di questa bella rivista, la riflessione sul tema “la Sinistra e la questione liberale” prosegue con uno schizzo del percorso di un progetto riformatore disegnato da Luigi O. Rintallo (giustizia, riforme politiche ed istituzionali, riforma del lavoro e del fisco, welfare). Inoltre l’intervista al filosofo Biagio De Giovanni, già europarlamentare del PCI, rileva la debolezza del PD in quanto frutto di “due oligarchie sconfitte” eredi del PCI e della sinistra democristiana, perciò sorde alla questione liberale ed incapace di comprendere anche il socialismo liberale. Anzi proprio il fallimento del PSI di Craxi e Martelli, che aveva tentato di rivisitare la tradizione socialista in chiave liberale, secondo De Giovanni, è stata la pietra tombale sulla sinistra italiana.

Considerare la questione liberale la cartina tornasole sia della destra che della sinistra è il tema affrontato da Danilo Di Matteo, mentre Guido Compagna sostiene la tesi che il termine “liberale” è nello stesso tempo abusato ed ignorato sia dalla destra che dalla sinistra.

Corrado Ocone, a propria volta, sostiene auspicabile, per il bene della sinistra, rivisitare il socialismo in chiave liberale. Anzi sostiene che il socialismo liberale non è affatto morto.

Questa discussione a più voci si conclude con tre documenti storici importanti. Vi è un articolo di Marco Pannella, del 1959 e comparso sul Paese Sera, sulla possibilità dell’alleanza tra sinistra democratica e PCI per l’alternativa al potere democristiano, il rifiuto di Palmiro Togliatti, sempre comparso sul quotidiano filocomunista, e la dichiarazione dello scrittore Elio Vittorini di non accettazione della candidatura nelle liste del PCI perché “mancano le rassicurazioni di carattere culturale”.

Quasi come appendice a questo confronto a più voci QR pubblica un interessante testo scritto da Daniele Bertolini e da Alessandro Massari ,con la collaborazione di Valerio Federico, su una possibile direzione di marcia sul terreno delle riforme costituzionali.

La rivista contiene altri articoli interessanti ma lo spazio mi permette solo di segnalarli in modo generico.

Per informazioni e-mail info@quaderniradicali.com sito web http://www.quaderniradicali.com (bl)

INDICE: PRIMO PIANO La Sinistra e la questione liberale con testi di Geppy Rippa, Luigi O. Rintallo, Biagio de Giovanni, Danilo Di Matteo, Guido Compagna, Corrado Ocone, Marco Pannella, Palmiro Togliatti, Elio Vittorini, Daniele Bertolini, Alessandro Massari; STATO DELLE COSE: testi di Silvio Pergameno (La restaurazione putiniana) e di Giulio Manfredi (Telekom Serbia e la partitocrazia in salsa balcanica); INTERVISTE a Mario Scialoia (Conversione ed Islam); INTERVENTI di Claudia del Vento (Rifiuti), di Valerio Federico e di Luca Perego (Il potere formigoniano in Lombardia), di Giulia Simi (La riforma Gelmini e la Sinistra); TESSERE DI DOMINO oltre al ricordo di Gian Franco Lami e di Roberto Altamura e alla segnalazione del libro scritto da Michele De Lucia sulla Lega, vi sono testi di Emma Bonino e Anthony Dworkin, Anna Mahjar Barducci, Luigi O. Rintallo, Fabio Viglione, Giovanni Maria Losavio, Danilo Di Matteo, Antonio Maculo, Licya Vari, Andrea Spinelli Barrile, Federica Matteucci, Serena Guerra, Giulia Musella, Alessandro Frezzato; MATERIALI testi di Maurizio Mottola (in ricordo di Luigi De Marchi) e di Francesco Pallia (su Aldo Capitini); PER SALE E SCAFFALI a cura di Elisa Albo …BUT NOT LIST di Sandro Dionisio


20 marzo 2011

Sinistra e Rivoluzione liberale

“[…] La Sinistra […] (è) schiacciata tra subalternità a lobbies di ogni genere (finanziarie, giudiziarie, informative e quant’altro), umilianti retromarce e sconfitte politicamente pesanti, nella speranza di poter poi sottrarsi alla futura egemonia delle alternative inesistenti fornite da gruppi di interesse che sono perfettamente speculari ad una maggioranza di destra priva di qualsiasi capacità e moralità. Questo Paese ha urgente bisogno di un’alternativa, che non si limiti ad una rotazione, o a una alternanza di mero potere. Un’alternativa che deve comportare l’evoluzione di una totale revisione e di un profondo rinnovamento: che significhi in termini culturali, politici, economici, sociali un reale cambiamento, una vera riforma dei modelli comportamentali della classe cosiddetta dirigente, ma degli stessi cittadini. Insomma di una rivoluzione liberale. […]”

 

(cfr. GEPPY RIPPA in AA.VV. “QUADERNI RADICALI N. 106 A. XXXIV speciale marzo 2011” Associazione Amici di Quaderni Radicali 2011, pag. 12)

 


27 settembre 2007

Il "partito democratico" per la rivoluzione liberale?

ALBERTO ALESINA E FRANCESCO GIAVAZZI “IL LIBERISMO E’ DI SINISTRA” Il  Saggiatore, Milano 2007

“Vogliono essere ricordati come leader che, pur di non rischiare nulla, hanno finito per essere superati dagli eventi e puniti dagli elettori? Noi speriamo che vogliano passare alla storia come Bill Clinton, non come Jimmy Carter”.

Chi sarebbero costoro? Romano Prodi e Tommaso Padoa Schioppa, ossia i più importanti governanti cosiddetti riformisti. Cioè, secondo i luoghi comuni, ministri di sinistra. Ossia l’immobilismo punisce mentre il coraggio riformista paga. Appunto, il coraggio. Ma questa sinistra ha il coraggio di essere liberista, o meglio ha il coraggio di proporre rimedi da liberalismo economico ad un paese pieno di lacci e laccioli imposti da consorterie e lobby?

Il libro di Alesina e Giavazzi sembra una esortazione affinché l’attuale centrosinistra scelga la strada liberale dato che il centrodestra berlusconiano ha dato ampia prova di essere una coalizione controriformista e statalista. Infatti “durante il quinquennio del governo Berlusconi la spesa pubblica è aumentata di 3 punti, dal 47,4 per cento del Pil nel 2000 al 50,5 al 2006”, con nessun beneficio per la crescita economica.

Ma si può avere fiducia in questo governo? Scrivono Alesina e Giavazzi “L’attuale presidente del Consiglio ritiene di essere stato un grande imprenditore, ai tempi dell’Iri, quando guidava un gruppo che possedeva circa metà delle nostre imprese industriali e che finì in bancarotta”. “Romano Prodi – aggiungono – sogna, e progetta un nuovo capitalismo misto guidato da banchieri e da manager pubblici sotto l’ala protettiva del suo governo”. Il che non mi sembra che gli autori del pamphlet manifestino fiducia in Prodi e nel suo governo.

Alesina e Giavazzi sperano in Walter Veltroni, quale detonatore della Rivoluzione liberale necessaria per risollevare le sorti del paese? Durante la discussione sulla abrogazione della legge Maroni riguardante le pensioni c’era “l’occasione per spiegare al paese che non è di sinistra difendere gli anziani a scapito dei giovani e che è impossibile rimandare una (per giunta modesta) riforma dell’età pensionabile”. Veltroni, ricordano i nostri autori, ha detto che è stata una buona riforma abbassare l’età minima da 60 anni a 58!

“In Italia …non abbiamo né un sistema fondato sulla meritocrazia né un sistema fondato sull’uguaglianza…Ciò che serve è … premiare il merito proteggendo chi davvero ne ha bisogno. La sinistra, terrorizzata dall’idea di toccare certe lobby e certi ‘mostri culturali’ sacri, come il ‘diritto allo studio’, che di fatto cela una profonda mediocrità, finisce per difendere l’ineguaglianza e l’inefficienza”.

Ed allora perché si afferma che il liberismo è di sinistra? Perché “oggi, in Italia, chi ha cuore …l’equità, pari opportunità, criteri di merito e non di classe dovrebbe schierarsi in prima linea nelle battaglie a favore di un mercato nel quale vengono fatte rispettare regole del gioco trasparenti, con politiche fiscali e redistributive efficienti e non ‘catturate’ anch’esse da pochi privilegiati”. Secondo Alesina e Giavazzi quei valori (l’equità, pari opportunità, criteri di merito e non di classe) sarebbero valori della sinistra, ma nello stesso tempo constatano l’inadeguatezza di quel settore politico. Pur tuttavia si sentono costretti a sperare in un miracolo. Ossia che i leaders del centrosinistra “vogliano passare alla storia come Bill Clinton, non come Jimmy Carter”.

Ad avviso di chi scrive il liberalismo economico non è neanche di sinistra, oltre a non essere di destra. E non lo è perché la diade “sinistra/destra” è obsoleta. La contrapposizione è quella indicata da Angelo Panebianco: tra società aperta e società chiusa. Il liberalismo, anche economico, favorisce la società aperta. La contrapposizione, perciò, è tra liberalismo e conservatorismo. La crisi del regime della cattiva politica, detta anche antipolitica, è segnalata anche dal superamento della diade tradizionale, ma, per non lasciare campo libero ai populisti, occorre impegnarsi affinché un soggetto politico “di” liberali possa diventare protagonista della lotta politica anche per contrastare pericolose derive rivoluzioniste. E’ qualcosa di più che riporre speranza in un miracolo.(bl)

INDICE: Introduzione – 1. Destra e sinistra confuse – 2. La meritocrazia è di sinistra – 3. Liberalizzare i mercati è di sinistra – 4. Riformare il mercato del lavoro è di sinistra – 5. Ridurre la spesa pubblica è di sinistra – 6. Il capitalismo di Stato non è di sinistra – 7. Qualcosa comincia a cambiare - Conclusioni



 

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