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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
24 ottobre 2009

Il Veneto laboratorio politico

OGGI IN VENETO, DOMANI IN ITALIA?


Il Veneto può essere un laboratorio politico. Dal Veneto si può cominciare a dare una risposta alla domanda di cambiamento che sta montando.


Ieri, da gigante economico e da nano politico, il Veneto ha usato, per salvaguardare i propri interessi, prima la Democrazia Cristiana e poi la Lega e il populismo berlusconiano. Oggi che la crisi si fa sentire anche da queste parti, per cui anche la posizione di gigante economico è messa in discussione, le risposte conservatrici tradizionali potrebbero non essere sufficienti. Occorre una corretta analisi politica per individuare i mezzi coerenti.


Da tempo chi scrive afferma che questa Italia così com’è non mi piace. Perché non mi piace. Perché alla divisione del potere da anni, e non solo da quando Berlusconi è protagonista della scena politica, si è sostituita la confusione dei poteri. Non c’è divisione tra esecutivo, legislativo, giudiziario e mediatico. La decretazione d’urgenza ha esautorato il legislativo, il giudiziario riesce ha dettare anche l’agenda politica, mentre il mediatico riduce la lotta politica a un teatrino degli orrori. La confusione in atto prova inequivocabilmente che in Italia non c’è una democrazia liberale, o come altri, più educati di me, dicono che c’è una democrazia senza qualità.


Francis Fukuyama, nell’articolo di oggi sul Corriere (23/10 ndr), dà un giudizio complessivo sulla democrazia in Occidente e la qualifica liberale. Vivendo in Veneto, in Italia e in Europa anziché negli USA, non posso definire “liberale” una democrazia partitocratrica che appare tollerante ma che sta covando un pericoloso fondamentalismo. La nostra società non è aperta, anzi è nella nostra società che stanno crescendo estremismi pericolosi. La questione del testamento biologico è sintomatica. Dalla convinzione personale che “io non lo farei” si sta imponendo la regola generale “tu non lo devi fare, mentre la maggioranza dei cittadini sta a guardare. La politica, i partiti sono un riflesso della società, perciò sono quello che sono.


In questa società vi sono, però, persone che ritengono la virtù della tolleranza pregiudiziale per la civile convivenza. La civile convivenza, d’altronde, è indispensabile per affrontare serenamente i problemi della quotidianità. Inoltre la serenità permette le scelte ragionevoli.


Oggi in Veneto, in Italia e in Europa non si vive nel Bengodi: quello che occorre sono le riforme strutturali per dare una risposta saggia alla sfida della crisi economica e sociale in atto. Di qui l’opportunità di fornirsi di uno strumento riformatore per i liberali e i democratici, che sono gli unici, per la propria cultura politica, capaci di dare una risposta ai nostalgici del tempo andato ed ai rivoluzionisti avventuristi.


Le prossime elezioni regionali qui in Veneto potrebbero offrire l’occasione per il lancio di un soggetto di questo tipo approfittando della rivalità che sta crescendo tra le componenti della maggioranza regionale che è dello stesso tipo di quella nazionale. Il compito dei laici, soprattutto di quelli che militano nel PD, è fondamentale. Prima di prendere qualsiasi decisione abbiano la pazienza di attendere se PDL e Lega si riappacifichino o se la rottura diventa definitiva.


Oggi in Veneto, domani in Italia? (bl)


18 febbraio 2009

Veneto liberale: direzione del 18 febbraio 2009

MOZIONE

 

La direzione di Veneto liberale riunitasi a Castelfranco Veneto martedì 18 febbraio 2009, evidenzia quanto segue:

·       la congregazione per la dottrina della fede, il 3 giugno 2003, ha imposto ai parlamentari cattolici l’obbligo di votare contro ogni progetto di legge favorevole al riconoscimento delle unioni omosessuali;

·       i referendum sulla procreazione medicalmente assistita hanno fallito il quorum, il 12 giugno 2005, dopo una isterica campagna astensionistica delle gerarchie vaticane;

·       l’esortazione all’obiezione di coscienza in difesa della vita, da parte di papa Benedetto XVI, in data 16 marzo 2007, è stata rivolta non solo a farmacisti e a medici, ma anche ai giudici italiani;

sono solo tre episodi da cui si desume l’illecita interferenza della Chiesa cattolica sull’ordinamento italiano alla quale non è seguita una efficace tutela della laicità dello stato;

·       il degrado politico, civile ed umano raggiunto durante il dibattito al Senato, lunedì 9 febbraio, sulla legge per proibire la libertà di rifiutare l’alimentazione e l’idratazione forzata e tentare di costringere il corpo di Eluana Englaro a sopravvivere alla propria morte naturale, accusando di omicidio gli avversari politici;

·       la mutazione culturale subita da persone, con una cultura laica o cristiana, decidendo di sacrificare la libertà individuale alla visione integralista del diritto alla vita come obbligo;

·       la favola dell’antiberlusconismo usata dall’opposizione, sostenendo che lo scontro è tra moderati, divenuti reazionari, e progressisti, sostanzialmente moderati;

·       la riscoperta degli opposti estremismi da parte di intellettuali “liberali”, pur di non schierarsi, ponendo sullo stesso piano assolutisti e relativisti;

·       l’esaltazione del grave stato dell’ordine pubblico – con la conseguente legittimazione di misure incivili quali “ronde”, “castrazione chimica”e “detenzione preventiva obbligatoria” nei confronti degli accusati di violenza sessuale – per distrarre l’attenzione dalla crisi di regime;

sono solo gli ultimi segnali della trasformazione del regime partitocratrico ove al conservatorismo antiliberale sembra sostituirsi il fondamentalismo illiberale, conseguente alla lucida scelta politica della maggioranza, visto il vuoto di opposizione attualmente esistente;

“Dio è dalla nostra parte” sembra diventare la parola d’ordine del nuovo partito “Popolo della Libertà” che, per conseguire l’obiettivo di consolidare il proprio ruolo di partito predominante per i prossimi decenni, non disdegnerebbe il battesimo del fuoco con una consultazione politica nazionale anticipata a) rinnovando con “seguaci” di sicura fede la propria classe parlamentare di nominati, b) sgominando definitivamente i propri avversari, oggi in gravi difficoltà, c) evitando anche il fastidioso referendum elettorale promosso dal comitato dei proff. Guzzetta e Segni;

PQM

Veneto liberale, ribadendo quanto deciso nel suo XI congresso,

a) non trascura il possibile sbocco del progetto di rivoluzione liberale, ossia la formazione di liste di liberali, di democratici e di riformatori antagoniste al Popolo delle Libertà, idonee a concorrere alle prossime elezioni europee in quanto, europeizzando la politica nazionale, dette liste costituirebbero gli anticorpi nei confronti della deriva fondamentalista nazionale in atto,

b) tiene altresì conto della possibilità di elezioni politiche nazionali anticipate dalle quali l’alternativa liberale non può essere assente, pena il trionfo del nuovo regime con il partito predominante “Popolo della Libertà”;

ciò detto si sottolinea quanto segue:

v   l’appello “Restituite la parola ai cittadini”, pubblicato dal Corriere della Sera del 21 gennaio, promosso da varie personalità appartenenti ad aree culturali e politiche diverse, tra cui spiccano i nomi di Antonio Martino e di Umberto Veronesi, diventa di vitale importanza in quanto rappresenta la radicale alternativa liberale necessaria grazie alla evidenziata centralità delle seguenti regole, auspicate anche per la legislazione nazionale: 1) le primarie, che affidano ai cittadini la scelta di ogni candidatura; 2) il collegio uninominale maggioritario, che crea un solido legame tra eletto ed elettore; 3) la scelta popolare del governo; 4) il bipartitismo, che porta chiarezza e stabilità; 5) la separazione dei poteri e la reale autonomia delle diverse istituzioni;

v   l’adesione all’appello deve intendersi come primo passo per la costituzione di un soggetto politico per riformisti e riformatori, per moderati e radicali quale strumento per permettere ai cittadini senza potere di far ascoltare la propria voce manifestando, nel contempo, la disponibilità a partecipare ad una grande assemblea – da effettuarsi al più presto – per dare forma alla speranza che l’appello ha suscitato;

v   i prossimi raduni di liberali e di laici dovranno essere propedeutici a questo progetto di rivoluzione liberale in quanto qualsiasi scelta che ribadisse la propria identità ideologica o la propria volontà resistenziale nei confronti del regime, pur costituendo un generoso esempio di testimonianza, come ha insegnato una più che decennale esperienza, sarebbe dannosa per il progetto di rivoluzione liberale, e, perciò, costituirebbe un aiuto concreto al sorgente fondamentalismo illiberale.

 



 

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