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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
9 gennaio 2012

Intervista sul non-governo

“[…] Il sistema produttivo ha dovuto sopportare il peso di una struttura pubblica che è una cosa indicibile di parassitismo, ossia di alti costi e improduttività. Quando si è visto che l’economia prosperava, che aveva un po’ di grasso, si è fatto carne da porco. Tutti si sono messi a spendere nell’apparato pubblico, credevano che quel benessere potesse reggere all’infinito.[…]”

 

(cfr. UGO LA MALFA “INTERVISTA SUL NON-GOVERNO” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 68)

 

 

“[…] La politica che abbiamo condotto da dieci a quindici anni a questa parte (cioè dal 1962, ndr) ha compromesso l’inserimento attivo dei giovani nella società. In effetti, per assicurare la continuità d’inserimento nella società da una generazione all’altra, è necessario che non si lasci deteriorare fino al limite della disgregazione il sistema produttivo e che il parassitismo sovrastrutturale non accompagni questo deterioramento. E’ avvenuto esattamente il contrario […] Per dare un’immagine plastica della condizione attuale, bisogna dire che la nostra società si divide oggi in due vaste zone. Nell’una, ci sono coloro che hanno un patrimonio, un reddito, un lavoro, e che sembrano voler difendere con ogni mezzo e con energico spirito corporativo quello che hanno. Alla porta di tale zona si affolla l’altra, costituita da disoccupati, giovani e adulti, da categorie debolissime, da abitanti di zone depresse. Se le forze politiche e sociali continuano a occuparsi soltanto della prima zona, secondo i propri interessi politici, di classe o di ceto, trascurando la seconda, non usciremo dal problema.[…]”

 

(cfr. UGO LA MALFA “INTERVISTA SUL NON-GOVERNO” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011 pag. 122)

 

 

“una grande amarezza. Ora osservo che non c’è quell’Italia che avevamo in mente”

 

(cfr. UGO LA MALFA “INTERVISTA SUL NON-GOVERNO” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011 pag. 124)

 


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4 gennaio 2012

Inchiesta sul Vaticano

“[…] Vista da vicino la Chiesa sembra la brutta copia di una delle classi politiche maggiormente screditate dell’intero Occidente. Una vera e propria casta, come quella dei palazzi del potere romano con cui tratta sottobanco i suoi privilegi. Ma ancora più ricca e arrogante nel pretendere l’impunità per i suoi dignitari, degli intoccabili impegnati in un’infinita guerra tra bande.[…]”

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pag. 13)

 

“[…] La gerarchia ecclesiastica cerca di approfittare della crisi della politica. Per recuperare il consenso perduto. Così attacca frontalmente i partiti. Accusandoli di voler mettere le mani nelle tasche degli italiani. Però non molla di un centimetro sui suoi privilegi. Ma il gioco è troppo scoperto. E sulla rete si accende la rivolta. […]”

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pag. 28)

 

“[…] Basti pensare che solo l’8 per mille, il fantasioso meccanismo attraverso il quale lo Stato assegna ogni anno alla Chiesa una quota delle tasse versate da contribuenti in buona parte ignari, ha superato di slancio la vertiginosa cifra di un miliardo di euro, vale a dire quasi quattro volte il valore del finanziamento pubblico (285 milioni nel 2010) che i partiti hanno graziosamente deciso di auto-elargirsi. […]”

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pagg. 32-33)

 

“[…] I vescovi bacchettano i bottegai che non pagano le imposte. Ma poi non guardano in casa loro. Dove l’elusione dell’Ici sugli immobili usati per le attività commerciali è stimata in almeno 700 milioni. Grazie ad una legge davvero balorda. Voluta dal centrosinistra. E finita nel mirino di Bruxelles […] Con il mostriciattolo partorito da Prodi, infatti, qualunque gestore di ostello sia in grado di ricavare una cappella da uno sgabuzzino in disuso può sostenere di non limitarsi a offrire ai suoi clienti un semplice ricovero per la notte. Ed evitare così di versare l’odiato balzello.

A quel punto, e su iniziativa tanto per cambiare dei radicali, che saranno pure un po’ monomaniaci ma almeno non difettano di tenacia, la pratica ha traslocato nei severi uffici della Ue. […]”

(cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pagg. 75-77)

 

Il Vaticano è un luogo non del tutto pieno di persone oneste”(Monsignor Paul Casimir Marcinkus)

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pag. 111)

 

“[…] La Chiesa sapeva benissimo che tra i suoi preti si annidava un esercito di maniaci sessuali. La prova regina, misteriosamente ignorata dalla stampa, è nelle polizze assicurative stipulate dalle diocesi di mezzo mondo contro il rischio-pedofilia. Che spesso le compagnie si sono rifiutate di onorare. Invocando l’omesso controllo. E vincendo le cause. […]”

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pag. 145)

 

“[…] Il caso (l’affaire Boffo ndr.) aveva portato definitivamente allo scoperto la rivalità tra il segretario di Stato (Bertone) e il presidente della Cei Bagnasco, sulla titolarità nella gestione dei rapporti politici del Vaticano. […]”

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pag. 180)

 

“Nell’insieme si conferma una crescente indifferenza al modello di famiglia proposto dalla Chiesa cattolica e si nota la sempre maggior diffusione di un modo alternativo di vivere il privato” (dal VI Rapporto sulla secolarizzazione italiana – Cgil e Fondazione Critica liberale)

 (cfr. STEFANO LIVADIOTTI “I SENZA DIO” Bompiani/RCS Libri SpA Milano 2011. pag. 216)


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22 dicembre 2011

Quale socialismo?

“[….] La democrazia […] non è riuscita a mantenere le proprie promesse, che erano soprattutto di tre ordini: partecipazione […] controllo dal basso […] e libertà del dissenso. […] Si sono verificati due fenomeni contrastanti al principio proclamato della partecipazione diffusa: da un lato, l’apatia politica, che è mancanza di partecipazione […] dall’altro la partecipazione distorta o deformata o manipolata dagli organismi di massa che hanno il monopolio del potere ideologico. Il controllo diventa sempre meno efficace […] con la conseguenza che gli organismi che il cittadino riesce a controllare sono centri di potere sempre più fittizi e i vari centri di potere di uno stato moderno, come la grande impresa, o i maggiori strumenti del potere reale (come l’esercito e la burocrazia), non sono sottoposti ad alcun controllo democratico. […] Quanto al dissenso, esso è limitato in un’area ben circoscritta […] e non offre mai la possibilità di un’alternativa radicale. […]”

 

(cfr. Norberto Bobbio “Democrazia socialista?” in “Omaggio a Nenni” e in “Quaderno di Mondoperaio” 1973, ora in NORBERTO BOBBIO “QUALE SOCIALISMO?” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011 pagg. 44-45)

 

 

[…] Bisogna riconoscere che un modello alternativo di organizzazione politica, alternativo allo stato parlamentare, un modello che possa dirsi ‘democratico e socialista’ in contrasto col modello tradizionale ‘democratico liberale’ […] non esiste, o per lo meno non esiste in tutta la compiutezza dei particolari con cui è stato elaborato lungo i secoli il sistema politico della ‘borghesia’. […]

 

(cfr. Norberto Bobbio “Quali alternative alla democrazia rappresentativa?” in “Mondoperaio”n.10 1975, ora in NORBERTO BOBBIO “QUALE SOCIALISMO?” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011 pag. 90)

 

 

“[…] Il nostro sistema politico fa acqua da tutte le parti. Ma fa acqua da tutte le parti, non perché sia un sistema rappresentativo bensì perché non lo è abbastanza. A parte il difetto del centrismo perpetuo, cioè della mancanza di una rotazione (ossia dell’alternativa ndr) […] l’area di controllo dell’organismo rappresentativo per eccellenza, il parlamento, si restringe ogni giorno di più. […]”

 

(cfr. Norberto Bobbio “Quali alternative alla democrazia rappresentativa?” in “Mondoperaio”n.10 1975, ora in NORBERTO BOBBIO “QUALE SOCIALISMO?” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011 pag. 100)

 

 

“[…] Il mio proposito era semplicemente quello di mostrare le difficoltà cui vanno incontro il processo di democratizzazione in corso (e che, come la nostra stessa esperienza storica ci ha confermato, non è irreversibile), di confutare, non la democrazia, ma la faciloneria. […]

 

(cfr. Norberto Bobbio “Quale socialismo?” in “Mondoperaio”n. 5 1976, ora in NORBERTO BOBBIO “QUALE SOCIALISMO?” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011 pag. 100)


13 dicembre 2011

La sinistra e la questione meridionale

“[…] La crisi presente dei partiti democratici non può essere eterna. O prima o poi le masse dei partiti democratici ritroveranno nuovi slanci di sentimento, nuove necessità di battaglie.

Per quel momento è necessario impedire ai vecchi somari e commedianti della democrazia di ripetere le esperienze del decennio trascorso. Per quel momento è necessario che i morti abbiano già sepolto i loro morti, che i vecchi  condottieri sieno irreparabilmente discreditati e disfatti come si meritano, che le moltitudini abbiano già presa l’abitudine di combatterli come conservatori e non affidare alle loro mani i loro destini come ‘rivoluzionari’. […]”

 (cfr. GAETANO SALVEMINI “LA SINISTRA E LA QUESTIONE MERIDIONALE” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 134)

 

 

“[…] La scuola laica non deve imporre agli alunni credenze religiose, filosofiche o politiche in nome di autorità sottratte al sindacato della ragione. Ma deve mettere gli alunni in condizione di potere con piena libertà e consapevolezza formarsi da se le proprie convinzioni politiche, filosofiche, religiose.

E’ laica, insomma, la scuola in cui nulla si insegna che non sia frutto di ricerca critico e razionale, in cui tutti gli studi sono condotti con metodo critico e razionale, in cui tutti gli insegnamenti sono rivolti a educare e rafforzare negli alunni le attitudini critiche e razionali. […]”

 (cfr. GAETANO SALVEMINI “LA SINISTRA E LA QUESTIONE MERIDIONALE” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 88)

 

 

“[…] Un partito deve saper classificare e graduare le proprie esigenze […] dando ad una riforma o ad un gruppo di riforme […] la precedenza sulle altre. Un partito che non sa fare questa scelta […] è un partito che non sa quel che si voglia, che vuole troppo e non stringe nulla, al quale manca il senso della realtà e la capacità di adeguare l’opera alla realtà stessa […].

 (cfr. GAETANO SALVEMINI “LA SINISTRA E LA QUESTIONE MERIDIONALE” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 65)

 

 

"[...] O noi continuiamo a credere a quella che è la teoria fondamentale del socialismo, che cioè l’emancipazione dei lavoratori non può venire se non attraverso un continuo sforzo di conquista compiuto dalla stessa classe lavoratrice e nel campo economico e nel campo politico: e in questo caso non possiamo rimanere indifferenti dinanzi a un sistema elettorale, che priva la grande maggioranza della classe lavoratrice del più importante fra i diritti politici; dobbiamo riconoscere che non è stato un capriccio, se in tutti i paesi il partito socialista, non appena costituitosi, ha concentrate le sue forze nella conquista del suffragio universale; e non possiamo sperare che il movimento socialista italiano, ‘se vuol rimanere socialista’, possa sottrarsi a questa necessità elementare di ogni movimento proletario.[…]”

 (cfr. GAETANO SALVEMINI “LA SINISTRA E LA QUESTIONE MERIDIONALE” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 73)

 

 

"[…] Alle tre malattie, che abbiamo fuggevolmente descritto, ossia la malattia dello Stato accentratore, la oppressione economica in cui l’Italia meridionale è tenuta dall’Italia settentrionale, e infine la struttura sociale semifeudale, è possibile recare un rimedio? […] Finchè nel Mezzogiorno stesso non si determinerà un movimento energico, costante, organico, che abbia lo scopo di attuare tutte quelle riforme, che per ora non sono che pii desideri degli studiosi.[...]"


(cfr. GAETANO SALVEMINI “LA SINISTRA E LA QUESTIONE MERIDIONALE” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 21 - 24)

 

 

"[…] I nordici disprezzano, come dicon essi, i sudici; e i sudici detestano con tutta l’anima i nordici: ecco il prodotto di quarant’anni d’unità. […]"

 

(cfr. GAETANO SALVEMINI “LA SINISTRA E LA QUESTIONE MERIDIONALE” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 15)


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8 dicembre 2011

Etica e politica

[…] Le leggi hanno bensì la loro importanza, ma che assai più importa il modo in cui esse vengono osservate, cioè l’effettivo operare degli uomini; ed è noto che le leggi, nella interpretazione e attuazione, si allargano, si accomodano, si arricchiscono, e, insomma cangiano.[…]

(cfr. BENEDETTO CROCE “Politica in nuce” in “ELEMENTI DI POLITICA” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pagg. 15-16)

 

 […] Concepita la ‘moralità’ come ‘Stato etico’, e identificato questo con lo Stato politico o ‘Stato’ senz’altro, si giunge alla concezione …che la moralità concreta è tutta in quelli che governano, nell’atto che governano, e i loro avversari debbono considerarsi avversari della morale in atto, degni non solo di essere, secondo legge e fuor di legge, puniti…ma di alta condanna morale. E’, per così dire, una concezione ‘governativa’ della morale… […]

 (cfr. BENEDETTO CROCE “Politica in nuce” in “ELEMENTI DI POLITICA” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 31)

 

[…] Il moralista…è un pratico correttore o censore, che mira a tener saldo e inflessibile l’ideale morale, giudica le cose umane sotto l’esclusivo aspetto della ‘perfectio’, esaminando la correttezza delle singole azioni e la maggior bontà dei singoli individui. Ma lo storico invece si volge a ricercare il passato in tutte le sue relazioni, nella sua logica e nella sua necessità; e, come l’interesse suo è più largo di quello della pedagogia individuale, così più largo è il suo sguardo e il suo giudizio e diversa la scala d’importanza alla quale egli si attiene, onde egli non bada tanto alla ‘perfectio’, alle azioni in ogni loro particolare e minuzia incensurabili, o alla serie delle belle azioni, moralmente ispirate ed eseguite, o alla lode della bontà dell’individuo, quanto al carattere delle azioni compiute e al significato che esse prendono nello svolgimento storico. Il paragone migliore, che chiarisce questa differenza, è tra il grammatico o maestro di lingua e di stile, e il critico di poesia; il primo dei quali…scrutina severamente la proprietà e perfezione delle espressioni, e loda le imperfette, laddove il secondo tollera e perfino accetta le imperfezioni pur di vedersi dinanzi un’opera di vera e grande poesia.[…]

 

(cfr. BENEDETTO CROCE “Storia economica-politica e storia etico-politica” in “ELEMENTI DI POLITICA” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pagg. 75-76)

 

 

[…] Questa concezione è metapolitica, supera la teoria formale della politica e, in certo senso, anche quella formale dell’etica, e coincide con una concezione totale del mondo e della realtà…In essa si rispecchia tutta la filosofia e la religione dell’età moderna, incentrata nell’idea della dialettica …che, mercè la diversità e l’opposizione delle forze spirituali, accresce e nobilita di continuo la vita e le conferisce il suo unico e intero significato. Su questo fondamento teoretico nasce la disposizione pratica liberale di fiducia e favore verso la varietà delle tendenze, alle quali si vuole piuttosto offrire un campo aperto perché gareggino e si provino tra loro e cooperino in concorde discordia, che non porre limiti e freni, e sottoporle a restringimenti e compressioni.[…]

 

(cfr. BENEDETTO CROCE “La concezione liberale come concezione della vita” in “ELEMENTI DI POLITICA” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pagg. 86 - 87)


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1 dicembre 2011

Rivoluzione liberale

“[…] E’ doloroso dover pensare con nostalgia all’illuminismo libertario e alle congiure. Eppure, siamo sinceri sino in fondo, c’è chi ha atteso ansiosamente che venissero le persecuzioni personali perché dalle sofferenze rinascesse uno spirito, perché nel sacrificio dei suoi sacerdoti questo popolo riconoscesse se stesso. C’è stato in noi, nel nostro opporsi fermo, qualcosa di donchisciottesco…Non possiamo illuderci di aver salvato la lotta politica: ne abbiamo custodito il simbolo e bisogna sperare…che i tiranni siano tiranni, che reazione sia reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni sino in fondo. Si può valorizzare il regime; si può cercare di ottenerne tutti i frutti: chiediamole frustate perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia perché si possa veder chiaro. […]”

 (cfr. PIERO GOBETTI “LA RIVOLUZIONE LIBERALE RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 207-208)

 

“[…] Il presupposto di questo libro è che l’Italia riesca a trovare in sé la forza per superare la sua crisi e riprendere quella volontà di vita europea che parve annunciarsi, almeno in certi episodi, col Risorgimento.[…]”

 (cfr. PIERO GOBETTI “LA RIVOLUZIONE LIBERALE RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 203)

 

“[…] Offro un libro di teoria liberale, pensato e scritto secondo un piano organico, che, mentre appare come una storia degli uomini e delle idee di questi anni vorrebbe pur significare un programma positivo e un’indicazione di metodi di studi e d’azione.[…]”

 (cfr. PIERO GOBETTI “LA RIVOLUZIONE LIBERALE RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 221)

 

“[…] Il fine più chiaro è di inserirci nella vita politica del nostro paese, di migliorarvi i costumi e le idee, intendendone i segreti: ma non pensiamo di raggiungerlo con un’opera di pedagogisti e di predicatori: la nostra capacità di educare si esperimenta realisticamente in noi stessi; educando noi, avremo educato gli altri. […]”

 (cfr. PIERO GOBETTI “LA RIVOLUZIONE LIBERALE RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 13)

 

“[…] La nuova critica liberale deve differenziare i metodi, negare che il liberalismo rappresenti gli interessi generali, identificarlo con la lotta per la conquista della libertà, e con l’azione storica dei ceti che vi sono interessati. In Italia, dove le condizioni sia economiche che politiche sono singolarmente immature, le classi e gli uomini interessati a una pratica liberale devono accontentarsi di essere una minoranza e di preparare al paese un avvenire migliore con un’opposizione organizzata e combattiva. […]”

 (cfr. PIERO GOBETTI “LA RIVOLUZIONE LIBERALE RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 71)

 

“[…] Se dalla negazione fascista il liberalismo fosse tratto a ridiscutere i suoi principi, a difendere i propri metodi e le proprie istituzioni, a rinnovare quella passione per la libertà da cui nacque primamente, forse l’avvenire politico del nostro popolo si potrebbe guardare con animo più sicuro. […]”

 (cfr. PIERO GOBETTI “LA RIVOLUZIONE LIBERALE RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 76)

 

“[…] Gaetano Salvemini e Luigi Sturzo sono riusciti a promuovere in Italia il più recente esperimento di illuminismo politico offrendo il metodo e alcuni esempi di problemismo pratico. […] Se la metodologia liberale è la più ripugnante ai dogmi e alle semplificazioni astratte, alle cieche fiducie e alla sicumera dei progettismi, la conoscenza dei problemi pratici si presenta per il politico come una forma e un indice di liberalismo: è un modo di aderire alle sfumature e di prolungare l’osservazione una delle vie per cui si prova l’ascesi del politico.[…] La virtù del dubbio e della sospensione del giudizio, la capacità di dar ragione all’avversario è la miglior preparazione all’intransigenza e all’intolleranza operosa. […] Il liberalismo sdegna la politica dei competenti (degli interessati) perché ha elaborato un concetto della politica come disinteresse dell’uomo di governo di fronte al popolo interessato, e perché ha offerto durante il corso storico alcuni modelli assai evidenti della competenza che deve ritrovarsi nell’uomo di Stato (Cavour). […]”

 (cfr. PIERO GOBETTI “LA RIVOLUZIONE LIBERALE RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pagg. 165-166)

 

“[…] Chi sa combattere è degno di libertà […]”

 (cfr. PIERO GOBETTI “LA RIVOLUZIONE LIBERALE RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 171)

 

“[…] I rapporti tra Stato e Chiesa …si potranno migliorare solo se si manterrà costante la pregiudizialità cavouriana della laicità. Si tratta di liquidare lentamente e insensibilmente gli ultimi residui di clericalismo, se non si vuole veder rinascere con singolare asprezza la lotta anticlericale. Questo programma in Italia è stato rappresentato da Luigi Sturzo, il solo che avrebbe saputo, liquidando il clericalismo con il consenso dei cattolici, evitare una reazione cruenta. L’accordo di Mussolini col Vaticano contro Sturzo segna certo il ritorno di politiche più avventurose e compromettenti ma non è ancora lecito dire quale dei tre malanni (neoguelfismo, clericalismo o anticlericalismo) ci attende in questa parentesi di politica illiberale. […]”

 (cfr. PIERO GOBETTI “LA RIVOLUZIONE LIBERALE RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pagg. 174 - 175)

 

“[…] In Italia il contribuente non ha mai sentito la sua dignità di partecipe della vita statale: la garanzia del controllo parlamentare sulle imposte non era una esigenza, ma una formalità giuridica; il contribuente italiano paga bestemmiando lo Stato; non ha coscienza di esercitare, pagando, una vera e propria funzione sovrana. L’imposta gli è imposta.

Il Parlamento italiano…esercita il controllo finanziario come esercita ogni altra funzione politica. E’ demagogico, parlamentaristico sin dal suo nascere perché è nato dalla retorica, dall’inesperienza, dal mimetismo…Una rivoluzione di contribuenti in Italia …non è possibile per la semplice ragione che non esistono contribuenti…Il popolo …doveva essere educato al parassitismo.[…]”

 (cfr. PIERO GOBETTI “LA RIVOLUZIONE LIBERALE RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pagg. 183-184)

 

“[…] Il fascismo in Italia è un’indicazione di infanzia perché segna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’entusiasmo. Si può ragionare del ministero Mussolini: come di un fatto d’ordinaria amministrazione. Ma il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi, che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, dovrebbe essere guardata e guidata con qualche precauzione.[…]”

 

(cfr. PIERO GOBETTI “LA RIVOLUZIONE LIBERALE RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 206)


14 novembre 2011

Tre pezzi facili sull'Italia

“[…] Ciò che ho tentato di fare…è di mostrare come le difficoltà dell’Italia di oggi, anche al di là del caso Berlusconi, siano dovute a una miscela unica di eredità storiche di lungo periodo…a caratteri profondi della società civile, a un assetto costituzionale inadeguato, a un sistema politico ancora lontano da un accettabile assestamento. […]”

 

(cfr. MICHELE SALVATI “TRE PEZZI FACILI SULL’ITALIA” Il Mulino, Bologna 2011, pag. 125)

 

“[…] I due principali obiettivi della Seconda Repubblica sinora non sono stati raggiunti. Né l’obiettivo di una riforma delle politiche economiche e sociali capace di invertire la tendenza al ristagno che si è manifestata nell’ultimo decennio; né l’obiettivo di una riforma costituzionale adatta al sistema politico che si è formato dopo la crisi della Prima Repubblica. […]”

 

(cfr. MICHELE SALVATI “TRE PEZZI FACILI SULL’ITALIA” Il Mulino, Bologna 2011, pag. 124)

 

“[…] Tutta la seconda parte della Prima Repubblica fu governata da governi di centro-sinistra: trent’anni, se partiamo dal 1963 e arriviamo al governo Ciampi del ’93. …Siamo entrati negli ultimi dieci anni in una situazione di rallentamento economico più grave degli altri paesi europei a seguito delle scelte (e delle mancate scelte) delle classi dirigenti del centro-sinistra. La tesi appena esposta non salva l’opposizione comunista, che è anzi l’elemento determinante di un sistema politico incapace di controllare le tensioni distributive di breve periodo e attuare le necessarie riforme strutturali. Neppure salva tutti i governi della Seconda Repubblica: specie negli anni 2000 si poteva fare di più e di meglio per rimediare alla pesante eredità che la Prima Repubblica aveva lasciato. E poi non si tratta solo di responsabilità del ceto politico in senso stretto: questo è un segmento della classe dirigente, anche se è quello sul quale incombe la responsabilità finale delle politiche pubbliche. I ceti capitalistici e imprenditoriali, i leader sindacali, l’alta amministrazione pubblica, e in generale i ceti dirigenti di tutti i segmenti della società civile, sono coinvolti in questo giudizio di inadeguatezza.[…]”

 

(cfr. MICHELE SALVATI “TRE PEZZI FACILI SULL’ITALIA” Il Mulino, Bologna 2011, pagg. 62-63)


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6 novembre 2011

Libertà economica e libertà politica

“[…] Liberismo e comunismo sono due ordinamenti irrealizzabili e irrealizzati nella loro assolutezza…(e), come principi, sono illegittimi. Se ben si meditano, si riducono l’uno alla proposizione che ‘tutto è lecito’ e l’altro all’altra che ‘niente è lecito’.[…]

 

(Cfr. BENEDETTO CROCE “LE PREMESSE DEL RAGIONAMENTO ECONOMICO?” dalla Rivista di storia economica a. VI, n. 1 – marzo 1941 – in BENEDETTO CROCE E LUIGI EINAUDI “LIBERISMO E LIBERALISMO” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 126-127)

 

 

“[…] Se il liberismo del ‘tutto è lecito’ fosse pensabile in concreto, gli economisti dovrebbero constatare che la loro premessa astratta della piena concorrenza, pure conservando il proprio valore logico di strumento di ricerca, non troverebbe alcuna attuazione, anzi l’opposto, in un vivente ordinamento liberistico.[…]”

 

(Cfr. LUIGI EINAUDI “LE PREMESSE DEL RAGIONAMENTO ECONOMICO?” dalla Rivista di storia economica a. VI, n. 1 – marzo 1941 – in BENEDETTO CROCE E LUIGI EINAUDI “LIBERISMO E LIBERALISMO” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 131)

 

 

[…] Se si scava a fondo non si potrà non convenire sul fatto che il liberismo metaeconomico, cioè etico, di Einaudi era meno distante di quanto potesse a prima vista sembrare dal liberalismo metapolitico, cioè ancora etico, di Croce.[…]”

 

(cfr. CORRADO OCONE “PROFILO DEL LIBERALISMO ITALIANO DEL NOVECENTO” in AA.VV. “LIBERALI D’ITALIA” Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, pag. 11)

 

 

[…] Il liberalismo di Croce è, tenendo conto delle obiezioni di Einaudi, un liberalismo incompiuto….Che cosa è mai una libertà predicata senza le condizioni per praticarla, anzi immersa in situazioni legali ed economiche che la sradicano fin dal suo sorgere?[…]”

 

(cfr. DARIO ANTISERI “MA DAVVERO NON ESISTE UN CRITERIO PER DISTINGUERE I LIBERALI VERI DA QUELLI FALSI?” in AA.VV. “LIBERALI D’ITALIA” Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, pag. 50-51)

 

 

[…] La disputa …in parte è solo apparente, come quando è limitata a questione di parole…In parte, la disputa è ristretta a questioni di sfumature…tanto Croce quanto Einaudi…sono avversi a un radicale collettivismo e, su questo punto, nonostante qualche apparente contraddizione, entrambi sono estremamente decisi ed espliciti…Non si può negare che la disputa si svolge…sullo sfondo di convincimenti comuni. Croce ed Einaudi, infatti, sono figli del loro tempo, che, in politica economica e in Europa, è stato contrassegnato dal passaggio graduale dalla propugnazione della libertà di mercato a quella di un mercato sottoposto ad una serie di interventi. […]”

 

(Cfr. BRUNO LEONI “CONVERSAZIONE SU EINAUDI E  CROCE” già in Biblioteca della libertà 1967 ora in “IL PENSIERO POLITICO MODERNO E CONTEMPORANEO” Liberilibri Macerata 2008 pagg. 345-346)


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16 ottobre 2011

Laicismo, unità e indipendenza

“[…] I due grandi partiti della cosiddetta posticcia ‘seconda repubblica’ – i postdemocristiani a destra e i postcomunisti a sinistra –, pur proclamandosi a parole ‘liberali’, hanno nei fatti seguito una politica illiberale e antilaica: in maniera spudoratamente clericale i berlusconiani, e in maniera ipocritamente compromissoria i democratici di sinistra. La legislazione codina dell’ultimo ventennio ne fa abbondantemente fede.

Dobbiamo, dunque, ritenere che lo spirito laico risorgimentale, in mancanza di significativi interpreti politici, è definitivamente scomparso?

Se così fosse, la nostra civiltà entrerebbe nel tunnel oscuro del fondamentalismo”.

 (cfr. MASSIMO TEODORI “RISORGIMENTO LAICO” Rubettino, Soveria Mannelli 2011 pag 88-89)

 

“[…] La realtà risorgimentale è che il laicismo, in tutte le possibili variazioni anche anticlericali, fu la costante dei liberali e dei democratici quale risposta all’arroccamento tradizionalista del papato. E’ per questo che dovettero divenire anticlericali, oltre che laici, perfino importanti cattolici liberali nel momento in cui presero atto che la Chiesa disattendeva ogni aspirazione innovatrice. Nelle polemiche capziose ancora circolanti contro il laicismo risorgimentale, si dimentica che fu il clericalismo a generare l’anticlericalismo e non viceversa, che la difesa laica del liberalismo fu provocata dal rifiuto oppostogli dal mondo cattolico, e che le soppressioni ‘giacobine’ delle organizzazioni e dei beni ecclesiastici, non furono altro che l’opportuna risposta alla cupidigia materiale dei clericali.[…]”

 (cfr. MASSIMO TEODORI “RISORGIMENTO LAICO” Rubettino, Soveria Mannelli 2011 pag 52)


1 ottobre 2011

Partitocrazia prodotto della cattiva politica

“[…] C’è un abisso, tra l’Italia chiamata a fare sacrifici e quella che li chiede. Di qua 8 milioni e 370.000 poveri, contati dal rapporto Caritas-Zancan, di là l’appartamento da 8500 euro al mese messo a disposizione di Giulio Tremonti, il quale con una mano si prepara a firmare l’obbligo della tracciabilità di tutti i passaggi di denaro superiori ai 2500 euro e con l’altra passa al suo attendente Marco Milanese 4000 euro in banconote. […]”

 (cfr. GIAN ANTONIO STELLA SERGIO RIZZO “LICENZIARE I PADRETERNI” Rizzoli, Milano 2011, pag. 36)

 

“[…] Lo stipendio netto (non lordo: netto) …del Presidente della giunta del Veneto (arriva) a 12.615 (euro). …Vale a dire che …prende più di quanto guadagna al lordo (al lordo!) il più pagato dei governatori americani. Quello dello Stato di New York, che arriva a 10.612 euro al mese.[…]”

 (cfr. GIAN ANTONIO STELLA SERGIO RIZZO “LICENZIARE I PADRETERNI” Rizzoli, Milano 2011, pag. 145)

 

“[…] I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un ‘boss’ e dei ‘sotto-boss’. […]”

(Cfr Enrico Berlinguer in una intervista a Eugenio Scalfari nel 1981 riportato in GIAN ANTONIO STELLA SERGIO RIZZO “LICENZIARE I PADRETERNI” Rizzoli, Milano 2011, pag. 169)



 

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