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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
3 agosto 2010

UN UOMO LIBERO

LUIGI DE MARCHI


Ho conosciuto Luigi De Marchi in occasione di una riunione romana del Partito Radicale. Mi sono avvicinato a lui per manifestargli la mia riconoscenza per avermi dato l’opportunità di conoscere i radicali pannelliani.


Nel lontano 1973, alla vigilia del referendum sul divorzio, i radicali lanciarono una campagna referendaria (“8 referendum contro il regime”) alla quale, da liberale, avevo aderito. Vivevo nel foggiano ed a Foggia i radicali erano ospitati nella sede dell’AIED. Luigi De Marchi fu il fondatore di quella associazione che affrontava i temi dell’educazione demografica, temi che non sono certo obsoleti. Ricordo che anche l’esito del referendum del 18 aprile 1974 lo attesi nella sede dell’AIED assieme ad alcuni amici liberali, con alcuni dei quali avrei proseguitola mia avventura tra i radicali di Pannella.


Luigi De Marchi è stato un esempio di uomo libero. Si diceva “solista” proprio perché le sue convinzioni non permettevano compromessi di sorta. Forse, per questo, si è trovato bene, per molto tempo, nella famiglia dei radicali pannelliani. (bl)


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permalink | inviato da Venetoliberale il 3/8/2010 alle 15:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

20 aprile 2008

Ciao, caro amico

Ho conosciuto Giuliano Gennaio il 28 febbraio 2004 a Roma, nella sede di Società Aperta, l’associazione che fa capo a Enrico Cisnetto.

 

Partecipavo ad una riunione che voleva proporre la convocazione degli Stati Generali dei liberali italiani. In quell’occasione era ribadita la volontà a non voler costituire un ennesimo partitino, perché il progetto voleva essere più ambizioso: costituire uno strumento per offrire, innanzi tutto ai liberali ed ai cittadini delusi e disgustati di questo centrodestra e di questo centrosinistra, il tentativo di realizzare la radicale alternativa liberale al regime partitocratico, sindacatocratico e burocratico.

 

Erano presenti, tra gli altri, Pietro Paganini, Guido di Massimo, Nico Valerio, Adriana Pittino, Claudio Pietroni e Vittorio Vivona.

 

Ricordo che Giuliano Gennaio era incuriosito della “mission” perché, solitamente, i cosiddetti realisti cercano delle “nicchie” all’interno degli schieramenti maggiori, mentre il progetto mirava a costituire la radicale alternativa liberale a quel centrodestra e a quel centrosinistra.

 

Varie sono state le occasioni di scambiarci le opinioni, soprattutto nel periodo che Giuliano fu l’animatore di quel piccolo gioiello che fu “Liberal café”.

 

Abbiamo mantenuto i contatti anche successivamente allorché aveva iniziato la collaborazione con Enrico Cisnetto e i suoi incontri culturali a Cortina, d’estate e poi come animatore della radio del sito decidere.net.

 

Assieme ad altri amici (Morelli, Paganini, Valerio, Marchioro, Pietroni, Ghersi ed altri) Giuliano aveva contribuito a costituire il “coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale” che ha, guarda caso, la stessa “mission” di quel gruppetto che si era riunito a Roma nel febbraio di quattro anni fa.

 

L’immatura scomparsa di Giuliano mi addolora perché mi viene a mancare una voce che, pur sostenendo il mio smodato liberalismo, mi faceva riflettere sui difetti di un certo estremismo.

 

Gli aderenti a Veneto liberale, associazione che partecipa all’avventura del “coordinamento”, si sentono vicini alla compagna ed alla famiglia di Giuliano, in questo momento di dolore.


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permalink | inviato da Venetoliberale il 20/4/2008 alle 21:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

9 gennaio 2006

Bartolomeo "Nino" Viscuso

Da “per non mollare”A.IV  n. 22/23 del 22 novembre 2003

Nino è deceduto il 18 novembre.

Nino Viscuso da Bagheria, ma da anni a Villorba di Treviso, l'ho conosciuto per la strada allorché il suo impegno politico me lo ha fatto incontrare mentre ero sui marciapiedi di Treviso. O meglio a Piazza Borsa. Era lì che ci davamo appuntamento per allestire un tavolo per permettere ai trevigiani di firmare per referendum o per la presentazione di una lista radicalmente alternativa a quelle di moda o essere informati su quanto gli antagonisti radicali stavano tentando di fare nei confronti di un regime sempre più ostile. Nino era la mente del gruppo: preciso, al limite della pignoleria, programmava ogni iniziativa. Il movimento per i diritti civili gli fu riconoscente per l'impegno profuso chiamandolo nel Consiglio Generale dei club Pannella. Ma non era un ruolo onorifico, era un ruolo che gli imponeva altri impegni che assolse con la sua determinazione.

In questo momento di dolore, innanzi tutto della compagna e dei figli, non posso fare a meno di ricordarlo rivolgendogli un semplice saluto: ciao. (bl)




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9 gennaio 2006

Maurizio Diozzi

da “per non mollare” N. 22 del 16 luglio 2001

Castelfranco Veneto 6 luglio 2001 - Maurizio Diozzi è mancato stasera.

Il dolore di chi lo ha conosciuto è un po' attutito dal fatto che sono finite le sue sofferenze.

E' stato un fratello maggiore, più che un compagno. Molte volte per non contraddirmi non partecipava alle riunioni ed altre volte cambiava diametralmente e pubblicamente opinione pur di non crearmi difficoltà.

Alle volte mi faceva arrossire con gli elogi sperticati che pubblicamente mi rivolgeva: come durante l'assemblea dei Mille a Roma, nel 1999. In me vedeva la personificazione del lavoro di un gruppo di amici che per anni, nel trevigiano, ha rappresentato o ha tentato di rappresentare la radicale alternativa al regime.

Anche per ricordarlo proseguo nell'impegnativa scelta che facemmo nell'inverno 1998, quando lanciammo da Treviso e dal Veneto la splendida idea dell'assemblea dei Mille.

I compromessi che anche io ho scelto di effettuare nel 2000 (regionali e referendum) sono ormai superati dalle dolorose decisioni del febbraio 2001.

La strada da percorrere è lineare, quei compromessi sono ormai alle spalle e definitivamente abiurati. Per il rispetto di Maurizio e per il rispetto di troppi compagni ed amici che sono stati maltrattati da chi loro ritenevano, a torto, amici e compagni. (bl)




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9 gennaio 2006

Emilio Vesce

Da “per non mollare” N. 18 del 16 maggio 2001

Castelfranco Veneto 13 maggio 2001 - La famiglia ricorda che Emilio Vesce ci ha lasciato l’otto novembre scorso quando un infarto gli ha bruciato tutte le cellule del cervello. Non lo sapevo. Non sapevo quanto fosse stato devastante l’infarto. Per un po’ mi sono aggrappato alla flebile speranza che Emilio prima o poi sarebbe uscito dal coma. Era capitato così ad un amico che era in coma nello stesso periodo. Ho cercato di informarmi dello stato di salute di Emilio telefonando alla moglie, Gabriella. Quando ho capito che era una tortura per lei riferirmi dello stato stazionario di Emilio, ho preferito il silenzio. Ormai Emilio non c’era più. C’era un corpo cui non si poteva dare sepoltura.

Emilio per me è stato una specie di angelo custode. Ricordo che alla vigilia delle elezioni regionali del 2000 non avendo alcuna intenzione di candidarmi, fu proprio Emilio a convincermi. Tante candidature di servizio avevo prestato ai radicali e nel 2000 non ce la facevo proprio più. Vedevo dei cambiamenti che non mi piacevano per cui volevo tirarmi in disparte. Invece Emilio mi convinse di accettare la capolistura per la provincia di Treviso e la candidatura nel listino regionale subito dopo il candidato alla presidenza.

Emilio non era un radicale storico. Proveniva da Potere Operaio, era un marxista. Ma era uno che aveva fatto 5 anni, 5 mesi e 5 giorni di galera ingiustamente. Aveva avuto il coraggio di affrontare il processo al fianco dei propri compagni e non se ne era scappato come avrebbe potuto fare. Era diventato radicale perché credeva nella giustizia e si augurava che dalla sua dolorosa vicenda potesse derivarne un insegnamento: nessuna pena senza delitto. Non posso non pensare che la detenzione gli ha accorciato la vita.

Il recentissimo doloroso calvario dei suoi familiari è servito ad attirare l’attenzione su quell’altra tragedia che si verifica in quei casi in cui i giudici escludono che nei trattamenti operati su di un corpo con il cervello ormai distrutto vi sia accanimento terapeutico. Nel caso di Emilio non si sarebbe trattato di eutanasia anche se non si sarebbe trattato neanche di porre fine ad un accanimento terapeutico. Era un caso limite che, a detta di molti, non è poi così raro. E’ indispensabile fare qualcosa. Ma perché lasciare questo onere soltanto a Marco Pannella, compagno di molte battaglie di Emilio? (bl)




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