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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
28 ottobre 2009

Per il registro comunale dei testamenti biologici

Castelfranco Veneto 16/10/2009

 

Gentilissima signora Gomierato,

Le alleghiamo la esplicita richiesta, da parte di oltre quattrocento cittadini residenti o dimoranti in città, di istituire, presso il Comune di Castelfranco Veneto, un registro per raccogliere le dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari dei cittadini, dando ad esse una forma giuridica adeguata ad assicurarne l’autenticità.

 

Rammentiamo, innanzi tutto a noi stessi, che il diritto fondamentale a non subire trattamenti medici senza il proprio consenso è riconosciuto dall’art. 3 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e dall’art. 9 della Convenzione di Oviedo. Inoltre l’art. 32 della Costituzione italiana, esplicitamente sancisce che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

 

La comune volontà dei sottoscrittori ha lo scopo di stimolare il Municipio locale a farsi parte diligente affinché venga predisposto quanto necessario per istituire un registro comunale delle direttive anticipate con le quali il singolo cittadino manifesta “la propria volontà di essere o meno sottoposto a trattamenti sanitari sia in caso di malattia o lesione cerebrale irreversibile o invalidante sia in caso di malattia che costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.”

 

Iniziative analoghe hanno avuto accoglimento in circa quaranta comuni tra cui grandi città come Firenze, Genova, Pisa, Roma, Torino e Vicenza, mentre a Venezia i proponenti sono in attesa di una risposta.

 

I proponenti si riferiscono all’art. 15 dello Statuto comunale vigente che prevede la possibilità di rivolgere petizioni all’amministrazione locale su materie di esclusiva competenza locale. In presenza delle predette fonti giuridiche, che riconoscono il diritto individuale a non subire trattamenti sanitari senza il proprio consenso, il Municipio è individuato come l’ente pubblico più vicino ai cittadini e, quindi, più idoneo a garantire, tramite un riconoscimento formale, l’effettività di quel diritto individuale. Inoltre il riconoscimento formale, tramite l’istituzione del registro comunale, renderebbe palese una partecipazione popolare all’amministrazione locale, indispensabile in un momento di crisi della Repubblica.

 

L’istituzione del registro per raccogliere le dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari dei cittadini, sarebbe l’attuazione del principio “anche se io non lo farei, tu, se vuoi, potrai farlo”, principio compatibile con le convinzioni personali di ritenere l’idratazione ed alimentazione forzata mezzi di sostentamento piuttosto che trattamenti sanitari. Il che non sarebbe altro che la manifestazione della virtù della tolleranza, oggi più che mai necessaria per la civile convivenza.

 

In attesa di incontrarla Le inviamo i nostri più sinceri e cordiali saluti

Mattia Panazzolo

Rosanna Di Gaetano

Giuseppe Esposito

Giuseppe Lamedica

 


27 ottobre 2009

Direzione di Vl del 26 ottobre 2009

La direzione di Veneto liberale, riunitasi il 26 ottobre 2009 a Castelfranco Veneto (Tv)

ringrazia quanti con il proprio impegno militante e con la propria firma hanno permesso l’avvio del processo  per l’istituzione del registro comunale delle dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari dei cittadini di Castelfranco Veneto (c.d. testamenti biologici), avendo in data odierna depositato oltre quattrocento firme di residenti o di domiciliati all’ufficio protocollo della sede municipale;

sottolinea la cena anticlericale dello scorso 20 settembre che non ha costituito solo l’occasione della celebrazione di un avvenimento risorgimentale e patriottico ma è servito anche a ribadire l’attualità e la necessità del laicismo quale alternativa al clericalismo montante nella società;

evidenzia il sempre più crescente disagio dell’attuale coalizione governativa regionale mentre le energie laiche, imprigionate anche nel partito democratico del Veneto, sembrano dare segni di vitalità interessanti  anche alla luce dell’esito regionale delle c.d. “primarie” del 25 ottobre;

denuncia, per l’ennesima volta, la grave crisi istituzionale in cui versa il paese che potrebbe sfociare nell’implosione del regime visto che, sia il centrodestra che il centrosinistra, danno segni di stanchezza, il che potrebbe favorire pericolosi fondamentalismi , di qui la necessità di un soggetto politico liberale, democratico e riformatore che si impegni nella lotta per la Rivoluzione liberale, ossia per le riforme istituzionali, economiche e civili consistenti a) nel rilancio dell'alternativa laica, presidenzialista, federalista e maggioritaria anglosassone; b) nel rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del mercato, del lavoro e dell'impresa; c) nel rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.

convoca per il 12 dicembre 2009 il XII congresso di Veneto liberale sul tema “Oggi in Veneto, domani in Italia: liberali e democratici per la Riforma


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24 ottobre 2009

Il Veneto laboratorio politico

OGGI IN VENETO, DOMANI IN ITALIA?


Il Veneto può essere un laboratorio politico. Dal Veneto si può cominciare a dare una risposta alla domanda di cambiamento che sta montando.


Ieri, da gigante economico e da nano politico, il Veneto ha usato, per salvaguardare i propri interessi, prima la Democrazia Cristiana e poi la Lega e il populismo berlusconiano. Oggi che la crisi si fa sentire anche da queste parti, per cui anche la posizione di gigante economico è messa in discussione, le risposte conservatrici tradizionali potrebbero non essere sufficienti. Occorre una corretta analisi politica per individuare i mezzi coerenti.


Da tempo chi scrive afferma che questa Italia così com’è non mi piace. Perché non mi piace. Perché alla divisione del potere da anni, e non solo da quando Berlusconi è protagonista della scena politica, si è sostituita la confusione dei poteri. Non c’è divisione tra esecutivo, legislativo, giudiziario e mediatico. La decretazione d’urgenza ha esautorato il legislativo, il giudiziario riesce ha dettare anche l’agenda politica, mentre il mediatico riduce la lotta politica a un teatrino degli orrori. La confusione in atto prova inequivocabilmente che in Italia non c’è una democrazia liberale, o come altri, più educati di me, dicono che c’è una democrazia senza qualità.


Francis Fukuyama, nell’articolo di oggi sul Corriere (23/10 ndr), dà un giudizio complessivo sulla democrazia in Occidente e la qualifica liberale. Vivendo in Veneto, in Italia e in Europa anziché negli USA, non posso definire “liberale” una democrazia partitocratrica che appare tollerante ma che sta covando un pericoloso fondamentalismo. La nostra società non è aperta, anzi è nella nostra società che stanno crescendo estremismi pericolosi. La questione del testamento biologico è sintomatica. Dalla convinzione personale che “io non lo farei” si sta imponendo la regola generale “tu non lo devi fare, mentre la maggioranza dei cittadini sta a guardare. La politica, i partiti sono un riflesso della società, perciò sono quello che sono.


In questa società vi sono, però, persone che ritengono la virtù della tolleranza pregiudiziale per la civile convivenza. La civile convivenza, d’altronde, è indispensabile per affrontare serenamente i problemi della quotidianità. Inoltre la serenità permette le scelte ragionevoli.


Oggi in Veneto, in Italia e in Europa non si vive nel Bengodi: quello che occorre sono le riforme strutturali per dare una risposta saggia alla sfida della crisi economica e sociale in atto. Di qui l’opportunità di fornirsi di uno strumento riformatore per i liberali e i democratici, che sono gli unici, per la propria cultura politica, capaci di dare una risposta ai nostalgici del tempo andato ed ai rivoluzionisti avventuristi.


Le prossime elezioni regionali qui in Veneto potrebbero offrire l’occasione per il lancio di un soggetto di questo tipo approfittando della rivalità che sta crescendo tra le componenti della maggioranza regionale che è dello stesso tipo di quella nazionale. Il compito dei laici, soprattutto di quelli che militano nel PD, è fondamentale. Prima di prendere qualsiasi decisione abbiano la pazienza di attendere se PDL e Lega si riappacifichino o se la rottura diventa definitiva.


Oggi in Veneto, domani in Italia? (bl)


24 ottobre 2009

UNA NOTIZIA TRASCURATA DALLA STAMPA

MAFIA


Su internet, precisamente sul sito www.siciliainformazioni.com è comparsa una notizia che non appare sui quotidiani. Il Gip di Palermo il 14 agosto '92, decise l'archiviazione del rapporto mafia-appalti redatto dal Ros dei carabinieri. A quel tempo il generale Mario Mori, oggi coinvolto con il famoso “papello”, era a quel tempo vicecomandante.


La richiesta di archiviazione di quel rapporto, a detta del difensore del generale, porta la firma, dei Pubblici Ministeri Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato ed è datata 13 luglio. Tra parentesi, il magistrato Scarpinato, oggi collabora con la rivista Micromega.

Il 19 luglio avveniva a Palermo la strage di Via D’Amelio e veniva ucciso il magistrato Borsellino. Proprio il giorno successivo l’allora Procuratore Capo di Palermo Pietro Giammanco ratificava la richiesta dei PM Lo Forte e Scarpinato. (Ma Giammanco, in che rapporti era con Falcone e Borsellino?) Conseguentemente, alla vigilia di Ferragosto del 1992, il Giudice delle Indagini Preliminari decideva l’archiviazione.


Il difensore del gen. Mori, avv. Milio, sin dal 3 settembre ha inoltrato la richiesta di rilascio del predetto decreto di archiviazione. Dichiara l’avv. Milio: “"Dopo la richiesta da me depositata il 3 settembre - aggiunge Milio - l'ufficio del gip mi ha risposto che il decreto non era nel fascicolo. Subito dopo ho appreso che la cancelleria l'aveva trovato, così ho inoltrato un'ulteriore domanda. Questa volta mi è stato risposto che non avevo titolo per fare quella richiesta perché non difendevo nessuno dei venti indagati di quel procedimento. Il 19 settembre ne faccio un'altra, spiegando che chiedevo il decreto d'archiviazione nell'interesse del generale Mori. Questa volta mi è stato risposto che serviva il parere della procura sul rilascio del documento.”.


Perché questa notizia è stata trascurata? (bl)


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24 ottobre 2009

APPELLO PER IL SINDACO DI CASTELFRANCO VENETO

COORDINAMENTO LIBERA SCELTA


Lunedì 19 ottobre alla riunione del Coordinamento per la libera scelta, oggi impegnato nella raccoltadi firme per l’istituzione del registro comunale per i testamenti biologici, si è deciso di consegnare nei prossimi giorni al Sindaco le oltre quattrocento firme di cittadini fin qui raccolte. Mattia Panazzolo ha comunicato che l’appuntamento con il Sindaco è stato fissato solo per il 3 dicembre, per precedenti impegni del Sindaco stesso. Pertanto si è deciso di non aspettare quella data per dare inizio al processo affinché anche il Municipio di Castelfranco possa essere dotato del predetto registro.

Vorrà dire che il 3 dicembre il Sindaco già potrà fornire le informazioni più opportune per l’attuazione della richiesta popolare.


Il coordinamento per la libera scelta sostiene che l’istituzione del registro per raccogliere le dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari dei cittadini, sarebbe l’attuazione del principio “anche se io non lo farei, tu, se vuoi, potrai farlo”, principio compatibile con le convinzioni personali di ritenere l’idratazione ed alimentazione forzata mezzi di sostentamento piuttosto che trattamenti sanitari. Il che non sarebbe altro che la manifestazione della virtù della tolleranza, oggi più che mai necessaria per la civile convivenza.


Sin da ora i presenti manifestano l’intenzione di proseguire nel loro impegno civile anche dopo il raggiungimento dell’obiettivo del registro comunale per i testamenti biologici. Infatti hanno già manifestato un particolare interesse nei confronti della questione dei funerali laici e della questione riguardante l’insegnamento della religione nelle scuole.(bl)


24 ottobre 2009

AZIONI INDIVIDUALI, ISTITUZIONI, IMPRESE COLLETTIVE

ANGELO PANEBIANCO “L'AUTOMA E LO SPIRITO” Il Mulino, Bologna 2009


Ludwig von Mises affermava che “Solo l'individuo pensa. Solo l'individuo ragiona. Solo l'individuo agisce.” A propria volta Friederich von Hayek sosteneva che l’azione umana intenzionale produce anche effetti inintenzionali (ossia imprevisti). Karl Popper, perciò, assegnava, quale oggetto principale dello studio delle scienze sociali, proprio gli esiti inintenzionali delle azioni individuali intenzionali. Ciò che accomuna questi studiosi è “l’individualismo metodologico” che si basa sull’attenzione per l’azione individuale nella comprensione dei fenomeni collettivi.


E’ questo il background sul quale si innesta lo studio del prof. Panebianco.

Angelo Panebianco è tra i politologici più affermati ma, stavolta, si cimenta in uno studio più di sociologia che di politologia.


Scrive Panebianco:“Nella maggior parte delle situazioni studiate in scienza politica non basta esaminare le istituzioni politiche e la ‘regole del gioco’ istituzionali: occorre anche considerare il modo in cui interagiscono regole del gioco e reticoli sociali. Nonché il loro influsso congiunto su quelle asimmetrie di potere che svolgono un ruolo così importante nella transizione dal micro al macro.” Quindi aggiunge: “In genere, si può assumere che nella transizione sia all’opera un doppio sistema di scambi: fra gli appartenenti ai reticoli e i leader informali, fra i leader informali, i broker e le autorità formali.”


Chi agisce, perciò, in politica? Panebianco sostiene la prevalenza dell’azione individuale sull’influenza delle istituzioni. L’individuo non è una semplice “marionetta” e la sua libera volontà può avere ragione dei determinismi sociali. Conseguentemente le interazioni individuali possono generare macroeventi e macrofenomeni come le rivoluzioni.


Per questo è importante il rapporto “face to face” (anche via internet, con un rapporto tramite lo schermo del computer) che può produrre la costituzione di microgruppi (i reticoli sociali) fondamentali nella interazione con altri della medesima qualità e con una conseguenza nei confronti di fenomeni di più ampia portata.


Il libro, per me, non è stato di facile lettura, quindi è più quello che ho intuito che quello che ho afferrato completamente con il ragionamento. Ma quello che ho intuito rafforza in me la convinzione nel proseguire nella mia attività di lavoro politico “in” e “con” un microgruppo di amici. (bl)


INDICE: Introduzione – I. Meccanismi – II. Attori, azioni – III. Passioni e ragioni – IV. Istituzioni, organizzazioni – V. Micro-macro: il legame mancante – VI. Chi agisce in politica? – Riferimenti bibliografici – Indice dei nomi.

messaggio da parte mia.


24 ottobre 2009

Azioni individuali e istituzioni

“[…] Nella maggior parte delle situazioni studiate in scienza politica non basta esaminare le istituzioni politiche e la ‘regole del gioco’ istituzionali: occorre anche considerare il modo in cui interagiscono regole del gioco e reticoli sociali. Nonché il loro influsso congiunto su quelle asimmetrie di potere che svolgono un ruolo così importante nella transizione dal micro al macro. In genere, si può assumere che nella transizione sia all’opera un doppio sistema di scambi: fra gli appartenenti ai reticoli e i leader informali, fra i leader informali, i broker e le autorità formali.[…]”


(cfr. ANGELO PANEBIANCO “L'AUTOMA E LO SPIRITO” Il Mulino, Bologna 2009, pag. 210)


19 ottobre 2009

Partito Democratico

NON ANDRO' A VOTARE!


Mi è stato chiesto, da amici e da compagni, di recarmi domenica 25 ottobre a votare per scegliere il segretario del partito democratico.


Non accoglierò il cortese invito perché non sono un tifoso del partito democratico, anche se non lo sono neanche nei confronti del clan che appare come contrapposto.


Non vedo proprio perché dovrei cambiare opinione rispetto a quella espressa il 13 e il 14 aprile dello scorso anno quando ho rifiutato di esprimere il mio voto alle elezioni politiche. L’anno scorso ho praticato lo sciopero del voto (come d’altronde hanno fatto oltre dodicimilioni e cinquecentomila cittadini) in quanto ritenevo che votare significasse ratificare le decisioni della “casta”. Il sistema elettorale, denominato “porcata” dagli stessi autori, permette solo la ratifica e non prevede l’elezione dei rappresentanti dei cittadini. L’astensione è stato un atto di "non-cooperazione" e di “resistenza" a un regime che pratica l’illegalità. Pertanto prima ancora che una scelta di coscienza l’astensione è stata una riaffermazione dell'importante valore del gioco democratico.


Il voto che mi viene richiesto per domenica 25 ottobre ha lo stesso sapore. Anche in questo caso si tratta di ratificare quello che ha scelto il partito. Qualcuno propone di denominare quelle votazioni “doparie” piuttosto che “primarie” perché avvengono dopo la scelta del segretario operato dai militanti. Per carità, si può fare un dispetto non votando per il candidato preferito dai militanti di partito, ma perché farlo se fossi tifoso del PD? Perché smentire il parere dei generosi militanti che da anni sono impegnati nella costruzione di questo nuovo soggetto?


Concludendo: dopo il 25 ottobre il PD dovrà scegliere se avvizzire facendo da spettatore o da ancella del giustizialismo populista diprietista o, se vuole contribuire alla costruzione dell’opposizione al regime – oggi del tutto insignificante – deve liberare le sue energie laiche nella frattura laicismo/fondamentalismo. Non è la prima volta che indichiamo nella necessità di un soggetto riformatore di liberali e di democratici quale mezzo necessario, anche se non sufficiente, per abbattere il regime partitocratrico e proseguire la rivoluzione liberale lasciata incompiuta sin dalla caduta della Destra storica .(bl)


12 ottobre 2009

Perchè colpevolizzare le vittime?

PENA DI MORTE E ABUSIVISMO EDILIZIO


La tragedia di Messina, che ha provocato la morte di decine di persone a causa delle frane avvenute in una zona piena di case, non è stata una tragedia imprevista. Tutti sapevano che il dissesto idrogeologico della zona avrebbe potuto innescare una tragedia simile, ma nulla si è fatto per tentare di evitarla. Oggi dicono che è conseguenza dell’abusivismo edilizio, quasi ad addossare alle vittime le cause della tragedia.


No, non ci siamo. Anche ammesso che si tratta di colpevoli del reato di abuso edilizio, nulla giustifica l’irrogazione della pena di morte. Anzi è ingiustificabile che lo stato, in cui è stabilito che la responsabilità penale è personale (ma tutti i deceduti erano dei costruttori abusivi?) e che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva (e quando sarebbe stata emanata la sentenza che aveva accertato l’abusivismo edilizio’), a causa della propria inerzia, irroghi la pena di morte quando essa non è ammessa in nessun caso tanto più che le uniche pene permesse dall’ordinamento sono quelle che non consistono in trattamenti contrari al senso di umanità e che devono tendere alla rieducazione del condannato.


Non è la prima tragedia di questo genere che è accaduta in Italia. Abbiamo dimenticato il Vajont, quella di Val di Stava, Sarno e Soverato? La tragedia di Messina prova lo stato del degrado idrogeologico di tutto il territorio nazionale. Si è affermato che per mettere in sicurezza occorrerebbero tra i 20 e i 25 miliardi di euro (lo dice Bertolaso) e non è detto che basterebbero. Perché si è giunti a questo punto? Non può essere addossato tutto agli ultimi quindici anni, quindi è conseguenza di decenni di mancata osservanza della legge e di mancati interventi per ovviare alla illegalità diffusa. Non è forse, questa, la dichiarazione di fallimento di questo stato, o meglio, di questo regime che non è in grado di garantire la sicurezza dei cittadini neanche di fronte a questi eventi naturali? (bl)


12 ottobre 2009

PER L’EUROPA FEDERALE

UNIONE EUROPEA


Dopo l’Irlanda anche la Polonia ha ratificato il Trattato di Lisbona. Restano i cechi e poi tutti i 27 paesi della Unione Europea avranno ratificato il trattato dando il via ad una nuova fase della integrazione europea. Il 17 dicembre è possibile il voto del Parlamento dell’Unione Europea sulla nuova Commissione e il Trattato potrebbe entrare in vigore nel prossimo Gennaio.


Le novità più rilevanti saranno la istituzione di un presidente-coordinatore che sarà in carica per 30 mesi e un rappresentante unico dell’Unione per la politica internazionale. Entrambe le novità segneranno una crescita del valore politico del soggetto europeo che non è un superstato ma non è neanche una Europa federale. Resta un soggetto intergovernativo ove il nazionalismo è mitigato dai rapporti esistenti. Non è senza significato il lungo periodo di pace che abbiamo goduto qui in Europa, nonostante il faticoso, a volte contraddittorio, e lento cammino della costruzione europea.


Non facciamoci prendere dal pessimismo se i Tory inglesi si appresteranno a boicottare il progetto. Gli inglesi, ormai, sono parte dell’Unione Europea, quindi potranno rallentare il processo di integrazione ma non saranno mai in grado di farlo fallire. Essendo consapevoli delle difficoltà usiamo le nostre energie di europei federalisti per indirizzare l’integrazione nella direzione dell’Europa sognata, con il “Manifesto di Ventotene”, da Spinelli, Rossi e Colorni. (bl)



 

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