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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
29 novembre 2009

OGGI LISBONA, E DOMANI?

UN NUOVO PASSO PER L’UNIFICAZIONE EUROPEA


Sabato 28 novembre, nel pomeriggio, presso la sala “P. Guidolin” della Biblioteca Comunale di Castelfranco, il giovane Federico Brunelli, membro della Direzione nazionale Gioventù federalista europea, ha intrattenuto il pubblico presente, con una conversazione sul tema: “ Oggi Lisbona, e domani? Un altro Trattato, un nuovo passo per l’unificazione europea”. L’iniziativa è stata organizzata dalla sezione di Castelfranco Veneto del MFE.


Il relatore ha svolto una rassegna di quanto accaduto nell’ultimo ventennio al processo di integrazione europea.


La caduta del muro di Berlino e il crollo dell’impero sovietico sembravano costituire una grande opportunità. Il Trattato, firmato nella città olandese di Maastricht il 7 febbraio 1992, ridisegnava l’Unione Europea fondandola su tre pilastri: il primo pilastro costituiva la Comunità economica europea (CEE + CECA + EURATOM) con estensione delle attribuzioni con l’introduzione dell’unione monetaria europea, gli altri due riguardavano la Politica estera di sicurezza comune e la cooperazione in materia di polizia e giustizia. L’introduzione dell’unione monetaria europea fu il primo atto che portò all’introduzione dell’Euro quale moneta unica in una delle aree più popolose del mondo.


I Trattati di Amsterdam del 1997 e di Nizza del 2000 sono stati dei passaggi che hanno segnato, però, un momento di rallentamento nel processo di integrazione europea.

La Convenzione presieduta dal francese Giscard d’Estaing, che avrebbe dovuto dotare l’Europa di una vera Costituzione, sembrava il segnale di un nuovo rilancio. Il testo finale del lavoro della Commissione Giscard fu firmato a Roma il 29 ottobre 2004.


Questa iniziativa, però, si arenò per il voto contrario dei francesi e degli olandesi nel 2005, e, non avendo previsto un piano alternativo, gli europei affrontarono una fase di riflessione che si sbloccò solo nel 2007. Nel frattempo la famiglia europea si allargava a dismisura giungendo a includere ben ventisette paesi.


Il 13 dicembre 2007 a Lisbona veniva firmato il nuovo trattato di riforma dell’Unione Europea dai capi di Stato e di Governo dei paesi membri e sarebbe stato sottoposto alla procedura di ratifiche nazionali. Anche questo processo di ratifiche è risultato abbastanza complesso ma, alla fine, dopo la firma del Presidente Ceco, il primo dicembre del 2009 entrerà finalmente in vigore.


A questo punto dopo la recente nomina del Presidente permanente del Consiglio Europeo nella persona del popolare belga Herman Van Rompuy e dell’Alto rappresentante per la Politica estera nella persona della socialista Catherine Ashton, un primo bilancio potrebbe essere fatto.


L’Europa resta ancora un soggetto intergovernativo. L’Europa federale vagheggiata da Spinelli, Rossi e Colorni nel “Manifesto di Ventotene” non assomiglia affatto a questa “Unione Europea”, però, dice Brunelli “nel Trattato di Lisbona ci sono alcuni strumenti che potrebbero essere utilizzati per rilanciare il processo della integrazione federale dell’Europa.” Gli strumenti sono il metodo della “Convenzione” per modificare il Trattato, il ruolo dei cittadini che può diventare rilevante vista la possibilità delle proposte di legge di iniziativa popolare, oltre allo strumento delle “cooperazioni rafforzate” per alcune materie. Insomma ci sono degli strumenti per poter procedere con maggior speditezza nel processo della federazione europea anche partendo da un nucleo di paesi che vuole questa unione, senza bisogno di aspettare tutti gli altri paesi.


Il pubblico presente ha rivolto al relatore alcune interessanti domande. In particolare si è chiesto perché il Movimento Federalista Europeo non si trasforma in un vero partito. Nessuno nega la necessità di un soggetto del genere, ma i partiti con i quali si dovrebbe entrare in competizione, sono oggi sostanzialmente inter-nazionali piuttosto che tras-nazionali, come il federalismo europeo richiederebbe, di qui l’idoneità di un soggetto più duttile come un “movimento” piuttosto di un soggetto più rigido come un “partito”.  (bl)


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28 novembre 2009

RIFORMA

LIBERALI E DEMOCRATICI PER LA RIFORMA


Scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 25 novembre: “Se finirà il bipolarismo, il periodo di instabilità che seguirà sarà, presumibilmente, assai lungo. Avremo per un certo tempo più disgregazioni che aggregazioni dentro il sistema politico.”


Aggiunge il politologo, quasi per tentare di reagire al suo pessimismo della ragione, “Uno scenario che potrà essere scongiurato solo se Tremonti, Fini e gli altri maggiorenti del centrodestra troveranno un nuovo punto di incontro.”


Il pessimismo però prende il sopravvento. “Oggi – conclude Panebianco – ciò appare, però, poco probabile. Né sembra che Berlusconi abbia la forza o la volontà per favorire una tale evoluzione. La fragilità della politica italiana sta nel fatto che i suoi equilibri poggiano interamente sulle spalle di un uomo solo. Quando egli uscirà di scena quegli equilibri salteranno. Dopo di che ci aspetterà, probabilmente, un'altra interminabile «transizione». In stile italiano.”


Siamo, perciò, condannati ad essere in balia di questa eterna transizione?


Qualcuno mi ha consigliato che più che “preoccuparsi” occorrerebbe “occuparsi”, ossia occorrebbe agire affinché possa prevalere il possibile sul probabile.

Per questo il prossimo 12 dicembre la microassociazione Veneto liberale si riunisce in assemblea.


Partiamo da alcuni dati di fatto. Il regime è in crisi. Sia la maggioranza governativa che l’opposizione sono attraversate da conflitti che rendono palese il loro disagio. Gli uni mostrano di essere consapevoli che non è sufficiente un grande consenso parlamentare per realizzare una politica efficiente. Gli altri si rendono conto che non basta coltivare l’opposizione per costruire un’alternativa al governo.


Le prossime elezioni regionali potranno far esplodere tutte le predette contraddizioni. Non è senza significato quanto sta accadendo alla governatrice uscente del Piemonte e al governatore del Veneto. Entrambi dovrebbero essere riconfermati sulla base del banalissimo detto “squadra che vince non si cambia”, ed invece…


Noi viviamo in Veneto, perciò la frattura tra Lega e Pdl (e, forse, anche all’interno del Pdl) non può essere trascurata. L’opposizione locale è prudente perché capisce che, forse, potrebbe cogliere l’occasione per contribuire, in modo determinante, alla costruzione dell’alternativa a partire proprio dal Veneto. Appunto “Oggi in Veneto domani in Italia”. E’ la parola d’ordine che ci siamo dati quale traccia per il nostro XII appuntamento. Ma l’alternativa deve avere dei contenuti, altrimenti si sostituirebbero conservatori a conservatori.


Usiamo la parola “Riforma” con la lettera maiuscola proprio per sottolineare che l’Italia ha conosciuto, invece, solo “Controriforme”, come ci ricordava Benedetto Croce. Solo liberali e democratici possono accendere la miccia della “Riforma”, a partire dalle riforme istituzionali, riforme economiche e riforme sociali come sommariamente indicate anche nello Statuto della nostra microassociazione.


Intanto federalismo europeo e laicismo ci impegnano nei prossimi giorni, quasi come prologo dell’appuntamento del 12 dicembre. (bl)


28 novembre 2009

LA GRANDE SFIDA DEI LAICI

MASSIMO TEODORI “CONTRO I CLERICALI” Longanesi Milano 2009


Non è la prima volta che segnalo un libro di Massimo Teodori. Il fatto è che di liberali immoderati come lui nel nostro paese non ci sono poi tanti e il sottoscritto da altrettanto immoderato e liberale (almeno nelle intenzioni) non può non apprezzarlo.


Stavolta Teodori risponde alla domanda che molti di noi si fanno.


Perché mai, ieri, nella cosiddetta “prima repubblica” con la DC, forte partito di cattolici, furono approvate leggi civili come il divorzio e l’aborto, mentre oggi, con una società civile che sembra maggiormente secolarizzata e mancando la DC, abbiamo provvedimenti ultraclericali?


Risponde Teodori: “ La pressione vaticana ed ecclesiastica ha trovato facile ascolto perché si è imbattuta in un ceto politico perlopiù privo di autonomia e di riferimenti valoriali, quindi ansioso di ricevere legittimazione dall’esterno, prima di tutto dalla Chiesa…Il mondo berlusconiano ha rincorso fin dal primo momento l’approvazione della gerarchia ecclesiastica…Minore, anche se presente, è stata l’influenza clericale sul centrosinistra.”


Aggiunge: “ A rafforzare questa involuzione è sta inoltre decisiva, dal 1994, la scomparsa dal parlamento delle forze laiche che nella “prima Repubblica”, per quanto minoritarie, innescavano le battaglie sui diritti civili coinvolgendo infine il Partito Comunista. Per un altro verso i gruppi residuali laici e liberali all’interno del centrodestra e del centrosinistra non hanno assicurato alcuna significativa presenza politica, accettando passivamente il clima ossequioso verso il Vaticano dei vertici dei loro partiti.”


Ricordiamo che nel 1992, in occasione delle ultime elezioni proporzionali PSI, PRI, PLI, PSDI e Lista Pannella raccolsero oltre un quarto dei consensi elettorali mentre la DC raccolse il 29,7% e il Pds il 16,1%.


Per individuare una terapia opportuna occorre partire da una corretta diagnosi. Teodori, a conclusione del suo libro, sostiene che “quel che … manca – del tutto – è la rappresentanza politica delle istanze laiche che sono bistrattate in entrambi gli schieramenti.”


Consegue, quindi, che “la constatazione del vuoto politico laico non poggia su un argomento teorico, ma sulla presa d’atto empirica dell’attuale realtà politica. La ragione della sconfitta laica d’oggi non è culturale e neppure sociale. E’ solo politica, e perciò non può che essere affrontata in quella sede.”


Un soggetto politico riformatore proprio perché formato da liberali e democratici non potrebbe non essere laico, o meglio, laicista, per rispondere alla sfida clerical-fondamentalista. (bl)


INDICE: Prologo – PARTE I: Il successo dei laici nella prima Repubblica – 1. Personaggi e interpreti dagli anni Sessanta ai Novanta – 2. Dal divorzio al referendum – 3. Lo scontro finale – 4. Il successo del “No” – 5. Il divorzio, e poi? – 6. Il significato del 12 maggio 1974 – 7. Ed ecco l’aborto – PARTE II: La rivincita dei clericali nella seconda Repubblica – 8. Personaggi e interpreti dagli anni Novanta a oggi – 9. Le ambigue radici cristiane – 10. L’embrione è una persona umana – 11. La perfida eugenetica – 12. Cardinal Ruini: un politico di razza – 13. Le coppie, no! – 14. Il tabù omosessuale – 15. L’ipocrita crociata antiaborista – 16. Un altro processo alla Galileo – 17. Luca, Piergiorgio, Eluana – 18. Il falso biotestamento – 19. Laicismo e laicità: l’imbroglio di una falsa contrapposizione – Epilogo – Note – Bibliografia dei libri citati


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28 novembre 2009

Laicisti

“[…] La pressione vaticana ed ecclesiastica ha trovato facile ascolto perché si è imbattuta in un ceto politico perlopiù privo di autonomia e di riferimenti valoriali, quindi ansioso di ricevere legittimazione dall’esterno, prima di tutto dalla Chiesa […] Il mondo berlusconiano ha rincorso fin dal primo momento l’approvazione della gerarchia ecclesiastica […] Minore, anche se presente, è stata l’influenza clericale sul centrosinistra. […] A rafforzare questa involuzione è sta inoltre decisiva, dal 1994, la scomparsa dal parlamento delle forze laiche che nella “prima Repubblica”, per quanto minoritarie, innescavano le battaglie sui diritti civili coinvolgendo infine il Partito Comunista. Per un altro verso i gruppi residuali laici e liberali all’interno del centrodestra e del centrosinistra non hanno assicurato alcuna significativa presenza politica, accettando passivamente il clima ossequioso verso il Vaticano dei vertici dei loro partiti.[…].Quel che […] manca – del tutto – è la rappresentanza politica delle istanze laiche che sono bistrattate in entrambi gli schieramenti.


La constatazione del vuoto politico laico non poggia su un argomento teorico, ma sulla presa d’atto empirica dell’attuale realtà politica. La ragione della sconfitta laica d’oggi non è culturale e neppure sociale. E’ solo politica, e perciò non può che essere affrontata in quella sede.”

 

Cfr. MASSIMO TEODORI “CONTRO I CLERICALI” Longanesi Milano 2009, pag. 224-226)


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22 novembre 2009

Dare voce ai cittadini senza potere

LA BUSSOLA LIBERALE


Si sta avvicinando l’appuntamento congressuale che, noi di Veneto liberale, ci siamo dati per riflettere sul nostro destino, sulla base di un consuntivo di quasi un decennio di impegno al di fuori dei partiti politici e di qualsiasi soggetto più o meno compromesso con il regime.


Il nostro autoisolamento ci ha permesso di avvicinare i cittadini senza potere che si sentono sempre più estranei nei confronti del sistema politico, anche se, a volte, si “turano il naso” e si avvicinano al “meno peggio”, restandone, però, delusi.


Pur essendo autoisolati non possiamo non sottolineare i segnali evidenti che incrinano la solidità del regime. Non vogliamo essere prigionieri di una “torre d’avorio”; vogliamo essere presenti nella lotta politica. Con le nostre scarse energie potremmo partecipare ad alcuni episodi, però devono essere ben individuati affinché facciano parte di un discorso politico coerente.


L’impegno europeista e l’impegno laicista, che tentiamo di onorare, è sicuramente compatibile con la nostra dichiarazione liberale. La prossima consultazione regionale potrebbe far rischiare la compatibilità liberale con l’impegno elettorale.


Però è una scommessa da affrontare. Per ora la frattura nella coalizione governativa e la prudenza delle opposizioni “perbeniste” sembra che possano realizzare un terreno favorevole ad un nostro impegno personale. Essere voce dei cittadini senza potere è la vocazione che ci siamo scelti sin da quando abbiamo dato vita a Veneto liberale. Questa vocazione è la nostra bussola per verificare la compatibilità di un eventuale impegno elettorale con la nostra dichiarazione liberale. (bl)


22 novembre 2009

UNA VITA PER LA LIBERTÀ

AA.VV. “ERNESTO ROSSI: UN DEMOCRATICO EUROPEO”, Rubbettino Soneria Mannelli (Cz) 2009


A cura di Antonella Braga e di Simonetta Michelotti, entrambe ricercatrici universitarie (la prima presso l’Università di Pavia e la seconda presso l’Università di Siena), sono raccolti, in questo volume, gli atti del Convegno: “Ernesto Rossi. una vita per la libertà”, tenutosi a Verbania dal 24 al 28 ottobre 2007.


Il volume illumina, tra l’altro, il ruolo che ha avuto Ernesto Rossi nella ideazione e nella realizzazione del “Manifesto di Ventotene” ma, alcuni militanti del Movimento Federalista Europeo (al quale Rossi ha contribuito alla fondazione e con la militanza sino al 1954, mantenendo l’iscrizione sino alla morte), ingiustamente sminuiscono proprio il suo ruolo determinante. E’ annunciata una edizione critica de “Il Manifesto di Ventotene” il che dovrebbe rendere definitivamente giustizia alla figura di Ernesto Rossi, europeista e federalista.


L’europeismo e il federalismo di Rossi erano essenzialmente politici: solo partendo da una integrazione politica, si potrebbe giungere alla istituzione di una Europa federale. La scelta di promuovere prima l’integrazione economica e l’iperallargamento, sembra dar ragione alla visione di Ernesto Rossi. Ormai, tutti e 27 i paesi aderenti all’Unione Europea hanno ratificato, con grande difficoltà, il trattato di Lisbona. Inoltre sono stati nominati, con un metodo per nulla trasparente - degno di un conclave papalino -, uno scolorito (PPE) Presidente del Consiglio Europeo ed una sconosciuta baronessa (PSE) quale Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (per di più inglese, ossia un rappresentante di uno stato estraneo all’area Euro). Diciamolo: l’Europa intergoventativa è sempre più l’Europa delle Nazioni ed è sempre meno la Federazione Europea vagheggiata da Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni nel “Manifesto di Ventotene”.


Per contrastare questa deriva e riavviare un processo costituente per l’integrazione politica, occorrerà prendere delle iniziative. Perché non dare corso ad una campagna europea per la raccolta di almeno un milione di firme per una nuova Convenzione, avendo come obiettivo la modifica del testo del Trattato, così come previsto dallo stesso Trattato di Lisbona?


Le relazioni contenute in questo volume ci ricordano che Ernesto Rossi è un maestro non solo di federalismo europeo ma anche di laicismo. Il suo anticlericalismo è un antidoto nei confronti del moderatismo laico che si è dimostrato inadeguato (almeno negli ultimi quindici anni) ad arginare il pericolo della clericocrazia, oggi all’orizzonte. Inoltre il suo insegnamento, quale economista, ci ammonisce che la giustizia non può esistere senza libertà economica, e questa, senza la giustizia, si risolve nella sopraffazione dei privilegiati nei confronti dei più deboli. Rileggere “Abolire la miseria” ci fa riflettere sull’insufficienza degli attuali ammortizzatori sociali goduti solo da una minoranza di cittadini. Infine Rossi è stato un maestro di giornalismo. Molti suoi detti (ad esempio: aria fritta, padroni del vapore, malgoverno, citrullopoli) esprimono, con poche parole, un giudizio tagliente nei confronti di difetti capitali nazionali.


Concludiamo con le parole di Livio Ghersi “L’insegnamento di Rossi è che non si debba dire alla gente ciò che amerebbe ascoltare; al contrario, che sia doveroso sfatare i luoghi comuni e fornire spunti utili per costringere i cervelli a mettersi in moto. Ciò implica la possibilità di enunciare tesi impopolari, dunque sgradevoli. Da questo punto di vista, Rossi ha incarnato la perfetta antitesi ideale della posizione del politicante demagogo. Per questo ne onoriamo ancora la memoria.” Sottoscriviamo, parola per parola. (bl).


INDICE Prefazione di Mauro Begozzi – Antonella Braga, Simonetta Michelotti: Per una nuova stagione di studi – Saluti: Giorgio Napoletano(Presidente della Repubblica) Emma Bonino( Ministro per le Politiche Europee e per il Commercio internazionale).

Sezione I: Antifascismo e federalismo 1) Luigi V. Malocchi: L’opposizione antifascista e la battaglia per gli Stati Uniti d’Europa; 2) Arturo Colombo: Quel forte sodalizio fra Ernesto Rossi, Riccardo Bauer e Carlo Rosselli; 3) Mimmo Franzinelli: Ernesto Rossi dal Partito d’Azione al centro-sinistra; 4) Paolo Sammuri: Rossi censurato: la polizia e l’epistolario dal carcere; 5) Tito Boeri: L’ansia di giustizia: l’attualità di Abolire la miseria; 6) Rodolfo Vittori: L’umanesimo libertario di Ernesto Rossi e Camillo Berberi; 7) Umberto Morelli: L’insegnamento federalista di Luigi Einaudi. Rossi, Einaudi, Spinelli: tre modi di essere federalisti; 8) Antonella Braga: Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi: da Ventotene alla battaglia per la Comunità europea di difesa.

Sezione II: Un’Italia più civile 1) Lorenzo Strik Lievers: L’impegno politico e civile di Ernesto Rossi; 2) Luciano Segreto: L’esperienza di manager pubblico: Ernesto Rossi all’Arar; 3) Marino Biondi: Fatti e parole: la scrittura di Ernesto Rossi; 4) Sergio Bucchi: Ernesto Rossi e l’edizione delle Opere di Gaetano Salvemini; 5) Mario Signorino: La collaborazione di Ernesto Rossi a «L’astrolabio» di Ferruccio Parri; 6) Simonetta Michelotti: La battaglia contro il clericalismo per la democrazia; 7) Andrea Ricciardi: L’epistolario tra Ernesto Rossi e Leo Valiani; 8) Andrea Becherucci: Ernesto Rossi promotore di cultura: la collaborazione con Carlo Ludovico Ragghianti e Neri Pozza.

Sezione III: L’attualità e l’insegnamento di Ernesto Rossi: interventi alla tavola rotonda 1) Enzo Marzo: Ernesto Rossi e il sogno di una sinistra laica; 2) Gaetano Pecora: Ernesto Rossi, «pazzo malinconico»; 3) Mercedes Presso: Un insegnamento ancora; 4) Anna M. Cardano: Gli Stati Uniti d’Europa e Abolire la miseria: due libri da rileggere; 5) Emanuele Macaluso: Ernesto Rossi e la sinistra di ieri e di oggi; 6) Angiolo Bandinelli: La solitudine di Ernesto Rossi; 7) Tullio Monti: Uno scomodo homo laicus; 8) Giulio Ercolessi: Ernesto Rossi, maestro inascoltato di un’altra Italia.

Sezione IV: Memoria e Fonti 1) Livio Ghersi: Profilo biografico di Ernesto Rossi; 2) Grazia Masetti: Un matrimonio in carcere: ricordando gli zii Ada ed Ernesto 3) Andrea Chiti-Battelli: Un ricordo di Ernesto Rossi ; 4) Andrea Becherucci: Le carte di Ernesto Rossi agli Archivi Storici dell’Unione europea.

Sezione V: Esperienze 1) Dario Frigerio: La memoria di Ernesto e Ada Rossi all’ITC «Vittorio Emanuele II» di Bergamo; 2) Gino Sossi: Fuga dal treno: un film dedicato a Ernesto Rossi .

Sezione VI: Strumenti 1) Valerio Giannellini: Utopie e riforme: l’attualità dell’insegnamento di Ernesto Rossi. Mostra iconografica; 2) Valter Vecellio: Una spia del regime di Alberto Negrin; 3) Mauro Begozzi: Uno strumento per gli studiosi: la bio-bibliografia degli scritti di e su Ernesto Rossi - Fondo Ernesto Rossi (traduzione di A. Braga, S. Michelotti) – Schede degli autori – Indice dei nomi


22 novembre 2009

L'insegnamento di Ernesto Rossi

“[…] L’insegnamento di Rossi è che non si debba dire alla gente ciò che amerebbe ascoltare; al contrario, che sia doveroso sfatare i luoghi comuni e fornire spunti utili per costringere i cervelli a mettersi in moto. Ciò implica la possibilità di enunciare tesi impopolari, dunque sgradevoli. Da questo punto di vista, Rossi ha incarnato la perfetta antitesi ideale della posizione del politicante demagogo. Per questo ne onoriamo ancora la memoria.[…]”


(cfr. LIVIO GHERSI “Profilo biografico di Ernesto Rossi” in AA.VV. “ERNESTO ROSSI: UN DEMOCRATICO EUROPEO”, Rubbettino Soneria Mannelli (Cz ) 2009 pag. 433)


22 novembre 2009

COORDINAMENTO CASTELLANO PER “LA LIBERA SCELTA”


INCONTRO CON IL SINDACO E APPUNTAMENTO PUBBLICO


La mattina del 3 dicembre il Coordinamento Castellano per “la libera scelta” incontrerà il Sindaco di Castelfranco Veneto, Maria Gomierato, nel quadro della iniziativa condotta questa estate e che ha consentito la consegna, il 19 ottobre, di ben quattrocento firme di cittadini, su una petizione, al Sindaco per l’istituzione del registro comunale per i testamenti biologici. Il Coordinamento si attende dal Sindaco le prime informazioni circa l’attuazione della richiesta popolare.


In serata, dalle ore 20,45, presso il Cinema Hesperia Via San Pio X, 2 (vicino Piazza Giorgione), si terrà un appuntamento pubblico per discutere sul tema: “Testamento biologico: libera le tue scelte - Diritti, laicità e testamento biologico. La libertà di scegliere come diritto fondamentale della persona cosciente e in grado di esprimersi.”.

Relazioneranno: Ignazio Marino (medico e senatore del pd), Mina Welby (membro di direzione dell'associazione Luca Coscioni), Stefano Pustetto (medico e consigliere regionale di Sinistra e Libertà del Friuli Venezia Giulia) e Alessandra Cattoi (giornalista).


15 novembre 2009

Radicali Italiani

ROSA NEL PUGNO O RIVOLUZIONE LIBERALE?


Si è concluso l’VIII congresso dei Radicali Italiani con l’approvazione di una lunga e complessa mozione.


In realtà si è trattato di un vero manifesto nel quale i Radicali Italiani riassumono quanto avvenuto in Italia anche negli ultimi anni, quando il regime ha accolto la loro richiesta di ospitalità.


Si legge nel documento: “Il Congresso denuncia l’ulteriore aggravarsi delle condizioni di sostanziale non democraticità del regime italiano, a partire dalla sottrazione del diritto dei cittadini a conoscere per deliberare e dalla generale e sistematica violazione della legalità che caratterizza la vita pubblica e istituzionale del paese.”


Qual’è il bilancio della collaborazione con il centrosinistra e il partito Democratico?


“Il Congresso – scrivono nella mozione generale – saluta come un fatto nuovo e positivo l’intervento nella giornata iniziale del segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, e auspica che esso segni una rottura della continuità, nella linea di ostilità e di negazione dell’identità e dell’autonomia radicale, linea che storicamente, da sempre, hanno seguito il Pci, il Pds, i Ds e ora il Pd, fino a provocare, da ultimo, l’esclusione dei Radicali dal Parlamento europeo. I Radicali intendono proseguire questo dialogo per quanto è possibile. Al contempo, denunciano la politica compromissoria con il governo Berlusconi che sta cercando di portare Massimo D’Alema alla carica di responsabile della politica estera europea, e che ha già prodotto i suoi effetti negativi con l’indecente accordo fra l’Italia e la Libia di Gheddafi.”


Non sembra proprio che valutino positivamente la collaborazione con il centrosinistra e con il PD, in particolare. L’intervento del neosegretario del PD, nella giornata iniziale del Congresso, è l’unico elemento valorizzato.


Naturalmente è molto poco, perciò, rivolgono un appello ai Verdi e agli ecologisti “perché con urgenza si esamini la possibilità di tutte le azioni da realizzare in vista delle prossime elezioni regionali . Uguale appello nel ricordo della Rosa nel Pugno, lasciata purtroppo fallire, rivolge ai laici, ai socialisti, ai liberali che non si arrendono e intendono sottrarsi all’assorbimento nei due blocchi di potere”.


Quindi, constatazione della inesistenza delle condizioni di una alleanza politica ed elettorale fra il PD e l’Italia dei Valori con la lista “Bonino-Pannella” alle prossime elezioni regionali.


Comunque anche l’eventualità di liste di coalizione con Verdi, Socialisti, liberali e laici è subordinata “alla capacità del movimento radicale nel suo complesso di raccogliere le firme necessarie, regione per regione, provincia per provincia, per la presentazione delle liste Bonino-Pannella alle prossime elezioni regionali”.


A propria volta questa condizione, necessaria e non sufficiente, non sarà realizzabile“senza che una vasta massa di cittadini, finora inattivi di fronte allo sfascio della democrazia, annunci da subito la disponibilità a firmare”


Riusciranno i radicali italiani a convincere i cittadini della opportunità del loro progetto se loro stessi riconoscono di essere stati irrilevanti, in questi ultimi tempi, visto che non sono riusciti a rendere i buoni a nulla almeno capaci di qualcosa?


In ogni caso nel documento, tra altre affermazioni sostanzialmente condivisibili, c’è un impegno molto importante per chi ritiene necessaria all’Italia e all’Europa la Rivoluzione liberale. Troviamo scritto nella mozione: “Il Congresso dà mandato agli organi del Movimento di promuovere un seminario di approfondimento del ricco e complesso progetto presentato da Mario Patrono per la riforma radicale delle istituzioni, ispirata al modello costituzionale americano, che possa rilanciare il ‘sogno’ di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi di un governo federale europeo.”


Una ultima annotazione. Il congresso ha confermato il presidente e il tesoriere uscente mentre ha sostituito la segretaria uscente con Mario Staderini, non avendo la Casu riproposto la propria candidatura. (bl)


14 novembre 2009

Veneto liberale

INVITO AL XII CONGRESSO

Castelfranco Veneto 14/11/2009

 

Cari amici,

la direzione di Veneto liberale in data 26 ottobre ha deliberato di convocare per il 12 dicembre prossimo il XII congresso dell’associazione.

 

Ritengo responsabile sottolineare l’importanza di questo appuntamento riportando una frase di Benedetto Croce, contenuta nell’articolo pubblicato nel marzo del 1966 sull’ultimo numero de “Il Mondo”, la rivista laicista diretta da Mario Pannunzio, che è stata una stella polare per i laicisti che ci hanno preceduti.

 

Scriveva Croce: “Non vi date, dunque, pensiero di dove va il mondo, ma di dove bisogna che andiate voi per non calpestare cinicamente la vostra coscienza, per non vergognarvi di voi stessi. Cosa, sotto un certo aspetto, più difficile di quella di seguire il mondo dove esso va; ma, sotto un altro, assai più agevole, perché se la prima via non è senza perplessità e sorprese, la seconda, aspra che sia, per lo meno è certa e sicura”.

 

Questa frase concludeva un articolo, in seconda pagina, che seguiva il commiato dai lettori del direttore Pannunzio che era pubblicato in prima, al fianco ad una grande fotografia di Benedetto Croce, proprio per segnalare, ancora una volta, la natura schiettamente liberale della rivista laicista. Segnalando, inoltre, il vuoto di liberalismo che sarebbe seguito alla chiusura della rivista.

 

Pannunzio si era indotto a far cessare le pubblicazioni de “Il Mondo” non “per rassegnazione” né per esaurimento del compito assegnato dai tempi. Anzi mai, come allora, i tempi imponevano lo svolgimento del ruolo di educazione riformatrice. Il “regime” era in crisi e il potere costituito aveva attuato la c.d. svolta “a sinistra” aggregando al governo il PSI: era una svolta conservatrice dello statu quo ma avrebbe potuto costituire l’occasione di una inversione di tendenza, rispetto al moderatismo tradizionale, se ci fosse stata la consapevolezza della necessità di scommettere sul futuro piuttosto che pensare al mantenimento dell’equilibrio presente. E il ruolo di “educazione riformatrice” svolta da “Il Mondo” sarebbe stato utile.

 

Però il ruolo da svolgere presupponeva una indipendenza che a propria volta poteva dipendere solo dalle proprie forze. Erano le forze, le energie economiche che, in quel caso, stavano venendo meno. Pertanto, con rammarico, Pannunzio si congedava dai suoi lettori-amici.

 

Cari amici, anche noi ci troviamo ad affrontare un appuntamento cruciale. Non lo nego, è già accaduto nel nostro passato e siamo riusciti, miracolosamente, a tenere in piedi la baracca. Ma stavolta la cosa è più seria.

 

E’ più seria perché non solo ci mancano le energie finanziarie (cosa che ci è sempre accaduto) ma stanno cominciando a scemare, pericolosamente, anche le energie umane. Il pericolo che corriamo è quello di avere una “sigla” che potrebbe essere messa al servizio di progetti diversi da quelli da noi immaginati all’inizio della nostra avventura.

 

Ricordiamolo il compito che ci siamo assegnati: lottare per la Rivoluzione liberale, ossia per le riforme istituzionali, economiche e civili consistenti a) nel rilancio dell'alternativa laica, presidenzialista, federalista e maggioritaria anglosassone; b) nel rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del mercato, del lavoro e dell'impresa; c) nel rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.

 

Siamo in grado di seguire la rotta oppure, illudendoci di seguirla, rendiamo la Rivoluzione liberale più lontana nel tempo?

 

Già altri hanno commesso questo errore, rendendo più difficile il nostro impegno, non vorrei che lo commettessimo anche noi, soprattutto oggi che la situazione politica sembra rimettersi in movimento fornendo opportunità al movimento riformatore.

 

Occorre una riflessione collettiva e serena per decidere il da farsi, anche grazie al tuo contributo di idee, per questo Ti invito a partecipare, sabato 12 dicembre dalle ore 17,15 al nostro XII congresso a Castelfranco Veneto (Tv) (Via Damini, 34 nella sala del ristorante “Anna Smania”) che ha lo slogan “Oggi in Veneto, domani in Italia” e il sottotitolo “liberali e democratici per la Riforma” proprio per evidenziare lo snodo che affronteremmo nei prossimi mesi in una regione che sembra disponibile ad ascoltare un discorso riformatore da parte di liberali e democratici.

 

Alla riunione congressuale seguirà il VII incontro conviviale della m-l “liberali veneti” che avrà il costo indicativo dell’anno scorso, cioè, € 20,00 a cranio.

 

A presto,

Beppi Lamedica



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permalink | inviato da Venetoliberale il 14/11/2009 alle 18:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


 

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