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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
30 agosto 2009

Il Partito di Dio è all'orizzonte?

LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO


La notizia più clamorosa di questo fine-agosto è l’improvviso annullamento dell’incontro politico tra il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, che si sarebbe dovuto svolgere all’Aquila in occasione della celebrazione della “Perdonanza celestina”. Si è trattato di una clamorosa battuta d’arresto dei rapporti tra Chiesa e Stato, rapporti che hanno segnato la nostra storia.


Leggendo il comunicato della Sala Stampa dello Stato del Vaticano si dà atto al Presidente del Consiglio di aver annullato l’incontro per “evitare strumentalizzazioni”. Cosa vuol dire?


Nella mattina del 28 agosto il quotidiano della famiglia del Presidente del Consiglio, rivelava che il direttore dell’Avvenire, quotidiano legato alla organizzazione episcopale italiana, aveva patteggiato una condanna per molestie circa cinque anni prima per dei fatti avvenuti tra il 2001 e l’inizio del 2002. Il Giornale, perciò, avrebbe “smascherato” un moralista perché il quotidiano dei vescovi si era fatto interprete del malumore della gerarchia ecclesiastica per alcuni comportamenti personali del Presidente del Consiglio, ritenuti sconvenienti.

Questo episodio si aggiungeva agli attacchi della Lega, partito sostenitore del governo, nei confronti del Vaticano in occasione della recente strage di naufraghi eritrei. Proprio il ministro Luca Zaia, al meeting di Comunione e Liberazione, organizzazione legata allo Stato del Vaticano, aveva dichiarato: “La Lega è in trincea per difendere la cristianità; per i valori e per il Crocefisso sono le nostre battaglie; possono esserci momenti di tensione con la Chiesa, ma alla fine la visione è comune”.


Diciamo che da qualche tempo nell’area governativa tira un’aria da Stato Etico piuttosto che semplicemente clericale. La recente questione del biotestamento ne è l’esempio più eclatante. Vorrebbero impedire la libertà di coscienza dei cittadini nella scelta se rifiutare o meno l’alimentazione e l’idratazione forzata sia in caso di malattia o lesione cerebrale irreversibile o invalidante e sia in caso di malattia che costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.


L’altro giorno Gianfranco Fini, alla festa del Partito Democratico, a Genova, aveva riscosso applausi sinceri dai simpatizzanti di quell’area. Cosa aveva detto? Aveva semplicemente manifestato il proprio dissenso nei confronti della deriva fondamentalista di cui può essere vittima il suo partito, anche facendosi trascinare dalle posizioni illiberali della Lega. Di qui la necessità di non trasformare il contrasto tra clericali e laici in una crociata di cattolici nei confronti dei non cattolici.


Il Giornale, con l’iniziativa del 28 agosto, sembra avere, come effetto inintenzionale, l’intralcio delle posizioni del Presidente della Camera. Perché solo all’indomani del successo riscosso da Fini alla festa del partito Democratico, si sono rivelate le vicende disdicevoli di Dino Boffo?


Feltri ha violato la regola dell’omertà che sinora è regnata tra i direttori dei quotidiani: tutti sapevano ma si erano imposti la regola di non dire nulla dei colleghi. Si usa la sciabola (violazione della regola dell’omertà) piuttosto che il fioretto per cui la posta in gioco non sembra il semplice smascheramento di un moralista. La violazione della regola dell’omertà, soprattutto per il momento in cui è avvenuta, sembra più idonea ad ostacolare la componente moderata del governo e, conseguentemente, a favorire la componente fondamentalista.


Questa ipotesi collimerebbe anche con la dichiarazione della Sala Stampa Vaticana che dà atto al Presidente del Consiglio di aver annullato l’incontro per “evitare strumentalizzazioni”. Cosa significa “evitare strumentalizzazioni”? Se, nonostante quanto avvenuto, ci fosse stato l’incontro tra le due autorità, si sarebbe potuto sostenere che il timore di Gianfranco Fini è fondato. Ossia il pericolo concreto della possibile deriva fondamentalista del suo partito che mirerebbe a sostituire una etica “cattolica” a quella insegnata dal Vaticano. L’incontro avrebbe significato dare assicurazioni al Vaticano dell’impegno del governo ad ostacolare quella pericolosa deriva fondamentalista. Il che avrebbe reso notevolmente difficile ricucire i possibili strappi tra Vaticano e stato italiano, qualora il governo non fosse riuscito a rispettare quell’impegno, vista anche l’approssimarsi della discussione parlamentare sul biotestamento.


Si strepiti pure sulla vergognosa aggressione, purché non traspaia alcun timore per un possibile successo fondamentalista. Il Partito di Dio, altro che il principio di libera Chiesa in libero Stato, potrebbe diventare il simbolo dei centocinquant’anni dell’unità d’Italia? (bl)


PS Dopo aver letto il certificato del casellario giudiziario pubblicato dal quotidiano diretto da Feltri devo fare una precisazione che però non modifica sostanzialmente quanto già scritto. Non si è trattata di una condanna "patteggiata" ma di una condanna conseguente ad un decreto penale non opposto e pertanto divenuto esecutivo.


Ed ora qualche domanda.



Perchè il direttore del quotidiano dei vescovi non si è opposto al decreto di condanna? Perchè Feltri si è deciso solo ora a violare la regola dell'omertà che vigeva tra i giornalisti di regime? Perchè i vescovi, pur sapendo che il Boffo era un pregiudicato, sostanzialmente reo confesso gli hanno affidato la direzione del loro giornale?


bl


30 agosto 2009

DEGRADO CARCERARIO

GIUSTIZIA E POLITICA


Piero Calamandrei diceva che se la politica entra nei Tribunali la Giustizia ne esce. Si ha buon gioco replicare dicendo che l’importante è individuare chi fa entrare la “politica” nei tribunali. A fronte del cattivo rapporto tra governo e magistratura che ha visto ministri della Giustizia (avvocati, magistrati, insigni professori universitari ed incompetenti) osteggiati dall’Associazione Nazionale dei Magistrati sembra che quest’ultima ha fatto entrare, a torto o a ragione, la “politica” nei tribunali. Sperare che Politica e Giustizia possano avere un buon rapporto è il giusto sentimento che deve avere il ministro della Giustizia. Angelino Alfano, attuale ministro in carica, lo ha espresso esplicitamente giovedì sera, 27 agosto, a Cortina in occasione del dialogo avuto con Roberto Arditti, direttore del quotidiano Il Tempo, nell’ambito della iniziativa CortinaInConTra organizzata dai coniugi Jole ed Enrico Cisnetto.


L’iniziativa era intitolata (In)Giustizia proprio per segnalare lo stato odierno della giustizia in Italia che sembra sempre più il suo contrario.


Indicativo è il superaffollamento delle carceri. Vi sono oltre ventimila detenuti in più di quanto dovrebbero ospitare i penitenziari. Più di sessantamila sono attualmente i detenuti, di cui almeno trentamila in attesa di giudizio e ventimila gli ospiti stranieri. La recente iniziativa ferragostana, alla quale hanno partecipato parlamentari di ogni schieramento politico, ha rilevato anche la presenza di 71 bambini reclusi con le loro madri nelle carceri italiane. A tutto questo và aggiunto l’insufficiente numero di guardie carcerarie.


Il degrado carcerario, secondo il ministro può essere affrontato o con provvedimenti di clemenza, che posticipano e non risolvono i problemi, oppure con la costruzione di nuove carceri, per disporre nuovi locali ove ospitare i detenuti in sovrappiù. Il ministro Alfano ha ventilato la predisposizione di un progetto di nuove carceri ove potrebbero essere ospitati almeno altri 17.000 detenuti e la richiesta di far espiare nelle carceri delle loro patrie i detenuti attuali stranieri.


A chi scrive non sembrano proposte che rispondano alle esigenze realistiche attuali. Oggi c’è il problema del sovraffollamento mentre le nuove carceri saranno disponibili nel giro di tre-cinque anni allorché la popolazione carceraria sarà ulteriormente aumentata anche per effetto di un inasprimento delle sanzioni penali. Il rimedio di far espiare la condanna agli stranieri nelle loro patrie potrebbe, inoltre, incontrare i limiti dell’art. 27 della Costituzione (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”) dato che i trattamenti dei detenuti, in molti paesi esteri, sono sicuramente peggiori di quello che accade in Italia. Resta comunque l’insufficienza nel numero delle guardie carcerarie che condanna, queste, a subire maggiormente le conseguenze del superaffollamento.

Perciò occorre affrontare l’emergenza sovraffollamento con le misure emergenziali dell’amnistia e dell’indulto, e con misure strutturali come la costruzione di nuovi e migliori istituti penitenziari, lo sfoltimento dei reati puniti con pene detentive e il ricorso a misure alternative al carcere, per le misure detentive cautelari, al fine di impedire lo scandalo dei cittadini in carcere senza condanna. Naturalmente incrementando anche il numero di guardie carcerarie. Il sovraffollamento, lo ripeto, và affrontato sia con misure emergenziali sia con misure strutturali. Il realismo lo impone: altrimenti avremo velleitarismo e demogagia.


Per i bambini in carcere si può fare in fretta. Afferma un comunicato dei Radicali Italiani del 27 agosto: “Le risorse sul territorio ci sono e anche gli strumenti legislativi. Tanto alla Camera quanto al Senato, infatti, sono state depositate numerose proposte di legge, anche bi-partisan. Si tratta di una legge che può essere approvata immediatamente alla ripresa dei lavori parlamentari, tanto più che in Commissione Giustizia alla Camera c’è la completa disponibilità della Presidente Giulia Bongiorno e dei capigruppo.”


Forse il rapporto tra Giustizia e Politica potrebbe così migliorare. (bl)


30 agosto 2009

IL LATO OSCURO DEL POTERE

RINALDO BOGGIANI “STRANE CREATURE SULLE RIVE DEL PO” Edizioni Associate,Roma 2009


L’amico Boggiani ha voluto onorarmi dandomi la possibilità di leggere questo suo breve racconto.


“Era morto avvelenato dopo essere stato perseguitato dalla polizia dalla magistratura; che tutti lo volevano far passare per pazzo, che aveva visto strane creature sulle rive del Po che si cibavano di carne umana procurata da preti banchieri carrieristi di ogni genere succubi ai comandi dei mostri, mostri anche loro disposti a portare doni a quei demoni in cambio di potere, prestigio. ”


Il Potere ha un lato oscuro per chi non vuole vederlo. E’ vero che fa di tutto per nasconderlo, ma chi ha ormai una certa età è difficile che possa essere tanto ingenuo a non credere che il Potere ha un lato che è nascosto. Anzi il liberale proprio perché sa che il potere può essere molto pericoloso per la libertà degli individui, non solo ha saputo inventare marchingegni per dividerlo ma anche cerca strumenti per controllarlo. Di qui la medesima dignità della maggioranza e della opposizione: entrambi, nella democrazia liberale, gestiscono il potere secondo il proprio ruolo. Il liberista, inoltre, tenta di controllare il potere economico. Il libertario, a sua volta, sostiene addirittura la necessità di fare deperire qualsiasi potere.


Il mix liberale, liberista e libertario è quello che occorre. Personalmente userei solo il sostantivo “liberale” però in Italia vi è la convinzione di un liberismo non liberale e di un libertarismo antiliberale. Libertà politica, libertà economica e libertà civile devono essere equilibrate affinché la libertà sia l’altra faccia della giustizia.


Il racconto di Boggiani và letto come un libro di Sciascia. Occorre andare al di là delle parole. (bl)


INDICE: Prefazione – Giorgia – Strane creature – Sabato – Luna piena – Anticorpi – L’anarchico – Il manoscritto – Nota dell’editore.


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24 agosto 2009

Il nostro destino

PATERNALISMO E LIBERALISMO


Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 17 agosto ha scritto: “La via liberale, quella che chi scrive preferirebbe (e che, nel lungo periodo, credo, sarebbe la carta vincente per il Sud) è quella che dice: solo i meridionali, e nessun altro, possono risolvere i loro problemi. Lo Stato, quindi, offre al Sud, come ha suggerito da tempo l’istituto Bruno Leoni, solo l’opportunità di trasformarsi in una grande no tax area interrompendo contestualmente i flussi di trasferimento di risorse. Lo Stato resterebbe al Sud solo con gli apparati della forza (per contrastare la criminalità) e i servizi pubblici essenziali. A quel punto, probabilmente, si scatenerebbe un conflitto feroce fra le forze modernizzatrici del Sud (che ci sono) e quel «clientelismo senza risorse», fino ad oggi dominante, di cui ha parlato recentemente il presidente della Confindustria siciliana Ivan Lo Bello. Essendo cambiate le condizioni del gioco, le forze modernizzatrici avrebbero, per la prima volta, la possibilità di prevalere. Solo quando, dopo qualche tempo, si fosse messo in moto un processo di sviluppo auto-sostenuto (con il miglioramento del capitale umano, con una maggiore efficienza delle amministrazioni pubbliche, con una raggiunta capacità di attirare capitali) le varie regioni del Sud passerebbero progressivamente, anche del punto di vista fiscale e istituzionale, nella fascia A, quella delle regioni sviluppate.”


Ossia per Panebianco la politica meridionalista è a un bivio: o il governo propende per una scelta liberale o per una scelta paternalista. Dalla proposta di una nuova “Cassa del Mezzogiorno” e dai prossimi aiuti finanziari a “pioggia”, già anticipati con quattro milioni di euro alla Sicilia, il governo sceglie il paternalismo. Il paternalismo è la scelta politica tradizionale perché offre a chi governa la possibilità di “comprarsi” il consenso al prezzo di mantenere il meridione soggetto al ricatto del regime e delle mafie locali, sterilizzando qualsiasi iniziativa “modernizzatrice”.


Emblematicamente tutta la storia d’Italia può essere esaminata sotto la lente d’ingrandimento di questa alternativa: paternalismo e liberalismo. In fondo quando si preferì lo stato accentrato piuttosto che quello decentrato proposto da Minghetti, è il paternalismo ad averla vinta sull’eresia liberale. Il trasformismo del tempo di De Pretis, il periodo crispino ed anche quello giolittiano (sostanzialmente con l’abuso dei prefetti nel meridione d’Italia per addomesticare le elezioni), la guerra 15-18, il fascismo, il regime partitocratico postfascista, sono tutti periodi storici in cui il paternalismo ha dettato l’azione delle classi dirigenti.


Una forza politica riformista e non radicalmente riformatrice, come sembra auspicare l’ex leader dell’Ulivo Romano Prodi quale sbocco per il partito Democratico, non sarebbe dotata di quella cultura politica idonea per cambiare il destino dell’Italia. I riformisti, infatti, si pongono l’obiettivo della “normalizzazione”, ossia di fare dell’Italia un “paese normale” ove “destra” e “sinistra” si rispettano e gareggiano ad armi pari per conquistare i consensi popolari per governare. L’obiettivo non è quello di normalizzare l’esistente. In tal modo le scelte paternaliste avrebbero sempre la meglio. L’obiettivo è quello di sostituire alla vecchia alternativa tra “destra” e “sinistra”, quella tra conservatori e liberali. Conseguentemente è il contenuto delle politiche e non la nostalgia di un passato, ormai definitivamente trascorso, deve dettare la lotta politica.


Sostanzialmente è quanto indica Panebianco nel suo fondo. L’indicazione non vale, però, solo per la questione meridionale, vale anche per la questione “democrazia” nel nostro paese. Perciò occorre un soggetto riformatore “di” liberali e “di” democratici distinto (e non distante) dai socialisti, antagonista dei conservatori e nemico irriducibile di qualsiasi fondamentalista. (bl)


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24 agosto 2009

I COSTI DELLA NON EUROPA

L’EUROPA DELLE NAZIONI


La strage di migranti eritrei sembra la conseguenza della “Non Europa”.


Sia Malta che l’Italia aderiscono all’Unione Europea. Perché mai ci dovrebbe essere un accordo tra i due paesi per permettere all’Italia di svolgere l’opera di pattugliamento che Malta non è in grado di apprestare? Se l’Unione Europea non è stata in grado di attenuare la sovranità nazionale, almeno nel caso dell’assistenza ai naufraghi, non può non adebbitarsi a questa Europa delle Nazioni la responsabilità della tragedia? Forse quel principio anacronistico è stata la causa della strage? (bl)


24 agosto 2009

“AL DI QUA E AL DI LÀ DEL TEVERE”

CORTINA INCONTRA


Domenica 23 agosto nell’ambito dell’iniziativa “Cortina InConTra”, organizzata da coniugi Jole ed Enrico Cisnetto, si è svolto un interessante conversazione a più voci sul tema “Al di qua e al di là del Tevere”, ossia sulla questione della finanza Vaticana quale strumento principe del governo occulto che ha esercitato un ruolo di conserva con il regime partitocratico.


Sono intervenuti: Gianluigi Nuzzi, giornalista di Panorama, autore del “Vaticano S.p.A.” (Chiarelettere), Angelo Rizzoli, produttore cine-tv, ex presidente Rizzoli e Massimo Teodori, editorialista, autore della “Storia dei laici nell’Italia clericale e comunista” (Marsilio).


Gianluigi Nuzzi, giornalista oggi al quotidiano “Libero”, ha illustrato il suo libro facendo notare il silenzio con cui è stata accolta la sua inchiesta. Silenzio anche da parte del Vaticano, nonostante la mole di documenti che prova l’influenza della finanza Vaticana anche nel decennio successivo al caso Marcinkus.


Massimo Teodori ha segnalato lo IOR, ossia la banca vaticana, quale strumento principe per orientare la politica nazionale e, molto probabilmente, anche quella internazionale. Quello che distingue la finanza vaticana da quella laica è proprio lo IOR: l’unica banca al mondo che non gode di alcun controllo né nazionale (grazie al Concordato) né internazionale e che ha costituito un centro di criminalità dagli anni ’70 sicuramente sino agli anni ’90 del secolo scorso.


Angelo Rizzoli ha raccontato la storia della vittima di quel centro criminale che, tramite la P2 voleva far controllare il Corriere della Sera da editori più vicini al regime partitocratico, di essere stato ostaggio dei magistrati per ventisei anni della propria vita (addirittura per 13 mesi ha subito una ingiusta detenzione cautelare) e solo nel febbraio di quest’anno si è chiusa la sua vicenda penale, pienamente assolto.


L’interessante conversazione induce una amara riflessione. Al Vaticano e al regime poco interessa l’etica molto gli interessi materiali. Qualcuno diceva “gratta, gratta che vien fuori la roba”. Cosa volete che interessi al Vaticano la questione degli insegnanti di religione, tanto con il clima che c’è qualche fondamentalista sicuramente si farà paladino di quel privilegio clericale? Cosa volete che interessi al regime il rispetto della divisione del potere se basta un semplice regolamento per fare un dispetto ai giudici e favorire chi vorrebbe il partito di Dio per contrapporre clericali ai laici? (bl)


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24 agosto 2009

«LIBERALE, LIBERTARIO E LIBERTINO»

LE RIBELLIONI DEL DOGE GALAN


Il Corriere del giorno di ferragosto ha pubblicato un articolo di Gian Antonio Stella sul governatore del Veneto Gian Carlo Galan. Le elezioni regionali si svolgeranno la primavera prossima e sarà l’occasione per la Lega di rivendicare almeno il governatorato del Veneto quale prezzo per proseguire l’alleanza con il Popolo della Libertà. A Giancarlo Galan la cosa non và proprio giù.


Scrive Stella: “Giancarlo Galan non fa mistero di due insofferenze. La prima (sottile) è verso Berlusconi dal quale, rivendicando di avere garantito nel Veneto «vittorie a ripetizione, stabilità assoluta e quindici anni di governo senza uno scandalo», si aspetta una parola netta dopo l’ipotesi di cedere la regione alla Lega.

La seconda (dichiarata) è appunto verso la Lega. Una insofferenza quotidiana. Ribadita. Callosa.”


La coalizione governativa, perciò, è chiamata ad una sfida molto impegnativa. E’ probabile che Pdl e Lega affronteranno in concorrenza le prossime elezioni regionali. Partono da un consenso (circa il 28% dell’elettorato) abbastanza simile con un vantaggio della Lega quale partito radicato sul territorio. Il Pdl potrebbe essere tentato di coinvolgere l’UDC per sopravanzare l’alleato di oggi. In tal caso l’operazione rafforzerebbe la componente clericale del Pdl che mostra pericolose derive fondamentaliste. Non possono essere dimenticate le parole di Gaetano Quagliarello in Parlamento all’annuncio del decesso di Eluana Englaro. Né possono essere trascurate le iniziative di Eugenia Roccella o del ministro Sacconi sui temi detti “eticamente sensibili”.


Giancarlo Galan si è autodefinito “liberale, libertario e libertino” quindi non sembra molto attratto da un’alleanza con gli ex democristiani dell’UDC. Confessa che ha una particolare attenzione nei confronti del Sindaco di Montebelluna che stima molto. Nello stesso tempo, pur considerando “umorale” il Sindaco di Venezia Cacciari, trova delle affinità più con lui che con il leghista Gentilini.


Le prossime elezioni regionali potrebbero essere l’occasione per sperimentare qualcosa di nuovo. Sarà il Veneto il laboratorio che anticiperà quello che accadrà prossimamente in Italia? (bl)


24 agosto 2009

Mondo piccolo

GIOVANNINO GUARESCHI “DON CAMILLO” RCS Rizzoli libri SpA Milano 1991


Scriveva Guareschi, alla vigilia delle famose elezioni politiche del 18 aprile 1948, sul suo settimanale “Candido”: “Soltanto dopo il fascismo gli italiani hanno imparato a conoscere il comunismo. La realtà ha il sapore del paradosso: nonostante la falsa propaganda anticomunista fatta per vent’anni dal fascismo, i comunisti sono riusciti in due anni, con l’evidenza dei fatti, a far capire agli italiani la vera essenza del comunismo. E perciò oggi gli italiani, nonostante gli sforzi compiuti dal fascismo, sono nella grande maggioranza decisamente ostili al comunismo”.


Il “Don Camillo” raccoglie alcuni racconti pubblicati su il “Candido” nel periodo tra dicembre 1946 e quello dell’anno successivo. Sostanzialmente riflette l’atteggiamento di Guareschi nel periodo storico che ha dato vita alla “guerra fredda” tra l’occidente filoamericano e la Russia sovietica che, in Italia, si è tradotta con l’allontanamento del Partito Comunista dal Governo. Il leader comunista Peppone, l’antagonista del “prete non clericale” Don Camillo è un omone molto simile al suo antagonista. Altrettanto leale e rispettoso anche se vittima designata del più abile Don Camillo.


Dura la posizione di Guareschi ma se la confrontiamo con l’antiberlusconismo dei nostri tempi, la scopriamo tollerante. Infatti gli antiberlusconiani rimproverano i berlusconiani di non essere rispettosi degli avversari. L’anticomunista Guareschi, invece, con il suo “Mondo piccolo” dà una immagine umana e rispettosa dei propri avversari. Ecco, per l’anticomunista Guareschi i comunisti sono semplicemente degli avversari, mentre per gli antiberlusconiani, i berlusconiani sono i nemici dai quali l’Italia và salvata.


Alcuni hanno affermato che Guareschi avrebbe descritto il “compromesso storico” che si sarebbe concretizzato solo negli anni settanta del secolo scorso. Personalmente non sono d’accordo. Guareschi aveva descritto un confronto duro ma rispettoso tra avversari politici, ossia invitava a non odiare l’avversario. L’anticomunismo di Guareschi era un esempio di confronto democratico che aveva la propria matrice nella tolleranza. Il “compromesso storico”, invece, è stato una operazione politica che sanava la frattura avvenuta nel 1947 tra i partiti antifascisti sostenitori del regime succedutosi alla caduta di Mussolini. Si è trattato di una operazione che mirava a far prevalere l’egemonia del PCI ,con l’assimilazione degli alleati, dipingendo, quali nemici della Repubblica, gli antagonisti, sia i violenti che i nonviolenti. (bl)


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24 agosto 2009

L'anticomunismo di Guareschi

“[…] Soltanto dopo il fascismo gli italiani hanno imparato a conoscere il comunismo. La realtà ha il sapore del paradosso: nonostante la falsa propaganda anticomunista fatta per vent’anni dal fascismo, i comunisti sono riusciti in due anni, con l’evidenza dei fatti, a far capire agli italiani la vera essenza del comunismo. E perciò oggi gli italiani, nonostante gli sforzi compiuti dal fascismo, sono nella grande maggioranza decisamente ostili al comunismo[…]”.

 

GIOVANNINO GUARESCHI da “CANDIDO – settimanale del sabato” Anno IV * N.16 * 18 aprile 1948 * pag. 1

 


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7 agosto 2009

Luoghi comuni

CARCERATI


I luoghi comuni servono a infinocchiare l’opinione pubblica. Sono spesso usati dai conservatori per evitare che i cittadini possano prestare attenzione ai problemi che il regime  non sà affrontare e risolvere.


Un luogo comune dice: “In Italia, ormai, non c’è più nessuno che va in galera”.


A sconfessare questa affermazione c’è la tragica realtà carceraria nel nostro paese.


Sono 63.587 i detenuti nelle carceri italiane Per la precisione i detenuti in via definitiva sono 31.192 mentre quelli in attesa di giudizio sono 30.436. Lo dice il DAP in base ad una recente rilevazione. Se si confrontano questi dati  con la capienza regolamentare delle carceri (43.201) si rileva che vi sono almeno 20.000 detenuti di troppo. Di qui il sovraffollamento e il degrado carcerario.


Quello che dovrebbe far scandalizzare, invece, è che il cinquanta per cento dei detenuti è in attesa di giudizio, ossia sulla base della nostra Costituzione, si tratta di innocenti.


Inoltre ventimila detenuti di troppo rendono invivibile il carcere. Infatti l'Italia è stata condannata a risarcire un detenuto bosniaco per i danni morali subiti a causa del sovraffollamento della cella in cui è stato recluso per alcuni mesi nel carcere di Rebibbia. A stabilire che Izet Sulejmanovic, condannato per furto aggravato a due anni di detenzione, è stato vittima di «trattamenti inumani e degradanti» è la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo sulla base del ricorso presentato dal detenuto. Tra il novembre 2002 e l'aprile 2003, secondo quanto accertato dalla corte, Sulejmanovic ha condiviso una cella di 16,20 metri quadri con altre cinque persone disponendo, dunque, di una superficie di 2,7 metri quadri entro i quali ha trascorso oltre diciotto ore al giorno (mentre il Comitato per la prevenzione della tortura parla di almeno 7 metri quadrati quale spazio minimo sostenibile in cella).


La soluzione da qualcuno proposta è la costruzione di nuovi istituti penitenziari.


Ma quando ci vorrà per costruirli? Diciamo cinque anni. Nel frattempo, grazie ad una legislazione sempre più punitiva, la popolazione carceraria non sarà superiore alla capienza che oggi appare sufficiente? Quanti risarcimenti danni per condanne della Corte europea dei diritti dell’uomo l’Italia sarà costretta a pagare?


Forse bisognerà cambiare strada. Meno carcere e depenalizzazione dei reati lievi.


L’emergenza giustizia è anche il sovraffollamento delle carceri. (bl)



 

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