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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
25 gennaio 2010

IL TERRITORIO USA LA POLITICA?

VERSO L’ALTERNATIVA POSSIBILE


Nel luglio dell’anno scorso segnalando il libro di Ilvo Diamanti (“Mappe dell’Italia politica” Il Mulino, Bologna 2009) affermavo: “Siamo…alla vigilia di un nuovo consolidamento del regime o di una sua trasformazione? Se prevarrà il tradizionale raccordo partitocratico con il territorio, avremo un nuovo consolidamento del regime. Se, invece, entreremo nella fase in cui il “territorio usa la politica” (ossia la società civile utilizza, come propri strumenti, i partiti), l’alternativa liberale al bipartitismo imperfetto del regime postfascista diventa possibile.” Aggiungevo, per esplicitare il contenuto della Rivoluzione liberale auspicata da diverso tempo, “di qui il progetto della democrazia amerikana con le primarie, che affidano ai cittadini la scelta di ogni candidatura; con il collegio uninominale maggioritario, che crea un solido legame tra eletto ed elettore; con la scelta popolare del governo; con il bipartitismo, che porta chiarezza e stabilità; e con la separazione dei poteri e la reale autonomia delle diverse istituzioni”.


La scelta delle candidature dei “governatori” per le prossime elezioni regionali non denotano il tradizionale raccordo partitocratico con il territorio da parte del Pdl e del Pd, ossia i perni centrali dell’attuale bipolarismo.


Il Pdl ha dovuto cedere la scelta del candidato governatore in Veneto e in Piemonte al proprio alleato. L’unico governatore del Pdl tutelato è stato quello della Lombardia. Altrove, ad esempio in Puglia, il territorio sembra dire la propria. Il Pd, per parte sua, sostiene il candidato della Lista Bonino- Pannella in Lazio in contraddizione con la linea politica centralmente indicata: alleanza con l’UDC. Altrettanto pare che stia accadendo in Veneto e in Calabria.


Forse non siamo ancora all’uso dei partiti da parte della società civile, ma siamo all’indebolimento del tradizionale raccordo partitocratico con il territorio. Non è detto che le prossime elezioni regionali possano consolidare ulteriormente il regime. (bl)



25 gennaio 2010

LO SCIOPERO DELLA FAME DI MARCO PANNELLA

NONVIOLENZA E LIBERALISMO


Il diritto –dovere di resistenza è riconosciuto espressamente nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America del 5 luglio 1776: “Noi riteniamo che …tutti gli uomini sono stati creati uguali, che il Creatore ha fatto loro dono di determinati inalienabili diritti….che ogni qualvolta una determinata forma di governo giunga a negare tali fini, sia diritto del popolo il modificarla o l’abolirla, istituendo un nuovo governo che ponga le basi su questi principi…Ancorché una lunga serie di abusi e di torti…tradisce il disegno di ridurre l’umanità ad uno stato di completa sottomissione, diviene allora suo dovere, oltre che suo diritto, rovesciare un tale governo…”.


Quindi per il liberalismo il diritto-dovere di resistenza è pienamente giustificato, anzi il diritto – dovere di rovesciare il governo illiberale non incontra limiti, ossia l’insurrezione è per il popolo il più sacro dei diritti ed il più indispensabile dei doveri.

Marco Pannella rappresenta, con la sua storia, l’esempio del predetto diritto-dovere di resistenza. Al liberalismo ha offerto un metodo diverso da quello tradizionale. La sua fede nella lotta nonviolenta discende dalla convinzione che i mezzi devono prefigurare i fini, ribaltando il machiavellismo secondo il quale i fini giustificano i mezzi.


Attualmente Pannella attua lo sciopero della fame per tre obiettivi specifici: 1) la verità sulla guerra in Iraq scatenata il 18 marzo 2003; 2) la verità sulla richiesta di autonomia del popolo tibetano, uiguro e delle altre minoranze etniche in Cina; 3) la verità sulla situazione carceraria nel nostro paese e la necessità di una urgente amnistia.


La censura nei confronti di questa lotta prova ancora una volta la distanza del regime dalla pratica della nonviolenza. (bl)



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25 gennaio 2010

La candidatura di Emma Bonino

LA SCELTA LAICISTA


E’ interessante quanto sta accadendo nel Lazio per la candidatura a governatore. Il Partito democratico ha deciso di sostenere la candidatura di Emma Bonino proposta dalla Lista Bonino-Pannella, piuttosto che proporre un proprio iscritto. E’ pur vero che in quella regione l’UDC aveva già deciso di sostenere il candidato del Pdl, per cui non vi era alcuna speranza di poter sottrarre un alleato allo schieramento avversario. La scelta laziale è dipesa anche dal fatto che la candidatura Bonino è l’unica che potrebbe mettere in difficoltà il Pdl, avvantaggiato dallo “scandalo” Marrazzo. Però sostenere la candidatura di Emma Bonino significa sostenere una candidatura laicista il che rende, senza dubbio, molto più difficile un accordo con l’UDC, all’indomani delle elezioni.


La scelta laicista potrebbe essere una indicazione di un nuovo percorso per il partito democratico, nei tre anni seguenti alle elezioni regionali, per costruire quel “partito nuovo” necessario per il passaggio dalla democrazia partitocratica alla democrazia liberale. (bl)


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25 gennaio 2010

VERSO UN SOGGETTO LAICO DI AREA LARGA

COORDINAMENTO CASTELLANO PER “LA LIBERA SCELTA”


Si è svolta lunedì sera, 18 gennaio, nella sala dell’associazione “Porte Aperte” in Via Matteotti, il programmato incontro tra cittadini e associazioni per verificare la possibilità di un percorso al fine di costituire un soggetto laico di area più ampio di quello cittadino, come proposto in occasione dell’incontro avvenuto a Castelfranco Veneto per la conferenza di Ignazio Marino e di Mina Welby.


Erano presenti, nonostante la pessima serata, cittadini di vari comuni anche fuori provincia, oltre a esponenti di associazioni impegnate in vari progetti che possono essere accomunati nell’azione laicista essendo tutti volti a tutelare vari diritti individuali. Da chi rivendica il diritto al libero orientamento sessuale, a chi propone il diritto a poter onorare i propri defunti sulla base delle proprie convinzioni e , naturalmente, chi propone la libertà di determinare le proprie volontà circa i trattamenti sanitari anche in caso di incapacità.


Tra i giovani ha colpito l’entusiasmo di un giovane del partito democratico per questa iniziativa laicista che sembra costituire la vera novità di quel nuovo partito. Una novità che potrebbe costituire anche una occasione per trasformare il nuovo partito in un “partito nuovo” e farlo superare questa fase critica.


L’incontro è stato solo il primo incontro e si organizzeranno ulteriori occasioni visto che hanno già manifestato interesse sia le cellule “Coscioni” di Padova e Treviso, nonché del responsabile dell’associazione Radicale Veneta, Raffaele Ferraro, assenti, però, all’incontro.


Intanto Mattia Panazzolo, ha comunicato che il 6 febbraio prossimo, alle ore 17,30 nella Sala “P. Guidolin” Biblioteca Comunale di Castelfranco Veneto si svolgerà  l’incontro con Mina Welby e il dott. Mario Riccio in occasione della presentazione del libro “Ocean Eleven” di Piergiorgio Welby. Per ogni informazione sul Coordinamento castellano per la “Libera scelta” e le sue iniziative segnaliamo il n. tel. 349/2637787 e le seguenti e-mail: mattiapanazzolo@gmail.com liberasceltacastelfranco@gmail.com.



24 gennaio 2010

Fine del diritto? No, fede nel diritto

AA.VV. “FINE DEL DIRITTO?” Il Mulino, Bologna 2009

PIERO CALAMANDREI “FEDE NEL DIRITTO” Laterza, Roma- Bari 2008



Stavolta segnalo due volumetti molto interessanti, da leggersi l’uno dopo l’altro. Il primo è un volumetto collettaneo in cui si possono trovare i contributi di alcuni noti giuristi.


“No, non siamo alla vigilia della fine del diritto; quella che sta tramontando è una certa forma di diritto …Ciò che sta tramontando è l’identificazione tra il diritto e la legge, vale a dire il diritto considerato come un insieme di norme che emanano, direttamente o indirettamente, da un’unica fonte, lo stato.” Pietro Rossi così riassume il pare dei giuristi interpellati.


Invero oggi le fonti di produzione del diritto sono molteplici come il loro intreccio. La lettura dell’ultima opera di Antonio Padoa Schioppa (“Storia del diritto in Europa” Il Mulino, Bologna 2007) fornisce una prova dell’intreccio di questa molteplicità di fonti. Accanto alle norme di provenienza statale ne abbiamo altre di provenienza sopranazionale, anche di qui l’ipertrofia del dato normativo.


La certezza del diritto, quindi, diventa una chimera, ammesso che un tempo ci sia veramente stata? Ma a cosa, allora, aggrapparci? Al principio della “legalità” e all’autonomia reciproca tra il momento legislativo e l’applicazione giudiziaria del diritto. Ce lo ricorda il secondo volumetto contenente un inedito di Piero Calamandrei intitolato “Fede nel diritto” (con tre note di lettura di Guido Alpa, Gustavo Zagrebelsky e Pietro Rescigno).


Scrive Calamandrei, o meglio diceva nella sua conferenza fiorentina del 21 gennaio 1940, quindi in epoca fascista ed alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, “Importa sì, avere nello stato delle leggi giuste: ma assai spesso, nella realtà sociale, i singoli non sono in grado di valutare se e perché le leggi che li reggono sono giuste, di apprezzare nel loro equilibrio gli elementi politici di cui ha dovuto tener conto il legislatore quando ha posto il diritto; e assai più che alla giustizia delle leggi i singoli sono sensibili alla giustizia della loro applicazione: sono disposti a osservare una legge anche se dura, purché si convincano ch’essa, nelle stesse circostanze, sarà dura nello stesso modo per tutti gli altri, senza evasioni e senza titubanze.” Aveva poco prima precisato: “ L’attività dei giuristi, come tecnici dell’applicazione delle leggi, si distingue, per metodo, per studi, per forma mentis, dall’attività di coloro che, invece di applicare ai casi della vita il diritto già formulato nelle leggi vigenti, si adoprano a creare il diritto nuovo … Quest’ultima attività … è quella che nel linguaggio ordinario si chiama … la politica.”.


Il principio di legalità corrisponde all’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, un principio che non solo, oggi, è iscritto nella nostra Costituzione, ma è un principio che, se violato, rende nulla qualsiasi Costituzione per cui la legge diventa solo la regola della forza pura. Mentre l’autonomia reciproca tra il momento legislativo e l’applicazione giudiziaria del diritto impedisce l’uso della politica a fini di giustizia e l’uso di quest’ultima a fini politici.


Nella recente lettera del Presidente della Repubblica alla vedova di Bettino Craxi, in occasione del decennale della morte, Napolitano riconosce “che il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona”. Ossia nel suo caso, secondo Napolitano, non vi è stata uguaglianza di fronte alla legge, per cui il principio di legalità era stato violato, lasciando anche, intravedere la denuncia di un’attività politica da parte degli inquirenti.


La gravità di questa dichiarazione, proveniente addirittura dal Capo dello Stato, non ha destato molto clamore, quasi a voler far passare sotto silenzio il deplorevole stato della legalità (oltre alla confusione del potere giudiziario con il potere politico) nel nostro paese. Altro che la mafia o le leggi ad personam! Anzi queste sono le conseguenze della crisi del diritto in atto, da tempo, nel nostro paese. Ossia non c’è più l’adeguamento dei comportamenti umani, anche dei più forti, alla legge ma questa viene adattata ai comportamenti dei più forti, con resistenze da parte del giudiziario che, alle volte, travalica il limite del rispetto dell’autonomia del momento legislativo.


La fede nel diritto, ossia il rispettare il principio di legalità e l’autonomia reciproca tra il momento legislativo e l’applicazione giudiziaria del diritto, come ci ha insegnato Piero Calamandrei, è il vaccino nei confronti di qualsiasi degenerazione autoritaria. Di qui la pretesa, anche nei confronti dell’autorità, di rispettare le proprie leggi.


Non basta, perciò riconoscere che il diritto non è morto, dato che la società continua ad esistere (ubi societas, ibi ius), occorre l’osservanza della legge perché solo questa garantisce la pace e la libertà di ognuno.(bl)


AA.VV. “FINE DEL DIRITTO?” Il Mulino, Bologna 2009

INDICE: “Premessa” di Pietro Rossi – “Una pluralità di soluzioni e di diritti come felice inizio” di Luigi Caporossi Colognesi – “Eclissi o rinascita del diritto?” di Sabino Cassese – “Diritto che cambia e diritto che svanisce” di Vincenzo Ferrari – “Fine o metamorfosi” di Maurizio Fioravanti – “Principio di legalità e processo penale” di Gilberto Lozzi – “Pluralità di ordinamenti ed espansione della giuridicità” di Pietro Rescigno – “Postfazione” di Pietro Rossi


PIERO CALAMANDREI “FEDE NEL DIRITTO” Laterza, Roma- Bari 2008

INDICE: Una travagliata apologia della legge di Gustavo Zagrebelsky – Il rifiuto del sistema normativo dei totalitarismi di Pietro Rescigno – Un atto di “fede nel diritto” di Guido Alpa – FEDE NEL DIRITTO – Appendice: a) Tra Socrate e Antigone di Silvia Calamandrei b) Il dialogo epistolare tra Calamandrei e Calogero


24 gennaio 2010

Fine del diritto?

“No, non siamo alla vigilia della fine del diritto; quella che sta tramontando è una certa forma di diritto …Ciò che sta tramontando è l’identificazione tra il diritto e la legge, vale a dire il diritto considerato come un insieme di norme che emanano, direttamente o indirettamente, da un’unica fonte, lo stato.”

 

(cfr. PIETRO ROSSI “Postfazione” in AA.VV. “FINE DEL DIRITTO?” Il Mulino, Bologna 2009, pag 93)


10 gennaio 2010

In primo piano

NONVIOLENZA E LEGALITA’


Quanto è accaduto in Calabria, a Rosarno, non può essere passato sotto silenzio. E’ una oscenità l’aver deportato un migliaio di migranti per evitare che fossero fatti a pezzi dalla gente nata in quel territorio. E’ lo Stato, è la politica che si è arresa alla violenza. Ci si è tanto accapigliati sul multiculturalismo o sul pluralismo culturale mentre in territorio italiano si è praticato prima qualcosa simile allo schiavismo e poi, non appena vi sono stati segni di una ribellione, un tentativo di progrom nei confronti di una etnia ritenuta estranea. La guerra tra poveri è stata scatenata dall’indifferenza delle autorità costituite che per troppo tempo hanno avallato illegalità praticate alla luce del sole. Pare che la BBC abbia trasmesso addirittura un anno prima un documentario attestante il degrado in cui sopravvivevano quei poveri migranti sfruttati da altri poveracci per la raccolta degli agrumi.


In una situazione del genere praticare la nonviolenza per tentare di far rispettare la legalità e davvero una opera improba. Sull’ultimo numero di “Quaderni Radicali”, la bella rivista dell’amico Geppy Rippa, Marco Pannella ha affermato che per lui “Gandhi e la nonviolenza sono il completamento senza il quale i Lumi, l’illuminismo, il laicismo, sono mera astrazione”. Ossia la nonviolenza non è incompatibile con il liberalismo, anzi la pratica della nonviolenza modernizza il liberalismo e lo attualizza.


In questi giorni Gaoussou Ouattarà, radicale ivoriano, sta praticando lo sciopero della fame insieme a trecento immigrati, e l’obiettivo è la richiesta di rispettare la legge sul rilascio e il rinnovo dei permesso di soggiorno. Gaoussou è stato appena sostituito, nel suo lungo sciopero, da Shukri Said, attrice e segretaria dell`associazione Migrare, conduttrice di un bel programma di Radio Radicale, ora cittadina italiana. Il permesso di soggiorno, secondo la legge italiana, dovrebbe essere consegnato entro venti giorni, e tarda invece di molti mesi, fino a oltre un anno, lasciando le persone in balia dell`arbitrio e della mortificazione, come ricorda Adriano Sofri nella sua rubrica tenuta su Il Foglio di Ferrara.


Non mi sembra che queste notizie abbiano avuto l’onore delle cronache dei quotidiani più diffusi. L’informazione è necessaria alla lotta nonviolenta e questa è idonea per combattere l’illegalità e permettere, nel medesimo tempo, una convivenza pacifica tra avversari mentre la violenza mira a “cancellare” l’avversario. L’integrazione tra etnie diverse dipende dalla volontà della gente nata in quel territorio e dei nuovi arrivati perciò la legalità e la  nonviolenza sono indispensabili se si vuole una comunità civile e pacifica. (bl)


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10 gennaio 2010

COSTRUIRE L’OPPOSIZIONE

PER PREPARARE L’ALTERNATIVA


Le prossime elezioni regionali faranno registrare un successo al centrodestra. La maggioranza costituita attorno al Pdl non solo continuerà a dominare il Parlamento ma conquisterà anche nuove amministrazioni regionali. L’opposizione che vede nel Pd il soggetto politico, tra gli estranei alla maggioranza berlusconiana, con più parlamentari e con più consiglieri regionali, oltre a qualche governatore, subirà una sconfitta.


Dal 22 marzo avremo almeno tre anni privi di elezioni politiche o simili, pertanto ci si potrà, con meno angoscia, concentrare nella costruzione dell’opposizione, per preparare l’alternativa.


Il politologo Piero Ignazi sulla rivista da lui diretta, “Il Mulino” nell’ultimo numero del 2009, riflettendo sull’afonia della sinistra, in confronto al successo del forzaleghismo berlusconiano, che ha saputo meglio di altri rappresentare l’ “autobiografia della nazione”, nel senso gobettiano, ha scritto: “pochi hanno capito che bisognava avere la forza di andare controcorrente proponendo un vivere civico e civile diverso da quello dominante”. A sua volta Gian Enrico Rusconi, sempre nello stesso numero della rivista bolognese, constata che “Siamo in un paese come l’Italia dove l’idea stessa del pluralismo nell’insegnamento della storia delle religioni nelle scuole e la loro analisi comparata viene respinta come l’equivalente del famigerato relativismo. Come tradimento della tradizione cattolica del popolo italiano”.


Conseguentemente il laicismo sembra costituire quella cultura politica idonea ad un vivere civico e civile diverso da quello dominante. Sembra la strada indicata dal XII congresso di Veneto liberale: Liberali e democratici per la Riforma.


Si pensava che il Veneto sarebbe stato il laboratorio politico per dare forza a questo progetto, però il governatore uscente ha deluso le aspettative dallo stesso alimentate nei mesi precedenti. Il “forzaleghismo”, neologismo inventato da Edmondo Berselli, vincerà le elezioni regionali, però con danno del Pdl, il che non potrà non avere delle influenze (anche prima della consultazione elettorale) sulla possibile costituzione di un soggetto riformatore. D’altra parte la scelta del candidato da contrapporre a quello governativo, potrebbe costituire addirittura l’avvio del percorso per costruire l’opposizione. Da qualche parte qualche laicista potrebbe venir fuori a sfidare il candidato governativo. Ad esempio, nel Lazio.


Il nostro laicismo, unito agli effetti indotti dal “forzaleghismo”, potrebbero contribuire alla costituzione qui in Veneto di un soggetto riformatore. La costituzione di un soggetto riformatore è la “conditio sine qua non” per invertire la tendenza alla frammentazione politica (ed ai conseguenti ricatti) causata dal fallimento dei referendum elettorali del 2008. Solo un soggetto di quel genere potrà proporre seriamente la riforma in senso maggioritario della legge elettorale, precondizione per il passaggio dal regime della democrazia partitocratica a quello della democrazia liberale (bl)


10 gennaio 2010

MEDICINA, FEDE, ETICA E DIRITTI

IGNAZIO MARINO “NELLE TUE MANI” Einaudi, Torino 2009


L’autore è un chirurgo di fama internazionale, specialista in trapianti e chirurgia del fegato. E’ diventato Senatore della Repubblica nel 2006 e nel 2008 è stato nominato presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale.


Ignazio Marino è un cattolico non clericale. Dice di se: “Personalmente, da credente e da uomo di scienza, non trovo alcuna incompatibilità tra le due realtà e penso che le convinzioni personali non debbano avere nulla a che vedere con il metodo con cui lo scienziato porta avanti le proprie ricerche. Questo è per me il significato di essere laici nella scienza”.


Nel paese in cui il relativismo viene considerato il male assoluto da parte di chi si dichiara “cattolico”, il laicismo di Ignazio Marino fa scandalo.


Si legge in questo bel libro: “Che paese è un paese che limita la libertà dei cittadini rispetto all’invasione del proprio corpo da parte della tecnologia medica? Che paese è un paese dove i medici sono costretti a nutrire e idratare artificialmente i pazienti perché lo prevede la legge? E’ un paese che ha perso il suo umanesimo e forse anche il buon senso. … In nessun altro paese al mondo si è riusciti a scrivere in una legge che idratazione e nutrizione artificiali non sono trattamenti sanitari, perché nessuno ha avuto l’arroganza di affermazioni così contrarie alla conoscenza scientifica”.


Siamo alla vigilia della discussione in Parlamento del progetto di legge sulle dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari dei cittadini; già il Senato ha approvato una proposta di legge contenente l’affermazione secondo la quale idratazione e alimentazione forzata non sarebbero trattamenti sanitari. Il contributo dei cattolici per svelare il vero volto dello scontro in atto è utile.


Lo scontro non è tra cattolici e laici, ma tra clericalismo e laicismo. Infatti in gioco non c’è la libertà di fede e di comportamento dei cattolici ma l’opinione dei clericali su come gli altri cittadini devono comportarsi.


Una ultima annotazione. Ignazio Marino ha concorso con Bersani e Franceschini per la carica di segretario del partito democratico. Ha ricevuto più consenso da parte degli elettori e dei simpatizzanti del Pd piuttosto che da parte dei militanti del suo partito. A chi scrive sembra una indicazione che il Pd dovrebbe assecondare, se vuole tentare di superare la grave crisi che sta attraversando. L’innamoramento del ruolo del mercato con l’intento a coltivare un rapporto privilegiato con il sindacato, le liberalizzazioni e l’antistatalismo mescolati all’assistenzialismo, il popolarismo e la contiguità e se non proprio la subalternità alle èlites finanziarie, non potevano che produrre una cultura pasticciata. Pur essendo il laicismo una cultura politica estranea agli antenati del Pd (Ds e Margherita) non si può non riconoscere che quella cultura è idonea a dare la risposta alla domanda “chi siamo?” che è pregiudiziale per maturare una proposta politica e di governo nell’ottica riformatrice. Di qui la scelta alla quale sono chiamati i militanti del Partito democratico. (bl)


INDICE: I. Potere di vita e di morte – II. Il corpo, la libertà i diritti – III. L’anima, la coscienza e la conoscenza – IV. Sotto il mantello della sanità – Epilogo. Africa, andata e ritorno – Bibliografia – Ringraziamenti


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10 gennaio 2010

Laicismo e clericalismo

“ […] Che paese è un paese che limita la libertà dei cittadini rispetto all’invasione del proprio corpo da parte della tecnologia medica? Che paese è un paese dove i medici sono costretti a nutrire e idratare artificialmente i pazienti perché lo prevede la legge? E’ un paese che ha perso il suo umanesimo e forse anche il buon senso. […] In nessun altro paese al mondo si è riusciti a scrivere in una legge che idratazione e nutrizione artificiali non sono trattamenti sanitari, perché nessuno ha avuto l’arroganza di affermazioni così contrarie alla conoscenza scientifica[…]”


“[…] Personalmente, da credente e da uomo di scienza, non trovo alcuna incompatibilità tra le due realtà e penso che le convinzioni personali non debbano avere nulla a che vedere con il metodo con cui lo scienziato porta avanti le proprie ricerche. Questo è per me il significato di essere laici nella scienza.[…]”

 

(cfr. IGNAZIO MARINO “NELLE TUE MANI” Einaudi, Torino 2009, pag. 101- 105)


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