.
Annunci online

Venetoliberale
per la radicale alternativa liberale
 
 
 
 
           
       

“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. liberali democratici tardofrontismo

permalink | inviato da Venetoliberale il 31/5/2011 alle 22:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. liberali democratici tardofrontismo

permalink | inviato da Venetoliberale il 31/5/2011 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. liberali democratici tardofrontismo

permalink | inviato da Venetoliberale il 31/5/2011 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. liberali democratici tardofrontismo

permalink | inviato da Venetoliberale il 31/5/2011 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. liberali democratici tardofrontismo

permalink | inviato da Venetoliberale il 31/5/2011 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

31 maggio 2011

Liberali, democratici e tardofrontismo.

Sostengo che quello che va costruito è l’alternativa alla partitocrazia. L’esito delle elezioni amministrative rende più agevole il perseguire il progetto o lo rende più difficile?

L’esito delle elezioni del Comune di Milano con la vittoria di Pisapia sembra agevolare l’attuazione del progetto. Infatti non è senza significato che i fans del nuovo Sindaco hanno scelto, per identificarsi, il colore arancione piuttosto che quello tradizionale rosso. Significa che si è voluto denotare un distacco dalla tradizione del frontismo popolare egemonizzato, appunto, dai “rossi”. Il che lascia ben sperare nella collaborazione tra liberali e democratici che dovrebbe costituire il nucleo attrattore per la costituzione dell’alternativa alla partitocrazia. Inoltre la funzione di soggetti al servizio di una leadership, così come è stata interpretata da tutte le liste che hanno sostenuto Pisapia, indica il percorso che si dovrebbe seguire. Dopo circa 18 anni (il giugno 1993  vedeva la vittoria del leghista Formentini) Milano non ha più un sindaco leghista o della coalizione berlusconiana. E’ una cesura? Alcuni intravedono in questo successo la vecchia tradizione socialista di Milano. La Milano di Craxi ha messo la parola fine a quella tradizione. La capitale morale d’Italia indica, invece, qualcosa di nuovo. Ci sarà qualcuno che ne farà tesoro?

Queste elezioni, però, hanno lanciato anche un altro segnale. Diverso e forse opposto. A Napoli è stato eletto l’ex magistrato De Magistris, sodale dell’altro noto ex magistrato Di Pietro. I maligni hanno detto che è un episodio della guerra che i due ex magistrati si fanno per il predominio sul partitino Italia dei Valori. Sta di fatto che se a Milano è stato sconfitto Berlusconi a Napoli è stato sconfitto il PD di Bassolino e di Rosa Russo Jervolino. Il che dovrà costringere il maggior partito dell’opposizione parlamentare a riflettere su quello che intende fare. Per ora sembra che invochino una crisi extraparlamentare rendendo insignificante la propria presenza all’interno del Parlamento. Il che è quasi un suicidio in quanto favorisce l’IdV a svolgere il ruolo trainante di una coalizione tardofrontista che, però, impedirebbe la collaborazione tra liberali e democratici.

Pisapia e De Magistris rappresentano i due volti dei possibili antagonisti nei confronti di una coalizione di centrodestra erede del berlusconismo (che, sembra, sul viale del tramonto). Lo slogan di Pisapia è stato: “Voglio una Milano felice”. Lo slogan di De Magistris: “Amm’ scassato o malamente”. Anche dagli slogan si nota la profonda differenza tra i due possibili percorsi. (bl)

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. liberali democratici tardofrontismo

permalink | inviato da Venetoliberale il 31/5/2011 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

22 maggio 2011

L'ideale

AA. VV. “L’IDEALE DI GIUSTIZIA” Università Bocconi Editore EGEA SpA Milano 2010

DA JOHN RAWLS A OGGI

Si tratta di una antologia che ha per tema “la giustizia”. Il filosofo statunitense John Rawls nel 1971 pubblicò “Una teoria della giustizia” che inaugurò una discussione filosofica e politica sulla giustizia. Sullo sfondo vi era e vi è una riflessione sul welfare state.

L’antologia è curata dal prof. Mario Ricciardi che così scrive nella introduzione: “Cos’è la giustizia?...Le parole ‘giusto’ e ‘ingiusto’ esprimono plauso e biasimo. Si dice che una persona ha agito ‘giustamente’, e in tal caso che la sua azione è degna di lode. L’ingiustizia, al contrario, è qualcosa che normalmente disapproviamo… La faccenda si complica, però, appena qualcuno ci chiede di spiegare cos’è la giustizia, o almeno di darne una definizione. La difficoltà cui andiamo incontro …non dipende dal fatto che non siamo in condizione di fare degli esempi di ingiustizia. …Per quanto salda sia la mia convinzione …non riesco a trovare una formula che catturi adeguatamente le caratteristiche.”

Valutare un comportamento, una legge giusta o addirittura delle istituzioni è notevolmente difficile, se non addirittura impossibile. Occorrerebbero dei criteri oggettivi. Ricordo che in passato si facevano riferimento ad alcuni criteri: a) a ciascuno in parti eguali; b) a ciascuno secondo i suoi bisogni; c) a ciascuno secondo i suoi meriti; d) a ciascuno secondo il suo lavoro. Giorgio Del Vecchio sosteneva che il miglior criterio era “a ciascuno secondo i suoi meriti” ma temperato con la carità individuale o collettiva, dato che gli altri criteri o erano banali (a) o erano irrealizzabili (b e d).

Jhon Rawls proponeva negli anni ’70 dello scorso secolo il seguente criterio. Anzi duplice criterio. “Primo, ogni persona …ha un uguale diritto alla più estesa libertà, compatibile con una simile libertà per tutti; e, secondo, le disuguaglianze sono arbitrarie a meno che sia ragionevole aspettarsi che esse vadano a vantaggio di ciascuno, e che le posizioni e gli offici cui sono connesse, o da cui si acquisiscono, siano aperte a tutti. Questi principi esprimono la giustizia come un complesso di tre idee: libertà, eguaglianza e ricompensa per i servizi che contribuiscono al bene comune.” Sembra una versione moderna del criterio indicato da Del Vecchio. Una combinazione tra il criterio “a ciascuno secondo i meriti” che rappresenta l’uguale diritto di libertà e il criterio “a ciascuno secondo i suoi bisogni” perché le disuguaglianze sono giuste se sono a favore dei più svantaggiati.

L’antologia include alcuni contributi al dibattito sulla giustizia che sono considerati, ormai, dei classici. In particolare, ci sono saggi di H. L. Hart (sui diritti naturali), Ronald Dworkin (su giustizia e diritti), Robert Nozick (sulla giustizia distributiva), G. A. Cohen (che critica il libertarismo di Nozick da una prospettiva socialista) e Tony Honoré (che esamina le implicazioni pratiche di queste discussioni per il diritto e le politiche sociali).

Il dibattito sul welfare state non può essere ideologico ma deve essere pragmatico. Occorre avere dei valori, ossia degli ideali, ma occorre avere la convinzione che la realtà non può essere raffrontata ai sogni, altrimenti si rischia di affossare anche il welfare possibile. (bl)

INDICE: Introduzione di MARIO RICCIARDI – Fonti – Notizie sugli autori – Nota alle traduzioni – 1: Ci sono diritti naturali? di H. L. HART – 2. Giustizia come reciprocità di JOHN RAWLS – 3. Giustizia e diritti di RONALD DWORKIN – 4. Giustizia distributiva di ROBERT NOZICK – 5. Robert Nozick e Wilt Chamberlain: come i pattern preservano la libertà di G. A. COHEN – 6. Giustizia sociale di TONY HONORÉ – letture ulteriori


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Giustizia Rawls Ricciardi

permalink | inviato da Venetoliberale il 22/5/2011 alle 19:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

22 maggio 2011

Cosa è "Giustizia"?

[…] Primo, ogni persona …ha un uguale diritto alla più estesa libertà, compatibile con una simile libertà per tutti; e, secondo, le disuguaglianze sono arbitrarie a meno che sia ragionevole aspettarsi che esse vadano a vantaggio di ciascuno, e che le posizioni e gli offici cui sono connesse, o da cui si acquisiscono, siano aperte a tutti. Questi principi esprimono la giustizia come un complesso di tre idee: libertà, eguaglianza e ricompensa per i servizi che contribuiscono al bene comune. […]”

(cfr. JOHN RAWLS: “Giustizia come reciprocità” da AA. VV. “L’IDEALE DI GIUSTIZIA” Università Bocconi Editore EGEA SpA Milano 2010, pag. 25)

 

[…] Cos’è la giustizia?...Le parole ‘giusto’ e ‘ingiusto’ esprimono plauso e biasimo. Si dice che una persona ha agito ‘giustamente’, e in tal caso che la sua azione è degna di lode. L’ingiustizia, al contrario, è qualcosa che normalmente disapproviamo… La faccenda si complica, però, appena qualcuno ci chiede di spiegare cos’è la giustizia, o almeno di darne una definizione. La difficoltà cui andiamo incontro …non dipende dal fatto che non siamo in condizione di fare degli esempi di ingiustizia. …Per quanto salda sia la mia convinzione …non riesco a trovare una formula che catturi adeguatamente le caratteristiche.[…]”

 

(cfr. MARIO RICCIARDI: Introduzione da AA. VV. “L’IDEALE DI GIUSTIZIA” Università Bocconi Editore EGEA SpA Milano 2010, pag. 25)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Giustizia Rawls Ricciardi

permalink | inviato da Venetoliberale il 22/5/2011 alle 19:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

22 maggio 2011

L’ALTERNATIVA ALLA PARTITOCRAZIA

Sul primo turno delle elezioni amministrative c’è da dire che occorre avere un po’ di prudenza nei giudizi. Non si può dire “gatto se non ce l’hai nel sacco”, come dice Trapattoni.

Certo a Torino la elezione di Piero Fassino al primo turno è un ottimo risultato, ma a Torino è stato un segnale di continuità. L’elezione a Bologna al primo turno di Virginio Merola  per il rotto della cuffia, è un segnale un po’ meno buono. Certo, Bologna la rossa ha avuto recentemente anche un sindaco di colore diverso. Però…

La eliminazione a Napoli della candidatura del PD dal secondo turno evidenzia una grave frattura all’interno di quella che appare la coalizione di opposizione alla maggioranza di governo. L’alternativa al candidato governativo è rappresentata da un ex magistrato noto per le sue battaglie giustizialiste. Il che non è un buon segnale per chi vorrebbe costruire una opposizione al governo coesa per rappresentare l’alternativa. Liberali e democratici molto difficilmente potranno incontrarsi su una linea politica giustizialista. Però, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, dicono. Forse la lezione napoletana potrebbe costringere liberali e democratici a prendere l’iniziativa per costruire una opposizione diversa da quella che sembra scaturire dal successo di De Magistris.

Resta Milano. Pisapia al primo turno ha raccolto quanto più consenso possibile. La Moratti, invece no. Riuscirà a ribaltare il risultato? Il candidato governativo può contare sul voto degli astenuti tra i suoi tifosi. Andranno a votare per scongiurare la vittoria dei “rossi”? Lo sapremo la settimana prossima. Oggi sappiamo che anche la coalizione governativa non gode buona salute.

Da Milano, comunque, un segnale positivo lo riscontriamo. L’alternativa può costruirsi attorno ad una opposizione di liberali e di democratici che si riconoscono in un leader che sappia essere autonomo dalla coalizione che lo sostiene. I partiti devono essere uno strumento al servizio di chi ha iniziativa politica e non devono essere strumenti per far emergere i suoi burocrati.  E’ l’alternativa alla partitocrazia che va costruita. (bl)


11 maggio 2011

Un singolare genere di idealismo

KENNETH MINOGUE “LA MENTE LIBERAL” Liberilibri, Macerata 2011

Il miraggio inseguito da molti è la politica che possa ridisegnare la società. Kenneth Minogue, professore emerito alla London School of Economics ed attuale presidente del Mont Pelerin Society (il prestigioso sodalizio liberale che ha avuto tra i propri aderenti Von Hayek, Von Mises e gli italiani Luigi Einaudi, Bruno Leoni ed Antonio Martino), ha tenuto una interessante conferenza sul tema a Milano nel marzo scorso.

Nell’occasione è stata presentata la traduzione italiana del suo libro “Liberal mind” scritto nel lontano 1963.

Nella introduzione all’edizione italiana Minogue scrive: “Molti liberali cominciarono a pensare che la società fosse un po’ come una infermeria, dove le persone sane passano il loro tempo a prendersi cura dei sofferenti – quelli che oggi vengono spesso chiamati i ‘vulnerabili’.

Il liberalismo ha quindi progressivamente perso interesse verso gli individui liberi, responsabili di sé e ha indirizzato la sua attenzione verso le persone che esso riteneva fossero, in qualche misura, vittime.”

Il fatto è che la traduzione inglese del termine liberale designa visioni politiche diverse anche nel mondo anglosassone. Il partito democratico statunitense è un partito “liberal” ma ha visioni completamente diverse dal Liberal Party inglese. Così come sono diversi i liberali continentali da quelli di tradizione anglosassone. Ma il libro non mira ha segnalare un liberalismo vero da quello falso, anzi proprio la lettura di questo libro (tra l’altro scritto quasi cinquantanni fa) rafforza la convinzione che il liberalismo è una teoria politica unica mentre le ideologie sono soggette ai sentimenti umani.

Minogue è molto critico nei confronti di questa ideologia che presume di poter ridisegnare la società. “L’attuale condizione della nostra civiltà è … dominata da dispute su come lo Stato può aumentare la felicità dei suoi cittadini-sudditi. Il pensiero liberal è una forma di idealismo sentimentale che incoraggia la dipendenza dal governo e promuove l’autocommiserazione e l’obbedienza, piuttosto che virtù come la fiducia in se stessi che abbiamo avuto in eredità dal passato.” Così afferma nella introduzione scritta appositamente per la traduzione italiana. Così scriveva nel 1963: “E’ filantropia organizzata per essere efficiente. Se si cercano garanzie contro la sofferenza, allora è sconsigliabile cercarle nella spontanea compassione degli uomini e donne. Deve essere messo a punto un meccanismo per alleviare la sofferenza in modo imparziale ed esauriente: creando un ministero per stipendiare i disoccupati, un servizio sanitario per prendersi cura dei malati, e così via. La sofferenza è una cosa soggettiva, che dipende dalla sensibilità dell’individuo; dal punto di vista politico, può solo essere standardizzata.”

Dicevo che a differenza della teoria politica liberale le ideologie sono dominate dai sentimenti. Il liberalismo, secondo Minogue, ha un filone salvazionista ed uno libertario. “Quando la paura aumenta, possiamo aspettarci un interesse prioritario per la sicurezza, l’armonia, l’uguaglianza; l’euforia determinerà un’enfasi per la libertà, l’impresa e la competizione.” La lettura di questo libro ci rende consapevoli della precarietà dell’equilibrio tra le due ideologie. Perciò ridisegnare la società in cui viviamo è un miraggio dal quale non farci abbagliare se vogliamo tutelare la libertà individuale. (bl)

INDICE: Prefazione all’edizione italiana – Prefazione all’edizione della Liberty Fund – Prefazione – I. Introduzione – II. L’anatomia del liberalismo – III. L’etica e la politica – IV. Le evasioni morali e politiche – V. La società e le sue varianti – VI. La libertà – VII. Conclusione.



 

Ultime cose
Il mio profilo

Forum Veneto liberale
Rossi e Salvemini
Centro Pannunzio
Scelgo l'Italia
Associazione per l'uninominale
Pietro Ichino
Ernesto Paolozzi
per non mollare
MFE Castelfranco Veneto
Area d'Incontro
Nuova agenzia radicale
Velino
Comitati per la libertà
Circolo Benedetto Croce Ancona
La Voce
Forum di laici
Critica liberale
Politichiamo
Veneto radicale
Riviste di Benedetto Croce
Centro studi Piero Gobetti
Società libera
Trasnational Radical Party
blog liberali italiani
Polena
Istituto Bruno Leoni
Italia Laica
Legno storto
Centro Einaudi di Torino
Forces Italy
Libertà eguale
blog Italia laica
Pensalibero
Salon Voltaire
Patto veneto
Meno stato + mercato



me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

   
sfoglia     aprile   <<  1 | 2  >>   giugno