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“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

 
20 luglio 2011

LE TRADIZIONI DEL RISORGIMENTO

CAVOUR “DISCORSI SU STATO E CHIESA” Rubbettino, Soveria Mannelli 2011

Dobbiamo essere grati a Girolamo Cotroneo, a Pier Franco Quaglieni e al “Centro Pannunzio” se abbiamo letto questo prezioso volumetto che contiene alcuni discorsi parlamentari di Camillo Benso conte di Cavour sul tema dei rapporti tra Stato e Chiesa che spiegano ampiamente la tesi liberale del separatismo. Libera Chiesa in libero Stato è la garanzia per la laicità dello stato e per il magistero religioso della Chiesa.

“Santo Padre, il potere temporale per voi non è più garanzia di indipendenza; rinunziate ad esso, e noi vi daremo quella libertà che avete invano chiesta da tre secoli a tutte le grandi potenze cattoliche; di questa libertà voi avete cercato strapparne alcune porzioni per mezzo di concordati, con cui, voi, o santo padre, eravate costretto a concedere in compenso dei privilegi, anzi, peggio che dei privilegi, a concedere l’uso delle armi spirituali alle potenze temporali che vi accordavano un po’ di libertà; ebbene, quello che voi non avete mai potuto ottenere da quelle potenze, che si vantavano di essere i vostri alleati e vostri figli divoti, noi veniamo ad offrirvelo in tutta la sua pienezza; noi siamo pronti a proclamare nell’Italia questo gran principio: libera Chiesa in libero Stato.” Queste parole di Cavour furono pronunciate il 27 marzo 1861, nel Parlamento di Torino.

Il separatismo era lucidamente perseguito, anche se con gradualità, da Cavour sin da quando da intellettuale agitava temi politici con il suo giornale “Il Risorgimento”. Proprio questa raccolta evidenzia la gradualità della politica separatista perseguita dal conte piemontese. Infatti l’anticlericalismo di Cavour era nettamente diverso da quello di Mazzini e Garibaldi: non era irreligioso. Anzi Cavour si professava “cattolico”. (Non ci lasciamo coinvolgere in beghe contemporanee tra laicità “correttamente intesa” e laicismo). Cavour era un liberale, gli altri non lo erano. Tutto qui.

Sempre in quel discorso Cavour manifestò la sua fede liberale. “Noi crediamo – disse – che si debba introdurre il sistema della libertà in tutte le parti della società religiosa e civile; noi vogliamo la libertà economica; noi vogliamo la libertà amministrativa; noi vogliamo la piena ed assoluta libertà di coscienza; noi vogliamo tutte le libertà politiche compatibili col mantenimento dell’ordine pubblico; e quindi, come conseguenza necessaria di quest’ordine di cose, noi crediamo necessario all’armonia dell’edifizio che vogliamo innalzare, che il principio della libertà sia applicato ai rapporti della Chiesa e dello Stato.”

Cavour con il “connubio” non dette vita al primo esempio di “trasformismo”, come alcuni erroneamente affermano. Con la confluenza di liberali moderati e di democratici non estremisti, Cavour e Rattazzi dettero vita al primo partito liberale d’Italia (di qui la nascita della “Destra Storica”), innanzi tutto anticonservatore e anticlericale. Prima di allora i liberali moderati erano alla mercè di retrivi conservatori mentre i democratici non estremisti non si distinguevano dagli avversari del regime scaturito dalla concessione dello Statuto Albertino. Pertanto la nascita del partito liberale appariva quale instaurazione in Piemonte del regime parlamentare inglese perché quest’ultimo si caratterizzava proprio per la contrapposizione dei liberali nei confronti dei conservatori. (Sappiamo oggi che era solo apparenza perché il sistema elettorale piemontese, non essendo maggioritario ed uninominale ad un unico turno, dette vita ad un regime, definito da Giuseppe Maranini, “pseudoparlamentare”.)

Adolfo Omodeo ci ha lasciato scritto che le tradizioni del Risorgimento sono la “riflessa coscienza dei compiti e dei problemi d’Italia”. Per questo oggi, richiamandoci alla tradizione del partito liberale cavouriano, riteniamo necessario un soggetto politico di liberali e di democratici antagonista dei conservatori e avversario deciso di ogni clericalismo. Siamo altrettanto convinti che se in Italia non c’è mai stato un partito che si è definito conservatore è perché vi sono stati sistemi elettorali che non hanno favorito la contrapposizione tra liberali e conservatori, come, invece, accade nei sistemi politici anglosassoni. In Italia la confusione trasformistica del regime pseudoparlamentare - ieri dei notabili ed oggi partitocratrico -, permette a tutti i partiti di dichiararsi progressisti. Di qui l’apprezzamento per il sistema elettorale maggioritario ed uninominale ad un solo turno perchè è l’unico ad essere compatibile con una dialettica tra liberali e conservatori, il che impedisce confusioni e mistificazioni. (bl)

Indice: Prefazione di Girolamo Cotroneo – Introduzione di Pier Franco Quaglieni – PARTE I. LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO. IL FONDAMENTO NEI DISCORSI DI CAVOUR: a) Introduzione storico-critica di Filippo Ambrosiani b) I discorsi parlamentari di Cavour – PARTE II. L’ESIGENZA SEPARATISTA: a) L’elaborazione teorica di Pier Carlo Boggio di Luisa Cavallo b) La visione giuridica e storica di Marco Minghetti di Luisa Cavallo c) L’approdo legislativo. La legge delle Guarentigie di Tito Lucrezio Rizzo d) La posizione di Francesco Ruffini di Pier Franco Quaglieni e) L’applicazione senza incertezze di Giovanni Giolitti di Filippo Ambrosiani – PARTE III. LE RAGIONI DEGLI ALTRI: a) L’anima anticlericale del Risorgimento di Franco Mazzilli b) L’opposizione dei cattolici di Luisa Cavallo – APPENDICE: Il dibattito in Parlamento sul Concordato e la posizione di Benedetto Croce di Pier Franco Quaglieni – Bibliografia generale – Cavour e la polemica fra Stato e Chiesa attraverso la vignettistica


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20 luglio 2011

Anticlericalismo liberale

“[…] Santo Padre, il potere temporale per voi non è più garanzia di indipendenza; rinunziate ad esso, e noi vi daremo quella libertà che avete invano chiesta da tre secoli a tutte le grandi potenze cattoliche; di questa libertà voi avete cercato strapparne alcune porzioni per mezzo di concordati, con cui, voi, o santo padre, eravate costretto a concedere in compenso dei privilegi, anzi, peggio che dei privilegi, a concedere l’uso delle armi spirituali alle potenze temporali che vi accordavano un po’ di libertà; ebbene, quello che voi non avete mai potuto ottenere da quelle potenze, che si vantavano di essere i vostri alleati e vostri figli divoti, noi veniamo ad offrirvelo in tutta la sua pienezza; noi siamo pronti a proclamare nell’Italia questo gran principio: libera Chiesa in libero Stato.[…]”

 (cfr. Discorso del 27/03/1861 alla Camera dei Deputati in CAVOUR “DISCORSI SU STATO E CHIESA” Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, pag. 163)

 

[…] Noi crediamo che si debba introdurre il sistema della libertà in tutte le parti della società religiosa e civile; noi vogliamo la libertà economica; noi vogliamo la libertà amministrativa; noi vogliamo la piena ed assoluta libertà di coscienza; noi vogliamo tutte le libertà politiche compatibili col mantenimento dell’ordine pubblico; e quindi, come conseguenza necessaria di quest’ordine di cose, noi crediamo necessario all’armonia dell’edifizio che vogliamo innalzare, che il principio della libertà sia applicato ai rapporti della Chiesa e dello Stato. […]”

 (cfr. Discorso del 27/03/1861 alla Camera dei Deputati in CAVOUR “DISCORSI SU STATO E CHIESA” Rubbettino, Soveria Mannelli 2011, pag. 164)


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19 luglio 2011

Polveri sottili in Veneto

IL DIRITTO AD ESSERE INQUINATI?

L’assessore all’ecologia della Regione Veneto, Giancarlo Conta, è stato assolto, in primo grado, dal Tribunale di Venezia dall’accusa di aver omesso di adottare provvedimenti, che per ragioni di sanità pubblica, dovevano essere adottati senza ritardo a fronte della sussistenza nel territorio regionale di una situazione diffusa di emergenza “smog”, connotata in particolare dal superamento sistematico, per l’inquinante PM 10, del valore limite giornaliero fissato con D.M. del Ministro dell’Ambiente n. 60/2002.

La formula assolutoria “insussistenza del fatto” fa pensare che, secondo il giudice di I grado, l’assessore avrebbe fatto né più né meno del suo dovere, pertanto i rimproveri mossegli dalla Procura della Repubblica erano del tutto ingiustificati.

Il PM leggerà le motivazioni (così come le parti civili costituite) e deciderà se è opportuno o meno investire della questione la Corte d’Appello.

Ribadiamo ancora una volta la nostra consapevolezza della profonda differenza tra lo stato di “indagato” e quello di “imputato”, tra quest’ultimo stato e quello di “condannato o assolto” con una semplice sentenza soggetta ad appello e con sentenza ormai inappellabile, ed osserviamo quanto segue.

E’ pendente, di fronte al Tribunale di Padova, un procedimento penale conseguente alla sussistenza nel territorio regionale di una situazione diffusa di emergenza “smog”, connotata in particolare, per l’inquinante PM 10, dal superamento sistematico del valore limite giornaliero fissato con D.M. del Ministro dell’Ambiente n. 60/2002. Ricordiamo agli immemori che in un primo tempo il PM padovano aveva proposto, sic et simpliciter, l’archiviazione della notizia di reato segnalata dall’AdUC (Associazione degli Utenti e dei Consumatori). Il Gip padovano, investito della questione dall’opposizione della predetta associazione, ha invece imposto al PM di approfondire le indagini sul comportamento tenuto dagli ultimi Presidenti della Regione Veneto (Galan, oggi ministro e Zaia, già ministro), dagli ultimi Presidenti della Provincia di Padova, dal Sindaco di Padova e da uno stuolo di amministratori regionali, provinciali e comunali, appartenenti a tutto lo schieramento politico attuale.

Cosa vuol dire? O le indagini vanno approfondite nei confronti di tutti (e non solo nei confronti dell’assessore veneto all’ecologia) oppure il diritto ad essere inquinati rischia di essere riconosciuto come uno dei pochi rispettati dal nostro regime. (bl)


19 luglio 2011

NO AL SECESSIONISMO!

LIVIO GHERSI “LIBERALISMO UNITARIO” Bibliosofica, Roma 2011

Devo essere grato a Livio Ghersi dell’amicizia di cui mi onora. Non nego che c’è molto che ci accomuna (entrambi “terroni”, lui siciliano ed io napulo-pugliese, affascinati in gioventù dall’intelligenza “brillante e sferzante” di Gobetti, un trascorso nel PLI di Giovanni Malagodi) ma c’è anche qualcosa che ci divide (lui sostenitore del sistema elettorale proporzionale, il sottoscritto maggioritario impenitente, lui convinto assertore della “laicità correttamente intesa” ed io “vieto anticlericale”, entrambi di opinioni opposte sulle argomentazioni di Piero Ostellino).

I liberali sono così perché hanno la fortuna di non avere una “Bibbia” per cui le visioni politiche possono essere molto diverse pur potendo fare affidamento su di un denominatore comune.

Il denominatore comune fra Livio Ghersi e il sottoscritto è l’essere consapevoli della differenza tra “liberalismo” e “democrazia”, differenza che viene spesso trascurata.

Scrive Ghersi: “Mi qualifico ‘liberale’ e non ‘democratico’ tout court, perché accetto il metodo democratico della prevalenza della maggioranza, accertata in libere elezioni, come l’unico metodo che consenta la risoluzione dei conflitti, ideali e di interessi, senza ricorso alla violenza; ma ritengo che molti ambiti dell’operare umano vadano necessariamente sottratti alla sfera di decisione politica ed alla regola della maggioranza.”

Quindi, precisa: “Penso ai diritti fondamentali di libertà della persona umana, che sono e devono restare indisponibili. Penso all’organizzazione dei servizi da rendere ai cittadini, campo nel quale devono valere i criteri dell’efficienza e dell’efficacia, mentre è del tutto indifferente il colore politico dei responsabili dell’organizzazione…Penso all’amministrazione della giustizia che richiede giudici ‘terzi’ e imparziali, rispetto alle parti in lite. Penso all’utilizzo del denaro pubblico proveniente dalla fiscalità generale ed alla tenuta dei conti pubblici…Penso a chi è portatore di un sapere…effettivo, frutto di studio serio e di esperienza, non meramente supposto in base ai titoli accademici posseduti; ci sono infinite situazioni pratiche in cui il parere di chi sa dovrebbe avere maggiore peso dell’opinione di chi non sa, per quanto maggioritaria possa essere.”

Avere ben chiare queste distinzioni ci immunizza dalle sirene demagogiche, tenendo, però, sempre presente la fallibilità umana.

Ghersi raccoglie in questo libro diversi saggi (nove per la precisione) già apparsi sulla rivista “Libro Aperto” fondata da Giovanni Malagodi ed oggi diretta da Antonio Patuelli. Questa raccolta l’ha intitolata “Liberalismo unitario” non perché si sostiene una particolare visione liberale, ma perché vuole che si recuperi “la consapevolezza storica che, nella tradizione italiana, le ragioni del liberalismo si sono strettamente intrecciate alla causa dell’Unità nazionale. Vanno oggi definiti ‘unitari’ quanti concepiscono lo Stato unitario come un valore, esattamente come furono ‘unitari’ i patrioti del Risorgimento.”

Ed oggi è necessario sottolineare questo aspetto perché ai secessionisti del nord sembrano aggiungersi i secessionisti del sud e, a chi si autodefinisce “terrone”, italiano, europeo e cittadino del mondo, sembra una vera follia. (bl)

INDICE: Premessa – Cap. I: Punti di riferimento ideali – Cap. II.: Risorgimento italiano e rapporti con la Chiesa Cattolica – Cap. III.: Per un sistema elettorale misto – Cap. IV.: Questioni liberali – Cap. V.: La mia Sicilia – Cap. VI.: Nord e Sud, nella storiografia e nel dibattito politico – Appendice: Costruire le condizioni per un nuovo Governo

 


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19 luglio 2011

Liberale unitario

“[…] (Liberalismo unitario) Tende…a recuperare la consapevolezza storica che, nella tradizione italiana, le ragioni del liberalismo si sono strettamente intrecciate alla causa dell’Unità nazionale. Vanno oggi definiti ‘unitari’ quanti concepiscono lo Stato unitario come un valore, esattamente come furono ‘unitari’ i patrioti del Risorgimento”[…]

 (cfr. LIVIO GHERSI “LIBERALISMO UNITARIO” Bibliosofica, Roma 2011 pag. 9)

 

“[…] Mi qualifico ‘liberale’ e non ‘democratico’ tout court, perché accetto il metodo democratico della prevalenza della maggioranza, accertata in libere elezioni, come l’unico metodo che consenta la risoluzione dei conflitti, ideali e di interessi, senza ricorso alla violenza; ma ritengo che molti ambiti dell’operare umano vadano necessariamente sottratti alla sfera di decisione politica ed alla regola della maggioranza. Penso ai diritti fondamentali di libertà della persona umana, che sono e devono restare indisponibili. Penso all’organizzazione dei servizi da rendere ai cittadini, campo nel quale devono valere i criteri dell’efficienza e dell’efficacia, mentre è del tutto indifferente il colore politico dei responsabili dell’organizzazione…Penso all’amministrazione della giustizia che richiede giudici ‘terzi’ e imparziali, rispetto alle parti in lite. Penso all’utilizzo del denaro pubblico proveniente dalla fiscalità generale ed alla tenuta dei conti pubblici…Penso a chi è portatore di un sapere…effettivo, frutto di studio serio e di esperienza, non meramente supposto in base ai titoli accademici posseduti; ci sono infinite situazioni pratiche in cui il parere di chi sa dovrebbe avere maggiore peso dell’opinione di chi non sa, per quanto maggioritaria possa essere.[…]”

(cfr. LIVIO GHERSI “LIBERALISMO UNITARIO” Bibliosofica, Roma 2011 pag. 315)

 


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10 luglio 2011

DAL PSEUDOPARLAMENTARISMO DEI NOTABILI A QUELLO PARTITOCRATICO

GIUSEPPE MARANINI “STORIA DEL POTERE IN ITALIA – 1848/1967” Corbaccio, Milano 1995

Con prefazione di Angelo Panebianco venne ripubblicato nel 1995 questo fondamentale classico, che vide la luce nel lontano 1967. Non so se oggi sia reperibile in libreria.

Il prof. Maranini era uno studioso che credeva “nel primato delle istituzioni rispetto ai comportamenti politici e alle rappresentazioni collettive che ispirano quei comportamenti”, come afferma Panebianco nella prefazione. Aggiunge il politologo che Maranini oltre ad essere un istituzionalista riteneva fondamentale ricostruire la storia passata e le influenze esterne per capire il funzionamento di un sistema politico istituzionale.

Scrive Maranini: “Il sistema pseudoparlamentare (dell’epoca dei notabili, ndr) era appunto franato con il suffragio universale e la proporzionale: la ricetta fascista consisteva in una correzione aperta e brutale, suggerita dal fatto che i sistemi tradizionali di correzione non bastavano più: in luogo di aggirare la sovranità popolare e l’autorità del parlamento, la soluzione fascista apertamente le riudiava.

La soluzione della partitocrazia pluralista non è così esplicita, ma è tuttavia negativa.”

La partitocrazia, ossia il regime de“i tiranni senza volto”, è l’obiettivo dei suoi strali.

Scrive Panebianco: “Per Maranini la democrazia non può essere mai intesa, letteralmente, come ‘governo della maggioranza’ …(che) scade facilmente in quel pervertimento dell’ideale democratico che è la ‘democrazia aritmetica’. Per Maranini, – aggiunge Panebianco – la democrazia, l’unica vera democrazia possibile, non è quella che può essere contrapposta, come fanno le correnti socialiste o talune di quelle cattoliche, alla ‘libertà individuale’ ma è, al contrario, un regime politico che sorge dalla libertà individuale e a difesa di essa.”

E così spiega: “Poiché, se non c’è possibilità di condizionare, da parte del cittadino, attraverso la rappresentanza, il governo, i suoi diritti di libertà saranno prima o poi in pericolo.”

Il libro di Maranini si ferma al 1967, per cui la crisi del centrosinistra, il “compromesso storico”, il craxismo, il CAF, l’avvento della cosiddetta seconda repubblica, prima con il “Mattarellum” e poi con il “Porcellum”, non sono prese in considerazione. Però la lettura e rilettura di questo testo illumina la crisi di regime che stiamo attraversando, crisi di regime conseguente all’incapacità del regime di trovare, oggi, i rimedi, come molto spesso in passato è avvenuto.

“Il parlamento – scrive Maranini in questo splendido testo – è quasi solo una camera di registrazione, dove si dà corso ai contratti intervenuti fuori, fra gli apparati sovrani; dove l’opposizione, talvolta cointeressata al sistema, non riesce ad animare un efficace controllo politico, né sempre ha interesse a farlo, e dove anche si dà corso a una moltitudine di contratti minori fra piccole e mediocri feudalità, e talvolta fra minuscoli gruppi e perfino persone singole; contratti minori che attraverso la legislazione nel quasi segreto delle commissioni portano, disordine, immoralità e incoerenza in tutto l’ordinamento giuridico e facilitano, più ancora dei contratti maggiori, il cattivo uso delle pubbliche risorse.”

Sui rimedi alla crisi alcuni pensano alla modifica della legge elettorale. C’è chi vorrebbe tornare al proporzionale e chi vorrebbe che rivivesse il “mattarellum”. Sono rimedi insufficienti perché il regime pseudoparlamentare è destinato a tramontare. Quello che verrà dopo, non lo sappiamo, però sappiamo che un sistema elettorale uninominale e maggioritario potrebbe trasformare il regime pseudoparlamentare in regime parlamentare.

Maranini ci insegna: “Enorme …è la differenza fra la dinamica del collegio uninominale maggioritario di tipo inglese (che crea una maggioranza parlamentare effettiva e spontanea, e nello stesso tempo un’opposizione parlamentare coerente e solida) e gli artificiosi premi di maggioranza volti a deformare, anzi a forzare, senza poterla intimamente modificare, la deteriore dinamica del collegio plurinominale e della proporzionale, e a rendere ancora più debole e disgregata l’opposizione parlamentare.”

Sapremo fare tesoro del suo insegnamento? (bl)

INDICE GENERALE: Prefazione di Angelo Panebianco – Avvertenza – Introduzione: metafisica e fisica della democrazia – PARTE PRIMA: La monarchia risorgimentale – PARTE SECONDA: L’esperienza repubblicana


10 luglio 2011

Maggioritario ed uninominale

“[…] Enorme …è la differenza fra la dinamica del collegio uninominale maggioritario di tipo inglese (che crea una maggioranza parlamentare effettiva e spontanea, e nello stesso tempo un’opposizione parlamentare coerente e solida) e gli artificiosi premi di maggioranza volti a deformare, anzi a forzare, senza poterla intimamente modificare, la deteriore dinamica del collegio plurinominale e della proporzionale, e a rendere ancora più debole e disgregata l’opposizione parlamentare.[…]”

 

(cfr. GIUSEPPE MARANINI “STORIA DEL POTERE IN ITALIA – 1848/1967” Corbaccio, Milano 1995, pag. 495)

 

“[…] Il sistema pseudoparlamentare (dell’epoca dei notabili, ndr) era appunto franato con il suffragio universale e la proporzionale: la ricetta fascista consisteva in una correzione aperta e brutale, suggerita dal fatto che i sistemi tradizionali di correzione non bastavano più: in luogo di aggirare la sovranità popolare e l’autorità del parlamento, la soluzione fascista apertamente le riudiava.

La soluzione della partitocrazia pluralista non è così esplicita, ma è tuttavia negativa. Il corpo elettorale non può più scegliere i suoi rappresentanti, ma solo riceverli a scatola chiusa dalle segreterie di partito. Il parlamento è quasi solo una camera di registrazione, dove si dà corso ai contratti intervenuti fuori, fra gli apparati sovrani; dove l’opposizione, talvolta cointeressata al sistema, non riesce ad animare un efficace controllo politico, né sempre ha interesse a farlo, e dove anche si dà corso a una moltitudine di contratti minori fra piccole e mediocri feudalità, e talvolta fra minuscoli gruppi e perfino persone singole; contratti minori che attraverso la legislazione nel quasi segreto delle commissioni portano, disordine, immoralità e incoerenza in tutto l’ordinamento giuridico e facilitano, più ancora dei contratti maggiori, il cattivo uso delle pubbliche risorse.[…]”

 

(cfr. GIUSEPPE MARANINI “STORIA DEL POTERE IN ITALIA – 1848/1967” Corbaccio, Milano 1995, pag. 511)


7 luglio 2011

C’E’ IMMONDIZIA E IMMONDIZIA?

Premesso che siamo consapevoli della profonda differenza tra lo stato di “indagato” e quello di “imputato”, tra quest’ultimo stato e quello di “condannato” con una semplice sentenza soggetta ad appello e con sentenza ormai inappellabile, osserviamo quanto segue.

A Napoli la magistratura sta indagando sulle eventuali responsabilità del Presidente della Regione on. Caldoro nella vicenda della “monnezza”. Il Presidente della Regione Campania, non appena ha saputo la notizia, ha subito fatto capire che non vuole “pagare da solo”, ossia chiamerà altri in correità qualora da indagato si trasformasse in imputato. La stampa ha dato grande rilievo alla faccenda, soprattutto la stampa di centrosinistra perché l’on. Caldoro è un esponente di centrodestra.

A Padova la magistratura sta indagando sulle eventuali responsabilità di Giancarlo Galan (ministro ed ex Governatore della Regione), Luca Zaia (Governatore della Regione ed ex ministro), Barbara Degani (Presidente della Provincia di Padova), Flavio Zanonato (Sindaco di Padova) ed altri dieci amministratori regionali, provinciali e comunali nella vicenda della presenza di quantità rilevanti di “polveri sottili” a Padova e nel Veneto. Questa notizia sta passando sotto silenzio nonostante il tentativo dell’Aduc, (l’associazione che ha innescato il procedimento con il suo esposto) di far conoscere ai cittadini quanto sta accadendo.

Forse, a differenza di quello che sta accadendo per la immondizia napoletana, per quella veneta sono coinvolti politici e amministratori di tutte le bandiere: dal PdL, alla Lega, dal PD ai Verdi, etcc..

Eppure la pluralità di personaggi coinvolti dovrebbe rendere più clamorosa la notizia, ed invece…nulla, o quasi.

Si dirà che il caso napoletano è più interessante perché è conseguenza dell’iniziativa della Procura della Repubblica. Perché mai? Quello veneto non è forse conseguenza della decisione del giudice delle indagini preliminari che ha giudicato “non esaustive” (ossia insufficienti) le indagini svolte dalla Procura della Repubblica per chiedere l’archiviazione? Forse non è sempre la Magistratura che indaga sul comportamento di amministratori pubblici che dovrebbero essere onerati del dovere di garantire la salubrità degli ambienti in cui vivono i cittadini?Ossia, non è il terzo potere a controbilanciare il potere esecutivo e quello legislativo? I mezzi di informazione preferiscono fiancheggiare i magistrati inquirenti piuttosto che quelli giudicanti? O preferiscono usare quelle notizie per rendere clamoroso il conflitto (sterile) berlusconiani contro antiberlusconiani, piuttosto che informare l’opinione pubblica? (bl)



 

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