9 gennaio 2012
BILANCIO DI CINQUANT’ANNI DI LOTTA POLITICA
UGO LA MALFA “INTERVISTA SUL NON-GOVERNO” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011
Leggere, a trentacinque anni dalla sua prima edizione,
queste confessioni di Ugo La
Malfa mi confermano la giustezza della proposta della
radicale alternativa liberale al regime democristiano vagheggiata già negli
anni ’70 dello scorso secolo. Infatti è lo stesso La Malfa (tutt’altro che sostenitore
della radicale alternativa liberale) che conferma all’intervistatore (Alberto
Ronchey) di provare dopo oltre cinquant’anni di lotta politica “una grande amarezza. Ora osservo che non
c’è quell’Italia che avevamo in mente”.
E’ la conseguenza di una feroce autocritica: “La politica che abbiamo condotto da dieci a
quindici anni a questa parte (cioè dal 1962, ndr) ha compromesso l’inserimento attivo dei giovani nella società. In
effetti, per assicurare la continuità d’inserimento nella società da una generazione
all’altra, è necessario che non si lasci deteriorare fino al limite della
disgregazione il sistema produttivo e che il parassitismo sovrastrutturale non
accompagni questo deterioramento. E’ avvenuto esattamente il contrario”.
Non contento di questa autocritica aggiungeva, (ricordiamoci
eravamo nel 1977 e La Malfa
sosteneva il governo democristiano Andreotti IV, cioè il governo sostenuto
dalla DC e dalla SVP e dall’astensione del PCI, PSI, PSDI, PRI, PLI e
Indipendenti di sinistra e osteggiato solo dal MSI, DP e PR): “Per dare un’immagine plastica della
condizione attuale, bisogna dire che la nostra società si divide oggi in due
vaste zone. Nell’una, ci sono coloro che hanno un patrimonio, un reddito, un
lavoro, e che sembrano voler difendere con ogni mezzo e con energico spirito
corporativo quello che hanno. Alla porta di tale zona si affolla l’altra,
costituita da disoccupati, giovani e adulti, da categorie debolissime, da
abitanti di zone depresse. Se le forze politiche e sociali continuano a occuparsi
soltanto della prima zona, secondo i propri interessi politici, di classe o di
ceto, trascurando la seconda, non usciremo dal problema.”
Dicevo che questa intervista a La Malfa conferma la giustezza
della posizione politica conseguente alla proposta della radicale alternativa
liberale al regime democristiano, posizione politica opposta a quelle del PRI.
Infatti allora il regime “democristiano” era in profonda crisi per cui si aveva
l’opportunità di trasformarlo con la contrapposizione tra conservatori dello
status quo e innovatori. La
Malfa e il PRI (purtroppo non solo loro) ritenevano “inevitabile” il compromesso storico
promosso dal PCI di Berlinguer (che riteneva del tutto “illusorio” che con il 51% dei voti si potesse garantire la
sopravvivenza e l’opera di un governo che fosse l’espressione di tale 51%) con
ciò allineandosi a quella posizione sostanzialmente conservatrice il che
sottraeva utili energie all’alternativa di regime.
Solo i radicali di Pannella, a quel tempo, avevano chiara la
strategia per rendere il regime postfascista in po’ liberale. Senz’altro se
repubblicani e liberali, socialisti e socialdemocratici avessero avuto un po’
di coraggio avrebbero capito “quali
strutture sono necessarie perché una società si sviluppi con le sue energie.”
Infatti in una democrazia liberale una opposizione vigorosa ha un ruolo
fondamentale: un regime con una opposizione debole è definibile almeno
aliberale. E un regime aliberale non sollecita energie per sviluppare la
società.
A posteriori posso capire che i cosiddetti partiti laici non
lo capissero: erano troppo abituati al ruolo che i grandi partiti avevano loro
assegnato e non potevano mettere in pericolo le posizioni raggiunte. Inoltre
tra PLI e PRI era nota una rivalità dovuta più al ruolo svolto (i primi si
comportavano come una “corrente esterna” alla DC, i secondi come “mosca
cocchiera” del centro-sinistra) che alla loro vocazione centrista e moderata.
Oggi ci lamentiamo del debito pubblico grande quanto una
montagna, anzi è il debito pubblico che sta compromettendo addirittura
l’esistenza del nostro stato.
“Il sistema produttivo
ha dovuto sopportare il peso di una struttura pubblica che è una cosa
indicibile di parassitismo, ossia di alti costi e improduttività”. Ricordiamolo
per l’ennesima volta: l’intervista è del 1977! “Quando si è visto che l’economia prosperava, che aveva un po’ di
grasso, si è fatto carne da porco. Tutti si sono messi a spendere nell’apparato
pubblico, credevano che quel benessere potesse reggere all’infinito.” Di
qui l’incremento della spesa pubblica al quale La Malfa e il PRI non sono
stati estranei. Pertanto il politico siciliano faceva il bilancio della sua
cinquantennale lotta politica affermando: resta“ una grande amarezza. Ora osservo che non c’è quell’Italia che avevamo
in mente”. (bl)
INDICE: Prefazione di Paolo Mieli – 1. Dall’antifascismo
alla Liberazione – 2. Il boom arrivò all’improvviso – 3. Le contraddizioni
della società italiana – 4. La crisi: forse è tardi, forse no. – Note – Nota
biografica – Nota bibliografica
La Malfa
spesa pubblica
| inviato da Venetoliberale il 9/1/2012 alle 15:18 | |
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