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Ancora sui costi del regime

(13 ottobre, 2007) - Corriere della Sera

I COSTI DEI PALAZZI ARRIVANO A DUE MILIARDI. NONOSTANTE PROMESSE, IMPEGNI E GIURAMENTI

LE SPESE DELLA POLITICA? 53 MILIONI DI EURO IN PIÙ

di GIAN ANTONIO STELLA e SERGIO RIZZO

 

Bastava tagliare un euro. Soltanto un piccolo, insignificante euro e per la prima volta nella storia dell' Italia repubblicana il costo degli organi costituzionali avrebbe avuto davanti il segno meno. Invece no: aumenterà anche nel 2008. Di oltre 53 milioni di euro. A dispetto di tutte le promesse, gli impegni e i giuramenti spesi per rassicurare un' opinione pubblica in fibrillazione. Lo dice, spazzando via mesi di pensosi bla bla, la tabella a pagina 279 dell' Atto Senato 1818, cioè il disegno di legge del bilancio dello Stato per il prossimo anno che accompagna la legge finanziaria. Lì c' è una bella sorpresa.

Nel disegno di legge del bilancio dello Stato un aumento del 2,74 per cento per il mantenimento dei sei organi istituzionali Tagli «svaniti», il Palazzo costa sempre di più Dalle Camere alla Consulta: spese cresciute di 53 milioni In quella tabella si spiega che gli «oneri comuni di parte corrente» a carico del ministero dell' Economia per gli organi costituzionali, vale a dire le spese di Camera, Senato, Quirinale, Corte costituzionale, Cnel e Consiglio superiore della magistratura ammonteranno l' anno prossimo a 1.998.914.863 euro. Poco più che un milioncino sotto la soglia fatidica dei due miliardi. Una scelta dovuta forse al pudore. O al tentativo di seguire le vecchie regole raccomandate dai maghi della pubblicità per far digerire al cliente una cifra indigesta: molto meglio appiccicare una targhetta di 9,99 dollari piuttosto che 10,1. Certo, la differenza è minima. Ma psicologicamente Eppure i numeri, si sa, sono impietosi. E dicono appunto che i sei organi citati, che nel 2007 sono pesati sulle pubbliche casse per un totale di 1.945.560.992 euro, ne peseranno l' anno entrante 53.353.871 in più. Cento miliardi delle vecchie lire. Con un aumento del 2,74%. Un punto in più rispetto all' inflazione, ferma all' 1,7%. Il che significa che, al momento di fare l' addizione, la spesa supplementare sarà tre volte superiore a quei miseri 18 milioni di euro che il ministro dell' attuazione del programma Giulio Santagata diceva di essere riuscito a tagliare faticosamente nella scorsa primavera con un giro di vite su convegni, pubblicità, enti e commissioni inutili e qualche spesa dei ministeri. E superiore alla somma che lo Stato spende ogni anno per l' «integrazione sociale» degli immigrati (50 milioni). O a quella (ancora 50 milioni) che dovrebbe essere stanziata per le vittime dell' amianto. A una prima lettura, a dire il vero, il quadro sembrerebbe ancora più nero. L' anno scorso, alle stesse voci, c' erano infatti 1.774.024.973 euro. Il che farebbe pensare a una mostruosa impennata nei costi delle principali strutture ai vertici del Paese di oltre duecento milioni di euro. Ma il confronto, che sarebbe disastroso agli occhi dei cittadini, è improponibile: le voci messe a bilancio sono state infatti spostate, riscritte, accorpate, ridisegnate fino al punto che da non potere essere messe sullo stesso piano. Altrettanto ingiusto sarebbe caricare l' aumento dei costi, alcuni dei quali crescono per forza d' inerzia, sulle sole spalle del centrosinistra: i numeri dicono che nei cinque anni della scorsa legislatura, quando il centrodestra aveva una maggioranza larghissima, i costi degli stessi organi costituzionali di cui parliamo ora aumentarono del 24% oltre l' inflazione. Per non dire dei casi specifici del Quirinale (più 41,9%) o del Senato: più 38,9%. Il nocciolo della questione, però, resta: nel momento di massima spinta a tagliare, i costi dei «Palazzi» principali crescono ancora. Ma sicuro, nelle tabelle disaggregate qualche taglio c' è. Il ministero di Rosy Bindi dovrebbe perdere 40 milioni (da 320 a79 a 34 milioni. Quelli per le pari opportunità da 52 a 45. E per risparmiare qualcosa vanno a raschiare anche nei conti della Protezione Civile: il fondo per fare funzionare il dipartimento sarà dimezzato: da 78 a 39 milioni. Le voci principali della «macchina», però, vedono aumenti, aumenti, aumenti. Il «fondo per il funzionamento della Presidenza del Consiglio» passa dai 399.316.327 di quest' anno a 433.882.000, con una crescita di quasi 35 milioni. Le spese per mantenere la Camera salgono da 961.800.000 a 990.500.000: più 28 milioni. Quelle per il Senato da 503 milioni a 519: più 16. Quelle per la Corte Costituzionale da 51 a 53 milioni: più due. Calano un pochino i costi del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia e di altre cose di secondo piano. Restano quasi al palo la Corte dei Conti, che però quest' anno è costata 299 milioni di euro e cioè 26 in più rispetto al 2006 (un aumento dell' 8%: e meno male che i magistrati contabili invitano gli altri a tagliare, tagliare, tagliare) e il Quirinale. Dove i costi sono sì aumentati da 224 a 241 milioni (il quadruplo di Buckingham Palace, otto volte più della Presidenza tedesca, 27 volte più di quella finlandese, anche se si tratta di un paese «appena» dieci volte meno popoloso dell' Italia). Ma quei 17 milioni di euro in più non saranno chiesti al Tesoro bensì recuperati autonomamente. Quest' anno. Perché il prossimo, invece, la dotazione statale aumenterà ancora di 6,5 milioni (compresi 3.568 euro che serviranno a portare l' assegno personale del presidente da 222.993 a 226.561 euro lordi). E' il 2,97%, in più, anche in questo caso ben oltre l' inflazione. Direte: non si tratta sempre e comunque, a prenderli di qua o di là, di soldi pubblici? E' così. Ed è qui che, dopo avere visto quanto sia difficile fermare la corsa di una macchina impazzita, per quanta buona volontà possa essere impiegata nel risanamento, che Giorgio Napolitano si trova a dover gestire un passaggio delicato. Aprire o no i libri alla totale trasparenza, nonostante la Corte Costituzionale abbia già offerto in passato la sua copertura alla scelta di mantenere un velo di riservatezza? Una decisione non facile. Soprattutto in un momento come questo. Ma è qui che verrebbe voglia di parafrasare Primo Levi: se non ora, quando?

 

(13 ottobre, 2007) - Corriere della Sera

IL DUBBIO

PIÙ STATO, PIÙ AUTO BLU SOLO UNA CURA DIMAGRANTE RIDURREBBE GLI SPRECHI

di PIERO OSTELLINO.

 

Questo apparato ipertrofico spende più del 50% della ricchezza prodotta dal Paese

Immagino che il ministro dell' Economia, Tommaso Padoa-Schioppa - che è persona amabile e certamente competente - se ne avrebbe giustamente a male se si dicesse di lui che è ministro dell' Economia perché è il solo economista nei confronti del quale quel modesto economista che è Romano Prodi non soffra di un complesso di inferiorità. Ma, allora, Padoa-Schioppa non deve nemmeno sorprendersi che gli italiani si siano sentiti presi per i fondelli e se ne siano avuti a male perché lui ha definito «bamboccioni» i loro figli, che restano in famiglia a lungo perché non trovano un lavoro decente, e «bellissime» le tasse. Diciamo «utili» perché consentono allo Stato di produrre beni pubblici ? Giusto. Lo diceva anche Adam Smith due secoli e mezzo fa e lo hanno ripetuto successivamente tutti i filosofi e gli economisti liberali, da Benjamin Constant a Bastiat, fino a Hayek. Giusto, ma a due condizioni. La prima, che non si attribuisca al pagamento della tasse una natura morale - che puzza di Stato etico e implica un' obbligazione in una sola direzione (il cittadino) - ma quella di «patto» fra cittadino e Stato: io do una cosa a te (una parte dei miei guadagni) e tu dai una cosa a me (certi beni che il mercato non mi procura o solo a caro prezzo). La seconda, e conseguente, è pacta sunt servanda, che implica un' obbligazione nelle due direzioni, anche da parte dello Stato. Fra i beni pubblici che il ministro dell' Economia ha citato c' è la sicurezza interna. Ma si dà il caso che, mentre il Sud è nelle mani della criminalità organizzata, al Nord reati come i furti d' auto, negli appartamenti, per non parlare degli scippi, siano ormai di fatto derubricati in quanto le forze dell' ordine non sono più in grado di perseguirli. Si dà, altresì, il caso che «questo» Stato spenda più del 50 per cento della ricchezza prodotta; prelevi più del 50 per cento del reddito di chi le tasse le paga (l' 81 per cento dei contribuenti è costituito dai lavoratori a reddito fisso). E poi lasci il Paese senza le infrastrutture necessarie a una economia industriale; faccia divorare dalle pulci i passeggeri dei suoi treni (non sempre in orario); non tuteli i meno abbienti, ma favorisca i furbi che nelle pieghe del clientelismo statale trovano il modo di succhiare sussidi e prebende. Insomma, se qui c' è qualcuno che non rispetta i patti non sono solo gli evasori - che vanno snidati - ma lo Stato. Si dà infine il caso, a questo proposito, che il nostro presidente del Consiglio che, per quanto modesto, è pur sempre un economista, continui a ripetere la formula - per giustificare il rifiuto di abbassare le tasse - «paghiamo tutti, pagheremo meno», contro la realtà dei Paesi dove la tassazione è più bassa (curva di Laffer) che dice, invece, il contrario: «paghiamo meno, pagheremo tutti». Ora, si sta perpetrando ai danni del cittadino un' altra truffa. Si cerca di far passare per «anti-politica», poco meno di un tentativo di sovversione delle istituzioni democratiche, il malessere popolare del quale il successo di un libro (La Casta) e di un comico (Grillo) sono solo la spia e la valvola di sfogo di fronte agli sprechi di uno Stato ipertrofico. Eppure, il criterio di giudizio sarebbe semplice: più Stato, più auto blu; meno Stato, meno potere alla Casta. Altrettanto semplice sarebbe il rimedio: una cura dimagrante dello Stato. Ma chi lo tocca in un Paese dove c' è chi crede che fra i suoi compiti debba esserci anche la tutela delle mogli tradite dai mariti che vanno a puttane, e il governo si affida alle mogli, multandone e denunciandone i mariti, per far fare loro ciò che esso - altra inadempienza del patto - non sa fare, togliere la prostituzione dalle strade? Protestiamo, ma abbiamo lo Stato e i governi che ci meritiamo.

 

Pubblicato il 14/10/2007 alle 17.26 nella rubrica Sprechi e privilegi.

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