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Radicali

Su il 3° convegno del "dopo Chianciano"


Si sono riuniti a Roma il 12 e 13 luglio radicali, socialisti, verdi e comunisti non per costituire un nuovo soggetto (per ora, come sottolineato dalla lettera di convocazione sottoscritta dal socialista Del Bue, dalla comunista Napoletano e dal radicale Pannella) ma in nome della “libertà di associazione anche per dare fiducia e forza ai soggetti esistenti”. L’hanno chiamato il “3° incontro dopo Chianciano”, ove si era svolta una riunione all’indomani delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile di quest’anno, per riflettere sugli esiti elettorali.

Il richiamo alla libertà di associazione, forse, manifesta la non ostilità alla ricostituzione di soggetti tradizionali come il PSI, i Verdi e i comunisti o la ripresa della tattica delle alleanze abbandonando le vocazioni maggioritarie tant’è che i convocatori hanno manifestato l’intenzione di impegnarsi per dare fiducia e forza ai soggetti esistenti.

Chi scrive ha notato una differenza di visione da parte dei radicali da quelli che radicali non sono. Infatti le analisi sulla situazione politica nazionale di questi ultimi parte dalla denuncia della crisi della democrazia e della politica, addirittura riflesso della crisi delle istituzioni democratiche a livello mondiale. I radicali, invece, le loro analisi le fanno discendere dalla constatazione della crisi del regime partitocratico consociativo (Pannella, eufemisticamente, parla della crisi della “non” democrazia) regime che costituisce il “caso italiano”, caso peculiare da non confondere con la crisi delle istituzioni democratiche a livello continentale, se non proprio mondiale.

Ebbene da questa duplice visione è molto problematico che possa discendere una terapia opportuna, anzi l’approdo giusto, ove i partecipanti al forum vorrebbero giungere, non è detto che sia comune.

Chi scrive ritiene che il difetto dell’iniziativa dipende dal fatto che si inquadra ancora nell’ottica della strategia dell’ospitalità praticata anche dai radicali in questo scorcio del XXI secolo, dopo l’abbandono della tradizionale strategia della radicale alternativa liberale. Lo dicono apertamente visto che esplicitamente si richiamano alla breve esperienza della “Rosa nel Pugno” che aveva contribuito alla effimera vittoria della coalizione prodiana alle elezioni politiche di due anni fa.

Lucido è stato l’intervento di Emma Bonino visto che ha sottolineato proprio l’aridità del terreno in cui andrebbero sparsi i semi delle riflessioni svolte in questi incontri tra persone appartenenti a soggetti politici diversi, di cui non sono molto soddisfatti.

Siamo a poco più di undici mesi dalle consultazioni europee. Quale occasione migliore per dar vita ad un soggetto politico nuovo piuttosto che ad un nuovo soggetto politico? Ossia ad un soggetto politico“di” innovatori alternativo ai conservatori? Ossia “di” liberali? E per essere un soggetto politico “nuovo” e non solo un nuovo soggetto politico, perché non far concorrere alle elezioni un soggetto politico non solo europeista ma anche europeo, rifiutando così di utilizzare le elezioni dell’anno venturo come rivalsa per il risultato delle elezioni nazionali del 13 e 14 aprile scorso? Perché i radicali non decidono di riprendere la bandiera per la radicale alternativa liberale?

Il convegno si è concluso con la convocazione della Quarta Assemblea del "Dopo-Chianciano" per sabato 13 e domenica 14 settembre, e la costituzione di un "Comitato politico-organizzativo per la Quarta Assemblea", composto da 12 membri: Marco Boato, Emma Bonino, Marco Cappato, Gianni Cuperlo, Virgilio Dastoli, Elettra Deiana, Mauro Del Bue, Rino Formica, Luigi Manconi, Pasqualina Napoletano, Marco Pannella e Cesare Salvi.

 

Pubblicato il 14/7/2008 alle 16.59 nella rubrica Diario.

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