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LO SCIOPERO DELLA FAME DI MARCO PANNELLA

NONVIOLENZA E LIBERALISMO


Il diritto –dovere di resistenza è riconosciuto espressamente nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America del 5 luglio 1776: “Noi riteniamo che …tutti gli uomini sono stati creati uguali, che il Creatore ha fatto loro dono di determinati inalienabili diritti….che ogni qualvolta una determinata forma di governo giunga a negare tali fini, sia diritto del popolo il modificarla o l’abolirla, istituendo un nuovo governo che ponga le basi su questi principi…Ancorché una lunga serie di abusi e di torti…tradisce il disegno di ridurre l’umanità ad uno stato di completa sottomissione, diviene allora suo dovere, oltre che suo diritto, rovesciare un tale governo…”.


Quindi per il liberalismo il diritto-dovere di resistenza è pienamente giustificato, anzi il diritto – dovere di rovesciare il governo illiberale non incontra limiti, ossia l’insurrezione è per il popolo il più sacro dei diritti ed il più indispensabile dei doveri.

Marco Pannella rappresenta, con la sua storia, l’esempio del predetto diritto-dovere di resistenza. Al liberalismo ha offerto un metodo diverso da quello tradizionale. La sua fede nella lotta nonviolenta discende dalla convinzione che i mezzi devono prefigurare i fini, ribaltando il machiavellismo secondo il quale i fini giustificano i mezzi.


Attualmente Pannella attua lo sciopero della fame per tre obiettivi specifici: 1) la verità sulla guerra in Iraq scatenata il 18 marzo 2003; 2) la verità sulla richiesta di autonomia del popolo tibetano, uiguro e delle altre minoranze etniche in Cina; 3) la verità sulla situazione carceraria nel nostro paese e la necessità di una urgente amnistia.


La censura nei confronti di questa lotta prova ancora una volta la distanza del regime dalla pratica della nonviolenza. (bl)


Pubblicato il 25/1/2010 alle 15.45 nella rubrica Diario.

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