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BIOTESTAMENTO


AUTODETERMINAZIONE E DESISTENZA TERAPEUTICA


Una legge sul “Testamento biologico”, che rispetti il diritto all’autodeterminazione dei cittadini, come previsto dalla nostra Costituzione, è necessaria affinché quel diritto possa essere effettivo. Perciò se la finalità della legge fosse quella di impedire l’esercizio di quel diritto, sarebbe meglio non fare alcuna legge.


E’ la logica conclusione della conversazione, a più voci, svoltasi il 9 luglio a Castelfranco Veneto (Tv) nel programmato incontro presso la sala intitolata a Pacifico Guidolin, della biblioteca comunale.


Sono intervenuti un giurista, l’avv. Bruno Martellone della “cellula Coscioni” di Treviso, e un medico, il dott. Cristiano Samueli presidente dell’Associazione Italiana per le Decisioni di Fine vita. L’iniziativa è stata promossa dal Coordinamento “Libera Scelta” che sostiene una campagna per l’introduzione del registro comunale dei Testamenti biologici, come primo atto per il perseguimento di un progetto più ampio. Ossia, il coordinamento si è costituito per 1) riaffermare e difendere lo Stato di diritto; 2) sostenere i valori di laicità e la libertà individuale 3) favorire iniziative pubbliche e momenti culturali, di approfondimento e di discussione sul tema dei diritti civili.

La serata è stata introdotta da Mattia Panazzolo, uno dei più impegnati attivisti del coordinamento, che ha spiegato il percorso scaturito dalla campagna di raccolta firme per la petizione popolare al fine di ottenere il registro comunale dei Testamenti biologici. Percorso che si è, per ora, tradotto anche in incontri pubblici e quello presente ha l’ambizione di essere un incontro non solo informativo ma anche formativo per i militanti del coordinamento.


L’avv. Bruno Martellone non poteva non fare riferimento al 2° comma dell’art. 32 e al 1° comma dell’art. 13 della Costituzione per sostenere la tesi secondo la quale il nostro Ordinamento giuridico riconosce il diritto all’autodeterminazione dei cittadini, di qui la regola del consenso/dissenso informato sulle terapie sanitarie, quale presupposto di qualsiasi intervento medico. Chi scrive ritiene che quegli articoli della Costituzione potrebbero garantire anche il diritto ad una morte “dignitosa”.


Il dott. Cristiano Samueli ha dichiarato che il codice deontologico, proprio per rispetto del diritto all’autodeterminazione dei cittadini anche in campo sanitario, impone la desistenza terapeutica in caso di terapie futili. Il registro comunale per i Testamenti biologici, ha inoltre affermato il dott. Samueli, permette comunque una migliore attuazione dell’alleanza terapeutica, tra medico e paziente, oltre che con i familiari, in quanto il medico saprebbe se il paziente, incapace di esprimersi, ha manifestato le sue direttive anticipate terapeutiche, fondamentale guida per il suo intervento.

Naturalmente esclude che il medico possa eseguire un atto eutanasico in quanto il codice deontologico, conseguentemente all’ordinamento giudiziario vigente, lo vieta esplicitamente.

A propria volta l’avv. Bruno Martellone ha escluso l’esistenza di un diritto soggettivo al suicidio, in quanto nel nostro ordinamento è previsto come reato sia l’induzione al suicidio, che l’omicidio del consenziente.


Sono seguite molte domande del pubblico soprattutto sul tema dell’eutanasia, il che spiega il buon gioco che hanno coloro che vogliono far apparire come interventi eutanasici la desistenza terapeutica dell’alimentazione e dell’idratazione forzata, escludendole dal novero delle terapie sanitarie legittimamente rifiutabili, considerandole meri sostegni vitali, quindi al di fuori della sfera della possibilità di libera scelta.

Giustamente il dott. Cristiano Samueli ha tentato di spiegare il vero significato delle parole usate perché è su quelle che spesso si gioca il successo o l’insuccesso di un intervento riformatore. (bl)

Pubblicato il 12/7/2010 alle 16.19 nella rubrica Diario.

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