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Sul simposio di Chioggia

TESTAMENTO BIOLOGICO. ENGLARO E WELBY: FINE VITA SENZA CURE “OBBLIGATORIE”

da IL GAZZETTINO del 03/10/2010

 

La desisistenza terapeutica non è riconosciuta, anche se applicata. “Desistere” significa non accanirsi, non continuare pervicacemente ad aggravare la sofferenza. “Desistere” vuol dire ascoltare e ricordarsi che l’art. 32 della Costituzione recita che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario”. “Desistere” per un medico non vuol dire praticare l’eutanasia, ma ascoltare.

 

Organizzato dall’Associazione culturale “Il Sestante” e patrocinato dall’Associazione Italiana per le Decisioni di Fine vita, il Simposio sulle decisioni di fine vita ha affrontato la questione del fine vita dal punto di vista delle testimonianze, quelle personali fornite da Mina Welby (moglie di Piergiorgio) e da Beppino Englaro (papà di Eluana) insieme a quelle di professionisti che vivono le difficoltà etiche e deontologiche. O le testimonianze di Ignazio Marino, senatore, dei medici Guido Bertoli, Mario Riccio e Maria Grazia Piscaglia che hanno sottolineato in base alle diverse angolazioni, come sia necessario avere percorsi certi.

 

“Le vicende di Welby e Englaro – ha sottolineato il responsabile scientifico del simposio Cristiano Samueli – sono l’evidenza più lampante che i principi dell’autodeterminazione della persona devono trovare una risposta nell’atto medico che sia eticamente e deontologicamente fondata”.

 

Pubblicato il 3/10/2010 alle 16.36 nella rubrica Diario.

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