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Homo liberalis

CORRADO OCONE e DARIO ANTISERI “LIBERALI D’ITALIA” Rubbettino, Soveria Mannelli 2011

In Italia, a nostro umile avviso, la carenza di uomini liberali è una delle cause dell’anomalia del nostro regime nei confronti degli altri governi rappresentativi. Perciò è indispensabile comprendere quali sono le caratteristiche di questi uomini che si sono resi protagonisti di lotte politiche nello scorso secolo, anche se il perimetro della loro influenza è stato molto, troppo ridotto (per cause storiche che qui non si possono ricordare, visto il ristretto spazio a disposizione).

Scrive Dario Antiseri, facendosi eco di lord Acton, Popper, von Mises e von Hayek: “Il liberale, l’homo liberalis, è una persona consapevole della propria e dell’altrui fallibilità, e della propria e dell’altrui ignoranza; l’homo liberalis, sapendo che ‘il potere corrompe e il potere assoluto corrompe assolutamente’, non si pone la domanda chi deve comandare, cerca piuttosto di rispondere alla domanda su ‘come controllare chi comanda’; contro lo statalismo il liberale è liberista: difende l’economia di mercato, non solo perché questa genera il più ampio benessere, ma soprattutto a motivo del fatto che, senza economia di mercato non può esistere nessun Stato di diritto – e difatti ‘chi possiede tutti i mezzi stabilisce tutti i fini’. Il liberale rifiuta l’idea liberticida, stando alla quale sopra l’individuo ci sarebbe qualche entità – come, per esempio, lo Stato, il partito la classe, ecc. – autonoma e indipendente dagli individui: esistono solo gli individui.”. Precisa, richiamandosi a von Hayek, che “Il liberale non è un conservatore: il conservatore teme le novità; il liberale, invece, assume la concorrenza come procedimento di scoperta del nuovo.”.

Il volumetto, circa una settantina di pagine, è scritto a quattro mani da Dario Antiseri, noto storico della filosofia oltre che divulgatore di Popper e della “scuola di Vienna”, e da Corrado Ocone, curatore, assieme a Nadia Urbinati, della recente antologia del pensiero liberale da Filangeri a Bobbio. Proprio Ocone svolge la ricostruzione storica dei liberali italiani nel secolo XX.

Ma chi sono i liberali? Sono coloro che praticano una particolare cultura politica: la cultura liberale. Ma “Cosa è una cultura politica ?” si chiede Ocone. E così tenta una definizione. “Laddove la politica è un’attività pratica, la cultura, e quindi anche la cultura politica, concerne l’ambito della teoria. Anche se va subito aggiunto che …le due sfere non si presentano comunque mai del tutto separate. Possiamo perciò dire che…la cultura politica …si propone non solo di comprendere ma anche in qualche modo di orientare, indirizzare o determinare la prassi. …Qui …dobbiamo parlare di cultura liberale, ovvero di liberalismo politico….Il liberalismo come dottrina politica …per dirla con Nicola Matteucci, …andrebbe ridefinito in ogni momento storico.”. Ed ecco il criterio che usa per individuare i liberali d’Italia dello scorso secolo. “Diremo rappresentanti della cultura politica liberale tutti coloro che con le loro opere e con l’azione hanno rigorosamente e coerentemente affermato le ragioni ….per dirla in termini popperiani, della società aperta di contro a quelle della società chiusa. Visto che il nostro discorso concerne il Novecento (italiano), possiamo affermare …che rappresentanti in senso stretto della cultura politica liberale sono per noi coloro i quali hanno combattuto il totalitarismo:… i liberali sono stati nello stesso tempo antifascisti ed anticomunisti.”.

Di qui un pregevole elenco di liberali. Croce, Einaudi, Salvemini, Gobetti, Carlo Rosselli, Calogero, Capitini, il partito d’Azione, il federalismo liberale di Spinelli, Colorni e Rossi, Sturzo, Amendola, De Ruggiero, Antoni, il “Mondo” di Pannunzio, Nicola Chiaramente e “Tempo Presente”, sino a Matteucci e alla rivista “Il Mulino”.

Naturalmente in qualsiasi elenco manca sempre qualcuno e qualcosa. Ad esempio è scarsa l’attenzione nei confronti dei cosiddetti partiti laici e soprattutto nei confronti del Partito Radicale di Marco Pannella, manca qualsiasi richiamo a Bruno Leoni, a Sergio Ricossa e, per l’appunto, a Marco Pannella, per non parlare dei cattolici liberali eredi di Rosmini. Pur tuttavia è un volumetto che và letto e meditato soprattutto per quella polemica che vede i due coautori in contrasto fra loro. Si possono distinguere i liberali veri da quelli falsi? Anzi è opportuno farlo? Personalmente ritengo che la questione dei “liberi pensatori” a parole e “clericali” nei fatti, non sia così rilevante. Infatti, chi si finge liberale, fingendo di credere alla fine potrebbe anche diventarlo, il che non mi sembra tanto negativo. Quello che è opportuno distinguere e coloro che sono solo distinti dai liberali e coloro che ne sono distanti o, addirittura, nemici. Per questo la consapevolezza dell’incompletezza del liberalismo, in quanto non è una dottrina stabilita una volta per tutte, deve spingere i liberali a confrontarsi con chiunque affinché possano trovare le risposte opportune alle sfide che il mondo contemporaneo presenta. Ad esempio il totalitarismo non può essere considerato un semplice “incidente di percorso” del secolo delle idee assassine, ma può essere uno sbocco della democrazia.

Scrive Giulio Giorello nella interessante prefazione: “Il punto è …che il nostro resta sempre il Paese che ha avuto Galileo…ma che lo ha anche condannato. Prima ancora di parlare dell’intraprendenza economica, occorre dire che proprio gli scienziati che dal Seicento in poi hanno mandato in pezzi la costellazione dei dogmi stabiliti sono stati imprenditori di se stessi, cioè delle loro idee e dei loro artefatti. Va dunque detto che un liberalismo che non sappia fare i conti con l’impresa tecnico –scientifica e con le lezioni di libertà che si traggono da congetture e osservazioni, teoria ed esperimento, tecnica e comprensione del mondo, resta un liberalismo zoppo, impotente di fronte alle degenerazioni monopolistiche denunciate da Einaudi – e il primo esecrabile monopolio è quello di chi ritiene di avere il possesso esclusivo della verità.”.

La sfida che i liberali oggi devono affrontare è proprio quella di contrastare in modo intransigente tutti coloro che si ritengono in possesso della verità ed hanno il consenso della maggioranza dei cittadini. La democrazia totalitaria è il volto moderno dell’assolutismo. (bl)

INDICE: Prefazione di Giulio Giorello – Profilo del Liberalismo italiano del Novecento di Corrado Ocone – Ma davvero non esiste un criterio per distinguere i liberali veri da quelli falsi? di Dario Antiseri.

Pubblicato il 13/6/2011 alle 21.52 nella rubrica Letture.

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