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Lettera sulla crisi di regime

Cari amici e cari compagni,

ancora una volta il governo Berlusconi ha incassato la sua ennesima fiducia dal Parlamento, con la quale gli viene riconosciuta non solo la sua legalità ma anche la sua legittimità democratica.

Sbraitare e chiederne le dimissioni, o altri governi, o, addirittura, le elezioni anticipate significa segnalare la debolezza dell’opposizione democratica sussistendo una diffusa mentalità antidemocratica.

In realtà, dal punto di vista parlamentare, sfiduciata è stata quasi tutta l’opposizione. Quasi, perché solo i cinque radicali deputati hanno saputo svolgere il ruolo di opposizione democratica. Troppo pochi per poter costituire una opposizione sostanziosa.

A differenza degli altri oppositori (da loro definiti “oppositori di regime”) hanno prima rifiutato la diserzione velleitaria, presidiando democraticamente la postazione parlamentare, e poi hanno votato contro la fiducia al governo, proprio come leali oppositori.

Gli oppositori di regime li hanno inondati di improperi perché non hanno aderito alla strategia (non concordata con i radicali) volta a non far raggiungere il quorum, per rendere invalido il voto di fiducia. Nel momento in cui il governo Berlusconi ha raggiunto il consenso della maggioranza assoluta del Parlamento, la questione del quorum non conta più nulla. Nonostante questo i radicali deputati sono stati inondati di ingiurie. E dire che proprio il voto determinante dei radicali deputati aveva innescato il processo che ha indotto il Presidente della Repubblica ad intervenire con un suo ammonimento. E dire che proprio il voto di quattro deputati eletti dal Pd e dall’IdV ha permesso al governo Berlusconi di ottenere la maggioranza assoluta.

E che dire di quella parte di deputati che solo un anno fa votava le leggi ad personam pro Berlusconi e il PD, oggi, si scandalizza dell’eresia radicale!?!

Ma è possibile che la categoria degli incapaci di tutto spieghi questo atteggiamento antiradicale? No, non è possibile. Dire che sono mediocri significa svalutare il progetto che il PD vorrebbe perseguire. E’ un progetto suicida per la costituzione di una democrazia liberale, indispensabile per la risposta riformatrice alla sfida della crisi del regime partitocratrico.

Ho una età che mi ha permesso di assistere a varie crisi di regime e alla capacità del regime di trovare degli espedienti per rinviare nel tempo il “redde rationem”.

La crisi della fine degli anni ’80 dello scorso secolo - innescata anche da questioni internazionali (il collasso dell’impero sovietico) - ha trovato lo sbocco in una modernizzazione del tradizionale bipolarismo polarizzato: dalla diade anticomunismo / comunismo si è passati allo scontro berlusconismo / antiberlusconismo.

Strumento essenziale per questa risposta conservatrice è stata la riforma della legge elettorale che ha approfittato della volontà riformatrice dei cittadini proporzionalizzando il maggioritario richiesto dall’opinione pubblica.

Quella legge elettorale ha permesso la modernizzazione della vecchia diade piuttosto che sostituirla con quella più consona ad una democrazia liberale: conservatori / riformatori.

Oggi il progetto del PD è quello di costituire una maggioranza antiberlusconiana che vada oltre le esperienze della coalizione progressista del 1994 e dell’Ulivo del 1996. Lo dichiara esplicitamente D’Alema sul Corriere della Sera di oggi, 16 ottobre. Il PD mira ad avere un rapporto più stretto non solo con l’UDC di Casini ma anche con quel gruppo sociale-politico che potrebbe vedere la luce dopo l’incontro, di clericali di varie tendenze, che si svolgerà domani a Todi con la benedizione del cardinale Bagnasco, numero uno della C.E.I. Quel progetto merita il sacrificio del laicismo, di qui la necessaria presa di distanza dai radicali.

Ma che alternativa può mai essere questa? Si vorrebbe sostituire, all’attuale gruppo di potere clerico-socialista, un gruppo di potere clerico-comunista nello spirito della contrapposizione della diade berlusconiani /antiberlusconiani.

Il progetto basato sulla contrapposizione tra berlusconiani / antiberlusconiani ha dato la propria disastrosa immagine in occasione della manifestazione degli “indignati” di sabato.

Gli “indignati” sarebbe un movimento esplicitamente anticapitalista. Nei fatti la loro manifestazione di sabato è stata strumentalizzata da squadracce di teppisti che hanno dato libero sfogo al loro vandalismo.

Il successo di partecipazione popolare alla manifestazione – si è parlato di duecentomila o, addirittura, trecentomila persone – quando in altri paesi la partecipazione ha assunto la dimensione di qualche migliaio di partecipanti, deve essere spiegato in qualche modo. Chi scrive è convinto che è l’antiberlusconismo che ha mobilitato la stragrande maggioranza dei manifestanti e la prova è data anche dall’intollerante trattamento subito da Marco Pannella.

Il sonno della ragione genera mostri, diceva Goethe, e i mostri di cui sono rimaste vittime i contestatori di Pannella si chiamano menzogna, odio, sordità. Facile strumentalizzare una massa così cieca, di qui la strumentalizzazione da parte di poco più di duemila teppisti su circa trecentomila manifestanti.

Ma perché questo accade solo in Italia? Perché il regime postfascista ha ancora le tossine del regime totalitario fascista. Per i totalitari non esistono avversari ma solo nemici da distruggere.

L’antiberlusconismo, perciò, non è l’antidoto al regime partitocratico. Quello che ci vuole è altro. E’ un soggetto politico riformatore di liberali e di democratici che rilanci con il laicismo, le riforme per le libertà politiche, civili e sociali. In pratica: a) il rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.

Pubblicato il 16/10/2011 alle 18.49 nella rubrica Diario.

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