Blog: http://Venetoliberale.ilcannocchiale.it

Lettera sulle prediche inascoltate

Cari amici e cari compagni,

il 30 ottobre ricorre il 50° anniversario della morte di Luigi Einaudi e, tra le iniziative organizzate, segnalo quella del giorno 31 ottobre a Castelfranco Veneto (Tv) dalle ore 20,45, al Teatro Accademico. L’iniziativa ha per titolo “Prediche inutili ma ancora attuali: quali eredità e quali prospettive a cinquant’anni dalla scomparsa di Luigi Einaudi”. Ne parleranno il prof. Carlo Pelanda e il prof. Mario Bertolissi. Il merito dell’organizzazione va all’assessore alla cultura del Comune di Castelfranco Veneto, dott. Giancarlo Saran e alla fondazione “Luigi Einaudi”, come si legge nel volantino di presentazione dell’iniziativa.

“Prediche inutili” è il fortunato libro pubblicato nel 1959: Einaudi le riteneva inutili perché dimenticate o, piuttosto, inascoltate?

Paolo Silvestri in un buon libro scrive “L’attualità di Einaudi risiede … nella circostanza che il suo pensiero non si riduce ai suoi testi, non costituisce un sistema … chiuso e perfetto. Del resto, è proprio il suo atteggiamento di radicale apertura all’‘esperienza’ e al ‘nuovo’ ad impedirgli una siffatta chiusura. Parafrasando un celebre passo di Musil, potremmo dire che in Einaudi lo spiccato ‘senso della realtà’ si coniughi con un non meno radicale ‘senso della possibilità’”

Una predica riguarda la necessità di avere dei buoni governanti per avere delle buone leggi. E le leggi saranno buone se risponderanno all’esigenza del perseguimento del bene comune. E questo obiettivo è ragionevolmente raggiungibile se i governanti avranno degli ideali.

“Non si governa bene senza un ideale – scriveva Einaudi – Come possiamo immaginare un politico che sia veramente grande …il quale sia privo di un ideale? E come si può avere un ideale e volerlo attuare se non si conoscono i bisogni e le aspirazioni del popolo che si è chiamati a governare e se non si sappiano scegliere i mezzi atti a raggiungere quell’ideale? Ma queste esigenze dicono che il politico non deve essere un mero maneggiatore di uomini; deve saperli guidare verso una meta e questa meta deve essere scelta da lui e non imposta dagli avvenimenti del giorno che passa”.

Norberto Bobbio sentì, nelle parole di Einaudi, una eco del “beruf” – vocazione/passione – di Max Weber. Infatti Weber sosteneva che tre qualità sono soprattutto decisive per l’uomo politico: passione, senso di responsabilità, lungimiranza ma, si chiedeva, “come si possono far convivere nella stessa anima un’ardente passione e una fredda lungimiranza?”. Con la virtù della “prudenza”, ossia con “la capacità di riconoscere i limiti del possibile”, risponde Einaudi.

Oggi la classe dirigente, di maggioranza e di opposizione, manca di passione, di senso di responsabilità e di lungimiranza. Il mancato ascolto della predica einaudiana sta producendo il presente malgoverno.

I buoni governanti, insiste con un’altra predica Einaudi, sono tali se sanno concepire un modello ideale di società. Ne “Le lezioni di politica sociale” , considerate la predica più lunga, tenta di riaffermare e riconfigurare il suo modello di società. “Il mercato – scrive Einaudi nel 1944 – che è già uno stupendo meccanismo, capace di dare i migliori risultati entro i limiti delle istituzioni, dei costumi, di leggi esistenti, può dare risultati ancora più stupendi se noi sapremo perfezionare e riformare le istituzioni, i costumi, le leggi, entro le quali esso vive allo scopo di toccare i più alti ideali di vita. Lo potremo se vorremo”.

Norberto Bobbio ci ha lasciato scritto che Einaudi “fu un uomo scomodo, ma fu un uomo scomodo perché fu un uomo libero. Combatté con asprezza …gli ideali socialisti di cui vide soltanto l’aspetto statolatrico …ma combattè con altrettanta veemenza coloro che con fortunata metafora chiamò i ‘trivellatori’, gli uomini delle classi alte che traggono profitti illeciti dall’assalto ben protetto alle casse dello stato, coloro che uno dei suoi allievi prediletti, Ernesto Rossi, satireggiò con l’epiteto di ‘padroni del vapore’.” Einaudi aveva una concezione liberale del mondo e della storia, così giudicata da Bobbio:“Una concezione del mondo e della storia che ci ha lasciato una idea, almeno una, che non dovremmo mai dimenticare: la libertà e la fecondità del dissenso”. Vi sembra che questa concezione del mondo e della storia abbia successo in Italia?

Altra predica inascoltata Einaudi l’ha fatta sull’Europa. “E’ un grossolano errore – scriveva nel 1952  dire che si comincia dal più facile aspetto economico per passare al più difficile risultato politico. E’ vero il contrario. Bisogna cominciare dal politico, se si vuole l’economico.”.

In tempi molto più bui degli attuali alcuni lo seppero ascoltare. Lo ascoltarono Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nel 1941 ponendo, primi in Europa, le fondamenta ideali e pratiche della progettata unità europea. “La civiltà moderna – si legge nel Manifesto di Ventotene – ha posto come proprio fondamento il principio della libertà, secondo il quale l’uomo non deve essere strumento altrui, ma un autonomo centro di vita….Un’Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna, di cui l’era totalitaria rappresenta un arresto.”.

Scrisse Altiero Spinelli: “ La guerra, che stava tornando sulle terre d’Europa, indusse Ernesto Rossi e me a meditare più da vicino sui rapporti fra stati e in particolare sul significato della povera Società delle Nazioni, di cui le democrazie erano andate così fiere e che aveva così miseramente fallito. Scovammo un volume di scritti di Luigi Einaudi, talmente obliato che esisteva ancora sui cataloghi di Laterza, benché edito nei primi anni venti, nel quale erano riprodotti alcuni suoi articoli pubblicati sul ‘Corriere della sera’ agli inizi del 1919 sotto lo pseudonimo di Junius”

Questa mia lettera si conclude ricordando la commozione che ho avuto prendendo in mano l’edizione originale di un libro pubblicato nel 1921 dalla rivista prezzoliniana “La Voce” intitolato “Gli ideali di un economista”. La commozione era dovuta al fatto che sul primo numero de “La Rivoluzione liberale” di Piero Gobetti, che avevo scoperto da diciottenne nella biblioteca comunale, erano state pubblicate alcune frasi estrapolate da quel libro.

"Sono le idee che fanno muovere gli uomini e che fanno servire le cose materiali ai fini che l'uomo si propone".

Certo, le prediche einaudiane, nonostante abbiano trovato pochi ascoltatori, possono tornarci utili se sapremo cogliere l’opportunità offertaci anche dagli anniversari perché “La libertà, esiste, se esistono uomini liberi; muore se gli uomini hanno l’animo di servi.” (bl)

Pubblicato il 29/10/2011 alle 16.38 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web