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Etica e politica

[…] Le leggi hanno bensì la loro importanza, ma che assai più importa il modo in cui esse vengono osservate, cioè l’effettivo operare degli uomini; ed è noto che le leggi, nella interpretazione e attuazione, si allargano, si accomodano, si arricchiscono, e, insomma cangiano.[…]

(cfr. BENEDETTO CROCE “Politica in nuce” in “ELEMENTI DI POLITICA” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pagg. 15-16)

 

 […] Concepita la ‘moralità’ come ‘Stato etico’, e identificato questo con lo Stato politico o ‘Stato’ senz’altro, si giunge alla concezione …che la moralità concreta è tutta in quelli che governano, nell’atto che governano, e i loro avversari debbono considerarsi avversari della morale in atto, degni non solo di essere, secondo legge e fuor di legge, puniti…ma di alta condanna morale. E’, per così dire, una concezione ‘governativa’ della morale… […]

 (cfr. BENEDETTO CROCE “Politica in nuce” in “ELEMENTI DI POLITICA” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pag. 31)

 

[…] Il moralista…è un pratico correttore o censore, che mira a tener saldo e inflessibile l’ideale morale, giudica le cose umane sotto l’esclusivo aspetto della ‘perfectio’, esaminando la correttezza delle singole azioni e la maggior bontà dei singoli individui. Ma lo storico invece si volge a ricercare il passato in tutte le sue relazioni, nella sua logica e nella sua necessità; e, come l’interesse suo è più largo di quello della pedagogia individuale, così più largo è il suo sguardo e il suo giudizio e diversa la scala d’importanza alla quale egli si attiene, onde egli non bada tanto alla ‘perfectio’, alle azioni in ogni loro particolare e minuzia incensurabili, o alla serie delle belle azioni, moralmente ispirate ed eseguite, o alla lode della bontà dell’individuo, quanto al carattere delle azioni compiute e al significato che esse prendono nello svolgimento storico. Il paragone migliore, che chiarisce questa differenza, è tra il grammatico o maestro di lingua e di stile, e il critico di poesia; il primo dei quali…scrutina severamente la proprietà e perfezione delle espressioni, e loda le imperfette, laddove il secondo tollera e perfino accetta le imperfezioni pur di vedersi dinanzi un’opera di vera e grande poesia.[…]

 

(cfr. BENEDETTO CROCE “Storia economica-politica e storia etico-politica” in “ELEMENTI DI POLITICA” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pagg. 75-76)

 

 

[…] Questa concezione è metapolitica, supera la teoria formale della politica e, in certo senso, anche quella formale dell’etica, e coincide con una concezione totale del mondo e della realtà…In essa si rispecchia tutta la filosofia e la religione dell’età moderna, incentrata nell’idea della dialettica …che, mercè la diversità e l’opposizione delle forze spirituali, accresce e nobilita di continuo la vita e le conferisce il suo unico e intero significato. Su questo fondamento teoretico nasce la disposizione pratica liberale di fiducia e favore verso la varietà delle tendenze, alle quali si vuole piuttosto offrire un campo aperto perché gareggino e si provino tra loro e cooperino in concorde discordia, che non porre limiti e freni, e sottoporle a restringimenti e compressioni.[…]

 

(cfr. BENEDETTO CROCE “La concezione liberale come concezione della vita” in “ELEMENTI DI POLITICA” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011, pagg. 86 - 87)

Pubblicato il 8/12/2011 alle 17.2 nella rubrica Citazioni.

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