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BILANCIO DI CINQUANT’ANNI DI LOTTA POLITICA

UGO LA MALFA “INTERVISTA SUL NON-GOVERNO” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011

Leggere, a trentacinque anni dalla sua prima edizione, queste confessioni di Ugo La Malfa mi confermano la giustezza della proposta della radicale alternativa liberale al regime democristiano vagheggiata già negli anni ’70 dello scorso secolo. Infatti è lo stesso La Malfa (tutt’altro che sostenitore della radicale alternativa liberale) che conferma all’intervistatore (Alberto Ronchey) di provare dopo oltre cinquant’anni di lotta politica “una grande amarezza. Ora osservo che non c’è quell’Italia che avevamo in mente”.

E’ la conseguenza di una feroce autocritica: “La politica che abbiamo condotto da dieci a quindici anni a questa parte (cioè dal 1962, ndr) ha compromesso l’inserimento attivo dei giovani nella società. In effetti, per assicurare la continuità d’inserimento nella società da una generazione all’altra, è necessario che non si lasci deteriorare fino al limite della disgregazione il sistema produttivo e che il parassitismo sovrastrutturale non accompagni questo deterioramento. E’ avvenuto esattamente il contrario”.

Non contento di questa autocritica aggiungeva, (ricordiamoci eravamo nel 1977 e La Malfa sosteneva il governo democristiano Andreotti IV, cioè il governo sostenuto dalla DC e dalla SVP e dall’astensione del PCI, PSI, PSDI, PRI, PLI e Indipendenti di sinistra e osteggiato solo dal MSI, DP e PR): “Per dare un’immagine plastica della condizione attuale, bisogna dire che la nostra società si divide oggi in due vaste zone. Nell’una, ci sono coloro che hanno un patrimonio, un reddito, un lavoro, e che sembrano voler difendere con ogni mezzo e con energico spirito corporativo quello che hanno. Alla porta di tale zona si affolla l’altra, costituita da disoccupati, giovani e adulti, da categorie debolissime, da abitanti di zone depresse. Se le forze politiche e sociali continuano a occuparsi soltanto della prima zona, secondo i propri interessi politici, di classe o di ceto, trascurando la seconda, non usciremo dal problema.”

Dicevo che questa intervista a La Malfa conferma la giustezza della posizione politica conseguente alla proposta della radicale alternativa liberale al regime democristiano, posizione politica opposta a quelle del PRI. Infatti allora il regime “democristiano” era in profonda crisi per cui si aveva l’opportunità di trasformarlo con la contrapposizione tra conservatori dello status quo e innovatori. La Malfa e il PRI (purtroppo non solo loro) ritenevano “inevitabile” il compromesso storico promosso dal PCI di Berlinguer (che riteneva del tutto “illusorio” che con il 51% dei voti si potesse garantire la sopravvivenza e l’opera di un governo che fosse l’espressione di tale 51%) con ciò allineandosi a quella posizione sostanzialmente conservatrice il che sottraeva utili energie all’alternativa di regime.

Solo i radicali di Pannella, a quel tempo, avevano chiara la strategia per rendere il regime postfascista in po’ liberale. Senz’altro se repubblicani e liberali, socialisti e socialdemocratici avessero avuto un po’ di coraggio avrebbero capito “quali strutture sono necessarie perché una società si sviluppi con le sue energie.” Infatti in una democrazia liberale una opposizione vigorosa ha un ruolo fondamentale: un regime con una opposizione debole è definibile almeno aliberale. E un regime aliberale non sollecita energie per sviluppare la società.

A posteriori posso capire che i cosiddetti partiti laici non lo capissero: erano troppo abituati al ruolo che i grandi partiti avevano loro assegnato e non potevano mettere in pericolo le posizioni raggiunte. Inoltre tra PLI e PRI era nota una rivalità dovuta più al ruolo svolto (i primi si comportavano come una “corrente esterna” alla DC, i secondi come “mosca cocchiera” del centro-sinistra) che alla loro vocazione centrista e moderata.

Oggi ci lamentiamo del debito pubblico grande quanto una montagna, anzi è il debito pubblico che sta compromettendo addirittura l’esistenza del nostro stato.

“Il sistema produttivo ha dovuto sopportare il peso di una struttura pubblica che è una cosa indicibile di parassitismo, ossia di alti costi e improduttività”. Ricordiamolo per l’ennesima volta: l’intervista è del 1977! “Quando si è visto che l’economia prosperava, che aveva un po’ di grasso, si è fatto carne da porco. Tutti si sono messi a spendere nell’apparato pubblico, credevano che quel benessere potesse reggere all’infinito.” Di qui l’incremento della spesa pubblica al quale La Malfa e il PRI non sono stati estranei. Pertanto il politico siciliano faceva il bilancio della sua cinquantennale lotta politica affermando: resta“ una grande amarezza. Ora osservo che non c’è quell’Italia che avevamo in mente”. (bl)

INDICE: Prefazione di Paolo Mieli – 1. Dall’antifascismo alla Liberazione – 2. Il boom arrivò all’improvviso – 3. Le contraddizioni della società italiana – 4. La crisi: forse è tardi, forse no. – Note – Nota biografica – Nota bibliografica

Pubblicato il 9/1/2012 alle 15.18 nella rubrica Letture.

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